Ufficio
18/10/2021

Ottobre è il mese della Cybersicurezza, o meglio della Sicurezza Informatica (ECSM – European Cybersecurity Month). Un fenomeno, quello dei crimini informatici, in netta crescita (+12% nel 2020, secondo i dati del Clusit – Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) e che provoca danni economici a livello globale per 3.000 miliardi di euro (2 volte il PIL del nostro Paese) oltre ovviamente a pesanti ripercussioni in tema di privacy.
Difendersi dagli attacchi informatici è una sfida complessa e sistemica, che però comincia dal primo passo: usare consapevolmente i propri dispositivi tecnologici, e ovviamente anche quelli aziendali. Cominciando da queste 6 semplici cose da fare.

1. Password sicure
Ogni anno l’indagine sulle password dicono che le più usate sono 123456 oppure qwerty. Debolissime e insicure al massimo. Una buona password non è difficile da creare: lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali. E soprattutto una password per ogni account o sito in cui si è loggati. Così se ne viene sottratta una non potrà essere clonata su ogni account. Il livello superiore di sicurezza? Attivare l’autenticazione a 2 fattori (molti social per esempio già la prevedono).

2. Occhio alle offerte miracolose
Normalmente finiscono nello spam, ma ci sono mail che dovrebbero accendere il campanello d’allarme fin dal loro oggetto: sconti miracolosi, offerte incredibili, imperdibili opportunità di investimento nascondono spesso tentativi di truffa online. Quindi agire con cautela. Come prima cosa è sempre bene controllare l’indirizzo del mittente: spesso al nome di un marchio o negozio famoso non corrisponde lo stesso dominio nella mail, ma strani indirizzi che dovrebbero far insospettire subito. Se poi ci sono pressanti inviti a cliccare da qualche parte, allora meglio starne alla larga: segnalare come spam e cancellare subito sono le cose giuste da fare.

3. Aggiornare il software
Qualunque sistema operativo cerca di fare aggiornamenti anche in termini di Cybersicurezza, e un software non aggiornato è sempre più vulnerabile. Questo vale per il computer, per il tablet e anche per lo smartphone. È un po’ il tagliando dei dispositivi digitali.

4. Verificare le impostazioni della privacy
Nessuno legge mai davvero fino in fondo le informative sulla privacy. Ma di tanto in tanto rivedere le proprie impostazioni, con i permessi consentiti, può essere utile. Magari per nascondere dati sensibili come l’indirizzo mail o il numero di cellulare che potrebbero essere utilizzati per tentativi di phishing o pratiche commerciali aggressive.

5. Fare un regolare backup dei dati
La memoria locale del dispositivo non è il posto più sicuro in cui tenere i propri documenti. Non solo perché il dispositivo potrebbe fisicamente rompersi, ma perché un malware potrebbe cancellare il tutto, o renderlo non più accessibile o recuperabile. Un backup esterno – su un HD o un NAS – ma anche un backup su cloud sono la garanzia quasi assoluta di non rischiare di perdere i propri documenti importanti.

6. Antivirus
Anche se su quel dispositivo non c’è niente di davvero interessante per un criminale informatico, è il dispositivo in sé che può essere appetibile per aumentare la diffusione di virus e malware. Quindi nel dubbio è sempre meglio avere un antivirus aggiornato e funzionante, per fungere da barriera contro l’infezione di programmi fraudolenti.

Ufficio
15/10/2021

A soffrire dei mali da ufficio siamo in tanti, ovvero tutti quelli che per motivi di lavoro passano molte ore di fronte allo schermo del computer in posizioni spesso sconsigliate e dannose per la salute. Di cosa parliamo in questo articolo? Di quei fastidi che probabilmente riconoscerete come familiari: mal di schiena, bruciore agli occhi e affaticamento della vista, mal di testa e fastidi agli arti superiori e inferiori. Per questo veniamo in vostro soccorso con qualche consiglio per migliorare la postura di fronte al computer, ma anche segnalarvi quali sono i requisiti fondamentali che un ambiente di lavoro deve offrire ai propri impiegati.

Lavorare in un ambiente chiuso per molte ore, in posizioni viziate e scorrette può avere delle ripercussioni più o meno fastidiose e gravi. Per ovviare a queste problematiche non vi suggeriamo solo di correggere la posizione sullo schienale della sedia ma anche di assicurarvi che ci siano condizioni microclimatiche adeguate: ci riferiamo, infatti, all’aria che respiriamo, alla temperatura in ufficio, alla pulizia dei locali e all’illuminazione circostante. Tutti aspetti resi ancora più importanti dall’epidemia da Coronavirus e dai nuovi protocolli per il ritorno in ufficio. Perché in realtà il mal di schiena è solo la punta dell’iceberg di una serie di fastidi che possono, a lungo andare, danneggiare la vostra salute.
L’aria che respiriamo

Per quanto sia meno visibile, è molto importante lavorare in un ambiente ben ventilato e adeguatamente condizionato così da evitare inquinamenti da batteri o funghi, nocivi alla nostra salute, che possono causare allergie e patologie infettive più o meno gravi. La maggior parte dei problemi di qualità dell’aria sono dovuti a un’insufficiente ventilazione – ad esempio uno scarso ricambio d’aria, alte temperature dell’impianto di riscaldamento o getti d’aria condizionata troppo freddi, soprattutto se direzionati verso la persona, sono fortemente nocivi per la salute.

Quando arrivate in ufficio, per prima cosa, assicuratevi di ventilare il locale e fate lo stesso in pausa pranzo. Ritornare nello stesso ambiente con aria pulita, vi risparmierà quel senso di torpore che cala una volta rientrati nello stesso ambiente di aria viziata.

Un altro aspetto importante è la pulizia della vostra scrivania. Per chi soffre di allergie alla polvere o asma, le superfici impolverate o sporche sono dannosissime per il sistema respiratorio. Cercate di tenere sempre pulita la vostra postazione, eliminando polvere e sporcizia da tastiera, mouse e telefono con un panno umido e disinfettante. Ricordate poi di lavarvi bene le mani dopo quest’operazione.
Illuminazione adeguata

Di norma i locali di un ufficio dovrebbero avere sufficiente luce naturale, che fornisca la giusta quantità di benessere di chi lavora al suo interno, integrata con un’illuminazione a luce fissa che sia adeguata al lavoro da svolgere tutto il giorno e in tutti i periodi dell’anno. Per l’occhio, già messo per ore sotto sforzo dalla luce del computer, si deve evitare che venga ulteriormente affaticato da un’illuminazione aggressiva, fredda o troppo accecante. Per evitare riflessi sullo schermo, abbagliamento o contrasti di luminosità troppo fastidiosi, assicuratevi che la postazione di lavoro sia orientata a 90° rispetto alle finestre e che l’illuminazione di lampade, da scrivania e a soffitto, siano fuori dal vostro campo visivo – la linea tra occhio e lampada deve formare con l’orizzonte un angolo non inferiore a 60°. Assicuratevi, inoltre, che l’illuminazione che vi circonda – sia essa naturale o artificiale – non sia eccessiva e non vi siano contrasti eccessivi con gli oggetti circostanti. Non dimenticate, poi, che lo schermo del computer deve essere orientato e inclinato in modo da non creare riflessi sulla sua superficie. Ricordatevi, infine, di assumere una posizione corretta di fronte al video, tale che la distanza occhi-schermo sia di circa 50-70 cm.
Postura adeguata e corretta distribuzione delle pause

Quante volte vi ritrovate per ore nella stessa posizione – sbagliata – sulla sedia, di fronte al computer, senza accorgervene? Sicuramente troppe! Allora cominciate a raddrizzarvi sulla sedia girevole, assumendo una posizione corretta di fronte al video, con i piedi ben poggiati al pavimento in modo da avere le cosce parallele al suolo e le ginocchia piegate ad angolo retto. La schiena – soprattutto la zona lombare – dev’essere appoggiata allo schienale in modo da essere sostenuta adeguatamente durante le lunghe ore di lavoro al computer. Assicuratevi, quindi, di regolare l’altezza della sedia e l’inclinazione dello schienale in maniera corretta. Tastiera e mouse devono essere disposti sullo stesso piano e la tastiera posizionata di fronte allo schermo. Quando digitate o usate il mouse, cercate di evitare di irrigidire polso e dita. Vi aiuterà tenere gli avambracci appoggiati sulla scrivania, evitando così la tensione di muscoli del collo e spalle. Infine, è davvero importantissimo fare pause frequenti durante la giornata di lavoro, cercando di mobilizzare e rilassare schiena, collo, arti superiori e inferiori il più possibile. Una volta finito di lavorare, vi suggeriamo di praticare un’attività sportiva leggera, che possibilmente coinvolga tutta la colonna vertebrale, per aiutarvi ad alleviare le fatiche della giornata sedentaria in ufficio appena conclusa.

Sapevate che oltre ad una postura adeguata anche il microclima e l’illuminazione giocano un ruolo importantissimo per la vostra salute? Avete altri suggerimenti da aggiungere? Allora condivideteli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
11/10/2021

Purtroppo ritrovarsi senza lavoro è una possibilità sempre più frequente. L’epoca dei rapporti di lavoro dall’assunzione alla pensione è ormai finita da un pezzo, e avere dei periodi di non lavoro è ormai quasi la normalità. Normalità in termini statistici più che psicologici, perché perdere il lavoro è sempre un momento difficile da gestire. Certo tra un neolaureato all’inizio della propria carriera che non si vede rinnovare lo stage e un cinquantenne che rischia di rimanere estromesso dal mercato del lavoro ci sono profonde differenze. E così tra chi ha competenze tali da potersi ricollocare più o meno rapidamente e chi invece ne ha poche da spendere nel proprio profilo.
Ritrovarsi senza lavoro: come reagire
Ma al di là del fatto che ogni storia è personale, e non esiste una ricetta infallibile per tutti, rimane il fatto che ritrovarsi senza lavoro deve prima di tutto innescare un meccanismo di reazione. Reazione che deve essere razionale più che emotiva, pratica più che velleitaria. Reazione che deve portare sostanzialmente a rimettersi in gioco, analizzare la situazione e – infine – trovare una nuova occupazione.
L’alternativa? Un senso di smarrimento, sconforto e sfiducia che non può che peggiorare la situazione, precludendo ogni eventuale nuova strada professionale.

Che fare quindi? Organizzarsi, e tenere a mente qualche semplice, ma pratico, consiglio.

1. Emotività a tempo
Rabbia, panico, depressione, sfiducia sono tutte reazioni emotive più che legittime nel motivo in cui ci si ritrova senza lavoro. E nelle giuste dosi sono anche necessari per “digerire” emotivamente la situazione. Non siamo di ghiaccio, o almeno non tutti. Ma l’emotività deve avere un tempo, un tempo ragionevole. Terminato il quale ci si rimboccano le maniche e si comincia a reagire.

2. Riempire il vuoto
Il vuoto è la conseguenza più assordante del ritrovarsi senza lavoro. Dalla sveglia all’alba alle corse quotidiane si passa a un tempo dilatato in cui non si ha nulla, o quasi, da fare. E qui ci sono due reazioni: cadere in depressione aspettando che il tempo passi, oppure lanciarsi in una furente ricerca del primo lavoro utile. Il giusto sta nel mezzo, come sempre: in primis si organizza una nuova routine, che può e deve prevedere anche impegni extra professionali; ma si fissano anche degli orari in cui si lavora per cercare lavoro. In pratica una nuova routine lavorativa.

3. Fare un bilancio (economico)
Inutile negarlo: perdere il lavoro è (anche, se non soprattutto) un problema economico. Per qualche fortunato che può gestire in tutta serenità la fase di transizione, la normalità è quella di pensare a come si farà senza uno stipendio. Il punto di partenza è fare un bilancio: di quanto si dispone, quali sono le spese che non si possono tagliare, quali invece che si possono eliminare, o almeno limitare. E quindi quanta autonomia di navigazione si avrà nel mare della ricerca di un nuovo impiego.

4. Informarsi sugli ammortizzatori sociali
È la conseguenza del punto 3. La buona notizia è che in Italia lo Stato tutela chi perde il lavoro; la cattiva è che muoversi nella selva di norme degli ammortizzatori sociali è uno sport estrema. Se non hai qualche conoscenza personale che ti possa aiutare, ci sono i cosiddetti “corpi intermedi” come patronati, sindacati e altre associazioni di categoria che possono aiutarti in questo senso.

5. Studiare
Non così banale come potrebbe sembrare. Dopo anni di lavoro, pensare di tornare a studiare ha un po’ il sapore del tempo perso e sottratto alla “vera” ricerca di un altro lavoro. In realtà è il momento migliore per completare o aumentare le proprie competenze, e non è affatto tempo perso. Anzi. Anche in questo caso ci sono tantissimi corsi finanziati che possono essere utili per ricollocarsi dopo la perdita dell’impiego. Potrebbe anche capitare che scopri di voler far altro, e che la soluzione è cambiare settore, se non vita.

6. Aggiornare il CV
Il tempo sospeso tra un lavoro e l’altro è quello perfetto per aggiornare il CV. Il che non significa semplicemente aggiungere una riga, ma rifocalizzarlo in base ai nuovi obiettivi di carriera, alle nuove esigenze, al nuovo percorso che si vuole intraprendere. Ma attenzione: aggiornare il CV è un lavoro, e in certi frangenti può essere utile farsi aiutare, da un’agenzia del lavoro, da una società di recruiting o da qualcuno che si occupa di risorse umane.

7. Fare networking
Tutti siamo immersi in reti di relazioni professionali e personali. E sono il primo strumento della ricerca di nuove opportunità. Il tutto senza nascondere il fatto che ci si è ritrovati senza lavoro e si sta cercando un nuovo impiego. Come sempre: da cosa nasce cosa, e spargere la voce avrà anche un effetto liberatorio dal punto di vista psicologico.

Idee
07/10/2021

Lo chiamano new normal, ed è il rientro in ufficio dallo smart working. La pandemia in qualche modo ha segnato un prima e un dopo nell’organizzazione del lavoro: secondo una indagine della Cgil di Torino nel 2020 sono stati 6,85 milioni i lavoratori in smart working, e nel 2021 5,35. Praticamente 1/3 di tutti i lavoratori dipendenti italiani. Numeri mai visti prima, nonostante la legge sul lavoro agile fosse del 2015, e numeri che forse non vedremo dopo, a pandemia finita. Ma nemmeno vedremo più il “tutti in ufficio” del pre-pandemia, perché in questa fase di transizione e cautela il lavoro sta cambiando, con l’ufficio che diventa liquido e 4.0, a significare che l’ufficio è dove si lavora e non il contrario.
Come cambia il lavoro con il rientro in ufficio dallo smart working
Meno pendolarismo
È stata la prima grande conseguenza, in termini economici, di consumi e di impatto ambientale, del lockdown. Ed è il trend di questo rientro: mezzi pubblici (un po’) meno affollati, meno traffico veicolare, sempre più persone che utilizzano la bici per gli spostamenti a breve raggio.

Addio al cartellino da timbrare
Se non ci si reca in azienda, non si può timbrare il cartellino. Il lavoro agile sta facendo saltare anche il vecchio adagio “dalle 9 alle 5 orario continuato”. E quando non è così, sempre più aziende consentono ingressi e uscite flessibili, anche su indicazione del Mobility Manager.

Si lavora per obiettivi
Non più task, ma obiettivi. Che poi le mansioni continueranno a esistere, ma avendo destrutturato il tempo di lavoro, ciò che conta è l’obiettivo grande, quello finale, mentre quelli intermedi sono lasciati alla responsabilità individuale.

Più fiducia, meno controllo
È il grande salto di mindset che devono / dovranno fare i manager: delegare con fiducia e rinunciare al controllo (sia fisico che nelle procedure).

Spazi ridotti
Già ora molte aziende consentono anche uno smart-working part-time: 2/3 giorni in azienda, 2/3 giorni a casa. Cioè non serve più una postazione per ogni lavoratore, anche quando questa rimane vuota. E così si riorganizzano gli spazi, riducendoli e prevedendo un ufficio più destrutturato, dove ci si siede e si lavora ogni volta in una postazione diversa e condivisa con altri smart worker. L’ipotesi è quella di avere in presenza, giorno per giorno, non più del 60% 0 70% della forza lavoro.

In ufficio meno lavoro
Non che riunioni, brainstorming o incontri con clienti non siano lavoro. Anzi. E però il trend è quello di fare in ufficio questo genere di attività di squadra e lasciare quelle individuali e autonome per il lavoro da casa.

Più formazione
Se non è ancora una tendenza, prima o poi lo diventerà. Ormai è chiaro: smart working non significa lavoro da remoto allo stesso modo di prima, ma presuppone nuove modalità sia operative che di gestione e interazione. E questo comporterà prima o poi anche un processo specifico di formazione.

Idee
06/10/2021

Molto probabilmente il lavoro ibrido dopo la pandemia sarà la modalità più diffusa di riorganizzazione delle aziende. Un trend già in essere, con numerose aziende che prevedono non più del 60% o 70% della forza lavoro in azienda per massimo 2 o 3 giorni a settimana. E se il ricorso massiccio allo smart working con il lockdown è stato un trauma per aziende, manager e dipendenti, non bisogna illudersi che il nuovo lavoro ibrido dopo la pandemia sarà senza intoppi. Anzi.
I problemi del lavoro ibrido dopo la pandemia
In prospettiva si intravvedono già alcune criticità che bisognerà affrontare prima che diventino veri e propri problemi da risolvere.

In primis garantire eguaglianza, sotto ogni punto di vista, tra chi lavora in azienda e chi lavora da remoto. Vero che l’ufficio liquido che si prospetta vedrà tutti, a turno, lavorare in presenza e in modalità agile, ma è indubbio che a livello di networking e autopromozione lavorare in presenza potrebbe essere senza dubbio un vantaggio.

Il secondo aspetto, fondamentale per manager, imprenditori, HR e chiunque si occupi degli aspetti immateriali dell’azienda, sarà preservare la cultura aziendale. Un’azienda è infatti qualcosa di più della somma di una serie di persone che lavorano, ma incorpora una cultura immateriale che nel lavoro frammentato potrebbe non tramandarsi e andare dispersa.

Il terzo aspetto sarà mantenere alta la motivazione. Un aspetto che abbiamo già visto in periodo di lockdown, e che è pronto a tornare non appena si attenuerà l’entusiasmo da ritorno in ufficio.

La gestione materiale e documentale sarà un altro, enorme, problema che il lavoro svincolato dal posto di lavoro dovrà affrontare. Vero che la tendenza è sempre più verso la dematerializzazione e il cloud, ma un archivio di documenti cartacei ci sarà sempre, in ogni ufficio del mondo. E gestirlo da casa non è esattamente la più semplice delle cose da fare.

Infine gli scambi informali, che sono il tessuto connettivo di un’azienda: da casa non c’è il caffè alla macchinetta, la pausa pranzo assieme, il break a metà pomeriggio. E riuscire a ricreare questi momenti apparentemente banali e invece molto preziosi sarà un’altra fida da affrontare nel post pandemia.

Ufficio
05/10/2021

Anche la pausa pranzo in ufficio è cambiata dopo il lockdown e con il rientro in ufficio da questo settembre 2021. E se prima la normalità erano le mense aziendali o il pranzo fuori ufficio, ora sempre più lavoratori hanno scoperto il pranzo all’interno dell’ufficio. Ci sono servizi di delivery, c’è il solito bar all’angolo, c’è la schiscetta da portare da casa, ma no, ingurgitare la prima cosa che passa per mano davanti al monitor del computer non è il modo migliore di fare la pausa pranzo in ufficio. Che sia la regola o l’eccezione, anche il pranzo sul luogo di lavoro deve essere prima di tutto sano, e poi rispettare qualche semplice regola di bon ton. Per evitare di appesantirsi, fare il giusto carico di energia in vista del pomeriggio, e per rispettare la sensibilità di colleghi e vicini di scrivania.

No alle pietanze ‘odorose’. Certo il pesce è sanissimo, e anche cavoli, cavolfiori e broccoletti, e per non parlare del cibo etnico ormai sempre più in voga. Ma insomma, appestare l’ufficio con il loro intenso ‘profumino’ potrebbe attirare più di qualche lamentela.

Al bando i social, Facebook & Co. La pausa pranzo è anche un modo per staccare gli occhi dal monitor, socializzare con colleghi e colleghe, rilassare i muscoli di schiena e collo e in fin dei conti dimenticare per qualche minuto computer e vita digitale.

Tovaglietta, posate e tovagliolo sempre. Anche rimanendo alla scrivania, bastano pochi semplici gesti per abbellire il tutto e sentirsi quasi come a casa. E poi si evitano macchie e briciole che sporcano fogli, appunti, tastiera e documenti.

Sì a insalate, frittate, pasta e riso freddi. Sono i tipici cibi da ‘schiscetta’: pratici, sani, si prestano a mille variazioni per non stancare e si possono mangiare anche laddove non ci siamo modo di riscaldare le pietanze.

Occhio al forno microonde. Un elettrodomestico praticissimo e sempre più diffuso in uffici e luoghi di lavoro, ma insomma la pasta al pomodoro riscaldata diventa quasi immangiabile. Molto meglio attrezzarsi con un lunch box sigillato e portare da casa una sana zuppa di verdure e pasta o riso.

E voi come vi organizzate per il pranzo in ufficio?

Idee
04/10/2021

Magari non la felicità, ma almeno essere sereni al lavoro è un obiettivo possibile. 8 ore al giorno, per 5 giorni a settimana, più o meno per una vita intera fanno qualcosa, a spanne, di vicino a 90.000 di lavoro in una vita. E pensare di passarle tutte, o almeno una gran parte, in condizioni di disagio, stress, fastidio o mal sopportazione non è vita. Certo c’è chi è fortunato, e in ufficio trova anche degli amici. Ma c’è anche chi per necessità e bisogno vive il lavoro come qualcosa da fare per un arco di tempo ben delimitato nel corso della giornata, dopo e prima aver fatto altro. Ecco perché già essere sereni al lavoro potrebbe essere un buon punto di partenza per non trascinare a casa gli inevitabili problemi che ci sono in ogni ufficio del mondo.
Come essere sereni al lavoro
Ma come fare per essere sereni al lavoro? Detto che ci sono alcuni aspetti su cui non si può o non si riesce a incidere – un capo tiranno, situazioni di crisi, ambiente tossico – in una situazione “normale” ci sono alcune semplici cose che prese come buone abitudini possono migliorare di molto l’umore delle proprie giornate.

1. Iniziare la giornata organizzandosi
Bastano 10′, per scorrere l’agenda degli impegni, sistemare la scrivania, archiviare ciò che è rimasto dal giorno precedente: è come partire con il piede giusto, e instrada il resto della giornata.

2. Una task alla volta
Il multitasking è il nemico della serenità. Vero che dirlo è un conto e farlo è un altro, e viviamo vite sempre più comprese e con impegni che si sovrappongono. Però se si organizza bene l’agenda, e si rispettano i tempi (soprattutto quelli delle riunioni!) è possibile procedere concentrati su un compito alla volta. E arrivare a fine giornata senza l’esaurimento da multitasking.

3. Un po’ di socializzazione
Non che si debba essere amici di tutti i colleghi. Talvolta capita che ci sia qualcosa di simile a un’amicizia, il più delle volte ci si frequenta per molte ore al giorno. Ma socializzare un po’, un caffè alla macchinetta senza parlare di lavoro, 4 passi all’aperto in pausa pranzo o talvolta un aperitivo il venerdì sera rendono le giornate di lavoro decisamente più sopportabili.

4. Brevi pause frequenti
La serenità in ogni ambito dipende anche molto dai ritmi con cui si è costretti a fare le cose. E al lavoro questo vale ancor di più. Non che sia possibile ignorare che c’è un tema di produttività, ma alcune brevi pause consentono di “arieggiare” la mente, far raffreddare il “processore” del nostro corpo, e ripartire più freschi.

5. Chiedere, non aspettare nel dubbio
I dubbi in un ambiente professionale prendono tutti, in particolare per quanto riguarda la natura del proprio operato. E non c’è niente di più lontano che il vivere nel dubbio di aver fatto bene o male un determinato compito. Chiedere e ottenere feedback invece è un buon modo per sgombrare il campo dalle incertezze. Nella peggiore delle ipotesi si avrà un feedback negativo (e si imparerà qualcosa), nella migliore un feedback positivo, e oltre ad aver imparato si starà anche più sereni.

Ufficio
01/10/2021

Si parla sempre più di ambiente ed eco-sostenibilità: meno sprechi, raccolta differenziata, uso moderato delle fonti di energia. Consumare meno e in maniera più consapevole è ciò che molti di noi cercano di applicare nella vita di tutti i giorni a casa. Anche un ufficio ecosostenibile è possibile, e basta usare qualche accortezza per evitare gli sprechi – per esempio di carta – e diminuire i consumi. Noi tutti siamo sensibili alla tematica ambiente e alla sostenibilità e vorremmo condividere con voi qualche accorgimento che abbiamo messo in pratica per ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività. Scopriteli in questo articolo!

Un ufficio ecosostenibile è possibile!
Gli sprechi in ufficio generalmente ruotano intorno a carta, energia, acqua e rifiuti. Passiamoli in rassegna con qualche consiglio per evitare gli sprechi.

La Carta

La carta è uno dei materiali che sprechiamo di più nel nostro quotidiano. Pensate a quanta carta accumuliamo inutilmente: tutta la posta e la pubblicità che ci ritroviamo nella buca delle lettere, gli scontrini e le ricevute; per non parlare di tutto ciò che stampiamo senza il reale bisogno di farlo. Un modo per ridurre il consumo di carta, o quantomeno utilizzarla in maniera più oculata, c’è e basta seguire qualche piccola accortezza.
Primo accorgimento: in ufficio, come a casa, limitate al minimo la stampa di documenti, ovvero solo quelli strettamente necessari. Il resto potete mandarlo via mail o condividerlo sulla intranet. Generalmente gli uffici sono dotati di una stampante di rete, posizionata al centro della stanza in modo che tutti possano accedervi. Utilizzate quella piuttosto che le stampanti periferiche e impostate di default la stampa fronte retro. Riutilizzate le stampe sbagliate come bozze per prendere appunti, così come le buste per la corrispondenza interna, applicando sull’indirizzo originario un’etichetta con la vostra intestazione. Infine, cercate di utilizzare carta riciclata per le stampe piuttosto che la carta da cellulosa vergine. Il consumo per produrre la prima è nettamente inferiore rispetto alla seconda! Pensateci: nessun albero viene tagliato, le tonnellate d’acqua impiegata per produrre la carta riciclata sono un quarantesimo inferiore rispetto alla cellulosa vergine e l’elettricità impiegata per produrre la carta “normale” è più del doppio di quella per produrre la carta riciclata.

L’Acqua

È una delle risorse sempre più preziose e tuttavia ancora molto sprecata nelle case, nei luoghi pubblici e anche in ufficio. Nei bagni, così come nella cucina condivisa con i colleghi, l’acqua è spesso lasciata scorrere inutilmente o il rubinetto non viene chiuso adeguatamente. Evitate di lasciare il rubinetto aperto quando vi insaponate le mani o lavate i piatti nella cucina e cercate di ricordarlo anche ai colleghi più distratti, magari affiggendo un cartello sopra i rubinetti. Nel caso di una perdita dai rubinetti o dal WC, fatelo presente subito in amministrazione in modo da contenere il danno e risolvere il problema evitando che troppa acqua sia sprecata. Chiedete inoltre di introdurre dei riduttori di flusso per i rubinetti che limitino l’emissione d’acqua utilizzata.

L’Energia

Difficile quantificare l’energia che consumiamo negli spazi chiusi e di cui non ci rendiamo conto. La maggior parte degli uffici è illuminata da luce artificiale anche quando basterebbe quella naturale. Cercate quindi di spegnere gli interruttori della luce quando fuori splende il sole e ne entra altrettanto dalle finestre. Inoltre, a fine giornata, ricordate di spegnere le luci e le apparecchiature elettroniche e disinnescate se possibile le prese elettriche, in modo che non consumino energia durante la notte. Monitorate anche la temperatura interna dell’ufficio, evitando di usare condizionatore e riscaldamento se non ve n’è effettivamente bisogno. Se dovete salire al piano superiore dell’edificio, non c’è davvero motivo di prendere l’ascensore, giusto?!

I Rifiuti

In molti uffici si possono già trovare i contenitori di raccolta differenziata per i rifiuti di carta e plastica, e in cucina dell’organico e del vetro. Mentre è più raro vedere contenitori per cartucce e toner e batterie e pile. Perché allora non proporre a capi e colleghi di introdurre contenitori anche per toner e pile visto il grande uso che se ne fa in ufficio? E, visto che ci siete, suggerite di far acquistare all’amministrazione prodotti ecologici per le pulizie e degli asciugamani a rullo che possano essere lavati.
Questi sono solo alcuni delle attenzioni che dovete prestare per condividere con gli altri un ambiente di lavoro ecosostenibile. Ma ci sono anche alcuni suggerimenti individuali da seguire. Per esempio, evitate la macchina per venire al lavoro ma prediligete la bicicletta col bel tempo o i mezzi pubblici in inverno oppure condividete una macchina in quattro o cinque colleghi. Se organizzate una festa in ufficio evitate di comprare piatti, bicchieri, posate di plastica o tovaglioli di carta ma chiedete all’amministrazione di investire in un set di stoviglie da lasciare in cucina oppure comprate stoviglie in mater-bi. Cercate di portarvi il pranzo da casa. In questo modo eviterete il packaging di plastica del cibo d’asporto, riutilizzando invece lo stesso contenitore che potete riportare a casa. E, infine, cercate di dare sempre il buon esempio sensibilizzando i colleghi il più possibile ad assumere comportamenti etici e eco-friendly fuori e dentro l’ufficio.
Quanto è eco-friendly il vostro ufficio? Sul luogo di lavoro mettete in pratica tutti questi accorgimenti? Raccontateci se avete sperimentato altre iniziative di eco sostenibilità tra i colleghi e condividete la vostra esperienza sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
30/09/2021

Cambiare lavoro comporta anche di rompere il ghiaccio con i nuovi colleghi. Che si cambi proprio azienda o settore, o che si viva una promozione a nuove responsabilità, la prima cosa da fare è quella di trovare le modalità per dialogare con i nuovi colleghi. La coesione del team, il senso di appartenenza, il commitment arriveranno in un secondo tempo ma, fin dal primo giorno del nuovo lavoro, l’importante è rompere il ghiaccio e cominciare a costruire nuove relazioni.
Come rompere il ghiaccio con i nuovi colleghi
Ma rompere il ghiaccio con degli sconosciuti, con i quali si intratterranno per lo più solo relazioni professionali, non è per niente facile, e qualche piccolo trucco può aiutare a farsi accettare più in fretta.
Dimostrati responsabile
Fin dal primo giorno ci saranno delle cose da fare, e probabilmente alcune di queste saranno di tua responsabilità. Per quanto tu non abbia ancora capito tutti i meccanismi della nuova realtà lavorativa, dimostrarti responsabile è il miglior modo per conquistare la fiducia: chiedi informazioni, approfondisci le cose che devi fare, non temere di fare domande anche scontate, ma una volta che hai tutto chiaro in mente garantisci che sarà fatto. E fallo per davvero.
Scopri come comunica il team
Ci sono aziende e team che fanno tutto via mail, altri che affidano tutto al telefono, altre ancora che propendono per i documenti condivisi e altri ancora per cui le riunioni sono tutto. Cerca di capire da subito quali sono le modalità di comunicazione adottate principalmente nel nuovo luogo di lavoro e adeguati. Ci sarà tempo in seguito per provare a suggerire delle modifiche più efficienti e funzionali al lavoro.
Sii flessibile
Le vecchie abitudini non valgono più, e in ogni nuovo posto di lavoro ci sono cose che non ti aspettavi. Non è all’inizio della tua nuova carriera che devi tenere il punto, soprattutto se non sei il capo. Essere flessibile, vedendo gli imprevisti come delle opportunità, è un buon modo per conquistare fiducia e rompere davvero il ghiaccio con i nuovi colleghi. Chi dimostra di saper lavorare in team per l’azienda è sempre una risorsa ben accolta.
La puntualità è tutto
Chi arriva in anticipo è in orario, chi arriva in orario è in ritardo, chi arriva in ritardo non c’è. Non c’è bisogno di fare il primo della classe, ma di essere puntuali, ogni giorno e nelle scadenze, sì. È la conseguenza del primo punto, quelle del dimostrarsi responsabili: dominare il tuo tempo ti permetterà anche di gestire le relazioni, costruendone di positive nel tempo.