Idee
16/10/2019

Usare LinkedIn per trovare un nuovo lavoro è ormai uno dei metodi più usati sia da chi è in cerca di un primo impiego che da chi sta cercando nuove opportunità professionali. Fare networking, utilizzando piattaforme social di tipo professionale, è infatti molto più efficace in termini di contatti utili e negoziazioni andate a buon fine di molti altri metodi di recruiting, in particolare in autunno, una stagione per molti aspetti favorevole a un cambio professionale.
Come usare Linkedin per trovare un nuovo lavoro
Proprio da LinkedIn Italia, e da un team di esperti delle dinamiche di lavoro che lavora al suo interno, arriva la lista di 7 consigli chiave che i professionisti italiani e gli oltre 13 milioni di utenti LinkedIn in Italia possono seguire con il fine di cogliere al meglio nuove opportunità di lavoro, tra gli oltre 20 milioni di annunci di lavoro disponibili sulla piattaforma LinkedIn, o in generale di business, diventando più rilevanti per i recruiter e facendo leva sulla propria comunità di contatti professionali.
Scegli con cura l’immagine del profilo
Una buona foto profilo aiuta a rendersi più riconoscibili sulla piattaforma, sia ai contatti già consolidati sia per attrarre nuovi possibili “peer” (contatti). La foto non deve essere perfetta, basta che risulti naturale. Se non si indossa un completo per il lavoro, è meglio non indossare un qualsiasi altro completo nella foto profilo. Nota statistica: dalle ricerche LinkedIn è dimostrato che una buona immagine profilo può portare fino a 9x richieste in più di connessione.
Aggiorna la posizione attuale
Man a mano che la propria carriera prosegue, è utile mantenere aggiornata la propria posizione lavorativa. È un elemento che aiuta a raccontare al meglio la propria storia professionale e, nota statistica, ad ottenere fino ad 8x visualizzazioni del proprio profilo.
Completa le informazioni su formazione e competenze
Secondo gli esperti di LinkedIn è fondamentale aggiungere informazioni sul proprio percorso formativo (scuola, università, master ecc.), così che i propri ex “compagni di classe” possano trovarci più facilmente (e quindi creare nuove e proficue collaborazioni professionali). Nota statistica: è dimostrato che aggiungere info sulla propria istruzione porta a ricevere 17x messaggi in più dai recruiter e responsabili della selezione in azienda.
Dettaglia le competenze
È, inoltre, importante inserire in maniera articolata l’elenco delle proprie competenze (hard skill e soft skill, come ad esempio la padronanza del pacchetto Microsoft Office, o spiccate capacità di vendita o relazionali etc.), per mostrare i propri punti di forza. È consigliabile inserire almeno 5 competenze di base. Se si desidera dimostrare la propria esperienza in merito a determinate competenze, è consigliato sottoporsi a un test utilizzando la nuova funzione di valutazione delle competenze di LinkedIn. Per ogni valutazione delle competenze superate, verrà rilasciato un certificato, che apparirà sul profilo LinkedIn, in modo che sia subito disponibile per i recruiter.
Specifica il settore professionale e industriale
Aggiungere il settore professionale e industriale di competenza, nonché quello di maggiore interesse, è utile per trovare più facilmente nuove offerte di lavoro, eventi, contenuti formativi su LinkedIn e articoli di settore. Nota statistica: più di 300,000 persone vengono trovate ogni settimana su LinkedIn in base al settore.
Indica la località
Può sembrare una banalità, ma molte aziende ricercano i talenti in base alla zona e si affidano alla località inserita nel profilo LinkedIn dei professionisti più interessanti. Nota statistica: basti pensare al fatto che aggiungere la località aumenta di 23 volte le possibilità di essere trovati nelle ricerche dei recruiter su LinkedIn.
Cura il network e partecipare ai gruppi di discussione
LinkedIn è in assoluto la piattaforma per il lavoro e il business network per eccellenza, che basa tutta la sua forza su una comunità eterogenea di professionisti, i quali forniscono ogni giorno il loro aiuto prezioso per migliorare ciò che facciamo, avvicinandoci sempre più al successo in ambito lavorativo. Per questo è sempre utile leggere i post dei propri contatti, per informarsi e aggiornarsi sugli ultimi trend del proprio settore professionale, trarre spunti creativi per nuove attività, e creare un dialogo costruttivo per la community, attraverso commenti ragionati e illuminanti per gli altri lettori. Su LinkedIn è possibile iscriversi a diversi gruppi di discussione, e parteciparvi attivamente può aiutare i professionisti a mettersi in luce con altri professionisti del proprio settore di competenza, creare nuove opportunità di business e trovare un nuovo lavoro.

Ufficio
15/10/2019

Quasi tutti si preoccupano molto dei possibili errori da non fare quando si sta cercando un lavoro, pochi si preoccupano degli errori da non fare quando si tratta di dare le dimissioni. Già, perché anche nei rapporti professionali si ricorda soprattutto di come ci si lascia e anche l’ultima impressione vale quanto la prima. Motivo per cui anche dare le dimissioni ha una etichetta da rispettare e alcune semplici regole da avere bene in mente quando si tratta di lasciare un lavoro per un altro.

Errore n° 1: non dirlo al capo

Non c’è niente di peggio di un capo che viene a sapere delle imminenti dimissioni di un collaboratore dopo che già tutti lo sanno. Nel momento in cui intimamente siete convinti di lasciare quel posto di lavoro, ditelo al vostro capo diretto. Poi lo direte ai colleghi, alle risorse umane e a ogni altra figura che sia interessata a saperlo. Ma prima di tutto ditelo al capo.

Errore n° 2: comunicarle via mail o messaggio

Le dimissioni non si annunciano al capo con un messaggino su WhatsApp e nemmeno con una mail. La cosa ideale sarebbe farlo di persona, guardandosi negli occhi, ma se questo non è possibile allora una telefonata o una videoconferenza, ma un messaggio scritto, e altamente fraintendibile, no, mai.

Errore n° 3: dare informazioni sul prossimo lavoro

Non si è tenuti a farlo per legge, si può declinare garbatamente la curiosità, più o meno insistente, di capo e colleghi, e comunque finché non avete “firmato” dall’altra parte è meglio non dire nulla. Una buona frase potrebbe essere “Preferisco non condividere ulteriori dettagli finché non c’è nulla di ufficiale”, che dice tutto e niente e funziona sempre.

Errore n° 4: non avere una strategia di uscita

La collaborazione dura fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, e di fatto ci si aspetta che si sia produttivi fino all’ultimo. Ma soprattutto è apprezzato il fatto di preparare un handover e avere una strategia di uscita che dal momento dell’annuncio al momento in cui si lascia l’azienda prepari il “dopo di voi”.

Errore n° 5: non calcolare i tempi

Anche per dare le dimissioni, come per un licenziamento, ci sono tempi stabiliti per legge. È bene tenerli a mente (normalmente sono nel proprio contratto di lavoro) e rispettarli, senza prendere impegni impossibili da mantenere con il prossimo datore di lavoro.

Errore n° 6: dare spiegazioni nella lettera di dimissioni

Le aziende richiedono sempre una lettera di dimissioni, più per questioni burocratiche e formali che per altro. Ma basta limitarsi all’essenziale, dichiarando che si rassegnano le dimissioni e segnalando quale sarà l’ultimo giorno di lavoro in azienda. Di sicuro sono da evitare commenti, ricordi di episodi spiacevoli o altre informazioni non richieste. Al massimo, se il rapporto di lavoro è stato buono e soddisfacente, si può trovare una forma neutra per ringraziare le persone e l’azienda per il tempo positivamente trascorso.

Errore n° 7: lasciare traccia di sé

Inevitabilmente qualcosa della vita privata si trasferisce al lavoro, vuoi qualche mail personale, vuoi qualche contatto, vuoi qualche messaggio o simile. Ecco, tutto questo è da cancellare prima ancora di comunicare le dimissioni al proprio capo. In molte aziende il rapporto si conclude serenamente, in altre il momento delle dimissioni è l’ultimo attimo di vita del rapporto lavorativo dopo il quale non si ha più accesso a computer, serve, smartphone e altro. Meglio non lasciare mai traccia di sé.

Ufficio
14/10/2019

Con la tecnologia che ci circonda, nel mondo digitalizzato in cui viviamo, ti sarai probabilmente chiesto se esistono delle app in grado di stimolare la tua produttività in ufficio. Forse avrai anche già scaricato e provato alcune delle app più comuni e diffuse. E forse ti è anche capitato di ritrovarti con così tante app da non avere più la sensazione che siano realmente delle alleate per la tua produttività. Alcune app possono anche essere fonte di distrazione, soprattutto in quei giorni in cui siamo più stressati e dove ci sembra di non riuscire a focalizzarci al meglio per portare a termine le attività previste. Il punto di partenza non è riempire cellulare e computer di app, ma trovare un modo personale per migliorare l’organizzazione della giornata lavorativa. Per farlo, è importante ridurre lo stress e le distrazioni, migliorando attenzione e focalizzazione. Ti proponiamo quindi 5 esempi che possono aiutarti in tal senso.
Monitorare il tempo
Durante la giornata lavorativa, capita spesso di essere interrotti da diverse attività non sempre pianificate o di terminare il giorno con la sensazione di non avere una chiara idea del tempo dedicato alle diverse mansioni. In questi casi, può esserti di aiuto un’app come Toggl, ad esempio. Semplice e intuitiva, quest’app ti permette di tenere traccia del tempo dedicato alle attività che hai svolto, fattore determinante per migliorare l’organizzazione futura. Potrai infatti farti un’idea di quanto tempo richiede, ad esempio, la stesura di una relazione per una migliore pianificazione laddove si ripresenti un’attività similare. Aiuta inoltre a ridurre le distrazioni in quanto, funzionando come un timer da attivare con un solo clic, ti permette di riflettere su ciò che stai facendo per assegnare alle attività la giusta priorità.
Migliorare la collaborazione
In un contesto come quello di un ufficio, composto da diversi team, è probabile che per migliorare la produttività correlata ai vari progetti sia necessario imparare a collaborare al meglio con le persone coinvolte sia nel caso in cui ricopri un ruolo di gestione di un team o qualora tu abbia bisogno dell’input di colleghi di altri reparti per un determinato progetto. Un’app come Slack può esserti di aiuto per favorire e migliorare la collaborazione: in un’unica app potrai infatti riunire tutte le persone coinvolte e tutte le informazioni che desideri condividere. Potrai inviare messaggi a tutti o solamente ai diretti interessati e creare diverse categorie in base ai vari aspetti che riguardano un progetto.
Note, appunti e promemoria
Alcune persone preferiscono il cartaceo di un bloc-notes e dei raccoglitori documenti o l’immediatezza di un post-it. Altre, invece, prediligono un’app che consenta loro di inserire in un unico “contenitore” tutto ciò che desiderano ricordarsi o di cui devono prendere nota. Un’app come Google Keep, utilizzabile su diverse piattaforme, dispone di un’interfaccia semplice e accessibile per organizzare tutte le tue note. Ti viene in mente un’idea da proporre potenzialmente in ufficio, vedi qualcosa che desideri fotografare perché correlata al progetto che stai svolgendo o vuoi semplicemente un elenco di cose da fare che ti garantisca la portabilità perché lavori in diverse sedi o reparti? Puoi fare tutto questo da una sola app che presenta inoltre un sistema di etichette per facilitare l’organizzazione e la possibilità di impostare dei promemoria.
Aumentare la concentrazione
Per migliorare la produttività, è indispensabile favorire la concentrazione. C’è chi preferisce lavorare in assoluto silenzio o chi si trova a proprio agio con determinati rumori di sottofondo. Un’app come Noisli consente di creare il sottofondo ideale per stimolare la focalizzazione, ridurre lo stress e aumentare la produttività. Si può scegliere tra diverse tipologie di suoni: da quelli della natura come vento, pioggia o foresta a quelli di un caminetto, di un treno o di un bar con clienti che chiacchierano. Sono diversi i suoni che ti piacciono? Non c’è problema perché con questa app puoi creare il tuo mix ideale – ad esempio un bar mentre fuori piove – e salvarlo per riprodurlo in futuro. L’app dispone anche di un timer che ti permette di gestire al meglio le varie sessioni di focalizzazione.

Mantenere la calma
L’ufficio può a volte apparire come un ambiente alquanto frettoloso e stressante. Inoltre, incollarsi alla sedia per portare a termine un lavoro a tutti i costi può risultare controproducente. Sappiamo infatti quanto siano importanti le pause come momento per ricaricare le energie. In un precedente articolo, abbiamo discusso della pausa caffè per migliorare produttività, creatività e relazioni con i colleghi. Per una pausa a livello mentale può invece essere utile un’app come Calm che offre brevi o moderate sessioni di meditazione guidata per ridurre lo stress, e che possiamo ascoltare in pausa pranzo o mentre ci dirigiamo al lavoro.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto qualche strumento per migliorare l’organizzazione, la collaborazione e la concentrazione riducendo lo stress e aumentando la produttività. Hai un’app che desideri consigliare? Comunicacela sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

 

Idee
10/10/2019

Mens sana in corpore sano, per dirla con un motto arcinoto, e in effetti di persone che fanno sport ritagliando del tempo alle proprie giornate ce ne sono sempre più. Il calcetto con gli amici, la corsetta prima di cena, il corso di fitness sono entrati tra le abitudini di molti, uomini e donne, e non solo per rimanere in forma fisicamente. Fare sport scatena le endorfine, le sostanze del buonumore prodotte dal nostro organismo quando sudiamo e ci impegniamo nello sport e che ci fanno sentire più rilassati, soddisfatti, di buonumore.
4 motivi per fare sport prima di andare al lavoro
Poi però, guardandosi in giro mentre al mattino presto ci si reca in ufficio, si vede un sacco di gente che riesce a fare sport prima di andare al lavoro. Eroi? Campioni di volontà? Un ’bout tutto questo, perché per puntare la sveglia un’ora prima o più per fare sport richiede una forte motivazione e organizzazione. Però basta parlare con questi fan del fitness al risveglio per scoprire che un ’bout di attività fisica di primo mattino ti cambia davvero la giornata, come sanno da sempre gli asiatici che cominciano le loro giornate con pratiche e rituali – come il Tai Chi – nei parchi e per le strade.

Fare sport al mattino assicura di farlo: se ci si sveglia con l’intenzione di fare un ’bout di attività fisica, l’unico rischio è quello di non alzarsi dal letto, ma di sicuro ci sono meno rischi di rimandare rispetto a quando si pensa di fare sport di sera (dagli orari di lavoro che si allungano agli impegni famigliari improvvisi).

Fare sport al mattino, soprattutto se prima di fare colazione, permette di migliorare il metabolismo, bruciare più grassi superflui, e mantenere più facilmente il corpo nel suo ideale peso forma.

Migliora le performance cognitive: è dimostrato con i bambini, che se fanno attività fisica prima delle ore di lezione poi hanno maggiori capacità di attenzione e rendimento scolastico migliore, ed è dimostrato anche per gli adulti, che sono più reattivi, performanti, efficienti sul lavoro.

Migliora il sonno e il riposo: certo, questo dipende anche dal fatto che alzandosi presto si finirà a dormire presto, ma in fondo è un modo per rispettare i cicli circadiani e regolarizzare il ritmo sonno-veglia.

Idee
09/10/2019

Ascoltare musica in ufficio potrebbe non essere una buona idea. Sì, vero, il mondo si divide tra chi trova la musica utile per isolarsi e ritiene che si sia anche più produttivi, e chi invece pensa che sia solo un motivo di distrazione. E secondo uno studio pubblicato sulla rivista Applied Cognitive Psychology avrebbero ragione questi ultimi: ascoltare musica in ufficio compromette la creatività e la produttività.
Perché ascoltare musica in ufficio è motivo di distrazione
Per appurare perché ascoltare musica in ufficio è motivo di distrazione gli scienziati autori dello studio hanno voluto anche capire se tutti i generi di musica sono uguali da questo punto di vista, e per farlo hanno sottoposto i lavoratori a una serie di puzzle e test lessicali per appurarne le capacità di problem solving mentre ascoltavano diversi generi musicali. Il risultato? Non c’è differenza: Mozart, Jimi Henrix e Gigi D’Alessio da questo punto di vista sono tutti top hit. Quindi sì, il silenzio è d’oro da questo punto di vista: quando si tratta di focalizzare la propri attenzione la musica altro non è che fonte di distrazione.
Quando può essere utile ascoltare musica in ufficio?
Se i detrattori stanno già esultando, non tutto è perduto per i musicofili da ufficio. Già, perché gli uffici – tranne rarissimi casi – non contemplano il concetto di silenzio assoluto. Trilli e squilli di cellulare, notifiche varie, gente che parla, gente che cammina, stampanti e chi più ne ha più ne metta producono una cacofonia che per alcuni è peggio della musica. Alcuni come un paio di ricerche precedenti – e citate anche dallo stesso studio – secondo le quali a queste condizioni la musica è in grado di ridurre lo stress, favorisce il team working e stimola il pensiero creativo.
Musica in ufficio sì o no?
Che fare quindi? Be’ intanto dipende dal tipo di ufficio in cui ci si trova (se molto silenzioso o perennemente caotico) e dal tipo di attività che si svolge (creativa, analitico, routinaria, etc) e infine sì, in qualche caso può essere concesso ascoltare musica in ufficio, magari meglio se non è di quelle che portano a ripetere il ritornello, mimare un riff o fare qualche movimento dance trascinati dal ritmo.

Photo by bruce mars from Pexels

Idee
07/10/2019

Cambiare vita, cambiare lavoro: quante volte ci abbiamo pensato? Già, solo pensato, perché poi l’incertezza spaventa più del fastidio, e fare un salto in quello che si ritiene il vuoto – professionale e salariale – finisce per rimanere un retropensiero mai messo in atto. Eppure cambiare vita, cambiare lavoro si può fare, a patto però di prendere il tutto come un processo non breve e non facile, a cui dedicare risorse in termini di tempo, competenze e anche analisi interna.
Cambiare vita, cambiare lavoro: sì ma quando?
Come prima cosa c’è da capire quando è il caso di cambiare vita, cambiare lavoro. E qui dipende se si tratta di una insoddisfazione profonda e radicata o di una stanchezza cronica. Nel secondo caso forse non è necessario un cambio radicale: se in fondo il lavoro è quello che si voleva / pensava / sperava e sono solo i ritmi a essere eccessivi al punto tale da non renderlo più così appagante, forse non è il caso di cambiarlo e si può pensare a strategie diverse, come lo smartworking qualche volta a settimana.

Se invece l’insoddisfazione è più profonda, occorre una analisi radicale dentro di sé: sono l’azienda, l’ambiente, i colleghi, i capi che non piacciono più, e quindi può valer la pena cambiare solo quelli, o l’insoddisfazione riguarda tutto lo stile di vita e allora serve un cambio radicale? È una domanda alla quale non si risponde con un weekend di riflessione ma per la quale serve un lungo processo, di almeno 6 o 12 mesi, durante il quale mettere a bilancio ogni aspetto che possa essere utile a capire. Se la risposta è una e una sola – cambiare vita, cambiare lavoro – allora è il caso di pianificare la svolta.
Cambiare vita, cambiare lavoro: cosa serve?
Per cambiare vita, cambiare lavoro serve una meticolosa programmazione, per la quale a volte può essere utile affidarsi a un consulente (che oggi viene chiamato career coach). Quali sono le vere competenze, sia hard skill ce soft skill, che si possono mettere sul piatto del nuovo CV? Si vuole continuare in azienda o è il momento di mettersi in proprio? In quali settori si può pensare di reinventarsi una vita professionale? O in quali Paesi? Qual è il nostro network di contatti professionali a cui attingere o fare riferimento? Qual è la nostra presenza sui social network professionali? A quali headhunter ci si può rivolgere? Oppure a quali facilitatori d’impresa? Cambiare vita, cambiare lavoro è un progetto, e come in ogni progetto serve una pianificazione dettagliata.
Cambiare vita, cambiare lavoro: dare un taglio netto
Una volta che si è deciso di cambiare vita, cambiare lavoro, allora è il caso di darci un taglio netto. Non rimandare a domani quello si può fare oggi è un consiglio sempre valido: che si tratti di cambiare azienda, cambiare settore, cambiare Paese o mollare tutto e mettersi in proprio reinventandosi la vita, una volta che la decisione è presa e il piano è fatto occorre solo agire il più tempestivamente possibile.

Idee
04/10/2019

La trasformazione digitale sta interessando praticamente ogni azienda e realtà economica mondiale, e il nostro Paese non ne è escluso. Tuttavia per una vera trasformazione digitale verso l’Industria 4.0 occorre attirare in azienda i talenti digitali, quelli che secondo il rapporto Linkedin recruiter sentiment Italia 2019 racchiudono in sé le competenze più richieste in questo momento, ovvero competenze in ambito tecnologico e di coding (36%), capacità di problem solving (31%), creatività (30%), l’abilità di time management (28%), capacità di web design (28%), di collaborazione (27%) e di leadership (26%).

I talenti digitali però sfuggono i tradizionali percorsi di recruiting e attirarli in azienda richiede sia di sfruttare i canali da loro maggiormente utilizzati, in primis quelli digitali e social, che di tener conto del contesto aziendale nel quale si inseriranno

Secondo l’indagine annuale di Jobvite il 93% dei responsabili HR già utilizza i social per la selezione dei candidati, ma ciò non si trasforma necessariamente nella capacità di attirare i talenti migliori. Anzi, oltre al mezzo digitale, si impone oggi la necessità di nuove competenze anche per i selezionatori, in particolare per gestire la complessità dei nuovi strumenti di selezione. Competenze che a volte hanno a che fare con gli strumenti tecnologici e altre con le soft skill sempre più cruciali nel lavoro del futuro.
Instaurare relazioni autentiche
Il mezzo è il messaggio, e spesso si tende a “raffreddare” il contatto digital, per esempio utilizzando messaggi standard copia & incolla. Eppure un messaggio personalizzato, caldo e sincero è più efficace nel 75% dei casi rispetto a uno generico, e un messaggio su Linkedin, diretto alla persona giusta, è 6 volte più efficace di una semplice mail nell’Inbox. E già saper scrivere questo genere di messaggi è una competenza da acquisire. Ma poi, una volta stabilito il contatto, c’è da far combaciare promesse e realtà, motivo per cui se si promette un ambiente di lavoro agile & smart poi non può seguire un processo di selezione burocratizzato, lento e farraginoso.
Vendere la propria azienda
Con una richiesta (di talenti digitali) che supera la domanda (di candidati di valore) il rapporto si è ribaltato e aspettare le candidature è la strategia peggiore. Perché i veri talenti sono oggetto di “caccia grossa” e perché quelli che si candidano spontaneamente sono di solito le figure di minor qualità o all’inizio del proprio percorso. Ecco allora che per le aziende si tratta di fare employer branding, di vendere insomma se stesse sul terreno dei valori, delle caratteristiche, della qualità dell’ambiente lavorativo e delle opportunità di crescita. Insomma, passare dal “cosa puoi fare tu per noi” al “cosa può fare l’azienda per te”. Ed è un salto di mentalità enorme.
Fare le domande giuste
Fare e farsi le domande giuste. Non solo al candidato, ma anche al proprio interno, per capire il contesto prima ancora di cercare la risorsa. La trasformazione digitale impone cambiamenti sostanziali nei processi, nei team, negli strumenti e nelle relazioni. Quindi prima ancora di partire con il processo di selezione è importante chiedersi come il talento digitale si inserirà nella propria realtà, con chi avrà a che fare, in che modo, e solo dopo predisporre una serie di domande che aiutino a contestualizzare la figura del candidato anche attraverso domande “strane”.

Idee
02/10/2019

Pausa caffè, perdita di tempo o aumento della produttività? Il dibattito tra i fan e i detrattori del caffè in ufficio è di lunga data, e ci sono anche sondaggi e ricerche secondo le quali 1 lavoratore su 4 in Europa considera il caffè alla macchinetta una autentica perdita di tempo. Anzi, qualcosa per cui proprio non si ha tempo.
La pausa caffè aumenta la produttività
Eppure importanti studi scientifici farebbero pensare proprio il contrario. La caffeina potenzia la memoria e la concentrazione, riducendo gli errori dovuti a stanchezza e disattenzione. Ma non è solo questione di assumere caffeina per sentirsi svegli e performanti: la pausa caffè influenzerebbe anche la creatività, la coesione dei gruppi di lavoro, l’emergere di idee innovative e in generale tutto ciò che rientra sotto il cappello delle cosiddette soft skill.

Sì, fermarsi qualche minuto per prendere un caffè, meglio se in un ambiente informale e staccato dal desk di lavoro, favorirebbe i momenti di aggregazione e confronto, con ricadute positive sul benessere e le relazioni interpersonali, che sono in fondo il terreno fertile sul quale germogliano i progetti vincenti.

È per questo che chi progetta ambienti di lavoro nell’ottica dell’Ufficio 3.0 considera sempre più la necessità di avere aree break, kitchen e in generale spazi di relax dal tono informale, sempre più simili a un ambiente domestico che a uno professionale, in cui staccare la spina, sciogliere la tensione e lasciar fluire lo scambio di opinioni e punti di vista che nella situazione formale di lavoro normalmente non emergono.

Insomma, siamo davvero sicuri che quei 5′ impiegati per bere un caffè in orario di lavoro siano davvero una perdita di tempo, anziché un momento di aggregazione, team building, creatività e benessere finalizzati alla produttività?

Idee
30/09/2019

Abbiamo affrontato spesso e sotto diversi aspetti il rapporto con i colleghi al lavoro, quale elemento cruciale per creare un ambiente positivo. Ad esempio, ti abbiamo fornito consigli su come lavorare in armonia con i colleghi per evitare contrasti o un’atmosfera pesante. Oggi, desideriamo parlare di un altro aspetto essenziale non solo per promuovere la serenità tra colleghi ma anche per progredire noi stessi a livello personale e quindi, professionale: il sentimento di invidia che può scatenarsi verso una o più persone e che, oltre a diffondere negatività, rappresenta un reale ostacolo per la nostra crescita.
Rendersene conto
Se sul lavoro sei ambizioso con degli obiettivi che ti piacerebbe raggiungere, potrebbe capitarti di provare invidia per il collega che li ottiene al posto tuo. Magari si tratta di una promozione o di un riconoscimento del capo. È molto facile e anche abbastanza naturale sentir crescere l’insoddisfazione per un risultato che sentivi di essere tu a meritare, con la voglia di gettare tutto il lavoro svolto nel distruggi documenti. Imboccando però questa direzione – a volte in maniera non consapevole – si rischia di farsi travolgere da sentimenti di gelosia e risentimento che non portano a molto, se non a emozioni negative che prendono il sopravvento e ci controllano. Il primo passo che consigliamo è proprio quello della consapevolezza: ossia renderci conto di ciò che stiamo provando e cercare di capire il perché.
Miglioramento continuo
Analizzare la situazione e i motivi dei nostri pensieri o sentimenti è il primo passo per cambiare direzione e spostare l’attenzione dagli altri a noi stessi. In tal modo, possiamo cercare di capire perché non siamo riusciti (ancora) a ottenere quel risultato che tanto desideriamo. Nel caso di una promozione per avanzare di ruolo, magari esistono passi concreti da effettuare e nuove nozioni o competenze da apprendere. Puoi sempre chiedere consiglio al tuo capo su ciò che è necessario sviluppare per raggiungere l’obiettivo che vorresti. Azioni concrete nella giusta direzione – quella del tuo personale sviluppo professionale – svolte con determinazione, tenacia e positività nella consapevolezza di dare il meglio di sé ma sempre con l’apertura al miglioramento sono, secondo noi, essenziali per viverti meglio anche il tuo rapporto con i colleghi.

Invidia negativa e positiva
Un altro aspetto sul quale riteniamo utile riflettere è il concetto di ammirazione che, per certe sfumature, può essere inteso come una forma di invidia positiva. In quel caso, non ci focalizziamo più su ciò che noi non abbiamo ricevuto dando sfogo a sentimenti di rabbia e frustrazione, ma possiamo trarre spunto – e anche consigli – dal collega in questione per cercare di capire come migliorare. Non stiamo parlando di pura competizione ma, di nuovo, di azioni concrete per il miglioramento personale. Il collega può rappresentare per noi una persona da cui prendere ispirazione per mantenerci focalizzati sui nostri obiettivi e sulla nostra crescita professionale.
Evitare di paragonarsi agli altri
L’invidia può derivare da diversi fattori: un senso di inadeguatezza, scarsa autostima o magari un momento di ansia che sta caratterizzando la nostra vita. E finiamo col paragonarci agli altri. In realtà, ognuno ha un proprio percorso di vita e spesso, non siamo nemmeno al corrente di tutto ciò che accade dietro le quinte della vita degli altri; anche nel caso dei nostri colleghi. Se abbiamo instaurato con loro un legame che tocca anche la sfera personale, riusciremo a capire in maniera onesta e sincera il loro approccio professionale in ufficio servendocene magari come spunto per migliorare anche il nostro. Se ti senti invidioso dei risultati ottenuti dagli altri, prova a pensare agli aspetti che ti entusiasmano del tuo lavoro, alle risorse di cui disponi, alle mansioni che ti piace o che ti piacerebbe svolgere, alle competenze che vorresti acquisire o sviluppare e intraprendi azioni concrete in tale direzione.

Trasforma l’invidia in sentimento amorevole

Non c’è ambiente lavorativo migliore di quello in cui i colleghi si complimentano sinceramente dei risultati ottenuti dagli altri. Siamo consapevoli che non debba essere forzato ma promosso in maniera onesta e sentita. Ciò consente di creare un’atmosfera positiva, collaborativa e soprattutto serena. Permette di percepire il valore apportato da ciascuno all’interno di un team e in generale, di collaborare meglio per il raggiungimento di obiettivi comuni. Consente inoltre di focalizzarsi serenamente sui propri obiettivi magari con l’aiuto o i suggerimenti dei colleghi. Per noi, tale serenità e positività sono alla base di qualsiasi azione intrapresa per il proprio sviluppo professionale e personale, che si tratti dell’avanzamento di carriera, di una promozione o del cambiamento di ruolo.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto qualche spunto di riflessione per gestire e trasformare l’invidia in modo che non diventi un ostacolo al tuo sviluppo professionale. Ma vorremmo sapere anche la tua opinione in merito! Condividila con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.