Ufficio
19/03/2019

Sono numerose le aziende odierne che decidono di organizzare attività volte a rafforzare il team building e a stimolare la produttività. Aziende del calibro di Google, ad esempio, organizzano regolarmente viaggi e altre attività per consentire ai propri team di conoscersi meglio e quindi di lavorare in maniera più coesa, con maggior slancio e positività. In fondo, queste attività possono rappresentare un momento per rompere il ghiaccio, sia che tu sia nuovo in azienda o meno, un po’ più divertente e profondo della classica chiacchierata davanti alla macchinetta del caffè o alla stampante laser. Ma vediamo più nel dettaglio perché sono importanti, cosa comportano e quali sono alcune delle attività più gettonate!
Che cos’è il team building?
Quando diverse persone lavorano nello stesso team o sullo stesso progetto, è indispensabile instaurare una buona collaborazione con un lavoro di squadra dagli ingranaggi ben oliati. È la chiave per portare a compimento i progetti in maniera fluida, senza intoppi e con efficienza. È il segreto per stimolare la produttività in ufficio grazie alla presenza di un personale che si conosce meglio e che lavora quindi con maggiore intesa, rapidità ed efficacia. Perché un team funzioni al meglio, è essenziale che il rapporto tra i vari collaboratori venga ottimizzato ed è qui che si inseriscono le attività di team building – volte a rafforzare il legame tra i vari componenti di un gruppo di lavoro. Sono numerose le attività che si possono organizzare a tale scopo: da quelle a tema fino a un vero e proprio viaggio. Esaminiamole più nel dettaglio.
Quali attività possono essere organizzate per stimolare il team building?
Le attività da svolgere per rafforzare il team non devono essere necessariamente complicate. Ad esempio, si può iniziare con una semplice cena in un ristorante tipico della città: un evento conviviale in grado di animare la conversazione tra i diversi partecipanti. Essendo il lavoro d’ufficio principalmente svolto in ambienti interni, una giornata in campagna o una passeggiata all’aria aperta possono essere un ottimo modo per spezzare la sedentarietà lavorativa, stimolando una cultura aziendale improntata sul benessere psicofisico. Ricordiamo infatti che immergersi regolarmente nella natura aiuta a combattere lo stress e a favorire il rilassamento. Parlando di benessere fisico, non ci sono attività migliori di quelle sportive per alzarsi dalla sedia a cui siamo destinati in ufficio: attività quali corsa, ciclismo o yoga sono ideali in tal senso e contribuiranno a migliorare resistenza, ritmo e flessibilità. Se poi alla corsa si desidera unire anche un obiettivo di responsabilità sociale d’impresa, si può spronare i dipendenti a partecipare a una mini-maratona nell’intento di raccogliere fondi da devolvere in beneficienza.

Quali abilità vengono stimolate con le attività di team building?
Qualche tempo fa, abbiamo visto quanto siano importanti e come sfruttare le soft skill per favorire la crescita al lavoro. Si tratta infatti di quelle competenze trasversali essenziali in ambito lavorativo, al pari delle conoscenze acquisite per svolgere a dovere una data professione. Le attività di team building sono un ottimo modo per sviluppare e rafforzare tali soft skill. Ad esempio, le attività più energetiche come un centro di addestramento – oltre a rafforzare il corpo – stimoleranno anche aspetti quali la resilienza, la fiducia e la comunicazione. Più estremi ancora, i weekend in campeggio in stile “sopravvivenza” – ossia con limitati mezzi a disposizione – stimolano le relazioni, l’ottimizzazione delle risorse e un’atmosfera di collaborazione, motivazione e soddisfazione. Mentre attività quali una caccia al tesoro possono stimolare il ragionamento, la deduzione logica e il pensiero analitico.
Quali sono gli aspetti da considerare nell’organizzazione di queste attività?
Sicuramente è importante coinvolgere tutto il team. È quindi essenziale comprendere quali siano le attività preferite da ciascun membro e quali quelle da evitare assolutamente. È consigliabile creare un sondaggio con alcune idee da proporre in modo da avere un riscontro da tutti i possibili partecipanti. L’attività deve essere creativa, stimolante e divertente con il preciso intento di centrare un dato obiettivo. Non deve essere necessariamente un’attività ricreativa, ma può anche trattarsi di un evento di formazione. In tal caso, è consigliabile comunque organizzarlo in un luogo diverso dall’azienda con relatori esterni per dare la possibilità al team di staccare dall’ambiente lavorativo e rigenerarsi in un nuovo contesto. In questo modo, sarà più semplice rilassarsi, generare idee e stimolare la creatività.

Considerazioni finali
Sul lavoro, a volte, ci dimentichiamo l’importanza del divertimento; allontanarsi dall’ufficio per dedicarsi a un’attività di team building favorisce la generazione di nuove idee, aiuta i team a ricaricarsi individuando punti in comune e rafforzando le relazioni interne. E questo è spesso l’anello mancante della catena volta a creare un ambiente di lavoro più efficiente e produttivo. Con queste attività, i dipendenti possono ritrovare il proprio equilibrio e acquisire nuove prospettive. Va anche ricordato che, come nel caso dei team di vendita in aziende con diverse succursali, queste attività rappresentano un’opportunità di incontro, scambio e confronto al di là delle conferenze a cui partecipano.

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Speriamo che questo articolo ti abbia fornito le giuste motivazioni per considerare le attività di team building come benzina per il tuo ruolo al lavoro. E tu, hai già partecipato ad alcune di queste attività con la tua azienda? Raccontacele sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
19/03/2019

Ristrutturare l’ufficio è una decisione che presto o tardi, nella vita di un’attività, bisogna prendere: dalla riorganizzazione degli spazi all’arredo, dal sistema elettrico ai cablaggi hi-tech, e fino alla tinteggiatura, alla disposizione di scrivanie e mobili e all’illuminazione sono molti gli aspetti di un ufficio che nel corso del tempo finiscono per essere inadeguati rispetto alle mutate esigenze. Ristrutturare l’ufficio tuttavia è una decisione sofferta, e non bastano gli incentivi fiscali, che mitigano l’impatto economico, a far decidere: dalla burocrazia agli inevitabili disagi dovuti ai lavori, che possono anche portare alla necessità di trovare una sede alterrnativa temporanea, sono molti gli aspetti che la frenano. È anche vero però che un ufficio ammodernato può rendere più efficiente il lavoro, motivare i dipendenti, influenzare in modo positivo clienti e fornitori e, nel medio e lungo periodo, portare anche a risparmi energetici.
Ristrutturare l’ufficio: le detrazioni fiscali
Un buon motivo per decidere adesso di ristrutturare l’ufficio sono sicuramente le detrazioni fiscali relative ai lavori di ristrutturazione. La disciplina fiscale distingue tra immobili a uso esclusivo e a uso promiscuo ma in ogni caso anche le opere di ristrutturazione degli uffici possono essere detratte fiscalmente.

Come scrive infatti l’Agenzia delle Entrate:
Dal 1° gennaio 2018, con riferimento a tali interventi, troverà applicazione la detrazione prevista, nell’ordinaria misura del 36 per cento, dall’art. 16-bis del TUIR.Per fruire della detrazione, gli interventi devono essere effettuati su unità immobiliari e su edifici, o su parti di edifici, esistenti, compresi quelli strumentali per l’attività d’impresa o professionale.
Incentivi non da poco, che vanno in supporto a quanti decidano di iniziare delle opere di ristrutturazione.
Ristrutturare l’ufficio: ripensare gli spazi
Uno dei primi aspetti da valutare quando si decide di ristrutturare l’ufficio è quello di ripensare gli spazi. Le esigenze e le modalità di lavoro cambiano rapidamente e non è detto che una disposizione delle postazioni di lavoro che era funzionare 10 anni fa lo sia ancora adesso: la scelta oscilla sempre tra i due estremi degli open space e degli uffici individuali, ma in entrambi i casi c’è da tener presente il livello di interazione richiesto ai dipendenti, la necessità di spazi protetti in cui svolgere riunioni o effettuare videoconferenze, la facilità di accesso ad archivi e documentazioni e ogni altro aspetto della quotidianità professionale.
Ristrutturare l’ufficio: il risparmio energetico
Sono molti gli aspetti sui quali ristrutturare l’ufficio può aumentare il risparmio energetico dell’azienda. Sicuramente il sistema di illuminazione, con la scelta di lampadine a Led a risparmio energetico e la loro disposizione razionale e a norma di legge. Nuovi infissi e una coibentazione a regola d’arte possono aiutare a risparmiare sulle spese sia del riscaldamento, in inverno, che del raffrescamento tramite aria condizionata in estate. Il tutto considerando che, a differenza di un’abitazione, negli uffici sono in funzione numerose apparecchiature elettroniche che consumano energia e producono calore. E poi il risparmio energetico e la riduzione dell’impatto ambientale della propria attività professionale passa anche da piccoli dettagli, come la scelta di un asciugamani ad aria elettrico che, in alcune situazioni, può essere più economico degli asciugamani di carta.
Ristrutturare l’ufficio: ambienti più sani
Ristrutturare l’ufficio può anche essere l’occasione di predisporre ambienti più sani, per esempio ammodernando il sistema di ricircolo dell’aria calda e fredda, o i caloriferi, o il sistema di aria condizionata. Anche la tinteggiatura può rendere più sano un ambiente di lavoro, oltre che rendere più gradevoli gli ambienti e migliorarne la luminosità.

Idee
11/03/2019

Cosa penseresti se ti dicessero che è obbligatorio fare sport in orario d’ufficio? Be’, in Svezia succede e, secondo uno studio dell’Università di Stoccolma, non solo i dipendenti sono felici di farlo (ma questo forse dipende anche dal fatto che il 70% degli svedesi pratica attività sportiva almeno 1 volta a settimana) ma ne traggono anche parecchi benefici, personali e per l’azienda.
Fare sport in orario d’ufficio: cosa succede in Svezia
In Svezia succede che aziende come la Bjorn Borg, proprio quella fondata dal campione di tennis, una volta a settimana fermano ogni attività e consentono – o invitano – i propri dipendenti a fare sport: yoga, fitness, una corsetta, purché si faccia sport: “Se vuoi che tutti si sentano bene, diano il meglio, se vuoi ottenere risultati nel lungo termine, c’è bisogno che tutti facciano attività sportiva” ha dichiarato alla stampa Henrik Bunge, CEO dell’azienda.

Ora, la Svezia da questo punto di vista è un posto molto particolare, non solo perché la maggior parte degli svedesi è sportiva praticante convinta ma anche perché in Svezia mantenersi in forma e prendersi cura attivamente del proprio stato fisico è considerato come una responsabilità sociale, tanto che la pratica di uno sport è diventata argomento dei colloqui di lavoro, sia per interesse delle aziende che dei lavoratori. Tuttavia i benefici sono indubbi, come evidenziato per esempio da una ricerca britannica che ha dimostrato come fare sport nel mezzo delle ore di lavoro aumenti la produttività, migliori la coesione del team e renda più piacevole andare al lavoro ogni mattina, e come hanno capito anche aziende lontane dal mondo dello sport come Hootsuite, che incentiva a fare sport nell’orario di lavoro, oppure Apple e Google, che offrono ai dipendenti lezioni di yoga, meditazione e pilates al fine di aiutarli anche a focalizzare maggiormente i loro pensieri.
I benefici del fare sport in orario d’ufficio
Sicuramente il primo beneficio e il più immediato del fare sport in orario d’ufficio riguarda i livelli di stress: fare sport, anche in modo blando o per un tempo relativamente breve come 30′, stimola la produzione di endorfine, gli ormoni della felicità, e le endorfine sono le nemiche giurate dello stress.

Fare sport con i colleghi è poi anche un buon modo per stringere rapporti più saldi e più forti, e questo genera un feeling migliore all’interno dell’ufficio, con la conseguenza che si lavora meglio perché ci si sente meglio con i propri colleghi.

Fare sport rinforza anche il sistema immunitario, il che si traduce in un minor numero di giornate di lavoro perse a causa di malattia, e questo è senza dubbio un buon motivo per le aziende per incentivare la pratica sportiva tra i propri dipendenti.

Notizie
08/03/2019

Abito scuro, camicia chiara, cravatta e scarpe nere con i lacci: non c’è film o immagine di cronaca su Wall Street in cui l’immagine del broker maschio non sia questa, ingessata e formale. Ma ora l’abito non fa più il monaco e ad aver rotto una delle regole formali che più sembravano inviolabili nel tempio della finanza mondiale è nientemeno che Goldman Sachs, la più blasonata banca d’affari d’America se non del mondo. Goldman Sachs è dove hanno lavorato Mario Monti e Mario Draghi e immaginarli in jeans e t-shirt è francamente difficile, ma martedì scorso è partita una mail dal nuovo capo, David Solomon, che autorizza i dipendenti all’abbigliamento casual: jeans, t-shirt, felpa e sneakers.

Le spiegazioni possono essere due: una personale e una legata ai tempi che cambiano. La prima riguarda il profilo di Salomon, che è sì un manager di altissimo profilo ma è anche un dj abbastanza rinomato e si diletta in serate musicali nei locali di New York e Miami (difficile a credersi, ma il suo nome è dj D-Sol e Youtube è piena di suoi video).

La seconda è invece legata ai tempi che cambiano e all’affacciarsi dei Millenials nelle stanze dei bottoni: negli States, e nel resto del mondo, la finanza ormai si contende i migliori talenti con le aziende hi-tech. Per sintetizzare la lotta è tra Wall Street e la Silicon Valley, e quindi tra due modi molto diversi di vedere il business e la vita. L’accesso dei Millenials al mondo del lavoro e alle posizioni di vertice sta scardinando molte abitudini consolidate, dal ricorso allo smart working al maggior interesse per il work-life balance rispetto ai premi materiali tanto cari ai Baby Boomers, e negli States è ormai normale che i migliori cervelli del Paese preferiscano prendere la strada della West Coast rispetto a quella verso la East Coast. Non a caso già da tempo in Goldman Sachs chi si occupa di sistemi tecnologici era stato autorizzato ad andare in ufficio vestito casual ma, ora che i Millenials sono il 75% dei dipendenti della banca, il via libera è arrivato per tutti.

Il tutto, chiaramente, cum grano salis: perché se per andare a incontrare Zuckerberg o un qualsiasi startupparo di San Francisco va benissimo la felpa grigia con il cappuccio, quando si tratta di trattare con i facoltosi investitori di Manhattan l’abito continua a fare il monaco, e il Wall Street Style alla Gordon Gekko è sempre quello giusto da sfoggiare.

Idee
05/03/2019

La pubblicità tramite oggetto, detta anche PTO, è un’attività di marketing diretto che sfrutta accessori e gadget come supporto al messaggio pubblicitario. Nata negli anni Ottanta, la pubblicità tramite oggetti è ancora oggi un mezzo di comunicazione efficace tanto nel veicolare un messaggio preciso attraverso una risorsa tangibile quanto nel targettizzare con precisione il pubblico di utenti al quale ci si rivolge: i gadget aziendali personalizzati sono infatti un veicolo di promozione del messaggio pubblicitario tanto forte quanto duraturo. Secondo uno studio pubblicato della PPAI (Promozional Products Association international) l’81% dei responsabili marketing aziendali si affida ai gadget personalizzati per migliorare la brand equity (il valore del marchio percepito dal pubblico target) e l’86% di chi riceve questi oggetti personalizzati afferma di ricordare il nome dell’azienda e identificarne il brand e i prodotti e servizi.
I vantaggi della pubblicità tramite oggetto
Sono numerosi i vantaggi della pubblicità tramite oggetto, principalmente perché i regali aziendali sono oggetti utili e graditi, con una elevata probabilità di essere utilizzati con continuità e quindi performance di promozione del marchio che durano nel tempo come nessun’altro mezzo pubblicitario.

Sintetizzando, un oggetto promozionale può:

Richiamare l’attenzione
Ringraziare
Incentivare
Promuovere
Creare contatti
Veicolare un messaggio
Instaurare relazioni

Oltre a ciò, affidare il proprio messaggio di comunicazione alla pubblicità tramite oggetti garantisce numerosi vantaggi, tra i quali:

Fidelizzare clienti, dipendenti e fornitori
Promuovere direttamente servizi e prodotti
Fidelizzare al marchio aziendale (Brand Awarness)
Massimizzare il ROI attraverso una strategia di marketing a basso costo e con alto ritorno
Generare gratitudine

I gadget di maggior successo da usare nella Pubblicità Tramite Oggetto
I gadget di maggior successo da usare nella Pubblicità Tramite Oggetto sono tutti quei prodotti di facile uso, pratici, che durano nel tempo e che permettono una personalizzazione efficace ed evidente.
Penne
Le penne personalizzate sono tra gli oggetti più comuni per le campagne di PTO: sono oggetti di uso quotidiano e ricorrente, a basso costo, funzionali ed efficacemente personalizzabili.
Adesivi
Gli adesivi possono essere un efficace strumento di branding: le etichette adesive con il logo dell’azienda sono visibili a un gran numero di persone (in particolare se applicate a veicoli o in luoghi pubblici come vetrine di negozi) e, se ben fatti con una immagine e un copy di effetto, rimangono senza dubbio in mente.
Spille
Le spille portano con sé il valore dell’appartenenza (per esempio in ambito politico) ed è per questo che possono essere un efficace strumento di marketing all’interno di una strategia di PTO.
Magliette
Le magliette possono essere una soluzione davvero efficace perché oltre che Pubblicità Tramite Oggetto diventano anche pubblicità in movimento. Come per gli adesivi anche le magliette devono essere ben fatte, sia dal punto di vista della confezionatura che nella scelta di colori, loghi, scritte e grafiche.
Calendari
I calendari sono un altro gadget di uso frequente, hanno il vantaggio di durare per 1 anno, sono utili, a basso costo e, se ben fatti con immagini di impatto, possono risultare anche gradevoli come oggetto di arredo sulla scrivania.
Memorie USB
Anche nell’epoca del cloud le memorie USB continuano a essere un ottimo strumento di pubblicità tramite oggetto: in occasione di eventi, fiere e convention, ma anche come cadeau natalizio, o per trasmettere informazioni e materiali informativi, le memorie USB risultano di impatto, facilmente personalizzabili, a relativo basso costo e sicuramente molto utili in numerose occasioni.

Idee
04/03/2019

Un licenziamento – collettivo o individuale – è sempre un momento molto traumatico nella vita professionale di una persona: oltre agli innegabili problemi pratici che comporta, ci sono tantissime ripercussioni psicologiche di cui tener conto. Panico, rabbia, sconforto, sfiducia, depressione, ansia sono solo alcuni dei sentimenti che si possono far strada nella propria mente dopo un licenziamento e che possono portare a gesti e azioni controproducenti per sé e per le possibilità di trovare un altro lavoro nel futuro. Ora, anche considerando un periodo più o meno breve di pianto e rabbia – perché sfogarsi è legittimo e anche catartico – ci sono alcune cose da non fare dopo aver ricevuto la notizia del proprio licenziamento. Perché per quanto sia difficile vedere qualcosa di positivo in quella situazione, bisogna evitare che le cose possano andare ancora peggio.
Cosa non fare dopo un licenziamento
La prima cosa da non fare dopo un licenziamento è pensare necessariamente che questo ci riguardi come persona: ci sono logiche, nelle aziende, che vanno oltre e sopra le persone. Quindi sangue freddo, analisi lucida ed evitare di fare anche una sola delle seguenti azioni davvero controproducenti.
Sfogarsi sui social
Sfogarsi è legittimo e anche salutare, ma farlo sui social può essere davvero controproducente. Se proprio vuoi scrivere qualcosa, scrivi una lunga lettera, in cui elenchi tutti i tuoi motivi di rabbia, e poi stracciala o bruciala, ma non postare nulla su Facebook e simili: ormai le risorse umane e i datori di lavoro guardano i social dei loro dipendenti, e più che toglierti i sassolini dalle scarpe rischieresti di metterti in cattiva luce con il potenziale, nuovo datore di lavoro.
Perdere il controllo in azienda
Il licenziamento è un boccone amaro da digerire ma perdere il controllo con il proprio responsabile, con l’amministratore delegato, con il titolare o con le risorse umane è una pessima idea: non ti aiuta a stare meglio, non risolve la situazione e ti porta solo a farti nuovi nemici. E invece anche il tuo ex datore di lavoro che ti ha appena licenziato può diventarti utile: serve avere la lucidità di gestire con freddezza la situazione e chiedere una lettera di referenze prima di andarsene (se non al titolare, almeno al proprio responsabile). Anche i colleghi possono essere utili: per chiedere contatti, per fare networking, o chissà, un giorno, per lavorare di nuovo con loro in una veste diversa, magari di cliente o di fornitore.
Chiudersi in casa
Non c’è niente di cui vergognarsi e non c’è nulla da nascondere: chiudersi in casa per non far vedere di essere a casa dal lavoro può solo portare a qualche forma di isolamento e depressione. Anzi, è proprio davanti ai colpi bassi della vita che servono le persone care, gli amici, i parenti, e le reti sociali.
Mentire
Vedi sopra, di cui questo punto è la conseguenza: anche se sei a casa perché hai perso il lavoro e non perché sei in vacanza, non mentire. E non mentire nemmeno nei colloqui che sosterrai per trovare un altro lavoro: il mondo è piccolo, la verità emerge sempre, e la cosa più giusta da fare è raccontare sinceramente la propria versione dei fatti, in maniera piana e oggettiva.
Firmare qualunque cosa
Ecco, in un processo di licenziamento ci sono anche parecchi documenti da firmare: non fatelo subito, così di getto e in preda alla rabbia. Avete tutto il diritto di leggerli con calma, farli leggere a un esperto in diritto di lavoro, a un legale o ai sindacati, e quindi no, non firmate nulla sulla scia dell’emotività.
Buttarsi subito alla ricerca di un nuovo lavoro
Sì, certo, è il primo pensiero di chiunque, per ovvi motivi pratici e psicologici. Ma non è una buona idea: prima è meglio lasciar sedimentare l’emotività, guardarsi all’interno, pensare alla propria carriera, a ciò che si sa fare e a ciò che si vorrebbe fare, a dove e come si sarebbe felici e realizzati dal punto di vista professionale. Può bastare anche qualche giorno, una settimana di tempo, per pensare a se stessi dal punto di vista professionale: il tempo è davvero soggettivo ma prenderselo per uscire dalla tempesta emotiva e razionalizzare il proprio percorso professionale è, paradossalmente, un lusso che raramente capita nella vita.

Ufficio
28/02/2019

Il colloquio di lavoro è sicuramente essenziale per farci ottenere il posto che tanto desideriamo. Abbiamo visto in passato come prepararsi per affrontarlo al meglio; oggi vogliamo toccare un punto in particolare di un colloquio di lavoro in corso: le domande da chiedere. Ovviamente molte delle domande saranno poste dall’esaminatore ma, generalmente verso la fine, viene sempre riservato qualche minuto perché sia il candidato a porre le proprie. Il colloquio andrebbe infatti inteso come una conversazione a due vie dove l’esaminatore può comprendere se quel candidato è ideale per l’azienda ma è anche l’occasione per chi è oggetto del colloquio di capire se l’azienda fa al caso suo. Inoltre, riuscire a porre le domande giuste fa una buona impressione e dimostra interesse. Non aver paura di prendere appunti, magari anche su alcuni fogli di carta per fotocopie: anche questo è un aspetto a favore del tuo interesse. Ma quali sono le domande migliori da chiedere al nostro esaminatore? Vediamole insieme!
Quali sono le responsabilità giornaliere previste da questo ruolo?
Per prima cosa, consigliamo di evitare domande chiuse che prevedano solamente un Sì o un No di risposta. La domanda aperta favorisce infatti la conversazione ed è un buon modo per ricevere un’analisi più approfondita da parte dell’esaminatore. Sicuramente, una delle domande che dovresti porre è farti spiegare le tipiche mansioni previste dal ruolo che ipoteticamente andrai a ricoprire. Ciò denota un reale interesse nella posizione, oltre a offrirti l’occasione per carpire quante più informazioni possibili sul ruolo. In tal modo, potrai anche visualizzarti a copertura del posto e decidere se fa al caso tuo e se si abbina bene alle tue competenze e conoscenze. Apprenderai inoltre le caratteristiche fondamentali che deve possedere chi ricopre quel ruolo e sarai più propenso e pronto ad affrontare l’eventuale formazione che ti spetterà all’inizio dell’incarico. Potresti inoltre scoprire se vi è possibilità di progredire e come il ruolo si è evoluto nel corso del tempo per avere una panoramica più dettagliata della cultura aziendale.
Dal Suo punto di vista, come si trova a lavorare in questa azienda?
Una domanda un po’ più diretta per individuare punti in comune con l’esaminatore – aspetto anch’esso fondamentale per superare un colloquio di lavoro – riguarda il background e il parere personale su come l’esaminatore si trova all’interno dell’azienda. Oltre che per creare un maggior legame, sarà anche un’opportunità per ricevere un’opinione proveniente direttamente dall’interno dell’azienda. Una domanda semplice che può fare emergere moltissimi indicatori sulla cultura aziendale e sull’organizzazione stessa. Può inoltre essere un modo per comunicare il tuo desiderio di lavorare in un ambiente positivo dove poter tirare fuori il meglio di te stesso.

A chi dovrei riferire e com’è strutturato il mio team?
Con questa domanda mostrerai attenzione verso il lavoro di squadra e volontà nel capire come il team si inserisce nella cultura aziendale. Riceverai maggiori dettagli su quali saranno i principali reparti con cui ti interfaccerai, oltre ad avere una prima introduzione dei colleghi con i quali sarai a più stretto e diretto contatto. Rappresenta inoltre un’ottima occasione per comprendere come le mansioni siano distribuite all’interno del team e come venga valutato il rendimento individuale. Se il colloquio è andato bene, l’esaminatore potrebbe anche presentarti il team, offrendoti una panoramica dei principali reparti con un tour dell’azienda.
Quali sono le maggiori opportunità e sfide per l’azienda in questo momento?
Questa domanda ti consentirà di approfondire ciò che in teoria dovresti aver già letto sul sito dell’azienda in preparazione al colloquio. Un sito però è generalmente ideato per promuovere un’organizzazione e raramente potrà offrire un’idea a tutto tondo. Con questa domanda potrai invece scoprire gli ultimi successi aziendali e avere un’idea della vision e degli obiettivi strategici per il futuro; in tal modo, mostrerai di essere una persona attenta e desiderosa di cogliere le opportunità. Se hai letto qualche recente sviluppo come il lancio di un nuovo prodotto, questo è il momento ideale per dimostrare di aver svolto un’approfondita ricerca in vista del colloquio. Essere al corrente delle maggiori problematiche che l’azienda sta affrontando al momento, ti darà invece l’opportunità di individuare modi per risolverle e spiegare come le tue competenze possano essere di aiuto.

Quali sono le opportunità di formazione a disposizione dei dipendenti?
Questa è una domanda basilare ma molto importante, non solo per capire se in quell’azienda è possibile progredire ma anche per dimostrare il tuo interesse verso l’acquisizione di nuove competenze – aspetto che sarà a tuo vantaggio ma che si rifletterà ovviamente anche sull’azienda. Per la crescita professionale è essenziale avere accesso a un’adeguata formazione, indipendentemente dal ruolo o dalla fase in cui ti trovi a livello di carriera lavorativa. Per terminare il colloquio, puoi chiedere infine quali saranno le fasi successive della procedura di assunzione e quali passaggi devono essere completati perché l’azienda sia pronta a formulare un’offerta di lavoro.

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Speriamo che questo articolo ti possa aiutare a superare il tuo prossimo colloquio di lavoro offrendoti qualche spunto per formulare le domande migliori al tuo esaminatore. Ne hai già qualcuna che poni a ogni colloquio che affronti? Condividile con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
27/02/2019

“Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini, per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile”: l’ha detto Charlotte Whitton, femminista e primo sindaco donna di Ottawa, una delle più grandi città del Canada, tra il 1951 e il 1956 e poi ancora tra il 1960 e il 1964. Se era vero nel Canada degli anni Cinquanta e Sessanta, è tuttora vero in praticamente tutto il mondo, in particolare se si considera il ruolo delle donne nelle posizioni di vertice in politica e nell’economia (per esempio in Italia solo il 22% dei manager è donna, con una perdita del 4% di salario a ogni maternità) o la discriminazione salariale per cui, secondo stime Onu, le donne a parità di posizione guadagnano in media il 23% degli uomini.

Tuttavia ci sono donne che riescono a infrangere il muro del potere maschile nelle professioni, nell’economia, nelle arti e anche in ambiti finora considerati prettamente, prevalentemente o esclusivamente maschili: ce la fanno per la loro intelligenza, per la loro forza, per la loro tenacia e per la loro bravura, tutte qualità che non dovrebbero riguardare il genere ma che, ancora come al tempo di Charlotte Whitton, le donne devono dimostrare di più e meglio degli uomini.

Ed è proprio da queste 8 donne che è possibile trarre ispirazione anche, se non soprattutto, in giorni speciali come l’8 marzo.
Marie Curie
L’unica donna, tra i 4 vincitori di due premi Nobel e, con Linus Pauling, l’unica ad averlo vinto in due discipline diverse, la fisica e la chimica. Il tutto nascendo in una regione, la Polonia russa, in un epoca in cui alle donne erano preclusi gli studi superiori: con il marito si trasferì a Parigi, dove si laureò in chimica e matematica alla Sorbona, università nella quale divenne la prima donna docente della storia, nella cattedra di fisica generale. Tra le sue frasi più dense di significato, quella che dice: “Nessuna vive una vita facile, ma tutte devono perseverare ed avere fiducia in sé stesse. Dobbiamo credere di avere il talento per fare qualcosa in particolare, e scoprire di cosa si tratta.”
Margaret Thatcher
La Lady di Ferro, soprannome poco femminile e molto autoritario, è stata la prima donna (e l’unica fino all’attuale Theresa May) a ricoprire la carica di Primo Ministro del Regno Unito: nata in un sobborgo di Londra da genitori piccoli commercianti alimentari, ha coltivato l’attività politica fin dagli anni degli studi in chimica, promuovendo quel mix di liberalismo economico e conservatorismo sociale (benché sia stata tra i pochi conservatori a votare per la depenalizzazione dell’omosessualità e dell’aborto) divenuto poi celebre, nei suoi anni di governo dal 1979 al 1990, come tatcherismo. Era solita dire che “se qualcosa dev’essere detto, fallo dire ad un uomo; se qualcosa dev’essere fatto, fallo fare ad una donna.”
Oprah Winfrey
Oprah Winfrey, soprannominata negli USA “la regina di tutti i media”, è una delle donne più ricche, potenti e influenti del mondo nonché autentica icona del woman power: figlia di un minatore e di una casalinga, abbandonata da bambina, cresciuta con la nonna in una fattoria del Mississippi, Stato in cui negli anni Sessanta vigeva ancora una severissima segregazione razziale, ha saputo conseguire una laurea in comunicazione e poi affermarsi nel mondo dei media americani grazie al talento, alla personalità e alle capacità comunicative. Imprenditrice, attrice, conduttrice Tv e filantropa, probabilmente la donna che più di ogni altra si è impegnata per gli altri nella storia degli States, Oprah Winfrey è amatissima in America anche per aver saputo negli anni superare le barriere del razzismo, del sessismo e del fat-shaming seguendo i principi di una delle sue frasi più dense di significato: “Sono stata educata a pensare che il modo migliore per sconfiggere il razzismo ed il sessismo sia dimostrare le proprie capacità. È proprio questo il concetto secondo cui lavoro ogni giorno.”

Coco Chanel
Non solo un’icona della moda e creatrice di uno stile inconfondibile, ma anche la personalità che più di ogni altra ha incarnato il nuovo modello femminile della contemporaneità, quello di una donna che lavora, che è dinamica e indipendente e che si affranca dai vincoli della società, anche quello dell’abbigliamento costrittivo tipico della Belle Époque. Il tutto partendo dalla condizione di figlia di un venditore ambulante, di orfana e di adottata in un orfanotrofio.
Anita Roddick
Il nome, la mente, la personalità e la donna dietro a The Body Shop, una delle più fortunate catene di cosmetici al mondo. Eppure Anita Roddick a quell’impresa ci è arrivata un ’bout per caso, avendo fatto prima l’insegnante, la cameriera e l’impiegata: The Body Shop nacque come piccolo negozio di quartiere all’insegna dell’impatto zero, fino a diventare un impero da oltre 2000 punti vendita e 77 milioni di clienti in 51 paesi del mondo. Quando Anita Roddick è morta nel 2007 a causa dell’epatite C ha lasciato tutta la sua eredità, 51 milioni di sterline, alla Roddick Foundation attiva ancora oggi nella difesa dei diritti umani.
Samantha Cristoforetti
La prima donna italiana nello spazio, astronauta europea e donna con la più lunga permanenza nello spazio in un singolo volo (199 giorni, il secondo record superato nel 2017 dalla statunitense Peggy Whitson), Samantha Cristoforetti ha saputo non solo affermarsi in un mondo ancora fortemente maschile grazie alle sue indiscusse capacità e competenze ma anche bucare lo schermo e comunicare il fascino dell’Universo a una vastissima platea (per esempio con una memorabile intervista dallo spazio durante un Festival di Sanremo) fino al punto da indurre la Mattel a dedicarle una bambola Barbie al fine di dare alle bambine un modello femminile positivo a cui ispirarsi.
Sheryl Sandberg
Sheryl Sandberg è Chief Operating Officer di Facebook, cioè una delle poche donne al vertice di una delle tech company della Silicon Valley. Ma non è tanto il suo ruolo professionale a farla entrare di diritto nel novero delle donne da cui trarre ispirazione: è lei infatti ad aver creato il circuito Lean In, nato dal libro “Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire”, dedicato appunto alle donne come invito e sprone ad alzare la mano e farsi avanti, nella vita e nel business. Del libro è anche la frase simbolo: “in un mondo equo le donne governerebbero metà dei Paesi e delle aziende; gli uomini metà delle nostre case”.

Bebe Vio
Una ragazza di poco più di 20 anni che fin da bambina ha saputo tramutare una tragedia in una storia di riscatto, esempio e ispirazione: Bebe Vio aveva appena 11 anni quando fu colpita da una meningite fulminante che la portò alla necrosi e amputazione di tutti e 4 gli arti e a una lunga degenza in ospedale. Chiunque si sarebbe arreso al destino e invece Bebe, poco dopo, ha ripreso a praticare la scherma, la sua grande passione fin da bambina, fino a diventare campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto individuale. Ma non sono soltanto le vittorie sportive, e i conseguenti riconoscimenti come quello del ruolo di portabandiera alla Paralimpiade di Rio 2016, a farne una donna fonte di ispirazione: Bebe è stata infatti scelta fra i cinque testimonial mondiali, uno per ogni continente, della campagna di sensibilizzazione a favore dei vaccini contro la meningite, ha fondato insieme alla sua famiglia una ONLUS di sostegno all’integrazione sociale tramite la pratica sportiva per quei bambini che hanno subito amputazioni, ed è quotidianamente impegnata contro il cyberbullismo.

Idee
25/02/2019

Il mal di testa da ufficio è una patologia molto più diffusa di quanto già si possa immaginare: per molti lavorare fa venire il mal di testa e in effetti emicrania e cefalea sono le malattie del XXI secolo. In Europa soffre di mal di testa da ufficio il 6% degli uomini e il 20% delle donne, per lo più lavoratori e lavoratrici tra i 25 e i 55 anni di età. Un problema per le persone ma anche per le aziende, se è vero che il 15% delle assenze dal lavoro è causato proprio dal mal di testa, la cui forma più diffusa è la cefalea tensiva, appunto il mal di testa da ufficio.
Mal di testa da ufficio: le cause
Due sono le cause del mal di testa da ufficio: posture scorrette alla scrivania o aria viziata, oltre ad altre concause come orari che si allungano eccessivamente oltre il limite fisiologico degli straordinari, le pause pranzo troppo brevi o con cibo inadatto, e ovviamente lo stress. A dirlo due ricerche scientifiche che per mesi hanno monitorato l’insorgere del mal di testa tra chi, uomini e donne, lavorava all’interno di un ufficio.
Mal di testa da ufficio per l’aria viziata
La prima ricerca è stata condotta in Svizzera e riguarda il mal di testa da ufficio per l’aria viziata: la rivista dei consumatori svizzeri Ktipp ha infatti pubblicato i dati di una survey condotta in centinaia di uffici e dalla quale è emerso che temperature eccessive, tassi di umidità elevati, poco ricambio d’aria e valori elevati di CO2, presenti in 4 uffici su 5, portano a stanchezza, vertigini, scarse prestazioni, peggioramento delle condizioni di salute e, in definitiva, al cosiddetto mal di testa da ufficio per l’aria viziata.
Mal di testa da ufficio causato dalle posture scorrette
L’altro mal di testa da ufficio è quello causato dalle posture scorrette. Lo ha dimostrato un programma condotto dai ricercatori della sezione Cefalea e Dolore Facciale del dipartimento di Fisiopatologia Clinica e del CPO Piemonte dell’Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista – Molinette di Torino su oltre 2.000 dipendenti del Comune di Torino. I lavoratori pubblici del capoluogo piemontese sono stati divisi in 2 gruppi: a uno sono stati assegnati esercizi posturali da eseguire ogni 2 o 3 ore durante l’orario di lavoro e in parte anche a casa, nel tempo libero; gli altri hanno continuato con le precedenti abitudini.

Se all’inizio del programma di esercizi posturali la media era di 7 giorni di mal di testa da ufficio al mese e 11 giorni di indolenzimento e dolori muscolari a collo e spalle, dopo i 7 mesi del programma di esercizi è stata riportata una riduzione del 34% dei giorni di mal di testa da ufficio e di dolori muscolari compreso il calo del 29% nel ricorso ad analgesici.
Mal di testa da ufficio: i rimedi
Se postura corretta, pause regolari e alcuni esercizi posturali possono aiutare a ridurre il mal di testa da ufficio dovuto a dolori muscolari a collo e spalle, diverso è il caso del mal di testa causato dall’aria viziata. In questo caso è fondamentale areare spesso i locali, almeno ogni ora o anche più nel caso di molte luci accese o particolare affollamento (per esempio in una sala riunioni) e serve a poco lasciare socchiuse le finestre perché sarà più l’uscita di aria, calda o fredda, e lo spreco energetico conseguente per riscaldamento o raffrescamento, che il reale ricircolo di aria non viziata.