Mese: March 2015
Idee
16/03/2015

Questi sono i migliori posti di lavoro al mondo, e a dirlo sono gli stessi dipendenti: nell’annuale classifica pubblicata da Fortune, a pesare nel giudizio sulla qualità del lavoro nelle grandi sono società sono per i 2/3 il giudizio di chi vi lavora. Il metodo è quello sviluppato da Great Place to Work, che manda questionari anonimi a un panel di dipendenti delle principali società mondiali, e poi conduce un’Audit su salari, benefit, politiche di assunzione, formazione, parità tra i sessi e altri indicatori qualitativi.

Anche per il 2015 al primo posto c’è Google, ed è la sesta volta consecutiva.

Al secondo posto The Boston Consulting Group, che permette di prendere un congedo di 3 mesi per prestare il proprio lavoro in realtà socialmente utili.

Terzo posto per Acuity, società assicurativa che tra i benefit annovera il rimborso completo delle spese di formazione e training e nessun limite per la paga nei giorni di malattia (e non a caso è il miglior debutto in classifica di quest’anno).

Quarto posto per SAS, nel cui giardino ogni anno si piantano 3800 fiori (e i 37 giardinieri son tutti dipendenti assunti)

Seguono Robert W. Baird (il cui motto è “Niente st**nzi qui dentro”, e chi sgarra è fuori), Edward Jones (quarta società di consulenza finanziaria degli States), Wegmans Food Markets (il miglior store alimentare d’America), salesforce (pionieri del cloud con la metà dei dipendenti consigliata dagli stessi colleghi), Genentech (biotecnologie) e al decimo posto Camden Property Trust (con incredibili programmi di welfare per i dipendenti).

La classifica completa delle motivazioni si può leggere su Fortune, dove si scoprono cose curiose come il 17° posto di W. L. Gore & Associates (quelli delle scarpe e giacche impermeabili), il 24° di Twitter e il 50° di Goldman Sachs.

Idee
13/03/2015

Colla, forbici e creatività: si avvicina la festa del papà, e riciclando qualche prodotto da ufficio, con un po’ di ingegno e manualità si possono preparare tante simpatiche idee per i papà. Eccone 4, trovate in Rete, con le istruzioni per realizzarle

La tazza personalizzata

Realizzare una tazza personalizzata con i disegni dei bambini è più semplice di quanto sembri (come spiega bene Pane Amore e Creatività): servono una tazza di colore bianco, una matita e un pennarello sharpie per scrivere sulla ceramica (lo potete trovare qui).

Prima si esegue il disegno a matita, poi si ripassa con il pennarello Sharpie e – prima di toccare il disegno o lavare la tazza con l’acqua – occorre un passaggio in forno.

 

La cornice per le foto con le cialde del caffè

Realizzare una simpatica cornice con la foto del papà è davvero semplice: occorre del materiale per la cornice (della gommapiuma, ma anche del cartoncino, che potete trovare qui), delle fornici, della colla (che potete trovare qui) e delle cialde da caffè (come queste): si ritaglia la cornice, si incollano la foto del papà e le cialde, magari assortendo i colori, ed il gioco è fatto (come spiega bene il sito Crescebene.com).

Il biglietto d’auguri a forma di giacca

Un simpatico biglietto d’auguri per la festa di un papà sempre elegante: servono dei cartoncini di vari colori (che trovate qui); delle forbici e della colla (in vendita qui), due bottoni e un pennarello colorato (lo trovate qui): a questo punto basta piegare e disegnare il cartoncino come raccontato da Lavoretti Creativi e in pochi minuti ecco pronto un regalo per la festa del papà.

La coppa per il miglior papà del mondo

Anche questo lavoretto per la festa del papà è davvero semplice: occorrono due tazze o bicchieri di carta per il caffè come questi, della colla, dei pennarelli, del cartoncino e delle forbici per ritagliarlo: poi basta armarsi di fantasia e creatività ed ecco la coppa per il miglior papà del mondo.

Il biglietto d’auguri da colorare

E se con il bricolage e con la manualità non siete forti potete sempre scaricare questo Diploma di miglior papà dell’anno, stamparlo (qui trovate tutto l’occorrente per la stampa) e colorarlo con matite e pennarelli come questi.

Ufficio
11/03/2015

Ci sono le frasi da non rivolgere mai al proprio capo, e ci sono anche le cose da non rivelare mai, a nessuno, per nessun motivo. Pena trasformare le giornate lavorative in una corsa ad ostacoli se non in un vero e proprio calvario. E allora dai bagordi del weekend alla ricerca di un altro impiego, ecco i segreti da tenere ben stretti nella bocca chiusa, stilati da un esperto della rivista americana Forbes.

Odio il lavoro
Ammettere che ciò che fate vi fa schifo è il primo passo per un declassamento.

Sei un incapace
Sì, il vostro collega potrebbe anche essere un incapace, ma a meno che non siate il capo, questa considerazione è meglio tenerla per sé. Avete presente il rischio sabotaggio? Ecco, gli incapaci sono bravissimi a sabotare.

Idee politiche e convinzioni religiose
Cosa si è votato all’ultima elezione, cosa si pensa della religione propria o altrui, cosa si pensa del capo del governo: tutti argomenti tabù: più alto il rischio di passare in cattiva luce di quello di guadagnare qualche posizione nella considerazione altrui.

Lo stipendio
Certo, la curiosità è molta, ma sbandierare la busta paga è il primo passo per scatenare invidie e ritorsioni (o per finire mortificati).

La vita social
Il profilo Facebook, quello Twitter e qualsiasi altro profilo social sono personali: meglio non mischiarli con la professione, troppo alto il rischio di urtare qualche collega o indispettire il capo con frasi, immagini e status fuori luogo.

La camera da letto
Sono affari vostri, e non fregano a nessuno. Nemmeno a quelli che pensate potrebbero invidiarvi.

La camera da letto degli altri
Come sopra: ciascuno è libero di dedicarsi al sesso come e quando meglio crede, anche in ufficio. E benché un minimo di pettegolezzo aiuti a cementare la fiducia reciproca, non sono fatti vostri.

Desiderare il posto d’altri
Ambizione lecita, ma sbandierarla ai 4 venti è il modo migliore per vederla svanire rapidamente.

Il passato tumultuoso
Tutti hanno un passato più o meno da nascondere. Meglio farlo totalmente e continuare a dare una rassicurante immagine di sé.

I bagordi del weekend
Raccontare di aver appena terminato un fine settimana all’insegna degli eccessi è il viatico al mettersi in cattiva luce. Potete fare ciò che vi pare, basta tenerlo per sé.

Era solo una battuta
Farsi scappare una battuta fuori luogo e poi cercare di ritrattarla spiegando che era ‘solo’ una battuta è quasi più dannoso che fare una battuta sbagliata e chiedere scusa. Nel dubbio: evitare le battute.

Essere in cerca di un altro lavoro
Tutti sono in cerca di un lavoro migliore, con uno stipendio migliore, in un posto migliore. Ma finché non lo si trova, meglio dare l’idea di essere affidabili e totalmente coinvolti in quello che si sta facendo.

Idee
09/03/2015

Mettiamola così: per aprire le porte automatiche dell’ufficio, prendere il caffè alla macchine e attivare il proprio account alla fotocopiatrice non serviranno più né badge né password, ma basterà sfiorare il tutto con un dito. Dito all’interno del quale è stato inserito un microchip grande quanto un granello di riso.

Sì, accade in Svezia, in un futuristico centro direzionale chiamato Epicenter, e un giornalista della BBC è andato a vedere se è solo una follia futuristica alla Blade Runner oppure è davvero il domani che ci aspetta.

Intanto: farsi inserire il microchip sottocutaneo non è più doloroso di una qualsiasi punturina. Poi: il microchip non serve solo per attivare tutte quelle funzioni quotidiane che ci troviamo a vivere in ogni ufficio del mondo (appunto aprire porte automatiche, attivare fotocopiatrici, etc) ma è una vera e propria identità digitale: volendo vi si possono inserire informazioni sensibili come la carta di credito, il biglietto da visita, dati medici e quant’altro.

Infine: i creatori del sistema – si chiamano Swedish Biohacking Group – sono ovviamente entusiasti, e pensano che prima o poi toccherà a tutti. Ma intanto, stando a quanto scritto da Rory Cellan-Jones, Technology correspondent della BBC, c’è anche chi non ci pensa nemmeno lontanamente a farsi infilare un pezzo di silicio sotto la pelle del polpastrello dell’indice.

Idee
06/03/2015

Polvere, per lo più. Ma anche umidità, incrostazioni, rifiuti non rimossi o depositati a una distanza non adeguata dalle postazioni di lavoro. E ancora aria viziata e poco salubre. Sembra incredibile, ma ancora oggi, in Italia, ci sono uffici e luoghi di lavoro in cui le condizioni di igiene e pulizia lasciano alquanto a desiderare.

Che fare se ci si ritrova a lavorare in un ambiente non salubre? Prima di tutto conoscere i propri diritti: lavorare in un ambiente sano è un diritto, tutelato da 3 articoli della Costituzione (3, 23 e 41) e ovviamente dalla legge sulla sicurezza sul lavoro (Decreto Legislativo 81/08, articoli 62 e 66). Responsabile del rispetto di queste norme è il datore di lavoro, al quale ci si può rivolgere in prima istanza per segnalare fatti e circostanze specifiche.

Se da parte del datore di lavoro non c’è una risposta positiva ci sono poi degli organi ufficialmente prestabiliti per prendersi carico di queste istanze: il medico aziendale, in primis; il responsabile del servizio prevenzione e protezione (in pratica il responsabile della sicurezza, nominato dall’azienda stessa) oppure il rappresentate dei lavoratori in materia di sicurezza sul lavoro.

Se anche le persone interne all’azienda non fanno nulla ci si può infine rivolgere alle autorità esterne, come la Spsal (Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) attiva normalmente all’interno della Asl di appartenenza: la legge prevede che provvedano a un sopralluogo e, se il caso, a predisporre una diffida che obblighi il datore di lavoro a prendere provvedimenti, pena anche una sanzione pecuniaria.

Notizie
04/03/2015

E così, dopo che BlackBerry ha perso lo scettro di business phone per eccellenza, Microsoft si è gettata sull’utenza business con decisione e tutti sembrano preferire l’iPhone anche per gli affari, ora anche Google punta al mondo delle aziende: Mountain View ha infatti annunciato con un post sul proprio blog il lancio del programma Android for Work, una vera piattaforma professionale interna al sistema operativo Android che aumenti la sicurezza e crittografia degli scambi di informazioni tra smartphone e contemporaneamente punti al miglioramento della produttività in mobilità.

Con l’adesione al programma gli smartphone con il sistema operativo in versione 5.0 troveranno disponibili un nuovo sistema di crittografia dei dati, il supporto multi-utente con la possibilità di registrare account aziendali isolati dal resto del telefono, la distinzione tra App aziendali e altre applicazioni come social e giochi presenti sullo stesso dispositivo e la limitazione del controllo da remoto da parte degli amministratori del sistema ai soli dati e applicazioni inerenti l’account di lavoro.

Da parte degli amministratori del sistema sarà anche possibile distribure le App di produttività aziendale attraverso uno store dedicato che si chiama Google Play for Work, e ovviamente ci sarà anche una suite di produttività di base. Nel blog di Google si parla anche di supporto al protocollo Exchange.