Mese: June 2015
Idee
15/06/2015

Guardatevi intorno: vedete palazzoni grigi, traffico e vi passa la voglia di lavorare? Be’, a Londra un’alternativa c’è: si chiama TreeXOffice ed è un ufficio sospeso su un albero, immerso nel verde (ora di Hoxton Square, ma di tanto in tanto cambia location) e totalmente ecologico.

Non solo: TreeXOffice è un vero spazio di co-working con 8 postazioni tutte con accesso alla corrente elettrica ed alla rete wi-fi e, se necessario, può diventare anche una sala riunioni o uno spazio per eventi e presentazioni. La struttura è di carta compressa e pareti di policarbonato traslucido che permettono un costante ingresso di luce e aria e un contatto diretto con la natura ed è stato progettato da Natalie Jeremijenko con gli artisti Shuster + Moseley, la Tate Harmer Architects e gli architetti dello studio Gensler.

Insomma, se le nuove tendenze dell’ufficio del futuro sono queste, chi non vorrebbe lavorare, almeno per un giorno, nel Treexoffice?

Idee
12/06/2015

Mamma “e” lavoratrice o mamma “o” lavoratrice? La differenza è sostanziale, e purtroppo ancora oggi, per molte donne, soprattutto in Italia, carriera e famiglia sono spesso due mondi inconciliabili.

C’è un post di Claudia Voltattorni sul blog La 27^ Ora del Corriere della Sera che ha scatenato parecchio dibattito
Sono una mamma lavoratrice. Una di quelle che incastra pezzetti di vita suoi e della propria famiglia, una di quelle che corre sempre, che vorrebbe una giornata da 30 ore ma che tanto sarebbe lo stesso sempre in ritardo.Sono una mamma lavoratrice felice di esserlo, anzi, di più, convinta di esserlo.

Però a volte anche io ci penso: e se mollassi tutto? E se un giorno mi mettessi solo a “fare la mamma”?
Eppure di mamme di successo, sul lavoro e con i figli, ce ne sono, anche in ruoli di assoluto prestigio, influenza e potere come quelle in questa gallery di Msn.it sulle mamme lavoratrici più potenti del mondo che comprende nomi come influenti come quelli di Anna Wintour direttrice di Vogue (quella velatamente de Il Diavolo Veste Prada, film cult sulla vita da ufficio) o Arianna Huffington co-fondatrice dell’Huffington Post, donne dello showbiz come Angelina Jolie o Beyonce Knowles, donne potenti come Cristine Lagarde direttrice del Fondo Monetario Internazionale o la nostra Emma Marcegaglia, prima donna presidente di Confindustria e dal 2003 mamma di Gaia.

La domanda per molte è: ma come fanno? Le risposte (perché sono tante, e mai una sola) forse è in un libro (I Know How She Does It della guru americana del time management Laura Vanderkam) di cui parla Entrepeneur.com. La Vanderkam ha intervistato qualcosa più di 1.000 donne che guadagnano più di 100.000 dollari l’anno e ha scoperto le loro strategie per conciliare vita, famiglia e lavoro. Eccole.

Applicare lo split shift. Ovvero l’alternanza del tempo per il lavoro con quello per la famiglia. Per esempio lavorare finché i figli sono a scuola, poi dedicarsi esclusivamente a loro e tornare a lavorare un po’ una volta che sono a letto a dormire.

Rispettare le to-do-list. Quando si lavora non ci si occupa dei figli, e viceversa. Ovvero non si risponde alle mail quando si è al parco con i bambini, e non si va a comprare il quaderno per scuola durante l’orario di lavoro. Rispettare rigorosamente la lista di cose da fare aiuta a gestire meglio i tempi e gli ambiti, e a viverli con più qualità.

Tenere traccia del tempo. Basta fare l’esperimento per una settimana, per esempio con un file excel con tutte le ore della giornata e usando due colori diversi per il tempo professionale e quello famigliare. in questo modo si ottengono 3 risultati: non si mischiano gli ambiti; ci si rende conto di quanto tempo si passa sia al lavoro che con i figli; si scoprono nuovi momenti di qualità nella giornata (per esempio l’ora al mattino dal risveglio all’uscita dei ragazzi per andare a scuola).

Guadagnare ore per il lavoro nel weekend. Se durante la settimana si dedicano ore ai figli durante il normale orario lavorativo (per esempio dalle 16:00 alle 18:00) si possono recuperare nel fine settimana (per esempio quando i ragazzi sono a una festa di compleanno degli amichetti), sempre osservando la logica dello split shift.

Non dimenticare se stesse. Sembra una contraddizione in termini e un incastro impossibile, eppure sempre tenendo traccia di come si spende il tempo settimanale possono (devono secondo la Vanderkam) saltar fuori dei momenti in cui ci si prende cura solo di se stesse: andando in palestra, facendo una passeggiata, dormendo o facendo un bel bagno rilassante.

E voi cosa ne pensate? È fattibile o è solo un miraggio di una vita impossibile?

Idee
11/06/2015

Dipendente alzati e lavora: volendo parafrasarla, è proprio così. Secondo uno studio appena pubblicato sul British Journal of Sports Medicine la salute per un mondo sempre più sedentario non passa per la corsetta al parco un paio di volte la settimana o per le puntate in palestra, ma dalla possibilità di lavorare in piedi. Abbandonando cioè la sedia per qualche ora al giorno e migrando verso il cosiddetto standing desk.

Secondo gli autori della ricerca a guadagnarci sarebbero tutti: i lavoratori, che migliorerebbero sensibilmente il proprio stato di salute; le casse pubbliche, che ridurrebbero i costi per la salute e l’assistenza sanitaria, e i datori di lavoro, che vedrebbero impennarsi la produttività.

Fatti due conti, e fossero vere le conclusioni della ricerca, potrebbe anche essere vero: per millenni abbiamo trascorso buona parte della nostra esistenza stando in piedi e camminando, e la sedentarietà è un concetto relativamente recente, così come il pendolarismo in auto o con i mezzi pubblici (e guarda caso andare in ufficio in bicicletta rende più felici visto che il viaggio verso il posto di lavoro è più stressante delle 8 ore in ufficio). E soprattutto, secondo i calcoli fatti, oggi il 75% delle mansioni lavorative sono svolte stando seduti.

C’è chi già si è portato avanti, come i soliti paesi del nord Europa dove addirittura il 90% dei lavoratori avrebbe accesso a questo genere di standing desk, ovvero postazioni di lavoro presso cui stare in piedi (e infatti i danesi sono i lavoratori più felici del mondo), e ci sono poi i soliti consigli di buon senso per combattere il lavoro sedentario, come quello di alzarsi e camminare nel corso di una telefonata, oppure recarsi direttamente presso la scrivania del collega anziché mandargli la solita mail, o ancora tenere le riunioni in piedi o passeggiando (il che ridurrebbe anche il tempo impiegato migliorando l’efficacia delle decisioni, come abbiamo già scritto qui) e facendo le scale anziché prendere l’ascensore.

Non credete che possa funzionare? Be’, pare che il premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway scrisse la maggior parte dei suoi romanzi in piedi…

Ufficio
09/06/2015

Il 21% dei dipendenti perde almeno 1 ora al giorno a farsi gli affari propri su Internet: organizzare le vacanze, leggere la Gazzetta, chattare su Facebook e chissà cos’altro in quella miniera sconfinata di distrazioni che è la Rete. E non è finita, perché il 24% dei dipendenti ammette candidamente di perdere sempre 1 ora al giorno tra mail, messaggi e telefonate, non sempre lavorative (anzi).

Lo dice una ricerca di CareerBuilder, condotta su un campione di 2138 imprenditori e 3022 dipendenti americani all’inizio del 2014 (qui l’infografica). La stessa indagine dice anche che il 73% degli imprenditorri le prova tutte pur di contrastare la sindrome del Wilfing (acronimo di What Was I Looking For?, ovvero quel vagare online senza meta per tornare poi ai propri impegni): bloccare l’accesso ad alcuni siti Web, tenere sotto controllo le mail, vietare le chiamate personali e molto altro ancora.

Quello che ancora non sanno questi datori di lavoro è che perdere tempo è un’arte (come titola un interessante articolo pubblicato da Oliver Burkeman su Internazionale): secondo uno studio condotto dalla ricercatrice Erin Reid il 31 per cento degli uomini e l’11 per cento delle donne trovano il modo per “dare l’impressione” di essere stacanovisti ma in realtà si imbosca e non fa nulla (o quasi). E la cosa incredibile è che non se ne accorge nessuno. Anzi, ai fini della carriera è molto più proficuo fingere di lavorare che chiedere una riduzione del carico (lo dice sempre la ricercatrice americana).

È proprio questo il motivo del successo del solitario di Microsoft e dei numerosi siti che suggeriscono tecniche per perdere tempo proficuamente.

C’è chi propone di fare qualcosa di non strettamente lavorativo ma comunque vagamente utile (cancellare la posta inutile, organizzare l’agenda, prendere appuntamenti o seguire qualche tutorial online) e chi invece suggerisce attività di pura perdita di tempo come compilare liste inutili (come wikihow) o usare tool come Magic Boss che nasconde immediatamente tutte le finestre imbarazzanti aperte sul computer o Idle Keyboard (che riproduce i suoni della tastiera) mentre allegramente e senza nessun senso di colpa stiamo curiosando intensamente su Facebook.

Del resto, come scrive sempre Oliver Burkeman:
i clienti e i superiori delle persone che fingevano apprezzavano la loro performance quanto quella di tutti gli altri, quindi è chiaro che lavorare un po’ di meno non ha un grande peso per i piani alti.

In poche parole, se i superiori volessero, potrebbero favorire una cultura del lavoro più umana senza sacrificare il rendimento. Quelli che continuano a imporre orari impossibili meritano di essere ingannati.
Non ha totalmente ragione?

Ufficio
05/06/2015

L’Appartamento
Con Jack Lemmon e Shirley MacLaine: uno dei capolavori di Billy Wilder, vincitore di 5 Oscar e della Mostra del Cinema di Venezia del 1960. La storia? Un impiegato che per compiacere i superiori presta il proprio appartamento per le loro scappatelle extraconiugali, scalando le gerarchie aziendali.

Dalle 9 alle 5… orario continuato
Jane Fonda, moglie lasciata, torna al lavoro, e con il sostegno delel due colleghe più intime prova a minare le rigide regole imposte dal capo uomo. Un grande classico, al 74° posto tra le 100 commedie più belle di ogni tempo e con la fantastica colonna sonora di Dolly Parton.

Una donna in carriera
Oscar per la miglior canzone (Let the River Run di Carly Simon), nomination per tutto il cast ( Melanie Griffith, Sigourney Weaver e Joan Cusack) e una storia 100% americana: la segretaria di provincia che vuole sfondare nella finanza e, tra mille peripezie, alla fine ci riesce.

Impiegati… male!
Tratto dalla serie di cartoni di successo Milton, è la visione scanzonata e dissacratoria della vita di un impiegato programmatore in una software house americana degli anni Novanta. Non sbancò il botteghino, ma nel tempo è diventato un piccolo cult.

Il Diavolo Veste Prada
Film ispirato dal romanzo Chick lit di Lauren Weisberger, con Meryl Streep nei panni camuffati di Anna Wintour, caporedattrice di Vogue, e Anne Hathaway in quelli della neolaureata che diventa sua assistente personale, è stato un campione di incassi, polemiche e dicerie sul mondo della moda e del giornalismo di moda.

Tra le nuvole
Starring George Clooney nei panni del manager tagliatore di teste che decide di rallentare la sua vita da business man giramondo e trovare finalmente l’amore.

Come ammazzare il capo… e vivere felici
Tre amici con seri problemi con i rispettivi boss e impossibilitati a mollare il lavoro per cercarne un altro, mettono in piedi il piano perfetto per liberarsi dei loro capi e vivere (forse) finalmente felici. Ha incassato 209 milioni di dollari, tanto che ne è stato fatto anche un sequel.

Secretary
Il primo Mr. Grey (ben prima delle 50 Sfumature di Grigio), portò sul grande schermo e dentro gli uffici il tema della dipendenza e di alcune pratiche erotiche estreme da cui la tagline di successo “Una commedia per chiunque si sia sentito legato al lavoro”. Al Sundance Film Festival 2002 vinse il premio speciale della giuria.

Idee
04/06/2015

«Non voglio amore, voglio risultati»
Lo ha dichiarato Federico Marchetti al Financial Times parlando del successo di Yook e della fusione con Net-A-Porter in cui ci sarà un solo capo: lui.

Ma è davvero così che funzionano le cose in azienda? Stando a quanto ha ‘sentito’ il Barometro Ipsos 2015 che ha condotto per conto di Edenred un’analisi sulle aspettative dei dipendenti, i lavoratori italiani non la pensano esattamente in questo modo (come riporta il Corriere della Sera).
Sfiduciati verso il futuro e non fedeli alla propria azienda, i lavoratori italiani vorrebbero una nuova organizzazione del lavoro e una nuova cultura manageriale fondata su tre pilastri: maggiore delega, lavoro di squadra e propensione al rischio.
1 dipendente su 2 si è anche dichiarato soddisfatto per l’incoraggiamento al lavoro di squadra del diretto superiore ma anche per il diritto all’errore riconosciuto dai capi.

E sul fronte del welfare aziendale che cosa può rendere felice un dipendente? Ecco il decalogo stilato da Edenred:
1. L’investimento in formazione. L’86% dei lavoratori italiani ritiene che la formazione sia l’ingrediente principale della competitività personale ed aziendale.
2. Salute e prevenzione attraverso assistenza sanitaria, screening e assicurazioni integrative.
3. Pacchetto di benefit su misura di mamma, single o senior. Come la possibilità di scegliere tra opzioni flessibili e modulari.
4. Buoni Pasto
5. Gestione dello stress con programma mirati che puntano a migliorare la salute e la qualità della vita, conciliando lavoro e vita privata
6. Aiuto per i trasporti come un contributo per le spese di trasferimento casa-lavoro
7. Il sostegno per i consumi energetici
8. L’asilo nido
9. Aiuto per i familiari non autosufficienti
10. Aiuto ai familiari per attività sportive e culturali
E voi siete d’accordo con questo elenco? Cosa vorreste dalla vostra azienda?