Mese: July 2015
Idee
17/07/2015

Estate = tempo di sondaggi maliziosi. E neanche quest’anno poteva mancare quello sugli amanti occasionali, più o meno immaginari. A commissionarlo ci ha pensato il sito inglese Victoria Milan che ha chiesto la top list degli amanti occasionali dei sogni.

Non ne parleremmo se non fosse che ad agitare i sogni erotici non ci sono personal trainer o altre figure mitologiche dell’immaginario collettivo ma il capo e i colleghi. Sì, i colleghi lo fanno meglio, con buona pace dei pettegolezzi in ufficio, di qualsiasi galateo del flirt e di ogni classifica sugli uffici in cui si farebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) di più.

Ecco la top ten dell’amante (occasionale) più eccitante (riportata da GQ).
1. Collega o capo 18%
2. Con il migliore amico del mio partner 14%
3. Con il mio istruttore di yoga 13%
4. Con il mio ex 11%
5. Con il mio vicino di casa 10%
6. Con una donna 9%
7. Con il barman del mio pub preferito 9%
8. Con il mio dottore 7%
9. Con il fisioterapista 4%
10. Con mio cognato 3%
Nel caso, per non farsi cogliere in fallo, meglio leggere qui.

Idee
14/07/2015

“Vola il tempo quando ci si diverte”: un modo di dire molto diffuso che ora sembra avere anche una spiegazione scientifica: secondo alcuni ricercatori del San Raffaele di Milano, della University of Western Australia, dell’Università di Firenze e del CNR di Pisa, non solo esiste una diversa percezione del tempo (quel motivo per cui 10’ a una festa sono diversi da 10’ in coda alla posta) ma anche dei meccanismi mentali di adattamento agli stimoli esterni.

Spieghiamoci meglio: se osserviamo un semaforo lampeggiante, dopo poco ci sembra che lampeggi più velocemente, quando invece mantiene sempre lo stesso ritmo; e così se distraiamo lo sguardo e poi torniamo al nostro semaforo, abbiamo l’impressione che il semaforo sia tornato a lampeggiare più lentamente ma – appunto – il semaforo non ha mai modificato i propri ritmi.

Tutto questo avviene perché nel nostro cervello c’è un meccanismo di adattamento sensoriale: se ci stiamo divertendo un sacco il nostro cervello è continuamente distratto e stimolato, e percepisce il tempo come se scorresse più veloce; se invece siamo in coda in autostrada e davanti a noi abbiamo sempre le stesse auto con le stesse persone e lo stesso panorama, oppure siamo in attesa di una visita medica immobili nella sala d’aspetto del medico, anche solo 1’ ci sembrerà lunghissimo.

Questo perché – secondo i ricercatori – nel nostro cervello ci sarebbero diversi ‘orologi’ in grado di percepire diversamente il tempo in funzione del tipo di stimoli che ricevono.

Idee
13/07/2015

Puntuale, con il grande caldo, arriva il dilemma su cosa sia meglio, per abbassare le temperature in casa e in ufficio, tra il ventilatore e il condizionatore. Insomma, quando i rimedi naturali per combattere il caldo non funzionano, meglio accendere un ventilatore o dotarsi di un condizionatore?

La risposta, come sempre, dipende: dalle temperature, dalle dimensioni degli ambienti e dal budget a disposizione. Vediamo dunque i pro e i contro dei due sistemi.

Intanto, nel vademecum contro il caldo pubblicato dal Ministero della Salute la scorsa estate, si consiglia esplicitamente il condizionatore: i ventilatori si limiterebbero a smuovere l’aria, senza abbassare le temperature, incentivando sudorazione e disidratazione.

I ventilatori infatti non abbassano la temperatura reale ma solo quella percepita: fino a 32°C possono ancora dare sollievo senza complicazioni; oltre è necessario abbassare la temperature e/o il tasso di umidità.

I condizionatori abbassano invece la temperatura, ma è importante che non scenda mai oltre i 25 – 27°C per evitare eccessivi sbalzi termini (oltre alle continue diatribe tra uomini e donne sulla temperatura ideale).

I condizionatori richiedono una costante manutenzione, soprattutto per quanto riguarda la pulizia dei filtri, ricettacolo di polveri e batteri.

Dal punto di vista dei consumi energetici non c’è paragone: un condizionatore o climatizzatore consuma energia per circa 700 Watt all’ora, un ventilatore normalmente 50 Watt. In soldoni son circa 3 euro al giorno per un impianto di climatizzazione di medie dimensioni e di uso domestico.

Se ci sono ancora le pale a soffitto, meglio tenerle spente: non fanno altro che spingere di nuovo in basso l’aria calda che tende a salire verso l’alto. Meglio allora un ventilatore a piantana, da posizionare a debita distanza dalla nostra postazione, e facendolo ruotare sul proprio perno per muovere tutta l’aria che si trova nell’ambiente.

Idee
10/07/2015

Le vacanze sono finalmente alle porte, e con esse il tanto sospirato relax. Ma poi, una volta chiusa la porta di casa e partiti in direzione della villeggiatura, finisce sempre che il lavoro, l’ufficio, le incombenze e tutti i problemi rimangono lì, in un angolo della nostra attenzione. E questo non è bene, perché una vacanza deve davvero servire per ricaricare le pile e tornare in ufficio carichi e desiderosi di ricominciare. Ma come fare allora a staccare davvero con il proprio lavoro, almeno per qualche giorno, e vivere completamente la vacanza anche dal punto di vista mentale? Con almeno 5 semplici stratagemmi.

1. Cambiare abitudini. Completamente. La vacanza è tale perché è libertà, e stravolgere le consuetudini è il primo passo per sentirsi liberi. Può significare prendersi tutto il tempo per fare colazione anziché prendere un caffè al volo come quando si deve correre in ufficio. Può significare un riposino a metà pomeriggio, o il piacere di leggere il giornale cartaceo sotto l’ombrellone anziché la solita versione digitale da sfogliare rapidamente. Oppure tenere spento lo smartphone fino a tardi, anziché accenderlo appena svegli. Insomma: stravolgere i gesti ormai automatici è il primo passo per capire che la vacanza è cominciata davvero.

2. Riservare pochi minuti al giorno alla mail. Ok, magari non tutti possono dimenticare completamente la posta elettronica e i messaggi, compresi quelli di lavoro. Ma se proprio non è possibile, almeno che siano limitati a pochi minuti al giorno: un quarto d’ora, magari dopo pranzo, e rispondendo solo e soltanto alle cose importanti. Per il resto del tempo connessione dati disattivata e libertà di essere n vacanza.

3. Andare offline. Certo, smartphone e tablet ci risolvono un sacco di problemi, compresi quelli di trovare la strada, scegliere il ristorante, prenotare l’albergo e così via. Ma insomma, anche un po’ di spirito analogico non guasta.

4. Non parlare di lavoro. Sì, capita, e pure spesso: si è in vacanza ma si parla di lavoro, con il partner, con i vicini di ombrellone, con gli amici di sempre. Ecco, un bel divieto al parlare di lavoro aiuta a dimenticare, almeno per qualche giorno, quello che ci aspetta al nostro rientro.

5. Staccare completamente. I più temerari riescono a spegnere completamente smartphone e tablet per giorni interi o per più giorni. Ma se non potete concedervi questo lusso può bastare anche qualche ora, per esempio per il tempo necessario a fare una escursione nella natura, o una gita in barca, o una visita a un museo o un acquario in compagnia della famiglia senza dover rispondere a chiamate e messaggi ma concedendosi il piacere di avere tutte le attenzioni per sé e per i propri cari.

Idee
08/07/2015

Weekend fuori porta e vacanze sono la prova inconfutabile: il viaggio di ritorno sembra sempre più breve di quello d’andata. Una sensazione che tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita e che, benché appaia illogica, ha una dimostrazione scientifica.

No, il motivo per cui il viaggio di ritorno ci sembra sempre più breve e più veloce non consiste nel fatto che conosciamo di già la strada: secondo uno studio finanziato dalla Netherlands Organization for Scientific Research si tratterebbe di uno scherzo della mente dovuto al fatto che all’andata il desiderio di giungere a destinazione ci porta a sottostimare il reale percorso da compiere e a percepirlo come più lungo.

Al ritorno invece, anche percorrendo gli stessi chilometri o impiegando lo stesso tempo, la durata complessiva ci appare inferiore anche del 20% mentre la realtà è che invece è quella la giusta stima del tempo necessario per percorrere quel tragitto.

Una spiegazione che ha una conferma nel vissuto dei pendolari: conoscendo perfettamente la strada che percorrono ogni giorno i commuter arrivano a stimare esattamente il tempo necessario per andare sia da casa al lavoro e viceversa, senza aspettative eccessive (cin mancherebbe…) e neutralizzando il cosiddetto “return trip effect” (“effetto da viaggio di ritorno”).

Ufficio
07/07/2015

Arriva l’ora di timbrare e ti rendi conto di non aver combinato nulla. Nel caso consolati, non sei solo: secondo il Washington Post gli americani perdono qualcosa come 1 miliardo e 800 milioni di dollari ogni anno a causa della improduttività. E se non sono produttivi gli americani c’è davvero da preoccuparsi.

Ma come è possibile perdere così tanto tempo in ufficio (e non volontariamente, come abbiamo raccontato qui)? Per almeno questi 5 motivi.

Il multitasking
Basta raccontarci frottole: solo il 2% di noi è in grado di fare più cose contemporaneamente (e farle bene). Lo dice uno studio pubblicato su Business Insider. Gli altri perdono solo tempo saltabeccando di qua e di là, inutilmente.

Rimandare le cose importanti
Lo faccio dopo. Il karma di quasi tutti. Rimandare a dopo pranzo, al giorno dopo, alla settimana successiva. Soprattutto le cose importanti, o difficili, o noiose. E così il tempo passa tra piccole e banali decisioni e cose da fare, e quando si tratta di aggredire il mostro siamo troppo stanchi. E rimandiamo nuovamente. Secondo lo psicologo Roy F. Baumeister è un tipico caso di “decision fatigue” ed è il motivo per cui a fine giornata siamo stanchi senza aver combinato nulla.

Troppe riunioni
Secondo una statistica di Microsoft passiamo almeno 6 ore a settimana in riunione. Incontri che spesso finiscono con un nulla di fatto (lo dice il 69% degli intervistati della società americana). Forse la soluzione è tenere le riunioni in piedi (come abbiamo scritto qui) oppure organizzarle solo quando le decisioni sono state già prese e vanno semplicemente comunicate.

Facebook
E in generale i social media. Una fantastica fonte di distrazione. Peccato che si debba anche lavorare, e che il 44% degli americani ritengano di perdere tempo soprattutto per controllare status e feed sui social network.

Colleghi che urlano
Sì, gli open space sono i killer della concentrazione. E di conseguenza della produttività. Almeno così sostiene un sondaggio del 2013 condotto da Ask.com.