Mese: September 2015
Idee
30/09/2015

Non è vero che bisogna essere giovani, creativi (e magari disoccupati) per essere un potenziale genio: è già stato dimostrato che fondare un’azienda di successo non è necessariamente una questione di carta d’identità giovane (ne abbiamo parlato qui) e lo stesso discorso vale per l’aspirazione a inventare qualcosa di davvero innovativo, grande, rivoluzionario e – in una parola – geniale.

Ovvio, l’idea romantica del talento che sgorga spontaneo è ampiamente superata: il talento va coltivato, la creatività allenata (per esempio scegliendo il momento migliore della giornata per farsi venire buone idee) e le intuizioni dirompenti nascono anche grazie al metodo (come quello che guida le riunioni presso Google). Ma poi c’è sempre tempo per diventare un “genio”, e per tempo si intende fin oltre i 30 anni almeno.

Lo dimostrerebbe questa infografica sviluppata dal sito Funders and Founders che ha messo insieme i più illustri esempi di “Late Bloomers” e alcuni dei motivi per cui il loro talento non si è manifestato prima all’umanità (compresi la mancanza di soldi, l’essere nati nel posto sbagliato o anche l’aver trovato troppo presto un posto di lavoro confortevole che ha assopito sogni e desideri).

 

Idee
29/09/2015

In tempi di crisi e disoccupazione in crescita le incertezze sul futuro lavorativo aleggiano praticamente su tutti, e se la ‘rivoluzione digitale’ degli ultimi 20 anni ha creato nuovi e imprevedibili profili professionali e posti di lavoro, ci sono anche mestieri che appaiono davvero in via di estinzione.

Come questi 10 individuati da CareerCast in base ai dati del Bareau of Labor Statistics:

10. Esaminatore di tasse – Diminuzione entro il 2022: – 4%
9. Tipografo – Diminuzione entro il 2022: – 5%
8. Operaio di fabbrica – Diminuzione entro il 2022: – 6%
7. Assistente di volo – Diminuzione entro il 2022:- 7%
6. Taglialegna – Diminuzione entro il 2022: – 9%
5. Agente di Viaggio – Diminuzione entro il 2022: – 10%
4. Reporter Giornalistico – Diminuzione entro il 2022: – 12%
3. Meter Reader – Diminuzione entro il 2022: – 19%
2. Agricoltore – Diminuzione entro il 2022: – 19%
1. Postino – Diminuzione entro il 2022: – 28%

Cosa ne pensate? Credete davvero che potremo fare a meno di questi lavori? E da cosa saranno sostituiti?

Ufficio
28/09/2015

I colleghi di lavoro non si possono scegliere. Càpitano, e se non c’è feeling c’è poco da fare, nemmeno le più avanzate tecniche di team building possono fare miracoli quando la scintilla tra colleghi non scocca e più che collaborare e remare tutti nella stessa direzione ci si guarda in cagnesco cercando (o sperando) di sabotare il lavoro del vicino di scrivania.

Ma quali sono le cause che possono generare antipatie tra colleghi e fondamentalmente infilare un granello di sabbia nel delicato meccanismo aziendale? Ha provato a individuarle Sue Shellenbarger del Wall Street Journal, stilando l’elenco dei peggiori colleghi di lavoro con in testa la vittima sacrificale numero 1: la produttività.

Ecco allora (da WellMe, sito dedicato a benessere e psicologia anche nel business) i 13 peggiori colleghi di lavoro:

I negativi: son quelli per cui l’orizzonte è solo nero e che stroncano sul nascere ogni possibilità di crescita e cambiamento.

I lamentosi e musoni: al primo non va mai bene nulla, al secondo pure (ma non lo dice). Vanno spesso d’amore e d’accordo tra loro, e il binomio è devastante.

Quelli sempre contenti: l’eccesso opposto che, per carità, aiuta anche a stemperare le tensioni. Però ci sono tensioni che non vanno stemperate ma affrontate davvero.

I catastrofisti: il pericolo (in ogni cosa) è il suo mestiere. Unico antidoto? L’ironia.

I mensa-dipendenti: il cibo al primo posto, prima durante e dopo i pasti. Fastidiosi come una mancata digestione.

I logorroici: devono raccontare tutto, con approfondita dovizia di particolari. Non si spengono mai e alla fine non ci si ricorda qual era l’argomento di discussione.

Le rocce: nulla li scalfisce, nulla li affatica, nulla li intimorisce, nulla li fa arrabbiare. Ma saranno anche umani?

I giullari: quelli che fanno finta di rovesciare il bicchierino (vuoto) del caffè sul vestito nuovo. Simpatici, ma solo a piccole dosi, oltre mandano letteralmente fuori dai gangheri.

Gli artisti (repressi): da studente avevano la Smemoranda che pesava 1kg, ora la loro scrivania è un patchwork di foto, scritte, disegni, ciondoli, souvenir e chissà che altro. E non si può toccar nulla.

Le macchine da lavoro: quelli che non si fermano mai, di giorno lavorano, di notte si divertono, nei ritagli di tempo tra il giorno e la notte fanno sport, vanno a mostre, vedono gente, partecipano a cene e aperitivi, e non crollano mai. Generando invidia a profusione.

Le spie: sembra stiano lavorando, e invece ficcano il naso nei fatti altrui, allungando occhi, orecchie e collo per sapere sempre tutto di tutti. Spesso sono anche pettegoli (non che sia necessariamente un male, come abbiamo raccontato qui) ma il troppo come sempre infastidisce.

Gli egotici: qualunque cosa accada, a loro è già successa, e in forme, dimensioni e circostanze inarrivabili agli altri: potete aver bevuto l’acqua di Marte, ma a loro è già stata servita in bicchieri di cristallo. Che nervoso!

I tecnofobici: niente, la tecnologia per loro è come un libro in Sanscrito. E ogni volta che succede qualcosa chiamano il vicino di scrivania, fosse anche per estrarre la chiavetta USB dal computer.

Ufficio
25/09/2015

Grandi comunicatori, persone capaci di navigare nel mondo delle relazioni umane, personali e professionali, ambiziosi, magari anche irascibili e con personalità debordante: tutte caratteristiche da cancellare dal profilo del capo ideale.

Anzi, per essere veri leader meglio essere introversi. Non timidi – che è il disagio e l’ansia di vivere situzioni sociali – ma introversi: un po’ come Bill Gates o Warren Buffet, due tra gli uomini più ricchi, rivoluzionari, innovatori e di successo – anche economico – al mondo, fonte di ispirazione per milioni di persone eppure assolutamente introversi.

A sventolare la bandiera della “quiet revolution” è un libro di Susan Cain (“Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”; Bompiani) che segue le ricerche di Adam Grant della Wharton School (lo studioso che ha teorizzato il fatto che i leader introversi danno normalmente risultati migliori perché più capaci di delegare facendo emergere competenze e idee altrui) e che è da tempo un caso letterario mondiale.

Se però introversi si nasce, ed è ormai acclarato che gli introversi hanno maggiori capacità di ascolto, una preparazione solitamente più approfondita, sanno gestire meglio lo stress e sono perfezionisti, leader però si può diventare, e il sito della Quiet Revolution è diventato l’epicentro del Quiet Leadership Institute che si occupa di tutoring e mentoring degli introversi in carriera: e voi come siete come boss, introversi o estroversi? E che tipo è il vostro capo?

Ufficio
23/09/2015

Diciamocelo: a volte la vita in ufficio è talmente pesante che o la si dimentica non appena timbrato il cartellino in uscita oppure si trova il modo di esorcizzarla ridendoci sopra, per esempio guardando un film o una serie Tv (o leggendo un libro come Omicidi in pausa pranzo).

Di film che parlano di fatti e misfatti tra le 4 mura di un ufficio ce ne sono a bizzeffe (tra cui questi 8, probabilmente i migliori in assoluto). Ma ci sono anche delle 3 serie Tv, come quelle suggerite da Optimalia, magazine di tecnologia e cultura pop.

The IT Crowd
Serie Tv inglese, andata in onda su Steel nel 2010, incentrata sulle gag della squadra del reparto IT, relegata in un seminterrato sporco, disordinato e trasandato, in grande contrasto con la splendente architettura moderna e le favolose vedute di Londra di cui gode il resto dell’azienda.

The Office
Serie Tv made in USA, in onda in Italia su Fox, Joy e Sky 1, racconta le vicende di un gruppo di lavoratori di una fabbrica di carta in Pennsylvania, vessati dall’umorismo fuori luogo del loro capo.

Mad Men
Telefilm cult ormai alla 7^ stagione, in onda in chiaro in Italia su Rai 4, che racconta il mondo della pubblicità a New York negli anni Sessanta come pretesto per raccontare come è cambiata l’America in quegli stessi anni.

 

Ufficio
23/09/2015

Potremo lavorare quando, quanto e dove ci pare e avremo un sacco di tempo libero: era il mantra di una quindicina d’anni fa, quando cominciarono a comparire i primi prototipi di smartphone e Internet sembrava la soluzione per tutti i mal d’ufficio. A distanza di poco tempo ci siamo ritrovati a lavorare sempre e ovunque, con mail, messaggi, chat e telefonate che ci raggiungono in ogni momento e situazione della giornata, in orario lavorativo così come una volta varcata la soglia dell’ufficio in uscita.

Ed è così che in Francia si comincia a parlare di diritto alla disconnessione. Anzi, di diritto e dovere di non rispondere alle mail la sera tardi, di non ricevere una telefonata di lavoro la domenica mattina e insomma, di non sentirsi sempre in servizio permanente effettivo.

La notizia sta facendo il giro di tutti i quotidiani (qui per esempio la riporta Repubblica) e riguarda la riforma complessiva del codice del lavoro in Francia, regolamentando meglio “l’attività su piattaforme digitali, tablet e smartphone” e conteggiando come ore effettive di lavoro il tempo impiegato per consultare e-mail e messaggi.

In Francia il dibattito arriva da lontano (tanto che, per esempio, gli ingegneri aderenti al Syndicat des sociétés d’ingénierie et de conseil et des bureaux d’études – Syntec hanno raggiunto l’anno scorso un accordo per evitare messaggi dopo le 18 e durante i weekend) ma è stato rivitalizzato da un dossier stilato dal vicedirettore generale e responsabile del personale di Orange che tra le 36 misure suggerite al governo ha inserito appunto il diritto alla disconnessione.

Quel diritto-dovere che per esempio, in Germania, Volkswagen ha formalizzato decidendo di sospendere le comunicazioni professionali tra le 18.15 e le 7 del mattino, e in Gran Bretagna Price Minister instaurando una mezza giornata al mese senza email.

E voi come vi comportate con telefonate e messaggi dall’ufficio al di fuori dell’orario di lavoro?