Mese: September 2015
Idee
18/09/2015

È l’ossessione di tutti i capi e manager, e l’incubo di qualsiasi lavoratore: non essere abbastanza produttivi. Ma cos’è davvero la produttività? E come si fa ad essere veramente produttivi? Sul sito de Linkiesta c’è una interessante intervista del 2012 a Domenico De Masi, sociologo del lavoro e professore alla Sapienza di Roma, da cui abbiamo estratto i passaggi più significativi. Partendo da una frase: «La produttività è un criterio vecchio, al giorno d’oggi non aiuta a definire i ritmi e i risultati del lavoro».
Si dice lavoro, ma si intende il lavoro fisico, cioè l’operaio – ma anche l’idraulico – e questo è il 30% del mondo del lavoro attuale. Si dice lavoro, ma si intende il lavoro intellettuale e creativo, e penso a giornalisti, scrittori, architetti, studiosi, scienziati, ingegneri. E infine si dice lavoro, ma si intende un altro tipo di attività intellettuali ma ripetitive, come la commessa, l’impiegato di banca o di altri istituti, il segretario. Questi ultimi hanno in comune con la seconda categoria il fatto di essere comunque attività non fisiche, e con la prima di essere ripetitive. Ecco, queste sono le macrocategorie. E servirebbe una parola diversa per ognuna.

Chiaro. Ma adesso veniamo alla produttività.
La produttività, appunto, è la formula di Taylor, per cui la quantità di prodotti viene divisa per il tempo umano impiegato per farli, e definisce l’efficenza. Una formula che è nata nelle fabbriche, e che ora vale per il 30% dei lavoratori, cioè quelli che si dedicano al lavoro fisico. Ma vale solo lì. Non ha senso, invece, applicarla negli uffici.
E perché no?
Perché gli uffici sono una specie di pantano, soprattutto per la creatività, ci sono riti distruttivi e ripetitivi che uccidono le idee.

Nei paesi latini – e intendo Italia, ma anche Spagna e Grecia, e America Latina – c’è l’abitudine a stare due o tre ore in più in ufficio. Si dovrebbe uscire alle sei, e invece si rimane fino alle sette, o alle otto. Una cosa buona? Per niente. Non si resta in ufficio per amore del lavoro, ma semmai per odio del mondo esterno, della famiglia, della società. Una cosa che rovina tutto: in Germania, se si deve uscire alle cinque, si esce alle cinque.

Ma allora come si può applicare la produttività al lavoro intellettuale?
In teoria si dovrebbe poter guardare al numero di idee avute in un preciso arco di tempo. Ma è una cosa impossibile e ridicola.
E allora come si fa?
Semplice: spostando la questione dalla quantità alla qualità. Una cosa che cambia tutto. E allora si vedrà che la qualità è direttamente proporzionale a motivazione e intelligenza. O meglio, alla somma tra intelligenza e la motivazione.

Come si fa ad avere lavoratori motivati?
Così: serve stimolare la loro creatività. E affidare incarichi di responsabilità. E, soprattutto, il coinvolgimento e la partecipazione nelle decisioni generali. I lavoratori devono anche avere la certezza della carriera, che significa, per loro, sapere che se si lavora bene, si sarà premiati e, al contrario, non si sarà premiati

Il legame tra controllo e demotivazione è fortissimo. Più un lavoratore è sottoposto a controlli continui, richiami del capo, insistenze, più è demotivato. Ancora di più, poi, se il controllo è burocratizzato. Io l’avevo detto a Brunetta che inserire i tornelli negli uffici della pubblica amministrazione non sarebbe servito a nulla, e che anzi avrebbe avuto effetti deleteri. Ma lui non mi ha ascoltato. E si è visto.
 

Idee
17/09/2015

Quando si dice che la pausa pranzo alla scrivania è una cosa triste e dannosa per la salute a tutto si pensa tranne a quello che è capitato a questo impiegato australiano: Rhys Evans, del New South Wales, stava consumando il suo pranzo alla scrivania quando il contenitore in vetro con il cibo gli è letteralmente esploso davanti agli occhi.

Il fatto è stato registrato dalle telecamere di videosorveglianza interna e grazie al filmato Rhys ha potuto trovare una spiegazione all’insolito fatto: il vetro, raffreddandosi durante il processo di fabbricazione, tiene al suo interno una serie di forza e pressioni che in determinate circostanze – anche un leggero tocco accidentale come quello della forchetta – possono farlo esplodere.

https://www.youtube.com/watch?v=_bSgPxDyl6I

Idee
16/09/2015

Cominciare a lavorare o studiare prima delle 10 del mattino è un atto contro natura. E a dirlo non è il recordman dei pigroni ma uno stimato scienziato inglese – il dottor Paul Kelley dello Sleep and Circadian Neuroscience Institute presso la Oxford University – che al sonno e ai suoi ritmi ha dedicato anni e anni di ricerche.

La spiegazione sarebbe estremamente semplice e logica: il nostro organismo funziona in armonia con i ritmi della luce e del buio, e piegare il risveglio e il sonno alle esigenze della vita sociale è un vero rischio, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Il dottor Paul Kelley non è il solito scienziato avulso dal mondo: in vita sua ha anche insegnato alle scuole elementari, costringendo l’istituto scolastico a posticipare l’inizio delle lezioni dalle 8:30 alle 10:00, con il risultato che gli studenti che avevano migliorato il proprio rendimento scolastico erano 1 su 5.

Secondo il professor Kelley viviamo in un mondo privato del sonno, con serie conseguenze per la salute: tendenza ad ingrassare, pressione alta, indebolimento delle difese immunitarie, perdite di attenzione, ansia, frustrazione e stress sono tutte conseguenze di un cattivo sonno, così come la scarsa produttività e il tempo perso al lavoro.

Questo della privazione del sonno è un grande problema per la nostra società ha detto durante il British Science Festival a Bradford, ma ora abbiamo la possibilità di migliorare la qualità della vita di generazioni di giovani facendo qualcosa di buono per milioni di persone sulla Terra.

Che ne pensate?

Ufficio
10/09/2015

L’home office è ancora una frontiera da esplorare, almeno in Italia, e nonostante iniziative come Lavoro Smart e il fatto che si perdano intere giornate di tempo per muoversi da casa all’ufficio e viceversa. Ma se per molti l’idea di piazzare il computer sul tavolo in cucina è ancora una specie di incubo a occhi aperti, c’è anche chi è riuscito a trasformare un angolo (o anche di più) della propria abitazione in una meraviglia di design e funzionalità. Come questi esempi proposti da Idealista.it, sito di notizie sul mercato immobiliare.

Ufficio
09/09/2015

Niente, non c’è niente da fare: nonostante il profluvio di consigli per attutire la botta da rientro al lavoro, riprendere i consueti ritmi lavorativi dopo le meritate vacanze è un trauma continuo. Anzi, una serie di traumi continui, uno dietro l’altro, tra cui questi 5 che – a nostro parere – sono i peggiori di tutti

Rimettersi le scarpe chiuse
Dopo settimane in spiaggia e in infradito, allacciare di nuovo le stringhe è davvero una sofferenza. A meno che, nel frattempo, il capo non si sia convinto dei benefici dell’andare a piedi nudi anche in ufficio.

Il collega parte per le ferie a Settembre
Certo, razionalmente lo sai che tu le ferie le hai già fatte. Ma vedere nel volto del collega la gioia di mollare tutto e andare in vacanza, be’ un po’ di bruciore di stomaco lo provoca.

Smaltire la posta elettronica
Svuotato lo spam, cancellate promozioni assortite, filtrate le newsletter da leggere in seguito, rimane comunque un numero abnorme di messaggi da leggere.

Riparte il pellegrinaggio alla macchinetta del caffè e degli snack
Addio caffè napoletano doc con vista mare; addio frutta fresca, dolci tipici, stuzzichini a km 0: la dura realtà sono l’espresso nel bicchiere di plastica e gli snack a temperatura polare.

Cominci a spellarti
È l’inizio della fine, i titoli di coda sulle vacanze, la sigla di chiusura di un sogno: bisognerà attendere 12 mesi prima di tornare ad avere quel bel colorito bronzeo e salutare, e nel frattempo le uniche radiazioni saranno quelle del monitor del computer.

Idee
08/09/2015

Mark Zuckerberg aveva 19 quando ha fondato Facebook, e ora a 32 è il 16° uomo più ricco del mondo con un patrimonio di circa 41 miliardi di dollari. Bill Gates ne aveva 20 quando ha creato Microsoft, e dal 1996 al 2009 è stato l’uomo più ricco del mondo (e in seguito, con oltre 70 mliardi di dollari di patrimonio personale, ha sempre galleggiato nelle primissime posizioni). Come se non bastasse, Steve Jobs ha fondato Apple all’età di 21 anni, e oltre ai successi economici nel 2007 Fortune lo proclamò uomo d’affari più potente del mondo.

Se avete più di 21 anni però tirate un sospiro di sollievo: queste sono le eccezioni che confermano la regola. Perché per fondare un’impresa di successo non è obbligatorio essere imberbi o quasi, e anzi la regola è che non ci sono regole per inventare un business di successo.

Può succedere ai ventenni così come ai sessantenni, come dimostra ealizzata da Anna Vital per Funders and Founders basata sulle storie imprenditoriali dei 100 fondatori di grandi aziende secondo la lista di Forbes (escluse ovviamente quelle ereditate e quelle sostenute dai governi). Quello che è incontrovertibile è che la media fa 35 anni, e forse, con un ’bout di scaramanzia, è il caso di provarci intorno a quell’età.