Mese: October 2015
Ufficio
15/10/2015

Chi non ha mai ingannato il tempo di una lunga telefonata o di una riunione troppo noiosa, piegando e ripiegando fogli e foglietti in origami più o meno ben riusciti? Insomma, diciamo la verità, gli origami sono un passatempo diffusissimo quando si tratta di sconfiggere la noia della vita da ufficio.

Ma occorrono dei distinguo, perché ci sono origami e origami: quelli di Ross Symons per esempio sono senza dubbio i più belli del mondo. Anzi, Ross Symons è un vero e proprio origami artist, che crea bellissime sculture di carta anche per importanti brand di moda (tra i suoi clienti Adidas, Red Bull e Christian Dior) oltre che per gallerie d’arte e collezioni private.

Se cercate ispirazione, c’è il suo account Instagram.

Ufficio
14/10/2015

Di manuali di netiquette e consigli per navigare nel mare delle comunicazioni aziendali son pieni gli scaffali delle librerie, ma se si vuole davvero sapere come scrivere un’email aziendale efficace e a prova di casini è dalla vita vera che bisogna imparare. E la cronaca, e uno studio approfondito, ci svelano finalmente il tono e i linguaggi usati nelle mail aziendali che vanno dal basso verso l’alto e viceversa.

La cronaca è quella dello scandalo Enron, uno dei più grandi crack finanziari della storia: insieme alle carte processuali sono state raccolte tutte le email scambiate tra i vertici e gli operativi, e su questo enorme materiale linguistico Eric Gilbert della Georgia Tech ha fatto uno studio chiamato “Phrases that Signal Workplace Hierarchy” (Priceonomics riporta i grafici che trovate in questo post).

Per esempio in queste 2 email tradotte da DailyBest è decisamente chiaro chi sia il superiore e chi il sottoposto.
Email 1
Per favore, dai un’occhiata a questi Excel e calcola l’utilizzo di gas per impianto e gasdotto in California. Mike dice che la maggior parte di questi impianti chiuderà nelle prossime settimane a causa dell’esposizione creditizia. C’è da discutere l’impatto sulle consegne. Grazie.

Email 2
Grazie! Fare la lista non è stato assolutamente un problema, e per favore, mi faccia sapere sapere quando posso fare cose del genere e renderle il lavoro più facile. So bene che il mercato è stato un po’ caotico da ieri in poi… per il futuro, devo passare da lei o facciamo in real-time? Grazie ancora per l’aiuto.
Ma non solo: le mail dei superiori sono spesso confuse, piene di errori, zeppe di richieste ASAP e con istruzioni poco chiare mentre quelle dei sottoposti sono limate alla singola parola, di una chiarezza estrema e senza il minimo errore ortografico.

Anche gli insiemi di parole ricorrenti sono decisamente diversi.

Nelle mail dal basso verso l’alto.

Nelle mail dall’alto verso il basso.

Secondo Michele Razzetti, autore di “Modera i toni: quando la comunicazione digitale è inappropriata“ e intervistato da DailyBest:
“Le conversazioni via e-mail italiane abbondano di scortesia: dai miei studi è risultato che circa un terzo delle e-mail includeva categorie linguistiche che potenzialmente potevano apparire scortesi al destinatario. Ne è emerso che in generale la comunicazione via e-mail sul posto di lavoro rischia di essere poco cortese e abbondare di richieste realizzate con l’imperativo o di commenti molto aspri sul lavoro altrui, ad esempio“.
Alessandro Zaltron, autore di “Le parole sono importanti. Scriverne poche e bene per lavorare meglio“ ha anche stilato le 7 regole d’oro per una comunicazione efficace in azienda:
1) l’oggetto identifichi chiaramente la questione trattata nella mail
2) la mail sia sintetica ma chiara: non più di 20 righe e frasi brevi, per favore!
3) se fornite informazioni, mettete i destinatari p.c.; se date ordini, specificate chi deve fare cosa entro quando
4) scrivete se necessario e non a troppe persone: prima di spedire la mail chiedetevi se la state mandando realmente SOLO a chi serve
5) evitate di inoltrare pesanti allegati
6) rispondete il prima possibile, restando entro le 24 ore
7) è gradito un testo cordiale, non offensivo, minuscolo, e con grazie finale

Ufficio
13/10/2015

Ore e giorni e mesi spesi a spostarsi, da casa al lavoro e dal lavoro a casa. Ore spese su mezzi pubblici o auto private, leggendo libri (come Omicidi in pausa pranzo, il libro da veri commuter), ascoltando la radio oppure – sempre di più – consultando compulsivamente lo smartphone. Perché il viaggio da e verso l’ufficio è più stressante delle 8 ore di lavoro.

Ma cosa pensano, e soprattutto cosa desiderano, intensamente i pendolari dopo una giornata in ufficio con tanto di pausa pranzo alla scrivania? A raccontarlo ci ha pensato Raffaella Persichella su Deejay.it con i 10 desideri segreti dei pendolari: ecco i primi 5.
1. LA MAMMA

Proprio come i bambini. Quando la stanchezza occupa ogni centimetro cubo del tuo corpo è naturale che il tuo cervello riesca a pensare a una sola cosa: “Voglio la mamma!”, e potrebbe capitare anche di dirlo ad alta voce. Lasceresti dietro di te una scia di adulti commossi fino alle lacrime.

2. UNA SEDIA DA DOCCIA

Che fatica rimanere in piedi sotto alla doccia. Non tutti hanno una vasca da bagno e comunque sarebbe troppo faticoso poi tirarti su, uscire dovendo alzare prima una gamba poi l’altra.. no, questa è roba da atleti, noi siamo stanchi! La soluzione? Una sedia da doccia. Il rischio? Non uscire più da lì dentro.

3. IL LETTO PRONTO

Gli stanchi hanno di certo del sonno arretrato. E rifare il letto al mattino significa impostare la sveglia dieci minuti prima. No no no. Esci senza nemmeno tirare le lenzuola ma poi quando rientri e apri la porta della tua stanza vedi quel mucchio di coperte che sembrano le Rocky Mountains e vorresti morire.

4. LA CENA

Già pronta e possibilmente liquida, così non devi masticare. Quando siamo con gli amici facciamo i bulli e non ammetteremmo mai che il brodo di pollo è la cosa più buona del mondo. Insieme al passato di verdure. Che bello, se li chiami smoothiesei autorizzato a berli con la cannuccia.

5. L’ALBERO DI NATALE

Cioè, vuoi mettere aprire la porta di casa e trovare solo la notte, cercando a tentoni l’interruttore della luce OPPURE entrare ed essere accolti dalle luci intermittenti dell’albero di Natale? Sarebbe una coccola che farebbe bene alla stanchezza almeno quanto essere abbracciati dall’omino pandizenzero.
Gli altri 5 desideri segreti dei pendolari li trovate sul sito di Radio Deejay.

Idee
08/10/2015

Lavorare a casa è sempre più un’attività diffusa: vuoi perché le aziende ricorrono al lavoro a domicilio, vuoi perché molti professionisti si ritagliano spazi di lavoro se non veri e propri uffici tra le mura domestiche (come questi per esempio, davvero bellissimi). E però lavorare senza varcare la porta di casa può anche essere un attentato alla salute e alla forma fisica, se non si è grado di controllarsi su cibo e moto.

Ecco quindi 5 consigli per rimanere comunque in forma e in salute pur lavorando a pochi metri di distanza dal letto in cui si dorme (e dal proprio frigorifero)

Fare piazza pulita del cibo spazzatura: lo stress è in agguato anche senza uscire di casa, e avere a portata di mano schifezze con cui ingozzarsi è una tentazione troppo forte a cui resistere.

Mantenere un look decoroso: ok, non servono tailleur o doppiopetto, ma nemmeno sedersi alla scrivania in pigiama e con gli occhi cisposi. Se anche si lavora da casa ci si veste come se si andasse in ufficio (e del resto il codice di abbigliamento sta tornando in molte aziende): è dimostrato che si è più produttivi.

Darsi delle regole sugli orari: ok, non c’è da timbrare il cartellino, ma pensare di lavorare di notte dopo aver passato le giornate dedicandosi ai passatempi non funziona. Ci si alza e si attacca alle 9 (se non prima), ci si ferma per una pausa pranzo e si stabilisce un orario limite oltre il quale non andare (nemmeno per rispondere alle mail, come stanno pensando di fare per legge in Francia sancendo il diritto di staccare dal lavoro).

Staccare e uscire ogni tanto: certo, lavorando da casa si risparmiano i tempi persi per il viaggio. E allora ci si può concedere una passeggiata di qualche decina di minuti intorno all’isolato. La luce del sole fa sempre bene, al corpo e alla mente, come sa chi va al lavoro in bicicletta.

Non dimenticare di tenersi in forma: c’è più tempo per farlo, magari sfruttando gli stessi esercizi da fare alla scrivania dell’ufficio.

Ufficio
07/10/2015

Sì, avete letto bene: in Svezia stanno seriamente pensando di portare l’orario di lavoro giornaliero a un massimo di 6 ore, e il motivo sarebbe che lavorare di più aumenta il rischio di morte.

Tutto è nato da una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Lancet secondo la quale lavorare 55 ore a settimana (9 ore al giorno per 6 giorni, tanto per capirci) aumenta del 33% il rischio di infarto rispetto a chi lavora 35/40 ore a settimana.

Ovvio, vien da dire, ma intanto in Svezia stanno monitorando una serie di esperienze aziendali in cui l’orario di lavoro è stato ridotto a 6 ore giornaliere per un totale di 35 ore settimanali: il focus non è solo sulle conseguenze e i benefici per la salute ma anche sull’impatto per la produttività. E come riporta l’AdnKronos si può essere contemporaneamente più sani, più felici e più produttivi:
Linus Feldt, che a Stoccolma dirige ‘Filimindus’, azienda specializzata nella creazione di app, l’anno scorso ha deciso di introdurre la giornata lavorativa di 6 ore, con un’unica limitazione: durante il lavoro è vietato ai dipendenti l’utilizzo dei social network, da Facebook a Twitter. Meno ore dunque, ma più efficienza. “La giornata lavorativa di otto ore non è così efficace come si potrebbe pensare” ha detto Feldt. “La mia impressione – ha aggiunto il Ceo come riporta il ‘Daily Mail’ – è che ora è più facile concentrarsi più intensamente sul lavoro, si ha la capacità e la resistenza necessaria per farlo e in più si ha ancora energia quando si esce dall’ufficio”.
E nel paese scandinavo non è solo il privato a fare considerazioni del genere:
Nel Paese le 6 ore lavorative stanno entrando anche nel settore pubblico: il governo sta portando avanti una sperimentazione sulle infermiere, che continuano a percepire lo stesso salario ma lavorando due ore di meno al giorno. Una decisione che nell’immediato ha comportato maggiori costi ma nel tempo sembra funzionare: lavoratori e pazienti sono molto più riposati e felici.
Che ne pensate? Potrebbe funzionare anche in Italia un accordo per cui si lavora meno, si guadagna lo stesso ma si promettono e garantiscono meno perdite di tempo e più efficienza?

Ufficio
06/10/2015

Non importa quale lavoro si faccia, o dove si lavori, prima o poi capita di doversi scusare per un errore: è inevitabile che in un ambiente popolato di persone prima o poi qualcuno faccia uno sbaglio, e per una semplice questione statistica prima o poi tocca a tutti. Nessuno è infallibile.

Dato per assodato che gli errori si fanno, far finta di niente è il primo vero grande errore da evitare. Anzi, davanti a un errore, grande o piccolo che sia, la cosa più giusta è assumersene la responsabilità e scusarsi. Ma c’è modo e modo di scusarsi, e affinché la scusa sia davvero efficace e non lasci strascichi, bisogna saper individuare con precisione la situazione, i ruoli delle persone coinvolte e il mood giusto per chiedere scusa senza che sembri una giustificazione.

Errori che non si possono sistemare in prima persona
Pensavate di farcela, o vi hanno sbolognato una patata troppo bollente, e siete finiti in un territorio sconosciuto da cui non sapete come uscire: come prima cosa dichiararlo immediatamente, senza perdere altro tempo, assumendosi le responsabilità e soprattutto garantendo che non succederà più.

Promesse che non si possono mantenere
“Nessun problema, sulla luna vi portiamo noi”. Poi però sulla luna non si può andare, ma il cliente ormai se lo aspetta: che fare? Intanto informare i colleghi, di modo che non siano travolti inaspettatamente dalla situazione, e poi preparare il piano B: scusarsi per il fatto che non riuscirete a mantenere ciò che avete promesso, e rilanciare al volo con qualcosa che invece potete realizzare subito. Non è detto che il cliente vi seguirà, ma almeno salvate la faccia.

Offese personali verso qualcuno
Non deve capitare, ma può capitare. Anche per sbaglio. Non cercate di giustificarvi, potreste ritrovarvi a scavare ulteriormente la fossa: scusatevi, scusatevi ancora qualificando come non professionale il vostro comportamento e promettete che la prossima volta saprete gestire le vostre emozioni.

Cattive notizie
Magari non è colpa vostra, e però se è vostra responsabilità comunicarla è anche il caso di scusarsene. Ma diluire il brodo non serve ad altro che aumentare la durata del dispiacere: andate diretti al sodo, dite quello che dovete dire, scusatevene e date una ragione vera e plausibile.

Gravi dimenticanze
Era compito vostro, e ve ne siete completamente dimenticati. Anche qui: niente giustificazioni. È colpa vostra e tutti, dal capo ai colleghi, si aspettano che troviate una soluzione, con tempi e modi ben precisi.