Mese: November 2015
Idee
12/11/2015

Inutile sperare: con l’autunno e i primi freddi cominciano a circolare anche le infezioni batteriche che provocano raffreddori e influenza, e spesso qualche giorno di malattia è da mettere nel conto. Però ci sono anche comportamenti e abitudini che possono trasformare un ufficio in una specie di lazzaretto, con i dipendenti sopravvissuti che lavorano tra starnuti e medicinali e gli altri a casa, a letto, forzatamente improduttivi.

Che fare allora per evitare il dilagare delle infezioni virali e difendersi, per quanto possibile, dagli attacchi di influenza e raffreddore dei colleghi?
Rimanere a casa
Sì, bando agli eroismi: se colpiti dall’influenza, la cosa migliore da fare, per sé e per gli altri, è rimanere a casa ed evitare di portare in giro germi, virus e batteri in ambienti chiusi e promiscui come quelli dell’ufficio. E non è così scontato, se è vero che secondo un sondaggio di ORC International per conto di Kimberly-Clark Professional, 6 dipendenti su 10 si recano al lavoro benché ammalati.
Il 57% degli impiegati è disposto a dire ai colleghi malati di restare a casa
Lavarsi le mani
Anche a costo di apparire schizzinosi. Le mani sono l’arto che normalmente più entra a contatto con il mondo che ci circonda, e per limitare il proliferare delle infezioni il miglior consiglio è quello di lavarsi spesso le mani: dopo averle strette a qualcuno apparentemente malato, dopo essere stati in bagno, alla macchinetta del caffè, alla fotocopiatrice o presso qualunque altro oggetto promiscuo, e ovviamente dopo aver starnutito. Nel dubbio, vanno benissimo anche i fazzoletti o le tovagliette umidificate.
Il 36% di chi è malato non ha problemi a non farsi stringere la mano
Usare i fazzoletti una sola volta
Sì, i fazzoletti usati che permangono in bella vista sulla scrivania non sono solo un orrore, ma anche un veicolo di infezione. I fazzoletti usa e getta – come dice il nome – si usano e si gettano. E comunque non tenerli in tasca o nella manica del maglione.
Stare a distanza dai colleghi
Siete malati ma non potete stare a casa? Ok, però mantenete le distanze: cercate una saletta appartata, avvisate di non avvicinarsi troppo a voi, partecipate alle riunioni da remoto, fate quello che vi pare ma mantenete le distanze. I colleghi ringrazieranno.
Un colpo di tosse viaggia a 80 km all’ora e veicola fino a tremila particelle infette
Disinfettare tastiere, telefoni e scrivanie
Germi, virus e batteri sostano su ogni superficie: se tastiere, computer, telefoni o scrivanie sono in condivisione, pulitele con una salviettina umida e/o disinfettante prima e dopo averli usati. Nle dubbio chiedete specificamente che venga fatto da chi si occupa delle pulizie in ufficio.
Mantenete una temperatura corretta in ufficio
Ovvero tra i 20°C e i 22°C massimo. Non di più. E i motivi sono spiegati qui.
Far prendere aria all’ufficio
Se potete, aprite le finestre, per esempio in pausa pranzo: germi, virus e batteri ristagnano dove l’aria non circola, e non è l’aria fredda a provocare l’influenza, anzi. Far circolare l’aria permette di diluire e allontanare la presenza degli agenti virali.

Ufficio
11/11/2015

C’è chi non vuole rotture di scatole, chi non sopporta le interruzioni da parte dei colleghi, chi cerca di evitare ulteriori incombenze e anche chi – beato lui – ha poco da fare e non vuole fare di più: insomma, ingegnarsi per sembrare sempre molto impegnati al lavoro è una tattica di sopravvivenza professionale, e per metterla in atto servono strategie ben precise. Come queste 7.
Tenere sempre la scrivania ingombra
Docuementi, faldoni, oggetti, device tecnologici e chi più ne ha più ne metta: se la scrivania è piena di roba, anche l’agenda lo sarà, e quindi è meglio girare alla larga.
Controllare compulsivamente l’orologio
Ma farlo con aria impegnata, al limite dello stress, velocemente con una rapida occhiata al polso o all’orologio dell’ufficio, e poi richinare la testa velocemente, come se il tempo fuggisse dalle mani.
Apparire stressati (senza esserlo)
Massaggiare gli occhi, massaggiare le tempie, sbuffare, tamburellare o agitare le gambe: segno indubbio che c’è molto, troppo da fare.
Fare esclamazioni di successo
Almeno una volta al giorno, se non due, alzarsi in piedi, o sventolare un braccio e dire “Sì!” ad alta voce. Come se un compito davvero gravoso, difficile e impegnativo fosse stato appena terminato tra mille difficoltà.
Camminare velocemente
Fosse anche solo per andare alla macchinetta del caffè o alla fotocopiatrice, farlo a passo svelto, come se anche quei secondi fossero i più preziosi del mondo. Poi rimanere a lungo davanti alla stampante, come se tutto lo scibile umano dovesse uscire da quella macchina, e solo per voi.
Rispondere sempre “Un secondo e ci sono”
Al telefono, a voce e anche via mail: “Un secondo e arrivo”. Segno che si deve assolutamente finire qualcosa, e che altro ci sarà da fare subito dopo.
Avere sempre l’agenda piena zeppa
Anche se non è vero, anche se non c’è nulla da fare, davanti a una richiesta di riunione, o di appuntamento telefonico o anche solo di uno scambio di idee, rispondere sempre, sempre: “Controllo l’agenda e le faccio sapere”.

Ufficio
10/11/2015

Ci sono persone che oltre al successo sono anche in grado di ispirare gli altri: sono gli story maker, per dirla con le parole del World Business Forum 2015, “persone che, trovandosi di fronte agli choc, se ne servono come trampolino di lancio per costruire qualcosa di meglio e come punti di svolta verso un futuro migliore. Sono coloro che superano il contesto” come ha dichiarato Diego Gil, managing director Europe Wobi che organizza il Forum, commentando l’indagine condotta su circa 30mila manager italiani.

Ma chi sono questi visionari story-maker che ispirano le giornate dei manager nostrani? Su tutti, come sempre, lui, Steve Jobs, l’uomo Apple, il mostro sacro universale della visionarietà. Al seguito Richard Branson, il creatore di Virgin, e poi ancora Barack Obama e Papa Francesco, figure di certo non imprenditoriali o manageriali ma non per questo non ispirazionali.

E tra gli italiani? Se si restringe il campo al nostro Paese in cima alle preferenze c’è Sergio Marchionne, l’uomo che ha trasformato Fiat in FCA, e poi Oscar Farinetti, il creatore di Eataly.

Stranieri e italiani sono accomunati da un solo, forte tratto: la visione (per il 72% degli intervistati). Staccato, molto staccato il carisma (11%) mentre fa capolino la curiosità, dote in crescita tra le qualità di un vero capo ispiratore.

E voi, da chi vi fate ispirare?

Ufficio
05/11/2015

Benché invise alla maggior parte dei capi (secondo una ricerca di Bp Academy il 73% dei manager sarebbe pronto a licenziare collaboratori e collaboratrici nel caso si dovesse scoprire una liaison tra i due) le relazioni al lavoro esistono, succedono e – a meno di policy aziendali specifiche, che in Italia riguardano solo il 5% delle aziende – non sono vietate.

Anzi, il fattore galeotto sarebbe proprio il fatto di trovarsi a stretto contatto di scrivania per molte ore al giorno, tanto che secondo i sondaggi più o meno ricorrenti capiterebbe a 1 persona su 3, forse perché in effetti i colleghi lo fanno meglio.

Allora se l’amore scocca, prima assicuratevi di amoreggiare in accordo con il galateo del flirt in ufficio (ed eventualmente di spingervi a fare sesso in ufficio senza farvi cogliere in fallo) ma poi abbandonatevi ai sentimenti senza remore, perché uscire con il collega ha anche tanti aspetti positivi. Come questi 6.
Ci si può sfogare subito
Se proprio la giornata è di quelle pesanti, e non c’è nessuno con cui sciogliere la tensione, avere il partner a portata di macchinetta del caffè può essere utile per riversare su di lui tutte le vostre tensioni.
Anche far tardi in ufficio ha i suoi vantaggi
Be’, sì, proprio quelli: insomma, rimanere alla scrivania fino a quando è davvero molto buio può anche trasformarsi in un piccante preliminare (basta non fare come i due amanti focosi di Christchurch, in Nuova Zelanda, che si sono dimenticati di spegnere le luci e son stati visti da tutto il quartiere…)
Andare al lavoro non è poi così male
Addio depressione dei pendolari, con tutti quei pensieri tristi e desideri reconditi elaborati nelle lunghe ore passate in viaggio: andare al lavoro diventa una vera gioia.
La pausa pranzo diventa di colpo più interessante
Basta tristi pranzi davanti alla scrivania o altrettanto tristi code in mensa: con un lui accanto anche l’ora di pausa a metà giornata diventa un momento romanticissimo. Meglio ancora se all’aperto, facendo una bella passeggiata romantica.
C’è qualcuno che per forza ti darà una mano
Sì, quando arriva il carico pesante sulla scrivania e si prospettano straordinari indigesti, lui non potrà tirarsi indietro dal darti una mano a smazzare la patata bollente.
E infine: lo puoi tenere sotto controllo
Se la collega femme fatale si allarga troppo (e la collega femme fatale è davvero una delle peggiori colleghe d’ufficio) ecco che puoi subito tenere sotto controllo la situazione, passando immediatamente al contrattacco.

Ufficio
04/11/2015

Non dovrebbe succedere, ma succede: sì, succede anche di litigare in ufficio, per colpa dello stress, per via di alcune colleghe davvero insopportabili e dei colleghi maschi che lo sono altrettanto, e insomma, non è che si può sempre essere felici tra le 4 mura del posto di lavoro.
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Le peggiori colleghe d’ufficio
I peggiori colleghi d’ufficio

E però, come dicono gli psicologi delle organizzazioni aziendali, il conflitto è abbastanza fisiologico nei contesti professionali, e il segreto è tutto nel saperlo trasformare in una risorsa, come da anni ormai insegnano a fare al Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza dove addirittura organizzano workshop dal titolo “Litigare bene tra colleghi”.

A questo proposito, come si può litigare in modo utile e positivo tra colleghi? Con alcuni semplici consigli
Non far finta di niente
Il conflitto è latente, e spesso si finge di non vederlo né sentirlo, come per un bisogno di ripianare e sottacere: è vero invece il contrario, e cioè che di tanto in tanto una sana discussione anche animata aiuta a gestire e stemperare la tensione.
Sapere che il lavoro moderno è complesso
Sì, professionalità diverse, con formazione di diverse, coinvolte in processi ad alto livello di stress e competizione: il mix esplosivo perfetto. Per questo quando si arriva a litigare è importante sapere che percorsi professionali e formativi diversi portano a punti di vista diversi e potenzialmente conflittuali.
Mai personalizzare
Certo, i rapporti personali contano, e pure parecchio. Ma poi c’è la dimensione professionale, e quello che conta è capire che lavorare in team è parte sostanziale del business, non una scelta personale.
La squadra vincente non è quella che va d’amore e d’accordo
Vecchio mito, duro a morire: dallo sport all’impresa non si contano gli aneddoti di squadre rissose e vincenti. Insomma, non è che per fare bene si debba andare per forza di cose d’amore e d’accordo. Bisogna essere bravi, da soli e in team, e si ritorna quindi al punto precedente.

Idee
03/11/2015

Manager, dirigenti (e politici) sono i peggiori lettori d’Italia: 4 su 10 non leggono nemmeno un libro all’anno, e a dirlo è una ricerca dell’AIE, Associazione Italiana Editori, appena presentata alla Fiera del Libro di Francoforte. Non che la situazione sia migliore prendendo in considerazione l’intero paese: in Italia c’è un diffuso disinteresse verso la cultura e la conoscenza (il 58% degli italiani non apre nemmeno un libro all’anno…) che però è ancora più grave se riguarda la classe dirigente.
La verità è che la classe dirigente, politica ma non solo, non sa nemmeno cos’è è un libro. Viviamo nella società della conoscenza, dove la capacità competitiva del paese risiede nella sua cultura. Con questi dati siamo destinati al declino
Federico Motta, presidente di AIE
E il confronto con altri paesi è disarmante: in Spagna e Francia la percentuale di dirigenti non lettori è al 17%, meno della metà del nostro Paese, e sull’intera popolazione si parla rispettivamente del 37% e 30%, anche qui numeri dimezzati rispetto all’Italia.

E se per esempio i danesi sono i lavoratori più felici del mondo anche perché investono parecchio nella formazione continua, in Italia gli investimenti nella conoscenza si riducono sempre più tanto che Motta, presidente AIE ammette sconsolato di non sapere il motivo per cui la classe dirigente italiana non legge neanche una pagina all’anno.