Mese: March 2017
Notizie
27/03/2017

Questo mese abbiamo deciso di occuparci, all’interno della nostra rubrica “Successi Aziendali”, del caso di un’azienda che da generazioni si occupa di diffondere il made in Italy e, nello specifico, la cultura culinaria italiana in tutto il mondo: Barilla. In questo caso però, ciò su cui vogliamo concentrarci non sono i gustosi prodotti Barilla, che tra l’altro non hanno bisogno di ulteriori presentazioni, quanto piuttosto la missione stessa dell’azienda, che da qualche anno prende il nome di “Good for You, Good for the Planet” (GYGP). A parlarci di questa missione di sostenibilità è Ylenia Tommasato, Sustainability Manager, che ha deciso di condividere con noi alcune informazioni riguardanti l’operato di Barilla in questo campo ed offrire dei preziosissimi consigli per le aziende che vogliano seguirne l’esempio. Prendete quindi carta (riciclata!) e penna e fate tesoro delle informazioni che seguono.

Può dirci brevemente come è nato il progetto GYGP portato avanti da Barilla ed in cosa consiste?

Buono per Te, Buono per il Pianeta” è la missione del Gruppo Barilla, il solo modo di fare impresa che l’azienda ha scelto per crescere e per essere amata dalle persone. Si tratta di un impegno concreto per la promozione di un’alimentazione sana e gioiosa, ispirata allo stile di vita mediterraneo.
Si tratta, per citare il nostro fondatore Pietro Barilla, di “dare alle persone ciò che daremmo ai nostri figli”.
In particolare, per noi “Buono per Te” significa offrire un’esperienza piacevole e gustosa attraverso i nostri prodotti, nel rispetto dei più elevati standard di qualità e sicurezza alimentare e di precise linee guida nutrizionali. Inoltre, vuol dire promuovere una corretta informazione alimentare e la diffusione di diete sostenibili.
“Buono per il Pianeta” è il nostro impegno dal campo alla tavola per garantire materie prime acquistate in modo responsabile, nel rispetto delle persone e delle comunità in cui operiamo.
È un percorso che da sempre rientra nell’identità di un Gruppo che ha fatto di valori quali il coraggio, la curiosità intellettuale, il rispetto di persone e territori, i principi cardine su cui sviluppare strategie d’impresa all’avanguardia e di successo.

Quali sono i vantaggi della sostenibilità a livello aziendale?

La sostenibilità non è un vantaggio, ma un “modo di essere”, di fare impresa giorno dopo giorno. Chi la ritiene un vantaggio competitivo momentaneo, la sostituirà presto con qualcos’altro che porti un vantaggio superiore. “Sostenibilità”, invece, significare fare ogni cosa in modo responsabile, proteggendo il benessere di chi vive oggi, non sfruttando le risorse del pianeta, per donare un mondo almeno uguale o auspicabilmente migliore, a chi verrà domani.
Quando si dice “sostenibilità”, si sta parlando di alimentare e arricchire la propria identità come azienda, di rafforzare il proprio ruolo come cittadini globali e di ascoltare quanti ti circondano per rispondere al meglio in modo proattivo.

Quali effetti sta avendo questo progetto sui dipendenti e sul loro coinvolgimento in azienda?

La Persona Barilla è una fonte quasi inesauribile di passione e curiosità. Per noi, “Buono per Te, Buono per il Pianeta” non è solo un algido slogan, ma è la ragione per cui ogni mattina ci alziamo dal letto, con la profonda convinzione che possiamo fare sempre di più e meglio per il benessere di chi ci sceglie e per il nostro mondo. Scegliere di lavorare in Barilla, significa scegliere di partecipare quasi a un “movimento”. Un movimento pulito per promuovere un’alimentazione gioiosa e sostenibile. Pensiamo che il cibo non sia “solo” cibo, ma che possa essere un fattore straordinario per uno sviluppo umano e ambientale duraturo.

Qual è stato il suo percorso e cosa significa per lei il lavoro che sta svolgendo?

Diplomata classica con 100/100, laureata in Filosofia con 110 e lode, miglior progetto del Master specialistico in Business Ethics and Corporate Citizenship… E forse altro. Ma questi non sono che i freddi numeri di un percorso comune a molti.
Prima di tutto, il mio lavoro è la mia passione, nata da una continua curiosità per ogni attività sviluppata dall’uomo per la propria sopravvivenza: ho sempre trovato straordinari i racconti sulle rotte commerciali medievali, le borse tardorinascimentali, le rivoluzioni industriali e casi aziendali intricati. Ricordo ancora vividamente alcune lezioni di Filosofia del Diritto ed Etica d’Impresa, in cui venivano esposti con magistrale chiarezza alcuni scandali industriali. Uno per tutti: Enron.
In quelle ore, credo si sia sviluppato ciò che considero il mio sogno: il sogno di poter contribuire a portare un pizzico di “meglio” alle persone con cui vivo e lavoro. Non ho mai smesso di chiedermi il “perché” di ciò che faccio e di meravigliarmi su quanto gli altri sappiano fare: credo molto che occuparsi oggi di sostenibilità significhi avere l’ambizione di costruire il presente, non smettendo mai di guardare avanti e non accontentandosi facilmente.

Quali consigli si sentirebbe di dare ad un’azienda che vuole avviarsi sulla strada della sostenibilità?

Direi tre cose:

Innanzitutto, pensare profondamente a chi si è, a quali sono le proprie radici, qual è la propria storia. Gli anni che stiamo vivendo sono anni di ricerca per molti di distintività, visibilità, notorietà. Però, basta semplicemente unire tutti i punti caratteristici di ognuno, che – voilà – emerge subito ciò che è distintivo. Nessuno ha la stessa storia da raccontare. Nessuna organizzazione ha esattamente lo stesso punto di vista da condividere.

Poi, guardare cosa sta accadendo nel mondo. È più facile pensare a ciò che gira continuamente nel perimetro della nostra testa, piuttosto che provare a guardare ciò che accade da un punto di vista diverso. Aprire le porte delle proprie aziende, ovvero permettere alla “voce del mondo” di entrare nell’operatività quotidiana, non potrà che aiutare a essere più pronti sui mercati e migliori “cittadini”.

Infine, saper scegliere e tenere stretti i propri talenti. Non è facile trovare persone che vedano il mondo con gli stessi occhi con cui lo vediamo noi. Ricercare bene le proprie persone, renderle orgogliose di un percorso unico, offrire loro uno scopo ed essere capaci di valorizzarle: questa è una ricetta essenziale per essere un’azienda sostenibile. O, meglio, per durare nel tempo con determinazione e… talento.

Ringraziamo infinitamente Ylenia Tommasato per la sua preziosissima testimonianza ed i suoi consigli di cui siamo certi farete tesoro. Se siete interessati a far parte della nostra rubrica sui successi aziendali, vi invitiamo a contattarci tramite la nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
13/03/2017

Sono stati condotti molti studi sulla tematica dell’employee engagement, per migliorare le performance aziendali ed il conseguente profitto ma, ultimamente, tali ricerche si sono concentrate sulla figura dei Millennial: il gruppo di giovani uomini e donne nati tra il 1980 ed il 2000. Purtroppo, non è facile capire come comportarsi in azienda con questa nuova generazione di lavoratori, in modo da farli sentire parte dell’organizzazione, dal momento che sono diversi dalle altre generazioni per mentalità, formazione ed attitudini e necessitano di diverse strategie per essere coinvolti. Qui di seguito alcune considerazioni che possono risultare utili per relazionarsi con i Millennial, seguite da una serie di parole d’ordine indispensabili per poterli “conquistare”.
Il ruolo dei manager
I manager in un’azienda sono figure che devono essere d’ispirazione per i dipendenti, ai quali sono incaricati di fornire una destinazione in modo chiaro. I supervisor sono di solito le figure preferite dagli impiegati per ricevere informazioni sull’azienda e la percezione che i dipendenti hanno dei loro superiori influenza il loro livello di coinvolgimento ed il loro morale. Com’ è universalmente riconosciuto, i dipendenti non lasciano l’azienda, ma i loro manager: il loro ruolo è dunque fondamentale per evitare alti livelli di turnover. Molto spesso, però, questi appartengono ad una generazione estremamente diversa e diventa difficile comunicare con chi ha valori e stili opposti. Per questo motivo, è bene capire quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la nuova generazione di lavoratori.

Come sono i Millennial?
La particolarità di questa generazione è spesso considerata il motivo principale del contrasto sul posto di lavoro con i colleghi appartenenti a generazioni diverse. Per questo motivo, un’azienda che vuole evitare questo tipo di conflitti, deve necessariamente utilizzare strategie diverse per diverse generazioni, basandosi su un’attenta ricerca condotta sui diversi gruppi di dipendenti. Le principali caratteristiche che accomunano i Millennial sul posto di lavoro sono la loro capacità di essere estremamente multitasking, orientati agli obiettivi ed impazienti, ma con un’attitudine positiva, esperti di tecnologia, sicuri di sé e collaborativi, nonostante alle volte manchino di esperienza.
Cosa cercano i Millennial?
Date le loro caratteristiche, i Millennial cercano elementi specifici in un lavoro:

persone che abbiano un’attitudine positiva
un ambiente amichevole
sfide
rispetto
sviluppare nuove capacità e migliorare quelle che già possiedono
una buona paga
flessibilità
tecnologia.

L’ultimo punto è particolarmente importante, dal momento che i giovani appartenenti a questa generazione sono in linea di massima nativi digitali e sono abituati ad essere connessi 24 ore al giorno e ad utilizzare molto i social media. I Millennial considerano il cambiamento un elemento importante e vogliono imparare il più possibile: un posto di lavoro dinamico, in cui non sono costretti a fare ogni giorno le stesse cose, è sicuramente molto attrattivo per i membri di questa generazione. Purtroppo ancora oggi, soprattutto in Italia, i metodi utilizzati in azienda per comunicare con i Millennial non sono adeguati a farli sentire integrati.

Come comunicare con i Millennial?
La comunicazione non deve dipendere solo dai mezzi a disposizione, ma anche dalle aspettative dei dipendenti. I Millennial sono cresciuti in un mondo tecnologico, abituati all’immediatezza e, per questo motivo, necessitano costantemente di feedback, accesso immediato alle informazioni ed un impiego notevole della tecnologia; nel rapporto con i manager, vogliono mantenere un atteggiamento amichevole, sentono il bisogno di essere guidati e vogliono feedback chiari e precisi, per evitare malintesi. I colleghi sono importanti per i Millennial e nelle relazioni che stabiliscono con essi trovano un elemento di soddisfazione a livello lavorativo. Ciò che vogliono è sentire che l’azienda gli è vicina e si interessa a loro e per questo valutano molto positivamente quando i manager parlano con loro di persona.
Le parole d’ordine per conquistarli
Considerate tutte le informazioni che abbiamo su questa nuova generazione di lavoratori, vediamo quali sono le parole d’ordine da ricordare per migliorare la loro condizione in azienda ed il loro coinvolgimento.

Concisione. I Millennial sono abituati ad esprimersi, volendo, in 140 caratteri e prediligono l’immediatezza. Non fatela troppo lunga!

Dettagli. Anche essendo concisi, spiegate ai Millennial tutto ciò che hanno bisogno di sapere per svolgere al meglio il loro lavoro, se volete che si sentano in grado di farlo.

Cellulare. I Millennial sono costantemente connessi con i loro telefonini, traetene vantaggio comunicando con loro tramite questo mezzo e vedrete che vi daranno più attenzione.

Rispetto. I Millennial vogliono essere presi sul serio al lavoro, dunque, evitate di screditarli sulla base della loro età, magari ordinandogli continuamente di cambiare le cartucce della stampante.

Imparzialità. Non comportatevi in modo da mostrare pregiudizi e faziosità nei confronti di singoli o gruppi.

Impegno sociale. Volontariato aziendale e responsabilità sociale sono valutati molto positivamente dai Millennial: traetene vantaggio anche per migliorare la reputazione della vostra azienda.

Onestà. La diplomazia non paga con i Millennial, così come una comunicazione evasiva per “salvare la faccia”. Siate onesti e non ve ne pentirete.

Ascolto. I Millennial sono svegli ed informati e vogliono essere parte del processo decisionale. Includeteli e porteranno sicuramente linfa vitale all’azienda e proposte interessanti.

Feedback. Questa parola deve diventare il mantra della vostra azienda, se davvero volete che i Millennial vi seguano: vogliono sapere se stanno facendo bene e vogliono saperlo in modo chiaro e collaborativo.

Ironia. Le nuove generazioni amano l’ironia e non disdegnano una battuta ogni tanto per alleviare lo stress.

Social. I Millennial sono cresciuti con Facebook, Twitter ed altre piattaforme simili. Date loro l’opportunità di connettersi ed interagire in tempo reale con i colleghi su una piattaforma virtuale interna e ve ne saranno grati.

Valori. I Millennial lavoreranno con passione solo per chi condivide i propri valori. Mostrate di comprenderli e considerarli davvero importanti per la vostra cultura aziendale.

Comunità. Organizzate incontri frequenti fuori dal lavoro: i Millennial amano sentirsi parte di un gruppo ed avere amici sul posto di lavoro li renderà più soddisfatti.

Storie. I Millennial sono interessati alle storie delle persone e delle aziende. Ditegli pure come avete fatto a mandare tutto rotoli quella volta nella vostra vita, o di quella volta che avete messo in discussione tutto, o che avete avuto paura, o che avete fallito.

Umanità. Il tempo dei supereroi imbattibili è finito. I Millennial vogliono leader che ammettono i loro errori, chiedono scusa, confessano le loro debolezze. Esseri umani, insomma.

Siete dei manager ed avete sviluppato qualche strategia di successo per coinvolgere questa nuova generazione? O siete dei Millennial ed avete qualche preferenza particolare? Parlatene con noi e con la nostra comunità digitale sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
10/03/2017

Dal momento che la Giornata Mondiale della Poesia si avvicina, stiamo lavorando con dei fantastici blogger per celebrare questa vivace forma d’arte. Stiamo fornendo loro tutti gli strumenti  di scrittura di cui avranno bisogno per creare una loro personale poesia, incluso un set di calligrafia, carta pergamena e penne. Come parte della nostra celebrazione, vogliamo condividere tutto ciò che c’è di fantastico sulla parola scritta. A partire dalle sue origini storiche fino all’uso continuato da parte di alcuni dei più grandi autori del mondo, cos’è che fa sì che prendere carta e penna sia il metodo ideale per la creazione artistica?
L’invenzione della scrittura
La scrittura così come la conosciamo ha le sue origini nella Mesopotamia del Sud (l’attuale Iraq). Gli studiosi del tempo intagliavano il legno e l’argilla con un processo conosciuto come scrittura cuneiforme, di cui esistono esempi che risalgono all’8.000 a.C. Ci vollero quasi altri 5.000 anni perché l’inchiostro fosse introdotto in Cina e nell’antico Egitto, inventato da entrambe queste civiltà in maniera indipendente l’una dall’altra. A quel punto, gli Egiziani avevano anche inventato il papiro, il precursore della moderna carta. Da allora, inchiostro, penne e carta si sono sviluppati tantissimo, ma dai calami del Medioevo alle moderne penne a sfera, il processo di scrittura è rimasto in linea di massima lo stesso. Dunque, cos’è che ha attirato l’umanità al mondo della scrittura?
I benefici della scrittura
Da un punto di vista puramente fisiologico, scrivere fa bene al cervello. É stato dimostrato che i movimenti sequenziali che avvengono quando si scrive migliorano l’attività nella materia grigia del cervello, rafforzando la memoria e le funzioni emotive. Entrambe funzionano come parte della nostra mente creativa per cui, scrivere su un pezzo di carta, può essere un modo più efficace di esprimere idee piuttosto che semplicemente digitare sulla tastiera.

Molti vedono la scrittura anche come un’esperienza catartica, un modo di cacciare fuori ciò che si ha dentro in un senso nettamente fisico. Si dice che il tempo curi le ferite, ma è stato accertato che scrivere può letteralmente aiutare a guarire anche le ferite fisiche. Uno studio condotto in Nuova Zelanda ha portato alla luce che quando un gruppo di persone venivano sottoposte a biopsia cutanea con conseguenti piccole ferite, metà dei partecipanti alla ricerca che compilavano diari nelle settimane successive alla procedura effettivamente guarivano prima di quelli che invece non lo facevano.
L’eredità della scrittura
Con l’avvento del computer, questo si è imposto come principale strumento di scrittura per molte persone, anche se vari scrittori professionisti credono ancora ciecamente nelle classiche carta e penna. Molti di loro ancora scrivono libri interi a mano, come ad esempio JK Rowling e Graham Greene. Greene una volta ha detto: “Le mie due dita su una tastiera non si sono mai connesse col mio cervello. La mia mano su una penna sì”. C’è qualcosa di viscerale nell’uso della penna che molti scrittori non riescono a ricreare con una tastiera.
Uno dei molti benefici dello scrivere vs. il digitare è l’abilità di vedere i propri processi mentali messi sulla pagina. Quando si digita qualcosa, si può cancellare e riformulare una frase, ma una volta cancellata, si perde il percorso del pensiero che aveva condotto a quel punto all’inizio. Con carta e penna, si può cancellare con un segno, ma la sequenza è sempre lì sulla pagina per essere rivista in seguito. Mentre le Revisioni in programmi come Word sono usate più comunemente oggi e possono aiutare ad affrontare la questione, non si tratta comunque dello stesso percorso visivo che avviene con la parola scritta.

Perciò, nella prossima Giornata Mondiale della Poesia, ritagliatevi un po’ di tempo per prendere carta e penna ed esprimervi. Fateci sapere quali sono stati i risultati sulla nostra pagina Facebook Viking IIT usando l’hashtag #VikingWorldPoetryDay.

Notizie
03/03/2017

Qui a Viking, siamo orgogliosi di sapere come le culture dei nostri colleghi internazionali possono essere molto diverse, ad esempio per il modo in cui si tratta il lavoro e persino le frasi che usano quotidianamente. Queste differenze non sono una prerogativa degli adulti, dal momento che le vacanze scolastiche in diversi paesi possono determinare i periodi in cui le persone sono disponibili ed essere fonte di vera e propria gelosia intercontinentale!
Viste le differenze culturali e dei sistemi scolastici, alcuni paesi garantiscono ai loro alunni un numero maggiore di vacanze durante l’anno, mentre altri ne concedono di meno. Per esempio, il Belgio gode di ben sette giorni festivi in più rispetto a noi, mentre alla Bosnia è concesso un solo giorno di vacanza!

Chi gode del maggior numero di vacanze?
Per vedere quali paesi godono del maggior numero di giorni di riposo e come si piazza l’Italia in confronto, abbiamo ricercato tutte le festività in Europa e contato le vacanze concesse ai ragazzi in età scolare. Dunque, chi gode del maggior numero di giorni di vacanza?

Alcuni paesi sono supportati da vacanze che non condividiamo in Italia, come la Pentecoste (che può garantire da un giorno ad un’intera settimana scolastica di vacanza in paesi come la Danimarca ed il Lussemburgo) e molti paesi concedono vacanze verso la fine di Maggio per il giorno dell’Ascensione.
L’Italia risulta comunque ben nove giorni al di sopra della media europea di vacanze scolastiche, con 87 giorni festivi nel corso dell’anno. Pochissime vacanze scolastiche, invece, in Repubblica Ceca, che è arrivata in fondo alla nostra ricerca con 56 giorni, mentre la Bulgaria è stata la prima in Europa con la colossale cifra di 102 giorni festivi!

Quando cadono queste vacanze?
Potrebbe sembrare ingiusto, ma quando si guarda al periodo in cui queste vacanze cadono durante l’anno, si nota che i ragazzi italiani godono di un maggior numero di giorni liberi durante l’estate, una scelta dovuta prevalentemente al clima molto caldo della penisola durante la stagione estiva, come si può vedere in basso:

Cosa festeggiano gli altri paesi?
Alcuni paesi europei hanno giorni di vacanza dovuti alla celebrazione di feste nazionali che noi non abbiamo. Qui di seguito un esempio dei giorni festivi in vari paesi europei:
Ascensione – si commemora l’ascensione di Cristo, il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. È celebrata e concessa come giorno di vacanza in molti paesi europei tra cui il Belgio, la Norvegia, la Svezia e la Svizzera.
Autunno – molti paesi, tra cui il Regno Unito, la Germania, il Belgio e la Bulgaria celebrano l’autunno con alcuni giorni di vacanza.
Knabenschiessen – anche se non è una vacanza ufficiale, a Zurigo, le scuole (e molte aziende) restano chiuse per festeggiare questa gara di tiro al bersaglio che si tiene durante il secondo fine settimana di Settembre ogni anno. Il Knabenschiessen è uno dei festival più antichi in Svizzera, risalente al diciassettesimo secolo.
Tag der Deutschen Einheit – anche conosciuto come il Giorno dell’Unificazione Tedesca, in questa occasione la Germania festeggia l’anniversario della riunificazione della Germania Est ed Ovest avvenuta il 3 Ottobre 1990.
Carnevale – alcuni paesi come, per esempio, Malta, la Romania, il Portogallo ed il Lussemburgo, festeggiano il Carnevale con la chiusura delle scuole per alcuni giorni.
Riforniamo le scuole in tutto il mondo con i prodotti di cui hanno bisongo per funzionare e, con tutte queste festività nelle varie culture, sembra che la scuola sia sempre chiusa da qualche parte a prescindere dal periodo dell’anno!
Avete programmi per le vacanze di Pasqua in famiglia quest’anno? O non vedete l’ora di godervi un po’ di riposo? Parlatecene pure sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.