Come vestirsi in ufficio?

Dimentichiamo Sergio Marchionne, CEO di FCA, inseparabile dal suo maglione blu: è l’eccezione che conferma la regola. E così non contano quegli ambienti – come agenzie di comunicazione, start-up e factory ICT – dove il casual al limite del trasandato è diventato regola a sua volta. Nel resto dell’universo lavorativo esistono regole più o meno scritte su come ci si deve vestire.

Ora, l’Italia è unanimentente riconosciuta come la patria del ben vestire, del buon gusto e dell’eleganza innata, tanto che alcune delle regole non scritte sull’abbigliamento in ufficio sono naturalmente accettate da tutti: sobrietà, colori tenui, giacca-cravatta-camicia per lui, tailleur al ginocchio per lei, poco trucco naturale, mani ben curate, e così via.

Ma se queste regole sono quasi nel Dna di qualsiasi dipendente e impiegato italiano, così non è all’estero, tanto che UBS, il colosso bancario elvetico, ha pensato bene di promulgare un vademecum di ben 44 pagine rivolto a quanti, nelle filiali, lavorano a stretto contatto con il pubblico. E in queste 44 pagine ci sono consigli condivisibili così come regole ferree e decisamente curiose. Vediamole.

Per lui
Abiti rigorosamente di colore nero, grigio o blu navy, ben confezionati, niente barba trascurata, calzini solo neri fino al ginocchio, banditi accessori come braccialetti, orecchini e collane, sì d’obbligo all’orologio da polso (emblema di precisione, affidabilità e puntualità) e no alla tintura dei capelli, evidentemente troppo contrastante con il naturale invecchiamento della pelle.

Per lei
Bandite le gonne corte sopra al ginocchio, al massimo 5cm sotto, giacca sempre abbottonata, make up leggero al limite del naturale, divieto per i profumi troppo intensi, per gioielli e dettagli (come le montature degli occhiali) troppo vistosi e per nail art o smalti per unghie vistosi.

Per tutti
Capigliatura sempre ben curata (almeno 1 volta al mese dal parrucchiere), biancheria sempre di colore neutro e comunque mai visibile, no all’odore di sigaretta e soprattutto all’alito pesante, con divieto assoluto di cibi contenenti aglio e cipolle.

Regole eccessive? Abuso di precisione svizzera? Oppure consigli condivisibili? Di fatto, dopo un primo test pilota in alcune filiali, ora il vademecum si sta diffondendo anche fuori dai cantoni elvetici.