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Parlare in pubblico, tecniche per una comunicazione efficace

Parlare in pubblico, tecniche per una comunicazione efficace

Preparare un discorso

Avete presente il discorso di Steve Jobs agli studenti di Stanford o l’orazione che J. K. Rowling ha tenuto davanti ai neolaureati di Harvard: hanno milioni di visualizzazioni su Youtube e un posto saldo nella cultura collettiva tanto da diventare punto di riferimento quando si parla di public speaking.

Ma come hanno fatto questi personaggi a raggiungere una tale efficacia nel comunicare alle persone?

Certo, sono figure carismatiche e con storie incredibili da raccontare. Ma tutti abbiamo una storia incredibile alle spalle e ogni storia è, nella sua diversità, unica e speciale. La vera differenza, che rende questi discorsi grandiosi, sta nella forma e nel modo in cui vengono comunicati. Che si tratti di esporre una storia personale o una presentazione a seguito di una ricerca o di uno studio, la parte dell’esposizione diventa fondamentale per poter valorizzare il contenuto di quello che vogliamo raccontare.

Prima di vedere insieme alcune tecniche per un efficace presentazione in pubblico ecco qualche suggerimento:

  • Prepara con attenzione la tua esposizione. Ripeti ad alta voce il discorso e tieni monitorato il tempo per essere sicuro di stare nelle tempistiche prestabilite. Una buona tecnica per motivarsi, anche in fase di preparazione del discorso, consiste nel pensare tra sé e sé delle frasi incoraggianti e rivolgerle a sé stessi.
  • Decidi che tono utilizzare: un’impostazione seria oppure ironica e divertente, la scelta dipende da che tipo di argomento vuoi affrontare. Il tono può anche variare nel corso dell’esposizione ma è importante mantenere una coerenza con quello che si sta dicendo.
  • Scegli un linguaggio e uno stile: si può esporre in modo formale o informale, con un linguaggio semplice oppure aulico, con uno stile barocco o invece più spartano. Anche come ti vesti fa la differenza, l’abbigliamento dovrebbe rimanere anch’esso coerente con il tipo di discorso che hai preparato e con il tipo di evento in cui dovrai esporlo.
  • Prepara la parte visiva della presentazione: può risultare molto utile supportare l’esposizione orale con delle slide, immagini o contenuti multimediali.
  • Scegli una tecnica efficace per comunicare e cerca di raccontare una storia più che esporre a memoria un copione. Nelle sezioni seguenti vedremo alcune tecniche interessanti al riguardo.
  • Controlla la tensione: se ti senti nervoso prima dell’esposizione, si può spostare la concentrazione sul tema affrontato e sull’utilità e il valore che questo avrà per il tuo pubblico. Concentrati sull’argomento, il vero protagonista, e pensa che tu sei un medium per poterlo valorizzare. Se durante l’esposizione avrai dei momenti di panico, prova ad individuare nel pubblico un volto familiare e mantieni un contatto visivo con esso: questo ti aiuterà a scaricare la tensione.

Mappa mentale

SCHEMAGRAPPOLO

Che si tratti di un meeting interno, di un evento pubblico o di una riunione aziendale, è sempre bene essersi preparati prima, perlomeno una traccia di quello che si deve esporre, per non rischiare di farsi prendere dal panico ed iniziare improvvisamente a balbettare senza sapere su che specchi arrampicarsi.

Prima di vedere alcune tecniche per veicolare con grande effetto il proprio messaggio, vediamo come poter metabolizzare il discorso per presentarlo in pubblico.

Ci sono moltissime tecniche per memorizzare un discorso come anche esistono voluminosi manuali di tecniche per migliorare il public speaking (vedi, ad esempio, le tecniche di Programmazione Neuro Linguistica). Quello che vogliamo proporre qui è una semplice tecnica che non serve ad imparare a memoria un’orazione tantomeno ad ammaliare il pubblico. È però un modo per presentare un discorso con un’adeguata sicurezza avendo ben chiaro, a livello mentale, quello che si sta trattando e i vari temi che si vogliono affrontare.

Parliamo dello schema cosiddetto “a grappolo”: ricorda infatti un grappolo d’uva dove acini più grandi si alternano ad acini più piccoli. Consiste proprio nel disegnare, sul foglio o sul proprio taccuino, dei cerchi abbastanza grandi che rappresentano i temi più importanti, i cardini, del discorso. Questi cerchi, che si diramano dal concetto chiave, danno vita ad altri cerchi, più piccoli, che sono aspetti legati al tema principale ma che sono di secondaria importanza e che verranno trattati dopo aver introdotto il topic principale e i concetti primari. Questi cerchi più piccoli avranno, a loro volta, dei collegamenti con cerchi ancora più piccoli che possono essere, ad esempio, delle possibili vie per approfondire ulteriormente l’argomento. All’interno di tutti i cerchi si deve ovviamente scrivere una parola chiave o in ogni caso un riferimento a ciò che essi rappresentano.

In questo modo si avranno ben chiari, a livello mentale, i temi principali, gli argomenti a loro supporto e ulteriori ambiti di approfondimento nel caso il discorso principale susciti particolare interesse nel pubblico o le circostanze impongano di andare ancora più nel dettaglio.

L’arte di raccontare una storia

parlare in pubblico

Qualche tempo fa, abbiamo parlato di come cavarsela brillantemente in una presentazione importante. Qui ci focalizzeremo soprattutto su alcune tecniche utili a comunicare raccontando una storia. Ffion Lindsay raccoglie, nel libro “I sette pilastri dello storytelling”, alcune delle tecniche più efficaci per strutturare una storia che raggiunga efficacemente il nostro audience. Vediamoli di seguito.

Il monomito

Il “monomito” è una struttura narrativa che si ritrova in molti racconti popolari e miti provenienti da diverse parti del mondo e da diverse epoche. Altro non è che una successione di eventi che mantiene lo stesso schema, seppure variando nei contenuti, nelle diverse storie di eroi che sono narrate in diverse culture. Lo studioso che ha coniato e definito il termine “monomito” è Joseph Campbell, il quale lo descrive come quel processo nel quale l’eroe protagonista intraprende un viaggio in un altro mondo o realtà misteriosi; qui affronta e sconfigge un nemico per tornare vittorioso in patria ricco dell’esperienza affrontata durante il viaggio che gli permette di aiutare la sua comunità. Anche se lo abbiamo qui riportato a grandi linee, possiamo subito notare come tale processo narrativo sia, di fatto, quello delle sceneggiature più famose come Harry Potter o Guerre Stellari. Come impiegare questa efficace linea di eventi per raccontare una storia al pubblico? Se ricalchiamo questa sequenza possiamo efficacemente comunicare qual è il percorso che ci ha portati a conquistare le conoscenze che vogliamo trasmettere in quel momento. Il trucco sta nel trascinare il pubblico nel proprio viaggio, come se noi fossimo gli “eroi” protagonisti del racconto, per portarli ad affrontare le stesse sfide affrontate da noi ed arrivare finalmente alle conclusioni ovvero la conoscenza e i risultati raggiunti al traguardo.

La montagna

Questa struttura narrativa è molto efficace nella drammaturgia e permette di costruire una tensione, con il susseguirsi degli eventi, che porta ad un climax, o apice degli eventi, per poi avviarsi in discesa verso la conclusione della storia. Il finale non deve per forza essere positivo a differenza della tecnica “monomito” definita in precedenza. La prima parte del racconto deve servire a creare l’ambientazione e dare le coordinate su cui poi si sviluppa il racconto. La parte centrale si sviluppa con una serie di sfide che abbiamo dovuto affrontare durante il percorso, in un climax ascendente che porta alla vetta della storia: di solito è l’avvenimento più significativo o la parte più importante della narrazione. Ci si avvia così alla discesa verso i piedi della montagna per arrivare, in conclusione, ad uno “status” in cui si è trasformati dagli avvenimenti vissuti. Un po’ come nelle serie tv dove i personaggi affrontano diverse vicende per poi giungere il gran finale plasmati dagli avvenimenti della storia. Si tratta di un’ottima tecnica per costruire un racconto avvincente e coinvolgente portando con sé il pubblico lungo la “scalata” alla montagna.

Cerchi concentrici

Con questa tecnica è possibile raccontare delle storie innestate una dentro l’altra in una struttura a “matrioska”. La storia più importante deve essere ovviamente il nucleo o il perno centrale attorno a cui si strutturano tutte le altre. La prima storia che si comincia a raccontare è anche l’ultima storia che andremo a concludere. La seconda storia che cominceremo sarà poi la penultima ad essere chiusa, e così via. Immaginiamo di dover raccontare di una persona significativa nella nostra vita che ci ha lasciato un insegnamento importante. Si comincia parlando di noi e della nostra storia personale, si lascia poi in sospeso questo racconto per iniziare il secondo “cerchio” della storia ossia come abbiamo conosciuto quella persona e come ha contribuito a insegnarci qualcosa. Si interrompe nuovamente la narrazione per aprire il cerchio più importante o nucleo della storia: il messaggio che questa persona ci ha insegnato, il concetto di fondo che vogliamo comunicare al pubblico. Arrivati al cuore del racconto si comincia a chiudere le storie “concentriche” lasciate in sospeso tornando, in questo caso, a parlare di sé e del proprio vissuto personale chiudendo, forti dell’insegnamento ricevuto e della crescita personale maturata, con lo stesso filone narrativo con cui si aveva iniziato.

È una tecnica sicuramente efficace per tenere vivo l’interesse del pubblico attorno ad un concetto centrale, portando gli ascoltatori in un percorso a tappe che li costringe a mantenere alta l’attenzione per non perdere il filo della storia.

Saliscendi

Questa tecnica deriva dalla designer Nancy Duarte, la quale è solita rappresentare graficamente i discorsi più celebri con un grafico. Quello che emerge è quasi sempre un andamento a “saliscendi” in cui, se immaginiamo un grafico, il discorso descrive, a ripetizione, dei picchi per poi scendere e risalire nuovamente. Questo andamento con alti e bassi è dovuto alla continua contrapposizione tra la parte “realistica” del discorso, ovvero la parte che descrive la situazione attuale (parte bassa), e la parte “ideale” ovvero la situazione che si vorrebbe raggiungere (parte alta).  Così facendo si porta il pubblico dalla consapevolezza dei problemi e delle difficoltà odierne alla condivisa speranza di cambiamento e raggiungimento della situazione ideale. È una tecnica ad alto contenuto emozionale ed è particolarmente efficace quando si vuole convincere il pubblico a supportare le azioni e le iniziative che proponi. Pensiamo ad un discorso in cui si affronta il tema del cambiamento climatico e si vuole convincere il pubblico di quanto sia problematica la situazione attuale, con livelli di inquinamento insostenibili, contrapponendo la situazione ideale e desiderata e spronando l’audience ad intraprendere insieme le azioni necessarie al cambiamento.

Inizio ad effetto

Con questa tecnica si comincia il racconto dalla parte più avvincente della storia. Dopodiché si fa qualche passo indietro per tornare a spiegare come si è arrivati a quel punto. Si catapulta l’ascoltatore nel vivo del racconto in modo da coinvolgerlo immediatamente e stimolare la curiosità di sapere come si è arrivati a quel punto, in quella situazione. Per rendere l’idea, pensiamo al film “Chiedimi se sono felice” nella cui scena iniziale Aldo cade a terra dicendo che sta per morire ma che nonostante questo sia comunque felice. Chi di noi, di fronte ad una situazione così surreale, non muore dalla voglia di sapere quali vicende lo hanno portato in quella strana circostanza.
È importante non svelare tutto subito, meglio iniziare con una scena bizzarra e misteriosa per catturare l’attenzione dell’audience che è poi “tutta orecchie” per ascoltare come si evolve la nostra storia nel prosieguo del racconto.

Idee convergenti

Si tratta di una struttura narrativa in cui si mette in luce come differenti visioni e capacità possano convergere per creare un prodotto o generare un’idea. È molto utile per spiegare come un’idea, che si è poi rivelata vincente, sia il frutto dell’apporto di diverse persone che, ognuna con il proprio punto di vista, contribuiscono a creare un concetto nuovo, ad innovare. Rispetto ai cerchi concentrici qui si parte da diverse storie, inizialmente anche molto distanti tra loro, che per vari motivi si incontrano a formare una nuova storia e, quindi, un finale condiviso e grandioso frutto del contributo di entrambe. È il caso, ad esempio, in cui si debba raccontare la storia di un successo imprenditoriale frutto dell’incontro di due personalità geniali e innovative.

Falsa partenza

Quando inizi a raccontare una storia con una “falsa partenza” stai narrando al tuo pubblico una vicenda che sembra apparentemente correre su binari ben sicuri e delineati. Poi, all’improvviso, cambi direzione. Interrompi la storia e ricominci da capo. In questo modo crei un effetto sorpresa, una svolta improvvisa che scardina nel pubblico quel senso di sicurezza e predicibilità che stava assumendo la storia iniziale. È una tecnica efficace quando si vuole raccontare un’esperienza vissuta negativa o in cui abbiamo avuto un insuccesso. Un fallimento dopo il quale siamo ripartiti, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo deciso di rialzarci. In questo modo si crea, nel pubblico, la stessa sensazione di “ripartenza” e si può comunicare cosa si è imparato dall’esperienza negativa e come la si è affrontata. Oltretutto, si tratta di un modo per catturare l’attenzione del pubblico, esigenza di base di tutte queste tecniche, per renderlo il più ricettivo possibile di fronte al tuo messaggio.

A petali

Chiamiamo questo approccio “a petali” perché consiste esattamente nel disegnare, a livello immaginario, un fiore con la sua corolla di petali utilizzando invece che una matita diversi racconti. Come? Immaginiamo che ogni storia che raccontiamo sia un petalo. Queste storie possono anche sovrapporsi tra loro, possiamo introdurre una nuova storia partendo da un’altra precedente. Tuttavia, devono sempre rimanere distinte e possedere una propria linea narrativa. Queste storie come i petali, devono essere tutte correlati ad un tema chiave che rappresenta la parte centrale del fiore. I diversi racconti contribuiscono a rafforzare il tema centrale, fulcro del messaggio che si sta comunicando. È una modalità narrativa utilizzabile anche quando si hanno più ospiti, ognuno dei quali può raccontare la propria vicenda personale sempre tenendo presente che le singole storie devono poi stringersi intorno al tema centrale.

 

Qui a Viking ci auguriamo che questi consigli su come veicolare un messaggio attraverso il racconto di una storia vi possano tornare utili. Non vediamo l’ora di ascoltare anche il vostro racconto. Qual è stata la prima volta che hai dovuto affrontare un discorso in pubblico? Com’è andata? Hai una tecnica in particolare che utilizzi per rendere accattivante l’esposizione? Scrivici sulla pagina Facebook Viking Italia.

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