Notizie
14/05/2021

È appena stata pubblicata su Science un’analisi di 39 scienziati (“A paradigm shift to combat indoor respiratory infection”) che dice una cosa ormai chiara a tutti: per tornare alla normalità serve migliorare l’aria negli ambienti chiusi. Quindi anche gli uffici, le scuole, gli ambienti di comunità come palestre e cinema. E anche le case.
Il COVID-19 è stato ed è solo la punta dell’iceberg del fatto che miliardi di persone ogni anno soffrono di infezioni respiratorie che vanno dal banale raffreddore a patologie più gravi. Infezioni che normalmente passano ma che nel caso del Covid hanno scatenato una reale pandemia con costi umani ed economici spaventosi. Ma se negli ultimi secoli molto si è fatto per garantire la salubrità dell’acqua e degli alimenti, nonché degli edifici, per quanto riguarda l’aria che respiriamo al loro interno poco è stato fatto, sottovalutando sempre il rischio di contagio dato dalla trasmissione dei virus tramite i droplets. E come hanno dimostrato fin da subito i primi studi, il Coronavirus ha colpito proprio in questo punto, trovando il volano alla propria diffusione dove molte persone convivono a stretto contatto, respirando aria di pessima qualità.
Le infezioni respiratorie, e potenzialmente le pandemie, potranno essere evitate o limitate solo migliorando la qualità dell’aria degli ambienti indoor, cioè migliorando i sistemi di ventilazione, filtraggio e purificazione dell’aria, proprio come in passato è stato fatto migliorando i sistemi di trasporto e filtraggio dell’acqua, o delle fognature.

Eppure anche la “banale” influenza è ogni anno causa di morte, in particolare nella popolazione anziana, e ha costi economici, oltre che sociali, enormi. Come se le infezioni respiratorie fossero qualcosa di inevitabile e imprescindibile della nostra vita quotidiana. Ma oggi l’umanità stanziale passa il 90% del proprio tempo al chiuso, in ambienti indoor, e mentre la nostra vita cambiava in questo senso è stato trascurato il ruolo che ha l’aria in circolo all’interno degli edifici nella diffusione dei virus.

Serviranno modelli per studiare il rischio di infezione da agenti patogeni respiratori in base al tipo di emissione (un conto sono le persone in un cinema, un altro in un palazzetto dello sport), alle dimensioni dei locali, del numero e densità di persone presenti, del tempo di permanenza, della trasmissibilità dell’agente patogeno e di molti altri fattori. Ma è indubbio che ventilazione, filtrazione e disinfestazione dell’aria sono le misure chiave per non ricadere allo stesso modo in una futura pandemia.

Ufficio
12/05/2021

La sedia da ufficio, che si trovi davvero in ufficio o, come capita sempre più ora a casa per lo smart working, è la compagna fedele delle lunghe giornate di lavoro. Compagna fedele e anche un ’bout insidiosa, perché se non ben regolata può dare luogo a intorpidimenti, dolori, posture scorrette e tutto quanto ha a che fare con il lavoro sedentario. Per questo è importante sceglierla con attenzione (e qui puoi leggere una guida esaustiva all’acquisto della seduta operativa) ma soprattutto predisporla con cura in base alle proprie caratteristiche e preferenze. Affinché la propria sedia da lavoro sia veramente ergonomica e “su misura”.

1. Regolazione altezza
La regola ergonomica dice che gli angoli di caviglie, ginocchia e gomiti dovrebbero essere tutti a 90°. E siccome non siamo tutti alti uguali, la prima regolazione da fare della propria sedia da lavoro è quella in altezza (e nel caso sarebbe da regolare in altezza anche la scrivania).

2. Altezza dello schienale
Siccome non siamo tutti alti uguali, non tutti aderiremo allo stesso modo allo schienale. Ma questo è predisposto per assicurare supporto lombare durante la seduta, e quindi insieme all’altezza della seduta è bene regolare anche l’altezza dello schienale affinché faccia il proprio dovere.

3. Avanzamento o arretramento della seduta
Sempre per lo stesso motivo, anche l’ampiezza e profondità della seduta è una regolazione da fare, arretrando o avanzando lo spazio di seduta rispetto allo schienale. Questo ovviamente favorisce la postura con i giusti angoli delle articolazioni.

4. I braccioli
Come per la seduta, anche l’avanzamento o arretramento dei braccioli dipende dall’altezza di chi usa la sedia da ufficio. Il loro compito è quello di sorreggere le braccia e alleggerire le spalle, e la distanza dalla scrivania dovrebbe essere tale da poter appoggiare l’avambraccio intero.

5. Supporto lombare
I migliori modelli consentono anche di regolare il supporto lombare. Non tutti, ma in quelli che lo consentono è una regolazione che può cambiare radicalmente il comfort e il feeling durante le ore di lavoro.

6. Regolazione dell’angolo dello schienale
Affinché gli angoli di caviglie, ginocchia e gomiti siano tutti correttamente a 90° si può regolare anche l’angololo schienale. Ci sono quelli con il sistema di bloccaggio, quindi fissi, e quelli che consentono allo schienale di oscillare liberamente in modo da essere sempre in contatto con la schiena e assicurare il giusto supporto.

7. Poggiatesta
Infine ci sono le sedie operative con il poggiatesta, e in questo caso l’altezza deve essere tale da poter appoggiare la parte posteriore del cranio in modo utile per allentare la tensione muscolare del collo.

Notizie
11/05/2021

Il fine del blocco dei licenziamenti ha ora un orizzonte certo. La misura, per cui alle aziende italiane era impedito licenziare i propri dipendenti, sia in forma individuale che in forma collettiva, per ragioni economiche conseguenti alle misure di lockdown e chiusure, era stata introdotta dal Governo Conte a inizio della pandemia per impedire che alla crisi sanitaria si sommasse anche quella economica per milioni di persone. Alle aziende era stato fornito lo strumento della Cassa Integrazione a copertura del costo del lavoro del personale dei settori maggiormente colpiti dalle conseguenze della pandemia, come quelli turistico, della ristorazione o dello spettacolo.
Ma ora, nel Decreto Sostegno del Governo Draghi, è stato ufficializzato il termine del blocco dei licenziamenti con due date certe: il 30 giugno 2021 e il 31 ottobre 2021. Il rischio era infatti quello di scatenare uno tsunami di licenziamenti che potrebbe colpire fino a 1 milione di persone, e la scelta del Governo Draghi è stata quella di scaglionare in due momenti questa ipotesi.

Dal 30 giugno termina il blocco dei licenziamenti per le aziende che rientrano nell’applicazione della Cassa Integrazione Ordinaria. Queste aziende, per lo più del settore industriale, già dal 1° aprile usufruiscono di ulteriori 13 settimane di CIGO con causale Covid19 al termine delle quali potrebbero procedere con i licenziamenti.
Dal 31 ottobre 2021 cesserà il divieto di licenziamento per tutti gli altri datori di lavoro che nel frattempo, dal 1° aprile al 31 dicembre, possono usufruire di ulteriori 28 settimane di Fondi di Integrazione Salariale o Cassa Integrazione in Deroga.

A queste due date ci sono delle eccezioni (per esempio per cessata attività, fallimento dell’impresa o accordo sindacale) per cui i licenziamenti potrebbero avvenire anche prima delle due date del 30 giugno e del 31 ottobre. Ma soprattutto è importante sapere che per la normativa del lavoro italiana i licenziamenti non saranno immediati. Nel caso di licenziamenti individuali non dovuti a giustificato motivo potrebbe essere necessario un tentativo di conciliazione presso l’Ispettorato del Lavoro, mentre per quelli collettivi sarà necessaria una trattativa con i sindacata (ed eventualmente il Governo per alcuni casi) che potrebbe far slittare la misura di qualche mese.

Notizie
07/05/2021

Ce n’è sicuramente una nei dintorni, a casa come a scuola e ovviamente anche in ufficio: se c’è un prodotto di cancelleria che ha avuto un successo planetario senza pari è la colla stick. Quella nei tubetti tipo rossetto o lucidalabbra. E anche questo articolo, come molti di quelli semplici e di larghissimo utilizzo, è stato inventato quasi per caso. La prima a lanciare sul mercato la colla stick fu l’azienda Pritt, nel 1969, e l’invenzione si deve al dottor Wolfgang Dierichs, un ricercatore della Henkel che pensò per la prima volta a questo prodotto durante un viaggio aereo.

Infatti il dottor Dierichs era seduto al suo posto in aereo, con la cintura ben allacciata in vita, quando si mise a osservare una donna che si stava applicando del rossetto alle labbra. Ora, qualunque uomo che vedesse una donna applicarsi del rossetto alle labbra non penserebbe a colle, adesivi e collanti, ma il dottor Dierichs era in una di quelle situazioni di serendipità che capitano talvolta nella vita, e pensò: e se al posto del rossetto ci fosse della colla solida? Sarebbe una soluzione pratica, pulita, economica.

Tornato in azienda si mise al lavoro e produsse il primo tubetto di colla stick Pritt: immessa sul mercato tedesco nel 1969, nel giro di 2 anni la colla stick Pritt era venduta in 38 paesi, ora la si può trovare in più di 120, ogni anno si producono più di 130 milioni di tubetti e si stima che ne siano stati venduti oltre 2 miliardi e mezzo. Abbastanza per spalmare una striscia di colla che parte dalla Terra, supera la Luna, gira intorno a Marte e torna al nostro pianeta (dicono alla Henkel).

Idee
04/05/2021

Smart working e DAD hanno stravolto le nostre vite. Ciò che prima facevamo in ufficio e i nostri figli facevano a scuola si è trasferito all’interno delle nostre abitazioni. E se questo ha avuto anche qualche indubbio vantaggio (per esempio in termini di tempo e soldi spesi fuori casa) sono state tante anche le conseguenze inaspettate. Nelle relazioni tra le persone del nucleo famigliare e nella condivisione di tempi e spazi dedicati al lavoro, alla scuola e allo studio tra le mura domestiche.
Ritrovare il giusto equilibrio tra lavoro, scuola e vita privata non è stato facile, e molti hanno dovuto ripianificare la vita famigliare su nuovi ritmi e con nuovi strumenti. Per chi ancora non c’è riuscito, o per chi pensa di non aver ancora raggiunto l’optimum, un aiuto giunge da Nobo, da 50 anni leader nei prodotti per la comunicazione visiva di alta qualità come lavagne magnetiche, bacheche, vetrine e lavagne magnetiche in vetro.

Per esempio, se si tratta di ri-pianificare la vita familiare lavorando da casa, dalle lavagne memo per la cucina ai pratici portablocchi mobili, sono tanti gli strumenti organizzativi essenziali per la casa moderna:
Planning Boards Settimanali
Può risultare difficile gestire il tempo, dai progetti scolastici alle lezioni di musica – e questo soltanto per quanto riguarda i bambini.
È in questi momenti che un planning settimanale risulta molto utile. All’inizio di ogni settimana prenditi del tempo per pianificare in anticipo le tue giornate, assegnando le diverse attività da svolgere a ogni persona della famiglia. Il pannello potrà essere costantemente aggiornato e cancellato e sarà possibile spuntare ogni attività portata a termine.
Ma non è vantaggioso soltanto per i bambini, anche gli adulti possono trarne beneficio. È possibile segnare appuntamenti di lavoro importanti, pranzi ed eventi personali, nonché attività meno “affascinanti” come pagare le bollette e pulire la casa.
Come se ciò non bastasse, se vuoi essere super-organizzato puoi persino creare il tuo planner mensile di pianificazione familiare. Una piccola lavagna montata a parete o una grande ed elegante lavagna in vetro potrebbero diventare degli strumenti di comunicazione permanenti e preziosi per qualsiasi famiglia con molti impegni.

Pannelli
Puoi usare i pannelli come meglio credi. Alcune famiglie ritengono che siano un ottimo strumento per avere sempre sott’occhio bollette, promemoria di compleanno ed eventi futuri. Per altri sono uno sfondo creativo, uno spazio dove condividere foto e immagini e una parte essenziale della casa in cui i progetti e le opere d’arte dei bambini possono essere orgogliosamente poste al centro della scena.
Se hai un ufficio a casa, questo è un must per realizzare uno spazio di lavoro produttivo.

Portablocchi mobili
Non c’è niente di più utile che avere un grande spazio di scrittura dove annotare idee, poter mettere in campo la creatività e scrivere appunti. Un portablocco mobile è perfetto per questo obiettivo; può essere utilizzato come una lavagna magnetica oppure è possibile utilizzarlo facilmente con un apposito blocco.
Per qualcuno lavoro e scuola da remoto hanno significato anche riadattare una o più stanze in veri e propri spazi per il lavoro o la didattica. Ma dall’usare una stanza per il lavoro a renderla davvero produttiva ce ne passa, e anche per questo c’è qualche utile consiglio da parte di Nobo, in particolare per convertire una stanza inutilizzata in uno spazio di lavoro.
Una scrivania rivolta verso l’esterno
La luce naturale è importante per il tuo benessere, così come per i livelli di creatività, quindi una scrivania rivolta verso l’esterno è l’ideale se sei vicino a una finestra o un lucernario.

Pianificazione
Un sondaggio sul lavoro da casa ha rilevato che uno dei modi più efficaci per mantenere la produttività dei dipendenti è avere un elenco pianificato di cose da fare. Ecco perchè tra gli strumenti essenziali in un ufficio domestico troviamo un planner settimanale o un pannello.
Un planner settimanale è l’ideale per un piccolo ufficio domestico in quanto funge da promemoria e permette di pianificare e gestire meglio il tuo tempo.

Prodotti ergonomici
I prodotti ergonomici sono diventati sempre più popolari tra le persone che lavorano da casa. Anche se lavori in remoto solo una volta alla settimana è importante avere questa buona abitudine. È importante quindi investire negli strumenti giusti; dalle sedie e postazioni di lavoro, ai poggiapolsi o agli accessori da scrivania.

Stimolare la creatività
Lavorare da casa significa anche avere meno possibilità di confronto con gli altri e meno scambio di idee e questo può essere uno degli svantaggi. Bisogna quindi organizzarsi per mantenere alto il livello della propria creatività. Un portablocco con treppiede, ad esempio, è un utile per scarabocchiare idee, fare brainstorming e pianificare in anticipo. Se hai uno spazio ridotto, cercane uno che sia regolabile in altezza e pieghevole, in modo che sia anche facile da riporre quando non viene utilizzato.

Archiviazione
Anche lavorando da casa avrai bisogno di archiviare documenti che occupano spazio prezioso. Quando pianifichi lo spazio per il tuo ufficio domestico pensa a come arredare la tua stanza. Ci sono sono mobili per ufficio in grado di massimizzare il tuo spazio.

Se c’è un ambito nel quale i vantaggi di possedere una lavagna bianca sono indubbi è quello dell’home schooling. L’insegnamento a casa non è un’attività facile, richiede energia, pianificazione e gli strumenti giusti per poterla svolgere nel migliore dei modi.
Le hai viste nelle scuole e le hai usate negli uffici, ma ci sono una serie di buoni motivi per cui le lavagne bianche magnetiche sono particolarmente utili quando si tratta di studiare a casa. Sono adatte per essere utilizzate da bambini e dagli insegnanti, ecco perché:
Sono veloci e facili da usare
Consentono di rimanere concentrati
Sono più economiche
Favoriscono la partecipazione
Perfezionano la scrittura
Sono divertenti
Se ti sei convinto/a ma non sai come scegliere la lavagna bianca giusta, trovi qui tutti i consigli di Nobo.

Ci sono anche altri aspetti di cui tener conto se hai deciso di insegnare ai tuoi figli in modalità home schooling o vuoi approntare delle aree specifiche in casa per l’apprendimento nel caso i tuoi figli siano a casa in DAD.
L’aula
Assicurati che sia uno spazio creativo e cerca di tenerlo separato dal resto della casa, in modo che i tuoi figli capiscano che in quel luogo stai lavorando. Scegli una stanza che sia ben illuminata e abbia molto spazio per, ad esempio, creare dei lavori creativi, con bacheche o pannelli.

Materiale per l’insegnamento
A seconda del tuo stile di insegnamento, avrai bisogno di una lavagna o qualcosa di simile per scrivere e condividere idee in qualità di tutor. Proprio come in un’aula tradizionale, la lavagna semplifica l’insegnamento e permette di condividere informazioni, che dopo l’uso possono essere pulite.
Se lavori in una stanza piccola, è comunque una scelta intelligente per ottimizzare lo spazio, dato che le lavagne possono essere montate su una parete.

Articoli di cancelleria
Avrai bisogno di fare scorta di penne, carta, libri e materiali per l’archiviazione.

Essere creativi
La creatività è al centro dell’apprendimento, quindi è utile investire in attrezzature che ti aiutino a far nascere idee nei tuoi figli. Che tu stia facendo brainstorming, condividendo idee, elaborando piani, è importante rendere queste attività divertenti e interattive per i bambini.
Per esempio, un portablocco mobile è uno strumento utile per annotare rapidamente idee, creare storyboard o imparare nuove parole. Ha anche un doppio uso, come lavagna bianca magnetica oppure, se preferisci salvare le tue note su carta, puoi facilmente utilizzare un apposito blocco.

Tecnologia
Il mondo digitale ci ha collegato in modi mai prima immaginati. Oggi tutto questo ha reso ancora più semplice lo studio a casa, tramite app, siti Web, laptop e iPad. Pertanto, dovrai verificare di avere una buona connessione. Ciò include l’accesso WiFi, molte spine e cavi di collegamento. Da Google Classroom a siti web, questo ti consentirà di condividere diversi modi di lavorare online con i tuoi figli.

Notizie
03/05/2021

Quando sarà passata, la pandemia avrà cambiato radicalmente molte cose. Non solo nella vita personale, famigliare e quotidiana ma anche nel lavoro. La prima è già tra noi, ed è lo smart working, ma secondo l’indagine di Kaspersky intitolata Securing the Future of Work condotta da Censuswide tra lockdown e remote working molti lavoratori anche italiani, avrebbero maturato l’idea se non la convinzione di cambiare lavoro.
Le incertezze e le oscurità sul futuro sono ancora molte e di là da diradarsi, e molti – imprenditori, manager, lavoratori – stanno guardando con preoccupazione ai prossimi mesi e al momento in cui terminerà il blocco dei licenziamenti. Ma non mancano quelli – e in Italia sono 3 su 10 – che invece stanno pensando di lasciare il lavoro che hanno per cercarne uno nuovo.
Le motivazioni? Per il 44% un salario migliore, e questo poteva essere prevedibile, ma c’è un 36% che è invece in cerca di un miglior work-life balance, per trascorrere più tempo in famiglia o nelle proprie attività preferite. Sempre 3 su 10 cercano un lavoro meno stressante, che non metta a rischio burnout, e sempre un 30% invece ha dichiarate ambizioni di carriera.

Reinventarsi non è facile, a ogni età, soprattutto se si pensa di fare il salto di specie da dipendente a Partita IVA. Ma forse è proprio nei momenti di grave crisi e turbamento che si trovano le risorse mentali per fare quel passo altrimenti sempre rimandato.

Idee
29/04/2021

Nessuno lo scrive apertamente, qualcuno si spinge ad ammetterlo a voce, tantissimi ne hanno il sospetto: l’age shaming, la discriminazione in base all’età nelle candidature di lavoro, è sempre più diffusa. Non che prima non esistesse, anzi. Quel “mi dispiace è troppo vecchio/a” serpeggia da decenni ormai negli uffici HR. Ma oggi l’età limite si sta abbassando, non colpisce più solo i/le Cinquantenni ma tocca già i/le Quarantenni e, per qualche lavoro, anche i Trentenni. La differenza, rispetto al passato, sono le “denunce” online, in particolare nei commenti sui social network. Secondo l’indagine Work Force del 2018 il 19% degli over 55 si sente discriminato per l’età, e nel decennio precedente (45-54) la percentuale tocca il 22%. E gli italiani sono al primo posto in UE per questo sentimento.
E la crisi economica mondiale tra il 2007 e il 2013, la conseguente recessione e ora pure la pandemia da Coronavirus non hanno fatto altro che accelerare e aumentare una dinamica che già serpeggiava da tempo. Una figura junior costa ovviamente meno di una senior, e gli sgravi fiscali per l’assunzione dei giovani spingono ulteriormente in questa direzione.
Per questo si sta diffondendo sempre più la pratica del blind recruitment, ovvero la selezione al buio. La tendenza cioè a non richiedere nel CV i dati sensibili – età, termine studi, ma anche sesso, etc). Un modo per i recruiter per non farsi influenzare nella valutazione delle competenze ed esperienze professionali, ma anche un modo per le aziende di non farsi influenzare da pregiudizi inconsci nella ricerca di un talento.

Notizie
28/04/2021

Quali sono le migliori aziende per crescere professionalmente? Alla domanda cerca di rispondere la LinkedIn Top Companies 2021, la prima lista in assoluto per il nostro Paese che consideri le aziende dal punto di vista delle prospettive di carriera. Una prospettiva diversa rispetto alle già note top places to work. In questa prima edizione per l’Italia di questa inedita classifica stilata dal più grande network professionale online al mondo, circa il 50% delle aziende è di origine italiana o a partecipazione italiana, a partire da Intesa Sanpaolo e Generali, ai primi posti, oltre ad altre importanti aziende riconosciute anche all’estero come ENI, Leonardo, TIM, Enel e Banca Mediolanum.
La lista completa delle Top Companies Italia 2021 comprende: Intesa Sanpaolo; Accenture; Stellantis; Generali; UniCredit; Comcast (Sky); Deloitte; STMicroelectronics; BNP Paribas; Eni; Leonardo; GSK; Capgemini; PwC; ABB; Reply; Enel Group; TIM; Volkswagen AG; Deutsche Bank; Banca Mediolanum; AXA; Essilor-Luxottica; Siemens; Johnson & Johnson.
Per la compilazione della lista Top Companies 2021, la redazione di LinkedIn Notizie e i data scientist di LinkedIn hanno condotto un’analisi relativa alla percezione degli utenti su alcuni temi chiave, come ad esempio cosa significhi riuscire a costruirsi una buona carriera professionale e li hanno mixati con i dati unici dalla piattaforma LinkedIn. Allo stesso modo, sono stati presi in considerazione sette elementi fondamentali che esaminano le  informazioni relative al rapporto delle aziende con i propri dipendenti, ciascuno dei quali rappresenta un importante indicatore di crescita all’interno della realtà aziendale:

Capacità di avanzamento: monitora le promozioni dei dipendenti all’interno di un’azienda e tiene traccia di quando si trasferiscono in una nuova azienda, sulla base di qualifiche lavorative standardizzate.
Sviluppo delle competenze: considera come i dipendenti dell’azienda acquisiscono competenze durante il periodo di assunzione, basate su competenze standardizzate da LinkedIn.
Stabilità dell’azienda: monitora i tassi di abbandono nel corso dell’ultimo anno, nonché la percentuale di dipendenti che resta nell’azienda per almeno tre anni.
Opportunità esterne: considera la strategia di contatto dei recruiter nei confronti dei dipendenti dell’azienda, indice della richiesta di lavoratori provenienti da tali aziende.
Affinità aziendale: misura quanto è di supporto la cultura aziendale ed esamina il volume di collegamenti su LinkedIn tra i dipendenti, considerando le dimensioni dell’azienda.
Diversità di genere: misura i livelli relativi alla parità di genere all’interno di un’azienda e delle sue filiali.
Background accademico: considera la varietà dei livelli di istruzione tra i dipendenti, da nessuna laurea fino al possesso di un PhD, indice dell’impegno ad assumere un’ampia gamma di professionisti.

 Per essere ritenute idonee, le aziende devono avere in organico almeno 500 dipendenti nel Paese alla data del 31 dicembre 2020 e il tasso di riduzione del personale, comprensivo di dimissioni e licenziamenti, non deve essere superiore al 10% (in base ai dati di LinkedIn e agli annunci pubblici). Vengono classificate solo le società madri; le filiali controllate a maggioranza e i relativi dati sono inclusi nel punteggio totale dell’azienda madre. I conteggi dei dati vengono normalizzati in base alle dimensioni dell’azienda sull’insieme delle aziende idonee per la classifica. L’intervallo di tempo considerato va dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020. Tutti i dati vengono utilizzati in forma aggregata e/o anonima. Sono escluse tutte le aziende e agenzie di recruiting e per la ricerca del personale, gli istituti didattici e le agenzie governative. Sono escluse anche LinkedIn, la sua società madre Microsoft e le filiali di Microsoft.
“In questa prima edizione di Top Companies per l’Italia abbiamo deciso di dare risalto a quelle aziende che, pur in un contesto segnato dall’impatto del Covid-19, risultano essere luoghi di lavoro dove costruire una solida carriera nel tempo. Questa lista non sarebbe stata possibile senza l’enorme lavoro da parte di diversi team di LinkedIn i quali, basandosi sui dati unici della piattaforma di LinkedIn, aiutano i nostri iscritti a scoprire nuove opportunità di lavoro e di crescita professionale”, afferma Michele Pierri, News Editor di LinkedIn Italia.

Idee
27/04/2021

La sindrome da burnout è riconosciuta e definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “risultante dallo stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo”. E se già lo stress cronico da lavoro colpiva milioni di lavoratori in tutto il mondo, la pandemia non ha fatto che aggravare questa condizione. Siamo tutti, da più di un anno, in una situazione di grande stress: costretti in casa, lavorando più di prima e in condizioni di minor agio, spesso dovendoci occupare tutto il giorno dei figli o dei genitori anziani, bombardati da notizie drammatiche e senza un orizzonte certo. Il cocktail perfetto per scatenare una sindrome da burnout. Addirittura il New York Times ha parlato di “pandemic wall”, per indicare una condizione di disagio insormontabile dato da iperconnessione, iperlavoro, costrizione e assenza di contatti sociali.

Ma una chiave di interpretazione si trova nella stessa definizione data dall’OMS, nella parola “gestito”. Spesso infatti chi è vittima di burnout tende a incolpare se stesso, per non aver saputo sopportare il carico di stress e responsabilità a cui è stato sottoposto. Ma la sindrome da burnout dipende anche dall’ambiente di lavoro in cui ci si trova. O meglio dal modo in cui questo ambiente è gestito dai capi.

Christina Maslach, psicologa della Berkley University che si occupa professionalmente di burnout, ha sviluppato il Maslach’s Burnout Inventory, l’elenco dei 6 fattori che possono condurre alla sindrome da burnout. Ma soprattutto quello che possono fare i capi per evitarlo.

1. Gestire i carichi di lavoro
Evidente e banale, ma è il primo step. Troppe cose da fare generano stress, a maggior ragione in questa situazione pandemica in cui si lavora di più e per molti anche peggio.

2. Lasciare autonomia ai lavoratori
Già si lavora di più e male, se poi ci si mette il carico di un ipercontrollo con il retrogusto del sospetto, non lasciando autonomia operativa ai lavoratori, non si fa che peggiorare la situazione.

3. Dare riconoscimenti
Non necessariamente materiali, basta anche una parola di incoraggiamento o ringraziamento o complimento, un messaggio scritto con sincerità. Insomma, far capire in modo umano che i lavoratori non sono solo macchine di produzione cognitiva.

4. Creare un ambiente di lavoro non tossico
Cultura spietata votata ai risultati, competizione malsana, assenza di cooperazione, collaborazione e comunicazione creano il perfetto ambiente di lavoro tossico. Quello che fa esplodere la sindrome da burnout.

5. Gestione equa delle risorse umane
In tre parole: evitare i favoritismi.

6. Dare un significato di valore al lavoro
L’ultimo punto è il più delicato, e riguarda la dimensione identitaria del lavoratore, il ruolo sociale che si riconosce attraverso il lavoro che svolge. Che è un ’bout anche la summa dei punti precedenti.

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