Mese: October 2014
Ufficio
31/10/2014

Inutile negarlo: succede. Anzi, secondo i più o meno ricorrenti sondaggi sul tema, 1 persona su 3 di quelle che lavorano in ufficio sono uscite, nell’ultimo anno, con un o una collega. E nel 40% di questi casi sarebbero andati anche oltre l’aperitivo e una cenetta a due. Di solito tutto nasce con un gioco di sguardi durante una riunione (1 volta su 3) e poi prosegue tra appuntamenti alla macchinetta del caffè, qualche romantico messaggino sui cari vecchi Post-it, e le chat online (il 27% di chi ammette il flirt sul luogo di lavoro ammette anche di non saper resistere ai link sdolcinati).

Certo, per qualcuno (20%) il tutto si tramuta nei sospirati fiori d’arancio. Ma se per la metà dei casi ci si lascia in buoni rapporti, rimane un 30% di casi in cui si finisce per guardarsi in cagnesco alla fotocopiatrice se non addirittura a dover cambiare posto di lavoro.

E allora, se proprio proprio non si riesce a resistere al flirt sul posto di lavoro, quantomeno è bene affidarsi alle sempre valide regole del galateo dell’amore sul posto di lavoro. Eccole.

Relax: in Italia avere una relazione in ufficio non è reato, e solo il 5% delle aziende le vieta espressamente. Certo però che uscire con il diretto superiore potrebbe non essere ben visto da colleghi e colleghe.

Un flirt alla volta. Insomma, già è complicato lavorare e flirtare senza scombussolare gli equilibri dell’azienda, manca solo di creare un cortocircuito tra tre persone. No, il triangolo non è il caso.

Patti chiari. Considerando che l’80% dei casi finisce con una rottura, tanto vale prepararsi per tempo stabilendo come comportarsi quando il sentimento finisce ma il contratto di lavoro vi tiene ancora a distanza di una scrivania.

Separare casa e lavoro. No, in ufficio e in pausa pranzo non si discute di quello che succede tra di voi dopo che avete timbrato il cartellino in uscita. Nel bene e nel male. Non è il caso di far sentire i colleghi spettatori del teatrino famigliare, vero?

Non illudersi, tanto lo sanno tutti. Per cui rendersi ridicoli negando l’evidenza è peggio che ammetterla serenamente.

Proteggere la propria reputazione. L’amore può passare, la reputazione deve restare, soprattutto se in quell’azienda volete rimanerci a lungo conquistando soddisfazioni e gratificazioni. Per cui evitare di sparlare del partner prima, durante ed eventualmente dopo la relazione.

PS: E no, certe cose in ufficio non si fanno. Quelle cose meglio lasciarle ai film di Hollywood: questo sì che potrebbe essere motivo di sanzione disciplinare se non di vero e proprio licenziamento.

Notizie
29/10/2014

Sono ancora molto diffusi come copie di backup dei file e dei dati contenuti nei personal computer, ma anche come supporti con i quali inviare informazioni, progetti, immagini e altri documenti che non si vuole (o non si riesce) inviare via Internet: parliamo di CD e DVD, e parliamo del modo in cui smaltirli dopo il loro uso o quando sono ormai obsoleti.

Certo, per ragioni di privacy renderli illeggibili con un distruggidocumenti specifico è sempre consigliabile, soprattutto se contengono informazioni sensibili e importanti per l’azienda. Ma integri o meno, rimane sempre il problema di dove smaltirli: ora, all’estero è normale riciclare il materiale di cui sono fatti, che non è alluminio ma policarbonato, ma in Italia non è prevista una normativa nazionale per il suo smaltimento e quindi ogni amministrazione può prevederne o meno la raccolta differenziata (conviene sempre informarsi prima di gettarli nell’indifferenziato).

Nel frattempo, non sapendo che farsene, si può prendere ispirazione da Sean E Avery, un artista australiano che del riciclo creativo ha fatto la sua missione.

Idee
28/10/2014

500 ore l’anno chiusi in macchina, in coda, per andare al lavoro. Sono i numeri di Milano e Roma, secondo una ricerca dell’Aci condotta anche a Torino e Genova dove le cose vanno leggermente meglio, con rispettivamente 450 e 380 ore passate al volante per andare e tornare dall’ufficio.

Ore per lo più impiegate a sfrizionare, prendersela con il semaforo e magari con il vicino di coda. Ore insomma che aumentano il già elevato livello di stress.
Rimedi contro lo stress in ufficio
Ora, secondo un paio di ricerche inglesi, un rimedio allo stress e al malessere c’è: è quello di fare i pendolari attivi. Bici o piedi cambia poco, la sostanza è che secondo una ricerca della London School of Hygiene and Topical Medicine e dell’University College London chi usa la bici o le scarpe per i propri spostamenti quotidiani ha più facilità a tenere sotto controllo il peso. Insomma, rimane più in forma.

Ma non solo: secondo un’altra ricerca della University of East Anglia prendere la bici o fare una camminata per andare al lavoro abbasserebbe i livelli di stress, aumentando di conseguenza la generale sensazione di benessere e felicità.

Notizie
24/10/2014

Può sembrare un’operazione banale, ma in realtà scrivere etichette per i dorsi di cartellette, faldoni e scatole da riporre in archivio con all’interno i documenti aziendali richiede metodo e attenzione: la mancanza dell’uno o dell’altro potrebbe infatti portare a notevoli perdite di tempo se non proprio allo smarrimento di interi documenti. E perdite di tempo e documenti portano sempre, inevitabilmente, alla perdita di denaro.

La prima regola da osservare è quella di essere sintetici: 4 parole sono più che sufficienti per indicare la macro categoria di documenti che si trovanno all’interno di quel raccoglitore, e per evitare confusioni, doppioni, e in generale un eccesso di informazioni.

Normalmente l’intestazione è scritta a caratteri maiuscoli, e con una dimensione maggiore rispetto al sottotitolo che specifica ulteriormente la tipologia di documenti contenuti in quel raccoglitore. Altre buone regole che un tempo di studiavano e imparavano nelle scuole di ragioneria sono quelle per cui le scritte sono sempre giustificate al centro, e le etichette non sono mai scritte in verticale: una scritta verticale è spesso difficilmente leggibile, soprattutto quando si ha poco tempo a disposizione.

Un’altra capacità che un tempo si studiava nelle scuole di ragioneria era la calligrafia, ovvero l’abilità di scrivere con caratteri chiari, nitidi e facilmente comprensibili a chiunque, anche a distanza di tempo.

Oggi per fortuna ci sono degli strumenti tecnologici in grado di adempiere allo stesso compito, in modo uniforme, univoco e duraturo nel tempo: sono le etichettatrici automatiche. Si tratta di dispositivi velocissimi, adatti a stampare etichette per l’archivio così come intestazioni per buste, lettere, pacchi e cartellette, e dotate di numerose opzioni grafiche e di formattazione. Il consiglio rimane sempre quello di utilizzare caratteri semplici, con buona spaziatura e di dimensioni tali da risaltare anche a distanza e a colpo d’occhio.

Per esempio la famiglia di etichettatrici automatiche Dymo LabelWriter stampa 51 etichette al minuto, si collega con un cavo USB al Pc e al Mac, è dotata di diverse opzioni grafiche e con la bundle deal Etichettatrice LW450 + 3 rotoli di nastri D1 l’etichettatrice è praticamente GRATIS!

Ufficio
21/10/2014

Capo = incline ad andare su tutte le furie. Se non sempre, quantomeno spesso. E il più delle volte non sono tanto i fatti (leggi: gli errori) a fargli perdere le staffe, quanto le giustificazioni a posteriori. Una situazione talmente diffusa che il sito Business Insider ha chiesto a Ryan Kahn, career coach, e alla sua collega Lynn Taylor, le frasi da cancellare immediatamente dal vocabolario professionale.

1 «Non posso»
La frase di chi ha poca fiducia in se stesso.

2 «Non è la mia area di competenza»
La risposta di chi non è disposto a dare il massimo e mettersi in gioco

3 «Non lo so»
Come sopra: non cercare una soluzione è peggio che non averla

4 «No»
La risposta di chi lancia il guanto di sfida.

5 «Proverò»
Altra espressione che denota insicurezza e comunica poca affidabilità.

6 «Non è quello che ho sentito»
Troppo vicino al pettegolezzo, e quindi poco professionale

7 «Come posso trarne beneficio?
La frase di chi non è disposto a mettersi in gioco senza tornaconto.

8 «Mi dispiace, ma…»
Scusarsi è bene, giustificarsi però ne annulla il valore. Mi dispiace, punto.

9 «Ho fatto del mio meglio»
Meglio ammettere l’errore, non ammettere che meglio di così non si è in grado di fare.

10 «Me ne vado»
Minacciare non è mai un atteggiamento professionale. Nemmeno minacciare di lasciare la scrivania.

11 «Ho solo pensato che….»
Frase di chi accampa scuse: meglio ammettere l’errore e voltare pagina.

12 «Ci ho provato prima»
Ci si è provato davvero, o si è pigri e basta?

13 «Nel mio precedente posto di lavoro facevamo in questo modo»
Le ricette non sono buone in ogni occasione, e questa frase è al livello del «So tutto io».

14 «Non è davvero colpa mia, è colpa di…»
Lo scaricabarile è sempre poco professionale.

15 «Il tuo predecessore lo faceva in modo diverso/meglio»
Mai sfidare il capo con i confronti. E poi c’è anche il punto 13 da tenere in considerazione.

16 «Mi annoio»
Si è pagati per quel lavoro. La noia non è contemplata nel salario.

17 «Non posso lavorare con lui/lei»
Si è pagati per lavorare, anche in team, non per litigare con il compagno di banco come all’asilo.

18 «È un idiota»
Parlar male dei colleghi è solo un boomerang.

19 «Se non ti sento, farò solo questo»
Tono minaccioso, ad alto rischio di collera da parte del destinatario.

20 «Perché lo fa sempre X…?»
Come per il punto 18: per avanzare richieste è sempre bene essere neutri e non tirare in ballo colleghi o superiori.

21 «Posso parlare con il tuo superiore di questa cosa?»
Scavalcare un capo è la soluzione migliore per inimicarselo. Poi ci sono solo le dimissioni.

22 «Non ho una soluzione»
Se ci sono dei problemi, ma non delle soluzioni, non è giustificato lo stipendio. Sempre meglio avere almeno un’ipotesi da cui partire.

23 «Perché lui ha X e io no?»
Vedere punti 18 e 20: i confronti scatenano sempre antipatie e ritorsioni, e non portano mai a nulla di costruttivo.

24 «Sono abbastanza occupato. Può aspettare?»
Quando gli impegni si accavallano, è meglio chiedere al capo le priorità: è suo compito decidere cosa è più importante e cosa meno.

25 «Posso uscire prima visto che oggi le cose vanno a rilento?»
Un modo inelegante per dire che non si ha nulla da fare. Uscire prima è lecito, non aver nulla da fare no.

26 «Questo è impossibile»
Espressione di totale negatività che non lascia margine di iniziativa personale. C’è qualcosa di peggio?

Ufficio
20/10/2014

E-book o edizione cartacea poco cambia: insieme al controllare i social sullo smartphone, la lettura rimane il passatempo più diffuso di ogni pendolare, e in questo autunno 2014 il libro che è in mano o nel tablet della maggior parte di chi prende i mezzi pubblici per andare al lavoro è senza dubbio Omicidi in Pausa Pranzo di Viola Veloce.

Perché ne parliamo? Intanto perché è un caso letterario: il libro è nato online, dal blog dell’autrice, poi è diventato un e-book in self-publishing, e infine è approdato ai tipi Mondadori, scalando ogni volta le classifiche di vendita.

Poi perché Viola Veloce è una vera impiegata milanese che si nasconde dietro uno pseudonimo. Ecco cosa dice di sé sul blog:
Donna, impiegata, single di ritorno, figlio alle medie. Punto. Quando torno a casa la sera, dopo l’ufficio, metto un ’bout a posto, cucino qualcosa, infilo i piatti sporchi in lavapiatti, e poi faccio i compiti con mio figlio.
E infine perché il libro è ambientato davvero nella vita quotidiana di ogni impiegato del mondo, come si legge già dalla sinossi:
Francesca Zanardelli sta per affrontare il solito pomeriggio in ufficio. È davanti allo specchio del bagno, con in mano lo spazzolino da denti, quando intravede due piedi sbucare da sotto la porta del w.c. Per terra c’è il cadavere di Marinella Sereni, la sua insopportabile compagna di scrivania! Qualcuno l’ha strozzata con una corda bianca, rimasta ancora intorno al collo, per poi ricomporre perfettamente il cadavere, come se fosse già pronto per entrare nella bara. E lo strano delitto è avvenuto… mentre tutti erano in pausa pranzo.
Come andrà a finire? Non resta che leggerlo fino in fondo, magari proprio in pausa pranzo.