Mese: May 2015
Idee
30/05/2015

No, non è ancora tempo di vacanze e pranzi con vista mare, o montagna. Ma questo non significa che non si possa godere di qualche manciata di minuti per mangiare en plein air: la primavera è ormai inoltrata, le temperature si sono alzate, il sole splende (quasi sempre) in cielo e non c’è niente di meglio che abbandonare la triste abitudine della pausa pranzo alla scrivania davanti al computer o nella mensa aziendale e andare a mangiare all’aperto.

Certo, bisogna organzizarsi un po’, portando il pranzo da casa (qui le ricette per la schiscetta perfetta) oppure trovando un bar o negozietto di fiducia dove acquistare qualcosa di sano e leggero da mangiare al parco o ai giardinetti dietro l’ufficio.

Ma come che sia, basta anche mezz’ora di luce naturale, aria pulita e rumore di foglie per avere indubbi benefici.

Per esempio, stare all’aria aperta migliora l’assunzione di vitamina D, che fortifica il sistema immunitario e infonde benessere e salute a corpo e mente.

Passeggiare al parco, o sedersi su una panchina a consumare il proprio pranzo, magari in compagnia di un paio di colleghi o colleghe con cui si è in confidenza, riduce i livelli di stress e ansia e permette di tornare in ufficio con la mente sgombra: lo ha dimostrato uno studio olandese pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health.

Se poi si fa un lavoro creativo o intellettuale, stare per qualche manciata di minuti nella natura migliora la creatività: smartphone, computer, vetrine, negozi e traffico sono una continua fonte di distrazione, mentre la concentrazione e la creatività necessitano di isolamento e meno stimoli esterni. Lo ha dimostrato uno studio condotto nel 2012 da Ruth Ann Atchley secondo il quale stare a contatto con il verde migliora la creatività del 50%.

Idee
28/05/2015

Puntuale ogni anno, con i primi caldi, scatta la disputa in ufficio sull’uso dell’aria condizionata: chi la vuole al massimo della ventilazione e al minimo della temperatura (gli uomini) e chi invece ne invoca un uso più moderato (generalmente le donne). Se capita lo stesso anche nel vostro ufficio, mettetevi l’anima in pace: ci sono fior fior di esperti che confermano questa divisione del mondo in pro e contro l’aria condizionata (le cita un articolo della Gazzetta di Modena)
Le donne tendono a sentire più freddo quando si trovano in un luogo con l’aria condizionata rispetto agli uomini – sostiene Alan Hedge, professore di ergonomia alla Cornell University –. Ciò è dovuto a diversi motivi: spesso hanno caviglie e gambe scoperte, mentre gli uomini indossano calze e pantaloni, e i piedi sono particolarmente suscettibili al raffreddamento. Indossano camicette che lasciano il collo scoperto, mentre gli uomini anche per via delle cravatte lo tengono coperto, riducendo la perdita di calore corporeo. Gli uomini tendono a portare capi più pesanti. Le donne, poi, svolgono spesso lavori più sedentari. In media, infine, hanno il 66% della massa muscolare rispetto a un uomo e i muscoli generano calore.
E non è certo una questione che riguarda pochi uffici privilegiati: siamo il Paese europeo con il maggior numero di condizionatori pro capite e le stime di vendita sono destinate a crescere esponenzialmente. Che fare allora? Intanto conoscere qual è la temperatura ideale in ufficio (ne avevamo già parlato qui in inverno):
L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che la temperatura ideale in ufficio sia tra i 18°C e i 24°C, mentre l’Inail, l’Istituto nazionale assicurazione sul lavoro, raccomanda di mantenere una temperatura di almeno 18°C e di massimo 22°C in inverno (per l’estate non più di 7°C di differenza rispetto all’esterno).
Quindi: massimo 7°C di differenza tra interno ed esterno. Il che potrebbe contrastare con la temperatura percepita, sempre secondo il professor Alan hedge citato sopra.
Una recente ricerca che ha preso in esame 74 donne dai 17 ai 40 anni ha riscontrato che a 21 gradi e con un’umidità relativa del 60% – dice ancora il professor Hedge – la donna ha freddo, percezione che aumenta con l’età. Sente di essere in un ambiente con una temperatura adeguata quando ci sono 24 gradi.
La soluzione più facile e veloce potrebbe allora essere quella di valutare con attenzione l’installazione o il posizionamento dell’apparecchio di condizionamento. Per esempio partendo da quanto riporta il sito specializzato nel tema della sicurezza sul lavoro Punto Sicuro:
Il posizionamento dell’apparecchio di climatizzazione non avviene sempre nel rispetto del criterio del maggior confort ma, nella maggior parte dei casi, si sceglie un’ubicazione che comporta minori opere murare, la possibilità di mantenere l’arredamento esistente e meno costi – afferma Michele del Gaudio, ricercatore presso il dipartimento di Avellino del settore “Ricerca, certificazione e verifica” dell’INAIL – “In assenza di vincoli, invece, il principio da seguire dovrebbe essere quello della scelta di una posizione che permetta un buon rimescolamento dell’aria, senza che gli occupanti siano colpiti da flussi d’aria troppo veloci. E dove, dunque, anche l’altezza della disposizione gioca un ruolo significativo
In pratica:

Evitare il flusso diretto sulla postazione di lavoro
Non aver fretta di raffreddare l’ambiente ma puntare alla temperatura ideale nel tempo
Aprire regolarmente le finestre per cambiare aria
Non puntare il flusso d’aria su mobili, scaffali, librerie e angoli in cui la pulizia è fatta più saltuariamente

E voi come vi comportate con l’aria condizionata in ufficio?

Idee
27/05/2015

Telefonate. Riunioni informali. Scambi di informazioni. E ancora rumori vari di stampanti, cassetti, sedie e quant’altro anima rumorosamente le giornate in ufficio. In America è una specie di ossessione, soprattutto negli open space delle grandi compagnie, dove la privacy e la concentrazioni sono tenute in considerazione al punto tale che da oltre 40 anni sono in auge dei dispositivi di mascheramento dei rumori: si tratta di diffusori di rumore bianco che emettono suoni elettronici casuali con lo scopo di rendere incomprensibili le parole oltre una certa distanza e ‘tagliare’ anche il rumore.

Ora però pare che si sia a una svolta: uno studio condotto dai ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute e presentato al 169° meeting della Acoustical Society of America ha dimostrato come i suoni della natura (un ruscelletto, il canto degli uccellini o il vento che muove le fronde di un albero) siano in grado di migliorare lo stato d’animo dei lavoratori e la loro produttività.

Non solo: i suoni naturali al posto di quelli di mascheramento potrebbero avere benefici effetti anche in altre situazioni, per esempio nelle camere d’ospedale oppure in altre strutture di comunità se non addirittura in casa.

Idee
22/05/2015

Chi è andato in un ufficio appena a nord delle Alpi se non addirittura nei paesi scandinavi l’avrà sicuramente notato: quasi tutti girano a piedi nudi e sotto le scrivanie ci sono sempre in bella vista sandali e calze antiscivolo. Ora, al netto che i sandali con le calze non si possono vedere, e che noi italiani (per senso del pudore o dell’innata eleganza, fate voi) non rinunceremmo mai alle nostre belle scarpe di stile, ci sono tuttavia abbastanza buoni motivi per mollare le scarpe fuori dalla porta dell’ufficio e passare le ore lavorative a piedi nudi (o con un paio di calze, se il clima lo richiede).

Le scarpe raccolgono batteri
Oltre 400mila, secondo uno studio dell’Università dell’Arizona. È vero che il nostro organismo è fatto per abituarsi ai batteri e contrastarli, ma i grandi uffici affollati potrebbero diventare una vera ‘bomba batteriologica’, soprattutto in inverno o nel centro delle grandi città. Senza arrivare ai casi più allarmanti, pensiamo solo a quando purtroppo pestiamo inavvertitamente le deiezioni degli animali.

Le scarpe raccolgono sostanze tossiche
Ne sono piene le nostre città. Non ci credete? Be’ quando andate nel giardinetto in pausa pranzo potreste fare il pieno di erbicidi che poi – come dimostrato da uno studio dell’Environmental Protection Agency americana – giorno dopo giorno trasportiamo in ufficio. Dove rimangono ad intossicare l’ambiente (in ogni caso è sempre bene avere qualche pianta che purifica l’aria accanto alla propria scrivania).

Le scarpe si sporcano
E lo sporco finisce inevitabilmente per annidarsi attorno alla nostra postazione di lavoro. Vero che poi qualcuno pulisce, ma spesso questo implica abuso di dtersivi e sostanze chimiche, e riparte il giro.

Camminare scalzi è salutare
Vero, le scarpe riparano i piedi, ma li costringono anche in una posizione che non è salutare: le dita restano immobili, schiacciate dalla tomaia, e si intorpidiscono. Camminare scalzi invece rinforza i muscoli dei piedi ed è un ottimo esercizio di fitness e relax in ufficio.

Idee
20/05/2015

Alzi la mano chi non ci ha perso almeno 1 ora della sua vita lavorativa! Solitaire, il gioco di carte di Microsoft, è stato nell’ordine un innocente passatempo davanti al computer, l’incubo di numerosi datori di lavoro (venne più volte incolpato per i cali della produttività e, nel 2006, fu la causa del licenziamento in tronco di un dipendente del comune di New York) e per alcuni pure una vera e propria ossessione tanto che nel 1996 venne aperta la prima clinica per dipendenza cronica da Solitaire.

Gioia o dolore che sia stato, ora il gioco di Microsoft compie 25 anni tondi tondi: venne infatti sviluppato alla fine degli anni Ottanta da uno stagista Microsoft (Wes Cherry: non chiese nemmeno un diritto per l’uso del gioco, altrimenti oggi sarebbe milionario in dollari) per far familiarizzare gli utenti di Windows con l’interfaccia grafica e l’uso del mouse. Già, perché al tempo il click, il doppio click e pure il drag&drop erano una vera novità (non per gli utenti Apple, ma questa è un’altra storia) e il modo migliore per sviluppare un tutorial sembrò quella di farlo con l’engagementi di un giochino.

Da allora, nella versione classica Klondike o nelle varianti FreeCell, Spider, TriPeaks e Pyramid, il solitario di Microsoft ha equipaggiato tutte le versioni di Windows fino alla 8 (su cui non è preinstallato ma si può comunque scaricare) e per festeggiare quella che a detta di alcuni è l’applicazione di Windows più usata al mondo Microsoft ha pensato a ben due tornei.

Come raccontato sul blog di Microsoft il primo torneo è aziendale al 100% e riservato ai soli dipendenti di Redmond; l’altro, che inizierà a giugno, sarà invece aperto a tutti, in tutto il mondo.

Insomma, è il caso di sgranchirsi le dita e tornare a smanettare un po’ sul caro, vecchio e buon Solitaire, vero?

Idee
19/05/2015

Succede in Ticino, la Svizzera italiana, e la notizia è riportata da Sara Bracchetti sul portale del Ticino: 5 giovani professionisti hanno trasformato una mansarda di Balerna, appena oltre il confine con l’Italia, in uno spazio a metà tra l’appartamento in condivisione e un ufficio di coworking:
Più di un atelier: un’occasione per “farci compagnia, scambiarci idee: e a volte trovare delle collaborazioni, attraverso i contatti e i clienti degli altri”
In comune ci sono spazi di vita, strumenti di lavoro e momenti del tempo libero che aiutano anche a dimenticare lo stress del pendolarismo:
Ci si spartisce uno spazio, una stampante, una cucina attrezzata per le cene dopo un giorno di fatica; una tv dove rilassarsi con un film o mostrare ai compagni una pellicola che apra nuove prospettive occupazionali. Piante grasse, biscotti e patatine sui ripiani, un risotto con il melograno che attende di essere portato in tavola: anche questo è lavoro e non poi così atipico.
Infatti: oltre all’esperimento dei 5 giovani svizzeri qualcosa del genere sta succedendo anche in Italia, per esempio a Milano:
Ecco Hoffice, piattaforma svedese che aiuta a trasformare il proprio salotto in un ufficio di coworking per liberi professionisti che ne facciano richiesta online, anche sporadica: basta una connessione wireless, qualche sedia e un ’bout di cibo per guadagnare qualche soldo e permettere ad altri di risparmiare.
E non è solo questione di risparmiare sull’affitto o trasformare la scrivania in letto: vivere e lavorare assieme sotto lo stesso tetto crea anche sinergie altrimenti impensabili:
Se qualcuno di noi è bloccato su un’idea cerchiamo di offrirgli prospettive diverse. Se ha dubbi o bisogni, domanda. E non mancano le critiche: fondamentali per crescere nelle professioni creative. A volte possono dare fastidio: ma sono utilissime. E, in fondo, meglio farcele da noi che sentirle poi dal cliente.
Già, i clienti: come l’hanno presa?
Temevamo che l’avrebbero presa male, che pensassero: questi invece di lavorare dormono, e invece i primi ad apprezzarla sono stati proprio i nostri clienti.
Insomma, tra uffici da favola e nuove tendenze nell’organizzazione del lavoro, come sarà l’ufficio del futuro?

Photo Credit: tio.ch