Mese: August 2015
Notizie
27/08/2015

Arriva settembre e le famiglie devono mettere mano al portafogli per l’acquisto di libri, quaderni, materiale di cancelleria e tutto quanto necessario in vista della ripresa della scuola. Secondo il Codacons si tratta di un esborso di circa 1100 euro a famiglia, suddiviso in 498,5 euro per penne, diari, quaderni, zaini astucci e una quota variabile per i libri, dipendente dal tipo di scuola, che appunto porta alla media di 1100 euro a famiglia.

Ma come fare per risparmiare sull’acquisto di libri, quaderni e materiale di cancelleria per la scuola? Sempre secondo il Codacons è possibile arrivare a risparmiare fino al 40%, seguendo alcuni semplici consigli:

Non farsi condizionare dalla pubblicità dei prodotti ‘griffati’ con il logo o le immagini di personaggi dei cartoni animati o bambole (Sì, molto molto difficile convincere i ragazzi…)

Confrontare i prezzi di uno stesso articolo: spesso proprio quelli griffati si possono trovare a prezzi più bassi nei punti vendita della grande distribuzione con un risparmio che può raggiungere il 30%.

Fare una lista dettagliata e seguirla rigorosamente: spesso nei supermercati la cancelleria scolastica è il classico ‘prodotto civetta’ a prezzi da sottocosto.

Non comprare tutto e subito, attendendo le indicazioni dei professori per gli articoli più tecnici come compassi, squadre o dizionari.

Approfittare delle offerte sul materiale di cancelleria (risme di carta, quaderni, penne, matite) sui siti di e-commerce di prodotti per l’ufficio.

Idee
26/08/2015

Fatti due conti rapidi, chi svolge mansioni di ufficio o ha un lavoro sedentario passa da un quarto a un terzo delle proprie giornate lavorative seduto. Una condizione che, se vissuta con posture scorrette, può portare anche a gravi conseguenze per la salute oltre che per la produttività (il mal di schiena è tra i primi motivi di assenza dal lavoro).

Per questo motivo è sempre più importante scegliere correttamente la seduta più adatta a favore una posa ideale, senza farsi ‘ingannare’ dai soli fattori estetici.

Un primo errore ergonomico da evitare è quello per cui della sedia o poltrona da ufficio si inclina il solo schienale e non la seduta vera e propria: una vera seduta ergonomica è tale quando è dotata di meccanismo basculante che permette all’intera seduta, sedile e schienale, di inclinarsi contemporaneamente mantenendo il corretto angolo di seduta.

Una sedia da ufficio ideale deve anche essere regolabile in altezza, per permettere di sedersi correttamente con le cosce parallele al terreno e le ginocchia piegate ad angolo retto, evitando così la posizione ‘a cucchiaio’ (quella ‘stravaccata’ sul divano con il bacino in avanti e lontano dallo schienale).

La seduta vera e propria non dovrebbe nemmeno essere troppo morbida, per impedire di ‘affondare’, e così lo schienale dovrebbe avere un supporto per il tratto lombare per assicurare la postura funzionale alla lordosi fisiologica.

L’altezza degli eventuali braccioli dovrebbe anche essere tale da permettere alla sedia di infilarsi sotto il ripiano della scrivania, evitando di stare troppo lontani dal piano di appoggio e di conseguenza di sporgersi eccessivamente in avanti.

Idee
25/08/2015

Fino a ieri c’erano il sole, la sveglia lenta, la vita da spiaggia e il tempo dilatato delle giornate di vacanza. Da oggi la sveglia suona all’alba, c’è da timbrare il cartellino al lavoro, il traffico è di nuovo il buongiorno e come prospettiva ci sono i lunghi mesi invernali: se non è stress da rientro post vacanze questo, cosa lo è?

Gli italiani che soffrono di disturbi e fastidi (più che legittimi) alla fine delle vacanze e alla ripresa delle normali attività lavorative sono circa 6 milioni: non una vera e propria malattia, ma una condizione di disagio, spossatezza e depressione che si manifesta con sintomi quali ansia, insonnia e generale nervosismo.

Che fare allora per attenuare l’irritabilità e gli sbalzi d’umore repentini? Seguire queste 10 regole stilate dal professor Piero Barbanti, Primario Neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana:
Dormire molto e bene, evitando di passare dalle 8-10 ore di sonno del periodo vacanziero alle 6-7 che ci si concede al rientro. Eventuali problemi di insonnia vanno affrontati aiutandosi con un bagno caldo la sera o con una tisana.

Abituarsi con gradualità, rientrando dalle vacanze alcuni giorni prima della fine delle vacanze per poter tornare senza un impatto brusco alle temperature e ai ritmi cittadini. Se possibile, anche il lavoro andrebbe ripreso gradualmente.

Fare movimento, soprattutto se le ferie sono state “attive”. Fare attività fisica infatti aiuta a diminuire lo stress e a riposare meglio.

Seguire un’alimentazione corretta. Il cervello ha bisogno soprattutto di zucchero, perciò ben vengano, senza esagerare, i carboidrati semplici (saccarosio, miele, confetture, frutta) e quelli complessi (pane, pasta, riso e cereali). La melatonina contenuta nella buccia dei chicchi d’uva, ad esempio, può essere un valido aiuto all’umore.

Stare alla luce del sole. Il passaggio dalla luce del sole in spiaggia a quella artificiale dell’ufficio può mettere sotto stress il corpo e la mente. Un consiglio: fare la pausa pranzo all’aria aperta.

Essere ottimisti. Fare pensieri positivi aiuta a ritagliarsi degli spazi di riflessione e a spostare l’attenzione su cosa desideriamo e sulle nostre capacità.

Prendersi delle pause frequenti di almeno 15 minuti ogni due ore per riattivare la circolazione e riposare gli occhi.

Niente tecnologia a letto. Non tenere in camera da letto né computer, né cellulare, né televisione, perché il cervello potrebbe smettere di associare quella stanza al momento del sonno, considerandola alla stregua di un “prolungamento” del salotto.

Tornare a scuola con gradualità. Dopo tre mesi di vacanza, per i bambini è ancora più importante tornare al ritmo della scuola gradualmente. Occorre dare al bambino il tempo di abituarsi alle lunghe ore che trascorrerà seduto.

Concedersi un weekend di relax. Finché il tempo lo consente, dedicare il fine settimana al relax e alla famiglia come se le vacanze non fossero ancora finite, per ricaricarsi e iniziare al meglio la nuova settimana.

Idee
20/08/2015

Sì, quelle regole più o meno scritte per cui in ufficio ci si veste solo e soltanto in modo formale se non propriamente elegante (con buona pace dei vantaggi di andare scalzi, per esempio, come abbiamo raccontato qui) tornano in auge alla grande.

Ha infatti destato un certo scalpore la circolare interna di Barclays, la banca d’affari inglese, che ha rimesso in riga i propri dipendenti richiedendo espressamente scarpe chiuse e abiti formali per gli uomini così come per le donne. Riporta l’Huffington Post:
No alle t-shirt, no ai jeans, non alle scarpe da ginnastica e da oggi no anche alle scarpe aperte. Dal prossimo mese niente più infradito per i dipendenti della Barclays, che ha diffuso una circolare per i suoi dipendenti nella quale li avvisa che le scarpe aperte e comode soprattutto in estate non saranno più ammesse.
E non si salva nemmeno l’easy friday, quella convenzione tacita per cui di venerdì si è tutti un ’bout più rilassati (nel look e non nell’impegno) che ha ormai preso piede anche in Italia.

E voi cosa ne pensate di questo giro di vite di Barclays? È giusto, almeno nei confronti dei clienti?

Ufficio
20/08/2015

Ci sono tanti modi per farsela passare, quando l’ufficio è deserto e magari mancano pochi giorni prima di lasciarlo: c’è chi trova il modo di fingere di lavorare senza farsi beccare, e chi invece mette in scena una vera e propria gara di schiacciate a canestro modello NBA, come il ragazzo americano di questo video.

Idee
12/08/2015

Ebbene sì, proprio mentre un imprenditore turco vende l’azienda e regala 200mila euro a ciascun dipendente, Dan Price, il boss della Gravity Payments che a marzo si era decurtato lo stipendio per raddoppiare quello dei suoi dipendenti, comincia a pensare che forse non è stata la mossa giusta.

Per carità, le intenzioni erano le migliori: migliorare le condizioni di vita dei suoi dipendenti e – en passant – farsi un po’ di pubblicità. Ma dopo i primi osanna son cominciate a fioccare lettere di insulti, e non da parte di investitori o CEO ma da parte di impiegati e dipendenti di ogni parte d’America.

Come riporta l’Huffingtonpost.it che cita un pezzo del New York Times:
A fronte poi di un netto incremento delle richieste per nuovi lavori e progetti, alcuni dei clienti della Gravity Payment, vedendo la decisione di Dan come una dichiarazione politica, hanno smesso di fare affari con lui, pesando così negativamente sul bilancio dell’anno in corso (i guadagni portati dai nuovi clienti rientreranno infatti solo nel fatturato del prossimo anno). Per far fronte all’aumento della richiesta Dan Price ha dovuto assumere nuovi dipendenti – adesso a un costo decisamente alto per l’azienda – senza però sapere fino a quando potrà durare questo periodo d’oro e non avendo un margine di bilancio troppo sicuro.

Inoltre, due degli impiegati più preziosi della Gravity Payment – tra cui Maisey McMaster, prima responsabile del piano economico dell’azienda – hanno dato le dimissioni perché non condividevano le idee di Dan, in particolare rispetto all’equiparazione dei salari tra chi era appena arrivato e chi era dentro alla società da più tempo.