Mese: November 2015
Ufficio
26/11/2015

Nella cosiddetta e attuale economia della conoscenza uno degli asset fondamentali del capitale di un’azienda sono le competenze dei propri dipendenti. E perdere i collaboratori più bravi è un costo aziendale enorme, sul breve come sul lungo termine.

Ecco perché i responsabili delle risorse umane sono sempre molto interessati alle politiche di incentive rivolte ai lavoratori: un dipendente motivato e felice è un dipendente che lavora meglio, produce di più e crea più valore aggiunto per la propria azienda.

Ma mentre molte compagnie si rivolgono a beni materiali (servizi di manutenzione dell’auto, benefits come il cellulare aziendale, plus come il centro fitness o l’asilo aziendale, o ancora premi in denaro o in beni a fine anno, in funzione dei risultati raggiunti) a Google, ancora una volta, ragionano in modo diverso.

Secondo Laszlo Bock, “SVP of Google’s People Operations” (ovvero il capo del personale “responsible for attracting, developing, retaining, and delighting “Googlers.” secondo la sua descrizione su Linkedin”) i modi per fidelizzare i dipendenti più bravi sono solo 2, e non hanno a che fare con il valore economico delle politiche di incentivazione.
1. La qualità della gente che lavora in azienda
Per questo sono fondamentali le politiche e le strategie di assunzione: ogni candidato all’assunzione in Google, per qualsiasi funzione, è vagliato non solo dalle risorse umane ma anche dal suo possibile capo, dai suoi possibili colleghi e infine nientemeno che da Larry Page, il CEO di Google.

Leggi anche: Come si svolgono le riunioni negli uffici di Google
2. La sensazione che il proprio lavoro abbia un senso
“La gente vuole fare molto di più che semplicemente portare a casa un salario, la gente vuole lavorare per un obiettivo che abbia senso”: lo ha dichiarato a Stephanie Ruhle di Bloomberg, citando le ricerche del professor Adam Grant secondo il quale le persone che lavorano per un obiettivo che abbia un senso sono anche più produttive.

Sarà anche per questo che da anni Google è – nell’opinione di dipendenti e competitors – la miglior azienda al mondo?

Idee
25/11/2015

Sì, durante gli anni difficili della contrazione dei posti di lavoro ma anche ora, che quantomeno l’emorragia sembra essersi fermata, ci sono lavori che nessuno vuole più fare. Altro che lavoro dei sogni che non si trova, perché non esiste o perché non ci sono abbastanza posti o perché, ancora, non serve più: ci sono invece un sacco di posti di lavoro in mansioni e professioni che – pare – nessuno vuole più fare.

Lo dicono i dati Istat e Unioncamere, quelli per cui, per esempio, non si trovano banconisti da tavola calda: ne mancano 6 su 10 di quelli necessari in Italia. E poi commesse (o commessi, anche), per cui ne mancano 4 su 10 di quelle richieste dal mercato. E ancora, sul podio, il montatore di macchine industriali, il conducente di furgoni, il confezionatore di prodotto finale, il tornitore di metalli e via via così fino alla prima figura per la quale è richiesta formazione universitaria che è l’analista programmatore.

Ufficio
24/11/2015

Dicembre, inevitabilmente e invariabilmente, è il mese delle feste di Natale: prima della grande festa in famiglia ci sono quelle con gli amici, con quelli che frequentano il centro fitness, quelle della scuola dei figli, quelle delle attività sportive dei figli, quelle dell’associazione di volontariato e chissà quanti altri incontri per scambiarsi gli auguri. Ma soprattutto c’è lei, la festa di Natale con i colleghi d’ufficio.

Un momento di festa che può diventare una buona occasione per rinsaldare legami e allargare il network delle conoscenze in azienda, oppure un boomerang di gaffe e imbarazzi dal quale voler fuggire il prima possibile. E allora ecco le regole per sopravvivere (e mettere a frutto) al party di natale con i colleghi.

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Cogliere l’occasione per fare nuove conoscenze
Fondamentale: non c’è situazione più o meno informale migliore del party aziendale per entrare in contatto con persone di altri dipartimenti che potrebbero allargare il network di contatti in azienda e aiutare negli sviluppi di carriera. Quindi meglio uscire dal solito cerchio di conoscenze e – senza aggressività – fare nuove conoscenze. Per esempio al buffet, oppure al bar se la festa è in un locale affittato, o in ogni situazione si possa attaccare bottone in tutto relax.

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Mantenere la calma quando la situazione diventa grottesca
Sì, alla fine il direttore marketing vorrà sicuramente replicare la sua esibizione a cappella di qualche grande classico. La situazione è senza dubbio imbarazzante, ma prima di fare commenti o lasciarsi andare a manifestazioni pubbliche di disapprovazione meglio mantenere la calma: son solo pochi minuti e prima o poi tutto passa.

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Non essere monomaniacali
OK son colleghi di lavoro, ok è il party aziendale, ma insomma per una volta i problemi e le cose da fare in ufficio possono anche rimanere sullo sfondo. Il party aziendale di Natale non è l’occasione per lavorare ancora qualche ora ma per rilassarsi, divertirsi e fare team building.
Vestirsi a festa
Se lo scambio degli auguri avviene in azienda al termine di un giorno lavorativo c’è poco da fare, ma se il boss ha prenotato il ristorante o un locale meglio, molto meglio vestirsi in ghingheri per l’occasione. Basta poco per essere diversi da quelli che i colleghi vedono tutti i giorni, e anche il capo apprezzerà il vostro apprezzamento. Basta non esagerare con cappelli da Babbo Natale o barbe finte.
Fare i complimenti
Sì, soprattutto le colleghe sfrutteranno l’occasione per sfoderare qualche abito particolarmente accattivante. Fare finta di niente è un boomerang, meglio concedersi a qualche complimento pacato. Son tutti punti bonus guadagnati.

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Fare dei regalini
Sì, perché no? Basta un piccolo gesto, purché non sia anonimo: in fondo con i colleghi si passano 8 (o più) ore al giorno a stretto contatto di gomito, e dimostrare di conoscerli abbastanza bene da fare un regalo mirato è senza dubbio un punto a proprio favore.

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Ufficio
19/11/2015

“Tanto lavoro e niente divertimento rendono Jack un ragazzo noioso”: sono gli eccessi di Jack Torrance, il protagonista di Shining, e in generale sono i rischi di un eccesso di lavoro. Diventare noiosi, improduttivi, senza guizzi, senza propositività. Soprattutto quando il troppo lavoro arriva dall’alto, dai manager, che frustano il cavallo oltre il limite, caricando i propri team di compiti e obiettivi sempre più gravosi e irraggiungibili fino a farli “rompere”, come si dice in gergo ippico.

Ne ragiona Lisa Quast su Forbes, partendo dalle attenzioni che un manager deve avere nei confronti del suo team e arrivando a stilare questi 4 consigli per riuscire a limitare l’eccesso di lavoro quando il capo proprio non se ne rende conto.
1. Discutere, chiarire e condividere gli obiettivi.
No, ricevere una mail e rispondere “ok” non basta: quando il flusso di incombenze non si arresta, ci si siede con il capo, si chiedono delucidazioni e si fa una lista di proprità. Concordata quella, da quella non si deroga.
2. Stabilire i criteri con i quali si sarà giudicati
Ok, arrivano maggiori compiti e maggiori responsabilità. Ma quali sono i parametri con i quali si verrà valutati? È bene che il boss li espliciti chiaramente, è bene chiederli in modo aperto e franco.
3. Condividere un documento sugli obiettivi da raggiungere
Carta canta: step by step i passaggi da fare, gli obiettivi da raggiungere, l’avanzamento del lavoro e tutto quanto serve a valutare in modo oggettivo il raggiungimento dell’obiettivo. Basta anche un foglio excel, purché contenta descrizione e numeri.
4. Fissare un calendario di reportistica
Ogni settimana? Ogni ue? Lo si discute, lo si definisce e lo si fissa, e da quello non si deroga. Continue richieste di chiarimenti, report e tracking di avanzamento servono solo a distogliere l’attenzione dall’obiettivo finale.

 

Ufficio
18/11/2015

C’è sempre un o una collega amante dei cani, e c’è sempre il o la collega che non la smette di decantare le lodi del proprio Fido. Ma ora forse è giunto il momento di dar loro retta, e magari chiedergli di portare il quadrupede peloso in ufficio.

Secondo uno studio della Virginia Commonwealth University pubblicato sull’International journal of workplace health management un cane in ufficio avrebbe il potere di ridurre lo stress, migliorare la comunicazione tra colleghi e far aumentare empatia e collaborazione.

L’esperimento della Virginia University, condotto tra 550 dipendenti della Replacements Ltd., in North Carolina, ha dimostrato come i livelli di ormone dello stress prelevati dalla saliva dei dipendenti erano più bassi dell’11% in chi portava il cane in ufficio, e aumentavano fino al 70% in chi non aveva cani, e non voleva entrare in contatto con loro sul luogo di lavoro.

Risultati analoghi ad altre ricerche – quella Central Michigan University, per esempio – con in più alcuni vantaggi indotti, come quello del maggior tasso di movimento: banalmente uscire per i bisogno o occuparsi della pappa faceva muovere e collaborare i colleghi.

Insomma, i pet at work riducono lo stress e il colesterolo e aumentano il buonumore e la collaborazione.

Ufficio
18/11/2015

Il primo impiego non si scorda mai, e nemmeno il primo mese del primo impiego. Ma questi 6 errori da non commettere nei primi giorni presso un nuovo posto di lavoro non valgono solo per i neoassunti senza esperienza: anche chi proviene da altre aziende o uffici è bene che presti molta attenzione ai suoi comportamenti nei primi giorni a contatto con nuovi colleghi e/o capi.

Perché non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione, e perché i percorsi migliori son quelli che partono col piede giusto.
Prendersi delle ferie
Che sia il primo lavoro, o che sia un nuovo lavoro, si presume ci sia stato un po’ di tempo libero prima di cominciare, e non è il caso di preoccuparsi come prima cosa delle prossime vacanze. A meno che non siano state discusse e concordate per un motivo valido prima della firma del contratto. Al massimo, ecco come fingere di lavorare e farla franca.
Lamentarsi del nuovo capo con i nuovi colleghi
Detto che in generale è meglio tenere per sé certe valutazioni (anche se i pettegolezzi hanno i loro pro e contro), tuttavia prima di lasciarsi andare a commenti sul bosso meglio, molto meglio, prendere le misure ai nuovi colleghi: nella migliore delle ipotesi potrebbero farsi una cattiva idea di noi, nella peggiore spifferare tutto.
Parlar male del vecchio posto di lavoro
Banalmente: se lo fate ore potreste farlo anche in futuro. E chi vi circonda non ha proprio voglia di farsi biasimare a distanza. Potreste passare immediatamente nel novero dei peggiori colleghi di lavoro.
Sforare con la lista spese
Ok, avete il rimborso a pie’ di lista, ma insomma prima di andarci pesante meglio dimostrare di tenere alle casse aziendali. E in ogni caso sempre meglio informarsi sulle policy aziendali circa il noleggio di auto e le prenotazioni in albergo per missioni di lavoro.
Passare del tempo sui social network
Sì, una occhiata a Facebook dallo smartphone in pausa pranzo va anche bene, ma farsi beccare sul computer dell’ufficio a scrollare la bacheca Facebook no, proprio no. Anche se ci sono aziende in cui Facebook è entrato dalla porta principale come strumento di lavoro e collaborazione.
Fare dell’umorismo pesante
Ok, un po’ di umorismo e buonumore facilita i rapporti, ma meglio andarci piano, molto piano prima di andarci pesante: qualcuno che ancora non conoscete potrebbe risentirsi, e sarebbero problemi a non finire. Nel caso, ecco 5 modi per chiedere scusa quando si sbaglia al lavoro.