Mese: November 2016
Ufficio
28/11/2016

Quando desideriamo quella promozione, quando finalmente la otteniamo con conseguenti incarichi aggiuntivi e del tutto nuovi o quando ci proponiamo per un lavoro in quell’azienda che ci piace tanto, tendiamo a porre notevoli aspettative (e quindi pressioni!) sui noi stessi perché è forte la paura di non riuscire, di non essere all’altezza o di ottenere un rifiuto. Sebbene questo istinto sia del tutto naturale, spesso però perdiamo di vista le lezioni positive che un insuccesso può insegnarci. Ci dimentichiamo che dietro a un errore o a un esito che non è andato proprio come avremmo voluto, si può nascondere un’ottima opportunità: la possibilità di trarre un insegnamento per crescere, non solo come dipendente ma anche a livello personale. Scopriamo insieme cinque buoni motivi per trasformare in un’opportunità anche quella che al momento ci appare come una catastrofe!
Il tallone d’Achille

Quando ci viene affidata una nuova mansione in ufficio, ci ritroviamo faccia a faccia con le nostre lacune e difficoltà. Impariamo cosa non riusciamo a svolgere così bene e in quali ambiti abbiamo bisogno di rafforzare le nostre abilità e competenze. Ricordatevi sempre però anche l’altro lato della medaglia: insieme ai talloni d’Achille, scoprirete anche i vostri punti di forza. Magari siete assi di Excel, ma il primo pensiero all’idea di fare una presentazione o di chiamare al telefono un potenziale cliente vi assale un senso di paura e smarrimento. Scoprire di non riuscire a fare qualcosa come vorremmo o come avremmo pensato, ci pone tuttavia davanti all’eccezionale possibilità di esplorare modi per migliorare. Quando capita qualcosa di negativo al lavoro come, ad esempio, un progetto che non va a buon fine, l’organizzazione di un evento il cui esito non va come sperato, ecc. ci fermiamo a riflettere e tali riflessioni sono importantissime per rivoluzionare il nostro modo di lavorare o di relazionarci agli altri, aiutandoci anche a implementare nuove strategie volte al miglioramento. Ad esempio, possiamo rivolgerci a un collega o al nostro capo per chiedere assistenza e dal confronto possono scaturire rassicurazioni ma anche stimoli e spunti interessanti da mettere in atto. Oppure possiamo intraprendere un corso specifico orientato al potenziamento di una particolare capacità. Finché non eseguiamo un’attività, non sapremo a quale livello sono le nostre competenze e il fatto di iniziare a eseguirla, ci consente ogni volta di fare un passo avanti verso il miglioramento. Cosa ne pensate del riconoscere le lacune con obiettività e cercare di intraprendere azioni per migliorarle? Secondo noi, si tratta di un ottimo segnale di…
Volontà di crescita

Le revisioni al lavoro e le riunioni con il capo sono tutte occasioni che, oltre a far luce sul vostro operato, vi consentono anche di discutere o di dimostrare come avete trasformato un momento di difficoltà in un’opportunità di crescita. Cosa avete imparato? In che modo tale lezione vi è servita per migliorare? Tutto ciò è sintomo di professionalità, maturità, integrità e correttezza, al contrario del nascondere la testa sotto la sabbia sperando che tra queste gomme si nasconda quella in grado di fare la magia sperata. I vostri capi ne rimarranno positivamente colpiti e ciò risulterà in un maggiore senso di fiducia nei vostri confronti. Sarete considerati più affidabili, propositivi e positivi, e vi saranno assegnate maggiori responsabilità. Anche se siamo sempre animati dal desiderio di dare il meglio, nessuno è immune dagli errori e tutti abbiamo aspetti su cui lavorare. È proprio qui che si cela il percorso che ci renderà tra tot anni lavoratori dotati di competenze e capacità migliori rispetto a oggi, impedendoci di rifare gli stessi errori ma anche insegnando ad altri ciò che abbiamo appreso dalla nostra esperienza.
Chi non risica…

Il rischio, per sua natura, comporta un certo grado di incertezza. Se all’avvio di un progetto due opzioni sembrano entrambe valide, a volte la decisione finale può basarsi sull’istinto. Spesso è stato proprio l’istinto a guidare alcune delle scelte più azzeccate. Altre volte, l’opzione più sicura si è invece tramutata in un esito sbagliato. Ciò che emerge tuttavia da una scelta rischiosa è la volontà di seguire qualcosa in cui crediamo. Dimostra spirito di iniziativa e desiderio di sfidare il modo di pensare più convenzionale. Rischiare equivale anche a provare e se la prima opzione non funziona, è possibile esplorarne una seconda o una terza. Un insuccesso è il primo passo verso il successo: ci permette di capire cosa non funziona per affinare la mira sul bersaglio desiderato.
Avrete meno paura di sbagliare di nuovo

Inizieremo a considerare un errore o un passo mancato verso un obiettivo auspicato come una possibilità per trarne un insegnamento, piuttosto che come un evidenziatore o marcatore che ci contrassegnerà a vita in maniera negativa. Ciò ci aiuterà a non abbatterci, a considerare l’evento con positività, ad abbandonare i vecchi schemi, a sviluppare il pensiero laterale – ossia un approccio logico e indiretto al problem-solving mediante l’osservazione del problema da diverse angolazioni, rispetto alla modalità tradizionale focalizzata su una soluzione diretta – e ad avere meno paura davanti a un nuovo tentativo o alla possibilità di sbagliare nuovamente, sempre nell’ottica di aver dato il meglio. Si impara sul cammino ed è quindi normale cambiare leggermente il metodo per provare di nuovo.
È successo a tutti

Ogni persona all’interno dell’organico ha delle scadenze da rispettare e degli obiettivi da raggiungere. Una società dispone di una buona cultura aziendale se sprona i propri dipendenti al costante miglioramento; questo non significa tuttavia che sussista sempre un problema nel caso in cui le aspettative non siano state soddisfatte. Se ci guardiamo attorno in ufficio, vedremo colleghi con capacità differenti e di grado diverso: ognuno con i propri punti di forza da offrire all’azienda. Se pensiamo che nessuno si sia mai trovato davanti a qualche difficoltà, dobbiamo comprendere che è successo anche ai migliori tra noi. E per un incoraggiamento a non arrenderci e a riprovare a centrare l’obiettivo, ricordiamoci le parole di qualcuno che di obiettivi né ha centrati parecchi, precisamente canestri. Michael Jordan, infatti, oltre ad essere stato escluso dalla squadra del liceo, ha affermato: “Ho sbagliato più di novemila tiri, perso quasi trecento partite, ho sbagliato il tiro decisivo affidatomi dai miei compagni per 26 volte. Ho fallito molte volte ed è per questo che, alla fine, ho vinto tutto.”

Con questi cinque suggerimenti, speriamo di avervi offerto alcuni spunti concreti per analizzare con positività un insuccesso e trasformarlo in un’opportunità di miglioramento. Ora vogliamo che siate voi a scendere in campo e a raccontarci la vostra storia. Come avete superato una difficoltà al lavoro? Condividete con noi le vostre esperienze sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
14/11/2016

Qualche settimana fa, abbiamo parlato della to-do list e di come ottimizzarla per renderla una reale alleata della nostra produttività in ufficio. Oggi, alle tecniche già delineate, ne vogliamo unire un’altra: il pomodoro. Tranquilli, non vi proporremo alcuna dieta ultimo grido né (purtroppo!) la ricetta per una marinara con i fiocchi. La Pomodoro Technique® è una tecnica sviluppata da Francesco Cirillo negli anni ’80 per mantenere la concentrazione, ottimizzare i tempi evitando le distrazioni o la confusione generata dal multitasking e per comprendere meglio quanto impieghiamo per quella determinata mansione evitando quindi di terminare la giornata con la sensazione di aver sprecato troppo tempo, a volte non si sa bene nemmeno dove. Vi suona familiare? Oppure siete semplicemente curiosi di capire meglio come funziona? Questo allora è il post che fa al caso vostro. Continuate a leggere.
Come funziona?

All’inizio del giorno, stilate la vostra to-do list dei compiti che desiderate portare a termine entro la fine della giornata. Per compito, intendiamo un’attività che, per essere completata, richieda almeno 25 minuti di tempo. In caso di progetti di ampia portata, cercate di dividerli in compiti più piccoli e più gestibili. Ed ecco che entra in scena il nostro pomodoro, ossia il timer, così chiamato infatti perché spesso quello impiegato non è altro che uno dei timer a forma di pomodoro utilizzati in cucina per il monitoraggio della cottura dei piatti. Impostate il timer su un intervallo di tempo di 25 minuti e iniziate a dedicarvi alla prima attività in programma. Ogni blocco da 25 minuti è noto come 1 pomodoro: un’unità di tempo unica e non spezzabile durante la quale non dovrete concentrarvi né lasciarvi distrarre da nient’altro. All’inizio, portare a termine un pomodoro senza alcuna distrazione sarà forse più arduo. Succede. Vedrete però che, con il tempo, questa tecnica vi permetterà di focalizzarvi unicamente sull’attività in programma aiutandovi ad aumentare la produttività e a migliorare l’autodisciplina.
Fai un break

Allo squillo del timer, datevi una bella pacca sulla spalla: siete riusciti a terminare un pomodoro! Potete concedervi una pausa. Alzatevi, sgranchitevi le gambe, bevete un po’ d’acqua o mangiatevi uno snack. Avete 5 minuti di tempo fino all’inizio del prossimo pomodoro. Usateli per rilassarvi e per distendere la mente: la nostra performance dipende anche dalla capacità che abbiamo di riprenderci rapidamente. In questo intervallo, staccate completamente. Cercate di evitare di pensare al lavoro, non impegnatevi in attività complesse e fate una pausa da schermi e dispositivi elettronici: evitate soprattutto i social perché oltre a cadere nel pozzo delle infinite informazioni di Internet, vi ritroverete a fare Mi piace anche dopo 2 ore. Usate invece questo tempo per rilassarvi, ricaricarvi e lasciare andare le distrazioni esterne per qualche minuto. Ogni 3-4 pomodori completati, concedetevi una pausa più lunga di 15-30 minuti.
Come gestire i pomodori

Evitate di diventare “collezionisti” di pomodori. Devono essere considerati come un mezzo per aiutarvi a concentrarvi meglio, a focalizzare l’attenzione per portare a compimento una determinata attività senza eccessiva dispersione di tempo ottimizzando di conseguenza la giornata lavorativa. Non devono essere intesi come “fine”. Collegate quindi ciascun pomodoro a un’attività specifica. Come? Riprendiamo la nostra to-do list e ora che conoscete meglio questa tecnica, implementatela all’inizio della giornata: di fianco a ciascun compito da svolgere, disegnate quanti quadratini vi occorrono per gestire quell’attività. Ogni quadratino rappresenterà un pomodoro. Al completamento di un pomodoro, fate una spunta all’interno del relativo quadratino finché non avrete completato tutta l’attività. Passate quindi a quella successiva.
Il tempo, la nostra più grande risorsa

Spuntando i quadratini, riuscirete a capire immediatamente (e realisticamente!) quali e quante attività siete in grado di completare in una data giornata. Aggiungiamo quindi due cerchietti di fianco ad ogni attività: in uno andiamo ad inserire il numero di pomodori stimati; nell’altro il numero di pomodori effettivi. In questo modo, diventeremo pianificatori migliori delle nostre attività. Sapremo all’incirca quanto tempo impiegheremo per portare a termine quel determinato compito o progetto riuscendone a stimare le tempistiche prima di iniziarlo. Ottimo strumento, ad esempio, in sede di preventivo. Come per il denaro, più teniamo d’occhio le nostre finanze e le modalità con le quali spendiamo i soldi, maggiore sarà la consapevolezza che ne otterremo riuscendo a delineare modi consueti o cambiamenti dovuti per migliorare e ottimizzare le spese. Tuttavia, al contrario del denaro, il tempo non viene sempre altrettanto monitorato. Dobbiamo ricordarci però che sul lavoro, come nelle attività a cui ci dedichiamo nel tempo libero, ciò che offriamo è proprio il nostro tempo: quel bene tanto prezioso che una volta utilizzato non tornerà più. Per questo motivo è essenziale farne buon uso!
Gestione delle distrazioni

Imparate a gestire le interruzioni in maniera intelligente. All’inizio, sarà difficile mantenere la concentrazione per 25 minuti, senza avere la tentazione di leggere le ultime notizie, guardare quel video che ci interessa tanto o dare un’occhiata “veloce” su Facebook. Anche controllare le e-mail di lavoro può a volte comportare grosse perdite di tempo. Le interruzioni possono essere suddivise tra interne, ossia quelle che dipendono da noi, ed esterne (quelle che invece riguardano altre persone). Per le interruzioni interne, quando sentite la distrazione bussare alla porta, prendete la vostra to-do list e annotate in una sezione specifica del foglio l’attività che vorreste svolgere. Mettendola nero su bianco, la depotenzierete immediatamente e potrete smettere di pensarci: l’avete annotata per compierla in un secondo momento (magari quando le annotazioni diventeranno abbastanza numerose da dedicarvi un intero pomodoro?). Per le distrazioni esterne, invece, imparate a negoziare un altro momento per discutere della questione e non essere interrotti nell’attività che state svolgendo. Altrimenti ciò andrà a scapito di un pomodoro e il timer dovrà essere resettato: non è infatti possibile eseguire metà pomodoro. Ricordate Yoda: “Fare o non fare. Non c’è provare”. Con il tempo, vi ritroverete che da troppo lunghi, i pomodori saranno troppo corti. Evitate di cadere nella trappola degli “ancora due minuti”. Mollate ciò che state facendo, concedetevi una pausa e ritornateci a mente fresca e rilassata. L’attività vi ringrazierà.

Con questi suggerimenti, speriamo non solo di aiutarvi a guarnire le vostre giornate in ufficio di tanti pomodori produttivi (e chissà, magari anche essere fonte di ispirazione per quella ricetta della marinara perfetta!), ma di avervi offerto anche alcuni spunti concreti per dedicarvi alle attività lavorative con maggiore concentrazione ed equilibrio. Ovviamente, questo era solo un assaggio di una tecnica che può aiutarvi a migliorare la produttività. Quali sono invece per voi gli ingredienti essenziali per ottimizzare i tempi al lavoro? Condividete con noi i vostri consigli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
01/11/2016

Viking si prefigge di semplificare la giornata a tutti i lavoratori in ufficio ottimizzandone l’efficienza mediante l’utilizzo della migliore attrezzatura a disposizione. Con gli attuali prodotti disponibili sul mercato, non possiamo tuttavia spingerci oltre un certo punto. Per questo motivo, abbiamo deciso di collaborare con l’intero organico per progettare la più avanzata scrivania al mondo, dotata di letto incorporato e di macchina del caffè integrata. L’abbiamo chiamata “The Omnidesk”

Abbiamo collaborato con i nostri dipendenti per individuare i componenti che consentirebbero di dar vita a un ambiente lavorativo più rilassante, più semplificato e soprattutto più produttivo. Tali componenti includono:

Letto incorporato per dormire;
Area colazione dotata di tostapane e di dispositivo scaldavivande;
Macchina del caffè incorporata;
Sottotazza con riscaldamento a induzione;
Cyclette;
Spia “non disturbare”;
Frigobar;
Fioriera autoinnaffiante;
Stendibiancheria per l’asciugatura dei vestiti;
Termosifone e ventilatore;
Cassetto di riorganizzazione che funge anche da caricatore wireless;
Cassettiera per archiviazione protetto da password;
Cestino per il riciclo dei rifiuti.

Il problema
Da un recente sondaggio condotto dalla nostra azienda, è emerso che il 47% dei lavoratori del Regno Unito trascorre ore di straordinario in ufficio almeno una volta alla settimana, con anche dipendenti che superano di ben oltre tale soglia. In molti uffici, iniziare prima e terminare dopo l’orario previsto è diventata ormai una consuetudine. Non potevamo continuare a guardare i nostri dipendenti soffrire. Se i lavoratori non riescono ad andare a casa, in questo modo avranno un ’bout della loro casa in ufficio.
Il progetto
Volevamo assicurarci che il progetto comportasse dei vantaggi per i lavoratori di tutto il mondo, non solo per quelli del Regno Unito. Per questo motivo, abbiamo condotto un sondaggio sull’intero organico internazionale per comprendere quali fossero le funzionalità più ricercate in una scrivania da lavoro. Dai primi dati, sono emerse numerose costanti (per la maggioranza correlate al caffè) a conferma di quanto da noi previsto: era necessario rivoluzionare completamente la scrivania da lavoro.

Una volta raccolte tutte le informazioni, abbiamo collaborato con un team di designer straordinari per la realizzazione di una serie di concept, sviluppando infine quella che riteniamo essere la più utile scrivania da lavoro progettata finora.


I componenti principali
Nella maggior parte degli uffici, lo spazio è limitato: non potevamo quindi aggiungere funzionalità sulla parte esterna della scrivania. Siamo invece riusciti a nascondere gran parte delle funzionalità all’interno della scrivania senza alcun compromesso in termini di capacità di utilizzare la scrivania normalmente.

Ad esempio, è possibile estrarre il letto dalla parte inferiore della pila di cassetti. Ciascuna parte è rivestita in schiuma di primissima qualità per garantire una postura ottimale: un letto non solo comodo ma anche ideale per la colonna vertebrale. Il comparto letto include anche spazio per un cuscino di vostra scelta.

A lato della scrivania, troverete uno stendibiancheria termico per l’asciugatura dei vestiti ideato per semplificare la vita ai ciclisti e a chi vive in località particolarmente soggette alla pioggia. Esattamente: non sarete più costretti a rimanere seduti tutto il giorno alla scrivania con indosso vestiti umidi perché avete scelto di andare al lavoro in bicicletta!

Una volta arrivati al lavoro, potrete farvi velocemente toast e caffè grazie al tostapane e alla macchina del caffè integrata. Dopo aver preparato queste prelibatezze, potrete mantenerle calde per tutta la giornata con il sottotazza riscaldato e lo scaldavivande con piastra calda a induzione.

Sulla scrivania, è presente uno scomparto per l’organizzazione di oggetti come il telefono cellulare. È dotato della funzionalità aggiuntiva di essere anche un caricatore wireless per un’ampia gamma di dispositivi.
Produzione
Al momento, la scrivania da lavoro è ancora un progetto concettuale, ma intendiamo lanciare The Omnidesk nel prossimo futuro per un’iniziale test di prova. Ci auguriamo che il prodotto possa essere di aiuto ai numerosi dipendenti stacanovisti presenti in tutto il mondo.

Se desiderate condividere le vostre opinioni, ad esempio su altri possibili componenti da aggiungere, scrivete le vostre idee sulla nostra pagina Facebook Viking Italia con l’hashtag #MiglioreScrivania