Mese: June 2017
Ufficio
26/06/2017

Qualche settimana fa abbiamo affrontato il tema del networking e di come svolgerlo con efficacia; in particolare, abbiamo visto come possa essere efficace in fase di ricerca del lavoro. Oggi ci addentreremo più a fondo in una fase specifica del networking di persona: il primo approccio e la conversazione iniziale. Vi è mai capitato di ritrovarvi in una conversazione che non decolla? Silenzi, sguardi furtivi alla ricerca di aiuto e la forte sensazione di voler sprintare 200 metri nella direzione opposta. Altre volte, capita invece che ci ritroviamo con una persona che ci attira immediatamente in una conversazione interessantissima.

Saper intavolare una conversazione con nuove persone può risultare una vera e propria sfida, soprattutto per le persone più timide e introverse, specie se desideriamo fare buona impressione.
Il potere delle domande

Solitamente, esiste un gruppo di domande che tendiamo a porre al primo approccio. Quante volte vi è capitato di chiedere o vi hanno chiesto domande simili a “Come va?”, “Che lavoro fai?” o “Di dove sei”? Tante. Così tante volte che tendiamo a perdere di autenticità, spontaneità e presenza. Andiamo un po’ in modalità pilota automatico. Come una poesia recitata a memoria. Per quanto naturali possano sembrare queste domande, rischiamo di addentrarci in acque alte da cui è difficile riemergere. Per navigare facilmente nei meandri della conversazione, provate invece a chiedere domande che creino un senso di piacevolezza nell’altra persona, facendola sentire bene e a suo agio. In questo modo, ne stimolerete l’area del cervello in grado di produrre appagamento e di rafforzare la memoria: la conversazione non solo ne trarrà vantaggio risultando meno banale, ma aumenterete anche la possibilità che quella persona si ricordi di voi. Alcuni esempi concreti? “Qual è l’ultimo progetto piacevole a cui ti sei dedicato con passione?”, “Qual è stata la tua vacanza preferita?” oppure “Qual è il piatto che preferisci della tua regione?”. Domande che possono essere poste all’inizio dopo esservi presentati o anche come modo per cambiare argomento successivamente – ovviamente scelte in base al livello di formalità richiesto.
Trovare punti in comune

Un altro modo per coinvolgere da subito la persona con cui desiderate parlare è di trovare dei punti in comune: ad es., osservandolo, potreste notare che indossa qualcosa associabile a un gruppo musicale, a uno sport particolare o a un altro interesse che magari condivide con voi. Oppure, osservate ciò che vi circonda: magari è presente un espositore con dépliant che può fornire alcune idee per avviare una conversazione e per trovare punti in comune con cui proseguire. Anche la tecnica del “dove, come, quando e perché” – ossia porre domande più specifiche quando una persona ha iniziato a raccontarci di una vacanza per esempio – può aiutarci a scoprire interessi comuni o lati della persona che si rispecchiano in noi; la conversazione proseguirà quindi in maniera più piacevole e, di conseguenza, anche più memorabile. A volte, anche dalla totale assenza di punti in comune può emergere una conversazione interessante. L’importante è mantenere una mente aperta e curiosa. Magari vi troverete a discutere di un argomento di cui non sapete nulla, ma voi imparerete qualcosa di nuovo e il vostro interlocutore apprezzerà l’interesse da voi dimostrato.
Saper ascoltare

Fondamentale da subito è la capacità di sapere ascoltare: una delle più importanti pratiche di qualsiasi relazione. Dimostratevi sinceramente attenti a quello che dice. Non inondatelo con interminabili fiumi di parole sulle vostre capacità e conoscenze. Rispettate i suoi tempi. Lasciate che sia anche lui a porvi delle domande. Cercate di fare in modo che si ricordi di voi come un buon interlocutore che dimostra sincero interesse, in grado di lasciare i dovuti spazi e non una persona egocentrica e logorroica. Questo si rifletterà anche sulla possibile collaborazione lavorativa. Penserà che sia più semplice avere a che fare con voi, vi immaginerà come una persona in grado di ascoltare, comprendere e tenere in considerazione le sue esigenze, creando le basi ottimali per un rapporto con un potenziale datore di lavoro, un membro del team o un cliente.
Costruire una relazione

Networking non è sinonimo solamente di tante brevi conversazioni. Per svolgerlo con efficacia, è importante riuscire a costruire e a coltivare le relazioni avviate. In tal senso, un aspetto fondamentale del primo approccio è ricordarsi i nomi delle persone conosciute. Esistono varie tecniche in tal senso. Ripeterlo ad alta voce appena ci viene detto non solo aiuta noi a ricordarlo meglio, ma stimola anche quella parte del cervello del nostro interlocutore di cui vi abbiamo parlato prima, contribuendo a rendere la conversazione più piacevole e memorabile. Un’altra tecnica? Associare il nome di quella persona a personaggi famosi e immaginarli mentre svolgono una determinata attività insieme: ad esempio, incontrate una persona che si chiama Diego e ve la immaginate mentre gioca a calcio con un famoso calciatore omonimo. Per costruire una relazione è importante il follow-up, ossia ricontattare quella persona dopo qualche giorno dall’evento. Vi avrà probabilmente dato un biglietto da visita. In un momento di pausa – quando la prima conversazione è ancora fresca nella vostra memoria – annotate sul suo biglietto da visita un aneddoto o interesse particolare associato a quella persona. Quando la ricontattate, citatelo e in tal modo, voi riuscirete a ricordarvi maggiori dettagli e a personalizzare la conversazione, e il vostro interlocutore ne sarà sicuramente più contento.

Con questi suggerimenti, speriamo di avervi dato qualche spunto per trasformarvi nel Michael Phelps del networking: passata la paura dell’acqua alta, saprete destreggiarvi con facilità tra i meandri di qualsiasi conversazione. Ora tocca a voi! Condividete con noi tutti i vostri trucchi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
23/06/2017

Pensiamoci bene: passiamo gran parte della nostra giornata a lavoro, cinque giorni su sette, nello stesso ufficio, con le stesse persone.

Conseguenza naturale è che le nostre abilità di relazionarci con il genere umano vengano messe alla prova duramente e costantemente.

Lo sappiamo, le relazioni in generale, non sono mai tutte rose e fiori. In particolare quando dobbiamo condividere per lunghi periodi gli stessi spazi con altre persone e siamo costretti, per diversi motivi, a sopportare atteggiamenti e caratteri incompatibili con il nostro.

Che sia il vicino di scrivania, il collega della stanza a fianco o quello del piano di sopra, tutti ci siamo imbattuti in situazioni poco piacevoli o imbarazzanti sul posto di lavoro.
Prima di sbattere i pugni con forza sulla scrivania, possiamo sempre cercare di seguire alcune facili regole per ridurre lo stress sul lavoro. Inoltre, si può sempre cercare la via del dialogo; una chiacchierata davanti alla macchinetta del caffè può aiutare a chiarire anche le situazioni più difficili. Ma lo sappiamo bene, una cosa è dirlo, altra cosa è metterlo in pratica. Ecco che molti di noi, nell’era di Internet, preferiscono chiedere consiglio a Google piuttosto che affrontare a quattrocchi l’interessato. La domanda sorge spontanea: cosa googliamo noi italiani sui nostri colleghi? E cosa sul nostro capo?

Grazie alla funzione autocomplete di Google è possibile soddisfare questa ardente curiosità. Tale strumento ci svela infatti quali sono le frasi più digitate quanto si parla del capo e dei colleghi. Innanzi tutto vi chiederete: cos’è questo autocomplete?  Facciamo un attimo di chiarezza e vediamo perché ci dice molto sulle nostre abitudini di ricerca.
Google sa cosa cerchiamo
L’autocomplete fu creato nel 2004 e fu ideato da Kevin Gibbs, un giovane ingegnere della società di Mountain View.  Google, si sa, premia la creatività e l’intraprendenza dei suoi dipendenti e permette loro di utilizzare un 20% della propria giornata lavorativa per sviluppare progetti propri. Kevin decise di lavorare ad una funzione che permettesse di completare in automatico gli url inseriti nel browser. L’autocomplete, appunto. Letteralmente “autocompletamento”, consiste nella tendina che compare quando digitiamo qualcosa nella barra di ricerca. Riporta i termini statisticamente più utilizzati e che sono associati alle prime parole che l’utente digita. Quindi, ad esempio, se digitiamo la parola “google”, ci comparirà come suggerimento “maps” essendo queste due parole spesso ricercate insieme. Questo tool si basa su un algoritmo elaborato da Google e, seppure il suo funzionamento sia segreto, sappiamo che si basa sull’enorme mole di dati a disposizione della compagnia: quindi un ottimo specchio dei trend di ricerca.
Il mio collega…
Realizzate le potenzialità dell’autocomplete, torniamo al nostro rapporto con il capo e i colleghi. Dopo un’accurata ricerca sulle frasi più comunemente associate all’argomento, il risultato che emerge è sicuramente interessante.

Al primo posto troviamo il più comune di tutti i problemi in ufficio. Il rapporto con il nostro capo. Nel suo famoso libro, Robert Sutton elabora addirittura un metodo per contrastare l’atteggiamento ostile – per usare un eufemismo – del capo. Del resto è risaputo che anche personalità importanti e illuminate come Steve Jobs avessero di tanto in tanto atteggiamenti soverchianti verso i propri dipendenti.
Guardando al secondo posto tra le frasi più digitate online sul proprio capo, troviamo un altro tema caldo. Parliamo infatti di atteggiamenti molesti da parte del capo sul luogo di lavoro. Il fatto che sia tra le frasi più cercate può significare un crescente interesse sul tema ma anche il diffondersi di situazioni di questo tipo. Originale la terza posizione: forse siamo talmente abituati ad atteggiamenti austeri del capo che anche un semplice abbraccio ci lascia sbigottiti e confusi.

Se parliamo dei colleghi, scopriamo da Google quali argomenti affidiamo sempre più spesso al motore di ricerca. Troviamo al primo posto le questioni amorose che si scatenano tra le quattro mura dell’ufficio. Se è vero che trascorrere molto tempo nello stesso ambiente può portare a problemi di sopportazione, è anche vero che può far nascere delle relazioni imprevedibili; cupido, lo sappiamo, può colpire in qualsiasi momento.
Il secondo gradino del podio è dedicato ai colleghi che si appropriano indebitamente delle nostre cose. Che sia il nuovo set di evidenziatori che abbiamo lasciato sulla scrivania o la penna a cui siamo tanto affezionati, e che abbiamo prestato denominandola “Pietro”, purtroppo alcuni oggetti non faranno più ritorno.

La funzione autocomplete di Google è sicuramente utile quando si effettua una ricerca. Per almeno due motivi: oltre a suggerire, come abbiamo visto, le parole più comuni associate a quelle che abbiamo digitato, ci ricorda anche le nostre ricerche più frequenti risparmiandoci del tempo. Tuttavia, da quando fu creato, ha anche dato qualche problema al noto gigante informatico. Qualche anno fa, ad esempio, il tribunale di Milano ha imposto a Google di rimuovere, dai suggerimenti di ricerca legati al nome di un imprenditore, termini negativi inseriti in automatico dall’algoritmo. Negli anni si sono susseguite in tutto il mondo diverse sentenze di questo tipo. Si tratta dell’altra faccia della medaglia di molti strumenti informatici molto utili ma anche controversi quando invadono la sfera personale.
Mettiti alla prova
Pensi di conoscere la mente degli internauti? Puoi metterti alla prova con Google Feud. Il simpatico giochino, disponibile per la versione inglese, propone quattro categorie – cultura, persone, nomi, domande – per ognuna delle quali presenta delle frasi: sta a noi indovinare come Google le completerebbe. Ad esempio, nella frase “cosa succede se tocchi…” avreste mai indovinato che la parola più cercata dopo è “un elfo”?

Hai mai fatto ricerche su internet riguardo i tuoi colleghi o il tuo capo? Quali sono le cose più divertenti che hai cercato? Raccontacelo su Facebook Viking Italia.

Idee
12/06/2017

Davanti a un’attività particolare da compiere in ufficio – soprattutto quelle per cui non nutriamo troppa simpatia – o di fronte a un nuovo obiettivo che ci siamo posti di raggiungere, spesso la dinamica che si propone è la seguente: andiamo a letto un giorno dichiarando a noi stessi che dalla mattina dopo porteremo subito a compimento quell’attività. Giuriamo davanti allo specchio e al gatto. Ci alziamo il giorno dopo ed eccoci ricaduti nella routine di posticipare a domani accampando mille scuse. E ci ritroviamo davanti all’ennesimo libro per imparare a districarci tra i meandri della procrastinazione. Come possiamo veramente dire basta e smettere di procrastinare? Quali rimedi o suggerimenti concreti possiamo adottare per perseguire i nostri obiettivi, siano essi specifiche attività in ufficio o un traguardo più generale che vogliamo raggiungere?
Obiettivi fattibili

Il primo passo è comprendere come sia essenziale porsi degli obiettivi raggiungibili e soprattutto fattibili alla luce delle risorse, del tempo e di tutti gli altri elementi che entrano in causa. Voler condensare una settimana di lavoro in mezza giornata, vi lascerà solo con l’amaro in bocca quando vi troverete davanti all’impossibilità di un tale obiettivo. Gli obiettivi devono essere realistici. Qualche mese fa, vi abbiamo proposto ad esempio la tecnica del pomodoro per imparare a definire i tempi di una determinata attività e a gestirli meglio in futuro. Distinguete gli obiettivi in macro e micro: il macro obiettivo è il fine ultimo che state perseguendo, mentre i micro obiettivi sono tutte quelle piccole azioni da implementare giorno dopo giorno per il raggiungimento del macro obiettivo. In tale ottica, è importante comprendere come sia necessario agire con progressione: è inutile pensare che per raggiungere una buona forma fisica, sia indispensabile andare in palestra 7 giorni su 7 se “TV, sdraiati e divano” sono le parole che associamo con maggiore frequenza al nostro passatempo preferito post-lavorativo. Quello rimarrà l’hobby a cui ci dedicheremo e la palestra non ci vedrà mai varcare la soglia di ingresso; perché anche chi si allena tutti i giorni o macina ore e ore di produttività al lavoro, ha visto la parola “inizio” dalla quale è partito volto al miglioramento progressivo nel tempo.
Assumetevi una responsabilità

Una tecnica per aiutarci con quell’obiettivo che ci sembra così irraggiungibile può essere di investire denaro o un oggetto a cui teniamo particolarmente. Una volta compreso che il traguardo è possibile così come il miglioramento nel tempo, assumetevi una responsabilità nel caso in cui non riusciate a compierlo. Ad esempio: è da tempo che desiderate chiedere una riunione al capo per parlare di un’ipotetica promozione, ma la paura di un possibile rifiuto vi spinge a rimandare sempre quella conversazione? Dopo aver preso coscienza dei motivi per i quali riteniate di meritare quella promozione, avvalorati da fatti ed esempi concreti, mettete da parte una somma di denaro da devolvere nel caso non riusciate a chiedere al capo di fissare quella riunione. La somma deve essere di entità tale da farvi temere la perdita o meglio, promettetevi di devolvere la somma a una causa che non sostenete.
Parlatene in pubblico

Parlate del vostro obiettivo con i vostri cari, con quelle persone per le quali nutrite stima e fiducia, le cui opinioni sono per voi importanti. Oltre ad essere quelli che probabilmente vi sosterranno maggiormente e vi chiederanno con interesse come procede il percorso, infondendovi quella giusta carica di energia e incoraggiamento, saranno anche le persone che non vorrete deludere; e anche questo si rileverà una grossa fonte di motivazione nel perseguimento dell’obiettivo fissato. Se l’obiettivo è un’attività condivisibile con altri, senza che la relativa comunicazione vada a infrangere copyright o dettami aziendali, potreste anche prendere in considerazione la possibilità di pubblicare l’avanzamento sull’intranet aziendale o in un’email rivolta ai colleghi interessati.
Rinforzo positivo e negativo

Come abbiamo detto poco fa, l’incoraggiamento – chiamato anche “rinforzo positivo” è uno dei modi più efficaci per favorire la motivazione. Oltre che dalle persone di cui vi fidate, tale rinforzo positivo può anche assumere la forma di un premio che vi concederete come ricompensa qualora riusciate a fissare, ad esempio, quella riunione con il capo: una cena al vostro ristorante preferito, la caramella nascosta nel cassetto, un abito nuovo o l’ultimo libro del vostro autore preferito possono essere alcuni esempi di rinforzi positivi. Con lo stesso intento ma da un’angolazione diversa, il “rinforzo negativo” rappresenta anch’esso un premio dove andrete a eliminare qualcosa che non desiderate fare in caso di esito positivo nel raggiungimento del vostro obiettivo. Un esempio? Se fissate quella fatidica riunione con il capo, vi concederete una bella serata al cinema (rinforzo positivo) o eviterete per quel giorno di fare le temutissime faccende domestiche (rinforzo negativo).
Divertitevi

Gli obiettivi – come le abitudini – soprattutto se prolungati nel tempo perché suddivisi in macro e micro come abbiamo visto poco fa, sono soggetti alla routine; e anche quelli che iniziamo animati dalle migliori intenzioni, vedranno la parabola scendere dopo l’iniziale entusiasmo. È lì che inizia il duro lavoro che, se superato, ci porterà a un nuovo e più soddisfacente incremento verso il traguardo finale. Se vi aspettate solo rose e fiori, vi ritroverete presto a fare i conti con tutte le spine. In quei momenti, provate a chiedervi “Cosa posso fare per rendere quest’attività più divertente?”. Magari potreste iniziare ad ascoltare musica lirica o elettronica quando vi dedicate a quella particolare attività. Oppure, potreste organizzare una serata divertente con il vostro collega preferito come rinforzo positivo nel raggiungimento dei rispettivi obiettivi. State lavorando allo sviluppo di nuove idee al lavoro? Potreste provare a farlo dal vostro bar preferito o davanti al caffè che adorate. Cambiate la conversazione che avviene all’interno della vostra testa: invece di concentrarvi sugli aspetti negativi, provate a chiedervi quali siano gli elementi positivi di quel progetto o attività. In fin dei conti, siamo noi i fautori del nostro destino.

Con questi suggerimenti, speriamo di avervi offerto alcune tecniche per smettere di procrastinare e portare a compimento quello che vi siete prefissati di ottenere in modo che domani, guardandovi allo specchio, possiate sorridere dicendovi “Posso farcela!”. Ora però tocca a voi! Condividete con noi tutti i vostri trucchi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.