Mese: April 2018
Idee
30/04/2018

In un precedente articolo abbiamo parlato di come perfezionare il networking specialmente per quanto riguarda il primo approccio. Una delle situazioni più comuni, in cui tutti ci siamo imbattuti, è di conoscere nuove persone il cui nome, dopo le presentazioni iniziali, si cancella dalla nostra mente come se venissimo irradiati dal mitico sparaflash di Man In Black.

Per creare subito una relazione e coinvolgimento è importante chiamare le persone per nome e, oltretutto, quando si tratta di relazioni professionali, ricordare il nome può favorire un fruttuoso legame di lavoro, oltre che personale.

Quando non ci ricordiamo le proviamo tutte: proviamo a fare in modo che la persona o qualcun altro ripeta il nome o con un sorriso stampato in faccia salutiamo eludendo in grande stile il deficit di memoria.

In inglese lo chiamano il paradosso Baker/baker. Deriva da studi psicologici in cui durante alcuni esperimenti hanno sottoposto ai partecipanti delle immagini di persone con sotto riportato in alcuni casi il cognome e in altri casi la professione. Nonostante i cognomi fossero appositamente scelti per essere anche delle professioni (ad esempio Baker era usato sia come cognome sia come professione essendo il termine inglese per indicare il fornaio o panettiere) i risultati hanno mostrato che i partecipanti ricordavano meglio le professioni rispetto ai cognomi. Questo è stato attribuito al fatto che le professioni sono più facilmente associabili con qualcosa di concreto, a cui possiamo ricondurre la nostra esperienza, mentre i cognomi non hanno riferimenti e sono per noi solo un insieme di lettere senza alcun significato preciso.

Certo, si potrebbe girare con un bel faldone con i nomi delle persone che conosciamo da consultare all’occorrenza. Se questa idea non ti esalta, ci sono alcuni stratagemmi che aiutano a memorizzare i nomi e di seguito abbiamo raccolto i metodi secondo noi più efficaci.
Ripeti

Quando una persona si presenta o ti viene presentata, prova a ripetere subito il nome, non nella mente ma ad alta voce, usandolo in modo naturale all’interno della conversazione. Ad esempio, se abbiamo appena conosciuto Luca, potremmo dire qualcosa tipo “Non ti avevo mai visto da queste parti Luca” oppure semplicemente “piacere di conoscerti Luca”.

Anche in latino esiste il famoso detto repetita iuvant che ci ricorda appunto quanto l’apprendimento diventi spontaneo con la ripetizione.

Non bisogna ovviamente ripetere eccessivamente il nome ma farlo in modo naturale e in modo coerente con la conversazione. Anche nel momento di salutarsi, alla fine, è bene ripetere per un’ultima volta il nome associandolo al volto della persona, utilizzando una frase del tipo “è stato un piacere conoscerti…”.
Scandire
Può capitare che la persona a cui ti stai presentando abbia un nome inusuale, straniero o semplicemente non sei riuscito a coglierlo la prima volta. In questi casi una tecnica che aiuta molto è chiedere alla persona di scandire nuovamente ogni lettera e poter così aiutare la nostra mente a memorizzare. È una soluzione particolarmente efficace per chi ha una buona memoria visiva e riesce a raffigurare un’immagine del nome che rimane più facilmente impressa.

In alternativa, puoi chiedere un bigliettino da visita, elemento di cui al giorno d’oggi dispongono molti professionisti e che torna utile anche in incontri informali. Con un bigliettino sotto mano è anche più facile creare l’associazione tra nome e persona. Infatti, se mentre si sta interloquendo ci si dimentica il nome, è sufficiente dare un’occhiata al bigliettino senza farsi notare.
Associazioni

É un modo molto simpatico per memorizzare i nomi e, a differenza degli altri metodi, è anche molto divertente da mettere in pratica.

Se disponi di buona memoria visiva puoi sfruttare questa tecnica per visualizzare delle immagini da associare al nome e alla persona. A volte, durante gli eventi, o in alcuni ambienti di lavoro, le persone indossano un cartellino con nome, supporto molto valido per aiutare a fare le giuste associazioni. Per questo è sempre consigliabile realizzare i cartellini quando si mettono in contatto molte persone che non si conoscono l’un l’altra. Del resto, si possono facilmente creare con della carta per fotocopie e una stampante.

Tuttavia, quando non vi sono cartellini e devi affidarti solamente alla tua memoria, ecco che questo metodo può tornare utile.

Consiste in una sorta di gioco in cui devi associare il nome ad un elemento che abbia un legame con quella persona. Può essere una allitterazione tra nome e una caratteristica, ad esempio Veronica da Verona o Vincenzo da Vicenza se pensiamo alla provenienza, oppure Marco immaginato come un arco a forma di “M” o, ancora, Davide immaginato in posa come la statua di Michelangelo e così via. Puoi fare le associazioni come meglio preferisci incrociando una caratteristica della persona con un’immagine che ti è facile ricordare.

Lo scrittore Dale Carnegie, autore di diversi libri di training, suggerisce di dipingere nella mente un’immagine della persona mentre sta compiendo delle azioni che ti ricordano il suo nome.  Chi è dotato di buona fantasia può sbizzarrirsi nelle associazioni più creative. Giusto per fare un esempio, se conosci un tizio chiamato Mario Bianchi puoi provare a immaginarlo come il personaggio Super Mario tutto vestito di bianco o che imbianca una parete.
Connessioni

Meno divertente delle associazioni mentali per immagini ma molto efficace è la tecnica delle connessioni. Quanto incontri una persona, e questa si presenta dicendoti il suo nome, prova a pensare immediatamente ad una persona o un personaggio conosciuto che hanno lo stesso nome e che ti ricordano colui con cui ti stai presentando. Se la persona che hai davanti ha lo stesso nome di un calciatore o di un attore e condivide anche dei tratti somatici o degli atteggiamenti che ti ricordano quel calciatore o quell’attore, avrai gioco facile nell’effettuare la connessione e ricordare il nome la prossima volta che lo vedi.

Può essere che la persona che hai davanti si chiami come un tuo parente o un tuo conoscente stretto: in questo caso la connessione sarà ancora più facile.

Questa tecnica, se esercitata, è abbastanza veloce e permette di memorizzare al volo dei nomi anche di più persone allo stesso tempo. Pensa al caso in cui ti venga presentato un gruppo di una decina di persone e tu riesca a ripetere subito i nomi con precisione, li lascerai tutti a bocca aperta!
Impegnati
È il consiglio più scontato eppure è forse l’aspetto che più ignoriamo. Se ci pensi, puoi utilizzare tanti fantastici trucchi per memorizzare i nomi ma c’è una cosa da cui non puoi prescindere. Se non sei concentrato e non parti con l’intenzione di ricordarti una cosa, è molto probabile che avrai molta difficoltà nel riuscire a memorizzarla anche usando le tecniche di cui abbiamo parlato.

Pensaci bene, quante volte ti è capitato di ascoltare i nomi delle persone e di rimuoverli all’istante. Magari i tuoi occhi percepivano solo il labiale tanto eri disinteressato verso ciò che ti veniva detto. È normale. Quando siamo in mezzo ad altra gente dobbiamo concentrarci su molti fattori. Quello che diciamo, quello che percepiamo, quello che gli altri pensano, le persone che abbiamo intorno e mille altri particolari. Per questo è importante, in quei pochi istanti in cui ti stanno comunicando il nome, concentrarsi e dedicare quanta più attenzione possibile per poi applicare una delle tecniche che abbiamo visto.

Quando entri nell’ufficio e ti prepari a conoscere i nuovi colleghi, oppure sei ad un evento in mezzo a persone che non conosci, devi innanzitutto metterti nell’ordine delle idee che vuoi e devi ricordare i loro nomi. Vuoi perché ci tieni a farlo, vuoi perché quelle persone rappresentano una risorsa per te e ricordare il loro nome facilita le relazioni e quindi le opportunità che ne possono derivare.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come memorizzare i nomi possano tornarti utili in molte occasioni, ad esempio quando conosci nuovi colleghi o stringi nuove amicizie. Ci sono dei metodi personali che utilizzi e che vuoi segnalarci? C’è un argomento in particolare di cui vorresti che parlassimo? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
27/04/2018

Manca ormai poco all’uscita sul grande schermo di “Solo: A Star Wars Story”. La nuova pellicola dell’universo di Guerre Stellari narra le vicende di un giovane Han Solo e del fedelissimo Chewbecca. Il film vedrà anche il ritorno degli immancabili Stormtrooper, la guarda imperiale divenuta icona del mondo Star Wars. I soldati dell’imperatore, con le loro blaster che irradiano i nemici di proiettili laser, con un grado di precisione pressoché nullo, sono una delle figure più riconoscibili nell’immaginario collettivo.

Qui alla Viking abbiamo un nutrito gruppo di fan della serie Georges Lucas, i cui film riscuotono grande successo nel nostro ufficio. Ogni volta che viene annunciato un nuovo episodio in uscita al cinema, qui gli animi si scaldano e l’impazienza dell’attesa trova sfogo nella creatività.

Già in passato abbiamo dato prova della creatività del nostro team. Qualche tempo fa, ad esempio, i fan del nostro ufficio hanno coinvolto tutti i colleghi in un progetto grandioso, ripreso poi da diversi giornali e siti web a livello internazionale: stiamo parlando dei personaggi di Star Wars ricreati con i Post-it in formato gigante.

Questa volta, anche se si tratta di un capitolo che narra episodi precedenti alla linea temporale dei film della serie che più conosciamo, abbiamo voluto fare un omaggio non tanto alla singola pellicola ma all’universo Star-Wars in generale.

Avendo già personalizzato le grandi pareti con i Post-it abbiamo scelto di personalizzare un altro elemento molto utilizzato nei nostri uffici: il tavolo della sala meeting. Avevamo a disposizione questa grande scrivania da ufficio spoglia e abbondanti prodotti di cancelleria, anzi, uno in particolare: le puntine da disegno. Ne abbiamo a migliaia, di tutti i colori, ed è venuta quasi naturale la scelta di impiegarle per riprodurre una magnifica opera d’arte che richiamasse Star Wars – lo Stoormtrooper appunto.
Il progetto
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Per avere una guida su come disporre le puntine da disegno, abbiamo dovuto stampare l’immagine con dei punti di riferimento indicanti l’esatta disposizione dei colori. Ecco il procedimento con che abbiamo seguito.

Per calcolare quante puntine da disegno erano necessarie siamo partiti dal presupposto che, nella nostra immagine, ogni pixel dovesse corrispondere ad una puntina. Ogni puntina misura di diametro circa un centimetro, perciò abbiamo ridimensionato l’immagine impostando 1 pixel per centimetro e inserendo le misure reali con cui volevamo realizzarla (240cm x 120cm)

Dopodiché abbiamo elaborato l’immagine in Photoshop per ridurre il numero di colori a quelli disponibili per le puntine da disegno ovvero nero, bianco, rosso, blu, verde e giallo.

Sempre in Photoshop, grazie all’istogramma abbiamo contato il numero di pixel per ogni colore.

Impresa galattica

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Per il pannello foamex che sarebbe servito da riferimento per posizionare le puntine e che volevamo posizionare sulla nostra scrivania usata come tavolo conferenze, abbiamo ideato il seguente piano d’azione.

Per poter stampare l’immagine su un pannello in foamex era necessario adattarne le dimensioni, altrimenti non sarebbe stato possibile avere una stampa con un pixel ogni centimetro.

Abbiamo ingrandito l’immagine del 3.200% trasformando ogni pixel in un quadrato di 32×32 pixel. In questo modo la stampante poteva generale sul pannello quadrati di un centimetro ognuno con il lato di 32 pixel.

Per il vetro abbiamo inviato le misure del tavolo ad una azienda specializzata per tagliare un vetro rettangolare della stessa misura (240×120). Nel vetro di copertura sono presenti sei fori: uno per lato più due al centro. Attraverso questi fori e dei supporti metallici è stato possibile fissare il vetro alla tavola.

Il vantaggio del foamex rispetto al sughero è che è possibile stamparci sopra. Inizialmente avevamo pensato di stampare l’immagine ed incollarla su un pannello di sughero, tuttavia la stampa diretta sul tavolo ha garantito un risultato migliore.

Quante puntine da disegno abbiamo usato? Quasi 30.000, ecco il dettaglio:

12.859 nere
9.865 bianche
2.680 blue
1.225 verdi
1.156 gialle
1.015 rosse

Il risultato
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Per posizionale un tale ammontare di puntine da disegno abbiamo dovuto organizzarci in turni per avanzare in modo regolare e completare l’opera d’arte nei tempi più rapidi possibili. Aiutati da guanti, per prevenire l’artrite da posizionamento compulsivo di puntine, e con l’ausilio di martelli e altri attrezzi improvvisati siamo riusciti a completare l’opera in ben 39 ore alternandoci, tra colleghi, nei momenti di pausa pranzo. Alla fine lasciamo a voi giudicare il risultato.

Guarda il video!

Ufficio
16/04/2018

Abbiamo visto in un altro articolo 4 tecniche ideate dalla PNL per aiutare a parlare in pubblico. Si tratta di “trucchi” presi in prestito dalla psicologia che possono aiutare ad allontanare l’ansia, aiutando ad affrontare una situazione che ci sembra fuori controllo e a cui il nostro corpo o la nostra mente non rispondono come vorremmo.

La programmazione neuro linguistica, nata negli Stati Uniti, è una disciplina poliedrica che coniuga aspetti del linguaggio, della psicologia e del comportamento al fine di migliorare e potenziare la comunicazione.

Come abbiamo chiarito nel precedente articolo non si tratta di una scienza e il riscontro di tali tecniche non è assicurato nella totalità dei casi. Tuttavia, avendo acquisito grande popolarità negli anni, tanto da essere presente anche in alcuni ambienti accademici, riteniamo che valga la pena soffermarci su alcune delle teorie più conosciute.

Dopo aver trattato di anchoring, future pacing, swish e dissociazione, vediamo insieme in questo articolo altre tre tecniche interessanti. Con questo articolo il materiale sulle buone pratiche di comunicazione e per parlare in pubblico inizia ad essere consistente, per questo consigliamo di stampare i contenuti oppure di prendersi qualche nota e di raccogliere il tutto in una busta trasparente da tenere a portata di mano.
Reframing
Il reframing è una tecnica di PNL, che si pone obbiettivi simili alla dissociazione e allo swish, volta a trasformare una situazione per renderla più utile e positiva rispetto a quello che è o che viene percepita. Più che una tecnica per la comunicazione, si può intendere in senso lato come un modo per porsi in un atteggiamento mentale positivo.

Il reframing è il processo con cui puoi cambiare il modo in cui percepisci una situazione e quindi il suo significato. Si parte dal presupposto che è possibile separare le intenzioni dal comportamento andando a ricercare quelle intenzioni positive che derivano da una lettura ottimistica e che rimpiazzano quelle negative derivanti da un approccio più pessimistico.

Prova a pensare ad un amico che ha un’attitudine ottimista: non fa altro che inquadrare le esperienze che vive in un contesto diverso oppure in un’ottica migliorativa. Le persone ottimiste cercano sempre la parte positiva nelle situazioni quotidiane e riescono così ad inquadrare in questo significato ogni situazione che vivono. I pessimisti fanno esattamente il contrario. Inquadrano ogni situazione nello scenario più negativo andando ad amplificare le parti negative.

Il reframing ti fornisce uno strumento per avere una prospettiva alternativa da cui osservare ciò che ti accade. È il famoso principio del bicchiere mezzo vuoto e mezzo piena. Il reframing consente di vederlo sempre mezzo pieno. La cornice degli eventi è quindi essenziale per percepirli in modo positivo piuttosto che negativo. Per attuare il reframing occorre domandarsi: “in quale cornice alternativa questo comportamento sarebbe utile?” oppure “esiste un altro contesto in cui questa esperienza sarebbe utile?”.

Scovando il contesto o la cornice positiva si possono inquadrare molte situazioni che ci sembrano negative in un significato che è invece più utile, favorevole e vantaggioso.
Convinzioni o credenze

Le convinzioni influenzano il modo in cui agiamo. Possono derivare dalla nostra esperienza oppure provenire da quello che gli altri dicono. Le convinzioni, o credenze, possono essere potenzianti oppure limitanti. Spesso siamo convinti di non riuscire a fare una cosa solamente perché abbiamo la convinzione sbagliata di non esserne in grado. Quante volte ti è capitato di pensare: “non ci riuscirò mai…” oppure “non c’è soluzione a questo problema”. In questi casi è sufficiente mettere in dubbio la convinzione sbagliata per intaccarne la sua solidità.

Se, ad esempio, devi parlare in pubblico ma sei convinto di non esserne capace, inizia a chiederti perché hai sviluppato questa convinzione e se sia veramente fondata. È sufficiente pensare che moltissime altre persone lo hanno fatto prima di te, che magari hai già parlato di fronte a molta gente in altri contesti, che forse la tua paura deriva da un episodio in particolare che si è verificato una volta o, ancora, è frutto di qualcosa che ti è stato detto da altri. Molte volte ci blocchiamo solamente perché qualcun altro ha espresso una sua opinione negativa su di noi o un nostro comportamento.

A volte, abbiamo talmente paura di non riuscire a fare una cosa che non ci proviamo nemmeno. Prova sempre ad essere critico nei confronti dei tuoi dubbi e delle tue paure, smontando quelle convinzioni o credenze infondate che ti limitano.
Rapport

Il rapport è una condizione, più che una tecnica, che in contesto psicologico consiste in un contagio sul piano emotivo” e che, nel linguaggio della PNL, viene chiamato, appunto, rapport.

Questa tecnica si basa sul funzionamento dei neuroni specchio, un tipo di neuroni che “copiano”, anche senza che noi ce ne rendiamo conto, le espressioni e i movimenti delle persone che abbiamo di fronte e con cui stiamo parlando.

La prossima volta che avrai una conversazione sufficientemente lunga con una persona prova a fare caso a questo tipo di adattamento. Il volume della voce, il modo di parlare, le espressioni, tendono ad allinearsi e ad essere simili alla persona con cui si dialoga. Anche la postura e i gesti tendono a corrispondere.

Il fatto che due persone che interagiscono tendano ad assumere simili espressioni e ad allineare i comportamenti non verbali favorisce naturalmente un’empatia reciproca che

Dato che il linguaggio dell’interlocutore, verbale e non verbale, riflette la sua visione personale dell’esperienza, il fatto di allinearsi al modo di parlare e alla postura permette di allinearsi sulla sua psicologia e di stabilire un rapport. Per questo, una delle tecniche che spesso vengono menzionate per rendere la comunicazione più efficace è proprio quella di ricalcare, ovviamene non in maniera vistosa, i movimenti dell’interlocutore.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come migliorare la comunicazione e affrontare l’ansia di parlare in pubblico possano tornarti utili nella vita lavorativa.
Hai dei dubbi e vuoi scriverci? Vuoi segnalarci altre pratiche di PNL di cui vorresti che parlassimo? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
12/04/2018

Il mondo del pallone appassiona moltissimi tifosi per le prodezze tecniche dei calciatori e gli esempi di sportività e gioco di squadra di cui ci rende spettatori. Ma è anche è un mondo fatto di episodi meno nobili e, se vogliamo, un ambiente di lavoro che concede ai suoi dipendenti qualche libertà in più rispetto alle stringenti regole a cui sono sottoposti i lavoratori in ufficio. Con i mondiali di Russia alle porte, abbiamo voluto ripercorrere alcuni degli episodi più sensazionali con protagonisti gli allenatori.

Anche se sono i giocatori ad essere sovente nel mirino dei media, per comportamenti discutibili dentro o fuori dal campo, alcuni degli episodi più eclatanti della storia di questo sport sono avvenuti a bordocampo. Sono proprio gli allenatori che sotto il peso della responsabilità per il risultato, dovendo rendere conto ai tifosi da una parte e alla dirigenza dall’altra, spesso perdono le staffe esibendosi in comportamenti bizzarri.

Vi ricordate l’audace corsa di Mazzone o la furia di Delio Rossi? Qui alla Viking abbiamo raccolto alcuni degli episodi più famosi avvenuti nei campionati europei e ci siamo chiesti come sarebbero gli allenatori, con gli stessi atteggiamenti estremi che adottano in campo, nei panni di manager d’azienda in un ambiente di lavoro con regolamenti molto più rigidi. Chissà quanti fascicoli interni le risorse umane dovrebbero aprire, stipando il classificatore per cartelle di procedimenti disciplinari per i comportamenti non idonei all’ambiente di lavoro.

Dato che le illustrazioni ci piacciono molto, dopo le recenti vignette realizzate per noi da Julia Bereciau, abbiamo chiesto a Emanuel Wiemans, celebre illustratore olandese già autore di lavori per Heineken, Philips, Ben & Jerry’s (solo per citarne alcuni), di illustrare per noi questi episodi.
Osvaldo Danzi, recruiter ed esperto di risorse umane, fondatore del magazine SenzaFiltro e della Business Community FiordiRisorse, già collaboratore di Wired Italia, ha commentato con noi questo divertente parallelismo tra panchina e ufficio.
SERIE A
ROSSI – LJAJIC
Delio Rossi e Ljajic si azzuffano © Viking

Al 32’ minuto di Fiorentina-Novara, il 2 maggio del 2012, l’allenatore dei viola Delio Rossi, che sta perdendo 2-0 in casa, decide di sostituire Ljajic con Olivera. Il trequartista serbo, mentre raggiunge la panchina, si lascia scappare un applauso ironico rivolto al tecnico. Rossi gli si scaglia contro mettendogli le mani in faccia. I suoi collaboratori cercano di trattenerlo ma Delio Rossi è incontenibile, colpisce Ljajic e, tra pugni e sberle, da inizio ad uno scontro degno di un ring. Delio Rossi viene esonerato e squalificato per 3 mesi.
Abbiamo immaginato il tecnico come un manager d’azienda, che dopo un commento di un dipendente gli si scaglia contro generando una rissa tra le scrivanie dell’ufficio. Sappiamo che solitamente il contratto collettivo sanziona, con il licenziamento, infrazioni gravi come la rissa in azienda. Al di là del deplorevole comportamento, una reazione di questo tipo non si addice al ruolo professionale del manager che deve essere una figura carismatica capace di gestire anche gli aspetti più complicati delle relazioni che intercorrono in azienda.
CARLO MAZZONE
Carlo Mazzone corre imprecando © Viking

È il 30 settembre 2001. Carlo Mazzone nel corso di un vivace derby Brescia-Atalanta si lancia in una cavalcata verso la curva avversaria insultando i tifosi che nel corso della partita lo avevano provocato. Il giudice sportivo punì Mazzone con 5 giornate di squalifica.
Eccolo Mazzone, nei panni di un marketing manager, che corre come un pazzo verso il reparto produzione per sbraitare contro il collega forse responsabile di aver creato un prodotto difettoso.
In un ambiente di lavoro è normale che vi siano momenti di tensione e incomprensioni tra colleghi. Nel caso dei manager, che rappresentano figure con più esperienza e con un grado di responsabilità maggiore, ci i aspetta però un comportamento adeguato alla carica che ricoprono, compresa la capacità di controllo dello stress, proprio per fare da esempio al personale gestito.
LIGUE
DAVID LE FRAPPER
David Le Frapper rivolge un commento sessita © Viking

Era il 2015, dopo la partita Valenciennes-Laval, David Le Frapper fece un commento sessista verso l’arbitro donna Stephanie Frappart che non aveva assegnato un rigore secondo lui valido, dicendo: “…una donna che viene ad arbitrare uno sport maschile…è complicato…non dovresti svolgere una professione non adatta a te…”. Le Frapper venne sanzionato con due giornate di squalifica per questa dichiarazione.

Non è la prima volta che il campionato francese vede uno dei suoi protagonisti esporre commenti discriminatori. Nel 2014 l’allenatore del Bordeaux Willy Sagnol fece un commento di stampo razzista riguardo i calciatori africani. Sagnol affermò “…Il vantaggio dei giocatori africani è che sono più economici e pronti per combattere in campo. Ma il calcio vuole anche tecnica, intelligenza e disciplina. Devi avere tutte queste caratteristiche”.
Dopo le molte battaglie per la parità dei sessi e l’uguaglianza di trattamento, soprattutto per quanto riguarda il mondo del lavoro e le opportunità di carriera, comportamenti di questo tipo non dovrebbero fare parte dello stile manageriale e, anzi, dovrebbero essere sempre combattuti e deprecati.
ALLENATORI OLANDESI
Nel caso dell’Olanda abbiamo analizzato due episodi che hanno visto come protagonisti allenatori olandesi che lavorano in campionati esteri.
GUUS HIDDINK
Hiddink con atteggiamento avaro in ufficio © Viking

L’allenatore della Russia Guus Hiddink, fu condannato da un tribunale olandese a 10 mesi di reclusione con la condizionale a ad una multa di 45.000 euro per evasione fiscale. Hiddink aveva evaso il fisco per 1,4 milioni di euro tra il 2002 e il 2003.
Hiddink è rimasto nella memoria dei tifosi italiani per il famigerato ottavo di finale degli azzurri contro la Corea del Sud, di cui era allenatore. Era il 2002 e l’incontro arbitrato da Byron Moreno costituirà uno degli episodi più eclatanti del presunto pilotaggio di quel mondiale.

Eccolo come manager d’azienda, con aria avara si guarda bene dal versare la propria quota nella raccolta soldi per il regalo di un collega.
LOUIS VAN GAAL
Louis van Gaal infligge una multa per il ritardo a pranzo © Viking

Marouane Fellani, giocatore del Manchester United, dichiarò nel 2015 che l’allenatore Louis van Gaal aveva multato alcuni giocatori per essere arrivati a pranzo con un ritardo di un solo minuto. Van Gaal è sempre stato al centro dell’attenzione di molti giornalisti  sportivi per gli atteggiamenti piuttosto originali. Ad esempio, dopo le partite era solito mandare delle mail ai giocatori allegando video e immagini degli errori che avevano commesso in partita. Secondo Luca Toni, durante il periodo al Bayer Monaco, l’allora allenatore Van Gaal si calò addirittura i pantaloni davanti ai giocatori come gesto autoritario.
Nei panni di un manager, immaginiamo van Gaal che sanziona i dipendenti che si presentano in ritardo alla mensa aziendale. Comportamento alquanto insolito e che di sicuro muoverebbe moltissime lamentele da parte dei poveri lavoratori.
BUNDESLIGA
NORBERT MEIER
Norbert Meier stramazza al suolo dopo aver tirato una testata © Viking

Era il 2005 quando Norbert Meier allenatore del Duisburg scagliò una testata al calciatore avversario del Colonia Albert Streit prima di lasciarsi cadere al suolo simulando di aver subito un’aggressione. Il tecnico fu squalificato per 3 mesi e multato per 12.500 euro. Immaginiamo Meier che nel corridoio degli uffici stramazza al suolo dopo aver dato una testata ad un collega. Il bizzarro siparietto, alquanto improbabile e inaspettato per un manager, verrebbe sanzionato molto severamente dai vertici di una società.

Il campionato tedesco ha vissuto un altro momento saliente di follia sul campo nel maggio del 2000: l’allenatore Eugen Hach della Alemannia Aachen mise le mani al collo all’attaccante brasiliano Franklin nella partita contro Energie Cottbus. Venne squalificato per tre mesi e multato di 15.000 Marchi.
LA LIGA
MOURINHO – VILANOVA
Mourinho infila le dita negli occhi a Vilanova © Viking

In questo episodio passato alla storia, Jose Mourinho mise le dita negli occhi dell’assistente allenatore del Barcellona, che reagì spintonandolo, durante un incontro della Supercoppa di Spagna. L’allenatore portoghese perse il controllo dopo un brutto intervento del difensore del Real Madrid Marcelo su Cesc Fabregas, giocatore del Barcellona. Mourinho e Vilanova furono multati dalla federazione di calcio spagnola per la somma di 600 Euro cadauno, a cui si aggiunsero le multe inflitte dalle società ai due allenatori: 180 euro per Mourinho e 90 euro per Vilanova.
FRANK RIJKAARD
Frank Rijkaard sfonda il vetro con un pugno © Viking

Nel 2007, durante lo scontro contro l’Espanyol, finito con una sconfitta 3-1, Frank Rijkaard, che allenava il Barcellona, sfondò con un pugno la panchina con una reazione stizzita al secondo gol degli avversari.

Osvaldo Danzi, specialista HR e con una lunga esperienza nel settore, ha commentato con noi questi episodi.
A COSA ANDREBBE INCONTRO UN MANAGER COMPIENDO QUESTE AZIONI IN AMBIENTE DI LAVORO?
Questi esempi sono la dimostrazione che anche nello sport, come nelle aziende, non sempre i comportamenti sono virtuosi e che continuare a prendere come riferimento lo sport per promuovere lo spirito di squadra, il fair play, l’attenzione alle regole è poco più di una moda che HR manager poco fantasiosi si tramandano di stagista in stagista. Da Mourinho a Mazzone al più recente episodio capitato a Valentino Rossi o in tempi ancor più lontani la testata di Zidane a Materazzi, o ancora la famosa “mano de Dios” di Maradona evidenziano che la competizione a livelli professionali è fortemente caratterizzata da episodi deplorevoli e da manager vincenti sul campo ma perdenti eticamente. Atteggiamenti di questo tipo in aziende strutturate non sarebbero mai accettati e anzi, sarebbero sanzionati pesantemente. In questo mi sento di dire che l’azienda è molto più rigorosa dei campi da gioco.
COME SI PUÒ PROMUOVERE LA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI?
Non si dovrebbe mai arrivare a questo livello di tensione in azienda. Un capo deve saper gestire i propri collaboratori con grande obbiettività. Là dove il carattere non aiuta, vengono in soccorso corsi di formazione (ormai tantissimi), coaching personale e attività di team building per insegnare alle persone a lavorare insieme. Certo, se a questi corsi i capi sono sempre assenti (come spesso accade) il risultato non può che essere inadeguato.
RICORDA DI EPISODI SIMILI DI CUI SEI VENUTO A CONOSCENZA NELLA TUA CARRIERA?
A parte qualche episodio di mobbing che in certe aziende è piuttosto frequente quando non si ha la capacità di gestire collaboratori non più graditi, mi viene da pensare a tutti quei Top Manager che hanno la necessità di farsi accompagnare da propri collaboratori fidati quando cambiano azienda, facendo licenziare tutti coloro che magari avevano competenze ma sicuramente una conoscenza migliore dell’azienda mutuata magari da tanti anni di militanza. Ecco, quel tipo di manager lo trovo piuttosto penoso perché evidenzia una chiara incapacità di adattamento, ha la necessità di replicare all’infinito il suo modello in tutte le aziende in cui viene chiamato a collaborare, ma soprattutto sente la necessità di non dover rispondere ad obiezioni, circondandosi di collaboratori con cui l’accordo è chiaro fin da principio.
CHE PROBLEMI AVREBBE UN MANAGER CHE COMPIE QUESTE AZIONI A TROVARE UN NUOVO LAVORO?
Probabilmente fino a qualche anno fa difficilmente si sarebbe venuto a sapere di comportamenti poco leciti nel percorso di un manager. Oggi i social e i canali di comunicazione sempre più alla portata di tutti, permettono di verificare referenze e di far circolare le notizie in modo veloce e molto diretto. Credo che convenga a tutti i manager lavorare molto attentamente sulla propria reputazione.

Ringraziamo Osvaldo Danzi per l’opinione esperta ed Emanuel Wiemans per le bellissime illustrazioni. Hai mai assistito ad episodi simili nella tua vita lavorativa? Vuoi raccontarci di un avvenimento in particolare che ti è rimasto impresso? Puoi scriverci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
02/04/2018

In precedenti articoli abbiamo già avuto modo di trattare i temi relativi al parlare in pubblico e alla preparazione di una presentazione. Abbiamo toccato diversi aspetti inclusi consigli su come prepararsi efficacemente prima di una esposizione di fronte ad una platea, sia dal punto di vista mentale che pratico, come affrontare l’ansia di parlare in pubblico e abbiamo visto quali skill è necessario esercitare per migliorare il public speaking.

Cosa possiamo dire di nuovo quindi su un tema già così tanto dibattuto?

Quello che presentiamo in questo articolo è una sfumatura di tale argomento che non abbiamo ancora avuto modo di delineare ma che rappresenta un elemento molto importante nella comunicazione.

Quando prepariamo una presentazione, ci focalizziamo spesso sul discorso o la traccia scritta che abbiamo preparato e su come modulare la voce durante l’esposizione. Sappiamo tuttavia che gli aspetti non verbali hanno un peso maggiore nell’economia della comunicazione. Il noto psicologo Alber Mehrabian afferma che i movimenti del corpo pesano addirittura per il 55% nel messaggio che stiamo trasmettendo.

Il Centro per il Linguaggio del Corpo, un istituto belga che si occupa di studiare gli aspetti legati al linguaggio non verbale, ha descritto molto bene, con alcune figure rappresentative della postura e del modo in cui ci muoviamo, quali sono le posizioni che dovremmo tenere presente quando comunichiamo. Abbiamo quindi voluto raccogliere 7 segnali non verbali che possono trasmettere sicurezza e autorevolezza al pubblico.

Stiamo per tenere il nostro discorso. Abbiamo abbozzato lo schema che dovremo seguire, lo abbiamo messo in una busta trasparente per evitare che nel nervosismo del momento una tazzina da caffè rovesciata possa obbligarci ad andare a braccio, ci prepariamo a parlare e ad essere osservati da molte persone. Ecco 7 consigli su come utilizzare efficacemente il linguaggio non verbale.
La scatola

Immagina che davanti a te, dal bacino fino più o meno all’altezza delle spalle, tu abbia una scatola. La superficie di questa scatola deve coprire all’incirca l’area del petto e della pancia. Ora fai finta che tu debba contenere i movimenti delle mani all’interno di questa scatola. Segui questa regola per evitare di eseguire movimenti troppo plateali con le mani e circoscrivere invece i gesti ad un perimetro ristretto, la scatola appunto.

Questa tecnica fu ideata dai consulenti di Bill Clinton per aiutarlo a controllare i movimenti ampi che era solito eseguire con le mani durante i suoi discorsi e che potevano trasmettere nel pubblico un senso di inaffidabilità.
La sfera

Divarica leggermente le dita della mano e fai finta che stai reggendo una sfera o un pallone davanti a te. Questa tecnica era molto usata da Steve Jobs e, nella teoria elaborata dal Centro per il Linguaggio del Corpo, serve per esprimere una posizione dominante e autoritaria di fronte all’interlocutore.
La piramide

Questa posizione è molto semplice: posiziona le mani a forma di piramide facendo in modo che i polpastrelli delle dita si tocchino. Questa postura rappresenta l’esatto opposto di ciò che si fa quando si è nervosi ovvero gesticolare e muovere le mani di continuo. Grazie alla posizione fissa e stabile, questo gesto comunica sicurezza di sé e rilassamento. Attenzione però a non assumere una espressione del viso arrogante o potresti sembrare spocchioso ottenendo così un effetto controproducente.
Posizione di controllo
Se non sei seduto ma devi stare in piedi mentre tieni la tua presentazione, questa postura potrebbe tornarti utile. Ancora una volta, serve a comunicare sicurezza e controllo della situazione. Consiste nel divaricare leggermente le gambe fino a raggiungere più o meno la stessa larghezza delle spalle.
Palmi verso l’alto

Per comunicare un senso di onestà e apertura verso l’interlocutore posiziona i palmi delle mani verso l’alto. La celebre conduttrice Oprah Winfrey utilizza spesso questa Tecnica per creare connessione ed empatia con il pubblico.
Palmi verso il basso

Se, invece, voltiamo i palmi verso il basso, ecco che il significato trasmesso a livello non verbale diventa di forza e assertività. È un gesto tipicamente usato in situazione di panico, quando occorre calmare le persone con un messaggio forte ed efficace, oppure, come spesso da Obama, per quietare la folla dopo un inarrestabile applauso.
Piedi stabili
Che tu voglia tenere i piedi in posizione di controllo oppure camminare, tieni presente che è opportuno tenere una postura composta. Non intrecciare le gambe e non giocherellare con i piedi assumendo posizioni poco stabili, rischi infatti di minare l’autorevolezza con cui stai trasmettendo il messaggio.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come utilizzare la comunicazione non verbale a tuo vantaggio, per comunicare sicurezza e autorevolezza, possano tornarti utili la prossima volta che dovrai parlare in pubblico. Hai già sperimentato queste tecniche e vuoi darci un tuo parere? Hai domande o dubbi? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.