Mese: July 2018
Ufficio
30/07/2018

L’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente è una responsabilità che non riguarda solo noi ma che avrà ricadute anche su tutte le future generazioni. Oltre all’abitazione, uno dei luoghi dove generiamo quotidianamente rifiuti è proprio quello dove spendiamo gran parte del nostro tempo, l’ufficio.

Per provare a rendere il nostro ufficio un po’ più green possiamo iniziare osservando le cosiddette 5 R, concetto introdotto a livello legislativo in Italia dal decreto Ronchi nel 1997. Riduzione, riuso, riciclo, raccolta e recupero sono i principali ambiti in cui possiamo impegnarci per combattere l’inquinamento. Dal semplice gesto di spegnere le luci quando ce ne andiamo oppure abbassare il riscaldamento quando tutti sono andati a casa, possiamo apportare un grande contributo, anche a livello personale, seppure con piccole azioni.

Ci siamo già occupati in passato di questi temi. Ad esempio, potete rileggere l’interessante intervista alla startup EnKi Stove S.r.l. che ha inventato un modo innovativo per riscaldare casa riducendo il costo della bolletta e il consumo di energia.

In questo articolo, abbiamo raccolto alcuni punti chiave che potrai tenere a riferimento per iniziare a rendere il tuo ambiente di lavoro più sostenibile.
Riciclo delle cartucce e dei toner della stampante
Una volta cambiato il toner o le cartucce per stampante, non dobbiamo dimenticarci che è importante gestire nel modo corretto quelle vecchie ormai esaurite. In Italia, il D.Lgs 152/06 obbliga i titolari dipartita iva a gestire correttamente i toner esausti. Questo significa che i toner non possono essere smaltiti come normali rifiuti ma devono essere raccolti in una eco-box, per un massimo di 12 mesi e consegnate alle aziende specializzate nel loro smaltimento. Oltre a preservare l’ambiente, rispettare la normativa permette anche di evitare delle multe piuttosto consistenti.
Carta riciclata
La carta riciclata è un’alternativa molto valida per ridurre l’abbattimento di alberi e l’utilizzo di acqua ed energia. Come per le stampanti, anche per la carta è conveniente disporre di raccoglitori appositi in ogni ufficio o sala riunioni in modo da raccogliere insieme tutti i rifiuti cartacei per poterli poi smaltire negli appositi cassonetti. Un’altra buona regola è quella di stampare il meno possibile e cercare sempre di utilizzare entrambi i lati del foglio. Controlla sempre che la carta che acquisti abbia le certificazioni di gestione sostenibile delle foreste come FSC e SFI.
Sensori di movimento
Capita spesso che le luci degli uffici rimangano accese anche quando non vi è più nessuno o quando gli ambienti sono vuoti. Una delle tecnologie che permette di evitare di consumare energia senza motivo è il sensore di movimento. Abbinato al sistema di illuminazione, il sensore di movimento consente di attivare le luci solamente quando viene rilevato del movimento. Se una stanza rimane vuota per un certo periodo ed il sensore non rileva movimento, allora le luci rimangono spente facendo risparmiare anche sulla bolletta oltre che a risparmiare energia per l’ambiente.
Luce naturale

Oltre ad utilizzare in modo cosciente l’illuminazione, evitando sprechi inutili, una considerazione più ampia può essere fatta riguardo l’utilizzo di luce naturale invece che artificiale. Diversi studi hanno dimostrato gli effetti positivi della luce solare a livello psicofisico. Molte strutture e uffici non tengono conto, purtroppo, dei vantaggi che l’illuminazione naturale può fornire oltre ad un evidente risparmio in termini di costi. Ambienti di lavoro con scarsa illuminazione naturale possono arrecare danni a chi vi lavora tutto il giorno e ridurre le performance lavorative andando ad incidere ulteriormente sul bilancio d’azienda.
Dispositivi elettronici
Anche se può sorprendere, una delle fonti di maggior consumo di energia in ufficio sono i dispositivi elettronici come ad esempio i computer. Lasciare il computer acceso durante la notte porta ad un consumo non necessario di energia. Anche il semplice stand-by, seppure in misura minore, continua a consumare energia. L’ideale è spegnere i computer quando si lascia l’ufficio, specialmente se si sta fuori per lunghi periodi come i weekend e le ferie.
Riscaldamento
Ultimo, ma non per importanza, è il riscaldamento dell’ufficio. Il termostato non dovrebbe mai essere impostato a più di 21 gradi durante i mesi invernali e dovrebbe essere abbassato intorno ai 16 quando gli ambienti sono vuoti. È anche importante ridurre gli spifferi e migliorare la coibentazione per non incorrere in variazioni di temperature frequenti. Anche in questo caso, oltre che un risparmio in bolletta, sapremo di aver dato il nostro fondamentale contributo all’ambiente.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come rendere l’ufficio più green possano tornare utili e siano fonte di ispirazione per salvaguardare non solo i conti dell’azienda ma soprattutto l’ambiente. Abbiamo la responsabilità di trasmettere alle future generazioni un mondo vivibile e sostenibile e anche piccoli gesti ripetuti quotidianamente possono dare un grande contributo.
Vuoi suggerirci qualche altro consiglio per essere più green in ufficio? Raccontaci la tua esperienza sulla pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
30/07/2018

È probabilmente la colla più famosa al mondo, e sicuramente è la colla che chiunque, in Italia, ha usato almeno una volta nella sua vita, non fosse altro che dagli anni Settanta è stata presente nella dotazione di qualunque alunno delle scuole italiane. Ma il Vinavil è soprattutto un prodotto che, fin dalla sua prima pubblicità che diceva che con quella colla si potevano aggiustare il cavallino a dondolo e il cane di stoffa, racconta la storia del nostro Paese e la sua evoluzione dal Dopoguerra a oggi.

Fino alla Seconda Guerra Mondiale per ogni esigenza di incollaggio si usava l’acetato di cellulosa la cui produzione praticamente cessò quando, nello stabilimento della Società elettrochimica del Toce di Villadossola, nell’attuale provincia del Verbano Cusio Ossola, venne inventato il Vinavil (acronimo di acronimo di Vinilacetato Villadossola) Rhodiatoce. A inventarla un chimico italiano, Carlo Oddone, spentosi a fine giugno 2018 all’età di 93 anni: dopo aver fatto l’insegnante era stato assunto dall’azienda chimica dove appunto sviluppò quella che tutti abbiamo chiamato colla bianca, usata su praticamente ogni materiale e amatissima non solo a scuola ma anche da artigiani come i falegnami.

Lasciata la Società elettrochimica del Toce Oddone passò alla Edilcoloranti di Borgosesia dove diete vita a un altro marchio molto noto del made in Italy, il colorificio Univer.

Ufficio
26/07/2018

La scienza, fondamentalmente, ha accertato quanto prima o poi chiunque beva caffè arriva a capire da solo: il caffè è un piacere, ed è ottimo soprattutto se bevuto nero e senza zucchero, per stimolare l’attenzione, la concentrazione, le performance cognitive e il decision making, ma purtroppo, a grandi dosi, diventa fonte di stress. O per dirla in termini scientifici, il caffè stimola la produzione di cortisolo, che è quello che si produce nelle situazioni di pericolo e spavento, e quindi stimola l’attenzione e la capacità di prendere decisioni in poco tempo, ma parimenti è anche l’ormone dello stress che, se prodotto in grandi quantità, comporta aumento di peso, irritabilità, pressione alta. Appunto lo stress.

E quindi, quanto caffè bere per essere svegli ma non stressati? Più che quanto, la domanda dovrebbe contenere la parola “quando”: a che ora bere il caffè in ufficio per averne tutti i benefici e nessuna controindicazione?
Quando bere il caffè in ufficio
Per rispondere alla domanda su quando bere il caffè in ufficio bisogna sapere come funziona la produzione di cortisolo, che è massima al mattino, più o meno dall’alba e per le 3 ore successive, e poi fluttua durante il giorno fino a calare verso sera, con l’imbrunire e l’organismo che, fisiologicamente, dovrebbe prepararsi al riposo. Il picco di cortisolo al mattino serve ovviamente a mettersi in moto per cominciare la giornata ed è anche il motivo per cui in molti trovano utile e piacevole fare colazione con il caffè.

C’è anche chi ha l’abitudine di prendere un secondo caffè, spesso alla macchinetta automatica, non appena giunti in ufficio, e questo, dal punto di vista fisiologico, è un errore che andrebbe evitato: se il cortisolo è nella sua fase di picco, e già abbiamo preso un caffè, aggiungere caffeina su caffeina e cortisolo su cortisolo non fa altro che aumentare i livelli di stress: meglio sarebbe prendere il secondo caffè dopo le 10:00 e il più vicino a mezzogiorno, quando il cortisolo tende a calare notevolmente insieme ad attenzione e produttività.

Se non si è preso il caffè prima di pranzo, dalle 14:00 in poi è il momento migliore per berlo: la digestione tende ad affaticare l’attenzione e il cortisolo è in fase calante e c’è una finestra utile fino alle 17:00 per stimolarne la produzione e mantenere alta l’attività cerebrale. È dopo le 17:00 che invece bisognerebbe evitare di bere altro caffè, lasciando che l’organismo si adatti progressivamente al momento del riposo notturno senza forzature: per il suo ciclo di produzione e calo, sarebbe bene evitare di bere caffè entro le 6 ore di prima di andare a dormire, per non disturbare l’attività cerebrale durante il sonno notturno.

Idee
23/07/2018

Fino a relativamente pochi anni fa eravamo tutti scrittori. Non nel senso di narratori, nel senso che per ricordarci qualcosa o mandare un messaggio scrivevamo a mano: quaderni, cartoline, fogli sparsi, ogni pezzo di carta era utile per scrivere. Oggi siamo per lo più digitatori: non si mandano più le cartoline ma si inviano foto con WhatsApp, non si scrivono più lettere ma mail o sms, non si riempiono più le pagine di un quaderno ma si apre un file sul computer. Certo è più pratico e veloce, gli errori si correggono in fretta e senza lasciare traccia, si invia il tutto più velocemente e a un numero potenzialmente infinito di persone, ma siamo sicuri che tutto questo sia davvero vantaggioso? Oppure è ancora importante scrivere a mano?
Perché è ancora importante scrivere a mano
Negli USA e Canada son già partite numerose campagne per la riscoperta della biro, della matita e dei quaderni a scuola, quantomeno negli istituti primare. Ad Harvard ci sono insegnanti che vietano computer e dispositivi digitali per prendere appunti e gli esami sono tuttora in forma “tradizionale”, cioè penna e foglio di carta. Vezzi demodé? No, scelte consapevoli per ribadire che è ancora importante scrivere a mano.
Scrivere a mano stimola maggiormente il cervello
Numerosi studi scientifici dimostrano come scrivere a mano coinvolga e stimoli aree cerebrali più vaste e profonde di quanto faccia la digitazione al computer. In particolare la scrittura a mano organizza le informazioni nel cervello in modo tale da sviluppare e potenziare la capacità di ricordare e stimolare il pensiero astratto e creativo, creando nuovi collegamenti di senso.

Il motivo è nell’atto stesso dello scrivere, che con una penna o matita è più faticoso che al computer: usare una biro implica di prestare attenzione nello stesso punto, la sua punta sul foglio, sia dal punto di vista visivo che da quello motorio mentre quando scriviamo al computer non guardiamo la tastiera ma lo schermo, non facendo coincidere pensiero, azione e vista, l’integrazione multisensoriale che è alla base delle capacità di memoria.
Scrivere a mano migliora la memoria
Scrivere a mano impone anche di fare delle scelte, di selezionare le informazioni rilevanti. Basta pensare a quando si prendono degli appunti durante una lezione o un corso: è impossibile trascrivere tutto (cosa che molti studenti universitari fanno registrando le lezioni e poi sbobinandole in un secondo momento) e questo impone una maggior attenzione e soprattutto una di tipo selettivo. Fissare i concetti e le parole chiave è il metodo migliore per ricordare, a breve e a lungo termine, ed è quello che facciamo per esempio durante le riunioni o una telefonata, fissando con parole nostre, e quindi dopo una elaborazione personale, i punti davvero importanti, magari su dei Post-It.
Scrivere a mano permette di rispettare gli impegni
Infine scrivere a mano aiuta a fare elenchi, le famose e famigerate to-do-list che non vengono mai rispettate. Mai a meno che non siano scritte a mano perché la “fatica” della scrittura manuale impone di pensare maggiormente a ciò che è plausibile fare, rendendo plausibili anche le liste di impegni inderogabili.

Notizie
20/07/2018

Il 25 maggio è entrato in vigore in tutti i Paesi d’Europa, Italia compresa, il Regolamento Ue 2016/679, più conosciuto come GDPR (General Data Protection Regulation) che riguarda il trattamento e la libera circolazione dei dati personali. Ma cos’è in concreto il GDPR e cosa bisogna fare per rispettarla?
Cos’è il GDPR
Il GDPR nasce dall’esigenza di certezza giuridica, armonizzazione e semplicità delle norme che riguardano i dati personali trasferiti dall’Ue verso altre parti del mondo. I cambiamenti tecnologici in atto impongono infatti di pensare alla tutela dei dati personali dei cittadini dell’Unione Europea, in particolare nei confronti dei grandi player del mondo hi-tech.

In estrema sintesi col GDPR:

Si introducono regole più chiare su informativa e consenso;
Vengono definiti i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali;
Si pongono le basi per l’esercizio di nuovi diritti;
Si stabiliscono criteri rigorosi per il trasferimento degli stessi al di fuori dell’Ue;
Si fissano norme rigorose per i casi di violazione dei dati.

Le norme si applicano anche alle imprese situate fuori dall’Unione Europea che offrono servizi o prodotti all’interno del mercato Ue.

Tutte le aziende, ovunque abbiano la propria sede dentro o fuori l’UE, devono quindi rispettare le nuove regole, a rischio di gravi sanzioni nel caso di inadempienze.
Il GDPR in Italia
Il GDPR è entrato in vigore prima di essere recepito dal Governo italiano con i decreti legislativi, per i quali c’è tempo fino al 22 agosto. Quindi finché non ci saranno i decreti anche a livello nazionale varrà la versione europea. Tuttavia sono tante le novità introdotte anche in Italia dall’entrata in vigore del GDPR a livello europeo.

La prima è l’introduzione dello sportello unico (One Stop Shop), ovvero il fatto che le imprese che operano in più Stati possono rivolgersi al proprio Garante della Privacy per semplificare la gestione dei trattamenti e garantirsi l’uniformità di trattamento.

Operativamente le priorità immediate per le aziende sono tre:

Designare in tempi stretti il Responsabile della protezione dei dati;
Istituire il Registro delle attività di trattamento;
Notificare i data breach (violazioni della tutela dei dati).

Novità del GDPR per gli utenti: la portabilità dei dati
Il GDPR introduce il diritto alla “portabilità” dei propri dati personali al fine di trasferirli da un titolare del trattamento a un altro (esclusi gli archivi pubblici come le anagrafi) e contemporaneamente il divieto di trasferimento dei dati personali verso Paesi extra Ue o organizzazioni internazionali che non rispondono agli standard di sicurezza in materia di tutela.
Cosa deve fare il responsabile del trattamento dei dati in caso di violazione
Ciò che è centrale nell’idea del GDPR è la responsabilizzazione del titolare del trattamento dei dati verso le persone. In particolare, nel caso di violazione che rappresenti una minaccia per i diritti e le libertà delle persone, il responsabile del trattamento dei dati deve:

Provvedere con una comunicazione pubblica nei casi in cui ritenga che la violazione non comporta un rischio per i diritti delle persone oppure se ha già adottato contromisure di sicurezza.

Inoltre il GDP Officer, o responsabile della protezione dei dati, assume un nuovo status all’interno dell’azienda per cui:

Riferisce direttamente al vertice,
È indipendente, non riceve istruzioni per quanto riguarda l’esecuzione dei compiti;
Ha risorse umane e finanziarie adeguate alla mission.
Deve avere una specifica competenza “della normativa e delle prassi in materia di dati personali nonché delle norme e delle procedure amministrative che caratterizzano il settore”.

Ufficio
18/07/2018

Sì, fa caldo, molto caldo, e anche se poi in ufficio c’è l’aria condizionata a temperatura polare, è quando si esce che scatta la tentazione di vestirsi in modo meno formale e più consono alla stagione. Ma ciò che è consono alla stagione non lo è per il galateo in ufficio e allora ecco 7 cose da non mettere mai quando si decide come vestirsi in estate per l’ufficio.

Top e abiti strapless

Sì son comodi e molto estivi ma tutto ciò che lascia scoperte spalle e schiena, benché magari già abbronzate, è off limits: in primis perché dall’altra parte del monitor si ha l’impressione di avere di fronte una donna nuda e poi perché non sono affatto pratici, per esempio quando si tratta di prendere quel raccoglitore all’ultimo scaffale in alto.

Prendisole e caftani

Bellissimi sul lungo mare, da segno X in città e soprattutto in ufficio: non è tanto una questione estetico (anche, ma non solo) quanto di messaggio e opportunità: non state andando all’aperitivo in spiaggia ma a timbrare il cartellino.

Shorts e microgonne

Anche ci va molto fiera, e giustamente, delle proprie gambe, dovrebbe evitare shorts e microgonne che fanno adolescente in vacanza scolastica o comunque località balneare: la misura corretta è sempre e comunque la ginocchio, e non sono affatto quei pochi centimetri a fare la differenza in fatto di caldo percepito.

Canottiere

in ogni loro forma possibile e immaginabile: vale il discorso degli strapless, per questioni pratiche ed estetiche, e comunque la canottiera al lavoro la indossano solo i bagnini.

Infradito e ciabatte

Sì, il piede deve respirare e sì, si può calzare qualcosa che lo lascia libero. Ma no, le infradito e le ciabatte da mare no: non state ciabattando dalla spiaggia all’hotel delle vacanze…

Zatteroni di sughero

In generale sandali aperti e zatteroni in sughero troppo alti non sarebbero da indossare in ufficio, soprattutto in posizioni apicali e manageriali, soprattutto in occasione di incontri professionali. Poi se il dresso code dell’ufficio è più rilassato della media, ok, ma a condizione di una pedicure impeccabile.

Lino bianco

Sì, il lino è il tessuto fresco per eccellenza ed è un must have per l’estate. Attenzione però al bianco e alle trasparenze. Un buon capo da ufficio in lino bianco dovrebbe essere foderato nei punti strategici…