6 brutte esperienze che aiutano a fare carriera
Pubblicato il 22 November 2019

Fare carriera non è un percorso lineare. O almeno, se lo è si tratta di un’eccezione, mentre il più delle volte si tratta di passare per errori più o meno grandi. A volte macroscopici. È un rito di passaggio, nessuno nasce perfetto, ed è come tutte le prime volte, da quelle belle (il primo bacio, la prima alba, il primo stipendio) a quelle brutte. Ecco, anche nel business per diventare grandi e fare carriera occorre passare per qualche brutta esperienza. Come queste 6, veri e propri turning point della propria vita professionale.

1. Commettere un errore colossale.

E per errore colossale si intende di quelli che vanificano il lavoro di giorni o di molte persone. Oppure di quelli che mandano in fumo parecchi soldi. Apparentemente non c’è via d’uscita, e la tentazione sarebbe quella di nascondersi, nascondere, darsela a gambe. E invece è in queste occasioni che si impara a dire “ho sbagliato io” e anche a proporre soluzioni per rimediare.

2. Sentirsi un pesce fuor d’acqua.

Come quando sei tra persone che parlano di cose che non sai, non conosci e non capisci, e in qualche modo te la devi cavare. Una regola sicura non c’è, ma l’alternativa è tra affondare nell’anonimato o cogliere la palla al balzo per stringere relazioni e imparare qualcosa di nuovo: che fare allora? Identificare un buon aggancio e costruire la prima relazione. Le altre verranno di seguito.

3. Parlare in pubblico.

C’è chi ha un talento naturale per farlo, e chi è consumato dall’ansia già dal giorno precedente. Parlare in pubblico, organizzare un discorso, organizzare le proprie idee, essere convincente, coinvolgente, interessante è uno scoglio enorme da superare. Ma dopo la prima volta tutto sembra in discesa.

4. Aver a che fare con persone difficili.

Che siano capi, colleghi, clienti o partner la differenza è formale ma non sostanziale, perché aver a che fare con gente tosta, difficile, di quelle che dicono sempre no e a cui non va mai bene nulla è difficile. Molto difficile. Eppure è la più grande palestra di vita in cui si possa capitare: un capo mai contento sarà capace di tirar fuori la nostra resilienza, oppure metterci davanti al fatto che non siamo portati per quel ruolo. O la va o la spacca.

5. Gestire una crisi.

Magari non è colpa nostra (come invece nel punto 1) e però la tempesta tocca a noi gestirla. Ci sono situazioni in cui basta sdrammatizzare, altre in cui bisogna afferrare le redini con mano salda e spirito pragmatico. Di fatto è che uscire alla grande da una brutta situazione (lavorativamente parlando) è un immancabile rito di passaggio.

6. Fare un lavoro odioso.

Non ci sono lavori odiosi in assoluto, ma ci sono lavori che piacciono e altri che si detestano. De gustibus. Però varrebbe davvero la pena dedicare del tempo, da qualche giorno a qualche mese, appena prima di entrare davvero nel mondo del lavoro, a fare qualche lavoro odioso per la sola finalità di intascare uno stipendio. A che serve? A ricordarsi ogni giorno, in seguito, che le cose possono andare peggio e che c’è una profonda differenza tra una pessima giornata e una pessima vita. E che in fondo tutto è davvero relativo.