8 marzo: 8 donne da cui trarre ispirazione
Pubblicato il 27 February 2019

Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini, per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile“: l’ha detto Charlotte Whitton, femminista e primo sindaco donna di Ottawa, una delle più grandi città del Canada, tra il 1951 e il 1956 e poi ancora tra il 1960 e il 1964. Se era vero nel Canada degli anni Cinquanta e Sessanta, è tuttora vero in praticamente tutto il mondo, in particolare se si considera il ruolo delle donne nelle posizioni di vertice in politica e nell’economia (per esempio in Italia solo il 22% dei manager è donna, con una perdita del 4% di salario a ogni maternità) o la discriminazione salariale per cui, secondo stime Onu, le donne a parità di posizione guadagnano in media il 23% degli uomini.

Tuttavia ci sono donne che riescono a infrangere il muro del potere maschile nelle professioni, nell’economia, nelle arti e anche in ambiti finora considerati prettamente, prevalentemente o esclusivamente maschili: ce la fanno per la loro intelligenza, per la loro forza, per la loro tenacia e per la loro bravura, tutte qualità che non dovrebbero riguardare il genere ma che, ancora come al tempo di Charlotte Whitton, le donne devono dimostrare di più e meglio degli uomini.

Ed è proprio da queste 8 donne che è possibile trarre ispirazione anche, se non soprattutto, in giorni speciali come l’8 marzo.

Marie Curie

L’unica donna, tra i 4 vincitori di due premi Nobel e, con Linus Pauling, l’unica ad averlo vinto in due discipline diverse, la fisica e la chimica. Il tutto nascendo in una regione, la Polonia russa, in un epoca in cui alle donne erano preclusi gli studi superiori: con il marito si trasferì a Parigi, dove si laureò in chimica e matematica alla Sorbona, università nella quale divenne la prima donna docente della storia, nella cattedra di fisica generale. Tra le sue frasi più dense di significato, quella che dice: “Nessuna vive una vita facile, ma tutte devono perseverare ed avere fiducia in sé stesse. Dobbiamo credere di avere il talento per fare qualcosa in particolare, e scoprire di cosa si tratta.”

Margaret Thatcher

La Lady di Ferro, soprannome poco femminile e molto autoritario, è stata la prima donna (e l’unica fino all’attuale Theresa May) a ricoprire la carica di Primo Ministro del Regno Unito: nata in un sobborgo di Londra da genitori piccoli commercianti alimentari, ha coltivato l’attività politica fin dagli anni degli studi in chimica, promuovendo quel mix di liberalismo economico e conservatorismo sociale (benché sia stata tra i pochi conservatori a votare per la depenalizzazione dell’omosessualità e dell’aborto) divenuto poi celebre, nei suoi anni di governo dal 1979 al 1990, come tatcherismo. Era solita dire che “se qualcosa dev’essere detto, fallo dire ad un uomo; se qualcosa dev’essere fatto, fallo fare ad una donna.

Oprah Winfrey

Oprah Winfrey, soprannominata negli USA “la regina di tutti i media”, è una delle donne più ricche, potenti e influenti del mondo nonché autentica icona del woman power: figlia di un minatore e di una casalinga, abbandonata da bambina, cresciuta con la nonna in una fattoria del Mississippi, Stato in cui negli anni Sessanta vigeva ancora una severissima segregazione razziale, ha saputo conseguire una laurea in comunicazione e poi affermarsi nel mondo dei media americani grazie al talento, alla personalità e alle capacità comunicative. Imprenditrice, attrice, conduttrice Tv e filantropa, probabilmente la donna che più di ogni altra si è impegnata per gli altri nella storia degli States, Oprah Winfrey è amatissima in America anche per aver saputo negli anni superare le barriere del razzismo, del sessismo e del fat-shaming seguendo i principi di una delle sue frasi più dense di significato: “Sono stata educata a pensare che il modo migliore per sconfiggere il razzismo ed il sessismo sia dimostrare le proprie capacità. È proprio questo il concetto secondo cui lavoro ogni giorno.”

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Coco Chanel

Non solo un’icona della moda e creatrice di uno stile inconfondibile, ma anche la personalità che più di ogni altra ha incarnato il nuovo modello femminile della contemporaneità, quello di una donna che lavora, che è dinamica e indipendente e che si affranca dai vincoli della società, anche quello dell’abbigliamento costrittivo tipico della Belle Époque. Il tutto partendo dalla condizione di figlia di un venditore ambulante, di orfana e di adottata in un orfanotrofio.

Anita Roddick

Il nome, la mente, la personalità e la donna dietro a The Body Shop, una delle più fortunate catene di cosmetici al mondo. Eppure Anita Roddick a quell’impresa ci è arrivata un ’bout per caso, avendo fatto prima l’insegnante, la cameriera e l’impiegata: The Body Shop nacque come piccolo negozio di quartiere all’insegna dell’impatto zero, fino a diventare un impero da oltre 2000 punti vendita e 77 milioni di clienti in 51 paesi del mondo. Quando Anita Roddick è morta nel 2007 a causa dell’epatite C ha lasciato tutta la sua eredità, 51 milioni di sterline, alla Roddick Foundation attiva ancora oggi nella difesa dei diritti umani.

Samantha Cristoforetti

La prima donna italiana nello spazio, astronauta europea e donna con la più lunga permanenza nello spazio in un singolo volo (199 giorni, il secondo record superato nel 2017 dalla statunitense Peggy Whitson), Samantha Cristoforetti ha saputo non solo affermarsi in un mondo ancora fortemente maschile grazie alle sue indiscusse capacità e competenze ma anche bucare lo schermo e comunicare il fascino dell’Universo a una vastissima platea (per esempio con una memorabile intervista dallo spazio durante un Festival di Sanremo) fino al punto da indurre la Mattel a dedicarle una bambola Barbie al fine di dare alle bambine un modello femminile positivo a cui ispirarsi.

Sheryl Sandberg

Sheryl Sandberg è Chief Operating Officer di Facebook, cioè una delle poche donne al vertice di una delle tech company della Silicon Valley. Ma non è tanto il suo ruolo professionale a farla entrare di diritto nel novero delle donne da cui trarre ispirazione: è lei infatti ad aver creato il circuito Lean In, nato dal libro “Facciamoci avanti. Le donne, il lavoro e la voglia di riuscire“, dedicato appunto alle donne come invito e sprone ad alzare la mano e farsi avanti, nella vita e nel business. Del libro è anche la frase simbolo: “in un mondo equo le donne governerebbero metà dei Paesi e delle aziende; gli uomini metà delle nostre case“.

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Bebe Vio

Una ragazza di poco più di 20 anni che fin da bambina ha saputo tramutare una tragedia in una storia di riscatto, esempio e ispirazione: Bebe Vio aveva appena 11 anni quando fu colpita da una meningite fulminante che la portò alla necrosi e amputazione di tutti e 4 gli arti e a una lunga degenza in ospedale. Chiunque si sarebbe arreso al destino e invece Bebe, poco dopo, ha ripreso a praticare la scherma, la sua grande passione fin da bambina, fino a diventare campionessa paralimpica, mondiale ed europea di fioretto individuale. Ma non sono soltanto le vittorie sportive, e i conseguenti riconoscimenti come quello del ruolo di portabandiera alla Paralimpiade di Rio 2016, a farne una donna fonte di ispirazione: Bebe è stata infatti scelta fra i cinque testimonial mondiali, uno per ogni continente, della campagna di sensibilizzazione a favore dei vaccini contro la meningite, ha fondato insieme alla sua famiglia una ONLUS di sostegno all’integrazione sociale tramite la pratica sportiva per quei bambini che hanno subito amputazioni, ed è quotidianamente impegnata contro il cyberbullismo.

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