Autore: Mazzmedia
Idee
09/08/2018

Imparare a delegare è la via per la crescita dell’azienda. Ma riuscire a delegare è anche una delle cose più difficili da fare, all’interno di un’organizzazione: l’idea che nessuno sappia fare quel compito altrettanto bene, l’idea che certe decisioni non possano essere lasciate ad altri, l’idea di dover e voler controllare tutto, sempre e comunque sono le prime e più evidenti barriere che impediscono di delegare compiti e responsabilità. Ma parimenti dovrebbe essere abbastanza chiaro anche il fatto che il tempo, e le energie, a disposizione sono limitate e che man mano che il business cresce è necessario lasciar perdere alcuni compiti e riservare le proprie energie migliori solo per quelli veramente strategici. Ma come imparare a delegare? Attraverso un processo lungo e articolato che richiede un profondo cambiamento di mindset.
Come imparare a delegare
Banalmente, delegare non significa dire “fai tu”, salvo poi rendersi conto che il risultato non rispetta le proprie aspettative. Imparare a delegare significa impostare un metodo di lavoro che pervade l’intera organizzazione aziendale e che prevede un certo livello di tolleranza rispetto al modo in cui sono fatte alcune cose. Vediamo in concreto.

1. Decidere cosa delegare e cosa no

Ci sono attività strategiche, da non delegare, e ci sono attività routinarie, la cui operatività può essere lasciata a un collaboratore: non è necessario impiegare ore a “fare” un report, è molto più importante impiegare quelle stesse ore a “interpretare” quel report.

2. Decidere chi dovrà occuparsi di cosa

Se un compito non è così strategico da richiedere sempre la propria attenzione e presenza, è il candidato migliore a essere lasciato definitivamente a un collaboratore. Un collaboratore, non ai collaboratori: bisogna identificarne uno, adatto per competenze e affidabilità, e lasciare a lui il compito di svolgere quel compito (“fare” il report).

3. Spiegare come andrà fatto il lavoro

Non basta comunicare il compito da svolgere (occupati tu di quel report) ma occorre spiegare come deve essere fatto: nessuno lo farà esattamente come lo faremmo noi ma si possono fissare dei punti chiave inderogabili e poi avere un minimo di tolleranza sul resto. Bisogna guardare il macro, e tralasciare il micro.

4. Dire chiaramente entro quando svolgere quel compito

Ovviamente le tempistiche non riguardano la delega sulle decisioni, ma sull’operatività il quando vale quanto il cosa e il come. Compiti precisi, istruzioni precise, scadenze precise. Essere precisi significa avere chiaro l’obiettivo e il modo per raggiungerlo, e di conseguenza saperlo anche spiegare.

5. Supervisionare, non controllare

Il controllo minuzioso è l’antitesi della delega. Delegare significa supervisionare senza entrare nel dettaglio. Nel caso del report può significare chiedere informazioni su un paio di dati cruciali prima della consegna del report senza però entrare in ogni dettaglio di ciò che stanno preparando per noi.

6. Insegnare, non correggere

Delegare significa insegnare a fare, passare informazioni cruciali per portare a termine quel compito, ma non significa intervenire a correggere ogni cosa che noi avremmo fatto diversamente. Conta l’obiettivo e relativamente meno il processo. E sì, insegnare richiede tempo, che all’inizio sembrerà perso o mal utilizzato ma poi verrà riguadagnato con gli interessi.

7. Dare un feedback

Anche un grazie sarebbe benvenuto, ma soprattutto un feedback su come è stato svolto il compito, sulla bontà o meno delle azioni intraprese in autonomia, su cosa andrebbe migliorato e su cosa invece noi per primi non avevamo considerato. Insomma, delegare è un processo continuo che si migliora nel tempo.

Ufficio
07/08/2018

Chiedere l’aumento di stipendio è sempre un momento molto critico nel rapporto con il proprio superiore: perché può mettere a disagio in termini generali, perché ci sono molte variabili da considerare e sbagliarne una può significare veder svanire l’ipotesi di un miglioramento salariale e perché, in fondo, un aumento di stipendio a proprio favore incide inevitabilmente sui conti dell’azienda. E allora come fare per chiedere un aumento di stipendio? Giocandosi al meglio le proprie carte predisponendo un piano molto accurato come questo.
Come chiedere un aumento di stipendio
Vediamo allora in 7 punti come chiedere e ottenere un aumento di stipendio

1. Considerare le condizioni dell’azienda

Se le cose vanno bene, il business è in crescita, utile e fatturato sono positivi, allora sì, è il momento di chiedere un aumento di stipendio. Se la situazione è all’opposto e tira una brutta aria, più che chiedere un aumento di stipendio è il caso di pensare di andare a migliorare le proprie condizioni economiche altrove.

2. Chiedere espressamente un incontro con il proprio capo

È la persona giusta a cui chiederlo? È il proprio responsabile? Bene, allora è a lui che bisogna rivolgersi: mai buttare lì la richiesta in un momento qualsiasi, meno che meno a margine di un incontro per altri motivi. Se si vuole un aumento di stipendio bisogna essere pronti a discuterne e motivarlo, quindi serve un incontro apposta per questo: senza fretta, ma in modo esplicito, chiedete un incontro per parlare del vostro contratto. Non sarà domani, ma quando avverrà sarete entrambi preparati. Se poi è al termine di un progetto ben svolto che vi permette di portare risultati concreti e tangibili, ancora meglio.

3. Avere una lista di motivi per giustificare la richiesta

Un aumento salariale deve essere motivato e non basta il tema “anzianità di servizio”: progetti completati con successo, maggiori responsabilità, mansioni aumentate, valore aggiunto apportato al business o al modo di svolgerlo sono tutti argomenti concreti da preparare con cura e mettere sul piatto.

4. Avere un’idea chiara dell’ammontare del nuovo stipendio

Si può fare un benchmark interno all’azienda, se si conoscono i parametri; si può fare un confronto con altre realtà dello stesso settore; si può portare a confronto inserzioni di ricerca di collaboratori per posizioni simili. Ma tutto deve essere sempre quantificabile e giustificabile in modo preciso e oggettivo.

5. Chiedere, non lamentarsi

Chiedere un aumento di stipendio non significa lamentarsi del proprio stipendio attuale. Ok, non siete contenti, altrimenti non chiedereste un miglioramento, ma lamentarsi significa guardare l’oggi e lo ieri, chiedere un miglioramento significa guardare al domani. Niente emozioni e molto self control.

6. Non fare confronti

Confrontare il proprio salario con quello di uno o più colleghi non porterà a un aumento di stipendio. Non è il confronto la leva su cui agire: pensate alla vostra professionalità, al valore aggiunto che apportate al business, ai risultati conseguiti e lasciate perdere l’invidia verso gli altri. Il capo lo capirà.

7. Acqua in bocca

L’effetto valanga è il più temuto da ogni capo, e negli uffici tutti sanno tutto di tutti subito. Quindi acqua in bocca, non dite che avete intenzione di chiedere un aumento e nemmeno se l’avete ottenuto e per quale importo. Business as usual è il giusto atteggiamento da tenere con i colleghi.

Ufficio
03/08/2018

Le vacanze, meritatissime e agognate, son dietro la porta dell’ufficio. Ma prima di scappare fuori ci sono alcune cose da fare in ufficio prima di andare in vacanza: perché così finalmente si potrà staccare davvero, senza essere rincorsi da problemi e incombenze lasciate a metà, e perché così sarà più facile anche il rientro.
Stacca la spina elettrica
A meno che non si tratti di macchine che devono comunque funzionare, prima di uscire dall’ufficio per qualche giorno, o settimana, di vacanza, è bene staccare la spina di computer, stampanti e ogni altro dispositivo elettrici: per una questione di risparmio dei consumi e per evitare problemi derivanti dall’impianto elettrico. Non dovrebbe succedere nulla, se tutto è a norma, ma non si sa mai e ricordarsene non costa nulla.
Fare backup
Nel dubbio, meglio mettere in ordine il computer, cestinando le cose che non servono e organizzando tutto in cartelle senza lasciare nulla sul desktop, e poi facendo il backup o archiviando il tutto, come spiegato qui.
Impostare l’auto-replay sulla mail
Siete in vacanza, è un vostro diritto e ve le siete meritate: lo si scrive nell’auto-replay della mail così a nessuno viene l’idea di chiamarvi sotto l’ombrellone per motivi di lavoro.
Compila una to-do-list
Anzi, meglio due: una di istruzioni per chi rimane a lavorare in tua assenza (gli faciliti il compito, e loro lo faciliteranno a te in seguito) e una delle cose da fare al rientro. Così non perderai tempo a cercare di darti delle priorità.
Segnati le password
Sì, son tutte nella mente, a memoria, e anche, spesso, salvate nel computer. Ma nel dubbio, meglio un foglio di carta scritto a mano, da conservare in un luogo sicuro (il cassetto dell’ufficio chiuso a chiave o a casa).
Metti in ordine la scrivania
Un bel ripulisti generale, che lascia la scrivania pulita, sgombra e in ordine: al ritorno sarà più facile sedersi di nuovo al proprio posto di combattimento.

Idee
01/08/2018

C’è chi ad Agosto non rinuncerebbe alle ferie per nulla al mondo, nonostante l’affollamento e i prezzi alti, e chi invece le vacanze preferisce farle prima e dopo e passare agosto in ufficio. Anche perché ci sono degli indubbi vantaggi nel lavorare ad Agosto.

1. Ufficio (quasi) vuoto

Per qualcuno è una tristezza ma per molti ha l’indubbio vantaggio di favorire la concentrazione e ridurre il tempo perso.

2. Tutti in ferie

Potrebbe far scattare l’invidia, oppure dare il vantaggio di non essere tempestati di telefonate e mail con richieste che interrompono continuamente i propri compiti.

3. Maggior concentrazione

È la conseguenza dei due punti precedenti, ed è il motivo per cui molti manager cominciano a lavorare molto presto la mattina: potersi concentrare sui compiti strategici, concettuali e che richiedono maggior focalizzazione.

4. Meno traffico

Il che si traduce in tempi ridotti per il tragitto casa – lavoro, meno stress, e più tempo a disposizione per sé, i propri hobby, lo sport e la famiglia.

5. Smart working

Se l’ufficio è quasi vuoto, allora si può pensare anche allo smart working e al lavoro da remoto, se l’azienda lo prevede. E questo ha numerosi, indubbi vantaggi come si può leggere qui.

6. Più produttività

Se i colleghi sono diligenti e hanno lasciato tutto in ordine la produttività si impenna e si riuscirà a fare di più in meno tempo. Il che migliora anche l’autostima.

7. Godersi la città

In agosto, inevitabilmente, le città si svuotano ma questo non significa più da anni il cartello “Chiuso per Ferie” appeso ovunque. Anzi, musei, ristoranti ed eventi per turisti funzionano a pieno regime, ed è l’occasione per (ri)scoprire la propria città con occhi diversi.

Notizie
30/07/2018

È probabilmente la colla più famosa al mondo, e sicuramente è la colla che chiunque, in Italia, ha usato almeno una volta nella sua vita, non fosse altro che dagli anni Settanta è stata presente nella dotazione di qualunque alunno delle scuole italiane. Ma il Vinavil è soprattutto un prodotto che, fin dalla sua prima pubblicità che diceva che con quella colla si potevano aggiustare il cavallino a dondolo e il cane di stoffa, racconta la storia del nostro Paese e la sua evoluzione dal Dopoguerra a oggi.

Fino alla Seconda Guerra Mondiale per ogni esigenza di incollaggio si usava l’acetato di cellulosa la cui produzione praticamente cessò quando, nello stabilimento della Società elettrochimica del Toce di Villadossola, nell’attuale provincia del Verbano Cusio Ossola, venne inventato il Vinavil (acronimo di acronimo di Vinilacetato Villadossola) Rhodiatoce. A inventarla un chimico italiano, Carlo Oddone, spentosi a fine giugno 2018 all’età di 93 anni: dopo aver fatto l’insegnante era stato assunto dall’azienda chimica dove appunto sviluppò quella che tutti abbiamo chiamato colla bianca, usata su praticamente ogni materiale e amatissima non solo a scuola ma anche da artigiani come i falegnami.

Lasciata la Società elettrochimica del Toce Oddone passò alla Edilcoloranti di Borgosesia dove diete vita a un altro marchio molto noto del made in Italy, il colorificio Univer.

Ufficio
26/07/2018

La scienza, fondamentalmente, ha accertato quanto prima o poi chiunque beva caffè arriva a capire da solo: il caffè è un piacere, ed è ottimo soprattutto se bevuto nero e senza zucchero, per stimolare l’attenzione, la concentrazione, le performance cognitive e il decision making, ma purtroppo, a grandi dosi, diventa fonte di stress. O per dirla in termini scientifici, il caffè stimola la produzione di cortisolo, che è quello che si produce nelle situazioni di pericolo e spavento, e quindi stimola l’attenzione e la capacità di prendere decisioni in poco tempo, ma parimenti è anche l’ormone dello stress che, se prodotto in grandi quantità, comporta aumento di peso, irritabilità, pressione alta. Appunto lo stress.

E quindi, quanto caffè bere per essere svegli ma non stressati? Più che quanto, la domanda dovrebbe contenere la parola “quando”: a che ora bere il caffè in ufficio per averne tutti i benefici e nessuna controindicazione?
Quando bere il caffè in ufficio
Per rispondere alla domanda su quando bere il caffè in ufficio bisogna sapere come funziona la produzione di cortisolo, che è massima al mattino, più o meno dall’alba e per le 3 ore successive, e poi fluttua durante il giorno fino a calare verso sera, con l’imbrunire e l’organismo che, fisiologicamente, dovrebbe prepararsi al riposo. Il picco di cortisolo al mattino serve ovviamente a mettersi in moto per cominciare la giornata ed è anche il motivo per cui in molti trovano utile e piacevole fare colazione con il caffè.

C’è anche chi ha l’abitudine di prendere un secondo caffè, spesso alla macchinetta automatica, non appena giunti in ufficio, e questo, dal punto di vista fisiologico, è un errore che andrebbe evitato: se il cortisolo è nella sua fase di picco, e già abbiamo preso un caffè, aggiungere caffeina su caffeina e cortisolo su cortisolo non fa altro che aumentare i livelli di stress: meglio sarebbe prendere il secondo caffè dopo le 10:00 e il più vicino a mezzogiorno, quando il cortisolo tende a calare notevolmente insieme ad attenzione e produttività.

Se non si è preso il caffè prima di pranzo, dalle 14:00 in poi è il momento migliore per berlo: la digestione tende ad affaticare l’attenzione e il cortisolo è in fase calante e c’è una finestra utile fino alle 17:00 per stimolarne la produzione e mantenere alta l’attività cerebrale. È dopo le 17:00 che invece bisognerebbe evitare di bere altro caffè, lasciando che l’organismo si adatti progressivamente al momento del riposo notturno senza forzature: per il suo ciclo di produzione e calo, sarebbe bene evitare di bere caffè entro le 6 ore di prima di andare a dormire, per non disturbare l’attività cerebrale durante il sonno notturno.