Autore: Mazzmedia
Ufficio
04/02/2019

Illuminare l’ufficio è una scelta prima di tutto di salute dei lavoratori, poi di produttività e infine di costi energetici (l’illuminazione di un ambiente di lavoro incide per circa il 20% sui costi totali della bolletta energetica, come abbiamo spiegato qui parlando di come illuminare al meglio l’ufficio). Anche l’illuminazione degli spazi di lavoro è regolata per legge e in Italia la norma di riferimento è il Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (DM 81/2008) che, dal punto di vista attuativo, e quindi anche per la disposizione dei punti luce e per la scelta delle lampadine da usare per illuminare l’ufficio, rimanda alla normativa europea UNI-EN 12464-1 aggiornata al 2011.
Che lampadine usare per illuminare l’ufficio
Premesso che la normativa europea UNI-EN 12464-1 stabilisce i rapporti tra luce naturale e luce artificiale, le regole per il posizionamento dei punti luce tali da evitare abbagliamento e scarsa luminosità, i casi particolari come quello dell’uso di videoterminali o di compiti specifici in ambienti particolari, e molti altri aspetti dell’illuminotecnica degli ambienti di lavoro che trovi qui, c’è poi sempre da decidere quali lampadine usare per illuminare l’ufficio: escluse ormai quelle a incandescenza, per le quali il Regolamento CE n.245/2009 ha stabilito il ritiro dal mercato, le possibilità di scelta delle lampadine per l’ufficio è tra le lampadine fluorescenti, sia tubolari che compatte, le alogene, e quelle a LED.
Lampadine fluorescenti per ufficio
Le lampadine fluorescenti per ufficio sono lampadine a risparmio energetico, consumano poca energia e garantiscono normalmente una lunga durata (circa 8.000 ore di funzionamento mediamente), emettono una luce che ha il vantaggio di essere molto diffusa e lo svantaggio di essere molto fredda e quindi non adatta a tutti gli ambienti.
Lampadine alogene per ufficio
Le lampadine alogene per ufficio hanno l’indubbio vantaggio di avere una luminosità molto alta e di emettere una luce bianca che non affatica la vista: per questo motivo sono spesso indicate per l’illuminazione dei punti di lavoro, anche in presenza di videoterminali, e per le lampade da tavolo.
Lampadine a LED per ufficio
Le lampadine a LED per ufficio stanno soppiantando progressivamente le altre tipologie di lampadine da ufficio: hanno sicuramente lo svantaggio di essere più costose al momento dell’acquisto, ma questo è compensato da una maggiore illuminazione per punto luce (ogni lampadina illumina di più in un’area più ampia), di non generare calore, il che rende più vivibili gli ambienti di lavoro, e di durare moltissimo, potendo gestire il risparmio sul lungo periodo, anche per il fatto che hanno consumi energetici molto bassi. Non a a caso il loro inventore è stato insignito del premio Nobel per la fisica.

Idee
31/01/2019

Trovare lavoro a 20, 30 e 40 anni richiede strategie e competenze molto diverse tra loro, che devono essere ben esplicitate anche nel curriculum che si invia per candidarsi e farsi chiamare per almeno il primo colloquio di lavoro. È la vita stessa a dettare le condizioni in cui giocarsi la partita di un’assunzione in queste 3 diverse età della vita, e per le donne c’è in più l’aspetto della maternità da tenere in considerazione.
Come trovare lavoro a 20, 30 e 40 anni
A 20 anni molto probabilmente si ha una formazione media, intesa come diploma o anche meno, ed è utopico ambire subito a posizioni di responsabilità; a 30 anni si può essere nella condizione di avere già un decennio di esperienza oppure in quella di avere una laurea e pochi anni di lavoro, e per molte donne comincia a manifestarsi la prospettiva della maternità; a 40 anni infine è molto probabile che si abbia almeno un decennio, se non di più, di esperienze professionali consolidate e congruenti tra loro che rendono difficile cambiare settore o mansione e parimenti cominciano a imporre delle scelte professionali e di vita, in particolare per le donne che hanno già affrontato la maternità e che si trovano a conciliare lavoro e famiglia.
Come trovare lavoro a 20 anni
Trovare lavoro a 20 anni significa aprirsi alla possibilità di fare esperienze: molto probabilmente ci si troverà davanti a offerte di stage e, in una misura ragionevole, è giusto considerarle come occasioni di accumulare esperienze, fare networking, acquisire competenze e capire che cosa davvero si vuole fare nella propria vita professionale. Chi comincia a lavorare a 20 anni non è sicuramente in possesso di una formazione superiore come una laurea, ma questo non preclude la possibilità di trovare posizioni operative in numerosi settori: flessibilità, proattività, conoscenza delle lingue, capacità di lavorare in gruppo, ancor più della formazione scolastica, sono tra le qualità trasversali e i cosiddetti soft skill che possono far propendere un datore di lavoro verso un candidato o una candidata rispetto ad altri. Sono doti sicuramente da segnalare nel CV, anche facendo riferimento a esperienze extra professionali come lo sport, il volontariato o piccoli lavori svolti in età scolastica, e da dimostrare in fase di colloquio.
Come trovare lavoro a 30 anni
A 30 anni è finito il tempo degli errori e delle esperienze: che si abbia una laurea in tasca o meno, a 30 anni è ora di avere ben chiaro che cosa si vuol fare nella vita, in quale settore si intende operare o con quali mansioni. Trovare lavoro a 30 anni significa mettere ordine nel proprio CV, dare una immagine precisa, lineare e congruente delle proprie esperienze rispetto alla posizione per la quale ci si candida, prepararsi ad assumere responsabilità di gestione, dimostrare autonomia operativa e decisionale, e avere ben chiaro che si sta aprendo il decennio cruciale della propria vita professionale: molto probabilmente non è ancora il momento di fare downshifting, ma se si vuole puntare alla carriera non è questa l’età degli errori o della perdita di tempo. C’è un altro aspetto da tenere ben a mente, sia nella stesura del CV che nella scelta di nuove opportunità di lavoro: con una laurea o meno, sarà ormai qualche anno che si pensa più a lavorare che a formarsi, ma questo è un errore perché è proprio nel decennio dei 30 anni che si può ampliare fruttuosamente la propria formazione.
Come trovare lavoro a 40 anni
Trovare lavoro a 40 anni significa guardarsi onestamente allo specchio e decidere di fare delle scelte. Con almeno 10 anni o più di esperienze professionali è davvero difficile pensare di cambiare strada, a meno di non decidere di lasciare tutto e reinventarsi, con tutti i rischi, psicologici, pratici ed economici, che questo comporta. A 40 anni è ora di sapere esattamente se si punta alla carriera, e allora occorre un CV solido e congruente, e aver coltivato con precisione le proprie doti di networking, oppure se è già il momento del downshifting e di una maggior attenzione al bilanciamento vita-lavoro. Tema questo particolarmente acuto nel caso delle donne che, normalmente, a 40 anni hanno già alle spalle una maternità e devono fare i conti, psicologici e pratici, con il proprio ruolo di madre.

Idee
30/01/2019

Ammettiamolo: tutti almeno una volta ci siamo chiesti quanto costa lasciare il lavoro e viaggiare 1 anno. Sì certo, ci sono le vacanze, i weekend e i ponti, ma prima che la vita ci incastri con tutti i suoi doveri tutti abbiamo pensato almeno una volta di dedicare un periodo della nostra vita al cosiddetto anno sabbatico, per girare il mondo e vivere esperienze di cui far tesoro per sempre. Ma quanto costa, effettivamente, un anno senza lavorare in giro per il mondo?
Quanto costa un anno in viaggio senza lavorare?
La risposta su quanto costa un anno in viaggio senza lavorare è, ovviamente, dipende. Dipende innanzitutto dalla meta: Sudamerica, Asia, sud-est asiatico e Africa sono ovviamente le destinazioni più economiche, dove si può vivere e viaggiare anche con 500 euro al mese, o anche meno. Nordamerica ed Europa sono decisamente più costose e, facendo attenzione, scegliendo sistemazioni low budget, approfittando delle occasioni per visitare musei e altro nei giorni di apertura gratuita e facendo la spesa per i pasti al mercato o nei supermercati, sono continenti nei quali si può viaggiare spendendo 1000 euro al mese o poco più. Poi ci sono le destinazioni decisamente non economiche, alcune in Europa – UK, paesi scandinavi – e altre come il Giappone dove potrebbero non bastare 1500 euro al mese per riuscire a sopravvivere anche con molta oculatezza nelle spese.
Come lasciare il lavoro e viaggiare per un anno senza lavorare
Già, ma come lasciare il lavoro e viaggiare per un anno senza lavorare? Innanzitutto pianificando minuziosamente il tutto. Come prima cosa, banalmente, è il caso di risparmiare, e per risparmiare significa mettere da parte un budget di almeno 1200 / 1500 euro al mese. Un buon modo per farsi bastare questo budget è seguire il ciclo dell’estate: il caldo permette di abbattere sicuramente alcuni costi, da quelli per l’abbigliamento a quelli per il pernottamento (una tendina è sempre una buona soluzione per dormire a poco in un campeggio…).

Il networking è un’altra strategia utile e funzionante per abbattere i costi di un anno in viaggio senza lavoro: amici o parenti che possono ospitarvi per qualche notte sono la soluzione più immediata per ridurre i costi di pernottamento, ma anche in viaggio stringere relazioni può permettere di trovare sistemazioni in condivisione – come Airbnb o altre forme di home sharing – o couchsurfing.

Infine una buona soluzione per allungare il viaggio, o non rischiare di dover tornare prima rispetto ai piani, è quello di lavorare un ’bout nel frattempo. C’è chi ha la fortuna di potersi considerare un nomade digitale e lavorare con laptop e wifi da qualunque hotspot del mondo, e chi invece può sfruttare le proprie competenze o rimboccarsi le maniche: i corsi di lingua sono sempre un buon piano B per guadagnare qualche soldo all’estero, ma anche i lavori stagionali – per esempio nell’agricoltura – o i cosiddetti McJob – in particolare nella ristorazione – possono aiutare a guadagnare una cifra che rende l’anno sabbatico in viaggio decisamente meno ansioso e più appagante.

Idee
29/01/2019

Siamo sommersi da e-mail che non leggeremo mai. Basta guardare il numerino in grassetto nel proprio inbox per rendersi conto che abbiamo centinaia se non migliaia di messaggi di posta elettronica che non abbiamo letto e che non riusciremo mai a leggere. E che tuttavia non riusciamo nemmeno a cancellare. Anzi, è il buon proposito di ogni periodo dell’anno in cui si fanno i buoni propositi: dopo le vacanze di Natale, o quelle estive, quando ci troviamo la casella di posta elettronica invasa di messaggi da leggere, ci riproponiamo di riuscire a tenere il nostro Inbox pulito. ‘Inbox Zero’ è l’espressione coniata già nel 2007 da Merlin Mann, un blogger che teorizzava il diritto di non perdere tempo a leggere mail e quello di potersi concentrare sulle cose importanti per il proprio lavoro. Diritto negato a leggere una delle tante statistiche sulla ‘produzione mondiale di e-mail’: secondo una stima di Radicati Group – un’agenzia che si occupa di ricerche di mercato – nel 2017 la popolazione mondiale ha inviato qualcosa come 269 miliardi di e-mail ogni giorno. 269 miliardi di email ogni giorno! E la stima è che nel 2021 saranno 333 miliardi, nella migliore delle ipotesi, cioè la più conservativa.
Il diritto di non leggere le e-mail
Ci si è anche provato a raggiungere il cosiddetto ‘Inbox Zero’: guide, manuali e articoli su come gestire efficacemente la posta elettronica; consigli sul fatto di leggere e rispondere solo al mattino, o solo la sera, prima di lasciare il lavoro; client e software per filtrare la posta elettronica; addirittura sistemi alternativi alla e-mail. Ma nulla, siamo inondati di messaggi che non leggeremo: newsletter, marketing, messaggi personali, comunicazioni di lavoro: chiunque abbia un lavoro a tempo pieno deve finalmente prendere coscienza del fatto che non leggerà mai buona parte delle mail che riceve.

Basta fare una semplice prova: filtrare tutte le e-mail non lette, cancellarle e provare a tenere l’Inbox pulito. Tempo una settimana – nella migliore delle ipotesi – o un giorno – nella peggiore – e avremo di nuovo accumulato e-mail in grassetto da leggere. Possiamo darci le regole più ferree del mondo – leggo e non rispondo; se non rispondo è ok; cancello subito le mail che non mi interessano; etc – ma non c’è verso di gestire efficacemente la massa di messaggi di posta elettronica che ci invade ogni giorno.

Che fare allora?

Prendere atto che è ormai impossibile leggere tutte le e-mail e rispondere di conseguenza, prendere atto che l’idea che rispondere sempre e subito è un falso mito di produttività ed efficienza, convivere serenamente con il fatto che ci saranno mail che non avremo letto. Punto.

E poi?

E poi comincia una lunga opera di sensibilizzazione quantomeno dei contatti più vicini: amici, parenti, colleghi d’ufficio devono sapere chiaramente che se una cosa è importante e urgente possono e devono fare una telefonata o venire a parlarne di persona. Chiaramente non è il caso di mandare una mail per avvertirli, per non scatenare una quantità uguale e contraria di risposte che non farebbe che peggiorare la situazione. Si può dirlo di persona (miglior strategia), fare una telefonata (bene lo stesso), mandare un messaggio WhatsApp o Sms (per qualche motivo quelli si leggono sempre) o ancora impostare un autoreplay chiaro e inequivocabile: “Ciao. Leggo la posta elettronica saltuariamente per concentrarmi su altri aspetti del mio lavoro. Se è davvero importante contattami direttamente”.

Sembrerà strano, ma solo questo messaggio è in grado di ridurre la quantità di mail che ci vengono inviate. Molte infatti sono solo uno scrupolo per conoscenza; altre invece contengono richieste che la persona che scrive potrebbe risolvere autonomamente; altre ancora sono un modo per liberarsi di compiti e lavori da svolgere. In definitiva è un buon metodo per ridurre il caos e lo stress legato alla gestione delle e-mail.

Ok, questo non vale per le mail dei clienti, o se siete lo stagista dell’ufficio, ma in generale far sapere che non necessariamente leggerete tutte le mail finisce col rendere più preziose, concise ed efficaci quelle che vi vengono mandate (e le risposte che date).

Notizie
23/01/2019

Leggere l’elenco dei lavori più ricercati dagli italiani dice molto delle aspirazioni professionali degli italiani, del mercato del lavoro, degli ambiti professionali più appetibili per i nostri connazionali e in generale del sentimento che c’è in Italia in questo momento. Tutte le classifiche di questo tipo inevitabilmente sono parziali, e lo è anche questa dei LinkedIn Most Viewed Jobs 2018, i lavori con il maggior numero di candidature nell’ultimo anno sul social network professionale: non si tratta di tipologie professionali in generale ma di funzioni ben specifiche all’interno di aziende ben specifiche che hanno ricevuto il maggior numero di candidature. Maggior numero di candidature arrivate da parte dei 12 milio di iscritti a LinkedIn, quindi un bacino potenziale di candidati abbastanza rappresentativo.
I 10 lavori più ricercati dagli italiani
La prima cosa che balza all’occhio è che agli italiani piace il Made in Italy anche quando si tratta di candidarsi per un posto di lavoro: Ferrari, con due posizioni aperte nella Top 10, e due altre posizioni nella Top 50, è l’azienda più ambita dove lavorare in Italia, e in generale, le grandi aziende italiane risultano i luoghi preferiti dai professionisti del nostro paese per una nuova esperienza lavorativa

Quindi, analizzando nel dettaglio la classifica dei LinkedIn Most Viewed Jobs 2018, al primo posto troviamo l’offerta di Ferrari, che nel 2018 era alla ricerca di un/a giovane ambizioso/a da formare come Ingegnere Meccanico (Mechanical Engineering Internship). Al secondo posto c’è la RAI, che nel periodo a cavallo tra maggio e giugno cercava aspiranti Impiegati e Assistenti ai Programmi. In terza posizione un altro annuncio per lavoratori alle prime armi, con BPER Banca alla ricerca di Profili Junior da inserire in organico (e rispetto al 2017 questo è l’unico annuncio del mondo banking /finance nella Top10). Appena fuori dal podio ancora la RAI, con la posizione per Internal Audit, seguita da Ferrovie dello Stato, ricercatissima per una posizione di Assistente direttore dei lavori. Fuori dalla Top5 ci sono una posizione per assistente in ambito Risorse Umane (HR Assistant) in Esselunga, al settimo posto GUCCI che ritorna in classifica con la ricerca di Events Assistant e all’ottavo ancora Ferrari, che dopo le vacanze estive era alla ricerca di un/a Retail Marketing Specialist. Gli ultimi due lavori con più candidati in Italia secondo LinkedIn sono stati nel 2018 un Architetto per lo Studio Fuksas e un Area Manager per BMW, unico brand non italiano nella Top 10.
I lavori più ricercati dagli italiani: posizioni “junior” in grandi aziende nazionali
Se l’insieme delle prime posizioni aperte in Italia nel 2018 dimostra chiaramente l’interesse dei giovani lavoratori italiani, considerando le posizioni “entry level” dei primi 8 posti della classifica, per le grandi aziende del nostro paese (a dispetto dei trend degli ultimi anni che hanno portato le preferenze verso brand internazionali consolidati) questa tendenza si consolida ancora di più prendendo in esame tante altre posizioni aperte allargando lo sguardo alla Top 50, con i ricercatissimi job post di altri marchi italiani di rilievo come Intesa Sanpaolo (alla ricerca di un Business Analyst, al 17mo posto), Campari (con il job post per Assistant Brand Manager al 19mo posto), Luxottica (con Creative Team: Editorial Strategist al 24mo posto), Eataly (con Event & Communication Manager al 27mo posto) e Ferrero (con una posizione aperta di Junior Brand Manager al 29mo posto).

Idee
21/01/2019

Organizzare il tempo può fare la differenza tra lavorare sempre in emergenza, sotto stress, rincorrendo le scadenze, con bassa produttività e poca progettualità ed essere invece sempre in pieno controllo delle cose da fare, avere il giusto tempo per farle al meglio e sapere quando staccare e dedicarsi ad altro, senza essere rincorsi dal pensiero del lavoro. Il che non è solo un vantaggio per l’azienda ma lo è soprattutto per se stessi.

Certo, per molti l’idea di pianificare ogni ora può sembrare eccessiva, e preferiscono lasciare che sia il lavoro a organizzare il proprio tempo. Eppure esempi come quelli dei grandi manager e imprenditori (per esempio Jeff Bezos di Amazon di cui abbiamo parlato qui) e il successo di App e strumenti per il time management (certificato per esempio dalla classifica delle Best of 2018 di Apple) dicono che probabilmente è quella la strada migliore per conquistare produttività e work-life balance.
Come organizzare il tempo al lavoro
Organizzare il tempo al lavoro significa vivere il tempo in prima persona e non subirlo involontariamente: è questa la prima grande differenza da capire e fare propria. Avere una agenda precisa non significa non avere tempo libero o flessibilità, significa decidere come trascorrere il tempo, di lavoro e fuori dal lavoro. Organizzare il tempo al lavoro significa partire dall’obiettivo che si vuole raggiungere (fare una presentazione, redigere un business plan, archiviare documenti), avere una idea chiara di quanto tempo ci vuole e, soprattutto, non farsi distrarre da altri stimoli. Quello è l’obiettivo, quella è la strada da percorrere, quello è il tempo che ci vuole, altre cose non sono contemplate in quello spazio del proprio lavoro.
Distinguere tra importante e urgente
Distinguere tra importante e urgente è cruciale: una cosa che è da fare subito non significa che sia anche importante. Per esempio leggere le email è un compito che si svolge subito al mattino, quando si accende il computer, che è giusto che sia prioritario ma non è detto che sia importante, in particolare rispondere subito. Come arrivare a capire cosa è importante e cosa urgente? Cominciando a tenere un diario di come si impiega il proprio tempo. Possono bastare pochi mesi per arrivare a capire le cose urgenti, quelle importanti, quelle da fare in prima persona, quelle da delegare e quelle da ignorare. Fare ordine permette di eliminare il superfluo e le perdite di tempo.
Stabilire delle priorità
Stabilire delle priorità non riguarda solo il lavoro. Una priorità può essere la famiglia, i figli, lo sport, un hobby, e a troppe persone, troppo spesso, capita di dimenticarlo: si torna a casa che i figli già dormono perché c’è stato un imprevisto; non si fa sport perché quel giorno c’era un urgenza in ufficio; si tralasciano gli hobby perché il lavoro assorbe tutto il tempo. Questa è una strada senza uscita che porta a stress, frustrazione, insoddisfazione, bassa produttività. Avere un programma rigoroso per il proprio calendario lavorativo non significa tralasciare il resto: famiglia, sport, hobby possono e devono essere delle proprità anche rispetto alla propria agenda.
Metti tutto nella lista
Nella propria agenda ci deve quindi essere spazio per tutto: le cose importanti di lavoro e le priorità, le cose di routine e lo spazio per quelle strategiche, e anche un ’bout di flessibilità per gestire le urgenze. Avere una agenda quotidiana, settimanale, mensile e annuale precisa, con margini di flessibilità, permette di non essere mai in affanno, di dominare il tempo, e di averne per sé.