Autore: Mazzmedia
Notizie
02/10/2018

Lo smaltimento del toner della stampante è un obbligo di legge per tutti i titolari di partita IVA, quindi società e professionisti, che ne hanno la piena responsabilità fino al termine del corretto ciclo di smaltimento. Se infatti i privati cittadini hanno l’obbligo di legge, all’interno della più generale normativa nazionale sulla raccolta differenziata, di conferire i toner esausti negli specifici punti di raccolta predisposti dai comuni nelle isole ecologiche o in altri punti del territorio, o in alternativa di portarli nei cosiddetti Eco Store, quei negozi che consentono di portare le vecchie cartucce e comprarne di nuove, aziende e professionisti hanno l’obbligo e la responsabilità di seguire un ben preciso iter che termina solo con la documentazione che comprova il corretto smaltimento di toner e cartucce inkjet delle stampanti.
Come smaltire a norma di legge toner e cartucce inkjet delle stampanti
Toner e cartucce inkjet, concluso il loro ciclo di funzionamento, quando cioè diventano esauste, sono considerati rifiuti speciali e possono essere pericolosi o meno in base alla loro composizione e al codice identificativo CER segnalato dal produttore.

La prima cosa da fare per smaltire toner e cartucce inkjet esausti, pericolosi o meno, è quella di predisporre gli appositi contenitori, detti ecobox, in prossimità delle stampanti o in altra posizione dell’ufficio, nei quali riporre e conservare fino a un massimo di tempo di un anno toner e cartucce esauste fino al conferimento alla ditta specializzata che si occupa del loro smaltimento.
Gli obblighi di legge per lo smaltimento di toner e cartucce delle stampanti
Conservare negli ecobox e conferire alla ditta specializzata toner e cartucce però può non bastare: nel caso di toner e cartucce inkjet considerati pericolosi in base al loro codice identificativo occorre anche che il titolare della partita IVA, società o professionista, sia iscritto al Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti), richieda il registro di carico e scarico presso la Camera di Commercio competente per territorio per annotare i movimenti dei rifiuti speciali pericolosi prodotti, e conservi una delle copie del FIR, il formulario identificativo del rifiuto compilato insieme alla ditta specializzata che si occupa dello smaltimento dei toner e cartucce considerati pericolosi. Inoltre il produttore del rifiuto deve compilare il MUD (modello unico di dichiarazione ambientale) in cui tiene traccia dei movimenti dei rifiuti prodotti, e lo deve presentare alla Camera di Commercio entro il 30 aprile di ogni anno.
Che errori non commettere nello smaltimento del toner della stampante e delle cartucce inkjet esauste
Il primo errore da non commettere nello smaltimento di toner e cartucce esausti delle stampanti è quello di portarli nelle discariche comunali che per legge (D.Lgs 152/06 ex D.Lgs 22/97, Decreto Ronchi) non sono tenuti a smaltirli.

L’altro errore da non commettere nello smaltimento del toner della stampante è pensare che con le stampanti a noleggio non si sia responsabili fino al termine dell’intero ciclo di smaltimento delle cartucce: sempre secondo la legge il responsabile della gestione del rifiuto è “chi lo genera con la sua attività produttiva”. E la responsabilità di legge termina solo quando si ottiene la 4° copia del formulario FIR firmata dall’impianto di smaltimento toner che ne certifica il corretto smaltimento e la si unisce alla 1° copia in nostro possesso.

Anche restituire i toner e le cartucce a chi ci vende le ricariche nuove è un errore, a meno che chi vende le cartucce non abbia anche tutte le autorizzazioni per gestire i rifiuti, e rilasci adeguata documentazione al termine del ciclo di smaltimento.
Servizi di smaltimento toner a norma di legge: ZeroZero Toner
Se si vogliono evitare tutte queste incombenze burocratiche e gli eventuali rischi di uno scorretto smaltimento del toner della stampante e cartucce per stampanti ci si può rivolgere a un servizio a pagamento che permette di trasferire gli obblighi inerenti alla gestione dei toner esausti ad un diverso soggetto giuridico. Il soggetto si chiama ZeroZeroToner, è offerto anche da siti di e-commerce di prodotti per ufficio come Viking Italia, e di fatto trasferisce a Berg Phi srl, una società che ha sviluppato e brevettato un impianto che ricicla il 100% dei materiali esausti di cui è composto il toner, la paternità del rifiuto e tutti gli obblighi amministrativi e burocratici derivanti dalla gestione dei toner esausti oltre alle responsabilità penali.

Solo in questo modo il produttore del rifiuto, titolare di partita IVA; è certo di essere completamente esonerato da ogni incombenza e rischio derivante da possibili errori di compilazione.

Notizie
27/09/2018

Gli Stabilo Boss sono probabilmente gli evidenziatori più usati al mondo, non solo negli uffici ma anche a scuola e a casa. Hanno sicuramente una grande qualità, la tecnologia Anti-Dry-Out che li fa resistere fino a 4 ore senza tappino, oltre alla lunghissima durata del loro inchiostro atossico a base di acqua. Ma ciò che li contraddistingue di più, e sicuramente da ogni altro, evidenziatore è la loro caratteristica forma che racconta un simpatico aneddoto su chi ha inventato gli Stabilo Boss.
Come è stato inventato lo Stabilo Boss
Pare infatti che, quando tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta alla Schwan-Stabilo stavano cercando di inventare un nuovo evidenziatore, uno dei signori Schwanhäusser, Gustav o August pronipoti di Gustav Adam che aveva comprato la fabbrica nel 1864, insoddisfatto per l’ennesimo prototipo sbagliato diede una manata alla plastilina schiacciandola più o meno nella forma diventa poi iconica. E così, nel 1971, un ’bout per caso come per altri prodotti da ufficio come Post-It, fermagli fermacarte e anche la penna Bic, è nato lo Stabilo Boss, il pennarello evidenziatore più famoso del mondo destinato a essere venduto al ritmo di due pezzi al secondo.

Idee
25/09/2018

Per il buon esito di un colloquio di lavoro, cioè l’assunzione magari con aumento di stipendio, conta quello che si fa prima, preparandosi all’incontro, come ci si comporta durante, prestando attenzione anche al linguaggio del corpo, ma anche, se non soprattutto, il follow up, cioè le azioni che si mettono in atto nei giorni seguenti all’incontro con il responsabile delle risorse umane.

Ed è proprio cosa fare dopo un colloquio di lavoro che può fare la differenza tra l’essere richiamati con una proposta di lavoro o vedere cestinata la propria candidatura.
Cosa fare dopo un colloquio di lavoro: il follow up
No, sostenere il colloquio di lavoro, salutare a andare a casa a incrociare le dita in attesa della telefonata non è esattamente quello che si intende per follow up di una candidatura per una posizione lavorativa.
Cosa fare alla fine di un colloquio di lavoro
Intanto, immediatamente al termine del colloquio, appena prima dei saluti è lecito e utile chiedere la data prevista per la scelta definitiva del candidato: così non si rischia di rimanere sospesi nel limbo dell’attesa all’infinito.

Prima di abbandonare la stanza dell’incontro, o anche nel caso in cui sia stato su Skype, è importante anche ottenere i contatti degli esaminatori: idealmente sarebbe utile uscire con in tasca il biglietto da visita, ma può andar bene anche un appunto scritto (senza timore, il rischio di dimenticarsi è troppo alto per farsi remore) con nome e cognome, posizione nell’organigramma e almeno un contatto, telefono o e-mail.

In alternativa puoi domandare se puoi richiedere il contatto su Linkedin: il social network professionale è fatto proprio per questo, per stringere relazioni di lavoro, e può tranquillamente sostituire lo scambio di un biglietto da visita. Attenzione però a non confondere l’ambito professionale con quello privato: a parte alcuni ambiti creativi, non è buona cosa chiedere l’amicizia su Facebook, che anzi potrebbe rivelarsi un boomerang come abbiamo raccontato qui.
Cosa fare alcuni giorni dopo il colloquio di lavoro
Il contatto serve per il follow up vero e proprio, che può consistere in una e-mail, un messaggio o in una telefonata un paio di giorni dopo aver sostenuto il colloquio. Idealmente la cosa migliore da fare sarebbe mandare un messaggio, anche via mail, il giorno stesso, ringraziando per l’attenzione e l’occasione che ti è stata data di proporti per quella posizione vacante. È un modo per rinforzare l’idea che quel lavoro ti interessa davvero e che non sei un cacciatore seriale di colloqui di lavoro.

Il giorno stesso, rientrato a casa o durante il viaggio, prendi degli appunti su come è andato il colloquio: argomenti trattati, punti su cui c’è stata sintonia, eventuali disaccordi o momenti freddi, e ogni altra informazione possa risultare utile nel caso di un secondo contatto. È molto importante farlo perché l’emotività inevitabile in quei frangenti può portare a dimenticare cose che invece dall’altra parte sono state fissate perfettamente.

Un paio di giorni dopo è utile anche mandare un messaggio più lungo in cui si ribadisce il proprio interesse sottolineando passaggi positivi del colloquio, ribadendo in modo cordiale che pensi di essere la persona giusta per quel ruolo e rinforzando l’idea del tuo interesse ed entusiasmo per quella posizione.
Come comportarsi se si è richiamati dopo un colloquio di lavoro
A questo punto, con in mente la data presumibile per la decisione finale, bisogna prepararsi al doppio scenario: essere richiamati per un secondo colloquio o la formalizzazione del rapporto di lavoro o ricevere notizia del fatto che è stato scelto un altro candidato.

Nel primo caso è importante rispondere subito, concordando le modalità del nuovo incontro e preparandosi eventualmente a discutere anche di stipendio. Tuttavia, nonostante la risposta positiva e sperata, è meglio non esagerare con l’entusiasmo ma dimostrare apprezzamento e positività.
Cosa fare se non si passa un colloquio di lavoro
Nel caso in cui purtroppo si ricevesse notizia di non essere stati selezionati è importante ringraziare comunque per l’opportunità, lasciando comunque un ricordo positivo e rinforzato nel caso in cui si avesse di nuovo a che fare con quell’azienda.

Idee
21/09/2018

La raccolta differenziata è obbligo di legge dal 2015, quando è entrato in vigore il decreto legislativo n. 205/2010 che recepiva la direttiva 2008/98/Ce e che sostanzialmente obbliga privati cittadini e aziende, dagli uffici a ogni altra realtà economica e produttiva, a effettuare la raccolta differenziata almeno per i seguenti rifiuti: carta, metalli, plastica e vetro.

Se la raccolta differenziata è un obbligo per legge nazionale poi tocca ai singoli comuni predisporre le modalità di conferimento e raccolta delle diverse tipologie di rifiuti differenziati e riciclabili. Tuttavia, la cosa importante da sapere, non solo per privati cittadini e condomini ma anche per uffici e aziende, è che esistono sanzioni non solo nel caso di comportamenti volutamente elusivi, come l’abbandono della spazzatura per strada o in luoghi non deputati, ma anche per errori incolpevoli come quelli dovuti a distrazione, che vanno dalla mancata separazione delle diverse frazioni (per esempio la carta insieme alla plastica) alla violazione delle disposizioni comunali in fatto di esposizione dei rifiuti, per esempio il rispetto degli orari.
Come fare la raccolta differenziata in ufficio
Al netto della differente sensibilità personale, un ufficio ecosostenibile è possibile ed è importante sapere come fare la raccolta differenziata in ufficio per evitare errori e disattenzioni non volute. Sensibilizzare i dipendenti alla dovuta attenzione nel separare carta, plastica, vetro, imballaggi e altri materiali multileggeri come il tetrapack degli snack o delle bibite del distributore automatico è senza dubbio utile e importante, ma altrettanto lo è predisporre strumenti e modalità tali da evitare errori, e conseguenti sanzioni, per l’azienda.
8 consigli per fare la raccolta differenziata in ufficio
Ci sono senza dubbio alcune buone pratiche, che costano giusto l’attenzione necessaria, per differenziare i rifiuti anche nelle attività produttive o nei servizi, come questi 8 consigli per fare la raccolta differenziata in ufficio:

Separare correttamente gli imballaggi in base al materiale di cui sono fatti e metterli nell’apposito contenitore per la raccolta differenziata;
Ridurre sempre, se possibile, il volume degli imballaggi;
Dividere, quando è possibile, gli imballaggi composti da più materiali;
Togliere gli scarti e i residui di cibo dagli imballaggi prima di metterli nei contenitori per la raccolta differenziata;
Evitare di mettere nel contenitore della carta fazzoletti usati e scontrini;
Escludere dal contenitore del vetro altri materiali come cristallo, ceramica, porcellana, pyrex e lampadine;
Conferire correttamente gli imballaggi in alluminio;
Conferire correttamente gli imballaggi in acciaio;

Come facilitare la raccolta differenziata dei dipendenti
Per separare davvero i diversi tipi di rifiuti che si possono produrre in un ufficio è importante non solo sensibilizzare i collaboratori al valore, economico e ambientale, di questa abitudine ma anche facilitare la raccolta differenziata dei dipendenti predisponendo contenitori di piccole dimensioni come questi, a portata di mano o comunque in punti di raccolta facilmente accessibili o di passaggio.

Per esempio, per ogni gruppo di scrivanie, in un ufficio open space ma anche in quelli tradizionali con stanze individuali, si possono predisporre gruppi di contenitori per la differenziata come questi, da svuotare quotidianamente, caratterizzati da colori diversi e con loghi facilmente comprensibili per rendere automatico il gesto di separare i rifiuti ed evitare errori.

Anche la zona break, dove si trova la macchinetta del caffè, può essere un punto strategico in cui posizionare i bidoni per la raccolta separata dei rifiuti come questi, e senza dubbio è da predisporre un contenitore per la carta nella zona delle stampanti e fotocopiatrici dove più che altrove e più spesso si maneggiano i fogli stampati.

Se poi l’ufficio dispone di una piccola cucina o area pranzo dove i dipendenti possono mangiare, cosa che accade ormai sempre più nei piccoli uffici, si può pensare di predisporre anche un bidoncino dell’umido, per i residui del pasto, oltre che quelli eventuali per l’alluminio, il tetrapack e la plastica, per esempio di posate, piatti e bicchieri.

Ufficio
17/09/2018

Che lavorare al computer maneggiando il mouse possa provocare problemi a polsi, braccia e spalle è dimostrato dalle statistiche: un lavoratore su 10 soffre di sindrome del tunnel carpale, una patologia molto fastidiosa e dolorosa come abbiamo spiegato qui. Ma per prevenire questo che è uno dei principali mali da ufficio  il tappetino poggiapolsi ergonomico per mouse serve davvero?
Tappetino poggiapolsi ergonomico per mouse: come funziona
Per capire se serve davvero bisogna prima capire come funziona il tappetino poggiapolsi ergonomico per mouse: sostanzialmente si tratta di un normale tappetino che in coincidenza della posizione del polso ha un rigonfiamento imbottito di gel abbastanza solido da sprofondare ma anche abbastanza morbido da funzionare come comoda base d’appoggio.
Tappetino poggia polso ergonomico per mouse: i benefici
Che cosa succede quando si usa il tappetino poggiapolsi ergonomico per mouse? Che il braccio, e di conseguenza la spalla, non devono più irrigidirsi per sostenere il polso e la mano, perché ci pensa il cuscinetto a sostenere il polso e la mano rilassando la muscolatura. Per migliorare ulteriormente l’allineamento della mano con l’avambraccio si potrebbe usare anche un altro sostegno per il braccio, che è quello del bracciolo della sedia da lavoro: nella postura corretta il gomito appoggia sul bracciolo e l’arto che comanda il mouse lavora con un allineamento corretto, ma se si soffre di indolenzimenti ai muscoli del braccio, delle spalle e del collo può valer la pensa provare la soluzione del tappetino ergonomico imbottito con i gel.

Notizie
13/09/2018

Uffici open space o tradizionali con stanze chiuse? Il dibattito sui pro e contro delle due organizzazioni dello spazio di lavoro dura da decenni ma ora una ricerca scientifica pubblicata su ‘Occupational & Environmental Medicine’ sembrerebbe mettere un punto fermo almeno su fatto che gli uffici open space sono meglio dal punto di vista della salute e della gestione dello stress.
Gli uffici open space riducono lo stress
Secondo la ricerca gli uffici open space riducono lo stress perché richiederebbero un maggior impegno fisico durante le ore passate al lavoro. L’esperimento è stato condotto negli Stati Uniti, dividendo 231 lavoratori tra uffici open space, cubicoli alti e uffici privati tradizionali e facendo indossare loro dei sensori per monitorare attività fisica e cardiaca sia di giorno che di notte. Inoltre ogni ora era loro richiesto di rispondere ad alcune domande circa il loro stato d’animo attuale.

I risultati dell’esperimento hanno dimostrato come chi lavorava negli uffici open space con scrivanie libere si era mosso di più e aveva livelli di stress al di fuori dell’orario e del luogo di lavoro del 14% inferiori rispetto a chi aveva lavorato nei cubicoli con pareti alte o negli uffici privati. Inoltre i livelli di stress erano più elevati tra gli impiegati più anziani e tra le donne che tra i giovani uomini.

Se stai pensando di riorganizzare l’ufficio e magari trasformarlo in un open space puoi trovare consigli e soluzioni per organizzare gli spazi di lavoro qui.