Autore: Mazzmedia
Idee
12/09/2018

La scelta dell’università è sempre un momento importante e di dubbi per chi esce dalla scuola secondaria superiore. Da un lato infatti ci sono le naturali e legittime aspirazioni personali, che possono avere più o meno concretezza e andare dai sogni e un piano di carriera già ben definito; dall’altro ci sono le previsioni sui livelli occupazionali di un futuro tutto sommato a breve termine, con una stima dei posti di lavoro disponibili nel momento in cui si completerà il ciclo di studi universitari; e poi c’è un mondo del lavoro sempre più veloce e imprevedibile, per molti aspetti dipendente dalla tecnologia, e nel quale è difficile non solo prevedere ma anche solo immaginare a grandi linee quali lavori ci saranno nel futuro, quali nuove occupazioni emergeranno dal nulla e quali invece non saranno più richieste in alcun modo.
Quali lavori ci saranno nel futuro?
Basta pensare al mondo dei social network, per fare l’esempio più eclatante di questi ultimi anni: buona parte dei social media manager attuali, una figura sempre più centrale nel marketing delle aziende, ha studiato in un epoca in cui i social network non esistevano o forse erano un giochino per pochi appassionati di tecnologia. Lo stesso avvenne per i computer, per i quali in pochi intuirono che avrebbero invaso le nostre case e le nostre vite. Lo dice, in modo scientifico, il World Economic Forum secondo il quale il 65% dei bambini che oggi vanno a scuola faranno lavori che adesso ancora non esistono, e che a malapena possiamo provare a immaginare.

Ma allora cosa studiare per garantirsi una professione nel futuro? A quale università iscriversi?
Scelta dell’università: a quale iscriversi?
Ci sono dei macro trend che si possono vedere fin da ora e che senza dubbio caratterizzeranno i prossimi decenni: lo sviluppo e la diffusione sempre più pervasivi delle tecnologie e di Internet; l’invecchiamento della popolazione mondiale; il riscaldamento globale e la necessità di fonti energetiche alternative o di una miglior gestione di quelle esistenti. Queste sono tendenze che nel futuro potranno generare nuovi posti di lavoro, ma ce ne sono anche che promettono di contrarre la richiesta di personale, come quello della sempre più diffusa automazione che intaccherà i livelli occupazionali tanto dell’industria quanto dell’agricoltura.

L’invecchiamento progressivo della popolazione mondiale richiederà nel futuro figure specializzate a ogni livello, da quello di elevata scolarizzazione e formazione nei settori medico e farmaceutico ma anche manageriale a quelli con formazione di base per la cura quotidiana delle persone. Più difficile identificare con precisione le figure richieste nel futuro attorno al mondo della tecnologia ma l’e-commerce, l’automazione, il cloud, le figure legate al marketing online e alla gestione di siti Internet, i big data oltre ovviamente a quelle legate all’hardware saranno tutte professioni che avranno un futuro.

Secondo il forum di Davos invece entro il 2033 saranno molti i settori in cui si ridurrà il bisogno di manodopera, dal commercio, come detto sempre più indirizzato verso l’e-commerce, alla manifattura e anche all’agricoltura e alla pesca.

Ufficio
11/09/2018

La valigetta di pronto soccorso per ufficio è obbligatoria in ogni luogo di lavoro. Lo stabilisce il Decreto Ministeriale 388 del 15 luglio 2003 che elenca anche cosa deve contenere a norma di legge. Per conoscere il contenuto minimo della valigetta di pronto soccorso per ufficio bisogna considerare diversi fattori come il numero dei lavoratori occupati, la tipologia di attività svolta e i relativi fattori di rischio e sapere che è responsabilità del datore di lavoro non solo fornire la valigetta ma anche mantenerla rifornita e in ordine (per esempio rifornendola con il pacchetto riempitivo di pronto soccorso).

In particolare la legge distingue tra aziende con più o meno di 3 dipendenti, prevedendo per le prime la cassetta di pronto soccorso con una dotazione minima, e per le seconde il pacchetto di medicazione specificando anche qui la dotazione minima.
Contenuto minimo della valigetta di pronto soccorso per ufficio in aziende con più di 3 dipendenti
• Guanti sterili monouso (5 paia).
• Visiera paraschizzi
• Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 1 litro (1).
• Flaconi di soluzione fisiologica ( sodio cloruro – 0, 9%) da 500 ml (3).
• Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (10).
• Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (2).
• Teli sterili monouso (2).
• Pinzette da medicazione sterili monouso (2).
• Confezione di rete elastica di misura media (1).
• Confezione di cotone idrofilo (1).
• Confezioni di cerotti di varie misure pronti all’uso (2).
• Rotoli di cerotto alto cm. 2,5 (2).
• Un paio di forbici.
• Lacci emostatici (3).
• Ghiaccio pronto uso (due confezioni).
• Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari (2).
• Termometro.
• Apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa.
Contenuto minimo del pacchetto di medicazione per aziende con meno di 3 dipendenti
• Guanti sterili monouso (2 paia).
• Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 125 ml (1).
• Flacone di soluzione fisiologica (sodio cloruro 0,9%) da 250 ml (1).
• Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (1).
• Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (3).
• Pinzette da medicazione sterili monouso (1).
• Confezione di cotone idrofilo (1).
• Confezione di cerotti di varie misure pronti all’uso (1).
• Rotolo di cerotto alto cm 2,5 (1).
• Rotolo di benda orlata alta cm 10 (1).
• Un paio di forbici (1).
• Un laccio emostatico (1).
• Confezione di ghiaccio pronto uso (1).
• Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari (1).
• Istruzioni sul modo di usare i presidi suddetti e di prestare i primi soccorsi in attesa del servizio di emergenza.

Notizie
04/09/2018

Dal 1° settembre 2018 è scattato il divieto per le lampadine alogene: è il risultato di una direttiva comunitaria, la 244 del 2009, che era prevista per il 2016 ed è poi stata posticipata al 2018. La direttiva vieta la produzione e vendita di prodotti ad alto consumo energetico tra cui rientrano appunto anche le lampadine alogene che dovranno essere sostituite da quelle a LED.
Divieto lampadine alogene: cosa fare
Il divieto per le lampadine alogene non significa che bisogna sostituirle immediatamente: chi le ha in casa o in altri spazi può tranquillamente tenerle fino a fine del loro ciclo di vita, e così non significa che nei punti vendita e negli e-commerce non se ne troveranno più: semplicemente c’è un periodo di transizione nel quale si possono continuare a vendere le scorte a magazzino fino al loro esaurimento così come si possono continuare a usare le lampadine alogene fino alla loro rottura. Ma una volta terminate le scorte o qualora si dovesse cambiare lampadina, sarà necessario acquistare una lampadina a LED.
Vantaggi delle lampadine a LED: meno consumi e più luce
Del resto le lampadine a LED comportano alcuni indiscutibili vantaggi, in particolare dal punto di vista dell’impatto ambientale: durano più a lungo (in teoria fino a 20 anni) e consumano meno a parità di luce (anche fino a 115 euro l’anno, a parità di utilizzo). Quindi il divieto delle lampadine alogene imposto dalla direttiva europea potrebbe trasformarsi in un vantaggio a favore dei cittadini e delle imprese attente ai consumi e all’impatto ambientale della propria attività.
Divieto lampadine alogene: quali modelli?
Burocraticamente il divieto riguarda le “lampade non direzionali senza trasformatore con efficienza energetica inferiore a B” e dal punto di vista del consumato sono facilmente riconoscibili dalla dicitura del loro attacco a vite riportata sulla confezione del prodotto (E14, E27, B15d, G4 e GY6,35; la cifra che segue le lettere indica la grandezza della vite espressa in millimetri). Tuttavia alcune alogene potranno ancora essere prodotte e commercializzate, come le Haloline, Halopin, Halolux T con attacco R7s, G9 ed E14 (per lampade da tavolo e proiettori), ma solo se di classe energetica almeno C, e le GU10 e le GZ10, quelle usate nei forni e nei frigoriferi.

Ufficio
29/08/2018

Se si ha una stampante inkjet, cioè a getto di inchiostro che spruzza microscopiche gocce di inchiostro, nero o colorato, sulla carta mentre la testina scorre lateralmente, ci si potrebbe trovare davanti al problema per cui, dopo che sono state spente a lungo, per esempio per le vacanze, non stampano più.
Stampante Inkjet: perché non funziona
Il motivo per cui le stampanti a getto di inchiostro non stampano quando sono state spente a lungo, per esempio qualche settimana come può capitare nel periodo di chiusura estiva degli uffici, è che l’inchiostro si secca all’interno dei condotti che lo trasportano agli ugelli: in questo modo si blocca il flusso e questo impedisce la stampa.

Quello che può succedere quando la stampante è stata spenta o inutilizzata a lungo è di ottenere fogli completamente bianchi, oppure con striature, o ancora con i colori alterati. Problemi che in effetti possono capitare anche quando si installano nuove taniche di inchiostro, nero o colorato.
Cosa fare se la stampante a getto di inchiostro non stampa
Cosa fare allora se la stampante inkjet è stata spenta a lungo e non stampa o stampa con colori striati o alterati? Appurato che non si tratta di esaurimento delle cartucce (ormai la gran parte delle stampanti ha un display che lo segnala) come prima cosa è bene tentare con una operazione di pulizia: ogni marca e modello ha una propria modalità, che si trova spiegata sui manuali utente della stampante. Se il dispositivo è stato spento a lungo probabilmente non basterà una sola operazione di pulizia: per rendersene conto occorre fare una stampa di test ed eventualmente ripetere l’operazione più volte. Se però, dopo 5 o 6 volte che si ripete la pulizia e la stampa di testa, il risultato sono ancora pagine bianche, o con striature o colori alterati, è inutile procedere ulteriormente.

Un secondo tentativo che si può fare è utilizzare il solvente specifico per stampanti a getto di inchiostro e ripetere la stessa operazione pulizia – test 4 o 5 volte e poi reinstallare la cartuccia di inchiostro normale e riprovare a stampare. Se nemmeno così la testina si pulisce e la stampante stampa normalmente l’unica alternativa rimane la riparazione, che però non sempre risulta economicamente vantaggiosa rispetto all’acquisto di una nuova stampante.

Idee
28/08/2018

Il ritorno a scuola è un momento che suscita emozioni e reazioni contrastanti tanto nei genitori quanto nei figli, soprattutto nei bambini delle scuole elementari. Passare repentinamente dai ritmi delle vacanze, fatti di risvegli lenti, tempo libero per giocare, genitori presenti, viaggi e divertimento ai ritmi e agli orari della scuola è sempre sinonimo di stress, per gli studenti e per i loro genitori. Senza considerare che il back to school è sempre un momento di grandi spese per acquistare libri, quaderni e materiali di cancelleria (per i quali è anche possibile risparmiare sensibilmente seguendo per esempio questi consigli). Vediamo allora come prepararsi al back to school dei figli riducendo lo stress e facendo in modo che anche i bambini meno entusiasti di rientrare in classe possano vivere serenamente questo momento di passaggio.
Come prepararsi al ritorno a scuola dei figli
La cosa che si può fare più gradualmente a cominciare dai primissimi giorni di settembre e in vista del ritorno a scuola è riprendere un poco alla volta gli orari dell’inverno, in particolare quelli in cui si svegliano i bambini e di conseguenza quelli in cui vanno a dormire. Passare repentinamente dall’addormentamento dopo le 23 e dalla sveglia comoda verso le 10 del mattino al coricarsi verso le 21 per alzarsi alle 7 del mattino è sicuramente traumatico ma si possono coinvolgere i più piccoli in un piano di adattamento progressivo per cui ogni giorno si anticipa di 15′ l’ora in cui si spegne la luce per dormire, meglio se dopo aver letto qualche pagina di un buon libro, e ugualmente si anticipa di qualche minuto il momento del risveglio, magari coinvolgendo i ragazzi nella preparazione della colazione.
Back to school: finire i compiti delle vacanze
C’è anche il tema, sempre spinoso, dei compiti delle vacanze, che molti bambini faticano a organizzare autonomamente con il rischio di ritrovarsi a fare un rush finale negli ultimi giorni. Per non ritrovarsi con decine e decine di pagine da completare nell’ultimo weekend, da fine agosto si può cominciare a suddividere le pagine che mancano per i giorni a disposizione e trovare un accordo con i propri figli non solo sul numero di pagine da fare ma anche sull’orario migliore della giornata per farle e, magari, su una piccola ricompensa per il lavoro ben fatto, per esempio un buon gelato o un momento di gioco con i genitori.
Ritorno a scuola senza stress né paura
Se il ritorno a scuola significa anche passaggio dalla scuola materna alla primaria o, con più consapevolezza da parte dei ragazzi, dalla scuola elementare alle medie, si può “preparare il terreno” in modo positivo, scacciando le inevitabili paure che insorgono nei bambini, raccontando loro esperienze positive della propria vita scolastica. Suscitare in loro curiosità e interesse è sena dubbio la chiave per ridurre lo stress rispetto a un mondo totalmente nuovo e prepararli a un primo giorno di scuola all’insegna dell’entusiasmo.
Prepararsi al ritorno a scuola coinvolgendo i figli
Il ritorno a scuola è senza dubbio fonte di stress anche per i genitori, che in pochi giorni si ritrovano a dover acquistare tutto il materiale richiesto dagli insegnanti. Spesso ci si riduce a fare tutto di corsa ma organizzandosi con un ’bout di anticipo può essere utile oltre che piacevole coinvolgere i bambini, soprattutto quelli delle elementari, nell’acquisto del materiale: sapere cosa servirà loro, che matite, pastelli e quaderni utilizzeranno, su quali libri studieranno a faranno i compiti è senza dubbio un modo per ridurre l’incertezza e i timori rispetto alla novità del ritorno a scuola e rendere tutto più facile e sereno.

Ufficio
20/08/2018

Sì, le vacanze finiscono e arriva quel giorno in cui tocca tornare al lavoro. Il problema non è nemmeno alzarsi al mattino col suono della sveglia e fare la strada verso l’ufficio. Il problema è sedersi e decidere da cosa cominciare. Vero è che se si è lasciato tutto in ordine e organizzato prima di staccare per le ferie (come abbiamo spiegato qui) dovrebbe essere più facile anche ricominciare ma per non essere travolti dal caos del rientro, ecco la to-do-list di cosa fare al lavoro i primi giorni dopo le vacanze.

1. Fai una lista di controlli

Cose che hai lasciato in delega ai colleghi, lavori che dovevano terminare, progetti che dovevano arrivare, richieste giunte nel frattempo: riprendi il controllo della situazione controllando tutto quello che devi sapere prima di rimetterti davvero sull’operatività.

2. Smazza la posta

E-mail e posta cartacea: ci saranno messaggi a cui rispondere presto, altri che richiedono un approfondimento, alcuni forse da cestinare, qualcosa da inoltrare: la posta è tutta da smazzare in fretta perché tra quelle missive e messaggi si potrebbe nascondere qualcosa di urgente e insidioso da gestire. Qui trovi i consigli su come gestire al meglio la posta elettronica.

3. Fai un giro a salutare colleghi e colleghe

Se non ti puoi permettere di “perdere tempo” tra le scrivanie approfitta della pausa caffè o del pranzo ma ristabilisci i contatti con colleghi e colleghe, chiedi come vanno le cose, se ci sono novità, cosa è successo in tua assenza: anche questo serve a riprendere il controllo della situazione, prevenire le sorprese e limitare lo stress da rientro. E in fondo non è altro che fare networking, come abbiamo spiegato qui.

4. Chiama clienti e fornitori

Anche loro saranno rientrati dalle vacanze e ragionevolmente saranno rilassati e in vena di raccontare qualche aneddoto: è il momento migliore per ristabilire i contatti, fare nuove proposte, fissare incontri per la programmazione del lavoro e in generale rinsaldare dei rapporti che poi, nella quotidianità operativa, servono ad appianare i problemi.

5. Non fare straordinari

Sì, certo, le vacanze sono finite da poco e sei fresco e riposato, ma per la prima settimana sarebbe bene riuscire a non fare straordinari e a lasciare alla mente, oltre che al fisico, il tempo necessario di riprendere il ritmo. È un ’bout come quando si riaccende un’auto ferma da tempo: non si va subito in autostrada alla massima velocità. Nel frattempo puoi leggere come rendere fruttuosa una giornata di lavoro.

6. Non bere troppo caffè

Sì, ok, tenere gli occhi aperti e la mente sveglia non è così facile ma è meglio non “annegare” nel caffè e rispettare i tempi fisiologici per darsi la carica, come abbiamo raccontato qui.