Autore: Mazzmedia
Notizie
23/01/2019

Leggere l’elenco dei lavori più ricercati dagli italiani dice molto delle aspirazioni professionali degli italiani, del mercato del lavoro, degli ambiti professionali più appetibili per i nostri connazionali e in generale del sentimento che c’è in Italia in questo momento. Tutte le classifiche di questo tipo inevitabilmente sono parziali, e lo è anche questa dei LinkedIn Most Viewed Jobs 2018, i lavori con il maggior numero di candidature nell’ultimo anno sul social network professionale: non si tratta di tipologie professionali in generale ma di funzioni ben specifiche all’interno di aziende ben specifiche che hanno ricevuto il maggior numero di candidature. Maggior numero di candidature arrivate da parte dei 12 milio di iscritti a LinkedIn, quindi un bacino potenziale di candidati abbastanza rappresentativo.
I 10 lavori più ricercati dagli italiani
La prima cosa che balza all’occhio è che agli italiani piace il Made in Italy anche quando si tratta di candidarsi per un posto di lavoro: Ferrari, con due posizioni aperte nella Top 10, e due altre posizioni nella Top 50, è l’azienda più ambita dove lavorare in Italia, e in generale, le grandi aziende italiane risultano i luoghi preferiti dai professionisti del nostro paese per una nuova esperienza lavorativa

Quindi, analizzando nel dettaglio la classifica dei LinkedIn Most Viewed Jobs 2018, al primo posto troviamo l’offerta di Ferrari, che nel 2018 era alla ricerca di un/a giovane ambizioso/a da formare come Ingegnere Meccanico (Mechanical Engineering Internship). Al secondo posto c’è la RAI, che nel periodo a cavallo tra maggio e giugno cercava aspiranti Impiegati e Assistenti ai Programmi. In terza posizione un altro annuncio per lavoratori alle prime armi, con BPER Banca alla ricerca di Profili Junior da inserire in organico (e rispetto al 2017 questo è l’unico annuncio del mondo banking /finance nella Top10). Appena fuori dal podio ancora la RAI, con la posizione per Internal Audit, seguita da Ferrovie dello Stato, ricercatissima per una posizione di Assistente direttore dei lavori. Fuori dalla Top5 ci sono una posizione per assistente in ambito Risorse Umane (HR Assistant) in Esselunga, al settimo posto GUCCI che ritorna in classifica con la ricerca di Events Assistant e all’ottavo ancora Ferrari, che dopo le vacanze estive era alla ricerca di un/a Retail Marketing Specialist. Gli ultimi due lavori con più candidati in Italia secondo LinkedIn sono stati nel 2018 un Architetto per lo Studio Fuksas e un Area Manager per BMW, unico brand non italiano nella Top 10.
I lavori più ricercati dagli italiani: posizioni “junior” in grandi aziende nazionali
Se l’insieme delle prime posizioni aperte in Italia nel 2018 dimostra chiaramente l’interesse dei giovani lavoratori italiani, considerando le posizioni “entry level” dei primi 8 posti della classifica, per le grandi aziende del nostro paese (a dispetto dei trend degli ultimi anni che hanno portato le preferenze verso brand internazionali consolidati) questa tendenza si consolida ancora di più prendendo in esame tante altre posizioni aperte allargando lo sguardo alla Top 50, con i ricercatissimi job post di altri marchi italiani di rilievo come Intesa Sanpaolo (alla ricerca di un Business Analyst, al 17mo posto), Campari (con il job post per Assistant Brand Manager al 19mo posto), Luxottica (con Creative Team: Editorial Strategist al 24mo posto), Eataly (con Event & Communication Manager al 27mo posto) e Ferrero (con una posizione aperta di Junior Brand Manager al 29mo posto).

Idee
21/01/2019

Organizzare il tempo può fare la differenza tra lavorare sempre in emergenza, sotto stress, rincorrendo le scadenze, con bassa produttività e poca progettualità ed essere invece sempre in pieno controllo delle cose da fare, avere il giusto tempo per farle al meglio e sapere quando staccare e dedicarsi ad altro, senza essere rincorsi dal pensiero del lavoro. Il che non è solo un vantaggio per l’azienda ma lo è soprattutto per se stessi.

Certo, per molti l’idea di pianificare ogni ora può sembrare eccessiva, e preferiscono lasciare che sia il lavoro a organizzare il proprio tempo. Eppure esempi come quelli dei grandi manager e imprenditori (per esempio Jeff Bezos di Amazon di cui abbiamo parlato qui) e il successo di App e strumenti per il time management (certificato per esempio dalla classifica delle Best of 2018 di Apple) dicono che probabilmente è quella la strada migliore per conquistare produttività e work-life balance.
Come organizzare il tempo al lavoro
Organizzare il tempo al lavoro significa vivere il tempo in prima persona e non subirlo involontariamente: è questa la prima grande differenza da capire e fare propria. Avere una agenda precisa non significa non avere tempo libero o flessibilità, significa decidere come trascorrere il tempo, di lavoro e fuori dal lavoro. Organizzare il tempo al lavoro significa partire dall’obiettivo che si vuole raggiungere (fare una presentazione, redigere un business plan, archiviare documenti), avere una idea chiara di quanto tempo ci vuole e, soprattutto, non farsi distrarre da altri stimoli. Quello è l’obiettivo, quella è la strada da percorrere, quello è il tempo che ci vuole, altre cose non sono contemplate in quello spazio del proprio lavoro.
Distinguere tra importante e urgente
Distinguere tra importante e urgente è cruciale: una cosa che è da fare subito non significa che sia anche importante. Per esempio leggere le email è un compito che si svolge subito al mattino, quando si accende il computer, che è giusto che sia prioritario ma non è detto che sia importante, in particolare rispondere subito. Come arrivare a capire cosa è importante e cosa urgente? Cominciando a tenere un diario di come si impiega il proprio tempo. Possono bastare pochi mesi per arrivare a capire le cose urgenti, quelle importanti, quelle da fare in prima persona, quelle da delegare e quelle da ignorare. Fare ordine permette di eliminare il superfluo e le perdite di tempo.
Stabilire delle priorità
Stabilire delle priorità non riguarda solo il lavoro. Una priorità può essere la famiglia, i figli, lo sport, un hobby, e a troppe persone, troppo spesso, capita di dimenticarlo: si torna a casa che i figli già dormono perché c’è stato un imprevisto; non si fa sport perché quel giorno c’era un urgenza in ufficio; si tralasciano gli hobby perché il lavoro assorbe tutto il tempo. Questa è una strada senza uscita che porta a stress, frustrazione, insoddisfazione, bassa produttività. Avere un programma rigoroso per il proprio calendario lavorativo non significa tralasciare il resto: famiglia, sport, hobby possono e devono essere delle proprità anche rispetto alla propria agenda.
Metti tutto nella lista
Nella propria agenda ci deve quindi essere spazio per tutto: le cose importanti di lavoro e le priorità, le cose di routine e lo spazio per quelle strategiche, e anche un ’bout di flessibilità per gestire le urgenze. Avere una agenda quotidiana, settimanale, mensile e annuale precisa, con margini di flessibilità, permette di non essere mai in affanno, di dominare il tempo, e di averne per sé.

Notizie
15/01/2019

Se state cercando il miglior Paese dove andare a lavorare nel 2019 c’è una classifica ad hoc stilata da una indagine della banca internazionale HSBC intervistando 22mila persone intenzionate a migliorare le proprie condizioni di lavoro (e non solo lo stipendio).
Il miglior Paese dove andare a lavorare
Quindi, se si tratta di condizioni di lavoro in generale, che riguardano produttività ed efficienza, ma anche equilibrio vita-lavoro, un fattore sempre più importante in particolare per i Millenials, e ancora un miglioramento salarialee, per il 70% degli intervistati il miglior Paese dove andare a lavorare è la Germania. Già, la Germania ha superato sia Svizzera che Svezia, ai primi posti nella classifica 2017, con la Svezia che rimane prima per quanto riguarda la miglior cultura del lavoro (cose come non leggere le mail di lavoro nel weekend, riduzione e abolizione del divario di genere, etc). Un aspetto che ha fatto premiare la Germania? La forte regolamentazione del mercato del lavoro e la sensazione di sicurezza del posto di lavoro dichiarata dal 73% dei lavoratori tedeschi intervistati.
Il miglior Paese dove andare a lavorare per guadagnare di più
Se invece siete alla ricerca del miglior Paese dove andare a lavorare per guadagnare di più bisogna guardare fuori dall’Europa, al Paese secondo classificato che è il Bahrain dove il 77% dei lavoratori interpellati ha dichiarato di aver sensibilmente e notevolmente migliorato le proprie condizioni salariali. Un’alternativa? Il Regno Unito, anche se ora con le incertezze legate alla Brexit non è detto che continuerà a essere una meta accessibile.

Idee
15/01/2019

Quali sono le 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro? Si tenderebbe a pensare in termini di competenze specifiche per il ruolo che di potrebbe ricoprire, oppure l’esperienza, o ancora qualcosa che riguarda il momento del colloquio con i responsabili delle risorse umane. E invece da un vademecum messo a punto da Linkedin, il social network professionale che mette in contatto chi cerca e chi offre lavoro, le 5 abilità più ricercate da chi offre lavoro sono tutte soft skill. Niente a che vedere quindi con le competenze tecniche specifiche, in particolare quelle dei lavori che saranno più disponibili nei prossimi anni, ma abilità personali trasversali, che non riguardano il percorso di studi e formazione ma che si hanno oppure si possono acquisire con esperienza e formazione specifica.
Le 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro
Vediamo allora queste 5 caratteristiche più importanti per trovare lavoro tali da farsi notare, e preferire, in sede di colloquio di lavoro a parità o meno di esperienza e competenze specifiche.
Creatività
Non solo e non tanto nei lavori che con la creatività per forza di cose hanno a che fare, ma anche in quelli più tecnici la creatività, intesa come capacità di trovare soluzioni efficaci, è una caratteristica sempre più ricercata. Soprattutto in un mondo lavorativo e professionale sempre più indirizzato verso l’automazione.
Capacità di persuasione
Vale per i venditori, vale per i responsabili marketing, ma vale anche per i manager e i team leader: non basta più avere un buon prodotto, un’ottimo sistema, una organizzazione impeccabile ma occorre anche saper convincere clienti, fornitori, collaboratori, capi e stakeholder della bontà di quanto si propone.
Collaborazione
In un mondo sempre più interconnesso, complicato e stratificato, saper collaborare anche al di fuori delle proprie strette competenze è una virtù molto apprezzata. Le aziende non ragionano più a compartimenti stagni e il networking (appunto: Linkedin) e il lavoro collaborativo sono qualità imprescindibili.
Adattabilità
Il mondo, e il lavoro, cambiano a grande velocità. Ciò che funziona oggi non funziona più domani, e la storia del business è piena di esempi di aziende leader che sono cadute in disgrazia nel giro di pochi anni. I datori di lavoro, i responsabili HR, cercano gente adattabile, veloce di pensiero, capace di rispondere in modo efficace e positivo ai repentini cambiamenti.
Gestione del tempo
Non è una novità ma una conferma: il time management, o il saper utilizzare al meglio il proprio tempo, rispettando le scadenze ed evitando i lavori dell’ultimo momento, sono una qualità sempre valida e che, nel caso, si può anche apprendere tramite corsi specifici.

Notizie
09/01/2019

Dal 1° gennaio 2019 sono entrate in vigore due importanti novità per professionisti e aziende: l’obbligo di emissione della fattura elettronica tra privati titolari di partita IVA residenti in Italia, e la Flat Tax, o regime forfettario con aliquota di tassazione al 15% (e per le startup al 5%). Le due novità, Fatturazione Elettronica e Flat Tax, sono apparentemente indipendenti tra loro e invece ci sono alcuni punti per cui l’una può implicare l’altra.
Fattura elettronica 2019
Come detto, dal 1° gennaio 2019 è scattato l’obbligo per ogni soggetto IVA residente in Italia di emettere le proprie fatture solo e soltanto in formato elettronico. In pratica professionisti, artigiani, commercianti, imprese e qualunque altro soggetto titolare di partita IVA e residente in Italia potrà e dovrà emettere fatture solo e soltanto nel formato XML e secondo alcune regole che abbiamo già spiegato qui.
Flat Tax 2019
La Flat Tax 2019 è forse la principale novità della Legge di Bilancio 2019 per i titolari di partita IVA. La nuova imposizione agevolata sui redditi di imprenditori e liberi professionisti prevede infatti l’applicazione di due regimi fiscali: quello forfettario attivo appunto dal 1° gennaio 2019 e quello analitico che sarà operativo dal 2020. Il regime forfettario, o Flat Tax, prevede l’applicazione di una sola imposta sostitutiva proporzionale al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività per le nuove partite IVA) applicabile alle persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che, nell’anno precedente (2018) corrispondono ai seguenti criteri:

hanno conseguito ricavi o percepito compensi entro il limite massimo di 65 mila euro (non più, quindi, entro i 25 e i 50 mila euro)
non abbiano partecipazioni a società di persone, associazioni o imprese familiari
non abbiano il controllo di Srl o associazioni in partecipazione che esercitano attività direttamente o indirettamente connesse con quelle svolte dal soggetto titolare del regime forfettario

L’aliquota unica al 15% (o al 5% nel caso di nuove partite IVA) si applica non sull’intero fatturato né sull’intero reddito ma su una percentuale del fatturato calcolata in base a un coefficiente di redditività che varia dal 40 all’86 percento in base al settore e alla categoria professionale. In pratica, fatto 100 il fatturato, con la Flat Tax 2019 e con un coefficiente di redditività per esempio del 40%, si considerano spese 60 e si applica il 15% su 40.
Fattura elettronica e Flat Tax 2019
Ma cosa unisce Fattura Elettronica e Flat Tax 2019? Secondo la Legge di Bilancio 2019 chi aderisce al nuovo regime forfettario non solo paga una sola imposta al 15% che sostituisce Irpef, Irap e addizionali ed è esente dal pagamento IVA ma non è nemmeno obbligato alla Fatturazione Elettronica e può continuare a emettere e ricevere fatture nel tradizionale formato cartaceo, numerandole come solito e presentandole nella dichiarazione dei redditi. Inoltre per chi ricade nel regime forfettario Flat Tax 2019 non sono obbligatori nemmeno gli studi di settore né la tenuta di scritture contabili.

Notizie
08/01/2019

Uno studio delle università di Swansea (Gran Bretagna) e Tolosa (Francia) aggiunge nuova linfa al dibattito sul perché non lavorare nel fine settimana. Secondo la ricerca condotta analizzando lo stato di salute psicofisica di oltre 3.000 lavoratori, chi da 10 anni o più lavorava nel fine settimana, faceva regolarmente turni notturni, o ancora lavorava sui 3 turni, alternando notti, sveglie all’alba (prima delle 5) o rientri a tarda sera (dopo le 22:00) dimostrava performance psicofisiche pari a quelle di una persona di oltre 6 anni più vecchia. Cioè, per dirla in breve, lavorare nel fine settimana o di notte accelera l’invecchiamento sia fisico che mentale, influenzando i livelli ormonali e di conseguenza anche l’umore, oltre che i ritmi del sonno e del riposo.
Lavorare nel fine settimana e di notte accelera l’invecchiamento psicofisico
Se già le capacità fisiche e cognitive si riducono con l’avanzare dell’età, invertire il ritmo sonno-veglia per lavorare di notte o lavorare a ritmi contrari a quelli naturali, per esempio lavorando regolarmente anche nei weekend, accelera il processo di invecchiamento psicofisico: ogni 10 anni è come se ne fossero passati 16 e mezzo.

Non solo: in un altro studio dell’Institute for Work and Health in Canada i lavoratori notturni, sui turni o domenicali evidenziavano anche una maggior tendenza agli infortuni sul lavoro, ai problemi gastrointestinali, allo stress e alla stanchezza cronica.

C’è tuttavia una buona notizia: il processo di invecchiamento psico-fisico non è irreversibile. Interrompere questa routine e tornare a una normale permette, in 5 anni di lavoro diurno, di riacquisire livelli di performance fisica e cognitiva in linea con la propria età anagrafica.