Autore: Mazzmedia
Idee
21/09/2018

La raccolta differenziata è obbligo di legge dal 2015, quando è entrato in vigore il decreto legislativo n. 205/2010 che recepiva la direttiva 2008/98/Ce e che sostanzialmente obbliga privati cittadini e aziende, dagli uffici a ogni altra realtà economica e produttiva, a effettuare la raccolta differenziata almeno per i seguenti rifiuti: carta, metalli, plastica e vetro.

Se la raccolta differenziata è un obbligo per legge nazionale poi tocca ai singoli comuni predisporre le modalità di conferimento e raccolta delle diverse tipologie di rifiuti differenziati e riciclabili. Tuttavia, la cosa importante da sapere, non solo per privati cittadini e condomini ma anche per uffici e aziende, è che esistono sanzioni non solo nel caso di comportamenti volutamente elusivi, come l’abbandono della spazzatura per strada o in luoghi non deputati, ma anche per errori incolpevoli come quelli dovuti a distrazione, che vanno dalla mancata separazione delle diverse frazioni (per esempio la carta insieme alla plastica) alla violazione delle disposizioni comunali in fatto di esposizione dei rifiuti, per esempio il rispetto degli orari.
Come fare la raccolta differenziata in ufficio
Al netto della differente sensibilità personale, un ufficio ecosostenibile è possibile ed è importante sapere come fare la raccolta differenziata in ufficio per evitare errori e disattenzioni non volute. Sensibilizzare i dipendenti alla dovuta attenzione nel separare carta, plastica, vetro, imballaggi e altri materiali multileggeri come il tetrapack degli snack o delle bibite del distributore automatico è senza dubbio utile e importante, ma altrettanto lo è predisporre strumenti e modalità tali da evitare errori, e conseguenti sanzioni, per l’azienda.
8 consigli per fare la raccolta differenziata in ufficio
Ci sono senza dubbio alcune buone pratiche, che costano giusto l’attenzione necessaria, per differenziare i rifiuti anche nelle attività produttive o nei servizi, come questi 8 consigli per fare la raccolta differenziata in ufficio:

Separare correttamente gli imballaggi in base al materiale di cui sono fatti e metterli nell’apposito contenitore per la raccolta differenziata;
Ridurre sempre, se possibile, il volume degli imballaggi;
Dividere, quando è possibile, gli imballaggi composti da più materiali;
Togliere gli scarti e i residui di cibo dagli imballaggi prima di metterli nei contenitori per la raccolta differenziata;
Evitare di mettere nel contenitore della carta fazzoletti usati e scontrini;
Escludere dal contenitore del vetro altri materiali come cristallo, ceramica, porcellana, pyrex e lampadine;
Conferire correttamente gli imballaggi in alluminio;
Conferire correttamente gli imballaggi in acciaio;

Come facilitare la raccolta differenziata dei dipendenti
Per separare davvero i diversi tipi di rifiuti che si possono produrre in un ufficio è importante non solo sensibilizzare i collaboratori al valore, economico e ambientale, di questa abitudine ma anche facilitare la raccolta differenziata dei dipendenti predisponendo contenitori di piccole dimensioni come questi, a portata di mano o comunque in punti di raccolta facilmente accessibili o di passaggio.

Per esempio, per ogni gruppo di scrivanie, in un ufficio open space ma anche in quelli tradizionali con stanze individuali, si possono predisporre gruppi di contenitori per la differenziata come questi, da svuotare quotidianamente, caratterizzati da colori diversi e con loghi facilmente comprensibili per rendere automatico il gesto di separare i rifiuti ed evitare errori.

Anche la zona break, dove si trova la macchinetta del caffè, può essere un punto strategico in cui posizionare i bidoni per la raccolta separata dei rifiuti come questi, e senza dubbio è da predisporre un contenitore per la carta nella zona delle stampanti e fotocopiatrici dove più che altrove e più spesso si maneggiano i fogli stampati.

Se poi l’ufficio dispone di una piccola cucina o area pranzo dove i dipendenti possono mangiare, cosa che accade ormai sempre più nei piccoli uffici, si può pensare di predisporre anche un bidoncino dell’umido, per i residui del pasto, oltre che quelli eventuali per l’alluminio, il tetrapack e la plastica, per esempio di posate, piatti e bicchieri.

Ufficio
17/09/2018

Che lavorare al computer maneggiando il mouse possa provocare problemi a polsi, braccia e spalle è dimostrato dalle statistiche: un lavoratore su 10 soffre di sindrome del tunnel carpale, una patologia molto fastidiosa e dolorosa come abbiamo spiegato qui. Ma per prevenire questo che è uno dei principali mali da ufficio  il tappetino poggiapolsi ergonomico per mouse serve davvero?
Tappetino poggiapolsi ergonomico per mouse: come funziona
Per capire se serve davvero bisogna prima capire come funziona il tappetino poggiapolsi ergonomico per mouse: sostanzialmente si tratta di un normale tappetino che in coincidenza della posizione del polso ha un rigonfiamento imbottito di gel abbastanza solido da sprofondare ma anche abbastanza morbido da funzionare come comoda base d’appoggio.
Tappetino poggia polso ergonomico per mouse: i benefici
Che cosa succede quando si usa il tappetino poggiapolsi ergonomico per mouse? Che il braccio, e di conseguenza la spalla, non devono più irrigidirsi per sostenere il polso e la mano, perché ci pensa il cuscinetto a sostenere il polso e la mano rilassando la muscolatura. Per migliorare ulteriormente l’allineamento della mano con l’avambraccio si potrebbe usare anche un altro sostegno per il braccio, che è quello del bracciolo della sedia da lavoro: nella postura corretta il gomito appoggia sul bracciolo e l’arto che comanda il mouse lavora con un allineamento corretto, ma se si soffre di indolenzimenti ai muscoli del braccio, delle spalle e del collo può valer la pensa provare la soluzione del tappetino ergonomico imbottito con i gel.

Notizie
13/09/2018

Uffici open space o tradizionali con stanze chiuse? Il dibattito sui pro e contro delle due organizzazioni dello spazio di lavoro dura da decenni ma ora una ricerca scientifica pubblicata su ‘Occupational & Environmental Medicine’ sembrerebbe mettere un punto fermo almeno su fatto che gli uffici open space sono meglio dal punto di vista della salute e della gestione dello stress.
Gli uffici open space riducono lo stress
Secondo la ricerca gli uffici open space riducono lo stress perché richiederebbero un maggior impegno fisico durante le ore passate al lavoro. L’esperimento è stato condotto negli Stati Uniti, dividendo 231 lavoratori tra uffici open space, cubicoli alti e uffici privati tradizionali e facendo indossare loro dei sensori per monitorare attività fisica e cardiaca sia di giorno che di notte. Inoltre ogni ora era loro richiesto di rispondere ad alcune domande circa il loro stato d’animo attuale.

I risultati dell’esperimento hanno dimostrato come chi lavorava negli uffici open space con scrivanie libere si era mosso di più e aveva livelli di stress al di fuori dell’orario e del luogo di lavoro del 14% inferiori rispetto a chi aveva lavorato nei cubicoli con pareti alte o negli uffici privati. Inoltre i livelli di stress erano più elevati tra gli impiegati più anziani e tra le donne che tra i giovani uomini.

Se stai pensando di riorganizzare l’ufficio e magari trasformarlo in un open space puoi trovare consigli e soluzioni per organizzare gli spazi di lavoro qui.

Idee
12/09/2018

La scelta dell’università è sempre un momento importante e di dubbi per chi esce dalla scuola secondaria superiore. Da un lato infatti ci sono le naturali e legittime aspirazioni personali, che possono avere più o meno concretezza e andare dai sogni e un piano di carriera già ben definito; dall’altro ci sono le previsioni sui livelli occupazionali di un futuro tutto sommato a breve termine, con una stima dei posti di lavoro disponibili nel momento in cui si completerà il ciclo di studi universitari; e poi c’è un mondo del lavoro sempre più veloce e imprevedibile, per molti aspetti dipendente dalla tecnologia, e nel quale è difficile non solo prevedere ma anche solo immaginare a grandi linee quali lavori ci saranno nel futuro, quali nuove occupazioni emergeranno dal nulla e quali invece non saranno più richieste in alcun modo.
Quali lavori ci saranno nel futuro?
Basta pensare al mondo dei social network, per fare l’esempio più eclatante di questi ultimi anni: buona parte dei social media manager attuali, una figura sempre più centrale nel marketing delle aziende, ha studiato in un epoca in cui i social network non esistevano o forse erano un giochino per pochi appassionati di tecnologia. Lo stesso avvenne per i computer, per i quali in pochi intuirono che avrebbero invaso le nostre case e le nostre vite. Lo dice, in modo scientifico, il World Economic Forum secondo il quale il 65% dei bambini che oggi vanno a scuola faranno lavori che adesso ancora non esistono, e che a malapena possiamo provare a immaginare.

Ma allora cosa studiare per garantirsi una professione nel futuro? A quale università iscriversi?
Scelta dell’università: a quale iscriversi?
Ci sono dei macro trend che si possono vedere fin da ora e che senza dubbio caratterizzeranno i prossimi decenni: lo sviluppo e la diffusione sempre più pervasivi delle tecnologie e di Internet; l’invecchiamento della popolazione mondiale; il riscaldamento globale e la necessità di fonti energetiche alternative o di una miglior gestione di quelle esistenti. Queste sono tendenze che nel futuro potranno generare nuovi posti di lavoro, ma ce ne sono anche che promettono di contrarre la richiesta di personale, come quello della sempre più diffusa automazione che intaccherà i livelli occupazionali tanto dell’industria quanto dell’agricoltura.

L’invecchiamento progressivo della popolazione mondiale richiederà nel futuro figure specializzate a ogni livello, da quello di elevata scolarizzazione e formazione nei settori medico e farmaceutico ma anche manageriale a quelli con formazione di base per la cura quotidiana delle persone. Più difficile identificare con precisione le figure richieste nel futuro attorno al mondo della tecnologia ma l’e-commerce, l’automazione, il cloud, le figure legate al marketing online e alla gestione di siti Internet, i big data oltre ovviamente a quelle legate all’hardware saranno tutte professioni che avranno un futuro.

Secondo il forum di Davos invece entro il 2033 saranno molti i settori in cui si ridurrà il bisogno di manodopera, dal commercio, come detto sempre più indirizzato verso l’e-commerce, alla manifattura e anche all’agricoltura e alla pesca.

Ufficio
11/09/2018

La valigetta di pronto soccorso per ufficio è obbligatoria in ogni luogo di lavoro. Lo stabilisce il Decreto Ministeriale 388 del 15 luglio 2003 che elenca anche cosa deve contenere a norma di legge. Per conoscere il contenuto minimo della valigetta di pronto soccorso per ufficio bisogna considerare diversi fattori come il numero dei lavoratori occupati, la tipologia di attività svolta e i relativi fattori di rischio e sapere che è responsabilità del datore di lavoro non solo fornire la valigetta ma anche mantenerla rifornita e in ordine (per esempio rifornendola con il pacchetto riempitivo di pronto soccorso).

In particolare la legge distingue tra aziende con più o meno di 3 dipendenti, prevedendo per le prime la cassetta di pronto soccorso con una dotazione minima, e per le seconde il pacchetto di medicazione specificando anche qui la dotazione minima.
Contenuto minimo della valigetta di pronto soccorso per ufficio in aziende con più di 3 dipendenti
• Guanti sterili monouso (5 paia).
• Visiera paraschizzi
• Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 1 litro (1).
• Flaconi di soluzione fisiologica ( sodio cloruro – 0, 9%) da 500 ml (3).
• Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (10).
• Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (2).
• Teli sterili monouso (2).
• Pinzette da medicazione sterili monouso (2).
• Confezione di rete elastica di misura media (1).
• Confezione di cotone idrofilo (1).
• Confezioni di cerotti di varie misure pronti all’uso (2).
• Rotoli di cerotto alto cm. 2,5 (2).
• Un paio di forbici.
• Lacci emostatici (3).
• Ghiaccio pronto uso (due confezioni).
• Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari (2).
• Termometro.
• Apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa.
Contenuto minimo del pacchetto di medicazione per aziende con meno di 3 dipendenti
• Guanti sterili monouso (2 paia).
• Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 125 ml (1).
• Flacone di soluzione fisiologica (sodio cloruro 0,9%) da 250 ml (1).
• Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (1).
• Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (3).
• Pinzette da medicazione sterili monouso (1).
• Confezione di cotone idrofilo (1).
• Confezione di cerotti di varie misure pronti all’uso (1).
• Rotolo di cerotto alto cm 2,5 (1).
• Rotolo di benda orlata alta cm 10 (1).
• Un paio di forbici (1).
• Un laccio emostatico (1).
• Confezione di ghiaccio pronto uso (1).
• Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari (1).
• Istruzioni sul modo di usare i presidi suddetti e di prestare i primi soccorsi in attesa del servizio di emergenza.

Notizie
04/09/2018

Dal 1° settembre 2018 è scattato il divieto per le lampadine alogene: è il risultato di una direttiva comunitaria, la 244 del 2009, che era prevista per il 2016 ed è poi stata posticipata al 2018. La direttiva vieta la produzione e vendita di prodotti ad alto consumo energetico tra cui rientrano appunto anche le lampadine alogene che dovranno essere sostituite da quelle a LED.
Divieto lampadine alogene: cosa fare
Il divieto per le lampadine alogene non significa che bisogna sostituirle immediatamente: chi le ha in casa o in altri spazi può tranquillamente tenerle fino a fine del loro ciclo di vita, e così non significa che nei punti vendita e negli e-commerce non se ne troveranno più: semplicemente c’è un periodo di transizione nel quale si possono continuare a vendere le scorte a magazzino fino al loro esaurimento così come si possono continuare a usare le lampadine alogene fino alla loro rottura. Ma una volta terminate le scorte o qualora si dovesse cambiare lampadina, sarà necessario acquistare una lampadina a LED.
Vantaggi delle lampadine a LED: meno consumi e più luce
Del resto le lampadine a LED comportano alcuni indiscutibili vantaggi, in particolare dal punto di vista dell’impatto ambientale: durano più a lungo (in teoria fino a 20 anni) e consumano meno a parità di luce (anche fino a 115 euro l’anno, a parità di utilizzo). Quindi il divieto delle lampadine alogene imposto dalla direttiva europea potrebbe trasformarsi in un vantaggio a favore dei cittadini e delle imprese attente ai consumi e all’impatto ambientale della propria attività.
Divieto lampadine alogene: quali modelli?
Burocraticamente il divieto riguarda le “lampade non direzionali senza trasformatore con efficienza energetica inferiore a B” e dal punto di vista del consumato sono facilmente riconoscibili dalla dicitura del loro attacco a vite riportata sulla confezione del prodotto (E14, E27, B15d, G4 e GY6,35; la cifra che segue le lettere indica la grandezza della vite espressa in millimetri). Tuttavia alcune alogene potranno ancora essere prodotte e commercializzate, come le Haloline, Halopin, Halolux T con attacco R7s, G9 ed E14 (per lampade da tavolo e proiettori), ma solo se di classe energetica almeno C, e le GU10 e le GZ10, quelle usate nei forni e nei frigoriferi.