Autore: Mazzmedia
Ufficio
19/11/2018

Freddo in ufficio: un’esperienza che purtroppo capita a molti, vuoi perché il riscaldamento è rotto, vuoi perché l’ufficio non è ben isolato dagli spifferi di aria fredda che entrano dall’esterno, vuoi perché l’ufficio si trova isolato da altri ambienti riscaldati, vuoi perché il datore di lavoro non bada a tutte queste cose. Cosa fare se si è costretti a lavorare in ufficio al freddo? Intanto conoscere i propri diritti e doveri, nonché la normativa in fatto di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Freddo in ufficio: cosa dice la legge
La legge in materia di tutela della salute sul lavoro stabilisce che il datore è tenuto a garantire la conformità dei luoghi di lavoro ai requisiti minimi prescritti dalla legge. Una espressione vaga che però nei termini conformità e idoneità riguarda anche il riscaldamento. Quindi se c’è freddo in ufficio e il datore di lavoro non provvede a creare le condizioni conformi e ideali per preservare l’integrità psicofisica e la salute dei lavoratori, la responsabilità è dell’azienda, anche qualora si procedesse con una causa. Però, se ci sono delle condizioni oggettive che rendono gli ambienti di lavoro non conformi e non idonei (per esempio un sottoscala buio e senza areazione) sulla temperatura ci sono invece vaghe indicazioni che riguardano anche l’umidità degli ambienti.

C’è in particolare un decreto (D.lgs. n. 81/2008) che stabilisce i criteri generali sul microclima all’interno del posto di lavoro in fatto di areazione, umidità e temperatura ma, per le ultime due caratteristiche, questi sono abbastanza vaghi: si stabilisce infatti che la temperatura nei locali di lavoro deve essere “adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori”, il che lascia spazio a numerose interpretazioni, considerati anche l’umidità e il movimento dell’aria all’interno degli uffici.
Freddo in ufficio: temperatura minima per lavorare
Tuttavia, in generale, la temperatura minima per lavorare è normalmente individuata a 19°C (mentre la massima a 24°C, nel caso di caldo estivo) e l’umidità deve essere tra il 40% e il 60%.
Freddo in ufficio: cosa fare?
Cosa fare quindi se fa freddo in ufficio? In teoria, secondo una recente sentenza della Cassazione (20 gennaio-1 aprile 2015 n.6631) il lavoratore potrebbe anche assentarsi dal posto di lavoro, anche senza la proclamazione di uno sciopero, e senza subire decurtazione dello stipendio, che anzi andrebbe pagato integralmente. Però la sentenza della Cassazione è un caso particolare e in generale, prima di assentarsi dal lavoro per il freddo in ufficio, è necessario che ci sia una proporzione tra l’inadempimento del datore e la reazione del dipendente, verificando se le condizioni di lavoro sono davvero tali da giustificare l’azienda. Per una sentenza della Cassazione che ha dato ragione al lavoratore ce n’è infatti un’altra (10 agosto 2012, n. 14375) che ha invece ritenuto legittimo il licenziamento di una lavoratrice di una casa di cura che si era assentata dal lavoro a causa di supposti inadempimenti da parte del datore di lavoro: in questo caso la Cassazione ha ritenuto esorbitante il comportamento della lavoratrice rispetto alle reali condizioni di lavoro.

Idee
16/11/2018

Regali di Natale per clienti: quando arriva il Natale c’è anche da pensare agli omaggi da fare ai clienti. Certo una soluzione ottima e sempre molto gradita è quella del cesto natalizio, nella doppia versione delle specialità dolciarie o di quelle gastronomiche. Però se si ha voglia e tempo di pensare a qualcosa di originale ci sono molto regali di Natale che si possono fare ai clienti, alternativi al cesto natalizio.
Il taccuino Moleskine
Il taccuino Moleskine è un grande classico molto gradito soprattutto negli ambienti in cui domina la creatività: ce ne sono di diversi formati, dimensioni, rilegature e a quadretti o a righe, ma è indubbio che il taccuino Moleskine, nella versione tradizionale nera o in una più originale, dice sempre molto della persona che lo usa e lo sfoggia e per moltissimi è sempre un regalo utile e gradito.
Penna stilografica
La penna stilografica è un regalo da fare alla persona giusta: donarlo come semplice oggetto prezioso significa vederla finire in fondo a un cassetto, ma ci sono persone che continuano giustamente a ritenere importante scrivere a mano e hanno piacere di farlo con una penna stilografica, anche per prendere semplici appunti quotidiani. Un regalo pratico, gradito e che non si dimentica.
Powerbank
Il powerbank, o ricarica batterie portatile universale, è solo apparentemente un oggetto anonimo. In realtà in un modo dominato da smartphone e altri dispositivi digitali che necessitano di essere ricaricati più volte nel corso della giornata, un powerbank è un vero salvavita. Per un tocco in più, e per non farsi dimenticare, si può provare a personalizzarlo con il logo della propria azienda.
Il caffè
In ogni ufficio del mondo si bene caffè, anzi la pausa caffè è un momento prezioso per parlare con i colleghi, fare il punto della situazione con il capo, sciogliere l’atmosfera prima di un meeting con partner e clienti: dalla macchina per caffè alla fornitura di capsule e cialde per concludere con eleganti stazioni porta capsule sono tutti regali che di sicuro non finiscono nel ripostiglio.
Borse portacomputer
Sempre in giro da un ufficio all’altro, con l’esigenza di portarsi dietro computer e documenti: la borsa portacomputer è ormai diventata un’appendice naturale di chi lavora, e tra i mille impegni hanno spesso vita breve. Per questo una borsa laptop è sempre un regalo gradito e utile.

Ufficio
15/11/2018

Asciugare le mani: un gesto che tutti facciamo ogni giorno, più volte al giorno, ogni volta che andiamo in un bagno pubblico, come quelli di bar e ristoranti ma anche degli uffici. A maggior ragione se pensiamo che non solo nei bagni degli uffici, ma anche sulle scrivanie e su ogni oggetto di uso comune in un ufficio, dalla tastiera al mouse alle penne per scrivere, si annidano milioni di germi. Certo ci sarebbero normali norme di igiene da rispettare negli spazi comuni dell’ufficio, ma quando si tratta di asciugare le mani dopo essere andati in bagno si presentano di solito 2 alternative: gli asciugamani di carta o quelli elettrici, ed è inevitabile pensare a quali siano meglio in termini di igiene, costo e impatto ambientale.
Asciugare le mani: sono più igienici gl asciugamani di carta o quelli elettrici?
Verrebbe da pensare che, non essendoci contatto, per asciugare le mani siano più igienici gli asciugamani elettrici, a getto di aria calda, che quelli di carta, che poi ristagnano inumiditi nel cestino porta rifiuti per tutto il giorno. E però secondo alcune ricerche (una della University of Westminster e uno dell’European Tissue Symposium) è vero il contrario: per asciugare le mani sono più igienici gli asciugamani di carta. Per due motivi: il primo è che gli asciugamani elettrici trattengono i batteri anche all’interno del loro meccanismo di riscaldamento dell’aria, e notoriamente i batteri proliferano negli ambienti caldi e umidi; il secondo perché il getto di aria a sua volta diffonde ulteriormente i batteri, sulle mani e verso il viso di chi li usa.
Asciugamani di carta o elettrici: quali più economici?
Ovviamente chi si occupa dei costi di un ufficio deve anche considerare quali siano più economici tra gli asciugamani di carta e un asciugamano elettrico ad aria calda. La risposta non è univoca ma dipende dal numero di dipendenti e quindi di persone che frequentano l’ufficio. Gli asciugamani elettrici sono ovviamente più costosi da acquistare e installare ma, con molto dipendenti, assicurano un risparmio a medio e lungo termine; gli asciugamani di carta costano meno ma poi bisogna moltiplicare il costo sulla quantità utilizzata e per uffici di grandi dimensioni questo può diventare un costo notevole.
Asciugare le mani: l’impatto ambientale degli asciugamani di carta e di quelli elettrici
Le aziende sono ormai molto attente anche all’impatto ambientale delle proprie scelte, considerando questo un asset immateriale della propria attività imprenditoriale, ed è giusto chiedersi se inquinino di più gli asciugamani di carta o quelli elettrici. Dal punto di vista dell’impatto ambientale è vero che gli asciugamani di carta producono più rifiuti e che quelli elettrici consumano più energia, e quindi tutto dipende dalle scelte di uso e acquisto: nel caso di asciugamani di carta riciclata e che a sua volta viene riciclata, e magari con l’uso di un distributore che evita gli sprechi, all’interno di uffici di piccole dimensioni anche gli asciugamani di carta possono risultare una scelta ecologica; parimenti un asciugatore di mani elettrico ad accensione e spegnimento automatico e alimentato con energia da fonti rinnovabili può essere la soluzione ideale per uffici di grandi dimensioni.

Ufficio
14/11/2018

Prendere l’influenza in ufficio è quasi inevitabile: molte persone che frequentano lo stesso ambiente per molte ore al giorno, spesso senza ricircolo di aria dall’esterno, venendo a contatto con gli stessi oggetti come stampanti, scrivanie, maniglie e macchinette del caffè, sono le condizioni ideali per il proliferare dei virus influenzali. Con in più un’aggravante; che spesso, per la pressione indotta dal dover essere presenti anche se malati, si viene in ufficio comunque e si moltiplicano le probabilità che altri siano contagiati dall’influenza.
Come non prendere l’influenza in ufficio
Ci sono alcuni comportamenti che si possono mettere in atto dall’autunno alla primavera per cercare di non ammalarsi in ufficio.
Stare a casa con i primi sintomi dell’influenza
Se il capo non capisce, lo capirà e apprezzerà: stare a casa con i primi sintomi dell’influenza e lavorare da remoto, in modalità smart working, è la miglior cosa che si possa fare per evitare il proliferare dell’influenza in ufficio. Evitare di essere la fonte del contagio riduce il rischio di trasmissione agli altri ed è un vantaggio, e non un costo, per l’azienda.
Come non prendere l’influenza in ufficio: lavare spesso le mani
Le mani sono la primaria fonte di diffusione di germi, batteri e virus: durante il giorno toccano di tutto, dai copriwater a tastiere e mouse, dalle scrivanie alle mani di altre persone e innumerevoli oggetti che passano di mano in mano. Per evitare di prendere l’influenza o di contagiare i colleghi è bene lavarsi spesso le mani: si può andare in bagno, oppure utilizzare igienizzanti in flacone, pratici da tenere accanto a sé sulla scrivania.
Influenza in ufficio: evitare la promiscuità
Evitare la promiscuità è il miglior modo per abbassare il rischio di prendere l’influenza in ufficio: usare sempre e solo la propria penna per scrivere (ed evitare di metterla in bocca…), non utilizzare tazze o bicchieri comuni dell’area ristoro, pulirsi le mani dopo aver utilizzato strumenti di uso comune come le stampanti, portarsi eventualmente la propria bottiglia di acqua se non c’è un distributore comune sono tutti piccoli accorgimenti che evitano la promiscuità e abbassano il rischio di prendere l’influenza.
Curare l’igiene e mantenere pulito
Curare l’igiene e mantenere pulito il posto di lavoro è un altro prerequisito per evitare la diffusione di germi, batteri e virus ed evitare di prendere l’influenza in ufficio. Se la pulizia è effettuata giornalmente si può stare relativamente tranquilli, ma se questo non avviene dotarsi di prodotti per una rapida pulizia della propria scrivania e di computer, tastiere, mouse ed eventualmente delle parti comuni (in molti uffici esiste una zona ristoro con tavolo e suppellettili di uso comune) può essere un piccolo impegno che preserva dal rischio influenza.

Idee
09/11/2018

Ci sono ben 5 milioni di italiani che lavorano all’estero, un numero aumentato del 50% dall’inizio della crisi nel 2007 e composto per lo più da giovani dai 18 ai 35 anni anche se pure la fascia 35-49 è cresciuta notevolmente in questo periodo. Se loro ce l’hanno fatta, e se anche tu vuoi andare a lavorare all’estero, ecco 9 modi per trovare lavoro all’estero.
Consigli per trovare lavoro all’estero
Usa i motori di ricerca
Sì, sono i siti di annunci di lavoro ma la cosa importante da sapere è che ce ne sono alcuni che guardano al mercato globale del lavoro. Ovviamente devi avere le idee abbastanza chiare su cosa vuoi / puoi fare e su dove vuoi / puoi andare, come vedremo nei prossimi punti. Ma la cosa interessante da sapere è che all’estero questi motori di ricerca funzionano, e le aziende ti rispondo (se hai i requisiti, ovviamente).
Usa i social network
In primis Linkedin, che è il social network professionale per eccellenza: ti serve per mettere ordine a competenze ed eventuali esperienze di lavoro, a fare networking contattando direttamente i responsabili delle risorse umane delle aziende che ti interessano, a seguire gli annunci di lavoro (vedi punto sopra). Poi per alcune professioni creative anche un Instagram o un Facebook interessanti e originali possono aiutare.
Sfrutta la scuola
Ok, quello che aveva da insegnarti probabilmente l’ha già fatto, ma la scuola non smette di aiutarti non appena ne esci: le Università spesso hanno degli sportelli Career, o almeno delle bacheche dove si possono trovare annunci dall’estero, oppure possono aiutarti a trovare uno stage, in Italia ma anche all’estero.
Contatta le aziende italiane all’estero
Parlare italiano per la filiale estera di un’azienda italiana potrebbe essere un vantaggio: anziché passare dall’HR della sede italiana manda la tua candidatura direttamente alla sede estera. Se hai le competenze giuste il fatto di essere italiano potrebbe essere un punto di merito e di vantaggio.
Contatta direttamente le aziende estere
Non è facile né sicuro, ma: se hai delle competenze specifiche molto forti e comprovate; se parli la lingua locale (oltre ovviamente all’inglese, ormai dato per scontato); se hai già un ’bout di esperienza nel settore; se conosci le realtà aziendali di quel determinato settore; allora rivolgerti direttamente alle aziende all’estero può essere una strada più rapida verso un’assunzione oltre frontiera.
Bussa direttamente alla porta
No, non partire allo sbaraglio, ma spesso capita durante le vacanze di vedere annunci di lavoro che sembrano fatti apposta per sé: le bacheche degli ostelli della gioventù ne sono spesso piene, i giornali locali idem, e le agenzie di lavoro pure. Serve intraprendenza e la voglia di andare a suonare il campanello direttamente: spesso i primi lavori come addetti alla ristorazione o nell’ospitalità, ma anche nella grande distribuzione o nell’agricoltura, si trovano proprio così. È anche questo un modo per cominciare.
Fai la tesi di laurea presso un’azienda all’estero
Questa è un’idea molto furba che bisogna preparare per tempo: costruire un percorso di studi per arrivare a fare la propria tesi di laurea presso un’azienda all’estero è il modo migliore per cominciare a uscire di casa, mettere piede in azienda, farsi conoscere, costruire un network di relazioni e, ragionevolmente, conquistarsi un contratto di lavoro.
Carica il CV sui siti di recruiting locali
Be’ sì, come esistono in Italia esistono anche all’estero: siti di recruiting specializzati sul mercato del lavoro domestico. Ovviamente serve un CV quantomeno in inglese ma meglio ancora nella lingua locale, e la disponibilità a sostenere un colloquio “virtuale”, per esempio una videochiamata online.
Vai a lavorare come ragazza/o alla pari
Sì, è un sistema che funziona ancora, fare qualche mese come ragazzo/a alla pari in una famiglia è un buon modo per perfezionare la lingua, accedere agli annunci “locali” (vedi sopra), conoscere persone che possono dare utili informazioni, fare networking, etc. Una estate lo si può fare, e sarà tempo ben speso in ogni caso.

Idee
07/11/2018

Secondo una recente ricerca dell’University College London l’82% dei dipendenti al mondo non si fida del proprio capo, il 50% dichiara di aver lasciato (o di volerlo fare) il proprio lavoro per colpa del proprio superiore, e circa il 70% dei dipendenti non si sente coinvolto nel lavoro che svolge. Numeri (drammatici) che dicono una cosa: c’è un problema di leadership. Quando il capo non ispira fiducia e demotiva i dipendenti al punto da indurli a lasciare il posto di lavoro, è chiaro che non può essere considerato un buon leader. Ma come fare per diventare un leader positivo e utile alla propria azienda? Cominciare a porre, sempre e a tutti, una semplice domanda: “Tu cosa ne pensi?”.
La domanda che può trasformare un capo in un leader
“Tu cosa ne pensi?” è la domanda che può trasformare un (semplice) capo in un (vero) leader perché ha in sé numerose conseguenze che vanno oltre la risposta che si ottiene.
Avere feedback sinceri e utili
I capi sono spesso soli, o meglio isolati. Non tanto nel senso che devono prendere da soli decisioni importanti quanto nel senso che non hanno vere e concrete possibilità di confronto. Anzi, è piuttosto naturale che al capo si dia sempre ragione, che gli si forniscano le risposte che vuole sentire, che nei suoi confronti si sia compiacenti a dismisura (salvo poi magari contestarne di nascosto le scelte…). Chiedere apertamente “Tu cosa ne pensi?” a qualunque collaboratore significa rompere quell’isolamento e riuscire a ottenere davvero feedback sinceri e utili, risposte che possono aiutare a prendere le decisioni giuste.
Dare importanza alla squadra
In un’organizzazione grande e complessa ci sono infiniti dettagli che necessariamente sfuggono ai capi. Inutile quindi pensare che il capo possa prendere la decisione giusta da solo, perché inevitabilmente ci sarà qualcosa che gli sfugge, non conosce e non considera. Porre la domanda “Tu cosa ne pensi?” significa dare importanza alla squadra, farla funzionare dando a tutti la possibilità di esprimere il proprio punto di vista, le proprie competenze e conoscenze, far fruttare il proprio talento. È una forma diversa e utile di umiltà, l’umiltà di non sapere tutto.
Motivare tutti
Chiedere “Tu cosa ne pensi?” significa squarciare il velo su un aspetto che, nella stragrande maggioranza dei casi, aspetta solo di essere portato in superficie: tutti hanno interesse che le cose funzionino al meglio, che si possa lavorare bene, in modo profittevole, limitando i problemi e creando il successo dell’azienda e dell’organizzazione. Coinvolgere significa motivare, e motivare significa far crescere.