Autore: Viking
Idee
17/05/2019

Sono numerosi gli aspetti che entrano in gioco quando cerchiamo un lavoro o desideriamo una promozione all’interno dell’azienda in cui svolgiamo la nostra professione. Uno strumento che può senz’altro aiutarci nella progressione che vorremmo è il networking. In passato, abbiamo già affrontato la tematica fornendoti dei consigli su come svolgere le attività di networking con efficacia. Avevamo sottolineato quanto sia importante a volte – oltre alle competenze acquisite – conoscere personalmente qualcuno in grado di offrirci un aiuto concreto a livello lavorativo. Oggi, vogliamo affrontare un altro aspetto legato al networking e in particolare, come eseguirlo in base alle diverse fasi in cui ci troviamo nel nostro percorso professionale.
Perché differenziare il networking in funzione delle diverse fasi della carriera?
Ci potrà sembrare che il networking sia un’attività in cui si incontrano semplicemente persone con cui discutere del proprio percorso professionale. In realtà, non tutti i tipi di networking sono uguali. Oltre a modalità completamente diverse di svolgerlo, esistono anche approcci e tecniche diverse in base al risultato che si vorrebbe raggiungere. Dall’ottenere il primo lavoro fino a ricoprire ruoli di più elevato livello all’interno di un’organizzazione, il networking è una parte essenziale della carriera professionale e in ogni fase, deve possedere obiettivi diversi e di conseguenza, tecniche adatte. Ad esempio, la capacità di lavorare sodo per acquisire esperienza può essere una modalità appropriata all’inizio della nostra carriera ma non necessariamente ciò che ci consentirà di ottenere una promozione in una fase successiva. Per questo, il networking richiede una serie di abilità distinte. Vediamo quindi nel dettaglio quali sono per riuscire a padroneggiarle a dovere.
Il networking nei primi anni
Quando siamo alla ricerca del nostro primo impiego, è bene farlo sapere a quante più persone possibili. È importante crearsi una solida rete partendo dalle persone che conosciamo: amici, parenti, professori universitari, responsabili che ci hanno seguito nel corso di uno stage e così via. È inoltre cruciale che sappiano il percorso di studi che abbiamo seguito, il settore in cui vorremmo lavorare e la posizione ricercata in modo che se ne ricordino in successive conversazioni con terzi o qualora stiano scorrendo eventuali annunci di lavoro. Il fattore età può essere un altro importante aspetto da sottolineare. Spesso le aziende sono alla ricerca di nuove leve mosse da entusiasmo e a cui offrire formazione e crescita. È importante quindi sforzarsi per creare una rete estesa, facendosi conoscere e ponendo in risalto le caratteristiche per le quali potremmo offrire un contributo positivo a un’eventuale azienda.

Come ottenere una promozione con il networking
Sono ormai diversi anni che ricopriamo il ruolo per il quale siamo stati assunti. Abbiamo imparato molto, siamo cresciuti e ci sentiamo sicuri nello svolgere le attività di cui siamo responsabili. Desideriamo metterci in gioco, continuare a crescere e ottenere una posizione di maggior livello. In poche parole, siamo pronti a chiedere una promozione. Il networking rappresenta sempre un ottimo strumento per aumentare la propria visibilità. In fondo, sono sempre persone quelle che ti accorderanno una promozione e la comunicazione della tua volontà può già essere un’ottima tecnica in tal senso. Il tuo desiderio potrebbe essere esaudito già dopo una conversazione alla stampante laser! Il networking può anche aiutarti ad acquisire quelle competenze necessarie al ruolo che speri di ottenere. Ad esempio, puoi venire a conoscenza di corsi di formazione da seguire o di conferenze a cui partecipare per approfondire le tue competenze attingendo direttamente da esperti del settore. Inoltre, il networking è una tecnica in grado di sviluppare profondamente le soft skill, ossia quelle competenze trasversali necessarie nel mondo del lavoro al pari di quelle tecniche. Se vorresti, ad esempio, ricoprire una posizione da team leader, il networking può aiutarti a rafforzare l’abilità nel rapportarti con gli altri.
Il networking negli stadi avanzati della carriera
Anche qui, il networking è essenziale per comunicare il tuo desiderio di avanzamento. Ad esempio, potrebbe essere arrivato il momento di ricoprire un ruolo manageriale: in questo caso, è importante svolgere il networking anche con persone al di fuori dell’azienda, con addetti all’assunzione di personale con competenze di leadership e con persone influenti all’interno del tuo settore. Il networking è inoltre fondamentale qualora tu decida di voler metterti in proprio. Uno degli aspetti con cui fare i conti se si lavora in maniera indipendente è proprio l’isolamento che porta spesso a essere lontano da colleghi e potenziali opportunità. Il networking, in questo caso, non solo ci offre un ottimo strumento per creare una solida rete di persone con le quali confrontarci ma ci consente di far conoscere la nostra azienda o attività suscitando l’interesse di potenziali clienti.

L’importanza dell’interazione umana
In un’era sempre più focalizzata sull’intelligenza artificiale, l’interazione umana può veramente fare la differenza nel creare dei rapporti solidi che possano aiutarci nel percorso lavorativo che vorremmo crearci. Siamo inoltre in un’era sempre più social. Interagire con altre persone e potenziali clienti su piattaforme come LinkedIn può essere un ottimo modo per raggiungere i nostri obiettivi. Per cui, vale la pena uscire, farci conoscere e comunicare la nostra volontà perché come dice uno dei motti del networking, non si sa mai con chi potremmo trovarci a parlare!

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Speriamo che questo articolo ti abbia offerto spunti interessanti per applicare le tecniche di networking in base alle diverse fasi della tua carriera. Utilizzi il networking per l’avanzamento professionale? Raccontaci come sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
26/04/2019

Abbiamo tutti visto film in cui un uomo affascinante di Wall Street passa il suo biglietto da visita con nonchalance al suo interlocutore. Potrebbe sembrare eccessivo, ma in realtà non lo è. E’ infatti uno strumento eccellente per proporsi per nuove occasioni e avanzare di ruolo. I biglietti da visita sono estremamente importanti. Un biglietto da visita rappresenta te e il tuo brand. Un sacco di pressione per mettere su un piccolo pezzo di carta, ma non preoccuparti, abbiamo stilato una pratica guida per aiutarti.
Conosci il tuo brand personale
Un biglietto da vista riguarda te e solo te.  È personale, fatto su misura e dovrebbe impressionare chiunque lo riceva in pochi secondi. La prima cosa a cui pensare è “Chi sono professionalmente?”. Punta sul tuo stile. Ad esempio, se sei una persona che ama i colori e lavora in ambito creativo fai in modo che il tuo biglietto da visita ti rispetti.

Il tuo biglietto da visita può anche riflettere lo stile e i valori della tua azienda. Puoi includere il logo e la combinazione di colori della tua compagnia, ma soprattutto, prova a trasmettere la vision del tuo brand. Immagina due biglietti da visita, uno di un avvocato e uno di un pittore. Probabilmente li hai immaginati abbastanza diversi, vero? E questo è esattamente come dovrebbero essere. Un business più tradizionale beneficerà di uno stile più formale, mentre una compagnia più artistica evidenzierà il lato creativo.

Come disegnare il tuo biglietto da visita
Ora che hai stabilito il tuo brand personale, è il momento di progettare il biglietto da visita perfetto. Dovrai considerare aspetti più pratici come forma, materiale, dimensioni, carattere, colore e finitura. Ovviamente, il biglietto dovrebbe sempre includere informazioni chiare e pertinenti su di te. Nome completo, titolo di lavoro, azienda, numero di telefono e indirizzo e-mail sono i requisiti minimi. Cerca di essere professionale e conciso. E infine, non dimenticare il retro del tuo biglietto da visita. È il posto perfetto per un logo o un codice QR più moderno o magari la foto del tuo prodotto o servizio.

Come stampare i tuoi biglietti da visita
Questa è la parte facile. Ora che i tuoi nuovi biglietti da visita sono pronti puoi stamparli tramite il sito web con cui li hai progettati, o puoi portare il tuo design completo in una copisteria ed affidarti ad uno specialista.

ovviamente questi sono dei consigli su come disegnare il tuo biglietto da visita autonomamente. tuttavia se non ti senti ancora pronto puoi sempre rivolgerti a un grafico professionista.

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Speriamo che questo articolo ti abbia fornito qualche spunto e suggerimento per disegnare i tuoi biglietti da visita. Quale è il tuo stile preferito? Raccontacelo sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
12/04/2019

Uno degli aspetti fondamentali di un’azienda è il miglioramento delle attività che ancora non funzionano a dovere. Tale processo può essere svolto seguendo due approcci. Il primo è l’innovazione: di stampo più classico, caratterizzata da un rapido sviluppo, con impiego di risorse e un taglio netto con il passato. Oltre a questo metodo più radicale, in connessione del quale in un precedente articolo avevamo analizzato come affrontare il cambiamento organizzativo, ne è presente un secondo che consiste invece in un miglioramento regolare che dal passato trae inspirazione per cambiare ciò che non funziona misurando i risultati per attuare piccoli cambiamenti positivi. Stiamo parlando del metodo Kaizen. Scopriamo insieme cos’è e come possiamo applicarlo alla nostra vita in ufficio.
Che cos’è il metodo Kaizen?
“Kaizen” è un termine giapponese composto da due parole: “kai” (cambiamento, miglioramento) e “zen” (buono, migliore). In ottica aziendale, è diventato sinonimo di cambiamento continuo volto al miglioramento. Di origine giapponese, questo metodo è legato alla Toyota e al relativo modello di gestione aziendale, poi applicato anche in occidente fino a diventare una vera e propria filosofia – anche di vita, perché è un approccio che si può applicare persino alla vita privata e personale. Restando in ambito aziendale, è importante sottolineare come questo metodo sia inteso come una filosofia e non come una semplice metodologia: non ci sono quindi app o strumenti specifici da adottare per metterlo in pratica. Il Kaizen è visto come un percorso, più che come una mera destinazione e l’obiettivo è di migliorare la produttività, ridurre sprechi e attività non necessarie rendendo più umano il luogo di lavoro.
Quali sono gli obiettivi del metodo Kaizen?
Come abbiamo anticipato, uno degli obiettivi principali del Kaizen è il miglioramento della produttività. I dipendenti sono spronati a riflettere su come il lavoro viene eseguito a livello individuale, di team e di azienda proponendo cambiamenti che possano snellire i processi. È importante che vengano attuati solo cambiamenti realmente positivi ed evitati quelli che non portano reali vantaggi. La produttività può infatti diventare un’arma a doppio taglio: possiamo sprecare tempo a pensare a come migliorare determinate procedure, provandole e misurandole, cambiandole e innovandole, usando più tempo di quello che avremmo dedicato al lavoro se svolto nella modalità consueta. Dobbiamo invece considerare il Kaizen come un metodo volto ad attuare piccoli e costanti cambiamenti positivi, che è bene tenere a mente nel corso del nostro lavoro per identificare quali aree possano effettivamente trarre giovamento da un miglioramento del processo. Un altro obiettivo del Kaizen è di ridurre gli sprechi eliminando le attività superflue, delegandole o, ad esempio, dotando l’ufficio o le scrivanie di stazioni con tutta la strumentazione necessaria per evitare perdite di tempo nel reperire ciò che è necessario.

Il metodo Kaizen e la responsabilizzazione del personale
Oltre a offrire cambiamenti di minore entità a cui il personale riuscirà ad adattarsi più facilmente, il Kaizen incoraggia una maggiore attenzione ai processi, con conseguente minor presenza di errori di produzione. Tuttavia, a livello aziendale, uno dei vantaggi di maggior impatto è la responsabilizzazione dei dipendenti con relativo miglioramento dei livelli motivazionali. I dipendenti, infatti, si sentiranno più padroni del lavoro che stanno eseguendo con una maggior responsabilità a svolgerlo a dovere. Rifacendoci all’esempio di Toyota, ai dipendenti era chiesto di fermare la catena di montaggio ogniqualvolta riscontrassero un difetto di produzione. Un tale metodo permette quindi al personale di ampliare i propri orizzonti, di mostrare volontà propositiva e di creare un prodotto finito di livello qualitativamente superiore.
Il ciclo del metodo Kaizen
Per implementare questa filosofia a livello pratico, viene spesso impiegato il ciclo PDCA: ossia, pianificazione, esecuzione, verifica e azione. Cosa significa? Che è importante identificare le opportunità di miglioramento e pianificare adeguatamente il cambiamento. Una volta individuata l’attività da modificare, è essenziale testarla e misurarla per comprendere se può effettivamente essere utilizzata innescando un impatto positivo. Se è così, va allora implementata e, laddove possibile, estesa ad altre aree o team aziendali; in caso contrario, è fondamentale ripetere il ciclo proponendo una soluzione diversa. In tal modo, è possibile creare dei processi standardizzati che consentono di liberare la mente nella certezza che quella procedura sia stata testata, funzioni al meglio e con i risultati sperati, da archiviare magari in un faldone a disposizione del team.

Il metodo Kaizen applicato a livello pratico
Fai un elenco delle attività che quotidianamente sono causa di interruzioni e che necessitano, quindi, di un miglioramento. Immaginiamo che l’attività più dispendiosa in termini di energie sia la gestione delle email. Ti dimentichi di rispondere o rispondi ad ogni email appena approda nella posta in arrivo interrompendo continuamente la relazione che stai scrivendo? In ottica Kaizen, uno dei cambiamenti che puoi adottare è la creazione di una cartella “urgente” con impostazione del relativo filtro a cui risponderai al termine di ogni ora, mentre ti dedicherai alle restanti email prima di staccare per pranzo e di lasciare l’ufficio. In tal modo, nessun messaggio andrà perso e i tempi verranno ottimizzati. Un piccolo cambiamento che può fare una notevole differenza nel miglioramento delle procedure complessive perché per la filosofia Kaizen, un oceano è composto da tante piccole gocce!

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Speriamo che questo articolo ti abbia offerto uno spunto per applicare una nuova filosofia al lavoro. La conoscevi già e vuoi condividere in che modo ha permesso di migliorare la tua produttività? Raccontacelo sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

 

Uncategorised
08/04/2019

Con l’avvicinarsi della nuova e ultima stagione di Game of Thrones tutto il mondo sta tenendo il fiato sospeso per sapere chi finalmente conquisterà il tanto ardito trono di spade. Saranno i cinici Lannister, i forti Stark, il coraggioso Jon Snow o la carismatica Daenerys? Ogni spettatore ha il suo personaggio preferito e la sua teoria, ma certamente possiamo tutti trovarci d’accordo su quanto spettacolari siano i draghi di Daenerys.  

Perciò, qui alla Viking, per sorprendere il nostro staff che è già in subbuglio per l’uscita del nuovo episodio della saga abbiamo commissionato un drago in stile origami gigantesco ispirato proprio ai draghi di Game of Thrones. Ma c’è di più, il drago è stato montato in ufficio durante il weekend, così da sorprendere tutti il lunedì mattina (e sorpresi furono!).  

Non è la prima volta che riproponiamo dei contenuti presi da Game of Thrones, basti pensare a quando abbiamo trasformato l’ufficio nella stanza del trono di spade o quando abbiamo costruito un murale di Super Mario interamente con i post-it. Ma questa volta, crediamo di esserci davvero superati.  

Il drago, fatto interamente in carta, ha una lunghezza di quasi 13 metri, una ‘altezza di 2,80 metri e un’apertura di ali di 6 metri!  È stato realizzato in ben 110 ore di lavoro e 1200 pezzi di carta A4. Il risultato finale? Eccolo qui:

COME ABBIAMO REALIZZATO IL DRAGO CON 1200 PEZZI DI CARTA 
In passato abbiamo sempre creato le nostre opere da soli, ma questa volta ci siamo dovuti appoggiare a un artista a cui abbiamo commissionato il lavoro. Eh sì perché certo non è stato facile. Il tutto è stato possibile grazie al genio di Andy Singleton, paper artist conosciuto in tutto il mondo per i suoi lavori per Burberry, Kensington Palace, Play Station, Harrods e molti altri, che ha felicemente accettato di costruire questa enorme opera per noi. Anche lui fan di Game of Thrones, ecco cosa ha riferito dell’intero progetto. 

Per Andy il compito di creare un drago su larga scala era una sfida, anche se abituato a lavorare in grande. Ha utilizzato una tecnica di incisione e piegatura per scolpire la carta e la stratificazione per creare forme.  

Ha cominciato con dei bozzetti liberi per elaborare la composizione e poi alcuni disegni più dettagliati per elaborare il design e l’approccio alla creazione. Una volta ultimati gli schizzi, ha creato un modello in scala, step che lo ha aiutato anche a capire come creare il supporto interno per la scultura su larga scala, che rischiava di collassare per il peso. Una volta felice con il modello in scala ridotta, era tempo di passare alla produzione su larga scala, che ha richiesto circa 10 giorni e ben l’equivalente di 1200 pezzi di carta A4.  

Andy ha selezionato pezzi di carta speciale per replicare la texture delle squame del drago. La prima parte fatta è stata la testa che è lunga circa un metro e mezzo. Una volta ultimata, ha potuto lavorare il resto. Ha prodotto la forma della coda su larga scala, così da poter calcolare all’incirca la lunghezza totale del pezzo. Il passo successivo è stato quello di creare la struttura del telaio per sostenere il tutto. Andy ha parzialmente costruito il drago nel suo studio senza collegare tutti gli elementi, che sono poi stati consegnati all’ufficio in cui il pezzo è stato completamente costruito in 10 ore.  

Un lavoro enorme che però, ha dato i suoi frutti, visto lo spettacolare risultato. I nostri colleghi sono rimasti a bocca aperta.  

Ma che ne sarà dell’opera? Non c’è da temere, così tanta carta non sarà sprecata. Il drago verrà donato ad una scuola.  

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Speriamo che questo articolo ti abbia riportato nel fantastico mondo di Game of Thrones. Adesso però il drago ha bisogno di un nome. Come lo chiameresti? Raccontacelo sulla pagina Facebook Viking Italia e segui l’hashtag ufficiale #makerofdragons per ricevere tutti gli aggiornamenti!  

Ufficio
29/03/2019

Stai sostenendo un colloquio di lavoro e sembra che tutto proceda per il meglio. L’esaminatore ti ha posto diverse domande a cui hai risposto in maniera brillante e sembra piacevolmente colpito dalle qualifiche e dall’esperienza maturata messa in luce dal tuo curriculum. Il colloquio volge al termine ed ecco che arriva uno dei momenti più cruciali e quindi più temuti. L’esaminatore ti chiede: “Ha delle domande?”. Qualche settimana fa abbiamo visto quali sono le 5 migliori domande da porre durante un colloquio di lavoro. Abbiamo discusso di quanto sia importante questo momento per dimostrare di aver fatto ricerca sull’azienda e di essere il candidato ideale per il ruolo in questione. Oltre a queste, ne esistono però altre che è bene non porre mai – se non altro in fase di colloquio – per evitare che il nostro curriculum finisca dritto nel distruggi documenti. Vediamo insieme quali sono!
Di cosa si occupa l’azienda, quali sono i concorrenti principali e quali mansioni prevede il ruolo in questione?
Queste domande di base sull’azienda e sul ruolo per il quale si sta sostenendo il colloquio non devono mai essere poste in questi termini perché denotano una scarsa ricerca in previsione del colloquio. In fondo se noi non siamo interessati all’azienda, difficilmente questa lo sarà nei nostri confronti! È bene raccogliere quindi quante più informazioni possibili sul settore e sulle tappe salienti toccate dell’azienda per non essere colti impreparati. Lo stesso vale per una tematica come la concorrenza aziendale: una semplice ricerca su Google ci farà capire subito quali sono le aziende concorrenti e quali le caratteristiche su cui puntano per differenziarsi. Anche non sapere le mansioni che caratterizzano il ruolo in questione dimostra di non aver nemmeno letto la descrizione della posizione per la quale si è presentata domanda. È consigliato invece stampare la descrizione e portarne una copia con sé per porre domande specifiche all’esaminatore nel corso del colloquio che, ricordiamo, va inteso come una conversazione: ad esempio, per ricevere chiarimenti sulle mansioni giornaliere previste dalla posizione.
A quanto ammonta lo stipendio, quando potrò richiedere un aumento e quali sono i benefit previsti dall’azienda?
Alcune delle domande che consigliamo di evitare in fase di colloquio sono tutte quelle che vertono sulla tematica del denaro. Nella descrizione della posizione lavorativa per la quale si è presentata domanda sarà infatti spesso già presente a grandi linee un ipotetico intervallo di remunerazione. Per cui, possiamo già farci un’idea e candidarci solamente se lo riteniamo in linea con le nostre aspettative. Stessa cosa vale per i benefit aziendali. Spesso le aziende li elencano nella loro pagina dedicata alle offerte di lavoro. Una lettura approfondita del sito aziendale ci aiuterà quindi moltissimo sia a mostrarci preparati ma anche ad avere un’idea abbastanza specifica della cultura aziendale. Per quanto concerne lo stipendio, questa è sicuramente una tematica che può essere affrontata una volta superato il colloquio e ricevuta un’offerta.

Quali altre posizioni sono disponibili e con quale frequenza promuovete i dipendenti?
Anche queste domande, se poste così, non daranno l’effetto sperato. Dimostrerai infatti di non essere molto interessato alla posizione in questione o che ti interessa di più fare carriera che offrire un valido contributo all’azienda per cui desideri lavorare. È importante quindi riformularle onde evitare di dare un’impressione di arroganza. Meglio concentrarsi sul ruolo al centro del colloquio ed eventualmente, porre domande sulle opportunità di formazione. In tal modo, darai l’impressione di voler acquisire nuove competenze e di voler crescere per generare un impatto positivo sull’azienda.
Quali sono gli orari dell’azienda, posso lavorare da casa e qual è il tragitto migliore per raggiungere l’ufficio?
In fase di colloquio, sarebbe bene evitare anche le domande di natura logistica. Eventuali orari peculiari saranno probabilmente indicati nella descrizione della posizione (ad esempio, se si tratta di un lavoro con turno di notte). Sono domande da lasciare per quando saremo certi di aver ottenuto il lavoro. Inoltre, è molto probabile che l’azienda disponga di un manuale da consegnare ai nuovi arrivati e questo tipo di domande potranno essere chiarite in tale circostanza oppure semplicemente con una ricerca online. Anche domande sui giorni di malattia, sugli straordinari o le ferie remunerate faranno parte di tutta quella serie di questioni di natura più logistica da discutere in separata sede una volta superato il colloquio. È importante infatti non dare l’impressione di essere un dipendente poco concentrato sul lavoro che non aspetta altro che andare in vacanza!

Controllate i profili social, avete le telecamere in ufficio e cosa succede se litigo con un collega?
Sicuramente, sono da evitare anche tutte quelle domande che ti possono mettere in cattiva luce, insinuando il sospetto che tu possa essere una persona poco affidabile se non poco raccomandabile. Evita quindi di parlare dei profili social (e soprattutto di pubblicare commenti negativi sull’azienda!), mostrati aperto ad eventuali controlli sul tuo passato e sulla tua precedente esperienza lavorativa ed evita di porti come una persona poco professionale, litigiosa o interessata a flirtare con i colleghi. Ma soprattutto, oltre ad evitare le domande peggiori, ricordati di porre quelle migliori: la domanda peggiore di tutte è infatti quella che non si fa!

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Speriamo che questo articolo ti possa aiutare a evitare di porre al tuo esaminatore le domande peggiori. Sei d’accordo con noi o ne hai altre che pensi debbano essere menzionate? Condividile con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
21/03/2019

Dal momento che la Giornata Mondiale della Poesia si avvicina, stiamo lavorando con dei fantastici blogger per celebrare questa vivace forma d’arte. Stiamo fornendo loro tutti gli strumenti  di scrittura di cui avranno bisogno per creare una loro personale poesia, incluso un set di calligrafia, carta pergamena, carta colorata e penne. Come parte della nostra celebrazione, vogliamo condividere tutto ciò che c’è di fantastico sulla parola scritta. A partire dalle sue origini storiche fino all’uso continuato da parte di alcuni dei più grandi autori del mondo, cos’è che fa sì che prendere carta e penna sia il metodo ideale per la creazione artistica?

L’invenzione della scrittura
La scrittura così come la conosciamo ha le sue origini nella Mesopotamia del Sud (l’attuale Iraq). Gli studiosi del tempo intagliavano il legno e l’argilla con un processo conosciuto come scrittura cuneiforme, di cui esistono esempi che risalgono all’8.000 a.C. Ci vollero quasi altri 5.000 anni perché l’inchiostro fosse introdotto in Cina e nell’antico Egitto, inventato da entrambe queste civiltà in maniera indipendente l’una dall’altra. A quel punto, gli Egiziani avevano anche inventato il papiro, il precursore della moderna carta. Da allora, inchiostro, penne e carta si sono sviluppati tantissimo, ma dai calami del Medioevo alle moderne penne a sfera, il processo di scrittura è rimasto in linea di massima lo stesso. Dunque, cos’è che ha attirato l’umanità al mondo della scrittura?

I benefici della scrittura
Da un punto di vista puramente fisiologico, scrivere fa bene al cervello. É stato dimostrato che i movimenti sequenziali che avvengono quando si scrive migliorano l’attività nella materia grigia del cervello, rafforzando la memoria e le funzioni emotive. Entrambe funzionano come parte della nostra mente creativa per cui, scrivere su un pezzo di carta, può essere un modo più efficace di esprimere idee piuttosto che semplicemente digitare sulla tastiera.

Molti vedono la scrittura anche come un’esperienza catartica, un modo di cacciare fuori ciò che si ha dentro in un senso nettamente fisico. Si dice che il tempo curi le ferite, ma è stato accertato che scrivere può letteralmente aiutare a guarire anche le ferite fisiche. Uno studio condotto in Nuova Zelanda ha portato alla luce che quando un gruppo di persone venivano sottoposte a biopsia cutanea con conseguenti piccole ferite, metà dei partecipanti alla ricerca che compilavano diari nelle settimane successive alla procedura effettivamente guarivano prima di quelli che invece non lo facevano.

L’eredità della scrittura
Con l’avvento del computer, questo si è imposto come principale strumento di scrittura per molte persone, anche se vari scrittori professionisti credono ancora ciecamente nelle classiche carta e penna. Molti di loro ancora scrivono libri interi a mano, come ad esempio JK Rowling e Graham Greene. Greene una volta ha detto: “Le mie due dita su una tastiera non si sono mai connesse col mio cervello. La mia mano su una penna sì”. C’è qualcosa di viscerale nell’uso della penna che molti scrittori non riescono a ricreare con una tastiera.
Uno dei molti benefici dello scrivere vs. il digitare è l’abilità di vedere i propri processi mentali messi sulla pagina. Quando si digita qualcosa, si può cancellare e riformulare una frase, ma una volta cancellata, si perde il percorso del pensiero che aveva condotto a quel punto all’inizio. Con carta e penna, si può cancellare con un segno, ma la sequenza è sempre lì sulla pagina per essere rivista in seguito. Mentre le Revisioni in programmi come Word sono usate più comunemente oggi e possono aiutare ad affrontare la questione, non si tratta comunque dello stesso percorso visivo che avviene con la parola scritta.

Perciò, nella prossima Giornata Mondiale della Poesia, ritagliatevi un po’ di tempo per prendere carta e penna ed esprimervi. Fateci sapere quali sono stati i risultati sulla nostra pagina Facebook Viking IIT usando l’hashtag #VikingWorldPoetryDay.