Autore: Viking
Idee
14/12/2018

Tempo fa, ti abbiamo fornito alcuni consigli su come stilare una to-do-list efficace per aumentare la produttività al lavoro. Oggi vogliamo invece proporti un secondo strumento che può aiutarti a organizzare meglio il tempo e a liberare la mente, focalizzandola al massimo sugli impegni e sulle attività lavorative da portare a compimento: il Bullet Journal. Vediamo insieme cos’è e come può aiutarti!

Che cos’è il Bullet Journal?
Il Bullet Journal è un metodo flessibile, personalizzabile e altamente efficace ideato da Ryder Carrol per organizzare la propria vita, professionale e privata. Con un’accurata e precisa metodologia, ci insegna a registrare eventi, note e attività con lo scopo di liberare la mente, portare a compimento ciò che ci eravamo prefissati e di conseguenza, diventare più produttivi. Si tratta di uno strumento in grado non solo di organizzare ciò che dobbiamo svolgere nell’arco della giornata al lavoro, ma che ci permette anche di pianificare progetti a medio-lungo termine.
Com’è strutturato un Bullet Journal?
Il Bullet Journal può essere realizzato partendo da semplici fogli di carta da organizzare in raccoglitori documenti oppure servendosi di un quaderno che non abbia già la pianificazione impostata di un’agenda. Se decidi di utilizzarlo solamente in ufficio, il formato è perfetto perché ti permetterà di disporre di tutto lo spazio necessario per la massima personalizzazione. La prima parte del Bullet Journal va riservata all’indice, ossia circa 4 pagine in cui andrai a inserire tutte le sezioni successive con relativo numero di pagina. Segue quindi la pianificazione futura, il cosiddetto future log: una sezione con 3 mesi per pagina (da suddividere quindi in 3 riquadri) riservata a tutto ciò che devi o desideri portare a termine nei prossimi mesi. Ricordati di inserire i numeri di pagina e di segnarli nell’indice. A questo punto, sei pronto per la pianificazione mensile: il monthly log. Su due pagine, scrivi in alto il nome del mese. La prima pagina sarà costituita dal calendario: in verticale, inserisci i giorni con numero e prima lettera del giorno e riserva la seconda pagina per tutte le attività che devi svolgere in quel mese. Dovranno essere sotto forma di elenco puntato, scritte a mano in modo chiaro e conciso. Il Bullet Journal si basa infatti su ciò che in gergo viene denominato Rapid Logging – ossia la registrazione veloce delle mansioni in poche parole – e su quanto emerso da diversi studi: la scrittura a mano è più incisiva per fissare nella mente l’organizzazione della giornata. Come per la pianificazione futura, inserisci i numeri di pagina anche al monthly log e aggiungilo all’indice. Quarta sezione: il daily log per l’organizzazione giornaliera, dove andrai a includere la data seguita dalle attività lavorative da svolgere in giornata. Ultima sezione: le raccolte, ossia elenchi di cose da fare, da monitorare e da ricordare oppure da riservare a progetti che richiedono diverse attività come, ad esempio, la ricerca di un nuovo lavoro. Anche qui, ricordati sempre di aggiungere il tutto all’indice.

I simboli del Bullet Journal
Le voci da inserire sono suddivisibili in tre categorie: le attività rappresentate da un pallino, gli eventi da un cerchietto e le note da una linea. Si tratta quindi di compiti da svolgere, impegni da mantenere (come riunioni o conferenze) e idee da ricordare. Se uno di questi è particolarmente importante, contrassegnalo con un asterisco ad indicarne la priorità. Ricordati di utilizzare gli asterischi con parsimonia perché se tutto diventa una priorità, niente lo è più. Il punto esclamativo viene usato invece per tutto ciò che è fonte di ispirazione, mentre il disegno di un occhio indica la necessità di ulteriori ricerche e approfondimenti.
Il Bullet Journal come nostro alleato
Al termine di ogni mese, compila la pianificazione per il mese successivo. Dai un’occhiata alle attività da eseguire in giornata o nel mese che sta per finire e apponi una crocetta su tutto ciò che hai completato. Rifletti quindi sulle attività non portate ancora a termine e decidi se siano realmente necessarie. Se non lo sono, eliminale barrando la rispettiva riga. Se invece devono essere svolte a breve, inserisci il simbolo maggiore (>) di fianco alla relativa voce, che andrai quindi a copiare nella seconda pagina di pianificazione per il mese prossimo. Per gli eventi, attività o note che invece possono aspettare qualche mese, inserisci il simbolo minore (<) e sposta la voce nel rispettivo mese. In gergo, quest’ultima operazione viene denominata migrazione: si tratta di un’importante attività di analisi delle giornate per dedicare tempo a ciò che è realmente essenziale. Lontano dall’idea di procrastinare, ci aiuta a svolgere quello che nella nostra giornata lavorativa ha una maggiore rilevanza. E questo si tradurrà in un incremento immediato della produttività!

Suggerimenti per una maggiore efficacia
I colori possono venirci in aiuto non solo per dare un tocco di personalizzazione al nostro Bullet Journal, ma anche per unire diverse voci insieme. Per esempio, se dobbiamo svolgere una presentazione, possiamo inserire questo evento in blu contrassegnandolo con un cerchietto e riportare sotto in grigio tutte le voci associate all’evento in questione: ad esempio, organizzare una riunione con il capo per l’approvazione dei punti da discutere o lettura di determinati articoli per approfondire il tema. Essendo un sistema flessibile e molto personalizzabile, consigliamo inoltre di creare sezioni ad hoc per prefiggersi obiettivi lavorativi, delineare la giornata di lavoro ideale per ottimizzarne i tempi, fissare su carta tutte le idee emerse durante una riunione o monitorare le metriche aziendali, dalle spese ai clienti prenotati. Basta iniziare con un approccio semplice per poi lasciare spazio alla creatività!

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Speriamo che questo articolo ti abbia convinto ad adottare il Bullet Journal come valido metodo per incrementare la produttività. Quali altri trucchi o strumenti hai già utilizzato? Raccontaceli sulla pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
03/12/2018

Di recente, abbiamo proposto un articolo su quali approcci adottare per fare carriera al lavoro in base alle fasce di età o alla fase in cui ci si trova nel percorso professionale. Abbiamo discusso di sponsor e coaching; ed è proprio sull’argomento del coaching che vorremmo soffermarci oggi, approfondendone il significato per capire come svolgerlo efficacemente al fine di progredire nel proprio cammino lavorativo. Per prima cosa, vediamo insieme cosa si intende esattamente per coaching.
Che cos’è il coaching?
Il coaching è un dialogo tra coach e coachee – ossia, tra la persona responsabile dello svolgimento di questa tecnica e quella che riceve assistenza. L’obiettivo è di consentire al coachee di acquisire consapevolezza, maggiore autonomia e di adottare scelte per il raggiungimento del proprio pieno potenziale. Non si tratta di comunicare il percorso da intraprendere. Non si tratta di fornire delle risposte. Il ruolo del coach è di aiutare il coachee ad arrivare da solo alle proprie personali soluzioni. In tal modo, pur nella complessità che caratterizza l’attuale mondo del lavoro e le realtà aziendali odierne, i leader possono mantenere l’efficacia dirigenziale di un tempo e i dipendenti possono ancora far leva sulle conoscenze del manager per ottenere risultati più personalizzati.
Perché il coaching è importante?
Se svolto utilizzandone le metodologie e le tecniche nella giusta direzione, il coaching può rappresentare un’attività molto stimolante sia per il manager che lo effettua, sia per il dipendente che lo riceve. Ad esempio, può essere utilizzato per aiutare quei dipendenti che non riescono a ottenere i risultati attesi: attraverso il coaching, il dipendente può maturare consapevolezza delle proprie lacune e trovare metodi per porvi rimedio prima che diventino grosse problematiche che incidano seriamente sul rendimento complessivo. L’obiettivo qui non è di scoraggiare il dipendente ma, al contrario, di aiutarlo a risolvere i problemi per migliorare il suo lavoro e quello del relativo team o reparto.

Il coaching può però essere effettuato anche in caso di dipendenti che già dimostrano buoni livelli di rendimento per svilupparne ulteriormente competenze, abilità ed esperienza, facendo leva sui relativi punti di forza. In tal senso, può essere interpretato come 4un’attività volta allo sviluppo professionale sia del dipendente sia del manager – l’insegnamento in fondo è uno dei più efficaci metodi di apprendimento – incrementando le opportunità di promozione e copertura di ruoli di maggior rilievo. Per ottenere il massimo dal coaching, è importante instaurare un dialogo basato su diverse tecniche e fasi. Vediamo quali!
Lascia spazio
Uno degli aspetti essenziali del coaching è la capacità di lasciare al dipendente uno spazio che lui stesso andrà a riempire. Generalmente, l’attività viene avviata con una domanda a risposta aperta. È importante che il manager non si imponga eccessivamente né limiti troppo la conversazione, in modo che il dipendente si senta libero di sollevare dubbi, incertezze e in generale, discutere di questioni a lui importanti. Da una semplice domanda come “Da dove vorresti iniziare?”, si può poi passare ad altre che focalizzino l’attenzione del dipendente su aspetti specifici, su emozioni e reazioni, su cause, motivi o azioni intraprese; ad esempio: “È un obiettivo ambizioso. Come pensi di raggiungerlo?”. Un passo successivo nel dialogo di coaching può essere rappresentato dal mettere in discussione alcuni aspetti di quanto raccontato dal dipendente, introducendo nuove idee e ipotesi. Ad esempio: “La pianificazione prevista per il raggiungimento dell’obiettivo è interessante ma ci sono alcune incognite. Come ti comporterai nel caso in cui dovessi rimanere indietro con il lavoro?”. Le domande che iniziano con “cosa” o “come” sono le migliori per lasciare al dipendente spazio di elaborazione.
Ascolta
Si consiglia di sfruttare al massimo le fasi iniziali dell’attività di coaching, rimanendovi quanto più tempo possibile per spronare il dipendente a trovare da solo le proprie personali soluzioni grazie alla maggiore consapevolezza acquisita dall’analisi del problema. In tale dialogo, la capacità di ascolto è basilare. Cercare il contatto visivo per cogliere emozioni ed espressioni mostrando un reale interesse e adottando uno stile più profondo di quello che si potrebbe trasmettere in una conversazione casuale, è fondamentale per un coaching efficace. Altro aspetto importante: l’attenzione deve essere totale. Vanno quindi evitate distrazioni e interruzioni, che impedirebbero al dipendente di sentirsi veramente ascoltato. È possibile prendere qualche appunto su un foglio di carta per fotocopie in modo da annotare i punti essenziali e rifletterci dopo la riunione.
Empatia e fiducia
La capacità di comprendere il punto di vista di una persona è importante. Nel coaching, tuttavia, riuscire a cogliere le emozioni di chi ci è seduto di fronte lo è altrettanto. Perché? Per consolidare la fiducia: aspetto basilare di una conversazione di coaching efficace. L’abilità di comprenderne lo stato d’animo può favorire moltissimo l’eliminazione di blocchi che impediscono al dipendente di esprimersi liberamente. Situazioni che aiutano a stimolare la fiducia sono, ad esempio: un manager che ammette alcuni suoi punti deboli per creare vicinanza, il mantenimento di una posizione centrale rispetto agli opposti di rabbia e noncuranza, essere un manager che dà l’esempio ricevendo lui stesso coaching dai suoi superiori per comunicare il messaggio “Io ne ho tratto vantaggio e vorrei che ora lo sperimentassi tu”. Crediamo che il coaching vada vissuto come un’esperienza positiva di connessione per aiutare le persone a raggiungere il pieno potenziale che, nell’ottica aziendale, rappresenta una strategia estremamente efficace.

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Speriamo che questi consigli ti possano aiutare ad adottare il coaching per progredire in azienda. Ma vogliamo sapere anche la tua opinione: qual è la tua esperienza in merito? Hai mai svolto sessioni di coaching? Raccontacelo sulla pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
26/11/2018

Il tema della diversità, nelle sue molte sfaccettature e declinazioni, rappresenta un elemento importante nella società e nelle organizzazioni e coinvolge direttamente tutti i soggetti che ne fanno parte. Qui alla Viking abbiamo affrontato molte volte argomenti legati a questa tematica e in particolare riguardo alle differenze che vi sono, in culture diverse, nel galateo adottato in ufficio.

I benefici di un ambiente di lavoro attrezzato per le diverse esigenze, con strumenti e supporti adatti come software, cancelleria, raccoglitori per classificare i documenti ma anche strumenti organizzativi come politiche inclusive mirate a coinvolgere e motivare i lavoratori, sono molteplici e hanno come denominatore comune il vantaggio competitivo.

Vantaggio competitivo che deriva proprio dall’integrare la diversità e punti di vista differenti all’interno della cultura aziendale mettendo il lavoratore nelle condizioni ottimali per lavorare. In questa infografica abbiamo approfondito il binomio lavoro e disabilità, sempre molto dibattuto, anche alla luce delle recenti novità legislative, per creare una guida sintetica e facilmente accessibile dalle aziende.

Una recente ricerca ha dimostrato che la corretta integrazione di lavoratori con disabilità ha ricadute positive anche su tutti i dipendenti e favorisce lo sviluppo di una cultura manageriale orientata a considerare punti di vista differenti, a valutare meglio le persone e ad attribuire i compiti in maniera equilibrata.

L’annoso problema occupazionale che affligge le persone con disabilità è ribadito da tutte le principali fonti statistiche, come ad esempio l’Istat che, nel più recente report sull’inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi, mette in luce i divari esistenti. Come si osserva dall’infografica i numeri parlano di scostamenti, tra i lavoratori disabili e quelli senza disabilità, che rimangono rilevanti.

La legislazione ha sempre provato a normare questo aspetto e, con le ultime disposizioni, ha previsto l’obbligo, per aziende che occupano da 15 a 35 dipendenti, di assumere un lavoratore con disabilità, anche se non ci sono nuove assunzioni. Ai datori di lavoro sono concessi inoltre incentivi economici sulla retribuzione imponibile del lavoratore che varia in funzione della tipologia del contratto e del grado di riduzione di capacità lavorativa.

In molti casi questi incentivi riguardano anche interventi strutturali. Nel caso dei disabili da lavoro, ad esempio, l’Inail può rimborsare all’azienda interventi per il superamento e l’abbattimento delle barriere architettoniche, per l’adeguamento e l’adattamento delle postazioni di lavoro e per la formazione.

Come illustrato dall’infografica, è anche fondamentale curare tutti gli aspetti della comunicazione interna. È importante diffondere in azienda un linguaggio inclusivo e coinvolgere attivamente il lavoratore disabile interessato in tutti gli aspetti riguardanti la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. L’azienda deve tenere presente tutte le possibili difficoltà del lavoratore disabile come l’impossibilità ad utilizzare il PC, difficoltà a partecipare con profitto all’attività formativa, difficoltà di relazione, difficoltà ad accedere agli strumenti di informazione interna.

Oltre alla cultura organizzativa, per affrontare le difficoltà tecniche occorre adottare quelle tecnologie in grado di assistere il lavoratore disabile come strumenti software e hardware, di tipo informatico, ma anche optoelettronico, ottico e meccanico, che compensano in tutto o in parte la mancanza di specifiche abilità. Nell’infografica è possibile trovare un elenco di alcune casistiche comuni.

Infine, è fondamentale revisionare costantemente gli adeguamenti materiali e immateriali per accertarsi che siano sempre aggiornati ed efficaci, non dimenticandosi che tutte queste accortezze devono cominciare prima dell’effettiva assunzione compresa la fase di colloquio.

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Speriamo che questi consigli pratici su come adeguare la tua organizzazione ad integrare al meglio i lavoratori con disabilità possano tornarti utili anche grazie all’infografica facilmente consultabile. Se la tua azienda occupa lavoratori con disabilità e vuoi raccontarci la tua esperienza scrivici sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
19/11/2018

In un recente articolo, abbiamo parlato di come imparare a delegare. Questa sembra essere infatti una delle attività più difficili da svolgere al lavoro: in parte perché quando si ricopre un ruolo da tempo, si può far leva sulle conoscenze e competenze maturate con la consapevolezza di saper eseguire quel compito o mansione a dovere; in parte perché non è sempre facile abbandonare attività che si sa svolgere al meglio per lasciarle ad altri. Eppure, in un’ottica di crescita aziendale e professionale nel ruolo ricoperto, acquisiamo nuove mansioni che ci mettono alla prova, ci consentono di imparare nuove abilità e ci permettono di progredire. Per poterci quindi concentrare su queste nuove attività, svolgerle al meglio e in maniera produttiva, è molto importante riuscire a delegarne altre. Prima di delegare però, è essenziale fermarsi a pensare se qualche attività non possa essere eliminata.

Concentrati sull’essenziale
Come ci insegna Tim Ferriss, la gestione del tempo è un argomento spinoso. Da alcuni viene infatti interpretata come un’ottimizzazione dei tempi volta a inserire una maggior quantità di compiti nell’arco della giornata e viene attentamente monitorata, misurata e di conseguenza monetizzata per imparare a svolgere una data mansione in minor tempo. Una delle domande che però riteniamo sia indispensabile porci è: l’attività in questione è assolutamente necessaria? Per questo motivo, prima di delegare un compito a un altro dipendente – dove dovremo dedicare tempo anche a formazione e supervisione – è importante eliminare quelle attività che ci tengono occupati ma che magari non sono effettivamente così necessarie, evitando di delegare ad altri compiti che non servono in un’escalation di (ahimè) perdita di tempo.
Efficienza ed efficacia
Spesso tendiamo a non ricordarci la differenza tra questi due termini quando applicati a livello lavorativo. L’efficacia si manifesta in quelle attività che consentono a noi o all’azienda di progredire e di raggiungere i rispettivi obiettivi. L’efficienza è lo svolgimento corretto di una data mansione. A chi non è capitato, ad esempio, di controllare le email anche 20 volte al giorno e costruire un elaborato sistema di cartelle, se non di raccoglitori documenti, per poterle gestire bene e vedere la posta in arrivo finalmente vuota? Sicuramente, si tratta di un’attività dove regna ordine e dedizione. Sicuramente è efficiente. È altrettanto importante però chiederci se tale sistema sia efficace: ossia, è un’attività che consente a noi e all’azienda in cui lavoriamo di raggiungere i rispettivi obiettivi e di migliorare la produttività? Con questo esempio, non intendiamo spronare nessuno a non leggere più le email, ma a imparare a riconoscere le proprie inefficienze per cercare di eliminarle lasciando spazio a ciò che realmente serve e soprattutto allo sviluppo dei propri punti di forza.

Esercizi da compiere
Per aiutarci a individuare quelle attività da eliminare che magari ci rendono efficienti ma non efficaci e produttivi, può venirci in aiuto qualche semplice esercizio. Ad esempio, potremmo chiederci quali attività compieremmo se, per qualche motivo, fossimo costretti a lavorare solamente tre ore al giorno. In tal modo, riusciremmo a individuare immediatamente ciò che dobbiamo portare a compimento: quelle mansioni essenziali, da svolgere nelle prime ore di lavoro e che, se completate, ci consentiranno di avere una sensazione di appagamento a fine giornata. Oppure, potremmo mettere un promemoria sulla scrivania per ricordarci di NON eseguire quelle attività che invece ci occupano del tempo a scapito di ciò che è realmente importante. Anche evitare il multitasking è un consiglio che viene spesso proposto perché focalizzando l’attenzione su una sola mansione, la si svolgerà meglio, con maggiore dedizione e con conseguente maggiore gratificazione.
Delegare e automatizzare
Come abbiamo detto, senza stancarci di ripeterlo, prima di delegare e anche automatizzare un’attività, è importante capire se tale compito sia essenziale o se possa invece essere eliminato. Come ci suggerisce lo stesso Tim Ferriss nelle sue pubblicazioni sul tema, mai automatizzare qualcosa che può essere eliminato e mai delegare qualcosa che può essere automatizzato. Prima di aggiungere altre persone nel flusso di lavoro per consentirci di aumentare e ottimizzare la nostra produttività, liberando tempo da dedicare a ciò che mette in risalto i nostri punti di forza, è necessario ridefinire regole e procedure.

Regole d’oro
Per prima cosa, ogni compito da delegare deve essere un’attività che richiede tempo e che sia ben definita. È importante essere specifici e dare istruzioni precise, chiarendo da subito possibili dubbi per non lasciare spazio a diverse interpretazioni dell’attività da svolgere. È essenziale verificare e supervisionare il lavoro in fase di avanzamento richiedendo un aggiornamento e impostando una scadenza, possibilmente con largo anticipo in modo da “aggiustare il tiro”, rimediare a eventuali errori e mantenere la tabella di marcia se l’attività fa parte di un progetto con scadenze verso terzi. La procedura del delegare va quindi ben studiata con un’attenta riflessione volta a eliminare ciò che è superfluo semplificando e ottimizzando i compiti che svolgiamo prima di delegarli a un nostro collega in un’ottica di efficacia, rendimento aziendale e maggiore produttività complessiva.

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Speriamo che questi consigli ti possano aiutare a capire cosa fare prima di delegare uno dei compiti che svolgi quotidianamente. Ma vogliamo anche sapere la tua opinione in merito: hai applicato alcune di queste raccomandazioni o ne hai altre da proporre? Raccontacele sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
29/10/2018

Abbiamo spesso preso in considerazione diverse tecniche e strategie per crescere professionalmente, fornendoti consigli ad esempio su come ottenere una promozione al lavoro. Ma quali sono le attività che puoi concretamente intraprendere nel tuo percorso professionale per progredire e migliorare? Tradizionalmente, tali attività possono essere suddivise in base alla fascia d’età o meglio al grado di esperienza maturato all’interno dell’azienda. Vediamo quindi quali sono alcune azioni concrete che puoi adottare in ogni fase del tuo percorso lavorativo.

Trovati uno sponsor
Se sei all’inizio del tuo percorso professionale, un modo per migliorare, progredire e fare carriera è di ottenere uno sponsor che ti incoraggi e ti sostenga. Uno sponsor può essere un senior leader o un individuo capace di influenzare le decisioni, dotato di una profonda comprensione dell’organizzazione, della cultura aziendale e del settore in cui eserciti, in grado di aiutarti a valutare i tuoi punti deboli e di forza nonché di sostenerti perché tu possa ricoprire ruoli che ti consentano di estendere a più ampio respiro le tue competenze. Come un mentor, anche lo sponsor può offrirti consigli, suggerimenti e quella consulenza necessaria per sviluppare il tuo percorso professionale ma si focalizza maggiormente sull’azione. Un mentor può guidarti verso le porte giuste, ma lo sponsor ti aiuterà ad abbatterle e ad aprirne anche alcune per te perché tu possa ricevere una di quelle buste tanto attese dal tuo capo. Lo sponsor ideale non è necessariamente qualcuno con il quale si condivide una visione similare e si ha una buona affinità, ma un alleato strategico in grado di aiutarti a infondere un cambiamento e una spinta positiva alla tua carriera professionale.
Dedicati al coaching
Se invece ricopri già una posizione più alta e senior all’interno dell’azienda, potresti ulteriormente rafforzare il tuo ruolo dedicandoti al coaching. In passato, i leader aziendali raggiungevano posizioni ai vertici grazie all’esperienza maturata sul lavoro e alla profonda conoscenza acquisita. Erano generalmente in grado di fornire risposte ai loro dipendenti su cosa fare in determinate situazioni. Oggi, pur vantando una profonda comprensione dell’azienda, i leader si ritrovano a lavorare in ambienti molto più complessi dove risulta irrealistico aspettarsi che abbiano tutte le risposte. È qui che entra in gioco il coaching, quale metodo efficace per spronare la crescita dei propri subordinati senza fornire risposte dirette ma aiutando ciascuno di loro ad arrivare alle proprie personali soluzioni. Nel coaching, è quindi molto importante impostare un dialogo basato su domande aperte e capacità di ascolto. Per il manager che lo svolge, è necessario saper creare quello spazio che il dipendente andrà a colmare, individuando i problemi alla base, ponendo domande efficaci per chiarirli e mettendo alla prova quanto dichiarato con nuove idee ed ipotesi.

Obiettivi ad ogni età
Qualsiasi sia il tuo percorso lavorativo e il ruolo da te attualmente ricoperto in azienda, può risultare stimolante fermarsi un attimo a riflettere su ciò che ci viene suggerito da un imprenditore di successo del calibro di Jack Ma. In una delle sue interviste, Jack Ma sostiene quanto sia importante, all’età di 20-30 anni, entrare a far parte di una buona azienda in cui si possa imparare a svolgere una professione a dovere. Ritiene che questo sia un periodo ideale perché contrassegnato dalla possibilità di imparare e di mettersi in competizione con se stessi creando una visione di ciò che si desidera raggiungere in un arco temporale di 10 anni. I 30-40 anni sono per lui il momento della sperimentazione con potenziale avviamento di un’impresa in proprio; i 40-50 l’età per concentrarsi su ciò che riusciamo a svolgere al meglio e i 50-60 il momento da dedicare alla formazione e allo sviluppo delle nuove leve.
Aiutare gli altri
Proprio lo sviluppo delle nuove leve può risultare uno dei modi migliori per promuovere la crescita del nostro individuale percorso professionale ma anche personale. Riuscire a insegnare agli altri alcune delle grandi lezioni che noi stessi abbiamo imparato può essere non solo molto utile per lo sviluppo dei dipendenti nuovi o più giovani ma anche molto stimolante per noi stessi che ci troveremo a riflettere sugli obiettivi raggiunti e sul percorso intrapreso per l’ottenimento degli stessi. In fondo, anche il leader aziendale di maggior successo è arrivato dov’è oggi grazie all’aiuto ricevuto da altri. Ed è l’esperienza il valore aggiunto che può offrire a chi è alle sue dipendenze per favorirne la crescita professionale.

Non è mai troppo tardi
Pur credendo nell’importanza di creare percorsi professionali strutturati, di promuovere una crescita costante con obiettivi mirati volti allo sviluppo e all’ottenimento di una promozione di ruolo in azienda, l’esperienza ci insegna che non è mai troppo tardi. Addirittura per avviare un’azienda di successo – con le idee, la motivazione e la strategia giusta. Qualche tempo fa, ti avevamo proposto un articolo in merito all’età in cui fondare un’azienda con un’infografica elencante le età in cui diversi imprenditori hanno avviato la loro. Il nostro consiglio è quindi di crearti una vision, di fissare obiettivi strategici ma anche di assumerti dei rischi e seguire un’idea o un’intuizione che può portarti a qualsiasi età alla realizzazione di un tuo sogno!

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Speriamo che questi consigli ti possano aiutare a trovare la tecnica o l’attività ideale a cui dedicarti nella fase professionale in cui ti trovi. Ritieni che una in particolare sia stata per te efficace nel tuo percorso lavorativo? Raccontacela sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
15/10/2018

In uno dei nostri ultimi articoli, abbiamo affrontato il tema della routine e in particolare di come creare una routine mattutina efficace per arrivare al lavoro più motivati e affrontare la giornata con maggiore prontezza e incisione. Abbiamo visto come alcune prassi, se svolte con costanza, possono aiutarci a migliorare la nostra attenzione, la produttività e il generale benessere psicofisico. Anche per mantenere una routine è necessaria una buona dose di motivazione ma esistono delle tecniche che possiamo adottare per aiutarci nel nostro percorso verso una vita lavorativa più serena ed equilibrata? Scopri con noi quelle che ti suggeriamo!

Routine vecchia e nuova
Una volta che un nuovo comportamento è diventato di routine, è molto più semplice aggiungere un altro elemento a quella routine piuttosto che crearne una del tutto nuova. Questo perché il nostro cervello collega pensieri ed esperienze: la routine già impostata diventa quindi come un sentiero già percorso a cui aggiungeremo un paio di ulteriori passi. Ad esempio, chi ha l’abitudine di scrivere regolarmente nella propria vita privata potrebbe trovare più semplice scrivere il blog aziendale, sfruttando una routine e competenze già radicate e sviluppate nel privato. Chi dispone di una buona gestione delle email può essere il dipendente ideale per organizzare una riunione a più persone. Anche un’abitudine “negativa” può essere utilizzata a scopi positivi: ad esempio, se ti trovi spesso a navigare su Internet senza un reale scopo su cosa leggere e perché, potresti tenere a portata di mano un libro di sviluppo professionale e leggerne due o tre pagine per approfondire un argomento che può tornarti utile in azienda.
Non lasciarti scoraggiare
Siamo tutti di natura inclini al raggiungimento di risultati positivi, possibilmente realizzabili velocemente. Se pensiamo, ad esempio, a cambiare un’abitudine alimentare per mangiare più sano e perdere peso, avremo bisogno di almeno 4-5 settimane per vedere i primi miglioramenti. Si tratta di un periodo piuttosto lungo in cui il nostro cervello non riceve nessun feedback positivo e potrebbe risultarne demotivato. D’altronde, se potessimo mangiare un’insalata e perdere peso all’istante, saremmo tutti in perfetta forma e con gli addominali scolpiti. Chi tra noi si occupa di vendite, ad esempio, riconoscerà che i nuovi clienti non bussino sempre alla porta spontaneamente, ma sia necessaria una strategia a lungo termine di riunioni, email e telefonate con anche diversi insuccessi sulla strada verso il raggiungimento di risultati positivi. Il consiglio? Non premiarti solo quando ottieni un risultato positivo; datti una bella pacca sulla spalla anche per aver avviato il percorso e il cervello otterrà quella motivazione necessaria a breve termine per continuare nella direzione dell’obiettivo futuro.

Impara ad ascoltarti
La creazione di una routine che diventa un’abitudine che riusciamo a mantenere nel tempo richiede forza e determinazione, ma anche una buona dose di autoconsapevolezza per capire cosa funziona, cosa no e come apportare dei miglioramenti. Ricordarci sempre dello scopo finale per il quale abbiamo iniziato una routine, ci consentirà di averne una visione più chiara e servirà nei momenti in cui fa capolino la demotivazione. Inoltre, la nostra capacità di autodisciplinarci si assottiglia con il progredire della giornata. Ecco perché la mattina è il momento ideale per provare quella nuova routine che desideriamo tanto implementare e che troviamo vantaggiosa per gli obiettivi che ci siamo prefissati. Il nostro corpo avrà molta energia in più per affrontare questa novità!
Promemoria fisico
A volte, presi dalla fretta del momento, è possibile che non ci ricordiamo di svolgere quell’attività che ci aiuterebbe molto ma che ancora non è diventata una nostra abitudine. Ad esempio: se come parte della routine mattutina, decidi di iniziare a fare un po’ di sport per arrivare al lavoro con la carica giusta per affrontare tutti gli impegni in programma, potresti decidere di lasciare le scarpe da ginnastica o il tappetino per lo yoga in un posto in cui non solo sei solito passare, ma dove sei “costretto” a prenderli in mano. Ciò fungerà da promemoria per la nuova abitudine che desideri iniziare.
Inizia pian piano e divertiti
Stabilire una nuova routine può sembrare un impegno che affrontiamo con entusiasmo o una scelta consapevole di inserire un cambiamento volto a un miglioramento nel tempo. In qualsiasi caso, inizia moderatamente con una sola nuova abitudine per volta e incrementa pian piano con il passare delle settimane. Se, ad esempio, desideri alzarti prima per avere più tempo per te la mattina ed evitare di arrivare in ufficio di corsa, prova a iniziare con 10 minuti per un paio di settimane per poi puntare la sveglia prima. Se stai cercando di migliorare le tue abilità organizzative per la scrivania, munisciti di alcuni colorati raccoglitori documenti per alleviare il compito. Ma soprattutto, qualsiasi abitudine tu voglia adottare per migliorare la tua serenità e di conseguenza la tua produttività al lavoro, crea una nuova routine che sia in linea con i tuoi interessi e che ti diverta: sarà molto più semplice mantenerla!

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Speriamo che questi consigli ti possano aiutare a trovare la motivazione per mantenere una routine mattutina o in generale, le nuove abitudini lavorative. E tu? Hai qualche tecnica efficace che utilizzi per implementare una nuova abitudine al lavoro? Raccontacela sulla pagina Facebook Viking Italia.