Autore: Viking
Ufficio
02/07/2018

La procrastinazione mi ha insegnato come svolgere il lavoro di trenta minuti in otto ore e quello di otto ore in trenta minuti. Si tratta di una simpatica massima che gira sul web ma che racchiude benissimo il concetto di “procrastinare”. Con l’arrivo dell’estate, le temperature calde, il solo che risplende là fuori, anche i più piccoli doveri in ufficio ci sembrano dei fardelli

A volte capitano delle giornate in cui ogni cosa ti sembra più difficile. Anche scrivere una semplice e-mail ti sembra come scrivere un libro e i faldoni si accumulano copiosamente sulla scrivania. Se sei in una di quelle giornate e hai un calo di produttività, ecco che la tentazione di procrastinare si insinua immediatamente in ogni istante.

Altre volte te la prendi semplicemente con calma perché la scadenza è lontana nel tempo e pensi di poter gestire i giorni con tranquillità fino a che i giorni diventano ore, le ore minuti e la scadenza diventa domani.

Abbiamo già visto come stimolare la produttività nell’ambiente di lavoro, illustrando alcuni consigli utili che aiutano a favorire la serenità e soddisfazione di chi vi lavora. In questo articolo raccontiamo alcuni trucchi e stratagemmi per non procrastinare che ti torneranno sicuramente utili nelle giornate più impegnative.

La complessità si può scomporre in parti semplici
Per aumentare la produttività, soprattutto quando si ha a che fare con dei progetti o dei lavori complessi e che richiedono molto tempo oppure quando la giornata è densa di impegni, torna utile il metodo della scomposizione. Del resto, anche l’oggetto più complesso può essere diviso in parti più semplici. In questo senso, un trucco consiste nel porti delle scadenze intermedie dividendo, ad esempio, la giornata lavorativa in intervalli più brevi da mezz’ora o un’ora. In questo modo faciliti la concentrazione su un singolo task, raggiunto il quale puoi passare al successivo. È anche consigliabile prenderti delle piccole pause tra ogni segmento di tempo e il successivo.

Elimina possibili distrazioni
La tendenza a procrastinare è spesso fomentata da tutte le distrazioni che ti tentano mentre provi a portare a termine qualcosa. Una controllatina a Facebook o Instagram, la chat con gli amici o i colleghi, la notizia appena letta su internet che vogliamo approfondire e così via.

A volte puoi cadere nella trappola della distrazione perché hai lasciato, aperte nel browser, troppe finestre non correlate a quello che stai facendo, oppure hai appoggiato lo smartphone proprio davanti a te sulla scrivania lasciando ogni notifica ti distolga da quello che stai facendo. Un trucco consiste proprio nel togliere di mezzo tutti queste potenziali distrazioni ed iniziare la giornata con la scrivania dell’ufficio pulita e ordinata. Cerca di tenere il telefono in tasca o nel cassetto finché ti stai concentrando su un lavoro e tieni aperte nel browser solo le finestre necessarie. Se hai attive delle notifiche su desktop, prova a disabilitarle per il tempo necessario a concentrarti e tieni il focus su quello che stai facendo.

Prenditi le giuste pause
Un errore commesso di frequente è quello di stare il più a lungo possibile davanti al computer oppure di fermarsi a lavorare ben oltre l’orario consueto per portare a termine un lavoro. Come se prendersi più tempo favorisse un miglior risultato. In molti casi prolungare lo sforzo mentale porta al risultato opposto facendo venire meno la freschezza mentale e le energie. È quindi importante prendersi le giuste pause. Concedersi un break ogni tanto, con una bella boccata di ossigeno, ti consente di staccare un attimo la mente, rilassarti e ricaricare le pile per riprendere il percorso verso il tuo obbiettivo.

Concediti delle gratificazioni
Per motivarti a svolgere con dedizione e concentrazione un compito esiste un altro stratagemma molto efficace. Concedendoti dei piccoli “premi” che possano gratificarti al raggiungimento di ogni obbiettivo ti aiuta a motivarti e mantenere costante l’entusiasmo e la motivazione. Sta a te decidere come gratificarti. Puoi concederti un po’ di tempo da passare sui social oppure qualcosa di più importante, come regalarti un oggetto che desideravi tanto, al raggiungimento dell’obbiettivo finale. L’importante è che tu ti senta soddisfatto di aver raggiunto un obbiettivo, per quanto piccolo, e con la carica giusta per affrontare il successivo.
Definisci delle priorità
Anche se la tentazione di iniziare la giornata con le attività che ci piacciono di più, oppure quelle più facili, è sempre forte, devi tenere presente che questo è uno degli errori più frequenti che portano a procrastinare. Meglio iniziare subito con la parte più difficile. Questo ti permette di dedicare da subito la concentrazione necessaria ad eseguire un’attività in modo efficiente per poi dedicarti a qualcosa che trovi più piacevole. In poche parole, prima il dovere e poi il piacere.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come affrontare la tendenza a procrastinare ti possano tornare utili quando avrai una di quelle giornate in cui non riesci a trovare la motivazione e il tempo sembra passare senza che tu possa concludere nulla. Prova da subito a mettere in pratica questi semplici trucchi e facci sapere se li hai trovati utili!
Vuoi suggerirci qualche altra tecnica che trovi particolarmente utile per smettere di procrastinare? Raccontaci la tua esperienza sulla pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
18/06/2018

Qui alla Viking abbiamo già trattato di sport in precedenti articoli, specialmente nella declinazione da noi preferita: il rapporto tra attività fisica e lavoro. Lo sport, anche a livello amatoriale e praticato nel tempo libero, può apportare un numero enorme di benefici al nostro fisico e alle altre attività che svolgiamo quotidianamente. Oltre agli effetti positivi sulla salute, lo sport permette di migliorare le relazioni di gruppo, favorisce il buon umore e ha quindi ricadute positive sul lavoro e sulla vita in ufficio.

A livello professionistico, dove dominano lo spirito agonistico e competitivo, lo sport è spesso macchiato da episodi che ne inquinano l’immagine gettando ombra sulla sua vera essenza: magia, bellezza e condivisione. Oggi parleremo di chi lo sport lo racconta cercando di metterne in luce proprio gli aspetti più virtuosi. È un racconto vivo, vibrante, che pone al centro della narrazione non solo gli aspetti specialistici delle diverse discipline ma anche i tratti umani dei suoi protagonisti.

A raccontarci Sportfair, realtà online del giornalismo sportivo, è Mirko Spadaro che ne è redattore. Abbiamo chiesto a Mirko di scavare tra i faldoni ricolmi di immagini e parole, per raccontarci l’origine del progetto, la passione, la dedizione e le sfide che si celano dietro ogni articolo.
Può farci una panoramica su come è nato il progetto Sportfair e sul team che attualmente ne fa parte?
SportFair è un sito giovane, siamo nati infatti nella seconda metà del 2015. L’idea di dar vita ad un progetto del genere è nata dalla volontà di raccontare lo sport in un modo che vada oltre il semplice racconto della partita, qualcosa che vada oltre il risultato. Una visione di sport che si lega alle storie degli atleti, alle curiosità, alle particolarità e a tutto ciò che c’è di bello e di positivo (“fair”) che si collega ad ogni ambito della competizione sportiva. A tutto ciò va unita una particolare attenzione per il lifestyle, con l’esaltazione della bellezza in tutte le sue forme: dalle ultime collezioni in uscita nel campo della moda, alle novità del settore automotive e nautico.
Ci parli del portale e delle caratteristiche che lo differenziano da altre riviste online del settore.
Come ho detto in precedenza SportFair è un sito giovane, nel quale lavora anche una redazione abbastanza ‘young’, caratteristica che si riflette sul nostro tipo di informazione. Proponiamo uno stile di giornalismo al passo con i tempi, che punta molto su contenuti multimediali come fotogallery e video. Un giornalismo che racconta, come detto, non solo l’aspetto tecnico legato allo sport, ma anche la vita degli sportivi e che si lega a doppio filo all’aspetto social, sia dal punto di vista editoriale (con spunti, racconti, contenuti multimediali ecc.) sia da quello che ci lega ai nostri lettori e ai feedback che da essi otteniamo. SportFair è quasi unico nel suo genere: non ci sono molti giornali simili. La maggior parte sono molto verticali sui singoli sport, il nostro progetto invece si potrebbe definire generalista con un taglio glamour.

Ci sono stati momenti difficili lungo il percorso? Se sì, come sono stati superati?
Momenti propriamente difficili, fortunatamente non ce ne sono stati. Preferiamo comunque parlare di sfide più che di difficoltà. Qual è la nostra sfida più grande? Sicuramente quella che giornalmente affrontiamo nel soddisfare le esigenze di informazione dei nostri lettori offrendo dei contenuti che uniscano tempestività e qualità senza dimenticare la nostra linea editoriale.
Quali valori la ispirano nell’ambito del suo lavoro?
Credo che in ambito giornalistico serva essenzialmente la passione. Può sembrare un lavoro semplice e poco faticoso, ma solo chi lavora in questo ambito può capire realmente quanto sia difficile e senza passione non si può andare di certo avanti. Con i colleghi siamo diventati una vera e propria squadra nel corso del tempo: ci aiutiamo a vicenda, veniamo incontro ognuno alle esigenze dell’altro sia dal punto di vista umano che da quello lavorativo. Il tutto senza far mancare un clima disteso e simpatico che non va ad intaccare la serietà del nostro lavoro. Per quanto riguarda i valori da promuovere a livello professionale, tanto nelle relazioni con i colleghi quanto in quelle con i lettori, credo che fiducia, onestà (anche e soprattutto nell’informazione) e rispetto non debbano mai mancare

Che consiglio darebbe a chi inizia ora il percorso che la ha condotta fino a qui?
Il consiglio che mi sento di dare a qualcuno che intende intraprendere il mio stesso percorso è quello di farlo con grande passione. L’inizio potrà sembrare difficile, ma servirà per fare l’esperienza necessaria e soprattutto imparare cosa richiede questo lavoro. C’è molta differenza fra pensare di ‘sapere di sport’ e conoscere veramente la materia che si sta trattando, così come c’è una grande differenza fra ‘scrivere bene’ e saper scrivere un articolo per un pubblico online. Serve dunque un costante aggiornamento sia dal punto di vista culturale, legato al mondo che ci circonda (non solo sportivo), ma anche da quello prettamente pratico legato alle tecniche del giornalismo moderno. Il giornalista è colui che fa da tramite tra ciò che accade e chi si informa, ha dunque un compito molto importante che non può essere trattato con superficialità.
Quali sono gli obiettivi di lungo periodo del giornale?
Come obiettivi nel lungo periodo SportFair si pone quello di diventare un punto di riferimento per tutti gli sportivi italiani, non solo quelli che si approcciano allo sport dal punto di vista professionistico ma anche e soprattutto per i semplici amatori, per i fan e gli appassionati di ogni genere che amano lo sport in generale ed in ogni sua sfumatura, che vogliono tenersi aggiornati costantemente e nello stesso tempo conoscere le curiosità glamour legate agli sport che amano. Il tutto senza perdere di vista gli obiettivi di crescita personale di ogni redattore e quella collettiva del giornale in termini di autorevolezza e qualità.

 

Ringraziamo Mirko Spadaro per averci raccontato Sportfair e per averci dato degli utili spunti di riflessione. Se volete commentare l’articolo, esprimere la vostra opinione oppure siete interessati a prendere parte alla rubrica “successi aziendali”, vi invitiamo a contattarci tramite la nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
11/05/2018

La mamma è sempre la mamma. Ma non solo. La mamma è anche cuoca, autista, insegnante, addetta alle pulizie, contabile e molto altro. Fare la mamma, soprattutto a tempo pieno, equivale a gestire una piccola azienda: occorre molta flessibilità, i giorni di malattia sono spesso spesi lavorando, si fanno quotidianamente straordinari e si affrontano ogni giorno aspetti molto diversi tra loro.  La responsabilità è alta e le mansioni molte e diversificate. Nonostante ciò, alla fine del mese non vi è nessuno stipendio a remunerare tutto questo lavoro.

Per celebrare la festa della mamma vogliamo riproporre uno studio che abbiamo svolto coinvolgendo 500 mamme da tutta Italia che ci hanno raccontato la loro quotidianità e le attività svolte abitualmente in casa.  Abbiamo così potuto calcolare quale sarebbe lo stipendio di una mamma a tempo pieno se venisse retribuito tutto il tempo che dedica alla famiglia e alla cura della casa. Il risultato è stato sbalorditivo!

Innanzitutto, è emerso che l’età media delle mamme italiane si aggira intorno ai 39 anni. La maggior parte di loro ha un figlio (46%), seguono le mamme con due figli (42%) e quelle con tre o più bambini (12%). Questi dati rispecchiano il basso tasso di natalità nel nostro Paese e l’innalzamento dell’età (intorno ai 30-35 anni) per il primo figlio.

Ogni mamma impiega, in media, 105 ore a settimana per svolgere molte attività dedicate alla famiglia (pulizie, cuoca, acquisti, ecc.) e il suo stipendio, ipotizzando un’esperienza nei vari settori di circa 8 anni (data dall’età media dei figli delle mamme intervistate), dovrebbe essere di circa 3.950€ lordi al mese. Calcolando il totale in un anno, tredicesima inclusa, ci si aggira sui 51.387,83€ lordi, pari a circa 32.500/33.500€ netti, a seconda della regione e delle detrazioni.

Un risultato impressionante che, non solo deve farci riflettere, ma anche apprezzare il lavoro e il tempo speso dalle mamme italiane per prendersi cura della casa e della famiglia.

Ecco qui raccolti tutti i dati della nostra inchiesta in questa infografica.

Che ne pensi del lavoro che ogni giorno le mamme fanno per gestire tutte le faccende domestiche? Facci sapere la tua opinione sulla pagina Facebook di Viking Italia!

Idee
30/04/2018

In un precedente articolo abbiamo parlato di come perfezionare il networking specialmente per quanto riguarda il primo approccio. Una delle situazioni più comuni, in cui tutti ci siamo imbattuti, è di conoscere nuove persone il cui nome, dopo le presentazioni iniziali, si cancella dalla nostra mente come se venissimo irradiati dal mitico sparaflash di Man In Black.

Per creare subito una relazione e coinvolgimento è importante chiamare le persone per nome e, oltretutto, quando si tratta di relazioni professionali, ricordare il nome può favorire un fruttuoso legame di lavoro, oltre che personale.

Quando non ci ricordiamo le proviamo tutte: proviamo a fare in modo che la persona o qualcun altro ripeta il nome o con un sorriso stampato in faccia salutiamo eludendo in grande stile il deficit di memoria.

In inglese lo chiamano il paradosso Baker/baker. Deriva da studi psicologici in cui durante alcuni esperimenti hanno sottoposto ai partecipanti delle immagini di persone con sotto riportato in alcuni casi il cognome e in altri casi la professione. Nonostante i cognomi fossero appositamente scelti per essere anche delle professioni (ad esempio Baker era usato sia come cognome sia come professione essendo il termine inglese per indicare il fornaio o panettiere) i risultati hanno mostrato che i partecipanti ricordavano meglio le professioni rispetto ai cognomi. Questo è stato attribuito al fatto che le professioni sono più facilmente associabili con qualcosa di concreto, a cui possiamo ricondurre la nostra esperienza, mentre i cognomi non hanno riferimenti e sono per noi solo un insieme di lettere senza alcun significato preciso.

Certo, si potrebbe girare con un bel faldone con i nomi delle persone che conosciamo da consultare all’occorrenza. Se questa idea non ti esalta, ci sono alcuni stratagemmi che aiutano a memorizzare i nomi e di seguito abbiamo raccolto i metodi secondo noi più efficaci.
Ripeti

Quando una persona si presenta o ti viene presentata, prova a ripetere subito il nome, non nella mente ma ad alta voce, usandolo in modo naturale all’interno della conversazione. Ad esempio, se abbiamo appena conosciuto Luca, potremmo dire qualcosa tipo “Non ti avevo mai visto da queste parti Luca” oppure semplicemente “piacere di conoscerti Luca”.

Anche in latino esiste il famoso detto repetita iuvant che ci ricorda appunto quanto l’apprendimento diventi spontaneo con la ripetizione.

Non bisogna ovviamente ripetere eccessivamente il nome ma farlo in modo naturale e in modo coerente con la conversazione. Anche nel momento di salutarsi, alla fine, è bene ripetere per un’ultima volta il nome associandolo al volto della persona, utilizzando una frase del tipo “è stato un piacere conoscerti…”.
Scandire
Può capitare che la persona a cui ti stai presentando abbia un nome inusuale, straniero o semplicemente non sei riuscito a coglierlo la prima volta. In questi casi una tecnica che aiuta molto è chiedere alla persona di scandire nuovamente ogni lettera e poter così aiutare la nostra mente a memorizzare. È una soluzione particolarmente efficace per chi ha una buona memoria visiva e riesce a raffigurare un’immagine del nome che rimane più facilmente impressa.

In alternativa, puoi chiedere un bigliettino da visita, elemento di cui al giorno d’oggi dispongono molti professionisti e che torna utile anche in incontri informali. Con un bigliettino sotto mano è anche più facile creare l’associazione tra nome e persona. Infatti, se mentre si sta interloquendo ci si dimentica il nome, è sufficiente dare un’occhiata al bigliettino senza farsi notare.
Associazioni

É un modo molto simpatico per memorizzare i nomi e, a differenza degli altri metodi, è anche molto divertente da mettere in pratica.

Se disponi di buona memoria visiva puoi sfruttare questa tecnica per visualizzare delle immagini da associare al nome e alla persona. A volte, durante gli eventi, o in alcuni ambienti di lavoro, le persone indossano un cartellino con nome, supporto molto valido per aiutare a fare le giuste associazioni. Per questo è sempre consigliabile realizzare i cartellini quando si mettono in contatto molte persone che non si conoscono l’un l’altra. Del resto, si possono facilmente creare con della carta per fotocopie e una stampante.

Tuttavia, quando non vi sono cartellini e devi affidarti solamente alla tua memoria, ecco che questo metodo può tornare utile.

Consiste in una sorta di gioco in cui devi associare il nome ad un elemento che abbia un legame con quella persona. Può essere una allitterazione tra nome e una caratteristica, ad esempio Veronica da Verona o Vincenzo da Vicenza se pensiamo alla provenienza, oppure Marco immaginato come un arco a forma di “M” o, ancora, Davide immaginato in posa come la statua di Michelangelo e così via. Puoi fare le associazioni come meglio preferisci incrociando una caratteristica della persona con un’immagine che ti è facile ricordare.

Lo scrittore Dale Carnegie, autore di diversi libri di training, suggerisce di dipingere nella mente un’immagine della persona mentre sta compiendo delle azioni che ti ricordano il suo nome.  Chi è dotato di buona fantasia può sbizzarrirsi nelle associazioni più creative. Giusto per fare un esempio, se conosci un tizio chiamato Mario Bianchi puoi provare a immaginarlo come il personaggio Super Mario tutto vestito di bianco o che imbianca una parete.
Connessioni

Meno divertente delle associazioni mentali per immagini ma molto efficace è la tecnica delle connessioni. Quanto incontri una persona, e questa si presenta dicendoti il suo nome, prova a pensare immediatamente ad una persona o un personaggio conosciuto che hanno lo stesso nome e che ti ricordano colui con cui ti stai presentando. Se la persona che hai davanti ha lo stesso nome di un calciatore o di un attore e condivide anche dei tratti somatici o degli atteggiamenti che ti ricordano quel calciatore o quell’attore, avrai gioco facile nell’effettuare la connessione e ricordare il nome la prossima volta che lo vedi.

Può essere che la persona che hai davanti si chiami come un tuo parente o un tuo conoscente stretto: in questo caso la connessione sarà ancora più facile.

Questa tecnica, se esercitata, è abbastanza veloce e permette di memorizzare al volo dei nomi anche di più persone allo stesso tempo. Pensa al caso in cui ti venga presentato un gruppo di una decina di persone e tu riesca a ripetere subito i nomi con precisione, li lascerai tutti a bocca aperta!
Impegnati
È il consiglio più scontato eppure è forse l’aspetto che più ignoriamo. Se ci pensi, puoi utilizzare tanti fantastici trucchi per memorizzare i nomi ma c’è una cosa da cui non puoi prescindere. Se non sei concentrato e non parti con l’intenzione di ricordarti una cosa, è molto probabile che avrai molta difficoltà nel riuscire a memorizzarla anche usando le tecniche di cui abbiamo parlato.

Pensaci bene, quante volte ti è capitato di ascoltare i nomi delle persone e di rimuoverli all’istante. Magari i tuoi occhi percepivano solo il labiale tanto eri disinteressato verso ciò che ti veniva detto. È normale. Quando siamo in mezzo ad altra gente dobbiamo concentrarci su molti fattori. Quello che diciamo, quello che percepiamo, quello che gli altri pensano, le persone che abbiamo intorno e mille altri particolari. Per questo è importante, in quei pochi istanti in cui ti stanno comunicando il nome, concentrarsi e dedicare quanta più attenzione possibile per poi applicare una delle tecniche che abbiamo visto.

Quando entri nell’ufficio e ti prepari a conoscere i nuovi colleghi, oppure sei ad un evento in mezzo a persone che non conosci, devi innanzitutto metterti nell’ordine delle idee che vuoi e devi ricordare i loro nomi. Vuoi perché ci tieni a farlo, vuoi perché quelle persone rappresentano una risorsa per te e ricordare il loro nome facilita le relazioni e quindi le opportunità che ne possono derivare.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come memorizzare i nomi possano tornarti utili in molte occasioni, ad esempio quando conosci nuovi colleghi o stringi nuove amicizie. Ci sono dei metodi personali che utilizzi e che vuoi segnalarci? C’è un argomento in particolare di cui vorresti che parlassimo? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.

Idee
27/04/2018

Manca ormai poco all’uscita sul grande schermo di “Solo: A Star Wars Story”. La nuova pellicola dell’universo di Guerre Stellari narra le vicende di un giovane Han Solo e del fedelissimo Chewbecca. Il film vedrà anche il ritorno degli immancabili Stormtrooper, la guarda imperiale divenuta icona del mondo Star Wars. I soldati dell’imperatore, con le loro blaster che irradiano i nemici di proiettili laser, con un grado di precisione pressoché nullo, sono una delle figure più riconoscibili nell’immaginario collettivo.

Qui alla Viking abbiamo un nutrito gruppo di fan della serie Georges Lucas, i cui film riscuotono grande successo nel nostro ufficio. Ogni volta che viene annunciato un nuovo episodio in uscita al cinema, qui gli animi si scaldano e l’impazienza dell’attesa trova sfogo nella creatività.

Già in passato abbiamo dato prova della creatività del nostro team. Qualche tempo fa, ad esempio, i fan del nostro ufficio hanno coinvolto tutti i colleghi in un progetto grandioso, ripreso poi da diversi giornali e siti web a livello internazionale: stiamo parlando dei personaggi di Star Wars ricreati con i Post-it in formato gigante.

Questa volta, anche se si tratta di un capitolo che narra episodi precedenti alla linea temporale dei film della serie che più conosciamo, abbiamo voluto fare un omaggio non tanto alla singola pellicola ma all’universo Star-Wars in generale.

Avendo già personalizzato le grandi pareti con i Post-it abbiamo scelto di personalizzare un altro elemento molto utilizzato nei nostri uffici: il tavolo della sala meeting. Avevamo a disposizione questa grande scrivania da ufficio spoglia e abbondanti prodotti di cancelleria, anzi, uno in particolare: le puntine da disegno. Ne abbiamo a migliaia, di tutti i colori, ed è venuta quasi naturale la scelta di impiegarle per riprodurre una magnifica opera d’arte che richiamasse Star Wars – lo Stoormtrooper appunto.
Il progetto
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Per avere una guida su come disporre le puntine da disegno, abbiamo dovuto stampare l’immagine con dei punti di riferimento indicanti l’esatta disposizione dei colori. Ecco il procedimento con che abbiamo seguito.

Per calcolare quante puntine da disegno erano necessarie siamo partiti dal presupposto che, nella nostra immagine, ogni pixel dovesse corrispondere ad una puntina. Ogni puntina misura di diametro circa un centimetro, perciò abbiamo ridimensionato l’immagine impostando 1 pixel per centimetro e inserendo le misure reali con cui volevamo realizzarla (240cm x 120cm)

Dopodiché abbiamo elaborato l’immagine in Photoshop per ridurre il numero di colori a quelli disponibili per le puntine da disegno ovvero nero, bianco, rosso, blu, verde e giallo.

Sempre in Photoshop, grazie all’istogramma abbiamo contato il numero di pixel per ogni colore.

Impresa galattica

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Per il pannello foamex che sarebbe servito da riferimento per posizionare le puntine e che volevamo posizionare sulla nostra scrivania usata come tavolo conferenze, abbiamo ideato il seguente piano d’azione.

Per poter stampare l’immagine su un pannello in foamex era necessario adattarne le dimensioni, altrimenti non sarebbe stato possibile avere una stampa con un pixel ogni centimetro.

Abbiamo ingrandito l’immagine del 3.200% trasformando ogni pixel in un quadrato di 32×32 pixel. In questo modo la stampante poteva generale sul pannello quadrati di un centimetro ognuno con il lato di 32 pixel.

Per il vetro abbiamo inviato le misure del tavolo ad una azienda specializzata per tagliare un vetro rettangolare della stessa misura (240×120). Nel vetro di copertura sono presenti sei fori: uno per lato più due al centro. Attraverso questi fori e dei supporti metallici è stato possibile fissare il vetro alla tavola.

Il vantaggio del foamex rispetto al sughero è che è possibile stamparci sopra. Inizialmente avevamo pensato di stampare l’immagine ed incollarla su un pannello di sughero, tuttavia la stampa diretta sul tavolo ha garantito un risultato migliore.

Quante puntine da disegno abbiamo usato? Quasi 30.000, ecco il dettaglio:

12.859 nere
9.865 bianche
2.680 blue
1.225 verdi
1.156 gialle
1.015 rosse

Il risultato
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Per posizionale un tale ammontare di puntine da disegno abbiamo dovuto organizzarci in turni per avanzare in modo regolare e completare l’opera d’arte nei tempi più rapidi possibili. Aiutati da guanti, per prevenire l’artrite da posizionamento compulsivo di puntine, e con l’ausilio di martelli e altri attrezzi improvvisati siamo riusciti a completare l’opera in ben 39 ore alternandoci, tra colleghi, nei momenti di pausa pranzo. Alla fine lasciamo a voi giudicare il risultato.

Guarda il video!

Ufficio
16/04/2018

Abbiamo visto in un altro articolo 4 tecniche ideate dalla PNL per aiutare a parlare in pubblico. Si tratta di “trucchi” presi in prestito dalla psicologia che possono aiutare ad allontanare l’ansia, aiutando ad affrontare una situazione che ci sembra fuori controllo e a cui il nostro corpo o la nostra mente non rispondono come vorremmo.

La programmazione neuro linguistica, nata negli Stati Uniti, è una disciplina poliedrica che coniuga aspetti del linguaggio, della psicologia e del comportamento al fine di migliorare e potenziare la comunicazione.

Come abbiamo chiarito nel precedente articolo non si tratta di una scienza e il riscontro di tali tecniche non è assicurato nella totalità dei casi. Tuttavia, avendo acquisito grande popolarità negli anni, tanto da essere presente anche in alcuni ambienti accademici, riteniamo che valga la pena soffermarci su alcune delle teorie più conosciute.

Dopo aver trattato di anchoring, future pacing, swish e dissociazione, vediamo insieme in questo articolo altre tre tecniche interessanti. Con questo articolo il materiale sulle buone pratiche di comunicazione e per parlare in pubblico inizia ad essere consistente, per questo consigliamo di stampare i contenuti oppure di prendersi qualche nota e di raccogliere il tutto in una busta trasparente da tenere a portata di mano.
Reframing
Il reframing è una tecnica di PNL, che si pone obbiettivi simili alla dissociazione e allo swish, volta a trasformare una situazione per renderla più utile e positiva rispetto a quello che è o che viene percepita. Più che una tecnica per la comunicazione, si può intendere in senso lato come un modo per porsi in un atteggiamento mentale positivo.

Il reframing è il processo con cui puoi cambiare il modo in cui percepisci una situazione e quindi il suo significato. Si parte dal presupposto che è possibile separare le intenzioni dal comportamento andando a ricercare quelle intenzioni positive che derivano da una lettura ottimistica e che rimpiazzano quelle negative derivanti da un approccio più pessimistico.

Prova a pensare ad un amico che ha un’attitudine ottimista: non fa altro che inquadrare le esperienze che vive in un contesto diverso oppure in un’ottica migliorativa. Le persone ottimiste cercano sempre la parte positiva nelle situazioni quotidiane e riescono così ad inquadrare in questo significato ogni situazione che vivono. I pessimisti fanno esattamente il contrario. Inquadrano ogni situazione nello scenario più negativo andando ad amplificare le parti negative.

Il reframing ti fornisce uno strumento per avere una prospettiva alternativa da cui osservare ciò che ti accade. È il famoso principio del bicchiere mezzo vuoto e mezzo piena. Il reframing consente di vederlo sempre mezzo pieno. La cornice degli eventi è quindi essenziale per percepirli in modo positivo piuttosto che negativo. Per attuare il reframing occorre domandarsi: “in quale cornice alternativa questo comportamento sarebbe utile?” oppure “esiste un altro contesto in cui questa esperienza sarebbe utile?”.

Scovando il contesto o la cornice positiva si possono inquadrare molte situazioni che ci sembrano negative in un significato che è invece più utile, favorevole e vantaggioso.
Convinzioni o credenze

Le convinzioni influenzano il modo in cui agiamo. Possono derivare dalla nostra esperienza oppure provenire da quello che gli altri dicono. Le convinzioni, o credenze, possono essere potenzianti oppure limitanti. Spesso siamo convinti di non riuscire a fare una cosa solamente perché abbiamo la convinzione sbagliata di non esserne in grado. Quante volte ti è capitato di pensare: “non ci riuscirò mai…” oppure “non c’è soluzione a questo problema”. In questi casi è sufficiente mettere in dubbio la convinzione sbagliata per intaccarne la sua solidità.

Se, ad esempio, devi parlare in pubblico ma sei convinto di non esserne capace, inizia a chiederti perché hai sviluppato questa convinzione e se sia veramente fondata. È sufficiente pensare che moltissime altre persone lo hanno fatto prima di te, che magari hai già parlato di fronte a molta gente in altri contesti, che forse la tua paura deriva da un episodio in particolare che si è verificato una volta o, ancora, è frutto di qualcosa che ti è stato detto da altri. Molte volte ci blocchiamo solamente perché qualcun altro ha espresso una sua opinione negativa su di noi o un nostro comportamento.

A volte, abbiamo talmente paura di non riuscire a fare una cosa che non ci proviamo nemmeno. Prova sempre ad essere critico nei confronti dei tuoi dubbi e delle tue paure, smontando quelle convinzioni o credenze infondate che ti limitano.
Rapport

Il rapport è una condizione, più che una tecnica, che in contesto psicologico consiste in un contagio sul piano emotivo” e che, nel linguaggio della PNL, viene chiamato, appunto, rapport.

Questa tecnica si basa sul funzionamento dei neuroni specchio, un tipo di neuroni che “copiano”, anche senza che noi ce ne rendiamo conto, le espressioni e i movimenti delle persone che abbiamo di fronte e con cui stiamo parlando.

La prossima volta che avrai una conversazione sufficientemente lunga con una persona prova a fare caso a questo tipo di adattamento. Il volume della voce, il modo di parlare, le espressioni, tendono ad allinearsi e ad essere simili alla persona con cui si dialoga. Anche la postura e i gesti tendono a corrispondere.

Il fatto che due persone che interagiscono tendano ad assumere simili espressioni e ad allineare i comportamenti non verbali favorisce naturalmente un’empatia reciproca che

Dato che il linguaggio dell’interlocutore, verbale e non verbale, riflette la sua visione personale dell’esperienza, il fatto di allinearsi al modo di parlare e alla postura permette di allinearsi sulla sua psicologia e di stabilire un rapport. Per questo, una delle tecniche che spesso vengono menzionate per rendere la comunicazione più efficace è proprio quella di ricalcare, ovviamene non in maniera vistosa, i movimenti dell’interlocutore.

 

Qui alla Viking speriamo che questi consigli su come migliorare la comunicazione e affrontare l’ansia di parlare in pubblico possano tornarti utili nella vita lavorativa.
Hai dei dubbi e vuoi scriverci? Vuoi segnalarci altre pratiche di PNL di cui vorresti che parlassimo? Contattaci sulla pagina Facebook Viking Italia.