Categoria: Idee

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Idee
17/09/2020

Esiste il segreto della felicità, e l’hanno scoperto gli scienziati della felicità, veri e propri ricercatori all’incrocio tra discipline storiche e consolidate come la psicologia, l’economia e la sociologia, e nuovi campi di ricerca come le neuroscienze, la metamedicina e la fisica quantistica. E gli scienziati della felicità hanno trovato la pietra filosofale della loro ricerca, ovvero ciò che hanno in comune tutte le persone che si dichiarano felici. In parte dipende dal nostro controllo, parte è tutta genetica, e parte purtroppo da fattori esterni che non sono sotto il controllo individuale. Per cui no, la risposta non è univoca, non sono né solo i soldi né solo l’amore, ma ben 9 cose che rappresentano il vero segreto della felicità.

1. Forti relazioni personali
Gli anziani più felici sono quelli che nel tempo hanno coltivato forti relazioni personali che continuano anche nella terza età.

2. Avere tempo (più che soldi)
Davanti al dilemma se avere più tempo o più soldi a disposizione le persone che si dichiarano felici scelgono sempre il tempo.

3. Non avere problemi economici
Lapalissiamo, ma ha senso: c’è un livello di salario oltre il quale il benessere non aumenta progressivamente alla felicità. E quel livello è stao stimato per gli USA in 75.000 dollari / anno. Abbastanza per vivere agiatamente ma non tale da creare l’ossessione per il denaro.

4. Essere gentili
Le persone gentili, che donano il proprio tempo gratuitamente agli altri, dai piccoli favori al volontariato, sono sempre, invariabilmente, felici.

5. Una vita attiva e sportiva
Sarà la serotonina, sarà l’autostima, sarà il benessere fisico, ma chi si ritaglia del tempo per fare un ’bout di sport o rimanere almeno attivo si dichiara anche sempre felice.

6. Comprare esperienze, non oggetti
Chi spende i propri soldi (vedi punto 3) in esperienze anziché in oggetti si dichiara sempre felice. Più felice per un viaggio che per l’auto nuova. Ma ci sono anche degli oggetti – come i libri, o l’attrezzatura sportiva – che danno gioia perché permettono di fare esperienze (e non costano necessariamente come un’auto)

7. Rallentare e meditare

La vita frenetica è nemica della felicità (o forse ne è una forma illusoria ed effimera). È la capacità di rallentare, meditare e godere dei piccoli dettagli della vita (un profumo, un sapore, uno scorcio) a caratterizzare chi si dichiara sempre, incondizionatamente, felice.

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16/09/2020

Ora che la fase più acuta dell’emergenza Coronavirus sembra terminata e molte aziende e attività stanno cercando di tornare ai ritmi pre-COVID, c’è una questione in più da affrontare: se ritornare tutti in presenza in ufficio, con le limitazioni imposte dal fatto che la pandemia non è finita e il contagio è sempre possibile, rimanere al 100% in modalità da remoto, oppure adottare una forma mista, parte in presenza e parte da remoto, come hanno deciso di fare anche molte scuole in tutta Italia.
Ma soprattutto, passata la fase emergenziale, molte aziende e attività stanno cercando di inquadrare meglio le differenze tra Smart Working e Telelavoro. Considerando che ciò che è stato fatto da marzo all’estate, con il blocco improvviso, i divieti alla circolazione, le limitazioni all’accesso alle strutture aziendali, non è stato ragionevolmente né Smart né Telelavoro.
A passare sopra a tutte le implicazioni contrattuali e gerarchiche ci aveva pensato il DPCM del 26 aprile 2020, che di fatto imponeva il ricorso alle modalità di lavoro da remoto per chiunque fosse in grado di farlo. Ma tra Smart Working e Telelavoro ci sono profonde differenze, non solo contrattuali ma anche organizzative, comunicative e relazionali.
Il Telelavoro esiste da molto tempo in Italia, l’ultimo inquadramento di legge è quello del 2004, c’è un contratto nazionale e precisi vincoli sia da parte dell’azienda che da parte del lavoratore: la separazione tra attività lavorativa e famigliare o personale, obbligo di controlli e verifiche da parte del datore di lavoro, obbligo di riposo per il lavoratore (almeno 11 ore al giorno, e sicuramente dalle 24 alle 5 del mattino) e verifiche sulla sicurezza per il dipendente e l’apparecchiatura. In pratica è come il lavoro in presenza, solo che svolto in altra sede.
Lo smart working è tutta un’altra cosa. Anche il lavoro ha alcuni vincoli “contrattuali” (per esempio a parità di mansione deve corrispondere parità di trattamento economico) ma cadono tutti i vincoli di subordinazione. Non c’è un orario preciso di lavoro né un luogo preciso in cui svolgerlo e l’unico rapporto è quello che prevede il raggiungimento degli obiettivi aziendali. In pratica, dato un compito o un obiettivo, lo spazio e il tempo sono autodeterminati, nel bene e nel male.
È allora evidente che lo Smart Working è di fatto un nuovo paradigma di lavoro che mette al centro le competenze del lavoratore, la sua responsabilità nei confronti dell’azienda, e da parte del datore di lavoro un nuovo patto di fiducia legata ai risultati e non alla presenza o all’orario.
Ovviamente uno switch di paradigma così profondo, importante e per certi versi rivoluzionario non poteva avvenire di colpo nei giorni tumultuosi del lockdown. Ma è altrettanto evidente che ora, con le diverse modalità di lavoro che la ripartenza ci impone, e la necessaria flessibilità con cui dovremo reagire ai picchi e cali del contagio, anche le aziende, e con esse i lavoratori, dovranno capire se per i propri obiettivi e la propria organizzazione sarà meglio un normale telelavoro o una vera e propria modalità smart e agile.

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11/09/2020

È appena stata lanciata una petizione su Change.org dal titolo che lascia pochi dubbi: “Promuoviamo la bellezza della scrittura a mano”. Scrittura a mano, con penne o matite, su fogli e supporti di carta, ma soprattutto scrittura a mano nel senso di tornare a scrivere in corsivo. E non è un fatto nostalgico ma, come stanno facendo notare sempre più pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva e insegnanti, scrivere a mano in corsivo è vitale per lo sviluppo cognitivo dei nostri ragazzi.
Abbiamo scritto a mano per migliaia di anni, dagli antichi sumeri fino a pochi decenni fa, quando ancora a scuola c’era l’ora di calligrafia. Poi i tempi sono cambiati, la scrittura elegante, chiara e comprensibile in corsivo, eseguita con la penna stilografica, è stata messa in soffitta, dimenticata come un orpello superfluo, e in più è arrivato anche il mondo digitale, che ha spazzato via le lettere e le cartoline scritte a mano ma anche buona parte della didattica a scuola. Il lockdown, con la DAD, la didattica a distanza, potrebbe essere il colpo fatale allo scrivere a mano.
Eppure, dai promotori della petizione – l’archeologo e scrittore Carlo Di Clemente insieme al blogger Stefano Molini – a numerosi pedagogisti, psicologi e insegnanti, si alza il grido d’allarme: scrivere bene a mano, in corsivo, non è solo una questione formale ed estetica ma riguarda lo sviluppo cognitivo.
Scrivere a mano in corsivo è un gesto elegante, fluido, continuo e coerente che mette in forma grafica i pensieri, e il tempo necessario a dare forma grafica alle lettere e ai collegamenti che formano le parole è il tempo necessario allo sviluppo del pensiero, alla creazione delle connessioni cerebrali che, pezzettino dopo pezzettino, costituiscono la lunga strada dello sviluppo cognitivo dei bambini.

Come dichiara il pedagogista Daniele Novara a La Stampa:
La scrittura a mano. Non è un optional, rispetto a quella digitale, ma esattamente l’opposto. Non c’è nulla che possa prendere il suo posto per lo sviluppo di quelle capacità neuromotorie di cui i bambini di oggi hanno estremo bisogno. La scuola dovrebbe evitare di far leggere o scrivere i ragazzi su supporti digitali anche perché studi scientifici hanno ampiamente dimostrato come nei primi anni di vita, l’accesso a pc, tablet e smartphone preclude la connessione neuro-cerebrale tra pensiero e manualità creando ritardi nello sviluppo del linguaggio, parlato e scritto.
In Inghilterra hanno reintrodotto la penna stilografica, in Francia il dettato, e in Italia si riscontrano sempre più casi di disturbo dell’apprendimento, come dichiara lo psicoterapeuta dell’età evolutiva Federico Bianchi di Castelbianco:
La perdita del corsivo è alla base di molti Disturbi dell’Apprendimento segnalati dagli insegnanti della scuola primaria e che rendono difficile tutto il percorso scolastico. Scrivere in corsivo vuol dire tradurre il pensiero in parole, in unità semantiche, mentre scrivere in stampatello vuol dire invece sezionarlo in lettere, spezzettarlo, negare il tempo e il respiro della frase
Scrivere a mano significa pensare con il giusto tempo a quello che si sta scrivendo, a quello che si vuole dire, ed è un gesto funzionale alla crescita personale, cognitiva e psicologica. Per questo bisognerebbe tornare a scrivere in corsivo, soprattutto a scuola.

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06/09/2020

Cinismo e arrivismo non servono per fare carriera. Al contrario gentilezza, empatia e spirito collaborativo sono le chiavi del successo nel lavoro. Strano? Eppure è quanto emerge da uno studio dell’Università della California a Berkeley e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences con il titolo di “People with disagreeable personalities (selfish, combative, and manipulative) do not have an advantage in pursuing power at work”.

Freddezza, calcolo, cinismo, distacco e spirito calcolatore non sono gli strumenti adatti per scalare le gerarchie aziendali. Al contrario in alto arrivano le persone estroverse, empatiche e tali da creare distesi rapporti interpesonali.
I ricercatori USA sono partiti dai 5 tratti della personalità individuati dalla teoria psicologica dei Big Five, e si sono in particolare sofferma sul binomio gradevolezza / sgradevolezza delle persone che hanno raggiunto ruoli apicali nel corso dei 14 anni durante i quali sono stati sottoposti i questionari. Le persone gradevoli sono cooperative, empatiche, affabili e collaborative, al contrario quelle sgradevoli sono egoisti, freddi, duri e insensibili.
I due tratti sono stati poi messi in relazione col prestigio sociale, il potere in azienda e la condizione economica raggiunta all’interno delle organizzazioni aziendali indagate. E – sorpresa! – chi è duro, ostile e competitivo non fa più carriera di chi è cordiale e collaborativo.
È la rivincita dei buoni? In qualche senso sì. Buoni nel senso di assertivi, empatici, aperti, sinceri e generosi, in contrapposizione all’idea che vuole i manager e i capi duri, impositivi, freddi e inavvicinabili. Ma attenzione: non è che i duri egoisti non arrivino affatto ai ruoli apicali. Ci arrivano anche loro, e spesso il loro comportamento può essere distruttivo nei confronti di colleghi, collaboratori e dell’azienda nel suo complesso.

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07/08/2020

Lavorare ad agosto è sempre più un’opzione, e non solo in questo 2020 post lockdown e ancora prigioniero del Coronavirus. In effetti c’è chi ad Agosto non rinuncerebbe alle ferie per nulla al mondo, nonostante l’affollamento e i prezzi alti, e non ci ha rinunciato nemmeno quest’estate. Ma c’è anche chi invece le vacanze preferisce farle prima o dopo e passare agosto in ufficio. Oppure a casa a lavorare in smartworking. Anche perché ci sono degli indubbi vantaggi nel lavorare ad Agosto.

1. Ufficio (quasi) vuoto

Per qualcuno è una tristezza ma, dopo l’esplosione del COVID-19, per molti ha l’indubbio vantaggio di garantire il distanziamento sociale ed evitare gli assembramenti con tutte le conseguenze del caso, dalla mensa agli spazi comuni. E comunque per molti lavorare la settimana di ferragosto ha il vantaggio di favorire la concentrazione e ridurre il tempo perso.

2. Tutti in ferie

Potrebbe far scattare l’invidia, oppure dare il vantaggio di non essere tempestati di telefonate e mail con richieste che interrompono continuamente i propri compiti. Certo, bisogna avere i nervi saldi e non pensare che mentre si è davanti al computer c’è chi è sotto l’ombrellone o in montagna al fresco.

3. Maggior concentrazione

È la conseguenza dei due punti precedenti, ed è il motivo per cui molti manager cominciano a lavorare molto presto la mattina: potersi concentrare sui compiti strategici, concettuali e che richiedono maggior focalizzazione. E i mese in cui molti (se non quasi tutti) sono in vacanza è perfetto per togliersi un ’bout dalle incombenze quotidiane e pensare alle strategie. A maggior ragione in questo 2020, in cui sarà prima o poi necessaria una vera ripartenza.

4. Meno traffico

Già il traffico era calato per via dello smartworking, ma è indubbio che ad agosto c’è meno traffico nelle città. Il che si traduce in tempi ridotti per il tragitto casa – lavoro, meno stress, e più tempo a disposizione per sé, i propri hobby, lo sport e la famiglia.

5. Smart working

Lo smart working e il lavoro da remoto lo abbiamo imparato obtorto collo con il lockdown e l’esplosione dell’epidemia. Ma ora, se l’azienda lo prevede, vi si può ricorrere anche per lavorare ad agosto dalla villeggiatura, magari mentre la famiglia si gode la vacanza e in attesa di darsi il cambio nell’accudire i figli. E da questo punto di vista ha numerosi, indubbi vantaggi come si può leggere qui.

6. Più produttività

Se i colleghi sono diligenti e hanno lasciato tutto in ordine la produttività si impenna e si riuscirà a fare di più in meno tempo. Insomma, si innesca un circolo virtuoso, che può migliorare anche l’autostima.

7. Godersi la città

In agosto le città si svuotano, anche se questo da anni non significa più il cartello “Chiuso per Ferie” appeso ovunque. Ma questo è un agosto particolare, sono le vacanze del turismo di prossimità, e lavorare anche ad agosto può essere anche l’occasione per (ri)scoprire la propria città con occhi diversi o dedicarsi a piccole gite serali o nel weekend alla scoperta del proprio territorio.

Idee
30/07/2020

Le vacanze sono finalmente alle porte, e con esse il tanto sospirato relax. Tanto più sospirato dopo questi lunghi mesi di lockdown, misure di contenimento dell’epidemia da COVID-19, smart working e incertezze. Insomma, che si parta per qualche località di villeggiatura o che si resti a casa, ci vorrebbe proprio di riuscire a dimenticare il lavoro, almeno per qualche giorno. Cosa difficile perché il lavoro, l’ufficio, le incombenze e tutti i problemi rimangono lì, in un angolo della nostra attenzione. E questo non è bene, perché una vacanza deve davvero servire per ricaricare le pile e tornare a lavorare (in ufficio o a casa) carichi e desiderosi di ricominciare. Ma come fare allora a staccare davvero con il proprio lavoro, almeno per qualche giorno, e vivere completamente la vacanza anche dal punto di vista mentale? Con almeno 5 semplici stratagemmi.

1. Cambiare abitudini. Completamente.

La vacanza è tale perché è libertà, e stravolgere le consuetudini è il primo passo per sentirsi liberi. Può significare prendersi tutto il tempo per fare colazione anziché prendere un caffè al volo come quando si deve correre in ufficio. Può significare un riposino a metà pomeriggio, o il piacere di leggere il giornale cartaceo sotto l’ombrellone anziché la solita versione digitale da sfogliare rapidamente. Oppure tenere spento lo smartphone fino a tardi, anziché accenderlo appena svegli. Insomma: stravolgere i gesti ormai automatici è il primo passo per capire che la vacanza è cominciata davvero.

2. Riservare pochi minuti al giorno alla mail.

Ok, magari non tutti possono dimenticare completamente la posta elettronica e i messaggi, compresi quelli di lavoro. Ma se proprio non è possibile, almeno che siano limitati a pochi minuti al giorno: un quarto d’ora, magari dopo pranzo, e rispondendo solo e soltanto alle cose importanti. Per il resto del tempo connessione dati disattivata e libertà di essere n vacanza.

3. Andare offline.

Certo, smartphone e tablet ci risolvono un sacco di problemi, compresi quelli di trovare la strada, scegliere il ristorante, prenotare l’albergo e così via. Ma insomma, anche un po’ di spirito analogico non guasta.

4. Non parlare di lavoro.

Sì, capita, e pure spesso: si è in vacanza ma si parla di lavoro, con il partner, con i vicini di ombrellone, con gli amici di sempre. Ecco, un bel divieto al parlare di lavoro aiuta a dimenticare, almeno per qualche giorno, quello che ci aspetta al nostro rientro.

5. Staccare completamente.

I più temerari riescono a spegnere completamente smartphone e tablet per giorni interi o per più giorni. Ma se non potete concedervi questo lusso può bastare anche qualche ora, per esempio per il tempo necessario a fare una escursione nella natura, o una gita in barca, o una visita a un museo o un acquario in compagnia della famiglia senza dover rispondere a chiamate e messaggi ma concedendosi il piacere di avere tutte le attenzioni per sé e per i propri cari.