Categoria: Idee

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Idee
12/11/2019

Viking ha organizzato in passato eventi creativi con bloggers italiani. Amiamo usare il nostro ufficio e diversi materiali in modo creativo tutto l’anno ed è naturalmente particolarmente bello quando il periodo più bello dell’anno è proprio dietro l’angolo, il Natale!

Per festeggiare un Natale speciale, abbiamo quest’anno qualcosa di straordinario, un progetto fai da te per rendere le feste piene di amore e di creatività. Ed è per questo che abbiamo invitato dei bloggers creativi a partecipare al nostro progetto natale #vikingxmasdiy.
I NOSTRI LABORATORI DI NATALE
Calendario dell’avvento fai da te 
Abbiamo messo insieme tutto il necessario per un calendario dell’avvento fai da te, dalle piccole mini buste, al legno rustico, al filo e altre sorprese colorate, i bloggers possono esprimersi in modo creativo.

Set per timbro
Con un set per fare un timbro, i bloggers possono intagliare un timbro di gomma festivo. La loro creatività non ha possono selezionare liberamente il motivo e disegnarlo con una matita sulla gomma prima di intagliare!
Sorprese festive
Dalle palline dell’albero di Natale agli angeli e ai biglietti di auguri, abbiamo programmato alcune sorprese festive. Con una penna calligrafica, è necessaria una mano ferma e questo vale anche per gli altri utensili decorativi. Per questo abbiamo inviato un sacco di fogli per fare esercizio e carta riciclata per la brutta copia.

Natale è un momento per la famiglia e gli amici, ma l’atmosfera di festa si sta diffondendo anche in ufficio. Il freddo e il buio alla fine dell’anno possono essere meglio sopportati con vin brulè e biscotti di Natale. In ufficio le decorazioni natalizie rendono il luogo di lavoro più invitante e i nostri blogger mostrano come si può facilmente fare decorazioni magiche di Natale con alcuni utensili da scrittura e di lavorazione, il tutto fai da te!

Se anche tu hai voglia di dare sfogo alla tua creatività per le decorazioni natalizie, lasciati ispirare dall’hashtag: #VikingXmasDIY

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Sei già nello spirito natalizio? Condividi le foto delle tue decorazioni natalizie fatte in casa con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
08/11/2019

Ci sono bugie che tutti dicono nel CV. Ora, dal punto di vista legale “gonfiare” alcune informazioni nel proprio curriculum non è un reato: lo è solo nel momento in cui si falsificano le carte, cioè si mente davvero, millantando per esempio una laurea che non si ha, e nel caso si parla di truffa, con pene dai 3 ai 6 mesi di reclusione. Però è fuori di dubbio che millantare competenze, esperienze e altri dati non veritieri non è certo il modo migliore per cominciare un rapporto di lavoro. Certo, il datore di lavoro avrebbe il periodo di prova per rendersene conto, ma anche pensando di superarlo senza inghippi c’è poi tutta una relazione professionale da portare avanti nel tempo e farsi scoprire a cose fatte potrebbe essere ancor più problematico. Ma quali sono le bugie che tutti dicono nel CV e sulle quali pensano di farla franca? Più o meno sempre gli stessi, e più o meno sempre quelle 5.

1. Il titolo di studio

Viviamo nel paese in cui un titolo di studio non si nega a nessuno, e in cui chiunque, in determinate condizioni, può essere appellato come “dottore”. Sì, l’ossessione del titolo di studio è ancora ben presente nel nostro Paese, come sanno i recruiter che molto spesso si trovano davanti a titoli di studio gonfiati se non propriamente millantati (il caso più comune? Qualche esame in università che diventa a distanza di anni una vera laurea).

2. La conoscenza delle lingue

“Noio volevàn savoir l’indiriss”: alla fine ci arrangiamo sempre, e un ’bout di inglese, di francese e di spagnolo riusciamo sempre a metterlo insieme. Ma un conto è ordinare tapas, croissant o beer in vacanza, un altro sostenere una conversazione professionale in ambito lavorativo. Eppure dal punto di vista dei recruiter millantare la conoscenza di lingue a malapena comprese è la second bugia più diffusa nei CV: un conto è infatti certificare le proprie competenze linguistiche, un altra infilarci un “inglese scolastico” e poi provare a cavarsela. Ma davanti a chi prova a cavarsela ma non riuscirebbe a comprare un biglietto della metropolitana a Londra i recruiter si arrabbiano, e anche parecchio.

3. L’ultima posizione occupata

Come l’appellativo di “dottore”, anche quello di “manager” non si nega a nessuno, e la tentazione di autopromuoversi a ruoli e posizioni superiori a quelle reali è fortissima. In fondo mica il recruiter andrà a chiedere al proprio capo se davvero in quel momento stiamo davvero occupando quella posizione di prestigio e responsabilità, no? Eppure i recruiter non sono così disarmati, e con poche, inaspettate domande possono smascherare anche il candidato più scafato. E con la reputazione se ne vanno anche le chance di avere quel lavoro.

4. Lo stipendio

Be’, è la diretta conseguenza del punto precedente: se mento sulla posizione occupata, facendo l’auto-upgrade, non devo mentire sullo stipendio? Però anche qui, le bugie hanno le gambe corte, e una RAL incongruente non è così difficile da smascherare per dei recruiter che ogni giorno tastano il polso al mercato del lavoro. E davanti a una menzogna così evidente non c’è next step che tenga: l’onestà è ancora un valore per chi si occupa di candidati.

5. Hobby e interessi

Sembra incredibile, ma si mente anche sugli hobby e gli interessi. Vero che le soft skill sono la nuova frontiera del recruiting, dato che pare dicano di un candidato molto di più delle sue nude e crude competenze professionali. Però se scrivere “barbecue” tra gli hobby sembra troppo banale, dal punto di vista di un recruiter è molto più interessante scoprire che sappiamo davvero tutto su come fare una grigliata perfetta anziché millantare di essere forti lettori e spendersi nel volontariato per poi scoprire che l’ultima lettura era il libro di barzellette su Totti e l’ultima buona azione è stata sistemare tavoli e sedie dopo la festa di fine anno scolastico di figli ormai maggiorenni.

Idee
05/11/2019

Amici sul lavoro, sì o no? Chiunque lavori in un ufficio di più persone può aver considerato almeno una volta, e almeno un/a collega, come amici: si passano molte ore al giorno fianco a fianco, per buona parte dei giorni dell’anno, si condividono esperienze professionali, positive o negative che siano, ci sono dei momenti di relax da passare assieme, dal pranzo alla pausa caffè, e inevitabilmente esce anche qualcosa di personale, dai problemi di salute ai figli. E però, le relazioni che si instaurano in ufficio possono davvero essere di amicizia? E nel caso in cui lo fossero, è positivo o negativo?
Amici sul lavoro: il lato oscuro delle relazioni professionali
Sul fatto di poter essere o meno amici sul lavoro anche i ricercatori che si occupano professionalmente di indagare queste dinamiche sono discordanti. Uno degli ultimi studi è stato pubblicato dall’Academy of Management Review e ha un titolo che non lascia spazio a dubbi: Friends Without Benefits: Understanding the Dark Sides of Workplace Friendship. La ricerca parte dalle caratteristiche fondamentali delle relazioni di amicizia (informalità, volontarietà, visioni comuni e aspetti socio-emotivi) e da quelle dei rapporti professionali (ruoli formali, vincoli involontari, scambi professionali e obiettivi strumentali). Tradotto: gli amici si frequentano quando vogliono, come vogliono, la pensano più o meno uguale su molti aspetti e condividono tempo ed esperienze per il piacere di farlo; i colleghi sono obbligati a frequentarsi secondo orari e modalità stabilite dal datore di lavoro, non necessariamente la pensano allo stesso modo, e devono collaborare per raggiungere un fine, che è quello dell’azienda.
Amici sul lavoro o solo colleghi?
C’è di più, perché negli uffici tra le persone si instaurano necessariamente tensioni latenti che possono non combaciare con i rapporti di amicizia: le relazioni economiche (c’è chi guadagna di più seppur ricoprendo ruoli simili), la competizione per gli avanzamenti di carriera, i vantaggi eventuali di svolgere determinati compiti, i rapporti con i superiori. Tutti aspetti che generano tensioni più o meno evidenti e che difficilmente possono essere superati da una relazione d’amicizia.

Tuttavia c’è anche chi – per esempio un gruppo di ricercatori della Rutgers University – sostiene che invece l’amicizia sul lavoro non solo è possibile ma è anche positiva: chi considera i colleghi, o almeno alcuni di essi, come amici sarebbe anche più efficiente, produttivo, disposto a un maggior coinvolgimento personale nel lavoro e in definitiva un lavoratore su cui fare affidamento. A sostegno di questa tesi anche un esperimento pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin che ha confrontato le performance di squadre di lavoro composte da amici con quelle di squadre di lavoro composte da estranei: le squadre di amici performerebbero di più e meglio di quelle composte da estranei.

Che fare quindi? Coltivare rapporti di amicizia oppure limitarsi a relazioni formali e professionali? Forse il segreto è non farsi illusioni, godere di relazioni più amichevoli e sincere rispetto a quelle puramente professionali, accettare i rapporti formali quando non c’è feeling, e provare a vivere al meglio le molte ore, e i molti giorni, che si passano in ufficio, fianco a fianco con i colleghi.

Idee
29/10/2019

Che tu sia alla ricerca di un nuovo impiego o di un ruolo di maggiore responsabilità all’interno della tua azienda o se sei un lavoratore autonomo intento ad acquisire nuovi clienti, è indispensabile aggiornare il curriculum in modo che riporti tutte le esperienze e competenze acquisite e pertinenti. In questi casi, il curriculum si differenzierà da chi è invece alle prime armi e ci saranno elementi da evidenziare o da eliminare di conseguenza. È importante infatti mettere in luce i risultati ottenuti e le lezioni apprese nel corso dell’esperienza professionale già compiuta. In rete, troviamo numerosi consigli al riguardo. Noi li abbiamo voluti riassumere in quelli che riteniamo essere di maggiore importanza per aiutarti a valorizzarti nel modo giusto!
Informazioni personali
Con la tecnologia che ci circonda nell’era in cui viviamo, sfruttiamo sempre di più piattaforme come LinkedIn per cercare nuovi lavori o clienti nel corso dell’avanzamento sul nostro percorso professionale. È quindi importante disporre di un profilo aggiornato e ben strutturato, inserendone il link nel curriculum con l’URL personalizzato con il proprio nome e cognome. La tecnologia comporta inoltre una minore interazione per posta; consigliamo quindi di eliminare l’indirizzo postale, anche per evitare possibili furti di identità, lasciando solamente la città in modo da consentire a selezionatori o clienti di avere un’idea della tua ubicazione o del fuso orario in cui ti trovi per organizzare eventuali colloqui o telefonate. Ti consigliamo infine di eliminare eventuali hobby se non direttamente collegati a ciò per cui stai presentando domanda, e informazioni personali come lo stato civile.
Obiettivi professionali
È vero che può risultare scontato inserire un obiettivo professionale per una posizione per la quale si fa domanda. Tuttavia, quando non si è più alle prime armi, è possibile che nel curriculum siano presenti diverse esperienze non sempre simili e coerenti tra loro o vari ruoli che rientrano in un percorso di ascesa e di sviluppo professionale. Anche laddove decidiamo di pubblicare il nostro curriculum su un portale di ricerca del lavoro senza necessariamente utilizzarlo per rispondere a un annuncio – ma dove può essere visualizzato da potenziali clienti o selezionatori – è importante garantire massima chiarezza sul ruolo che desideriamo ricoprire. Detto questo, è bene considerare anche eventuale esperienza lavorativa non pertinente con il ruolo in questione e valutare se è il caso di eliminarla. Consigliamo, infine, di inserire un breve riepilogo sul modello di quello presente su LinkedIn in quanto consente di avere a colpo d’occhio e come introduzione al resto del CV un breve riassunto dell’esperienza maturata, sottolineando le competenze più rilevanti. Quest’ultime possono inoltre essere elencate a parte per metterle in risalto agli occhi del selezionatore ma anche dei software spesso utilizzati per l’analisi dei curriculum.

Esperienze e conoscenze pertinenti
L’esperienza lavorativa, quando non si è più agli inizi, dovrebbe sottolineare i risultati ottenuti nei ruoli ricoperti (ad esempio, clienti di spicco per i quali si ha lavorato) e l’eventuale maggiore responsabilità acquisita. Generalmente, sono gli ultimi 15 anni ad avere maggior peso agli occhi di potenziali selezionatori o clienti interessati al nostro profilo. Consigliamo quindi di esaminare le esperienze più datate ed eliminare eventuali stage o tirocini formativi in quanto saranno utili solamente nei primi mesi dopo aver concluso gli studi. Per quanto riguarda il percorso di studio ed eventuali corsi di formazione o aggiornamento, raccomandiamo di mantenere solamente ciò che è veramente essenziale, pertinente e che mette in luce il raggiungimento di un importante traguardo in linea con il nostro obiettivo professionale, eliminando quindi votazioni e singoli corsi che aumenterebbero il quantitativo di pagine a scapito della chiarezza.
Attenzione al design
All’inizio della carriera professionale, si può essere tentati dal redigere il curriculum in maniera graficamente creativa per attirare l’attenzione di selezionatori o clienti. Sebbene questa sia una carta sempre valida per ruoli che hanno la creatività nel proprio DNA (ad esempio per un grafico pubblicitario), riteniamo che – per altre posizioni e in uno stadio più avanzato del percorso professionale – sia indispensabile garantire la massima chiarezza. Sia i selezionatori sia i software appositamente progettati per la selezione del personale, cercheranno determinate informazioni in parti specifiche del documento. Consigliamo di usare inoltre elenchi puntati per informazioni da mettere in risalto, come le competenze acquisite o i risultati ottenuti.

Elementi da evitare
Parlando di grafica, alcuni candidati in ruoli più tecnici potrebbero valutare l’inserimento di grafici, immagini o tabelle. Sebbene questa possa essere una scelta creativa e potenzialmente adatta a certe posizioni, noi consigliamo di optare per l’immediatezza del testo – anche per garantire che il curriculum venga letto senza errori da eventuali software e sia a prova di distruggi documenti. Sempre allo scopo di garantire chiarezza, raccomandiamo infine di evitare la terminologia specifica solo della propria azienda o settore, in particolare se si sta cercando di trasferire le proprie competenze per ricoprire una posizione in un altro campo o nel caso di lavoratori autonomi in cerca di clienti diretti che potrebbero non sempre essere al corrente di tale terminologia specifica.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto qualche consiglio interessante per apportare modifiche e migliorare il curriculum in una fase più avanzata del percorso professionale. Hai altri consigli che vorresti condividere? Comunicaceli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
23/10/2019

Per non prendere l’influenza dai colleghi d’ufficio è inutile sperare: con l’autunno e i primi freddi cominciano a circolare anche le infezioni batteriche che provocano raffreddori e influenza, e spesso qualche giorno di malattia è da mettere nel conto. Però ci sono anche comportamenti e abitudini sbagliati che possono trasformare un ufficio in una specie di lazzaretto, con i dipendenti sopravvissuti che lavorano tra starnuti e medicinali e gli altri a casa, a letto, forzatamente improduttivi.
Come non prendere l’influenza dai colleghi d’ufficio
Che fare allora per evitare il dilagare delle infezioni virali e difendersi, per quanto possibile, dagli attacchi di influenza e raffreddore dei colleghi?
Rimanere a casa
Sì, bando agli eroismi: se colpiti dall’influenza, la cosa migliore da fare, per sé e per gli altri, è rimanere a casa ed evitare di portare in giro germi, virus e batteri in ambienti chiusi e promiscui come quelli dell’ufficio. E non è così scontato, se è vero che secondo un sondaggio di ORC International per conto di Kimberly-Clark Professional, 6 dipendenti su 10 si recano al lavoro benché ammalati e il 57% degli impiegati sarebbe disposto a dire ai colleghi malati di restare a casa
Lavarsi le mani
Anche a costo di apparire schizzinosi. Le mani sono l’arto che normalmente più entra a contatto con il mondo che ci circonda, e per limitare il proliferare delle infezioni il miglior consiglio è quello di lavarsi spesso le mani: dopo averle strette a qualcuno apparentemente malato, dopo essere stati in bagno, alla macchinetta del caffè, alla fotocopiatrice o presso qualunque altro oggetto promiscuo, e ovviamente dopo aver starnutito. Nel dubbio, vanno benissimo anche i fazzoletti o le tovagliette umidificate, perché il 36% di chi è malato non ha problemi a non farsi stringere la mano
Usare i fazzoletti una sola volta
Sì, i fazzoletti usati che permangono in bella vista sulla scrivania non sono solo un orrore, ma anche un veicolo di infezione. I fazzoletti usa e getta – come dice il nome – si usano e si gettano. E comunque non tenerli in tasca o nella manica del maglione.
Stare a distanza dai colleghi
Siete malati ma non potete stare a casa? Ok, però mantenete le distanze: cercate una saletta appartata, avvisate di non avvicinarsi troppo a voi, partecipate alle riunioni da remoto, fate quello che vi pare ma mantenete le distanze. I colleghi ringrazieranno: un colpo di tosse viaggia a 80 km all’ora e veicola fino a tremila particelle infette.
Disinfettare tastiere, telefoni e scrivanie
Germi, virus e batteri sostano su ogni superficie: se tastiere, computer, telefoni o scrivanie sono in condivisione, pulitele con una salviettina umida e/o disinfettante prima e dopo averli usati. Nel dubbio chiedete specificamente che venga fatto da chi si occupa delle pulizie in ufficio.
Mantenete una temperatura corretta in ufficio
Ovvero tra i 20°C e i 22°C massimo. Non di più. E i motivi sono spiegati qui.
Far prendere aria all’ufficio
Se potete, aprite le finestre, per esempio in pausa pranzo: germi, virus e batteri ristagnano dove l’aria non circola, e non è l’aria fredda a provocare l’influenza, anzi. Far circolare l’aria permette di diluire e allontanare la presenza degli agenti virali.

Idee
22/10/2019

Prendere appunti a mano è meglio che registrare, audio e video, e anche che prendere appunti scrivendo con il computer. Sì, il caro, vecchio (e per molti ormai obsoleto) sistema di scrivere a mano quando si segue una lezione o si partecipa a una riunione sarebbe più efficace di tutti gli strumenti che la tecnologia è in grado di metterci a disposizione oggi. A dirlo è una ricerca pubblicata su Psychological Science (dall’eloquente titolo The Pen Is Mightier Than the Keyboard) e per almeno 3 motivi.
Prendere appunti a mano impone di selezionare
Certo, registrare significa non perdere nulla di quanto viene detto, il che spesso calma l’ansia di molti, soprattutto studenti. E anche le famigerate minute of meeting, o verbali di riunioni, si lasciano sfuggire ben poco di quanto viene detto. Poi però tutta quella massa di informazioni è di nuovo da vagliare, ragionare, concettualizzare, cosa che invece avviene in automatico quando sei costretto a scrivere a mano, con la penna su un blocco note, e per forza devi selezionare le informazioni importanti e tralasciare quelle ininfluenti. Selezionare significa analizzare in modo critico, e analizzare in modo critico significa concettualizzare, cioè memorizzare.
Scrivere a mano mantiene attivo il cervello
È la prima conseguenza del punto precedente: registrare tutto significa operare in modo passivo, selezionare invece è un processo attivo, che accende il cervello e lo mantiene sveglio, giovane, performante. C’è anche una ragione neurocognitiva: digitare al computer significa semplicemente premere un tasto, ed è un gesto sempre uguale a se stesso scrivere a mano significa fare un segno grafico diverso per ogni lettera, e un insieme di segni grafici diversi per ogni parola, e questa variabilità di gesti della mano attiva diverse regioni del cervello correlate al pensiero, al linguaggio e alla memoria.
Scrivere aiuta a farsi delle mappe mentali
Quello delle mappe mentali è un metodo estremamente efficace per selezionare, organizzare, memorizzare e rielaborare le informazioni e non c’è nulla di più efficace per costruirsi, più o meno consapevolmente, le proprie mappe mentali che scrivere a mano. Vale per gli appunti durante una telefonata, vale per le lezioni scolastiche, vale per i punti salienti di una riunione, vale per elaborare un progetto più o meno grande.