Categoria: Idee

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Idee
30/07/2019

Essere un bravo capo può essere più difficile di quanto si pensi, oppure più facile, almeno in teoria. Anzi, volendo riassumere molto, le caratteristiche di un bravo leader possono essere anche solo 4: saper organizzare, saper innovare anticipando il mercato, saper pianificare, in particolare la politica di recruiting, saper controllare la propria emotività, anche in relazione agli alti e bassi dell’azienda. Appunto, detta così può sembrare facile, ma poi in pratica è molto più difficile di quanto si pensi.

In ogni caso guidare un’azienda, o anche solo un suo dipartimento, è un’impresa faticosa e al limite del titanico, anche perché si è sempre sotto l’occhio critico, se non ipercritico, dei propri collaboratori. Dovendo anche tener conto delle differenze di genere e del fatto che ciò che è apprezzato dai maschi non necessariamente lo è dalle donne, e viceversa. E allora quali sono, per le donne, i pregi e i difetti di un bravo capo? La risposta può arrivare da uno studio promosso da Espresso Communication sulle qualità più apprezzate e sui difetti meno sopportati di un capo.

Tra le prime, dal punto di vista femminile, sicuramente per le italiane il capo ideale è comprensivo (45%) e aperto al dialogo (41%), mentre per gli uomini contano più il carisma (43%) e l’autorevolezza (39%). Per quanto riguarda invece i difetti tra gli atteggiamenti più detestati dalle donne da parte dei capi ci sono la mancata ammissione dei propri errori (27%) l’addossare le responsabilità di un fallimento ai sottoposti e l’arrogarsi i meriti di un successo altrui (22%). Dal punto di vista maschile invece insultare o umiliare davanti a tutti chi fa un errore (24%) e il porre il proprio sguardo costantemente sul lavoro svolto (17%)

Idee
29/07/2019

La salvaguardia dell’ambiente è una tematica che ci sta molto a cuore e che abbiamo affrontato spesso anche per creare un ufficio più green in cui si ricicla la carta o le cartucce per stampanti e dove il fabbisogno energetico può essere garantito in maniera sostenibile. Per la rubrica “Successi aziendali”, questo mese abbiamo voluto intervistare Amerigo Della Pina, co-fondatore di Dynamo Energies, progetto ideato e sviluppato dalla start-up innovativa Verde21 Srl per proporre prodotti ed erogare servizi in grado di migliorare l’efficienza energetica con tecnologie innovative e rispettose dell’ambiente, e una particolare attenzione al design Made in Italy. Ma scopriamo tutti i dettagli direttamente da Amerigo che, in questa intervista, ci spiega com’è nato il progetto e gli obiettivi a breve e medio-lungo termine di questa straordinaria realtà imprenditoriale. Scopriremo inoltre la gamma dei prodotti, il relativo funzionamento e maggiori dettagli sul progetto di equity crowdfunding che ha interessato l’azienda.

Può farci una breve panoramica dell’azienda e del team che la compone?
L’azienda nasce nel 2013 come start-up innovativa (Decreto Legge del 18 ottobre 2012, n. 179) da tre soci fondatori: il sottoscritto, Amerigo Della Pina – specializzato in Scienze ambientali e Sviluppo sostenibile, Marco Simonetti – Professore al Politecnico di Torino e l’avvocato Simone Olivetti. L’azienda è nata facendo leva sulla nostra esperienza diretta nel campo e i primi 2 anni sono stati dedicati all’erogazione di servizi nel settore energetico. Dal 2015, il progetto Dynamo non è più solo un servizio ma include ora anche una gamma di prodotti. La volontà era di creare un prodotto Made in Italy dal design curato, che fosse esportabile anche sul mercato estero, oltre a quello italiano. Le macchine della serie Dynamo sono coperte da 6 brevetti internazionali che riguardano sia il design che la tecnologia impiegata. Verso la fine del 2017, abbiamo partecipato a un progetto di equity crowdfunding: i soci sono diventati 60 tra cui anche Banca Etica; per la prima volta, infatti, una banca partecipa al capitale di rischio di una start-up innovativa. Oggi, l’azienda è una PMI innovativa e Società Benefit.
Può descriverci la linea di prodotti Dynamo e il loro funzionamento?
Dynamo offre una linea di dispositivi in grado di produrre e accumulare energia elettrica e termica. Sfruttando i flussi energetici dei 4 elementi (terra, acqua, aria e fuoco), a impatto zero, le macchine riescono a raggiungere la massima efficienza soddisfacendo tutto il fabbisogno energetico degli utenti. Uniscono quindi l’impiego di fonti energetiche libere, pulite e rinnovabili all’applicazione di avanzate tecnologie innovative, ma con un design che si integri in modo elegante nel contesto di appartenenza e che sia sinonimo di modernità e attenzione per l’ambiente. Probabilmente dovuto alle origini toscane, l’azienda ha infatti voluto creare prodotti che non solo garantissero l’indipendenza energetica in modo del tutto sostenibile ma che si inserissero nell’ambiente, impreziosendolo. Volevamo creare un dispositivo dal design più elaborato e piacevole dei pannelli rettangolari che caratterizzano il fotovoltaico. La linea include 4 diversi modelli – Piramide, Cubo, Monolite e Dodecaedro – disponibili in varie dimensioni e potenze per soddisfare i diversi gusti e necessità dei proprietari di edifici commerciali o abitativi, offrendo quindi applicazioni sia pubbliche che private.
Quali sono gli obiettivi a breve e a medio-lungo termine dell’azienda?
Nel breve termine, l’internazionalizzazione e l’industrializzazione. Desideriamo continuare a promuovere la commercializzazione estera soprattutto in Regno Unito, Unione europea, Asia (Cina e India nello specifico) e America settentrionale. Queste sono infatti alcune delle aree in cui vi è maggior sensibilizzazione per il problema dell’inquinamento e mentre nei mercati maturi è forte la motivazione etica ed economica, in quelli in forte espansione come l’Asia, si registra una notevole attenzione per le tematiche ambientali anche a causa dell’elevata crescita demografica ed evolutiva. Per sostenere tale obiettivo, sarà necessaria l’industrializzazione dei prodotti. Conservando sempre il design Made in Italy, adotteremo un approccio industriale alla produzione per soddisfare la domanda e abbattere i costi, creando dispositivi che – in termini di prezzo – siano concorrenziali ai pannelli fotovoltaici ma dotati di un look molto più attraente. Sul medio-lungo termine, desideriamo ampliare la nostra struttura internazionale con distributori e rivenditori in tutto il mondo. Altro sbocco naturale con la crescita del capitale sarà la quotazione in borsa. Nel 2020, infine, prevediamo di portare energia in situazioni degradate del continente africano per offrire energia, acqua e istruzione.
L’azienda ha partecipato a un progetto di equity crowdfunding. Può spiegarci com’è andata?
È stata sicuramente un’esperienza molto positiva che ha donato notevole slancio all’azienda in termini di capitale e quindi, allo sviluppo del prodotto. In appena 1 mese e mezzo, siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo fissato. Si tratta inoltre di una soluzione regolamentata a cui si può accedere anche con capitale ridotto. Si propone un progetto sul mercato per attirare potenziali investitori e ciò consente già di ricevere molta visibilità, al pari di altri strumenti di marketing.

Ha qualche consiglio che si sentirebbe di dare a chi ha un progetto in cantiere che vorrebbe sviluppare?
L’unico consiglio che mi sento di dare è di perseverare. Sulla Amerigo Vespucci è impresso il motto “Non chi comincia ma quel che persevera”. Noi italiani siamo rinomati per la nostra creatività e di idee belle da sviluppare ne creiamo moltissime. Non dobbiamo farci abbattere dai momenti difficili ma perseverare con pazienza e tenacia, considerando le difficoltà come un’importante opportunità di sviluppo ed evoluzione per creare un progetto ancora migliore.

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Un sentito ringraziamento ad Amerigo Della Pina per la disponibilità e il tempo che ci ha dedicato, permettendoci di approfondire la conoscenza di questa meravigliosa linea di prodotti che speriamo di vedere applicata non solo in Italia ma anche a livello internazionale per la generazione di energia pulita nel rispetto dell’ambiente. Se anche voi siete interessati a far parte della nostra rubrica sui successi aziendali, vi invitiamo a contattarci tramite la nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
24/07/2019

Mantenere sempre la calma può fare la differenza in tante situazioni, quotidiane e professionali. Ma non è sempre facile, immediato, naturale. Lo stress che fa saltare i nervi, le scadenze che inducono a fare di fretta, le responsabilità che tolgono il sonno sono solo alcuni esempi di tutte quelle situazioni in cui è difficile controllare le proprie emozioni e rimanere lucidi, efficienti, razionali. E attenzione: non è solo questione di fare bene il proprio lavoro. Ad alte concentrazioni lo stress è dannoso per la salute, l’ansia è un problema psicologico anche grave, ed entrambi possono portare a gravi conseguenze nella vita quotidiana. Parimenti però, il nostro cervello è programmato per performare meglio in condizioni di un ’bout di stress e un ’bout di ansia, che attivano tutta una serie di meccanismi ancestrali che ci fanno tirare fuori il meglio di noi stessi. È in pratica un modo per rimanere sempre un ’bout all’erta, che funziona finché è moderato e intermittente e diventa devastante quando è intenso e prolungato. Ma come fare a tenere sotto controllo stress e ansia, a livelli tali da risultare positivi e non distruttivi? Come mantenere la calma possono insegnarcelo gli sportivi di alto livello, che sicuramente hanno un talento innato nel saper gestire l’ansia da prestazione nei momenti fondamentali della loro carriera e tuttavia hanno lavorato, e lavorano molto, su questo aspetto della propria professionalità.
Essere grati di ciò che si è e si ha
L’ansia, e lo stress conseguente, sono spesso frutto di insoddisfazione di ciò che si è e di ciò che si ha. Nel senso buono sono motore del cambiamento e dell’evoluzione, che spesso significano miglioramento, ma nelle forme più pervicaci e patologiche non fanno altro che generare insoddisfazione. E quando si è insoddisfatti è anche difficile rimanere calmi.
Non pensare alle conseguenze
Un centometrista, sulla linea di partenza, non pensa all’eventualità di perdere. E nemmeno pensa a vincere. Pensa di vincere, e pensa a quello che deve fare. Alla sua prestazione. Vale per il centometrista, vale per l’allenatore della nazionale di calcio, vale per tutti: il pensiero “e se…?” aumenta stress e ansia, sposta l’attenzione su ciò che non si può controllare e la distoglie da ciò che è sotto il nostro controllo. Le cose possono andare in molti modi, ma non è il caso di sprecare energie per analizzarle tutte.
Rimanere ottimisti
Qual è il momento di peggior pessimismo per un atleta? Sicuramente quello di un infortunio, ancor più che quello di una sconfitta. Perché dopo una sconfitta un atleta reagisce ripartendo ad allenarsi, mentre durante un infortunio poco, o nulla, è certamente sotto il suo controllo. Ma i grandi atleti dichiarano sempre di impegnarsi per tornare più forti di prima, trovando qualcosa di positivo in ogni giornata, e nelle soddisfazioni del passato, per rimanere ottimisti.
Staccare la spina
La questione non è nemmeno se avere del tempo libero. La questione è proprio staccare la spina, almeno per brevi periodi. Portarsi le preoccupazioni a casa, parlare continuamente del lavoro, pensarci anche in vacanza è il modo perfetto per mantenere alto il livello di stress. E invece per imparare a mantenere la calma occorre saper anche prendere le distanze dai problemi. E non pensarci per qualche momento è la strategia perfetta. Il segreto degli sportivi è anche quello di pensare alla prestazione solo al momento della prestazione, e non farsi lacerare dall’ansia prima e dopo.
Dormire
È un ’bout la conseguenza del punto precedente, volendo anche più importante. Il sonno non è solo riposo fisico. Il sonno permette di ricaricare anche la mente, di far sedimentare i pensieri nel cervello, di risvegliarsi con le idee più chiare. Non a caso si dice, dei problemi, di dormirci sopra, e non a caso la privazione del sonno è considerata tortura. Dormire è il modo migliore per ripristinare la calma dentro di sé, mentalmente e fisicamente.

Idee
22/07/2019

Si fa molto parlare di work-life balance, un tema sempre più centrale nelle scelte di lavoro – in particolare delle nuove generazioni come i Millenials – e nelle politiche di reclutamento delle aziende. Ma non basta lo smartwork e qualche benefit per non farsi travolgere dal lavoro. È anzi ciascuno di noi che deve ogni giorno, attraverso piccoli gesti e piccole scelte, riuscire a non farsi travolgere dal lavoro, a mantenere uno spazio dedicato alla vita privata, alla famiglia, agli hobby, alle passioni. L’alternativa? Il burn-out.

1. Pensa al tuo equilibrio. Non a quello degli altri.

Il rischio è sempre quello di copiare, ma ciascuno di noi ha un equilibrio tutto suo. C’è chi considera il lavoro la propria passione totalizzante, e chi lavora per garantirsi le proprie passioni. In mezzo infinite sfumature. Copiare gli altri è sempre la strada più breve verso l’insoddisfazione, e non esiste una regola valida per tutti. Per questo ciascuno deve fare i conti con le proprie aspirazioni e priorità e trovare il proprio work-life balance. E questo vale non solo per colleghi, amici e conoscenti, ma anche per i modelli del passato, in primis i genitori: aver avuto genitori super-manager tutti dediti al lavoro, o hippie che hanno passato la loro vita facendo esperienze, non deve condizionare le nostre scelte di oggi.

2. I sacrifici necessari non esistono.

Esistono i doveri, verso se stessi, la propria famiglia, il proprio impiego. Ma i sacrifici necessari di oggi si trasformeranno nei rimpianti di domani, portando al burn-out. Quando un dovere diventa un sacrificio è il momento di prendere le distanze per vedere la situazione più a fuoco.

3. Fare solo le cose di cui si è convinti.

La convinzione è la stella polare delle nostre scelte professionali, e di tanto in tanto, e sempre nei momenti di crisi, è opportuno chiedersi se tutto quello che stiamo facendo ci convince davvero. Le scelte professionali devono avere un senso per noi, prima ancora che per il contesto sociale in cui viviamo. La conseguenza è quella di trovare il modo di vivere secondo la propria indole e non secondo modelli diffusi, imposti, o socialmente prevalenti. Il successo, non solo nel senso economico ma soprattutto di realizzazione delle proprie aspirazioni, arriva sempre e solo quando si fanno le cose di cui si è convinti.

4. Non temere di cambiare.

Ogni cambiamento è sempre un’opportunità e, nonostante i proverbi, non bisogna aver paura di cambiare per cercare ciò che è meglio per noi. È la conseguenza del punto precedente: se si sente intimamente che quella è la strada giusta, allora davvero quella è la strada giusta, qualunque essa sia.

5. Non si vive di solo lavoro.

Nonostante certi modelli (apparentemente) vincenti. Non si vive di solo lavoro, non si vive sempre per il lavoro. A ogni età ci possono essere strategie diverse e investimenti diversi circa il lavoro e la vita privata, ma per evitare il burn-out e l’esaurimento da troppo lavoro, è sempre la vita privata il lato da valorizzare. Nel concreto può significare un’infinità di cose: mettere dei paletti per garantire tempo di qualità alla propria famiglia, sapersi ritagliare dei momenti per le proprie passioni, saper prendere le distanze dalle richieste sono tutti piccoli gesti quotidiani che alla lunga portano al giusto equilibrio. L’alternativa è cadere preda di stress, frustrazione, burn-out.

Idee
15/07/2019

Un po’ di tempo fa, abbiamo scritto un articolo sulla generazione di idee. Abbiamo preso in esame delle tecniche che ci consentissero di approfondire la tematica del come sviluppare nuove idee, collaborando al meglio con i colleghi durante le sessioni di brainstorming. Una delle tecniche che avevamo brevemente citato era quella dei “sei cappelli”. Oggi, vogliamo riprenderla per analizzare come possa essere impiegata non solo nella fase di brainstorming ma anche nella risoluzione dei problemi e, in generale, nel rapporto con gli altri membri di un team per creare un ambiente di lavoro più positivo, energico e produttivo.
Cos’è la tecnica dei sei cappelli?
Si tratta di una tecnica il cui obiettivo è di promuovere la creatività, migliorando la capacità di esplorazione per avere un approccio più a tutto tondo di un problema, idea o progetto in modo da focalizzarsi su tutti gli aspetti e prospettive generati dal cervello umano. L’inventore di questa tecnica è Edward De Bono, psicologo, scrittore e inventore maltese nonché responsabile del concetto di “pensiero laterale”. In cosa consiste questa tecnica? Nell’indossare un cappello virtuale di un determinato colore per assumere un particolare approccio al problema, idea o progetto. Normalmente, ognuno di noi è, di natura, incline a una determinata tipologia di cappello ma, all’interno di un team, sono presenti diversi tipi di persone ed è probabile che si possa sfruttare questo aspetto a vantaggio del team stesso esplorando in profondità l’approccio di ciascun componente per avere un’idea d’insieme a più ampio respiro. Oppure, può essere un modo che far esplorare a ogni membro del team stili di pensiero diversi per promuoverne lo sviluppo e l’apertura mentale. Ma vediamo nella pratica cosa comporta ciascuno di questi “cappelli”!
Cappello blu e cappello bianco
A ogni cappello è assegnato un colore che simboleggia una modalità diversa di osservazione della realtà. Il cappello blu è il “capo” dei cappelli, ossia quello che controlla tutti gli altri. Si tratta di un cappello moderatore: chi lo “indossa” – ossia chi decide di assumere il ruolo caratterizzato da questa prospettiva – avrà una posizione gestionale. Osserverà il flusso di pensiero derivante dagli altri cappelli annotandolo su carta per fotocopie, ciò che è necessario per fare evolvere positivamente la discussione, esaminerà quanto discusso e trarrà le conclusioni finali con relativo piano di azione. Il cappello bianco, invece, ci consente di pensare nel modo più obiettivo possibile. Si tratta di un approccio incentrato principalmente sui dati a disposizione con focalizzazione su ciò che deve essere cercato e trovato per dare input positivi alla discussione generata.

Cappello rosso e cappello verde
Il rosso è il colore della passione e, in generale, delle emozioni. Infatti, “indossando” questo cappello (o seguendo questo approccio), saremo liberi di esprimere i nostri sentimenti senza necessità di doverci giustificare. È inoltre il colore dell’istinto e dell’intuizione – perfetto per dare voce alle sensazioni o alla parte più “fisica” del nostro ragionamento. Il cappello verde è molto simile ma meno impetuoso. È il classico approccio derivante dal pensiero laterale. In questa modalità, possiamo offrire alla discussione (ad esempio su come gestire un progetto in maniera efficiente e produttiva) possibili idee e alternative non ancora esplorate.
Cappello giallo e cappello nero
Seguendo ciò che viene generalmente associato a questi colori, è abbastanza semplice capire che il cappello giallo identifica un approccio energetico e positivo. Chi assume questo ruolo sottolineerà gli aspetti a favore della realizzazione di una determina idea, ad esempio. Ne spiegherà i vantaggi dando motivazioni logiche. Osservando una situazione dal punto di vista positivo, possiamo comprendere perché funzionerà e quali benefici ne trarremo. Al contrario, il cappello nero ci consente di focalizzare l’attenzione sulle difficoltà, i punti deboli e i rischi o pericoli. Anche in questo caso, vengono offerte motivazioni logiche a quanto proposto. Si tratta di un ruolo di critica negativa dove andremo a preoccuparci di ciò che può andare storto, prestando attenzione ai possibili risvolti sfavorevoli.

Aspetti positivi di questa tecnica
Come abbiamo visto, questa tecnica offre al team una modalità per pensare in maniera più efficace con una pianificazione più coesa. Aiuta a esplorare un’idea o progetto in modo approfondito tenendo in considerazione tutti gli aspetti per fare scelte ponderate e adeguate, migliorando la produttività generale del team. Offre inoltre un modello di sviluppo personale in quanto ci consente di assumere ruoli che possano farci vedere la situazione da un’ottica totalmente diversa. Se ad esempio indossiamo spesso il cappello nero, può essere interessante provare per un po’ quello giallo! Davanti a un momento di stallo in un progetto, si può rivelare la tecnica azzeccata per esplorare il problema, discutere nuove idee, sviluppare soluzioni e selezionare quella migliore.

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Speriamo che questo articolo ti abbia offerto una tecnica interessante da adottare nel corso di un progetto per migliorarne esito e produttività. La impieghi già con successo? Raccontaci come sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

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10/07/2019

Cambiare lavoro significa anche rompere il ghiaccio con i nuovi colleghi. Che si cambi proprio azienda o settore, o che si viva una promozione a nuove responsabilità, la prima cosa da fare è quella di trovare le modalità per dialogare con i nuovi colleghi. La coesione del team, il senso di appartenenza, il commitment arriveranno in un secondo tempo ma così, dal primo giorno del nuovo lavoro, l’importante è rompere il ghiaccio e cominciare a costruire nuove relazioni.

Ma rompere il ghiaccio con degli sconosciuti, con i quali si intratterranno per lo più solo relazioni professionali, non è per niente facile, e qualche piccolo trucco può aiutare a farsi accettare più in fretta.
Dimostrati responsabile
Fin dal primo giorno ci saranno delle cose da fare, e probabilmente alcune di queste saranno di tua responsabilità. Per quanto tu non abbia ancora capito tutti i meccanismi della nuova realtà lavorativa, dimostrarti responsabile è il miglior modo per conquistare la fiducia: chiedi informazioni, approfondisci le cose che devi fare, non temere di fare domande anche scontate, ma una volta che hai tutto chiaro in mente garantisci che sarà fatto. E fallo per davvero.
Scopri come comunica il team
Ci sono aziende e team che fanno tutto via mail, altri che affidano tutto al telefono, altre ancora che propendono per i documenti condivisi e altri ancora per cui le riunioni sono tutto. Cerca di capire da subito quali sono le modalità di comunicazione adottate principalmente nel nuovo luogo di lavoro e adeguati. Ci sarà tempo in seguito per provare a suggerire delle modifiche più efficienti e funzionali al lavoro.
Sii flessibile
Le vecchie abitudini non valgono più, e in ogni nuovo posto di lavoro ci sono cose che non ti aspettavi. Non è all’inizio della tua nuova carriera che devi tenere il punto, soprattutto se non sei il capo. Essere flessibile, vedendo gli imprevisti come delle opportunità, è un buon modo per conquistare fiducia e rompere davvero il ghiaccio con i nuovi colleghi. Chi dimostra di saper lavorare in team per l’azienda è sempre una risorsa ben accolta.
La puntualità è tutto
Chi arriva in anticipo è in orario, chi arriva in orario è in ritardo, chi arriva in ritardo non c’è. Non c’è bisogno di fare il primo della classe, ma di essere puntuali, ogni giorno e nelle scadenze, sì. È la conseguenza del primo punto, quelle del dimostrarsi responsabili: dominare il tuo tempo ti permetterà anche di gestire le relazioni, costruendone di positive nel tempo.