Categoria: Idee

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Idee
09/05/2022

È frustrante non riuscire a catturare l’attenzione delle persone quando si parla. E le occasioni nelle giornate di lavoro non mancano. L’attenzione del capo, che ci guarda ma non ci vede, quella dei colleghi, che ascoltano il nostro intervento ma non lo tengono in considerazione, o ancor più quella di clienti e partner quando capita di dover fare una presentazione.
Catturare l’attenzione è un po’ un’arte, e c’è chi ha un talento naturale. Ma anche se il talento non ci ha baciato dalla nascita, c’è qualcosa che possiamo fare per non sembrare trasparenti e parlare al vento.

Per esempio applicare il metodo AIDA, che è un grande classico del marketing e si può applicare anche per attirare l’attenzione. AIDA è un acronimo, e contiene le iniziali dei termini Attenzione, Interesse, Desiderio e Acquisto. L’ultimo possiamo anche tradurlo con Azione, che non cambia la sostanza.

Attirare l’Attenzione, il primo step del metodo AIDA, è il passo più importante. Si può usare una domanda (“Vi siete mai chiesti…?”), rivolgersi direttamente a una persona chiamandola per nome o indicandola.

A questo punto sicuramente avremo gli occhi e le orecchie rivolte verso di noi e dobbiamo fare in modo che non si sgancino. E serve creare Interesse. L’Interesse nasce quando forniamo subito una soluzione o una risposta a ciò di cui si discute: “la soluzione a questo problema”, “ciò di cui abbiamo bisogno…”, “il prodotto che stiamo cercando…”. In questo modo si sposta immediatamente il focus da sé a qualcosa che si può visualizzare e considerare.

A questo punto occorre suscitare il Desiderio, suggerendo che ciò di cui si sta parlando è molto più vicino, accessibile, fattibile di quanto si possa pensare: perché è in offerta, perché è già stato fatto da altri e si può seguire la loro esperienza, perché apre scenari positivi per il futuro, perché rappresenta una grande opportunità, e così via.

Infine il passaggio all’Azione, cioè la classica Call to Action del marketing: può essere un “vai al sito” oppure “fissiamo un appuntamento” o ancora “andiamo a vedere di persona”. Tutte frasi che mantengono alta l’attenzione fino alla fine spostandola al next step di azioni da fare.

Tutto ciò può valere per un discorso, nel corso del quale sarà anche evitare la monotonia e tenere un timbro di voce vivo ma non troppo urlato, costante ma non monotono, oppure per una presentazione in powerpoint, dalla quale eliminare le frasi lunghe e descrittive (che distoglierebbero l’attenzione da sé) e lasciare solo i concetti chiave da spiegare a voce.

Idee
04/05/2022

Decidere la posizione delle luci in un ufficio non è solo una scelta estetica: le luci artificiali di uno spazio di lavoro possono influire anche notevolmente sulla qualità dell’ambiente e sulla salute dei lavoratori, soprattutto se si tratta di uffici in cui si passano molte ore al giorno davanti agli schermi dei computer.

Inoltre la scelta e la disposizione delle fonti luminose all’interno degli spazi di lavoro può incidere anche sui costi energetici: se infatti per le abitazioni residenziali l’illuminazione incide normalmente per il 15% della bolletta elettrica, per negozi e uffici la percentuale può superare tranquillamente il 20%. Ecco perché pensare con cura alla disposizione e alla potenza delle luci non è un dettaglio da sottovalutare.

Intanto, come regola generale, un ambiente di lavoro dovrebbe essere illuminato sia da luce naturale che da luce artificiale: la legge infatti stabilisce per motivi di salute e benessere sul posto di lavoro valori minimi e massimi di illuminamento tali da presupporre che gli utilizzatori saranno mediamente soddisfatti delle condizioni di illuminamento. Per esempio se negli ambienti di lavoro utilizzati saltuariamente o semplicemente di passaggio possono bastare dai 100 ai 200 lux, per ambienti in cui si lavora costantemente a monitor sono necessari dai 300 ai 750 lux (e per compiti particolarmente impegnativi si può arrivare anche 1500 lux di media).

Valutati i valori medi di illuminamento occorre poi valutare gli angoli attraverso i quali la luce impatta con gli occhi di chi vi lavora, con le superfici dei mobili o delle pareti (che potrebbero essere lucide e causare effetti di rifrazione) e con gli eventuali dispositivi elettronici e digitali retroilluminati. Tutti questi accorgimenti, che dipendono sempre dalle caratteristiche dell’ambiente, sono utili per evitare un eccessivo affaticamento agli occhi: qui trovate i consigli per evitare gli occhi stanchi e disporre al meglio le fonti luminose in ufficio.

C’è poi da considerare che le luci artificiali di un ufficio rimangono accese per molte ore al giorno, in estate come in inverno, e per questo motivo devono avere caratteristiche di bassi consumi e tonalità di colore calde o neutre (mai fredde: si raccomanda infatti temperatura di colore non superiori a 3-4.000 K).

Nello ‘Speciale illuminazione’ di Viking potete trovare lampade e lampadine a led, lampade a fluorescenza e alogene e altre soluzioni di illuminotecnica per l’ufficio.

Idee
29/04/2022

Mettersi in proprio è un passo importante da fare nella vita professionale. Sia lasciare un posto fisso da dipendente per avviare un’attività che aprire una partita IVA per offrire beni e servizi significa diventare protagonisti della propria esistenza lavorativa, con tutti i pro e contro del caso: se le cose andranno bene si sarà premiati sia dal punto di vista economico che motivazionale, se le cose andranno male si sarà soli davanti alle difficoltà economiche e psicologiche. Per questo mettersi in proprio è prima di tutto una questione di mindset e, per capire se si ha la mentalità dell’imprenditore, ci sono alcune cose da fare prima di mettersi in proprio.
Cosa fare prima di mettersi in proprio
La prima cosa da fare prima di mettersi in proprio è non avere fretta, prendersi del tempo, sedersi a tavolino e valutare alcuni aspetti economici, personali, psicologici, di mercato, pratici e logistici nonché burocratici. Fatta la lista dei vantaggi e degli svantaggi del mettersi in proprio sarà il momento di passare alle cose pratiche.
Fare ricerche di mercato prima di mettersi in proprio
L’entusiasmo è contagioso ma anche la delusione, per cui la prima cosa da avere in mente prima di mettersi in proprio è che un’impresa funziona e premia economicamente se offre prodotti o servizi richiesti dal mercato. Oggi, grazie a Internet e al digitale, non è così difficile recuperare informazioni su trend di mercato, propensione alla spesa, statistiche di commercio, pubblico potenziale e ogni altra informazione necessaria a capire se c’è una richiesta per ciò che si vuole offrire e di quale entità. Per banalizzare: inutile vendere stufe ai touareg e frigoriferi agli eschimesi, anche se si tratta della miglior stufa e del miglior frigorifero al mondo.
Studiare i potenziali concorrenti
Già, è la legge di mercato: ci sei tu, con il tuo prodotto o servizio, e ci sono i tuoi concorrenti, con prodotti simili, e tutti cercate di venderli nel miglior modo possibile. Cosa fanno i tuoi concorrenti? Come si fanno conoscere? Attraverso quali canali vendono i loro prodotti e servizi? Quali strategie di promozione hanno? A che prezzo si propongono sul mercato?

Non è necessario essere una multinazionale per farsi queste domande e trovare delle risposte: sono indispensabili anche se pensi di aprire un centro estetico o un laboratorio di pasticceria nel tuo piccolo comune. Ci sono altre attività di questo genere? Fanno sconti, promozioni o altre iniziative? Usano i social network o i volantini nella cassetta della posta? Hanno qualcosa di unico e irripetibile nella loro offerta? Lo puoi avere anche tu? Intendi posizionarti a un livello più alto o più basso rispetto a loro? Domande semplici ma fondamentali che richiedono risposte chiare ben prima di aprire la tua partita IVA.
Fai un business plan
Business plan: sembra un parolone ma in pratica è fare un piano per capire che idea hai in mente (e deve essere la più precisa e circostanziata possibile), in che mercato andrai a competere, come intendi entrare e posizionarti in questo mercato, quanti soldi ti servono per cominciare, quando comincerai ragionevolmente a guadagnare, quali saranno i costi più o meno fissi mensili, quanto pagherai di tasse, quanto ragionevolmente può rendere la tua impresa, se avrai bisogno di collaboratori, etc. Un business plan significa sostanzialmente immaginare da subito la vita della tua attività imprenditoriale: serva fantasia e concretezza allo stesso tempo, e non è semplice.
Trova i soldi
Purtroppo per metterti in proprio e cominciare a guadagnare ti servono prima dei soldi. È un cane che si morde la cosa ma è così, e nel tuo business plan ci deve anche essere ben chiaro il modo in cui pensi di finanziare l’avvio della tua attività. Hai da parte un piccolo capitale? Te li farai prestare dai parenti? Pensi di rivolgerti a una banca? Hai intenzione di rivolgerti a degli investitori? Le opzioni sono molte ma parti da una semplice domanda: tu presteresti dei soldi a qualcuno che ha la tua stessa idea? Se la risposta è sì, è il momento di cominciare a telefonare e fissare appuntamenti per trovare i finanziamenti necessari ad avviare la tua impresa.
C’è anche la burocrazia
Dal punto di vista della burocrazia mettersi in proprio significa sostanzialmente aprire una partita IVA. La cosa è ragionevolmente semplice, veloce ed economica ma ci sono alcune cose che devi capire e decidere prima: sarai una ditta individuale? Una società di persone? Una società di capitali? Ogni opzione ha le sue conseguenze pratiche e burocratiche (adempimenti fiscali e contributivi, commercialista, costi fissi, etc) da avere ben chiari.
Fai network
Bella espressione che però spesso rischia di rimanere vuota. Fare network significa contattare chiunque pensi possa darti una buona idea o un utile suggerimento per l’avvio della tua impresa. Hai un amico che già lavora in proprio? Offrigli una cena e fatti raccontare come funziona. Il tuo dentista parla bene del suo commercialista? Chiedigli il numero e contattalo, ti servirà sicuramente. I genitori di un compagno di classe dei tuoi figli hanno un’agenzia immobiliare? Contattali per avere consigli su come trovare la sede della tua impresa. Non siate timidi: lo spirito imprenditoriale è anche questo e le sorprese si nascondono dove meno le si aspetta.
Usa Internet
Internet è ormai uno straordinario strumento di promozione anche se hai intenzione di aprire un bar nella piazza centrale dei tuo paese. Per esempio una pagina Facebook ben fatta per promuovere aperitivi speciali, colazioni nel weekend, merende per i bambini che escono da scuola, dolci natalizi o nuovi gusti di gelato in estate può essere davvero utile.

Idee
22/04/2022

La pandemia ha comportato delle modificazioni strutturali al lavoro di molte persone. C’è chi proprio il lavoro l’ha perso, chi ha visto ridursi le proprie fonti di guadagno, e anche chi, con l’aumento dei costi, si è trovato davanti a uno stipendio che non basta più. E così c’è anche ci sta pensando di fare un secondo lavoro. Una pratica molto diffusa negli anni del Boom economico, quando c’era più lavoro che personale, e che sembra stia tornando in auge in anni in cui le possibilità di impiego sono decisamente meno e sicuramente anche più frammentate.
Ma se è sicuramente possibile fare 2 attività diverse per freelance e liberi professionisti – tanto che sono stati già ribattezzati slash worker – nonché per chi ha degli impieghi part-time, le cose cambiano decisamente per chi ha un contratto a tempo pieno. Non che non sia possibile trovare un secondo lavoro per arrotondare, ma ci sono sicuramente dei vincoli. E delle differenze tra dipendenti privati, pubblici o collaboratori in qualche forma.
Secondo lavoro per dipendenti pubblici
Partiamo dal secondo lavoro per dipendenti pubblici, che è il caso più semplice: per chi lavora nel settore pubblico è generalmente vietato avere un secondo lavoro. Il motivo è il potenziale conflitto di interessi, e la conseguenza può arrivare fino al licenziamento.
Tuttavia ci sono delle eccezioni: per esempio per incarichi saltuari oppure nel caso di opere di ingegno, collaborazioni a riviste e la partecipazione dietro compenso a convegni e seminari.
Secondo lavoro per dipendenti del settore privato
Per dipendenti del settore privato non c’è un divieto, ma ci sono dei limiti e dei vincoli. In primis quelli di orario: secondo la legislazione italiana un lavoratore dipendente non può lavorare più di 48 ore a settimana, calcolati come media, deve rispettare almeno 11 ore di riposo giornaliero e 24 consecutive di riposo settimanale. E poi ci sono limiti di “concorrenza” e “riservatezza” che regolano il potenziale conflitto di interessi.
Secondo lavoro per i collaboratori
Quando invece è in essere un contratto di collaborazione, il collaboratore non è sottoposto ad alcun vincolo e può avere un doppio se non un triplo lavoro. La cosa interessante da sapere è che un dipendente può avere un secondo lavoro come collaboratore, bypassando così i vincoli di orario e riposo (ma non quelli del potenziale conflitto di interessi e concorrenza, che sono sempre da rispettare).

Idee
15/04/2022

Il tempo delle vacanze e dei pranzi con vista mare o sulla natura è ancora da venire, ma con l’arrivo della primavera ci sono comunque tanti buoni motivi per fare la pausa pranzo all’aperto. Veniamo tutti dai lunghi mesi invernali e delle limitazioni legate al Coronavisur, e in molti stiamo ancora lavorando prevalentemente in smart working, quindi senza neanche il tempo e lo spazio, fisico e mentale, del tragitto casa-lavoro. Ecco perché potrebbe essere una buona idea godere di qualche manciata di minuti per mangiare en plein air: la primavera è ormai inoltrata, le temperature si sono alzate, il sole splende (quasi sempre) in cielo e non c’è niente di meglio che abbandonare la triste abitudine della pausa pranzo alla scrivania davanti al computer o nella mensa aziendale (per chi ha ripreso ad andare in ufficio) o al tavolo in cucina, per chi lavora da remoto, e andare a mangiare all’aperto.

Certo, per chi ha ripreso con la vita da ufficio bisogna organizzarsi un po’, portando il pranzo da casa (qui le ricette per la schiscetta perfetta) oppure trovando un bar o negozietto di fiducia dove acquistare qualcosa di sano e leggero da portare al parco o ai giardinetti dietro l’ufficio. Chi invece è in smart a casa può preparare qualcosa di pratico, veloce e leggero e, se non si dispone di un giardino o un terrazzino, andare al parco, anche in compagnia di figli e/o partner.
3 sani motivi per fare la pausa pranzo all’aperto
Ma come che sia, basta anche mezzora di luce naturale, aria pulita e rumore di foglie per avere indubbi benefici.

Per esempio, stare all’aria aperta migliora l’assunzione di vitamina D, che fortifica il sistema immunitario (particolarmente importante in questo periodo ancora di contagi da COVID-19) e infonde benessere e salute a corpo e mente.

Passeggiare al parco, o sedersi su una panchina a consumare il proprio pranzo, riduce i livelli di stress e ansia e permette di tornare al lavoro con la mente sgombra: lo ha dimostrato uno studio olandese pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health.

Se poi si fa un lavoro creativo o intellettuale, stare per qualche manciata di minuti nella natura migliora la creatività: smartphone, computer, vetrine, negozi e traffico sono una continua fonte di distrazione, mentre la concentrazione e la creatività necessitano di isolamento e meno stimoli esterni. Lo ha dimostrato uno studio condotto nel 2012 da Ruth Ann Atchley secondo il quale stare a contatto con il verde migliora la creatività del 50%.

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13/04/2022

Cosa mangiare in ufficio è sempre un grande dilemma per ogni lavoratore, la classica domanda da 1 milione di dollari che ogni giorno tutti si pongono.
La ricerca del piatto giusto non è facile: il requisito essenziale è che sia facile da portare in borsa e che, soprattutto, non appesantisca. Un pranzo pesante, infatti, spesso conduce a una lenta digestione, con un conseguente calo della concentrazione e della produttività.
Cosa mangiare in ufficio: 5 consigli per tenersi leggeri
Non solo il pasto principale, ma anche gli spuntini di metà mattina e pomeriggio sono importanti per mantenere l’equilibrio fisico e una mente reattiva.
Vediamo allora i 5 consigli su cosa mangiare in ufficio.
Frutta fresca
La frutta fresca è un ottimo spuntino da consumare durante la giornata. Riduce il senso di fame e lo stress. Secondo uno studio condotto dalla Sydney University, infatti, il consumo giornaliero di frutta, soprattutto nelle donne, riduce notevolmente i rischi di stress, fino al 23%.

Meglio optare per la frutta di stagione, sia perché di qualità superiore sia per assumerne tutti i principali nutrienti, che altrimenti andrebbero persi.

Inoltre è un valido antiossidante, soprattutto kiwi, ananas, mango e pompelmo. Questi frutti sono perfetti da portare con sé in vaschette salvafreschezza già lavate e tagliate. Più pratica da portare in ufficio, però, è quella di piccole dimensioni che non necessita di essere sbucciata: fragole, ciliegie, uva, lamponi, mirtilli.
Frutta secca
La frutta secca è una di quelle cose che chiunque in qualsiasi luogo di lavoro dovrebbe avere. Un alimento dalle molteplici sostanze nutritive, dalle vitamine B ed E, importanti antiossidanti, e ricco di fibre e sali minerali, come magnesio, potassio e ferro.

L’apporto energetico dato dalle proteine presenti nella frutta secca ti aiuteranno a dare un boost di energia al tuo organismo.

Comodissima da portare in borsa o lasciare direttamente sulla propria scrivania, la frutta secca ti aiuterà a mantenere alta la concentrazione. Meglio, però, se consumata lontana dai pasti per non appesantire la digestione.
Verdura cruda
La verdura cruda è una valida alternativa se non si ha il tempo di preparare dei piatti elaborati. Si avrà così un pranzo completo e nutriente con il minimo sforzo, ottimo per una dieta sana ed equilibrata, ricca di fibre e vitamine.

Alcuni tipi di verdura sono particolarmente consigliati da consumare crudi: in questo modo riescono a mantenere tutte le proprietà nutritive e i sali minerali. Parliamo di: finocchi, pomodori, sedano, carote, cetrioli, spinaci e tutti i tipi di insalata.
Insalata di pasta
L’insalata di pasta è un pranzo perfetto anche per chi non ha un microonde in ufficio. Un piatto per ogni stagione, anche se con le belle calde giornate d’estate diventa quasi d’obbligo.

L’insalata di pasta può essere preparata anche giorni prima e condita ogni volta con verdura fresca, mozzarella, tonno, mais.. Insomma, ci si può davvero sbizzarrire e ricreare un piatto sempre diverso.

In alternativa all’insalata di pasta, il cous cous (di verdure, di carne o di pesce) è un piatto pratico e leggero che ben si presta al pranzo in ufficio.
Poke
Il poke è facilissimo da preparare e buonissimo da mangiare. Leggero e ricco di proteine, grazie alla presenza di pesce, è un piatto hawaiano arrivato in Italia già da qualche anno ed ha avuto un successo tale da diventare un vero food trend destinato a durare ancora per molto tempo.

Il poke può essere preparato con il riso bianco, ma anche con il riso basmati o venere o, ancora, la quinoa. A questa base devono essere aggiunti diversi ingredienti, dalla verdura al pesce: salmone, tonno, polpo, crudi o cotti, possono essere abbinati con avocado, asparagi, zucchine, pomodorini, melanzane. Insomma, spazio alla fantasia! Il tuo pranzo sarà l’invidia di tutti i tuoi colleghi!

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