Categoria: Idee

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Idee
10/04/2021

La compassione è la partecipazione alle sofferenze altrui, ed è un sentimento molto umano. Molto umano ma poco diffuso negli ambienti di lavoro, dove prevale invece l’etica dell’efficienza a ogni costo. Eppure lo stravolgimento che da un anno ha travolto le vite di tutti in tutto il mondo, quello dato dalla pandemia e dalle sue conseguenze, potrebbe avere anche un effetto positivo. Quello di far filtrare anche nelle aziende l’idea che per lavorare meglio, e quindi produrre di più, serva anche un ’bout di compassione.
La pandemia, il ricorso allo smart working, l’atomizzazione del lavoro, il distanziamento sociale, l’assenza di relazioni quotidiane e fisiche tra colleghi, oltre ai posti di lavoro già persi o che si perderanno, è qualcosa di mai visto nel mondo moderno. Mai visto e di cui ancora non conosciamo le conseguenze.
Ma c’è chi, come Glickon, azienda italiana specializzata in People Analytics dedicate alle risorse umane e al management, ha già cominciato a pensare out of the box, mettendo a punto un sistema di «Sentiment Analysis», un insieme di tecniche (sondaggi, analisi dei testi, questionari) utilizzate per dedurre il sentimento dei dipendenti delle aziende. E dal sentimento cercare di creare un clima migliore che renda tutti più produttivi e felici.
Ne hanno parlato in un evento pubblico (in streaming) delineando anche 5 buone pratiche, semplici e immediate, per modificare da subito il sentimento all’interno delle aziende.

1. Dare aiuto a chi ha una scadenza imminente. I momenti di difficoltà e stress capitano, son sempre capitati e sempre capiteranno. Dare supporto, da parte di un collega o di un superiore, è il primo passo per far sentire meglio le persone e abbassare i livelli di stress.

2. Fare i complimenti: dire bravo, apprezzare il lavoro, e farlo pubblicamente, è il modo più semplice e veloce per migliorare l’umore e stimolare le persone.

3. Tenere sotto controllo lo stress. Può bastare un “come stai?”, ma si può fare anche molto di più per interessarsi a come stanno davvero colleghi e dipendenti. E sì, anche i “capi” potrebbero ritagliarsi del tempo per ascoltare i problemi personali dei propri collaboratori.

4. Coltivare un ambiente creativo. Una sfida difficile, soprattutto in modalità smart working. Ma i momenti creativi e liberi sono la molla per far sentire tutti partecipi dei progetti e per fare uno scatto in avanti.

5. Fare team building (anche a distanza). Difficile, molto difficile fare team building nel mezzo di una pandemia. Ma non bisogna arrendersi. Un minimo di socialità condivisa, un surrogato della macchinetta del caffè, si può fare anche in streaming dal caffè del lunedì mattina tutti assieme all’aperitivo del venerdì sera o, perché no, a lezioni di yoga da fare tutti assieme.

Idee
01/04/2021

Davanti a un’attività particolare da compiere per lavoro – soprattutto quelle per cui non nutriamo troppa simpatia – o di fronte a un nuovo obiettivo che ci siamo posti di raggiungere, spesso la dinamica che si propone è la seguente: andiamo a letto un giorno dichiarando a noi stessi che dalla mattina dopo porteremo subito a compimento quell’attività. Giuriamo davanti allo specchio e al gatto. Ci alziamo il giorno dopo ed eccoci ricaduti nella routine di posticipare a domani accampando mille scuse. E ci ritroviamo davanti all’ennesimo libro per imparare a districarci tra i meandri della procrastinazione. Come possiamo veramente dire basta e smettere di procrastinare? Quali rimedi o suggerimenti concreti possiamo adottare per perseguire i nostri obiettivi, siano essi specifiche attività in ufficio e in smart working o un traguardo più generale che vogliamo raggiungere?
Obiettivi fattibili

Il primo passo è comprendere come sia essenziale porsi degli obiettivi raggiungibili e soprattutto fattibili alla luce delle risorse, del tempo e di tutti gli altri elementi che entrano in causa. Voler condensare una settimana di lavoro in mezza giornata, vi lascerà solo con l’amaro in bocca quando vi troverete davanti all’impossibilità di un tale obiettivo. Gli obiettivi devono essere realistici. Tempo fa vi abbiamo proposto ad esempio la tecnica del pomodoro per imparare a definire i tempi di una determinata attività e a gestirli meglio in futuro. Distinguete gli obiettivi in macro e micro: il macro obiettivo è il fine ultimo che state perseguendo, mentre i micro obiettivi sono tutte quelle piccole azioni da implementare giorno dopo giorno per il raggiungimento del macro obiettivo. In tale ottica, è importante comprendere come sia necessario agire con progressione: è inutile pensare che per raggiungere una buona forma fisica, sia indispensabile andare in palestra 7 giorni su 7 se “TV, sdraiati e divano” sono le parole che associamo con maggiore frequenza al nostro passatempo preferito post-lavorativo. Quello rimarrà l’hobby a cui ci dedicheremo e la palestra non ci vedrà mai varcare la soglia di ingresso; perché anche chi si allena tutti i giorni o macina ore e ore di produttività al lavoro, ha visto la parola “inizio” dalla quale è partito volto al miglioramento progressivo nel tempo.
Assumetevi una responsabilità

Una tecnica per aiutarci con quell’obiettivo che ci sembra così irraggiungibile può essere di investire denaro o un oggetto a cui teniamo particolarmente. Una volta compreso che il traguardo è possibile così come il miglioramento nel tempo, assumetevi una responsabilità nel caso in cui non riusciate a compierlo. Ad esempio: è da tempo che desiderate chiedere una riunione al capo per parlare di un’ipotetica promozione, ma la paura di un possibile rifiuto vi spinge a rimandare sempre quella conversazione? Dopo aver preso coscienza dei motivi per i quali riteniate di meritare quella promozione, avvalorati da fatti ed esempi concreti, mettete da parte una somma di denaro da devolvere nel caso non riusciate a chiedere al capo di fissare quella riunione. La somma deve essere di entità tale da farvi temere la perdita o meglio, promettetevi di devolvere la somma a una causa che non sostenete.
Parlatene in pubblico

Parlate del vostro obiettivo con i vostri cari, con quelle persone per le quali nutrite stima e fiducia, le cui opinioni sono per voi importanti. Oltre ad essere quelli che probabilmente vi sosterranno maggiormente e vi chiederanno con interesse come procede il percorso, infondendovi quella giusta carica di energia e incoraggiamento, saranno anche le persone che non vorrete deludere; e anche questo si rileverà una grossa fonte di motivazione nel perseguimento dell’obiettivo fissato. Se l’obiettivo è un’attività condivisibile con altri, senza che la relativa comunicazione vada a infrangere copyright o dettami aziendali, potreste anche prendere in considerazione la possibilità di pubblicare l’avanzamento sull’intranet aziendale o in un’email rivolta ai colleghi interessati.
Rinforzo positivo e negativo

Come abbiamo detto poco fa, l’incoraggiamento – chiamato anche “rinforzo positivo” è uno dei modi più efficaci per favorire la motivazione. Oltre che dalle persone di cui vi fidate, tale rinforzo positivo può anche assumere la forma di un premio che vi concederete come ricompensa qualora riusciate a fissare, ad esempio, quella riunione con il capo: una cena al vostro ristorante preferito, la caramella nascosta nel cassetto, un abito nuovo o l’ultimo libro del vostro autore preferito possono essere alcuni esempi di rinforzi positivi. Con lo stesso intento ma da un’angolazione diversa, il “rinforzo negativo” rappresenta anch’esso un premio dove andrete a eliminare qualcosa che non desiderate fare in caso di esito positivo nel raggiungimento del vostro obiettivo. Un esempio? Se fissate quella fatidica riunione con il capo, vi concederete una bella cena da asporto (o una serata al cinema quando sarà possibile)  comerinforzo positivo o eviterete per quel giorno di fare le temutissime faccende domestiche (rinforzo negativo).
Divertitevi

Gli obiettivi – come le abitudini – soprattutto se prolungati nel tempo perché suddivisi in macro e micro come abbiamo visto poco fa, sono soggetti alla routine; e anche quelli che iniziamo animati dalle migliori intenzioni, vedranno la parabola scendere dopo l’iniziale entusiasmo. È lì che inizia il duro lavoro che, se superato, ci porterà a un nuovo e più soddisfacente incremento verso il traguardo finale. Se vi aspettate solo rose e fiori, vi ritroverete presto a fare i conti con tutte le spine. In quei momenti, provate a chiedervi “Cosa posso fare per rendere quest’attività più divertente?”. Magari potreste iniziare ad ascoltare musica lirica o elettronica quando vi dedicate a quella particolare attività. Oppure, quando sarà di nuovo possibile, potreste organizzare una serata divertente con il vostro collega preferito come rinforzo positivo nel raggiungimento dei rispettivi obiettivi. State lavorando allo sviluppo di nuove idee al lavoro? Potreste provare a farlo dal vostro bar preferito o davanti al caffè che adorate. Cambiate la conversazione che avviene all’interno della vostra testa: invece di concentrarvi sugli aspetti negativi, provate a chiedervi quali siano gli elementi positivi di quel progetto o attività. In fin dei conti, siamo noi i fautori del nostro destino.

Con questi suggerimenti, speriamo di avervi offerto alcune tecniche per smettere di procrastinare e portare a compimento quello che vi siete prefissati di ottenere in modo che domani, guardandovi allo specchio, possiate sorridere dicendovi “Posso farcela!”. Ora però tocca a voi! Condividete con noi tutti i vostri trucchi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
26/03/2021

Non si diventa Bill Gates, inventando un settore dal nulla – quello dei personal computer – e rivoluzionandolo più volte, per caso. Qualunque sia il giudizio su Microsoft e i suoi prodotti (c’è chi li ama e chi li odia, come per tutti i prodotti) è indubbio che Bill Gates abbia visto per primo, più in profondità e con più lungimiranza che i personal computer e i software che ce li fanno usare sarebbero stati lo strumento del futuro. Per fare questo, in un mondo veloce e che si rivoluziona spessissimo, serve una dote fondamentale: saper imparare. Non c’è scuola o Università che possa dare il toolkit necessario a muoversi, professionalmente, nel mondo di domani. E Bill Gates lo fa da oltre 40 anni. Segno che non ha mai smesso di imparare. Ma qual è il suo segreto per continuare a imparare anche ora che ha 65 anni?

Lo ha confessato durante un AskMeEverything di Reddit al quale ha partecipato. E se la prima parte della risposta è banale, la seconda è sorprendente.
Durante l’evento, alla domanda su come continuasse a imparare cose nuove, Gates ha detto che legge molti libri. Ma questo lo fanno molte persone, e leggere molti libri non è sinonimo di imparare. Il segreto di Bill Gates è prendere appunti a mano durante la lettura.
Non solo sottolineare ma proprio annotare degli appunti, riassumendo dei concetti, e farlo a mano. Cioè l’inventore di Word quando deve studiare o imparare scrive ancora a mano. Old style. E fa bene.
Vero che inevitabilmente si rallenta un ’bout la lettura, ma scrivere appunti e riassunti a mano è l’unica chiave per fissare le informazioni, farle proprie e continuare a imparare. Peraltro, è un metodo facile, ed economico.

Ci sono 3 buoni motivi per prendere appunti a mano: impone di selezionare, mantiene attivo il cervello e aiuta a farsi delle mappe mentali. Secondo uno studio dell’Association for Psychological Science prendere appunti manualmente mentre si legge favorisce la comprensione a lungo termine. Non solo: scrivere a mano stimola maggiormente il cervello, cioè richiede un livello più elevato di attività neuronale legata al processo cognitivo, e questo stimola la formazione delle sinapsi.

Credits photo: Kuhlmann /MSC, CC BY 3.0 DE

Idee
11/03/2021

Era il 2007 ma ormai usare l’# è diventato talmente comune che sembra passata una vita. Facciamo qualche passo indietro. Twitter era nato l’anno prima, nel 2006, ma gli smartphone non erano ancora così diffusi: era comparso il primo iPhone ma la stragrande maggioranza delle persone usava ancora i telefonini col tastierino numerico in plastica. Anche per cinquettare su Twitter, cosa che avveniva agli albori tramite SMS.
Erano anche gli anni delle chat su internet (IRC) e dei forum, nei quali i nomi dei canali venivano spesso contrassegnate con il cancelletto come prefisso. E analogamente alle IRC e ai forum anche gli utenti di Twitter volevano in qualche modo catalogare le discussioni per poterle seguire o ritrovare.
Fu così che a mezzogiorno del 23 agosto 2007 uno sviluppatore della Silicon Valley, Chris Messina, chiese su Twitter::”Cosa ne pensate di usare # per i gruppi?”
L’idea era semplice: anziché creare gruppi si potevano etichettare le discussioni, e l’# era uno dei tasti meno usati sulle tastiere di quei telefonini. “Taggare” una discussione era anche un modo democratico per consentire a tutti di partecipare o creare una discussione, senza il permesso di un amministratore di una chat o di un forum.
Le potenzialità di questa idea così semplice non fu colta al volta da tutti. Anzi, proprio i fondatori di Twitter la bollarono come roba da nerd che non avrebbe mai funzionato.
Ma poi quella estate fu quella dei roghi intorno a San Diego, e la gente cominciò a seguire gli aggiornamenti tramite #sandiegofires. Questo aprì gli occhi a tutti, anche a Twitter, che due anni dopo rese gli # cliccabili (l’occasione furono le elezioni in Iran del 2009).
L’anno dopo arrivarono i Trending Topics e da quel momento l’# invase anche tutti gli altri social, da Instagram a Facebook e via via a YouTube, il defunto Google+, Pinterest, Tumblr.
La cosa curiosa e interessante è che Messina non volle mai brevettare il sistema di indicizzazione tramite #, cosa che gli avrebbe garantito sicuramente un sacco di soldi. Semplicemente non lo considerava corretto.

Idee
03/03/2021

Molti capi arrivano ai vertici delle loro organizzazioni per le loro indubbie capacità professionali e personali, dalle competenze tecniche specifiche alla perseveranza e resilienza. Ma poi, una volta giunti al vertice, falliscono nel guidare i loro team. Ottimi solisti che non diventano direttori d’orchestra, per usare un paragone. O campioni di talento che non diventano allenatori. Secondo un recente studio della Harvard Business University quello che gli manca è l’intelligenza organizzativa. La capacità di saper prima di tutto organizzare. Il che significa non solo approntare procedure che funzionano, ma soprattutto creare il giusto clima affinché il proprio team possa esprimere tutte le proprie potenzialità e magari anche quelle inaspettate.

L’esempio di scuola è quello del bravo commerciale, il campione del fatturato, che quando diventa manager e deve coordinare gli altri venditori va in crisi. Un tipico esempio del principio di Peter, o di persona sbagliata nel posto sbagliato. E secondo la HBU questo succede molto più spesso di quanto si creda, con molti capi che hanno skill eccezionali dal punto di vista tecnico e personale ma mancano della capacità di far lavorare in modo armonioso e coeso la propria squadra.
La spia dell’allarme è quando appare evidente che la squadra non fa quello che il capo vorrebbe. In molti pensano alle tipiche dinamiche di “insubordinazione” e reagiscono con uno stile manageriale ancora più dirigista. Il boss direttore, che pretende di dire come fare praticamente su ogni aspetto senza intuire che anche le sue capacità e competenze prima o poi incontrano un limite. La motivazione di questa dinamica, secondo la HBU, è la mancanza di intelligenza organizzativa. Che è un insieme di attitudini, skills e competenze emotive e organizzative che si può sviluppare e allenare.

Il primo passo da fare per sviluppare l’intelligenza organizzativa è quello di riconoscere e gestire le emozioni. La sfuriata, la decisione repentina, l’accollarsi compiti di altri per dimostrare come si fa – tutte dinamiche che piacciono molto ai cultori del capo come maschio alfa – sono i tipici comportamenti distruttivi che minano dall’interno la coesione, l’efficienza e la capacità di lavorare di un team.
Riconosciuto il valore delle emozioni si arriverà a riconoscere anche la diversità come un valore. Il limite di molti dirigisti è spesso quello di volere una truppa a propria immagine e somiglianza, non riconoscendo nella diversità un valore anche in termini di business. Ma in un mondo complesso e veloce come quello odierno è la diversità- di genere, di generazione, di competenze e di attitudine – a consentire di rispondere nel modo migliore e nei tempi più brevi ai cambiamenti.
Un leader con forte intelligenza organizzativa sa come rimanere coerente rispetto agli obiettivi e ai principi, valori e idee proprie e dell’azienda. La coerenza non è rigidità ma uno stile di leadership che genera fiducia. Delegare in tempi buoni e accentrare nei momenti di crisi è la strada più breve per affossare un team e l’azienda intera: il capo che dice “so tutto io” non è un buon capo, perché non riconosce e non sviluppa i talenti del suo team. E senza la crescita dei talenti si finisce in un vicolo cieco.

Come si favorisce la crescita dei talenti? Facendo domande aperte. È il segreto dei grandi coach e allenatori, non dare la soluzione già confezionata ma fare domande che stimolino la ricerca della soluzione. Lo sport è una buona metafora: anche la strategia e la tattica meglio preparate prima o poi dovranno affrontare qualche imprevisto e contromossa, ed è la capacità del coach di stimolare la responsabilità nei suoi giocatori per trovare la soluzione che consente di superare le difficoltà. Per vincere le sfide del business serve un team coeso, motivato, coinvolto, responsabile, creativo e resiliente, e questo si ottiene solo con l’intelligenza organizzativa.

Idee
28/02/2021

Lo dicono tutti: medici, giornali, Tv, siti Internet. E ora lo dice anche il Ministero della Salute: per stare in forma anche con una vita intensa e stressante, si può cominciare dal fare le scale (quelle che portano in ufficio, quelle delle stazioni di treni e metropolitane, quelle di casa e anche quelle dei supermercati) e abbandonare definitivamente l’ascensore. Soprattutto dopo un inverno in quasi lockdown, in quasi smart-working, con le palestre e le piscine chiuse e poche opportunità di fare movimento.

Insomma, se dopo l’inverno serve una scossa di remise en forme di primavera, si può sfruttare anche il tempo in ufficio per prendersi cura del fisico. Oppure quello delle pause dal lavoro da remoto a casa. Una campagna del Ministero della Salute si chiama “Usa le scale. Non prendere l’ascensore! Un gradino alla volta verso uno stile di vita più salutare anche in ufficio” invoglia proprio a fare le scale, ed è riassunta in un opuscolo ricco di buone indicazioni verso uno stile di vita salutistico.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità per mantenersi in forma bastano 30’ di attività fisica al giorno, anche conducendo uno stile di vita frenetico: “basta approfittare in modo intelligente delle opportunità che ci offre l’ambiente circostante” recita la campagna del Ministero della Salute, invitando proprio a partire dal fare le scale. Salire i gradini infatti è un’attività che fa bene al cuore, tonifica i muscoli delle gambe, attiva il metabolismo permettendo di tenere sotto controllo il peso e – dettaglio non da poco – è totalmente gratuita.

Sai cosa puoi fare? Scaricare il pdf dal sito del Ministero della Salute (clicca qui), stamparlo e appenderlo in ufficio, invogliando colleghe e colleghi a seguire il tuo buon esempio.