Categoria: Idee

News e notizie dal mondo che riguardano il mondo degli uffici, degli studi professionali e delle aziende

Idee
10/07/2020

Si chiamano slash worker e sono gli accumulatori seriali di lavori, mansioni e competenze. Spesso difficilmente conciliabili tra loro. Tutti conosciamo qualche architetto che fa anche il personal trainer e il trader online. O l’avvocato che è diventato life-coach e gestisce un B&B. O un social media manager che si è evoluto in organizzatore di eventi e ha un truck di street food. Insomma, prendiamo un ’bout di nuove professioni fluide, mischiamole con qualche vecchia competenza e titolo, sovrapponiamo a sandwich ed ecco uno slash worker. E non è solo per esigenza, cioè per resistere anche, se non soprattutto, allo tsunami del Coronavirus. È proprio una scelta di vita, o di vita professionale. Lo dice una ricerca condotta da ACTA su un campione di 900 freelance italiani, lo dicono i dati Eurostat, lo dice l’esperienza comune: per i millenial il mito del posto fisso è definitivamente tramontato, ed è sorto un nuovo paradigma professionale di identità fluide, plurime, sovrapposte e solo apparentemente inconciliabili tra loro.

È la società liquida, o fluida, di cui si è molto parlato negli ultimi anni, che dai millenial si espande anche alle generazioni attigue, con lavoratori della Generazione X che all’alba dei 50 anni staccano un ’bout il piede dall’acceleratore della carriera, lasciano il posto fisso, si danno alla consulenza e intanto affiancano un’altra attività, spesso il sogno o la passione sopita di una vita.

Il salto non è solo professionale e formale ma è soprattutto mentale: lavori diversi da gestire nella stessa giornata significano un approccio più elastico, il desiderio di scoperta e formazione continua, un nuovo senso di realizzazione, più personale e meno legato all’azienda. Certo la flessibilità è anche una risposta all’incertezza, una specie di tattica dei vasi comunicanti per cui cala un lavoro e ci si dedica di più a un altro. Ma soprattutto è trasformare la precarietà in opportunità, e il lavoro in realizzazione e work-life balance. Perché in tutto questo giocano un ruolo enorme le nuove modalità agile e smart di lavorare: il nomadismo digitale, la scomparsa del luogo fisico di lavoro, la diffusione dei co-working, l’utilizzo pervasivo delle nuove tecnologie digitali. Per molti siamo già nell’era ATAWAD, acronimo che significa AnyTime AnyWhere AnyDevice: la cavalcano gli slash worker, la interpretano le aziende, almeno quelle più all’avanguardia, con percorsi diversificati e stimolanti per i propri talenti oppure ingaggiando freelance in grado di portare nuove competenze in azienda e contrastare l’obsolescenza di quelle dei dipendenti a tempo indeterminato.

Insomma, gli slash worker sono la manifestazione di un nuovo profilo professionale fatto di competenze multiple, ibride e sovrapposte, di flessibilità, creatività e innovazione, ma anche di precarietà e pochi legami: chi si sente già uno slash worker? E chi invece ha timore di questa mutazione professionale?

Idee
07/07/2020

La maggioranza delle persone è in cerca di nuove opportunità di lavoro, ma c’è anche chi le offerte di lavoro le riceve, e si trova anche nella condizione di rifiutare una proposta di lavoro. E rifiutare è sempre complicato, dalla cena di un possibile flirt ad – appunto – una proposta di lavoro. Vuoi perché rifiutare da subito potrebbe far cadere nella tipica situazione da FOBO (Fear of Better Options), vuoi perché farlo dopo il colloquio potrebbe sembrare scortese, come se avessimo fatto perdere del tempo, vuoi perché rifiutare soprattutto potrebbe significare chiudere una porta di cui, un giorno, si potrebbe aver bisogno. Eppure rifiutare una offerta di lavoro si può, e si deve, farlo, purché con i giusti modi come quelli elencati dal sito USA Ladder, che sono quelli che quella porta consentono di tenerla aperta.

1. Il mezzo è il messaggio

Vale per qualunque comunicazione, e quindi anche per questo genere di “no grazie”. Se il contatto è avvenuto via mail o qualunque altra forma di messaggio, si può rispondere allo stesso modo; idem se si è trattato di un colloquio su Skype; se invece c’è stato un incontro conoscitivo con una proposta strutturata, è buona creanza declinare de visu. Potrebbe essere difficile e lasciar trasparire emozioni o imbarazzo, ma è senza dubbio il modo più cortese ed educato di declinare.

2. Ringraziare, sempre e comunque

Se c’è una proposta di lavoro, significa che c’è apprezzamento professionale e forse anche umano. Poi magari la proposta non è in linea con le aspettative (economiche, di carriera, o di equilibrio vita-lavoro) ma l’apprezzamento rimane. Quindi, in ogni caso, ringraziare, sempre e comunque: sarà anche formale, ma è la cosa giusta da fare.

3. Niente giri di parole

Se c’è una proposta c’è anche una ragionevole speranza di una risposta positiva. Quindi nel rifiutare è bene essere chiari. Non bruschi, ma franchi. Una frase come “purtroppo in questo momento mi vedo costretto/a a rifiutare la vostra proposta” non lascia adito a dubbi, e lascia aperta la porta per un nuovo contatto in futuro.

4. Motivare (brevemente)

Non c’è bisogno di scendere nei dettagli né di scrivere pagine e pagine, ma insieme a un “No, grazie” ci sta bene anche una riga di motivazione. Attenzione però a non aprire una ulteriore negoziazione: dire “mi aspettavo responsabilità maggiori” o “mi sarei aspettato un salario più alto” apre la porta a un potenziale rilancio: se si è deciso per il no, no deve essere, con una motivazione non negoziabile e sincera.

5. Non sbattere la porta

Educazione, franchezza, cortesia e giusti modi servono proprio per non sbattere la porta e fare in modo di rimanere in contatto. Il futuro nessuno lo conosce, e le situazioni possono cambiare, per cui mantenere aperto un canale – e oggi è possibile farlo anche grazie ai social network professionali – è il modo per rimanere in buoni rapporti.

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03/07/2020

Il Post Coronavirus potrebbe significare l’addio agli Open Space. Non che l’idea di tutti insieme appassionatamente fosse ancora forte nella logica di organizzazione degli spazi aziendali. Certo c’è stato un tempo in cui Open Space faceva rima con condivisione di spazi e idee, a tutto vantaggio del pensiero creativo e della riduzione dello stress. Ma già negli ultimi anni qualcuno aveva avanzato l’obiezione che in fondo gli Open Space sono una enorme fonte di distrazione e che forse era il caso di tornare a una idea più tradizionale di spazio di lavoro, magari modernizzata con una modularità tra postazioni individuali, spazi condivisi e salette riservate. Poi è arrivato il Coronavirus, e lo studio coreano su come si è creato il primo focolaio all’interno di una grande ufficio flat, e ora i dubbi se tornare a quel modello serpeggiano in molti ambienti.

La prima soluzione sono le barriere protettive in plastica, per cercare di contenere il potenziale contagio da COVID-19: se è vero che 1 trasmissione dell’influenza su 6 avveniva dal vicino di scrivania, perché non ritenere plausibile anche il rischio di trasmissione del Coronavirus con le stesse modalità? Ma oltre a ciò, ci sono aziende, uffici, studi professionali e università che stanno facendo marcia indietro verso una idea più tradizionale di spazio di lavoro.

Il trend è appunto quello dei “cubicoli” individuali, che garantiscono la separazione sociale ma anche la privacy e la concentrazione. Certo riducono gli spazi ma ormai molte aziende hanno capito che il lavoro smart può essere una soluzione anche non di emergenza, e molti lavoratori hanno sperimentato che ci possono essere anche dei vantaggi, per esempio in termini di costi e tempo di spostamento casa-lavoro.

Quindi come sarà il lavoro Post Coronavirus? In molti ipotizzano un modello blend, con giorni in smart working e altri in azienda, e le giornate in azienda per lo più in spazi individuali, con postazioni meno personalizzate e più anonime ma anche più facili da gestire dal punto di vista dell’igienizzazione e della sanificazione. Modello blend a cui concorre il desiderio delle aziende di contenere i costi e le difficoltà legate al rientro in ufficio (necessità di sanificare una volta al giorno e igienizzare più volte al giorno, nonché di gestirei flussi di ingresso e uscita nonché degli spazi comuni). Modello blend a cui concorre anche il desiderio dei lavoratori di continuare “in smart”, dopo aver digerito le difficoltà fisiologiche di questa modalità di lavoro.

In Italia, secondo una ricerca di EasyHunters, sarebbero addirittura 6 su 10 i lavoratori interessati a questo modello di alternanza tra smart e office, perché la qualità della vita migliora, perché chi ha figli ancora non ha ben chiaro come sarà il prossimo anno scolastico, perché il risparmio di denaro e tempo è indubbio e, di questi tempi, prezioso, e perché forse c’è voluto un evento traumatico per forzare un cambiamento che era già potenziale. E perché su tutto incombe ancora la poca conoscenza che abbiamo del virus, della contagiosità degli asintomatici, del rischio di infezione su mezzi pubblici e nelle aree urbane densamente frequentate.

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26/06/2020

Il tempo delle vacanze e dei pranzi con vista mare o sulla natura è ancora da venire, ma ci sono comunque tanti buoni motivi per fare la pausa pranzo all’aperto. Veniamo tutti dai lunghi mesi del lockdown, chiusi in casa per contenere il Coronavirus, e in molti stiamo ancora lavorando prevalentemente in smart working, quindi senza neanche il tempo e lo spazio, fisico e mentale, del tragitto casa-lavoro. Ecco perché potrebbe essere una buona idea godere di qualche manciata di minuti per mangiare en plein air: la primavera è ormai inoltrata, le temperature si sono alzate, il sole splende (quasi sempre) in cielo e non c’è niente di meglio che abbandonare la triste abitudine della pausa pranzo alla scrivania davanti al computer o nella mensa aziendale (per chi ha ripreso ad andare in ufficio) o al tavolo in cucina, per chi lavora da remoto, e andare a mangiare all’aperto.

Certo, per chi ha ripreso con la vita da ufficio bisogna organizzarsi un po’, portando il pranzo da casa (qui le ricette per la schiscetta perfetta) oppure trovando un bar o negozietto di fiducia dove acquistare qualcosa di sano e leggero da portare al parco o ai giardinetti dietro l’ufficio. Chi invece è in smart a casa può preparare qualcosa di pratico, veloce e leggero e, se non si dispone di un giardino o un terrazzino, andare al parco, anche in compagnia di figli e/o partner.
3 sani motivi per fare la pausa pranzo all’aperto
Ma come che sia, basta anche mezzora di luce naturale, aria pulita e rumore di foglie per avere indubbi benefici.

Per esempio, stare all’aria aperta migliora l’assunzione di vitamina D, che fortifica il sistema immunitario (particolarmente importante in questo periodo ancora di contagi da COVID-19) e infonde benessere e salute a corpo e mente.

Passeggiare al parco, o sedersi su una panchina a consumare il proprio pranzo, riduce i livelli di stress e ansia e permette di tornare al lavoro con la mente sgombra: lo ha dimostrato uno studio olandese pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health.

Se poi si fa un lavoro creativo o intellettuale, stare per qualche manciata di minuti nella natura migliora la creatività: smartphone, computer, vetrine, negozi e traffico sono una continua fonte di distrazione, mentre la concentrazione e la creatività necessitano di isolamento e meno stimoli esterni. Lo ha dimostrato uno studio condotto nel 2012 da Ruth Ann Atchley secondo il quale stare a contatto con il verde migliora la creatività del 50%.

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24/06/2020

“Lavorare da casa. Cosa ho imparato come early adopter” è il titolo di un post firmato da Marianne Dahl sul blog di Microsoft. Marianne Dahl non è una qualsiasi all’interno dell’azienda di Redmond: vicepresidente responsabile delle vendite e del marketing per l’Europa occidentale di Microsoft, lavora da casa ormai da 15 anni, da quando cioè ha lasciato il suo ruolo di responsabile della mobilità e della convergenza in una importante azienda TLC e ha deciso di sperimentare sulla propria vita quanto teorizzava per gli altri. E cioè che lavorare da casa si può, che il lavoro agile può essere efficiente, e che professionalità e risultati non dipendono da dove lavori ma da come lo fai. Un percorso lunghissimo quello di Marianne Dahl, e diventato esemplare nei giorni del lockdown, dello state a casa, e del lavoro da remoto obbligato. Così la manager ha voluto condividere quello che ha imparato in questi 15 anni di lavoro smart & agile con un lungo post sul blog aziendale, cominciando con il definirsi una early adopter.
Circa 15 anni fa, quando questi concetti erano solo agli inizi, lavoravo in una grande società di telecomunicazioni come responsabile della mobilità e della convergenza. Un giorno presi la decisione di provare a mettere in pratica ciò che predicavo sempre e iniziai a lavorare il più possibile da remoto. Rifiutai persino di avere una linea fissa o la fibra e feci ricorso a una semplice scheda dati.
Oggi disponiamo di una tecnologia di gran lunga superiore: laptop e smartphone eccellenti, software come Microsoft Teams e la connessione 5G o la fibra nelle nostre case. Tuttavia, forse non abbiamo capito fino in fondo che non basta avere una tecnologia pronta per le persone, se le persone non sono pronte per la tecnologia.
Per ovvie ragioni, i primi mesi del 2020 hanno richiesto una straordinaria accelerazione nell’organizzazione del lavoro flessibile, ma adattarsi a nuovi modi di lavorare richiede tempo. Comprensibilmente, sarà una transizione difficile per molte persone.
I consigli di Marianne Dahl per lavorare da casa
1. Accendete la fotocamera

Ben oltre il 50% delle comunicazioni avviene in forma non verbale. Quindi la fotocamera aiuta a capire gli altri e a farsi capire.
Inoltre, avere la fotocamera accesa obbliga a darsi un tono, offrendoci un motivo in più per vestirci e comportarci come se dovessimo entrare in ufficio.

2. Utilizziamo la funzionalità della chat su Teams

Se utilizzate Microsoft Teams, la chat è un ottimo modo per mantenere una buona energia nelle riunioni con tanti partecipanti. Anche se poche persone parlano attivamente, gli altri dovrebbero essere incoraggiati a commentare ciò che viene detto, fare domande, creare piccoli sondaggi, o anche solo aggiungere emoji e reazioni. Favorisce davvero il coinvolgimento di tutti.

3. Utilizzate le cuffie

Fino a poco tempo fa, quando il lockdown si è leggermente allentato, avevo due bambini a casa mentre lavoravo, quindi indossare le cuffie mi dava parecchi benefici.
Ancora meglio se possedete un modello con la tecnologia di cancellazione del rumore. Vi aiuterà a mantenere la concentrazione ed evitare distrazioni, con chiunque viviate.

4. Programmate pause regolari

È facile dimenticarsi che ci sono molte pause naturali quando si lavora in ufficio e si partecipa a riunioni faccia a faccia. Pensate a come integrarle nella vostra programmazione a casa.

5. Continuate a muovervi

Includete un po’ di movimento nella vostra agenda.
Se avete lo spazio per farlo, è anche utile spostarsi per la casa in modo da lavorare in diversi ambienti. Alcune riunioni possono essere molto formali. In questo caso, cercate di tenere il laptop all’altezza giusta e regolate l’illuminazione nella stanza. Allo stesso modo, per una chiacchierata informale o una riunione a due, potete mettervi comodi sul divano o su una sedia più inclinata. Se preferite che le persone non vedano cosa c’è dietro di voi, utilizzate la funzionalità di sfocatura per mantenere l’ambiente più riservato.

6. Transizione tra ruoli

Potreste dover ricoprire numerosi ruoli ora: colleghi, partner, genitori, insegnanti a distanza. Si può essere in grado di eseguirli tutti perfettamente, ma è improbabile riuscire a farlo nello stesso identico momento.
Vi consiglio di delimitare bene la giornata, concentrandovi su un unico ruolo alla volta. E, se potete, dite alla famiglia: “Vado a lavorare ora. Ci vediamo tra quattro ore”. Poi andate in un’altra stanza, chiudete la porta e smettete di essere disponibili.
Lo stesso andrebbe fatto anche per il tempo dedicato alla famiglia e per la scuola a casa. Molte persone pensano di dover essere sempre disponibili e finiscono per lavorare troppo quando sono a casa. Circoscrivete il tempo delle telefonate o quello del controllo della posta elettronica.

7. Rimanete socievoli

Avete scoperto nuovi modi di rimanere in contatto con amici e familiari durante il lockdown. È fantastico. Ma non dimenticate che l’interazione sociale è di vitale importanza anche tra colleghi.
Ci vuole solo un po’ più di pianificazione. Ad esempio, potete organizzare video riunioni quotidiane per un caffè oppure aperitivi di venerdì sera in cui parlare il minimo indispensabile di lavoro. O magari un pranzo con un collega su Teams, proprio come foste alla mensa aziendale.
Questo non è solo importante per la motivazione e la salute mentale, ma anche per gli affari. Alcuni anni fa, uno studio commissionato da Microsoft ha rilevato che, in realtà, meno del 20% delle migliori idee era stato concepito all’interno di contesti di lavoro come riunioni o brainstorming. Infatti, la stragrande maggioranza di queste idee arrivano durante scambi occasionali con i colleghi. Un altro motivo convincente per salvaguardare queste riunioni informali.

Infine, la cosa più importante di tutte

Se il lavoro da casa è una novità e avete difficoltà ad abituarvi, niente paura! Passati i primi tempi, sarà più facile. Prima che ve ne rendiate conto, sarete già professionisti pronti per tutto quello che vi riserva il futuro

Idee
30/05/2020

Il futuro del lavoro sarà da casa? A giudicare dalle notizie che si rincorrono sui colossi del tech che intendono lasciare libertà ai propri dipendenti parrebbe proprio di sì. Jack Dorsey, Ceo di Twitter, ha già detto che chi vorrà potrà lavorare per sempre da casa. Google riaprirà solo il 6 luglio, ma per pochissimi dipendenti. Idem Microsoft e tante altre realtà hi-tech: Mark Zuckerberg di Facebook ha affermato che nei prossimi 10 anni la metà dei dipendenti di Menlo Park potrebbe serenamente lavorare da casa (e parliamo di oltre 20mila persone) E pure alcuni gruppi da noi – Fastweb, Enel sembrano orientati a consolidare il ricorso allo smart working come regola di base anche quando (e se) l’emergenza Coronavirus sarà rientrata.

Ma attenzione alle distorsioni: dici smart working e pensi alla California, a correre all’alba sull’Oceano, a fare surf in pausa pranzo e a case con vista sulla Napa Valley, ma la realtà delle cose non è per tutti questa. Per molti il lockdown ha significato anche difficoltà materiali, dal punto di vista della dotazione tecnologica e della connessione, per poter svolgere efficacemente il proprio lavoro. Per tutti o quasi è stato necessario un ripensamento delle modalità e dinamiche del lavoro, da chi deve gestire il proprio team da remoto a chi deve svolgere i propri compiti in un ambiente diverso.

Ma poi ci sono le dinamiche specifiche del lavoro da prendere in considerazione. Come valutare davvero le prestazioni professionali ed eventualmente la carriera dei dipendenti? Come gestire l’orario di lavoro? Per molte organizzazioni lo smart working ha significato semplicemente timbrare il cartellino da casa, pochi fortunati hanno potuto e saputo gestire i propri compiti risparmiando tempo (e denaro) rispetto al pendolarismo casa – lavoro, ma molti si son ritrovati a lavorare di più, più ore, in condizioni peggiori. Per non parlare di ciò che potrebbe accadere: se lavori da casa puoi accettare uno stipendio inferiore e magari qualche benefit o servizio in meno (ticket, mensa, etc). Insomma, lo smart working era una tendenza in crescita già prima del Coronavirus, ma il lockdown ha dato una accelerata improvvisa che domani potrebbe mettere aziende, lavoratori, sindacati e ministeri davanti a uno scenario tutto nuovo e tutto da gestire.