Categoria: Idee

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Idee
30/09/2019

Abbiamo affrontato spesso e sotto diversi aspetti il rapporto con i colleghi al lavoro, quale elemento cruciale per creare un ambiente positivo. Ad esempio, ti abbiamo fornito consigli su come lavorare in armonia con i colleghi per evitare contrasti o un’atmosfera pesante. Oggi, desideriamo parlare di un altro aspetto essenziale non solo per promuovere la serenità tra colleghi ma anche per progredire noi stessi a livello personale e quindi, professionale: il sentimento di invidia che può scatenarsi verso una o più persone e che, oltre a diffondere negatività, rappresenta un reale ostacolo per la nostra crescita.
Rendersene conto
Se sul lavoro sei ambizioso con degli obiettivi che ti piacerebbe raggiungere, potrebbe capitarti di provare invidia per il collega che li ottiene al posto tuo. Magari si tratta di una promozione o di un riconoscimento del capo. È molto facile e anche abbastanza naturale sentir crescere l’insoddisfazione per un risultato che sentivi di essere tu a meritare, con la voglia di gettare tutto il lavoro svolto nel distruggi documenti. Imboccando però questa direzione – a volte in maniera non consapevole – si rischia di farsi travolgere da sentimenti di gelosia e risentimento che non portano a molto, se non a emozioni negative che prendono il sopravvento e ci controllano. Il primo passo che consigliamo è proprio quello della consapevolezza: ossia renderci conto di ciò che stiamo provando e cercare di capire il perché.
Miglioramento continuo
Analizzare la situazione e i motivi dei nostri pensieri o sentimenti è il primo passo per cambiare direzione e spostare l’attenzione dagli altri a noi stessi. In tal modo, possiamo cercare di capire perché non siamo riusciti (ancora) a ottenere quel risultato che tanto desideriamo. Nel caso di una promozione per avanzare di ruolo, magari esistono passi concreti da effettuare e nuove nozioni o competenze da apprendere. Puoi sempre chiedere consiglio al tuo capo su ciò che è necessario sviluppare per raggiungere l’obiettivo che vorresti. Azioni concrete nella giusta direzione – quella del tuo personale sviluppo professionale – svolte con determinazione, tenacia e positività nella consapevolezza di dare il meglio di sé ma sempre con l’apertura al miglioramento sono, secondo noi, essenziali per viverti meglio anche il tuo rapporto con i colleghi.

Invidia negativa e positiva
Un altro aspetto sul quale riteniamo utile riflettere è il concetto di ammirazione che, per certe sfumature, può essere inteso come una forma di invidia positiva. In quel caso, non ci focalizziamo più su ciò che noi non abbiamo ricevuto dando sfogo a sentimenti di rabbia e frustrazione, ma possiamo trarre spunto – e anche consigli – dal collega in questione per cercare di capire come migliorare. Non stiamo parlando di pura competizione ma, di nuovo, di azioni concrete per il miglioramento personale. Il collega può rappresentare per noi una persona da cui prendere ispirazione per mantenerci focalizzati sui nostri obiettivi e sulla nostra crescita professionale.
Evitare di paragonarsi agli altri
L’invidia può derivare da diversi fattori: un senso di inadeguatezza, scarsa autostima o magari un momento di ansia che sta caratterizzando la nostra vita. E finiamo col paragonarci agli altri. In realtà, ognuno ha un proprio percorso di vita e spesso, non siamo nemmeno al corrente di tutto ciò che accade dietro le quinte della vita degli altri; anche nel caso dei nostri colleghi. Se abbiamo instaurato con loro un legame che tocca anche la sfera personale, riusciremo a capire in maniera onesta e sincera il loro approccio professionale in ufficio servendocene magari come spunto per migliorare anche il nostro. Se ti senti invidioso dei risultati ottenuti dagli altri, prova a pensare agli aspetti che ti entusiasmano del tuo lavoro, alle risorse di cui disponi, alle mansioni che ti piace o che ti piacerebbe svolgere, alle competenze che vorresti acquisire o sviluppare e intraprendi azioni concrete in tale direzione.

Trasforma l’invidia in sentimento amorevole

Non c’è ambiente lavorativo migliore di quello in cui i colleghi si complimentano sinceramente dei risultati ottenuti dagli altri. Siamo consapevoli che non debba essere forzato ma promosso in maniera onesta e sentita. Ciò consente di creare un’atmosfera positiva, collaborativa e soprattutto serena. Permette di percepire il valore apportato da ciascuno all’interno di un team e in generale, di collaborare meglio per il raggiungimento di obiettivi comuni. Consente inoltre di focalizzarsi serenamente sui propri obiettivi magari con l’aiuto o i suggerimenti dei colleghi. Per noi, tale serenità e positività sono alla base di qualsiasi azione intrapresa per il proprio sviluppo professionale e personale, che si tratti dell’avanzamento di carriera, di una promozione o del cambiamento di ruolo.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto qualche spunto di riflessione per gestire e trasformare l’invidia in modo che non diventi un ostacolo al tuo sviluppo professionale. Ma vorremmo sapere anche la tua opinione in merito! Condividila con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
25/09/2019

Voglio fare il creativo. Sì, ma in pratica cosa? Oggi tutte le professioni che ruotano attorno all’idea di creatività vivono una competizione pazzesca e per emergere in un mercato del lavoro creativo al limite della saturazione e velocissimo non basta avere idee originali ma occorre anche saperle tradurre in progetti veri e propri, saper usare la tecnologia per farli passare dalla testa a un’immagine e da quella alla produzione materiale, e ancora aver ben chiaro il settore nel quale si vuole lavorare e in quale forma, cioè rapporto professionale.
Cosa serve per fare il creativo
La prima cosa che serve per fare il creativo è sicuramente un portfolio, che sia di progetti eseguiti negli anni di studi o veri e propri lavori già portati a termine. Un tempo i creativi viaggiavano con la cartella dei loro lavori, oggi può bastare una memoria USB, tenere tutto sul Drive e accedervi da smartphone (con cui anche condividerlo) o magari anche avere un proprio sito Internet, pubblico o protetto, che tenga traccia dei propri lavori. Tener memoria di tutto è bene, ma quando ci si propone è sempre meglio fare una selezione ragionata di pochi ma significativi lavori fatti. Significativi in termini di tipologia, committenza, complessità di progettazione ed esecuzione e altri aspetti discriminanti.
A chi rivolgersi per fare il creativo
I lavori creativi stanno dove sta la produzione, e in Italia come in quasi ogni Paese del mondo la produzione è organizzata per distretti. Se vuoi lavorare nella moda devi andare a Milano o Firenze, nell’oreficeria a Vicenza o Arezzo, il calzaturiero è nelle Marche, e in generale nel Centro Italia, l’automotive a Torino, il cinema a Roma. Più o meno lo stesso avviene negli altri Paesi, con in più il fatto che alcuni stanno attirando gli headquarter delle multinazionali grazie a politiche fiscali di vantaggio che è utile conoscere per sapere dove andare.

Fatta la mappa del “settore” c’è poi da decidere in che forma lavorare al loro interno. Si può entrare direttamente negli uffici dei grandi brand oppure lavorare come freelance, o ancora avere rapporti di lavoro più o meno stabili con le numerose agenzie che offrono servizi a valore aggiunto alle case madri (è il cosiddetto “indotto”).
Come farsi conoscere
In una parola: networking. Certo si può usare il canale tradizionale del mandare il proprio CV o rispondere alle inserzioni di lavoro su siti specializzati, ma nel settore creativo più ancora che in altri è il networking e la rete di relazioni e conoscenze che possono creare opportunità di lavoro. Vale in forma fisica (partecipare a eventi, fiere, convegni, manifestazioni, etc) e in quella più “social”, da Linkedin in giù.
I lavori creativi più ricercati
Quello della creatività un mondo magmatico, veloce, in continua trasformazione e per molti aspetti poliedrico, ma molte ricerche e indagini di mercato dicono che al momento lavori creativi come accessories designer, jewelry designer, videomaker, graphic designer, illustratore, copywriter, art director, digital and content strategist, set designer e user experience/interface designer sono tra le professioni creative più richieste dal mercato e con le maggiori opportunità.

Idee
23/09/2019

Le domande inaspettate durante il colloquio di lavoro sono sempre più frequenti, e non è facile capire il perché un responsabile delle risorse umane debba chiedere a un candidato come come “Quante mucche ci sono in Canada?” o “Quanti Big Macs vende ogni anno McDonald’s in America?” (a meno che non ci si candidi per lavorare al ministero dell’Agricoltura canadese o da McDonald, ovviamente). Eppure queste domande così strane sono soprattutto domande trabocchetto, per indurre i candidati a “tradirsi” rivelando informazioni o aspetti di sé che si tenderebbe invece a nascondere.

Ci sono domande che servono a capire la personalità di un candidato (“Quali sono le qualità dei tuoi genitori che ti piacciono di meno?”; “Sei tu, la persona più intelligente che conosca?”) e altre che servono a testarne il coraggio (“Dimmi qualcosa di vero, su cui nessuno è d’accordo con te”). Altre servono per vedere se perdi la calma (“Se tu avessi impostato il cellulare in modalità silenziosa, e suonasse davvero forte nonostante fosse senza suoneria, che cosa mi diresti?” oppure “Come ti descriveresti in una parola?”) e altre che servono a capire le modalità di pensiero del candidato, dal punto di vista creativo (“Un pinguino cammina attraverso quella porta in questo momento indossando un sombrero. Che cosa dice e perché è qui?”) oppure logico (“Scegli una città e calcola quanti accordatori di piano vi operano”), analitico (“Cosa faresti per guadagnare soldi da un chiosco di gelati in Central Park?”).

Infine ci sono domande che hanno a che fare con l’etica del lavoro e che, per quanto inaspettate, sono le più pericolose: “Hai mai rubato una penna dal lavoro?” è la più classica di queste perché è chiaro che tutti, almeno una volta nella vita, hanno usato per fini propri una penna, o della carta, o del materiale di cancelleria dell’ufficio, ed è altrettanto chiaro che gli intervistatori non sono interessati al danno economico del furto di una penna Bic dall’ufficio. È che rispondere “mai!” fa scivolare nella categoria dei bugiardi, perché è davvero impossibile che non sia mai accaduto, ma anche rispondere “spesso…” è deleterio, perché minimizza quello che, a tutti gli effetti, è e rimane un problema per le aziende.

Ma la domanda più strana e a trabocchetto rimane sempre e comunque “Cosa faresti se vincessi tot milioni di euro alla lotteria?”, perché nella risposta c’è tutta la propria motivazione, passione, etica e trasporto verso il lavoro, ed è ciò che spesso più interessa ai recruiter.

Idee
17/09/2019

In uno dei nostri recenti articoli, abbiamo preso in esame il sistema GTD® come metodo per avanzare di ruolo in azienda. Ti abbiamo spiegato cos’è, come funziona e come applicarlo allo sviluppo professionale. Ogni persona possiede caratteristiche diverse e ciò che funziona per una può non dare i frutti sperati a un’altra. Noi suggeriamo sempre di provare diverse tecniche finché non trovi quella più adatta a te e al tuo approccio, o anche di adattare una tecnica – magari semplificandola, se necessario, per migliorarne l’efficacia. Oggi, quindi, desideriamo parlarti di un altro strumento per aumentare la produttività e che può fare al caso tuo: il metodo Don’t break the chain – ossia, “Non spezzare la catena”.
Perché questa tecnica?
È un metodo che fa leva sulla costanza nell’eseguire moderate azioni giornaliere con l’intento di centrare un obiettivo a medio-lungo termine. Quante volte ci è capitato ad esempio di pensare “Cerco un lavoro più in linea con le mie passioni” o “Da domani, contatto trenta nuovi potenziali clienti al giorno”. Anche nella vita privata capita spesso. Soprattutto all’inizio dell’anno. Spesso per una dieta o nel tentativo di mangiare più sano. I primi giorni vanno alla grande, forti dello slancio e dell’entusiasmo verso questo nuovo obiettivo ma poi, iniziamo a saltare qualche giorno finché quel sogno sperato non diventa un altro ricordo chiuso nel cassetto. Qual è la chiave allora per tenere aperto quel cassetto e lavorare costantemente alla realizzazione dei tuoi obiettivi? Magari questa tecnica fa al caso tuo!
Come funziona?
Innanzitutto, devi avere ben chiaro l’obiettivo che vorresti realizzare. Cerca di essere specifico: “voglio trovare nuovi clienti” – se, ad esempio, lavori in proprio – è troppo vago e si corre il rischio di non individuare una reale via da percorrere con azioni concrete. “Desidero contattare aziende nel settore della ristorazione” ci permette già di focalizzare l’attenzione. Sii anche realistico: forse trenta potenziali clienti da contattare al giorno è un numero troppo elevato da inserire nella tua pianificazione lavorativa, ma magari cinque è fattibile. Ricordati di pensare ai giorni in cui sarai più impegnato e prendi quelli come punto di partenza per stabilire un numero adeguato. La regola numero 1 di questo metodo è proprio di eseguire piccoli passi ma costanti, giorno dopo giorno.

Utilizza un calendario
Una volta che hai stabilito le azioni da compiere ogni giorno verso il raggiungimento del tuo obiettivo a medio-lungo termine – ad esempio cinque potenziali nuovi clienti da contattare al giorno nel settore della ristorazione – sei pronto per il calendario. Questa tecnica, infatti, prevede l’utilizzo di un semplicissimo calendario ma con tutti i giorni dell’anno in un’unica pagina. Ogni giorno, dopo aver terminato l’azione che ti sei prefissato di compiere, contrassegna con una X (magari bella colorata!) il giorno in questione e fai la stessa cosa domani, dopodomani e nei giorni seguenti. Se preferisci, puoi anche servirti di un’app: l’importante è utilizzare un metodo che ti si addice, a cui puoi accedere con facilità e visualizzare quotidianamente. Dopo qualche giorno, inizierai a vedere una catena di X e il tuo scopo è di non spezzarla ma di continuare ad allungarla sempre di più.
Perché questo metodo è efficace?
Noi lo troviamo efficace perché non propone un singolo grande sforzo ma piccoli passi costanti da compiere giorno dopo giorno. Non caliamo cinque chili iniziando dal nulla ad andare in palestra tutti i giorni per una settimana con il rischio di sentirci stanchi, demotivati e demoralizzati. Sono le piccole azioni quotidiane che, sommate nel lungo termine, ci conducono a risultati importanti nel tempo. Questo perché ciò che stiamo in realtà facendo è la creazione di una nuova abitudine a cui dobbiamo dare il giusto tempo per integrarla completamente nella nostra giornata. Iniziando con un’azione moderata sarà sicuramente più facile; e vedere tutte quelle X sul calendario ci fornirà la motivazione (e soddisfazione!) per continuare il nostro percorso.

Esempi di applicazione sul lavoro
Questa tecnica può essere applicata nella vita privata come sul lavoro. In ufficio, possiamo utilizzarla per imparare una nuova abilità oppure per eseguire un progetto di ampie dimensioni pianificato in diverse attività per assicurarci di essere in linea con le scadenze preventivate. Possiamo servircene per riorganizzare la posta elettronica o un faldone se desideriamo disporre di un sistema più efficiente, e quindi più produttivo, o per la realizzazione di un nuovo piano di lavoro. La versatilità e la semplicità sono sicuramente i punti di forza di questo metodo che, se applicato pian piano giorno dopo giorno – con costanza – può aiutarti veramente ad aumentare la produttività e a raggiungere il tuo obiettivo!

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia incuriosito a provare questa tecnica sul lavoro. L’hai già testata con buoni risultati? Condividili con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

 

Idee
17/09/2019

Basta, cambio vita. Chi non l’ha detto o pensato almeno una volta nella sua esistenza? E normalmente quando si tratta di cambiare vita non si pensa solo a cambiare lavoro, ma proprio ad andare altrove, in un altro Paese. Le motivazioni possono essere diverse: maggiori opportunità di carriera, voglia di fare un’esperienza diversa, maggior work-life balance, o qualità della vita, o supporto sociale. Già, ma dove andare? Se si cerca il meglio, c’è da qualche anno uno strumento utile almeno per farsi un’idea: Expat Insider è il sondaggio che InterNations realizza da 6 anni tra la più grande comunità di expat al mondo (3,6 milioni di persone)
I migliori Paesi dove emigrare per lavoro
ExpatInsider nasce da un sondaggio e, seppur in modo soggettivo, raccoglie dettagliate informazioni su qualità di vita, facilità di trasferimento e insediamento, vita lavorativa, finanza personale, costo della vita e vita familiare nei paesi in cui si trovano i membri di InterNations.
Cambio vita: dove andare
Secondo l’indagine Expat Insider 2019 i migliori Paesi dove andare per cambiare vita sono Taiwan, Vietnam e Portogallo (perfetti per chi vuole un trasferimento facile e migliorare in fretta il proprio aspetto finanziario). Nella Top 10 si trovano anche Messico, Spagna, Singapore, Bahrein, Ecuador, Malesia e Repubblica Ceca.
Cambio vita: i Paesi da evitare
Tra i Paesi da evitare c’è una brutta sorpresa, almeno per noi: insieme a Kuwait e Nigeria, dove secondo gli expat di InterNations ci sarebbero le maggiori difficoltà per stabilirsi e la peggior qualità della vita, c’è anche il nostro Paese, il peggiore dal punto di vista della vita lavorativa. Solo il 16% degli expat suggerirebbe di trasferirsi in Italia per lavoro, e con bassi indici in termini di opportunità di carriera, di miglioramento finanziario e di prospettive economiche complessive il nostro Paese si classifica al penultimo posto (63 su 64) tra quelli in cui emigrare per lavoro.

Certo, tutti apprezzano il nostro clima, l’arte e il cibo ma non sono buoni motivi per andare a cercare fortuna professionale all’estero. E forse nemmeno per continuare a cercarla qui.

Idee
11/09/2019

Il metodo giapponese delle 5S è un sistema ormai adottato tutto il mondo per riorganizzare ogni aspetto del proprio lavoro quotidiano e riuscire a lavorare meglio, in modo più efficiente e con meno stress e fatica. Il metodo nasce dalla tradizione minimalista giapponese di eliminare tutto ciò che è superfluo, accessorio e spreco, ed è adattabile a qualunque attività lavorativa.
Il metodo giapponese delle 5S per migliorare il tuo lavoro
Le 5 S del della procedura indicano altrettanti termini giapponesi che indicano i cinque passi da fare per implementare la metodologia:

Seiri – separare
Seiton – riordinare
Seiso – pulire
Seiketsu – sistematizzare o standardizzare
Shitsuke – diffondere o sostenere

Come si vede anche dall’immagine che lo rappresenta il metodo giapponese delle 5S è una procedura circolare per la quale la difficoltà sta soprattutto nel dare continuità e farla propria in modo sistematico.
Seiri – separare
Il Seiri è la prima S. Significa separare ciò che serve da ciò che non serve al proprio lavoro, qualunque esso sia, dalla manifattura alla postazione in un coworking. Separare ed eliminare significa ridurre distrazioni e interferenze nel flusso lavorativo, qindi più qualità e produttività.
Seiton – riordinare
Tenuto solo ciò che è essenziale, si tratta di riordinarlo per poterlo avere a disposizione in modo efficace ed efficiente quando serve.
Seiso – pulire
Separato e riordinato, poi si tratta di mantenere ordine e pulizia, in netto contrasto con l’idea che il disordine sia prodromico alla creatività.
Seiketsu – sistematizzare
Forse il Seiketsu, lo sistematizzare, è il punto più difficile per i molti lavori che non prevedono flussi di lavoro regolari. Ma all’interno del metodo giapponese delle 5S standardizzare significa prima di tutto fare in modo che i passi precedenti, e quello successivo, diventino un’abitudine quotidiana che migliora di giorno in giorno.
Shitsuke – diffondere
La quinta S ha a che fare con la costanza nel tempo, con il fatto di aver introiettato le prime 3 S e, tramite la quarta, si riesce a farla propria in ogni aspetto della vita. Ha un ’bout a che fare con la disciplina, molto di più con la costanza, ed è un ’bout come con le buone abitudini, che una volta prese non bisogna mollare e tornare a quelle cattive.

Photo: Respublika Narodnaya, original work by Nikita Klyuchko [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons