Categoria: Idee

News e notizie dal mondo che riguardano il mondo degli uffici, degli studi professionali e delle aziende

Idee
26/06/2015

Di storie boccaccesche tra le mura di un ufficio è piena la Rete: quella dei due amanti focosi di Christchurch, in Nuova Zelanda, che si sono dimenticati di spegnere le luci di un ufficio tutto vetrato che affaccia su una strada molto ma molto trafficata; o quella della coppia di focosi vicentini che, beccati in piena pausa pranzo e sospesi dal datore di lavoro hanno fatto ricorso perché “non avrebbero perso ore di lavoro” (la storia è raccontata dal Giornale di Vicenza).

Per gli amanti del genere, oltre alle semplici regole di galateo del flirt come queste ora c’è anche un vero manuale per farlo, clandestino o meno, senza mettere a repentaglio la carriera. Perché che si faccia è indubbio (anzi, c’è anche una ‘classifica’ delle città con gli uffici più ‘hot’, di cui abbiamo parlato qui) così come è indubbio che per manager e datori di lavoro son più le grane che i vantaggi motivazionali derivanti dalle storie d’amore e sesso tra le scrivanie.
Secondo una ricerca di BP Academy il 73% dei manager sarebbe pronto a licenziare il collaboratore che avesse una relazione con un/una collega; il 55% è convinto che la liaison possa inficiare la creatività mentre il 45% si limiterebbe a dividere gli amanti in diversi reparti. L’amore in ufficio renderebbe i lavoratori: più nervosi (33%), più distratti (28%), meno competitivi (20%), più sospettosi (12%), meno corretti con gli altri (7%).
(Lo riporta Valeria Vantaggi su Vanity Fair)
E allora per farlo senza farsi cogliere in fallo ecco un manuale (Come fare sesso al lavoro. L’arte di sco*@pare in azienda senza farsi cogliere in fallo, edizioni Salani, 144 pagine, 9,90 euro) in cui tra irriverenza (la dedica è “A Bill Clinton, il quale senza dubbio rimpiange che questo libro non sia stato pubblicato prima”), filosofia spiccia (si parla pure della piramide di Maslow) e ben 53 posizioni del kamasutra da ufficio si snocciolano consigli e avvertimenti per mettere in pratica quello che gli autori Mats & Enzo sostengono essere un metodo infallibile.

Idee
24/06/2015

Di uffici da togliere il fiato (o da far venire voglia di andare al lavoro) ne abbiamo visti, compresi quelli considerati i più belli del mondo del 2014, ma questo probabilmente li batte tutti.

Si tratta della nuova sede inglese di Rentalcars.com, società di noleggio auto con sede in Estonia che per l’ufficio di Manchester non ha badato a spese.

Per capirci parliamo di un cinema all’aperto, un fast food, una spiaggia interna, un caffè Starbucks e vagonate di sale relax, oltre a un design a tema per i veri e propri spazi di lavoro.

Costo dell’operazione di restyling? Più di 2 milioni di sterline per oltre 38mila metri quadri di superficie. Chi manda il primo curriculum?

Idee
15/06/2015

Guardatevi intorno: vedete palazzoni grigi, traffico e vi passa la voglia di lavorare? Be’, a Londra un’alternativa c’è: si chiama TreeXOffice ed è un ufficio sospeso su un albero, immerso nel verde (ora di Hoxton Square, ma di tanto in tanto cambia location) e totalmente ecologico.

Non solo: TreeXOffice è un vero spazio di co-working con 8 postazioni tutte con accesso alla corrente elettrica ed alla rete wi-fi e, se necessario, può diventare anche una sala riunioni o uno spazio per eventi e presentazioni. La struttura è di carta compressa e pareti di policarbonato traslucido che permettono un costante ingresso di luce e aria e un contatto diretto con la natura ed è stato progettato da Natalie Jeremijenko con gli artisti Shuster + Moseley, la Tate Harmer Architects e gli architetti dello studio Gensler.

Insomma, se le nuove tendenze dell’ufficio del futuro sono queste, chi non vorrebbe lavorare, almeno per un giorno, nel Treexoffice?

Idee
12/06/2015

Mamma “e” lavoratrice o mamma “o” lavoratrice? La differenza è sostanziale, e purtroppo ancora oggi, per molte donne, soprattutto in Italia, carriera e famiglia sono spesso due mondi inconciliabili.

C’è un post di Claudia Voltattorni sul blog La 27^ Ora del Corriere della Sera che ha scatenato parecchio dibattito
Sono una mamma lavoratrice. Una di quelle che incastra pezzetti di vita suoi e della propria famiglia, una di quelle che corre sempre, che vorrebbe una giornata da 30 ore ma che tanto sarebbe lo stesso sempre in ritardo.Sono una mamma lavoratrice felice di esserlo, anzi, di più, convinta di esserlo.

Però a volte anche io ci penso: e se mollassi tutto? E se un giorno mi mettessi solo a “fare la mamma”?
Eppure di mamme di successo, sul lavoro e con i figli, ce ne sono, anche in ruoli di assoluto prestigio, influenza e potere come quelle in questa gallery di Msn.it sulle mamme lavoratrici più potenti del mondo che comprende nomi come influenti come quelli di Anna Wintour direttrice di Vogue (quella velatamente de Il Diavolo Veste Prada, film cult sulla vita da ufficio) o Arianna Huffington co-fondatrice dell’Huffington Post, donne dello showbiz come Angelina Jolie o Beyonce Knowles, donne potenti come Cristine Lagarde direttrice del Fondo Monetario Internazionale o la nostra Emma Marcegaglia, prima donna presidente di Confindustria e dal 2003 mamma di Gaia.

La domanda per molte è: ma come fanno? Le risposte (perché sono tante, e mai una sola) forse è in un libro (I Know How She Does It della guru americana del time management Laura Vanderkam) di cui parla Entrepeneur.com. La Vanderkam ha intervistato qualcosa più di 1.000 donne che guadagnano più di 100.000 dollari l’anno e ha scoperto le loro strategie per conciliare vita, famiglia e lavoro. Eccole.

Applicare lo split shift. Ovvero l’alternanza del tempo per il lavoro con quello per la famiglia. Per esempio lavorare finché i figli sono a scuola, poi dedicarsi esclusivamente a loro e tornare a lavorare un po’ una volta che sono a letto a dormire.

Rispettare le to-do-list. Quando si lavora non ci si occupa dei figli, e viceversa. Ovvero non si risponde alle mail quando si è al parco con i bambini, e non si va a comprare il quaderno per scuola durante l’orario di lavoro. Rispettare rigorosamente la lista di cose da fare aiuta a gestire meglio i tempi e gli ambiti, e a viverli con più qualità.

Tenere traccia del tempo. Basta fare l’esperimento per una settimana, per esempio con un file excel con tutte le ore della giornata e usando due colori diversi per il tempo professionale e quello famigliare. in questo modo si ottengono 3 risultati: non si mischiano gli ambiti; ci si rende conto di quanto tempo si passa sia al lavoro che con i figli; si scoprono nuovi momenti di qualità nella giornata (per esempio l’ora al mattino dal risveglio all’uscita dei ragazzi per andare a scuola).

Guadagnare ore per il lavoro nel weekend. Se durante la settimana si dedicano ore ai figli durante il normale orario lavorativo (per esempio dalle 16:00 alle 18:00) si possono recuperare nel fine settimana (per esempio quando i ragazzi sono a una festa di compleanno degli amichetti), sempre osservando la logica dello split shift.

Non dimenticare se stesse. Sembra una contraddizione in termini e un incastro impossibile, eppure sempre tenendo traccia di come si spende il tempo settimanale possono (devono secondo la Vanderkam) saltar fuori dei momenti in cui ci si prende cura solo di se stesse: andando in palestra, facendo una passeggiata, dormendo o facendo un bel bagno rilassante.

E voi cosa ne pensate? È fattibile o è solo un miraggio di una vita impossibile?

Idee
11/06/2015

Dipendente alzati e lavora: volendo parafrasarla, è proprio così. Secondo uno studio appena pubblicato sul British Journal of Sports Medicine la salute per un mondo sempre più sedentario non passa per la corsetta al parco un paio di volte la settimana o per le puntate in palestra, ma dalla possibilità di lavorare in piedi. Abbandonando cioè la sedia per qualche ora al giorno e migrando verso il cosiddetto standing desk.

Secondo gli autori della ricerca a guadagnarci sarebbero tutti: i lavoratori, che migliorerebbero sensibilmente il proprio stato di salute; le casse pubbliche, che ridurrebbero i costi per la salute e l’assistenza sanitaria, e i datori di lavoro, che vedrebbero impennarsi la produttività.

Fatti due conti, e fossero vere le conclusioni della ricerca, potrebbe anche essere vero: per millenni abbiamo trascorso buona parte della nostra esistenza stando in piedi e camminando, e la sedentarietà è un concetto relativamente recente, così come il pendolarismo in auto o con i mezzi pubblici (e guarda caso andare in ufficio in bicicletta rende più felici visto che il viaggio verso il posto di lavoro è più stressante delle 8 ore in ufficio). E soprattutto, secondo i calcoli fatti, oggi il 75% delle mansioni lavorative sono svolte stando seduti.

C’è chi già si è portato avanti, come i soliti paesi del nord Europa dove addirittura il 90% dei lavoratori avrebbe accesso a questo genere di standing desk, ovvero postazioni di lavoro presso cui stare in piedi (e infatti i danesi sono i lavoratori più felici del mondo), e ci sono poi i soliti consigli di buon senso per combattere il lavoro sedentario, come quello di alzarsi e camminare nel corso di una telefonata, oppure recarsi direttamente presso la scrivania del collega anziché mandargli la solita mail, o ancora tenere le riunioni in piedi o passeggiando (il che ridurrebbe anche il tempo impiegato migliorando l’efficacia delle decisioni, come abbiamo già scritto qui) e facendo le scale anziché prendere l’ascensore.

Non credete che possa funzionare? Be’, pare che il premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway scrisse la maggior parte dei suoi romanzi in piedi…

Idee
04/06/2015

«Non voglio amore, voglio risultati»
Lo ha dichiarato Federico Marchetti al Financial Times parlando del successo di Yook e della fusione con Net-A-Porter in cui ci sarà un solo capo: lui.

Ma è davvero così che funzionano le cose in azienda? Stando a quanto ha ‘sentito’ il Barometro Ipsos 2015 che ha condotto per conto di Edenred un’analisi sulle aspettative dei dipendenti, i lavoratori italiani non la pensano esattamente in questo modo (come riporta il Corriere della Sera).
Sfiduciati verso il futuro e non fedeli alla propria azienda, i lavoratori italiani vorrebbero una nuova organizzazione del lavoro e una nuova cultura manageriale fondata su tre pilastri: maggiore delega, lavoro di squadra e propensione al rischio.
1 dipendente su 2 si è anche dichiarato soddisfatto per l’incoraggiamento al lavoro di squadra del diretto superiore ma anche per il diritto all’errore riconosciuto dai capi.

E sul fronte del welfare aziendale che cosa può rendere felice un dipendente? Ecco il decalogo stilato da Edenred:
1. L’investimento in formazione. L’86% dei lavoratori italiani ritiene che la formazione sia l’ingrediente principale della competitività personale ed aziendale.
2. Salute e prevenzione attraverso assistenza sanitaria, screening e assicurazioni integrative.
3. Pacchetto di benefit su misura di mamma, single o senior. Come la possibilità di scegliere tra opzioni flessibili e modulari.
4. Buoni Pasto
5. Gestione dello stress con programma mirati che puntano a migliorare la salute e la qualità della vita, conciliando lavoro e vita privata
6. Aiuto per i trasporti come un contributo per le spese di trasferimento casa-lavoro
7. Il sostegno per i consumi energetici
8. L’asilo nido
9. Aiuto per i familiari non autosufficienti
10. Aiuto ai familiari per attività sportive e culturali
E voi siete d’accordo con questo elenco? Cosa vorreste dalla vostra azienda?