Categoria: Idee

News e notizie dal mondo che riguardano il mondo degli uffici, degli studi professionali e delle aziende

Idee
18/02/2015

Decidere la posizione delle luci in un ufficio non è solo una scelta estetica: le luci artificiali di uno spazio di lavoro possono influire anche notevolmente sulla qualità dell’ambiente e sulla salute dei lavoratori, soprattutto se si tratta di uffici in cui si passano molte ore al giorno davanti agli schermi dei computer.

Inoltre la scelta e la disposizione delle fonti luminose all’interno degli spazi di lavoro può incidere anche sui costi energetici: se infatti per le abitazioni residenziali l’illuminazione incide normalmente per il 15% della bolletta elettrica, per negozi e uffici la percentuale può superare tranquillamente il 20%. Ecco perché pensare con cura alla disposizione e alla potenza delle luci non è un dettaglio da sottovalutare.

Intanto, come regola generale, un ambiente di lavoro dovrebbe essere illuminato sia da luce naturale che da luce artificiale: la legge infatti stabilisce per motivi di salute e benessere sul posto di lavoro valori minimi e massimi di illuminamento tali da presupporre che gli utilizzatori saranno mediamente soddisfatti delle condizioni di illuminamento. Per esempio se negli ambienti di lavoro utilizzati saltuariamente o semplicemente di passaggio possono bastare dai 100 ai 200 lux, per ambienti in cui si lavora costantemente a monitor sono necessari dai 300 ai 750 lux (e per compiti particolarmente impegnativi si può arrivare anche 1500 lux di media).

Valutati i valori medi di illuminamento occorre poi valutare gli angoli attraverso i quali la luce impatta con gli occhi di chi vi lavora, con le superfici dei mobili o delle pareti (che potrebbero essere lucide e causare effetti di rifrazione) e con gli eventuali dispositivi elettronici e digitali retroilluminati. Tutti questi accorgimenti, che dipendono sempre dalle caratteristiche dell’ambiente, sono utili per evitare un eccessivo affaticamento agli occhi: qui trovate i consigli per evitare gli occhi stanchi e disporre al meglio le fonti luminose in ufficio.

C’è poi da considerare che le luci artificiali di un ufficio rimangono accese per molte ore al giorno, in estate come in inverno, e per questo motivo devono avere caratteristiche di bassi consumi e tonalità di colore calde o neutre (mai fredde: si raccomanda infatti temperatura di colore non superiori a 3-4.000 K).

Nello ‘Speciale illuminazione’ di Viking potete trovare lampade e lampadine a led, lampade a fluorescenza e alogene e altre soluzioni di illuminotecnica per l’ufficio.

Idee
12/02/2015

Volete sapere come sarà l’ufficio di domani? Come saranno organizzati gli spazi, come la tecnologia influenzerà le giornate lavorative e come sarà possibile conciliare impegni personali e professionali? Tra le aree tematiche del Salone del Mobile di Milano (dal 14 al 19 aprile 2015, qui tutte le informazioni) ci sarà Workplace3.0, un nuovo concept per SaloneUfficio all’interno del quale è prevista anche una installazione dell’architetto Michele De Lucchi.
‘La tecnologia ha cambiato tutto, lasciando l’uomo più libero di organizzarsi come desidera e permette di lavorare ovunque, a casa, in treno o magari all’aria aperta in un parco‘.

‘Pensare all’ambiente di lavoro come una palestra attrezzata per allenare la mente, facendolo diventare uno spazio in cui le relazioni generino nuove idee e possibilità. L’ufficio del futuro va pensato immaginandosi uno stile di vita svincolato dalle convenzioni, un ambiente sempre diverso creatore continuo di novità‘.

Idee
03/02/2015

Sì, lo diciamo spesso che il lavoro è uno stress, ma ora una ricerca condotta da Regus, fornitore globale di spazi di lavoro flessibili, ha indagato anche i modi, le cause e le quantità di stress nelle occupazioni professionali. Scoprendo prima di tutto che in 5 anni, quelli della crisi globale più lunga del Dopoguerra, lo stress legato al lavoro è aumentato.

L’indagine di Regus è stata condotta intervistando 22mila manager e professionisti in oltre 100 paesi, e per il 53% di questi il livello di stress tra il 2010 e il 2015 è aumentato sensibilmente.

Ma se la percezione è comune, da Paese a Paese variano le cause, e quelle per l’Italia sono ben specifiche:

l’instabilità del posto di lavoro (30% contro il 15% della media globale)
tecnologie obsolete e inaffidabili (30%)
carenza di personale e collaboratori (27%)
Scarsa flessibilità degli orari e dei luoghi di lavoro (15%)

A livello globale invece la prima causa di stress è indicata nella mancanza di esercizio fisico e di cibi salutari (21% degli intervistati).

Ciò che coincide tra l’Italia e il resto del mondo sono gli auspici sui modelli di impiego che potrebbero mitigare lo stress: il 74% del panel (in Italia il 73%) pensa che lavorare talvolta in ambienti diversi possa rappresentare un piccolo antistress; il 61% degli italiani (59% la media globale) pensa anche che operare con più flessibilità permetterebbe di raggiungere un miglior equilibrio tra vita e lavoro.

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02/02/2015

Meglio lavorare in un ufficio austero e anonimo o in uno con un tocco di personalità in più? Se lo sono chiesto alcuni ricercatori che hanno condotto uno studio in alcuni grandi uffici commerciali di Olanda e Regno Unito, e la risposta è stata inequivocabile: meglio, molto meglio, un tocco di personalità. Soprattutto se parliamo di piante e fiori accanto alla scrivania, in grado di migliorare la percezione della qualità delle giornate al lavoro e contemporaneamente purificare l’aria.

La ricerca ha messo a confronto le due tipologie di uffici, quelli austeri e quelli arricchiti da piante e fiori ornamentali, e oltre a degli appositi questionari per valutare la percezione dei dipendenti hanno anche misurato i tassi di produttività. E l’esito è stato che le piante migliorano la soddisfazione personale e di conseguenza innalzano la capacità di concentrazione.

Secondo i ricercatori dell’Università di Cardiff, abbellendo gli spazi di lavoro con fiori e piante la produttività è aumentata del 15%. Questo perché il verde riduce lo stress, aumenta la capacità di attenzione e migliora il benessere.

Idee
30/01/2015

In un mondo sempre più orientato all’innovazione non è banale sapere da dove nascono competenze come la creatività e il cosiddetto pensiero laterale. E tra i tanti fattori che possono influenzare i livelli di creatività un ricercatore della Concordi’rounds John Molson School of Business ha voluto capire se può rientrare anche la struttura sociale del paese di provenienza.

Ovvero: la creatività dipende anche da dove nasciamo? O meglio: vivere in un paese spiccatamente individualista rispetto a uno di mentalità più collettivista influenza la creatività e l’innovazione?

Il professor Gad Saas ha condotto una serie di test tra gli studenti delle università di Montreal (Canada, considerato un paese individualista) e Taipei (Taiwan, di mentalità più collettivista) valutando 5 fattori comuni a ogni tecnica di brainstorming:

1. Il numero di idee generate
2. La qualità delle idee
3. Il numero di pareri negativi per ogni gruppo (cose come: “Questa è un idea assurda”)
4. L’intensità dei commenti negativi (“Questa idea non funziona” è ben diverso da “Questa è un’idea stupida”)
5. Il livello di abitudine a valutare la propria performance creativa rispetto a quelle di altri gruppi di confronto

I risultati – pubblicati sul Journal of Business Research – accreditano il fatto che quando si tratta di creatività, gli studenti canadesi hanno dimostrato di produrre più idee in generale, con anche un livello superiore di commenti negativi; ma dal punto di vista della qualità delle idee (valutate da un comitato indipendente) sono gli studenti di Taipei ad aver raggiunto performance migliori.

“Per massimizzare la produttività dei gruppi di lavoro sempre più internazionalizzati, manager e aziende globali devono tener conto delle differenze culturali, soprattutto tra paesi occidentali e orientali” ha commentato il professor Saad.

Idee
29/01/2015

Sembra una notizia incredibile, eppure secondo quanto riporta il sito de La Stampa un’azienda giapponese – la Ferray Corporation di Tokio – avrebbe assunto per 9 gatti da ufficio per abbassare il livello di stress dei dipendenti e migliorare la produttività.
Ora i lavoratori, invece di fare a gara fra di loro per conquistare il favore del capo, fanno a gara a coccolare i mici. Lo spirito di squadra, hanno affermato, si è rafforzato.
Secondo quanto riporta La Stampa – che cita a sua volta il Mirror inglese – ci sarebbero anche bonus e benefit per i dipendenti che volessero adottare un animale da compagnia.

Ma in Italia una cosa del genere potrebbe funzionare?