Categoria: Idee

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Idee
26/08/2015

Fatti due conti rapidi, chi svolge mansioni di ufficio o ha un lavoro sedentario passa da un quarto a un terzo delle proprie giornate lavorative seduto. Una condizione che, se vissuta con posture scorrette, può portare anche a gravi conseguenze per la salute oltre che per la produttività (il mal di schiena è tra i primi motivi di assenza dal lavoro).

Per questo motivo è sempre più importante scegliere correttamente la seduta più adatta a favore una posa ideale, senza farsi ‘ingannare’ dai soli fattori estetici.

Un primo errore ergonomico da evitare è quello per cui della sedia o poltrona da ufficio si inclina il solo schienale e non la seduta vera e propria: una vera seduta ergonomica è tale quando è dotata di meccanismo basculante che permette all’intera seduta, sedile e schienale, di inclinarsi contemporaneamente mantenendo il corretto angolo di seduta.

Una sedia da ufficio ideale deve anche essere regolabile in altezza, per permettere di sedersi correttamente con le cosce parallele al terreno e le ginocchia piegate ad angolo retto, evitando così la posizione ‘a cucchiaio’ (quella ‘stravaccata’ sul divano con il bacino in avanti e lontano dallo schienale).

La seduta vera e propria non dovrebbe nemmeno essere troppo morbida, per impedire di ‘affondare’, e così lo schienale dovrebbe avere un supporto per il tratto lombare per assicurare la postura funzionale alla lordosi fisiologica.

L’altezza degli eventuali braccioli dovrebbe anche essere tale da permettere alla sedia di infilarsi sotto il ripiano della scrivania, evitando di stare troppo lontani dal piano di appoggio e di conseguenza di sporgersi eccessivamente in avanti.

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20/08/2015

Sì, quelle regole più o meno scritte per cui in ufficio ci si veste solo e soltanto in modo formale se non propriamente elegante (con buona pace dei vantaggi di andare scalzi, per esempio, come abbiamo raccontato qui) tornano in auge alla grande.

Ha infatti destato un certo scalpore la circolare interna di Barclays, la banca d’affari inglese, che ha rimesso in riga i propri dipendenti richiedendo espressamente scarpe chiuse e abiti formali per gli uomini così come per le donne. Riporta l’Huffington Post:
No alle t-shirt, no ai jeans, non alle scarpe da ginnastica e da oggi no anche alle scarpe aperte. Dal prossimo mese niente più infradito per i dipendenti della Barclays, che ha diffuso una circolare per i suoi dipendenti nella quale li avvisa che le scarpe aperte e comode soprattutto in estate non saranno più ammesse.
E non si salva nemmeno l’easy friday, quella convenzione tacita per cui di venerdì si è tutti un ’bout più rilassati (nel look e non nell’impegno) che ha ormai preso piede anche in Italia.

E voi cosa ne pensate di questo giro di vite di Barclays? È giusto, almeno nei confronti dei clienti?

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12/08/2015

Ebbene sì, proprio mentre un imprenditore turco vende l’azienda e regala 200mila euro a ciascun dipendente, Dan Price, il boss della Gravity Payments che a marzo si era decurtato lo stipendio per raddoppiare quello dei suoi dipendenti, comincia a pensare che forse non è stata la mossa giusta.

Per carità, le intenzioni erano le migliori: migliorare le condizioni di vita dei suoi dipendenti e – en passant – farsi un po’ di pubblicità. Ma dopo i primi osanna son cominciate a fioccare lettere di insulti, e non da parte di investitori o CEO ma da parte di impiegati e dipendenti di ogni parte d’America.

Come riporta l’Huffingtonpost.it che cita un pezzo del New York Times:
A fronte poi di un netto incremento delle richieste per nuovi lavori e progetti, alcuni dei clienti della Gravity Payment, vedendo la decisione di Dan come una dichiarazione politica, hanno smesso di fare affari con lui, pesando così negativamente sul bilancio dell’anno in corso (i guadagni portati dai nuovi clienti rientreranno infatti solo nel fatturato del prossimo anno). Per far fronte all’aumento della richiesta Dan Price ha dovuto assumere nuovi dipendenti – adesso a un costo decisamente alto per l’azienda – senza però sapere fino a quando potrà durare questo periodo d’oro e non avendo un margine di bilancio troppo sicuro.

Inoltre, due degli impiegati più preziosi della Gravity Payment – tra cui Maisey McMaster, prima responsabile del piano economico dell’azienda – hanno dato le dimissioni perché non condividevano le idee di Dan, in particolare rispetto all’equiparazione dei salari tra chi era appena arrivato e chi era dentro alla società da più tempo.
 

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11/08/2015

Lo diciamo più o meno tutti: questo lavoro mi sta facendo diventare matto. Ma poi, tra il dire e il fare, c’è di mezzo sempre la verità. E infatto di lavori che fanno andare davvero fuori di testa ad appurare la verità ci ha pensato uno psicologo, Kevin Dutton dell’Università di Oxford.

I risultati della sua ricerca sono stati raccolti nel saggio “The Wisdom of Psychopaths: What Saints, Spies anche Serial Killers Can Teach Us About Success” e citati da Businesspeople.it: che ne pensate di questa Top10 dei lavori che fanno davvero impazzire?
1. Amministratore Delegato
2. Avvocato
3. Professionista Tv/Radio
4. Commerciale
5. Chirurgo
6. Giornalista
7. Poliziotto
8. Rappresentante del clero
9. Chef
10. Impiegato statale
 

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31/07/2015

La domanda di fondo, che vale per l’aumento come per qualsiasi cosa nella vita, è: quante volte bisogna provarci prima di ottenere qualcosa? Ovvero: insistere ha senso oppure a volte è meglio desistere? Be’, secondo un’infografica di Founders & Founders nella vita bisogna insistere, che si voglia l’aumento, un appuntamento o semplicemente veder realizzata la propria idea.

Per capirci, Edison per creare la prima lampadina ci ha provato 10mila volte; Dyson, l’inventore dell’aspirapolvere, 5126 volte. E sono solo gli esempi più eclatanti: per esempio Sylvester Stallone è stato rimbalzato 1500 volte prima di riuscire a convincere un produttore a girare il film Rocky, uno dei maggiori successi cinematografici di sempre; o ancora Colonel Sanders ci ha provato un migliaio di volte prima di riuscire a vendere la ricetta del pollo del Kentucky Fried Chicken.

Insomma, a volte capita il colpo di fortuna come nel caso della penna Bic, ma in molte altre è la tenacia e la capacità di non demordere a portare al successo. Anche quando si tratta di chiedere e ottenere il tanto sospirato aumento di stipendio.

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30/07/2015

C’è chi, come l’Independent inglese che ha raccontato la storia, l’ha già definito il miglior capo del mondo. E in effetti di capi così non ce ne sono tanti: Nevzat Aydin, 39 anni, fondatore e amministratore delegato della Yemeksepeti, il più grande servizio di consegna a domicilio di cibo in Turchia, ha venduto l’azienda a un gruppo tedesco per la cifra di ben 589 milioni di dollari.

Poteva andarsene su un’isola caraibica a godersi il frutto del suo ingegno imprenditoriale, ma ha fatto una di quelle scelte che fanno notizia: poiché convinto da sempre che la sua società, fondata con un capitale iniziale di 71mila dollari, non sarebbe diventata quello che è senza l’apporto dei suoi dipendenti e senza un vero lavoro di squadra, ha pensato bene di ridistribuire la fortuna con quanti hanno lavorato per lui in questi anni.: ha distribuito qualcosa come 27milioni di dollari tra i suoi 114 dipendenti, più o meno 200mila euro a testa di media.

Come riporta il quotidiano turco Hurriyet, qualche dipendente ha urlato di gioia, qualcuno ha pianto per lo stesso motivo, molti hanno scritto sentite lettere di ringraziamento perché con quella cifra potranno risolvere non pochi problemi pratici della loro vita.

È vero che i soldi non fanno la felicità, ma qualche volta anche i proverbi possono essere smentiti, no?