Categoria: Idee

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Idee
30/05/2019

Quando il collega diventa capo è un momento molto delicato all’interno di un’azienda. Lo è per chi gode della promozione, lo è per gli ex pari grado, e lo è in generale per tutta l’organizzazione: quando passi da staff a manager non hai addosso solo gli occhi di chi prima sedeva accanto a te, ma anche quelli degli altri dirigenti, che scruteranno ogni tua mossa per capire se davvero vali la promozione e quel nuovo incarico. Insomma, passare da collega a capo di un gruppo di lavoro non è solo una questione di competenze specifiche ma investe anche le cosiddette soft-skill, dalle capacità comunicative a quelle manageriali, dalla gestione delle risorse alla capacità di prendere decisioni giuste, al momento giusto.
Quando il collega diventa capo: gli errori più comuni da evitare
Vediamo allora i più comuni errori che può commettere chi viene promosso a un ruolo di responsabilità, e quelli di chi deve mutare il proprio setting nei suoi confronti.
Non esplicitare il fatto che le cose sono cambiate
Sì, le cose sono cambiate, e quelli che fino a ieri erano colleghi pari grado, con cui lamentarsi dei capi, dei carichi di lavoro, dello stress, delle incertezze e di tutto quanto è quotidianità in un’azienda, ora sono collaboratori di grado inferiore. E no, non lo capiranno da soli che le cose sono cambiate. Anzi, il rischio è che la promozione scateni invidie, frustrazioni e ripicche. Per cui il primo atto formale e sostanziale da fare è quello di riunire il team ed esplicitare chiaramente che le cose sono cambiate, che le competenze e i rapporti da quel momento sono diversi e che da quel momento avrete precise responsabilità. Non bisogna spaventare nessuno (anche perché il messaggio diventerebbe che i primi a essere spaventati siete proprio voi) e anzi è bene essere tranquillizzanti. Calmi, ma fermi e decisi: il primo passo è sempre il più importante.
Continuare a comportarsi allo stesso modo
A pranzo assieme a parlare di lavoro, il caffè parlando del più e del meno, qualche battuta molto più che in amicizia, l’aperitivo dopo il lavoro: tutte cose che tra colleghi si fanno più o meno abitualmente e alle quali ora occorre dire basta. Il nuovo status impone anche nuovi comportamenti: l’abito fa il monaco, e così i comportamenti nella quotidianità. Ciò non significa che non si possa essere rilassati (anzi, un bravo manager usa più la carota del bastone, e diventare di colpo dei dittatori non aiuterà di certo) ma dopo aver chiarito le proprie nuove responsabilità, è bene far capire che le cose sono cambiate anche nella quotidianità.
Non cambiare scrivania
La forma è sostanza, anche nella “geografia” delle postazioni di lavoro. Vero è che sempre più vanno di moda gli uffici liquidi, gli open space senza gerarchia e gli spazi di lavoro orizzontali. Però insomma, su una nave il capitano è al timone, e anche voi dovete trovare una postazione che faccia capire che non siete più solo parte dell’equipaggio. Anche in questo caso chiarirlo subito e con calma farà la differenza tra l’apparire altezzosi tutto d’un colpo e prendere seriamente le nuove responsabilità.

Idee
27/05/2019

Che ci crediate o meno, pare che ci siano dei segni zodiacali che più di altri hanno la stoffa del manager. Gestire team di lavoro, avere una visione del futuro, fare scelte anche difficili, stabilire obiettivi, prendersi le responsabilità sono solo alcune delle caratteristiche che fanno di un semplice capo un bravo manager.
I segni zodiacali da vero manager
Quali sono allora i segni zodiacali da vero manager?
Toro (20 aprile – 20 maggio)
Pazienza e determinazione sono le peculiarità dei nati sotto il segno del Toro, due doti manageriali e imprenditoriali per eccellenza. Meticolosi, scrupolosi, con un forte senso della squadra e onestamente disposti a prendersi le responsabilità dei propri errori, i nati sotto il segno del Toro hanno le stimmate del leader.
Gemelli (21 maggio – 20 giugno)
Abili comunicatori, onesti ed empatici, i nato sotto il segno dei Gemelli sono anche capaci di uscire dalla propria zona di comfort ed esplorare nuove opportunità, anche in campo imprenditoriale, avendo ben presente che è nelle difficoltà che si celano le opportunità.
Leone (23 luglio – 22 agosto)
Sornioni, affidabili, resilienti: i leone sanno tirare fuori il meglio da sé e dagli altri, soprattutto nei momenti di difficoltà grazie al loro innato problem solving. In pratica un capo sempre amato e riconosciuto da tutti.
Vergine (23 agosto – 22 settembre)
Pratici, analitici, meticolosi: i nati sotto il segno della Vergine hanno la capacità di capire dove si annodano i dettagli e i problemi, e la capacità di risolverli anche chiedendo aiuto e facendo gioco di squadra. Se non a capo del team, sono comunque dei colleghi perfetti per lavorare bene.
Bilancia (23 settembre – 22 ottobre)
In una parola: equilibrati. Concentrati sul positivo, equidistanti, proattivi nel risolvere i problemi prima che diventino tali, critici prima di tutto con se stessi, i nati della Bilancia possono essere degli ottimi leader e imprenditori.
Capricorno (22 dicembre – 19 gennaio)
I Capricorno sono dei veri stakanovisti del lavoro, con in più la dote di non procrastinare e di pianificare sempre in anticipo tutte le loro azioni. Certo magari non dei leader visionari, ma quando si tratta di far funzionare a dovere un’azienda o un dipartimento, loro non sbagliano.

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23/05/2019

Phubbing è un neologismo inglese formato dalle parole phone (telefono) e snubbing (snobbare) ed è la forma di disinteresse e disattenzione più subdola e pericolosa di questi tempi. Anche in ambito professionale e lavorativo. Secondo la definizione data dallo studio “My life has become a major distraction from my cell phone: Partner phubbing and relationship satisfaction among romantic partners” condotto da James Roberts e Meredith David e pubblicato su Computers in Human Behavior, il phubbing è quell’atteggiamento, il phubbing è un atteggiamento di disinteresse al limite della maleducazione, che consiste nel trascurare gli altri controllando continuamente lo schermo dello smartphone. Una barriera fisica, quella del cellulare, e un motivo di distrazione che si frappone in qualunque situazione sociale – da una cena con gli amici alla camera da letto e ovviamente le situazioni professionali – e che è stata provata sulla propria pelle dal 43% delle persone intervistate nello studio citato.

Ciò che è emerso (inevitabilmente, verrebbe da dire) è che ignorare chi ci sta di fronte prestando attenzione solo al nostro smartphone genera inevitabilmente conflitti tra le persone: notifiche, chat, messaggi e tutto quanto appare sul display dello smartphone diventano più importanti della relazione diretta con chi ci sta intorno, e questo diventa devastante quando ci si trova all’interno di relazioni di lavoro. Il collega che passa e non degna di uno sguardo perché concentrato sul cellulare, la riunione che diventa improduttiva perché tutti impegnati a gestire altre cose tramite lo smartphone, il cliente che non si sente valorizzato perché stiamo nel frattempo rispondendo a messaggi sul telefono: sono solo 3 degli infiniti esempi del modo in cui la pervasività degli smartphone può generare conflitti sociali e relazionali anche laddove i sentimenti dovrebbero non influire minimamente. E quando si creano tensioni personali, dovute anche alla scortesia che il phubbing comporta, all’interno del team di lavoro, è il momento in cui le cose cominciano ad andare davvero male, la produttività cala, l’azienda perde competitività e diventa difficile invertire il trend.

Che fare allora contro il phubbing? Di ricette infallibili non ne esistono, però già vietare i cellulari durante le riunioni è una buona prassi che i manager dovrebbero favorire, così come quella di creare momenti di interazione personale, dalla quale sono esclusi i telefonini, all’interno dei quali i dipendenti possono e devono sviluppare innovate relazioni personali.

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21/05/2019

Andare in vacanza a giugno ha i suoi vantaggi. Certo 1 italiano su 3, più o meno, stando alle statistiche, farà ancora una volta le vacanze ad agosto, molti non per scelta ma perché possono godere delle ferie solo quando l’azienda chiude. Ma per fortuna ci sono anche persone che possono scegliere e decidere di fare le vacanze a giugno, anticipando quel salutare break nei ritmi frenetici di un anno di lavoro e potendo godere di numerosi vantaggi, non solo economici.
5 vantaggi dell’andare in vacanza a giugno
Sono almeno 5 i vantaggi dell’andare in vacanza a giugno

1. Costa meno

Sì, inutile negarlo, a giugno non è ancora altissima stagione e in molte località non è nemmeno alta stagione. Conseguenza inevitabile? I prezzi sono decisamente più bassi, spesso addirittura della metà per quanto riguarda le sistemazioni.

2. C’è meno gente

Non bisogna svelare troppo il segreto, ma in vacanza a giugno si vive decisamente meglio. Meno traffico di villeggianti, meno folla in spiaggia, meno gente in giro in montagna, meno code nei musei. Sì, ci sono in giro principalmente stranieri, in particolare tedeschi, austriaci e francesi.

3. I bambini si rilassano subito

Chi ha figli lo sa: finisce la scuola e i bambini hanno bisogno di tempo libero, relax, stare con i genitori, divertirsi, svagarsi. Insomma, cambiare aria e ritmi: certo ci sono i vari camp estivi, ma una bella vacanza in famiglia è in fondo quello che i bambini desiderano di più dopo aver fatto il loro dovere negli studi.

4. Il tempo (dovrebbe) essere ottimo

Giugno non è ancora così caldo come luglio, ma non dovrebbe nemmeno più essere temporalesco come maggio o come la fine di agosto. Insomma, il tempo perfetto per una vacanza sia al mare che in montagna e ovviamente nelle città d’arte. Se poi si punta a sud, dal sud Italia alle regioni equatoriali, è anzi il momento migliore dal punto di vista delle temperature.

5. Si lavora ad agosto

Sì, c’è poi la conseguenza che si lavora ad agosto. Ma quando tutti sono in vacanza, le città si sono svuotate, e c’è molto meno da fare, anche i ritmi di lavoro sono decisamente più rilassati e si può vivere meglio anche quel paio di settimane in cui tutti gli altri sono in vacanza.

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17/05/2019

Sono numerosi gli aspetti che entrano in gioco quando cerchiamo un lavoro o desideriamo una promozione all’interno dell’azienda in cui svolgiamo la nostra professione. Uno strumento che può senz’altro aiutarci nella progressione che vorremmo è il networking. In passato, abbiamo già affrontato la tematica fornendoti dei consigli su come svolgere le attività di networking con efficacia. Avevamo sottolineato quanto sia importante a volte – oltre alle competenze acquisite – conoscere personalmente qualcuno in grado di offrirci un aiuto concreto a livello lavorativo. Oggi, vogliamo affrontare un altro aspetto legato al networking e in particolare, come eseguirlo in base alle diverse fasi in cui ci troviamo nel nostro percorso professionale.
Perché differenziare il networking in funzione delle diverse fasi della carriera?
Ci potrà sembrare che il networking sia un’attività in cui si incontrano semplicemente persone con cui discutere del proprio percorso professionale. In realtà, non tutti i tipi di networking sono uguali. Oltre a modalità completamente diverse di svolgerlo, esistono anche approcci e tecniche diverse in base al risultato che si vorrebbe raggiungere. Dall’ottenere il primo lavoro fino a ricoprire ruoli di più elevato livello all’interno di un’organizzazione, il networking è una parte essenziale della carriera professionale e in ogni fase, deve possedere obiettivi diversi e di conseguenza, tecniche adatte. Ad esempio, la capacità di lavorare sodo per acquisire esperienza può essere una modalità appropriata all’inizio della nostra carriera ma non necessariamente ciò che ci consentirà di ottenere una promozione in una fase successiva. Per questo, il networking richiede una serie di abilità distinte. Vediamo quindi nel dettaglio quali sono per riuscire a padroneggiarle a dovere.
Il networking nei primi anni
Quando siamo alla ricerca del nostro primo impiego, è bene farlo sapere a quante più persone possibili. È importante crearsi una solida rete partendo dalle persone che conosciamo: amici, parenti, professori universitari, responsabili che ci hanno seguito nel corso di uno stage e così via. È inoltre cruciale che sappiano il percorso di studi che abbiamo seguito, il settore in cui vorremmo lavorare e la posizione ricercata in modo che se ne ricordino in successive conversazioni con terzi o qualora stiano scorrendo eventuali annunci di lavoro. Il fattore età può essere un altro importante aspetto da sottolineare. Spesso le aziende sono alla ricerca di nuove leve mosse da entusiasmo e a cui offrire formazione e crescita. È importante quindi sforzarsi per creare una rete estesa, facendosi conoscere e ponendo in risalto le caratteristiche per le quali potremmo offrire un contributo positivo a un’eventuale azienda.

Come ottenere una promozione con il networking
Sono ormai diversi anni che ricopriamo il ruolo per il quale siamo stati assunti. Abbiamo imparato molto, siamo cresciuti e ci sentiamo sicuri nello svolgere le attività di cui siamo responsabili. Desideriamo metterci in gioco, continuare a crescere e ottenere una posizione di maggior livello. In poche parole, siamo pronti a chiedere una promozione. Il networking rappresenta sempre un ottimo strumento per aumentare la propria visibilità. In fondo, sono sempre persone quelle che ti accorderanno una promozione e la comunicazione della tua volontà può già essere un’ottima tecnica in tal senso. Il tuo desiderio potrebbe essere esaudito già dopo una conversazione alla stampante laser! Il networking può anche aiutarti ad acquisire quelle competenze necessarie al ruolo che speri di ottenere. Ad esempio, puoi venire a conoscenza di corsi di formazione da seguire o di conferenze a cui partecipare per approfondire le tue competenze attingendo direttamente da esperti del settore. Inoltre, il networking è una tecnica in grado di sviluppare profondamente le soft skill, ossia quelle competenze trasversali necessarie nel mondo del lavoro al pari di quelle tecniche. Se vorresti, ad esempio, ricoprire una posizione da team leader, il networking può aiutarti a rafforzare l’abilità nel rapportarti con gli altri.
Il networking negli stadi avanzati della carriera
Anche qui, il networking è essenziale per comunicare il tuo desiderio di avanzamento. Ad esempio, potrebbe essere arrivato il momento di ricoprire un ruolo manageriale: in questo caso, è importante svolgere il networking anche con persone al di fuori dell’azienda, con addetti all’assunzione di personale con competenze di leadership e con persone influenti all’interno del tuo settore. Il networking è inoltre fondamentale qualora tu decida di voler metterti in proprio. Uno degli aspetti con cui fare i conti se si lavora in maniera indipendente è proprio l’isolamento che porta spesso a essere lontano da colleghi e potenziali opportunità. Il networking, in questo caso, non solo ci offre un ottimo strumento per creare una solida rete di persone con le quali confrontarci ma ci consente di far conoscere la nostra azienda o attività suscitando l’interesse di potenziali clienti.

L’importanza dell’interazione umana
In un’era sempre più focalizzata sull’intelligenza artificiale, l’interazione umana può veramente fare la differenza nel creare dei rapporti solidi che possano aiutarci nel percorso lavorativo che vorremmo crearci. Siamo inoltre in un’era sempre più social. Interagire con altre persone e potenziali clienti su piattaforme come LinkedIn può essere un ottimo modo per raggiungere i nostri obiettivi. Per cui, vale la pena uscire, farci conoscere e comunicare la nostra volontà perché come dice uno dei motti del networking, non si sa mai con chi potremmo trovarci a parlare!

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Speriamo che questo articolo ti abbia offerto spunti interessanti per applicare le tecniche di networking in base alle diverse fasi della tua carriera. Utilizzi il networking per l’avanzamento professionale? Raccontaci come sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Idee
17/05/2019

Le cene di lavoro, ma anche i pranzi, sono ottime occasioni per fare affari, discutere di nuovi progetti, facilitare relazioni e anche, perché no, fare carriera. Ma non è detto che una cena di lavoro sia sempre un successo e, esattamente come per un colloquio di lavoro, ci sono cose da fare e altre assolutamente da evitare, argomenti che si possono toccare e altri che sono assolutamente tabù, comportamenti che possono facilitare la relazione e altri che invece portano necessariamente a irrigidirsi e alzarsi presto dal tavolo.
Cene di lavoro: come comportarsi
Scegliere il locale giusto
Banale, ma non così tanto. Non necessariamente un ristorante stellato va sempre bene: potrebbe anche mettere a disagio il proprio interlocutore; analogamente non è sempre da escludere la trattoria informale. Scegliere il locale giusto è una piccola arte, che dipende da chi si invita, dal tipo di discorsi che si vuole fare, dal tempo a disposizione e dal ricordo che si vuole lasciare di sé.
Indossare l’abbigliamento adeguato
No al troppo sexy (per lei), no al troppo informale (per lui) e insomma, no agli eccessi, per entrambi: è una cena di lavoro, non una serata romantica e nemmeno una rimpatriata tra amici. Se l’abito da ufficio è troppo anonimo si può optare per il casual elegante, una invenzione tutta italiana che va sempre bene e non stona mai (a meno appunto di aver scelto un ristorante stellato, dove un ’bout di forma è sempre necessaria).
Clima cordiale sempre
Stare a tavola è un piacere, e questo noi italiani l’abbiamo insegnato a tutto il mondo. E quindi anche sul clima da instaurare vale la regole di niente eccessi: si può essere un ’bout più rilassati rispetto a una riunione in ufficio, ma non così tanto da lasciarsi andare a pettegolezzi, discussioni animate, prese di posizione nette, polemiche o altro. Stare leggeri sugli argomenti generali e sintetici ma chiari su quelli oggetto della cena è il modo migliore per fare centro.
Aprirsi un ’bout
Una cena di lavoro è l’occasione perfetta per farsi conoscere meglio, e quindi sì, è utile aprirsi un ’bout, anche per creare relazioni più forti e migliori con potenziali clienti, partner, colleghi o capi. Un ’bout, ma non troppo: accennare ai propri hobby e alle proprie passioni crea curiosità ed empatia, ammorbare i commensali con un monologo sulla travagliata storia di litigi tra i vostri parenti crea disagio e fastidio.
Poco alcol, niente flirt
Un bicchiere di vino in tavola è d’obbligo in qualunque ristorante e, a meno che non si sia assolutamente e drasticamente astemi, va bene sorseggiarne un ’bout durante il pasto. Un ’bout significa non travalicare quella linea che potrebbe mettere in imbarazzo chi siede a tavola con noi. Flirtare invece assolutamente no: se proprio c’è la tentazione, ci sono altre occasioni per farlo, ma una cena di lavoro con colleghi, clienti e capi flirtare è visto da tutti in maniera assolutamente disdicevole.
Sì al networking
Le cene di lavoro servono anche, se non soprattutto, a quello: fare networking. Scambiarsi i biglietti da visita, lasciarsi con la promessa di un messaggio email o di un contatto sui social network professionali è lecito e giusto. È peggio salutarsi dando l’impressione di non avere interesse a continuare la relazione.
Argomenti tabù
Ci sono argomenti tabù che portano sempre, inevitabilmente, a discussioni, opposizioni e critiche: politica, religione, sesso, vaccini e ovviamente precedenti esperienze di lavoro negative sono tutti topics da cui girare ampiamente alla larga. Anche lasciando cadere l’argomento qualora fossero gli altri a introdurli.