Categoria: Notizie

Notizie e curiosità sui maggiori prodotti da ufficio e dei partner

Notizie
15/01/2019

Se state cercando il miglior Paese dove andare a lavorare nel 2019 c’è una classifica ad hoc stilata da una indagine della banca internazionale HSBC intervistando 22mila persone intenzionate a migliorare le proprie condizioni di lavoro (e non solo lo stipendio).
Il miglior Paese dove andare a lavorare
Quindi, se si tratta di condizioni di lavoro in generale, che riguardano produttività ed efficienza, ma anche equilibrio vita-lavoro, un fattore sempre più importante in particolare per i Millenials, e ancora un miglioramento salarialee, per il 70% degli intervistati il miglior Paese dove andare a lavorare è la Germania. Già, la Germania ha superato sia Svizzera che Svezia, ai primi posti nella classifica 2017, con la Svezia che rimane prima per quanto riguarda la miglior cultura del lavoro (cose come non leggere le mail di lavoro nel weekend, riduzione e abolizione del divario di genere, etc). Un aspetto che ha fatto premiare la Germania? La forte regolamentazione del mercato del lavoro e la sensazione di sicurezza del posto di lavoro dichiarata dal 73% dei lavoratori tedeschi intervistati.
Il miglior Paese dove andare a lavorare per guadagnare di più
Se invece siete alla ricerca del miglior Paese dove andare a lavorare per guadagnare di più bisogna guardare fuori dall’Europa, al Paese secondo classificato che è il Bahrain dove il 77% dei lavoratori interpellati ha dichiarato di aver sensibilmente e notevolmente migliorato le proprie condizioni salariali. Un’alternativa? Il Regno Unito, anche se ora con le incertezze legate alla Brexit non è detto che continuerà a essere una meta accessibile.

Notizie
09/01/2019

Dal 1° gennaio 2019 sono entrate in vigore due importanti novità per professionisti e aziende: l’obbligo di emissione della fattura elettronica tra privati titolari di partita IVA residenti in Italia, e la Flat Tax, o regime forfettario con aliquota di tassazione al 15% (e per le startup al 5%). Le due novità, Fatturazione Elettronica e Flat Tax, sono apparentemente indipendenti tra loro e invece ci sono alcuni punti per cui l’una può implicare l’altra.
Fattura elettronica 2019
Come detto, dal 1° gennaio 2019 è scattato l’obbligo per ogni soggetto IVA residente in Italia di emettere le proprie fatture solo e soltanto in formato elettronico. In pratica professionisti, artigiani, commercianti, imprese e qualunque altro soggetto titolare di partita IVA e residente in Italia potrà e dovrà emettere fatture solo e soltanto nel formato XML e secondo alcune regole che abbiamo già spiegato qui.
Flat Tax 2019
La Flat Tax 2019 è forse la principale novità della Legge di Bilancio 2019 per i titolari di partita IVA. La nuova imposizione agevolata sui redditi di imprenditori e liberi professionisti prevede infatti l’applicazione di due regimi fiscali: quello forfettario attivo appunto dal 1° gennaio 2019 e quello analitico che sarà operativo dal 2020. Il regime forfettario, o Flat Tax, prevede l’applicazione di una sola imposta sostitutiva proporzionale al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività per le nuove partite IVA) applicabile alle persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che, nell’anno precedente (2018) corrispondono ai seguenti criteri:

hanno conseguito ricavi o percepito compensi entro il limite massimo di 65 mila euro (non più, quindi, entro i 25 e i 50 mila euro)
non abbiano partecipazioni a società di persone, associazioni o imprese familiari
non abbiano il controllo di Srl o associazioni in partecipazione che esercitano attività direttamente o indirettamente connesse con quelle svolte dal soggetto titolare del regime forfettario

L’aliquota unica al 15% (o al 5% nel caso di nuove partite IVA) si applica non sull’intero fatturato né sull’intero reddito ma su una percentuale del fatturato calcolata in base a un coefficiente di redditività che varia dal 40 all’86 percento in base al settore e alla categoria professionale. In pratica, fatto 100 il fatturato, con la Flat Tax 2019 e con un coefficiente di redditività per esempio del 40%, si considerano spese 60 e si applica il 15% su 40.
Fattura elettronica e Flat Tax 2019
Ma cosa unisce Fattura Elettronica e Flat Tax 2019? Secondo la Legge di Bilancio 2019 chi aderisce al nuovo regime forfettario non solo paga una sola imposta al 15% che sostituisce Irpef, Irap e addizionali ed è esente dal pagamento IVA ma non è nemmeno obbligato alla Fatturazione Elettronica e può continuare a emettere e ricevere fatture nel tradizionale formato cartaceo, numerandole come solito e presentandole nella dichiarazione dei redditi. Inoltre per chi ricade nel regime forfettario Flat Tax 2019 non sono obbligatori nemmeno gli studi di settore né la tenuta di scritture contabili.

Notizie
08/01/2019

Uno studio delle università di Swansea (Gran Bretagna) e Tolosa (Francia) aggiunge nuova linfa al dibattito sul perché non lavorare nel fine settimana. Secondo la ricerca condotta analizzando lo stato di salute psicofisica di oltre 3.000 lavoratori, chi da 10 anni o più lavorava nel fine settimana, faceva regolarmente turni notturni, o ancora lavorava sui 3 turni, alternando notti, sveglie all’alba (prima delle 5) o rientri a tarda sera (dopo le 22:00) dimostrava performance psicofisiche pari a quelle di una persona di oltre 6 anni più vecchia. Cioè, per dirla in breve, lavorare nel fine settimana o di notte accelera l’invecchiamento sia fisico che mentale, influenzando i livelli ormonali e di conseguenza anche l’umore, oltre che i ritmi del sonno e del riposo.
Lavorare nel fine settimana e di notte accelera l’invecchiamento psicofisico
Se già le capacità fisiche e cognitive si riducono con l’avanzare dell’età, invertire il ritmo sonno-veglia per lavorare di notte o lavorare a ritmi contrari a quelli naturali, per esempio lavorando regolarmente anche nei weekend, accelera il processo di invecchiamento psicofisico: ogni 10 anni è come se ne fossero passati 16 e mezzo.

Non solo: in un altro studio dell’Institute for Work and Health in Canada i lavoratori notturni, sui turni o domenicali evidenziavano anche una maggior tendenza agli infortuni sul lavoro, ai problemi gastrointestinali, allo stress e alla stanchezza cronica.

C’è tuttavia una buona notizia: il processo di invecchiamento psico-fisico non è irreversibile. Interrompere questa routine e tornare a una normale permette, in 5 anni di lavoro diurno, di riacquisire livelli di performance fisica e cognitiva in linea con la propria età anagrafica.

Notizie
27/12/2018

Le password da non usare mai sono proprio quelle che almeno una volta nella vita tutti abbiamo usato. Il che significa le più veloci da digitare e facili da ricordare. A stilare la classifica delle 10 password più facili da violare ci ha pensato SplashData, una tech firm specializzata nella sicurezza informatica che purtroppo, troppo spesso, deve intervenire quando gli investimenti economici delle aziende (o peggio ancora i dati personali, dalle foto al banking online) sono già stati vanificati e violati. È difficile a credersi ma il 3% della popolazione mondiale usa come password per il proprio computer, smartphone o tablet e per i propri account online la sequenza numerica 123456. Sì, davvero: siccome la password spesso deve essere di almeno 6 caratteri, c’è purtroppo ancora chi usa i primi 6 numeri della tastiera.
Le password da non usare mai
Non che gli altri brillino per originalità se è vero che nella Top 10 delle password da non usare mai ci sono anche le altre sequenze numeriche dall’1 al 9. Addirittura c’è chi per pigrizia totale come password usa 111111 (la sesta più usata tra le peggiori 10) e chi proprio non riesce ad andare oltre un banalissimo “password” o un altrettanto pigro “qwerty”, le prime 6 lettere partendo da in alto a sinistra nella tastiera. Meno banali ma altrettanto deboli e facili da violare “sunshine” (per gli utenti di lingua inglese) e lo sdolcinato “iloveyou”.
Come scegliere una password sicura
Gli specialisti di SplashData hanno fornito anche qualche utile suggerimento su come scegliere una password sicura. Intanto non usare mai nulla di personale, dal nome del cane alla squadra del cuore all’indirizzo di casa e fino alla data di nascita: quante volte infatti abbiamo condiviso queste informazioni sensibili sui social network? Per un ‘cyberladro’ sarebbe un gioco da ragazzi scrutare nei nostri profili social e cominciare proprio da quelle. Poi una password “sicura” dovrebbe contenere lettere, numeri e simboli come &, %, ! o ? in egual misura, e qui arriva l’ultimo consiglio: una password sicura sicura dovrebbe essere lunga dai 15 ai 20 caratteri. Il che la rende sicuramente difficile da ricordare e digitare ma è il minimo suggerito per dormire sonni sereni. Ah, e infine, meglio usare password diverse e non impigrirsi a usare sempre la stessa, perché poi diventa come un passepartout che apre tutte le porte.

Notizie
07/12/2018

Unioncamere e Anpal Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro hanno appena presentato alla fiera Job&Orienta lo scenario dei lavori più richiesti nei prossimi 5 anni (2019-2023) partendo da ipotesi di una seppur debole ripresa economica: digitale, salute e benessere della persona, ecosostenibilità, educazione, robotica, energia, mobilità e logistica appaiono i settori che nei prossimi 5 anni vedranno un saldo attivo di impiego, con una particolarità: per la maggior parte si tratta di professioni che ancora non esistono né hanno un chiaro processo di formazione già in essere.
I lavori più richiesti nei prossimi 5 anni nel digitale
Il digitale, in tutte le sue declinazioni, sta rivoluzionando la vita quotidiana delle persone e nei prossimi anni in Italia si creeranno circa 250.000 posti nell’analisi dei dati, nella sicurezza informatica, nell’intelligenza artificiale, nell’analisi di mercato e nel mondo del marketing digitale.
I lavori più richiesti nei prossimi 5 anni nel settore dell’ecosostenibilità
L’economia circolare è il trend del futuro per quanto riguarda la salvaguardia del pianeta e lo sviluppo sostenibile: dagli esperti in gestione dell’energia agli addetti agli impianti a basso impatto ambientale e fino ai chimici “green” saranno numerose le opportunità di lavoro in questo settore. A questi si aggiungeranno 40mila unità richieste nel settore della produzione di energia elettrica, del recupero e riciclaggio dei rifiuti e nel trattamento delle acque.
I lavori più richiesti nei prossimi 5 anni nel settore della salute
Una popolazione che invecchia sempre più richiederà nel futuro sempre più specialisti della salute: medici, infermieri, operatori socio sanitari, fisioterapisti saranno protagonisti dal 2019 al 2023 di un fabbisogno occupazionale di circa 350mila posti di lavoro.
I lavori più richiesti nei prossimi 5 anni nel settore dell’educazione
Non solo insegnanti di scuola di ogni ordine e grado ma anche esperti progettisti di corsi di formazione per adulti vedranno una richiesta nell’ordine dei 150mila posti di lavoro nei prossimi 5 anni.
Altri lavori più richiesti nei prossimi 5 anni
Altri lavori tra i più richiesti nei prossimi 5 anni saranno quelli del settore della robotica, meccatronica e automazione, con circa 100mila richieste, del settore della logistica e del magazzinaggio aereo, navale, ferroviario e su gomma (circa 90mila addessi richiesti)

Notizie
28/11/2018

Lo smart working funziona: crea benessere nei dipendenti e migliora efficienza e risultati aziendali. Lo dice, e dimostra, una ricerca dell’Osservatorio smart working della School of management del Politecnico di Milano, presentata nell’ambito del convegno “Smart working: una rivoluzione da non fermare”, organizzato a un anno di distanza dall’entrata in vigore della legge 81/17 che normato un modo di lavorare già diffuso in alcune aziende.
Lo smart working funziona: crea soddisfazione, motivazione ed efficienza
Produttività aumentata del 15%, tasso di assenteismo ridotto del 20%, maggior soddisfazione delle modalità di organizzazione e gestione delle proprie attività lavorative, miglioramento dell’equilibrio tra vita privata e professionale, aumento della qualità dei risultati raggiunti, maggior efficienza, motivazione e benessere: è questo il quadro che emerge dalla ricerca del Politecnico di Milano sullo smart working, che delinea anche la figura tipo dello smart worker, uomo, tra i 38 e i 58 anni, residente nel nord ovest dell’Italia.
Cos’è lo smart working
Inquadrato dalla legge 81/17, lo smart working è una modalità di lavoro caratterizzata da flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, resa possibile dalla dotazione di strumenti digitali adatti a lavorare in mobilità, eventualmente anche fuori sede. In pratica lavorare dove e (relativamente) quando si vuole, organizzando in autonomia i propri tempi di lavoro in accordo con i compiti da svolgere, grazie a computer portatili, smartphone, connessioni virtuali, cloud e altre dotazioni tecnologiche messe a disposizione dall’azienda.
Smart working: quante persone lo fanno in Italia
Secondo la ricerca del Politecnico di Milano in Italia ci sono oggi 480.000 smart worker, il 12,6% degli lavoratori attivi che potrebbero essere interessati da questa modalità operativa: rispetto al 2017 c’è stato un aumento del 20%, con alcune differenze tra grandi imprese, Pubblica Amministrazione e PMI. Se nelle grandi aziende con oltre 250 addetti lo smart working è in aumento costante ed è considerato necessario per la competitività (il 56% delle grandi aziende interpellate ha già progetti in essere), nella PA le iniziative di lavoro agile sono ferme al 9% e nelle PMI lo smart working è passato da una diffusione del 22% nel 2017 al 24% del 2018.
Smart working: un cambio culturale più che di strumenti di lavoro
Se lo smart working è reso possibile dalla dotazione di strumenti tecnologici che permettono il lavoro agile e in mobilità, il vero cambiamento da affrontare è però quello culturale, con i responsabili HR chiamati a modificare gli stili di leadership e i comportamenti delle persone, orientandoli sempre più verso il raggiungimento degli obiettivi.

Secondo la ricerca, uno stile di leadership smart deve basarsi sulla capacità dei capi di incoraggiare le persone a collaborare con tutti i colleghi in modo aperto (sense of community); di decidere di volta in volta le modalità e gli strumenti di comunicazione da utilizzare con i collaboratori (virtuality); di recepire le esigenze personali dei collaboratori e integrarle nelle modalità di organizzazione del lavoro (flexibility); di responsabilizzare i collaboratori, coinvolgendoli nelle decisioni e stimolandoli a proporre miglioramenti nelle modalità di organizzazione del lavoro (empowerment).