Categoria: Notizie

Notizie e curiosità sui maggiori prodotti da ufficio e dei partner

Notizie
11/04/2019

Se sei donna manager sexy allora sei considerata poco affidabile. Gli stereotipi e i pregiudizi son duri a morire, ancora oggi e anche negli Stati Uniti, come hanno dimostrato due diverse ricerche – una di Leah Sheppard della Washington State University e l’altra di Stefanie Johnson della Boulder’s Leeds School of Business presso la University of Colorado – che sono giunte alla stessa conclusione: essere donne attraenti in posizioni di vertice è un problema. Secondo i due studi una donna manager attraente è percepita sia dagli uomini che dalle donne come meno affidabile e meno sincera, e probabilmente ha fatto carriera grazie all’aspetto fisico e non a veri e propri meriti professionali. Insomma: stereotipi e luoghi comuni duri da sconfiggere.

Le due ricerche hanno utilizzato una metodologia simile: mostrare foto di donne in abiti e atteggiamenti manageriali, e associare loro comportamenti considerati positivi (successi di carriera) o negativi (tagli e licenziamenti). Sia nel primo che nel secondo caso, per le donne attraenti il giudizio era comunque negativo e carico di pregiudizi. Se però sia uomini che donne consideravano le manager di aspetto piacevole come poco affidabili, meno sincere e generalmente meno capaci, per le donne costituivano un nemico contro cui competere, per gli uomini erano invece sia fonte di attrazione che di repulsione.

La spiegazione di questi due diversi ma simili atteggiamenti rispetto a donne attraenti in posizioni apicali nasce dallo stereotipo del giudicare una persona in base all’aspetto fisico prima ancora che in base alle sue effettive competenze e capacità, e dall’ulteriore stereotipo per cui la bellezza per una donna è una delle chiavi per fare carriera.

Notizie
04/04/2019

Dalla fine del 2018 è stato inaugurato nella sala break degli uffici di Viking e Office Depot un angolo MicroMarket Foodie’s. MicroMarket Foodie’s è la catena di ristorazione che promuove il cibo salutare e genuino nella formula del libero servizio. Office Depot e Viking sono la 15^ azienda italiana ad accogliere questo concept di retail aziendale ormai consolidato in altri paesi come gli Stati Uniti.

L’allestimento del MicroMarket Foodie’s prevede diverse soluzioni in base allo spazio disponibile e consiste abitualmente di frigorifero, scaffale, macchina per il caffè professionale, freezer per i gelati e cassa automatica; nella configurazione più ampia trovano spazio anche il forno a microoonde, la Tv e un’area relax con divani, sgabelli, mensole e tavolini.

Ciò che caratterizza e fa apprezzare i MicroMarket Foodie’s è la vasta disponibilità di prodotti freschi come insalate, risi&grani, frutta e verdura, panini, tramezzini, primi e secondi piatti riforniti quotidianamente, e di prodotti confezionati adatti a un pasto in ufficio, alla colazione, a un piccolo break nel corso della giornata oppure a una vera e propria spesa da portare a casa. Sullo scaffale e nel frigorifero trovano spazio anche prodotti senza zucchero, alimenti adatti a chi soffre di intolleranze alimentari o e beni provenienti dal mercato equo solidale.

Altro aspetto particolarmente apprezzato dai dipendenti delle aziende che ospitano il MicroMarket Foodie’s è la formula a libero servizio con cassa automatica con lettore di impronte digitali per l’autenticazione, un sistema che gestisce il pagamento in modo rapido e intuitivo accettando contanti, carte di credito, ticket cartacei ed elettronici.

Notizie
27/03/2019

Il tempo è denaro scrisse Benjamin Franklin nel suo Advice to a Young Tradesman (Consiglio a un giovane imprenditore) ed è una frase ormai talmente nota e usata che quasi se n’è perso il suo profondo significato. Per esempio quando il tempo di cui si parla è il proprio tempo lavorativo: è qui, nel monetizzare il proprio tempo come fanno i freelance, che si nasconda una perniciosa trappola psicologica del lavorare da soli e in proprio.

Se hai un lavoro come dipendente probabilmente non percepisci esattamente la correlazione tra il tempo lavoro e il denaro che ne deriva. Il salario è sostanzialmente la conseguenza del recarsi al lavoro ogni giorno e, anche nella ipotesi di straordinari non pagati, sono le ore sottratte al tempo libero a essere importanti, non quelle lavorate in più rispetto allo stipendio. Le cose cambiano radicalmente quando devi monetizzare in prima persona il tuo tempo, come appunto capita ai freelance. A quel punto diventi perfettamente cosciente del valore economico del tuo risultato in relazione al tempo che ci metti a realizzarlo, e questo comporta alcune sgradevoli implicazioni.

La prima è la frustrazione nel momento in cui un intoppo aumenta le ore necessarie a realizzare quanto pattuito: un’ora persa in coda per andare da un cliente è un’ora di non guadagno causato da fattori fuori dal proprio controllo, con conseguente stress e nervosismo. La seconda è quasi peggio: ogni ora non lavorata è un’ora non guadagnata, con l’aggravante del fattore spesa: lo diceva già Benjamin Franklin e nei casi più patologici può portare a conseguenze anche gravi, come l’incapacità di prendere pause e vacanze dal lavoro. In una parola workaholism, dipendenza da lavoro.

Una ricerca di Alice Lee-Yoon e Ashley V. Whillans, del dipartimento di psicologia della University of British Columbia di Vancouver in Canada ha appena dimostrato come le persone che monetizzano il proprio tempo sono decisamente meno felici di quelle che non lo fanno. La spiegazione sarebbe che si finisce a dare minor valore alle ore non lavorate, contaminando il tempo libero con un senso di colpa dato dalla somma del mancato guadagno e dei costi a esso associati. La cosa preoccupante è che su questa infelicità non influisce nemmeno la disponibilità di reddito: essere lautamente pagati e ricchi, o sottopagati e poveri, non fa differenza in termini di infelicità rispetto al tempo e al lavoro.

C’è un altro aspetto relativo a questo rapporto ansiogeno con il tempo e con il denaro, ed è stato messo in luce da una ricerca di Ashley Whillans, professore di psicologia alla Harvard Business School: la sensazione di essere sempre in ritardo rispetto alle scadenze è una forma di ansia che nasce dalla insicurezza professionale. E qui non c’è distinzione tra liberi professionisti e dipendenti: non è una questione di contratto o tutele. E non è nemmeno una questione di condizione socio-economica: in un panorama lavorativo sempre più precario e instabile, l’insicurezza finanziaria è trasversale e genera ansia rispetto al modo in cui si impiega il proprio tempo.

Come si esce da questa spirale? Sicuramente è difficile uscirne, e già prenderne atto è un primo passo. Una soluzione potrebbe essere quella di sgravarsi di alcuni compiti che, esternalizzati, costano meno di quanto costerebbero se fossero svolti in prima persona. Ma è chiaramente una soluzione accessibile solo a chi se lo può permettere economicamente. La più pratica è probabilmente quella di dare un valore anche “economico” in senso lato al tempo libero: se passeggiare con il cane, andare a correre, fare bricolage o cucinare possono “insegnare” qualcosa di utile anche sul lavoro, allora ci si sente meno in colpa a godere del proprio tempo libero e a dedicarsi ai propri passatempi. E non è necessariamente questione di “far fruttare” il tempo libero: anche rilassarsi e sgombrare la mente può avere un positivo valore economico rispetto al proprio lavoro.

Notizie
25/03/2019

Il Congedo di Paternità, per legge, prevede 5 giorni di assenza retribuita dal lavoro e obbligatoria, e la possibilità di chiedere un giorno in più facoltativo a condizione che il sesto giorno ne sostituisca uno di congedo destinato alla mamma e che venga goduto entro 5 mesi dalla nascita. È la novità dell’ultima legge di Bilancio, come si legge anche sul sito dell’Inps, ma c’è anche chi, in un’ottica di allargamento dei diritti tanto dei padri quanto delle madri, ha fatto un notevole scatto in avanti: è il caso di Procter & Gamble Italia che dal 1 marzo 2019 concede ai papà un permesso di 8 settimane retribuito al 100%.
Congedo di paternità di 8 settimane retribuito al 100%
Il congedo di paternità di 8 settimane retribuito al 100% previsto da Procter & Gamble è probabilmente un unicum in Italia, e tuttavia rientra in diverse logiche. La prima è tutta interna alla multinazionale, che da tempo ormai attua una politica di apertura e allargamento dei diritti dei suoi lavoratori (tanto che questo permesso è concesso anche ai padri omogenitoriali, in caso di adozione e in contemporanea con il congendo previsto per legge.

La seconda è in ottica di riduzione del gender gap, a tutto vantaggio anche delle donne. Che infatti la maternità finisca inevitabilmente per influire sulla carriera professionale delle donne è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che la riduzione del gender gap a favore delle donne avrebbe positive ripercussioni sul Pil, come da tempo dicono ricerche, economisti e anche il Fondo Monetario Internazionale.
“Aumentare il numero di papà che usufruiscono di un congedo parentale – ha dichiarato Francesca Sagramora, direttore risorse umane di Procter & Gamble Italia – contribuirà a rompere gli stereotipi esistenti sul ruolo della donna e dell’uomo in ambito familiare e professionale, restituendo ad entrambi la libertá di scegliere come organizzarsi in modo più equilibrato Siamo molto felici di poter annunciare questa iniziativa e ci auguriamo di poter essere d’ispirazione per molte altre aziende e perché no, anche per il legislatore”
Infine c’è la logica a favore dei padri e dei figli: un papà che si occupa in prima persona dei propri figli piccoli fa del bene a sé, alla mamma che pu contare sul fatto che il carico famigliare verrà ripartito in modo più equo, e anche sui bambini, che possono beneficiare anche della figura paterna nel loro percorso di crescita e apprendimento.
Il congedo di paternità negli altri Paesi
Anche in altri Paesi il congedo di paternità si sta modificando verso un progressivo aumento dei diritti e delle possibilità dei padri. Per esempio in Spagna, dove un iter di legge prevede entro il 2021 l’equiparazione dei diritti-doveri dei padri e delle madri: la legge prevede che dal momento della nascita entrambi i genitori avranno 16 settimane di congedo, con le prime 6 obbligatorie, retribuite al 100%, e le restanti da usare in alternanza fino al compimento dell’anno di età del bambino.

Notizie
08/03/2019

Abito scuro, camicia chiara, cravatta e scarpe nere con i lacci: non c’è film o immagine di cronaca su Wall Street in cui l’immagine del broker maschio non sia questa, ingessata e formale. Ma ora l’abito non fa più il monaco e ad aver rotto una delle regole formali che più sembravano inviolabili nel tempio della finanza mondiale è nientemeno che Goldman Sachs, la più blasonata banca d’affari d’America se non del mondo. Goldman Sachs è dove hanno lavorato Mario Monti e Mario Draghi e immaginarli in jeans e t-shirt è francamente difficile, ma martedì scorso è partita una mail dal nuovo capo, David Solomon, che autorizza i dipendenti all’abbigliamento casual: jeans, t-shirt, felpa e sneakers.

Le spiegazioni possono essere due: una personale e una legata ai tempi che cambiano. La prima riguarda il profilo di Salomon, che è sì un manager di altissimo profilo ma è anche un dj abbastanza rinomato e si diletta in serate musicali nei locali di New York e Miami (difficile a credersi, ma il suo nome è dj D-Sol e Youtube è piena di suoi video).

La seconda è invece legata ai tempi che cambiano e all’affacciarsi dei Millenials nelle stanze dei bottoni: negli States, e nel resto del mondo, la finanza ormai si contende i migliori talenti con le aziende hi-tech. Per sintetizzare la lotta è tra Wall Street e la Silicon Valley, e quindi tra due modi molto diversi di vedere il business e la vita. L’accesso dei Millenials al mondo del lavoro e alle posizioni di vertice sta scardinando molte abitudini consolidate, dal ricorso allo smart working al maggior interesse per il work-life balance rispetto ai premi materiali tanto cari ai Baby Boomers, e negli States è ormai normale che i migliori cervelli del Paese preferiscano prendere la strada della West Coast rispetto a quella verso la East Coast. Non a caso già da tempo in Goldman Sachs chi si occupa di sistemi tecnologici era stato autorizzato ad andare in ufficio vestito casual ma, ora che i Millenials sono il 75% dei dipendenti della banca, il via libera è arrivato per tutti.

Il tutto, chiaramente, cum grano salis: perché se per andare a incontrare Zuckerberg o un qualsiasi startupparo di San Francisco va benissimo la felpa grigia con il cappuccio, quando si tratta di trattare con i facoltosi investitori di Manhattan l’abito continua a fare il monaco, e il Wall Street Style alla Gordon Gekko è sempre quello giusto da sfoggiare.

Notizie
13/02/2019

Si sente continuamente parlare dell’impatto che il lavoro può avere sulla vita privata. Con una routine sempre più frenetica e lavori che richiedono la maggior parte del tempo della settimana passato in ufficio, molti lavoratori si sentono stressati e sotto pressione. Certo, ci sono state ricerche che promuovono metodi per alleviare lo stress in ufficio come ad esempio la presenza di arte nel business come metodo per migliorare la salute mentale dei lavoratori, ma resta il fatto che la società di oggi pare sempre più stressata.

Tuttavia, qui alla Viking ci siamo chiesti se davvero l’equilibrio della work-life dei lavoratori italiani è messo così male. Per rispondere a questo quesito abbiamo promosso uno studio che ha visto coinvolto un campione rappresentativo di 1000 lavoratoti italiani in tutta la penisola, proprio per capire come fosse il loro equilibrio tra vita e lavoro e in generale la loro condizione psico-fisica.
COME È L’EQUILIBRIO TRA VITA PRIVATA E LAVORO DEGLI ITALIANI?
Tutto sommato, i risultati a prima vista sono stati positivi, 2 su 3 intervistati ha dichiarato di essere felice del proprio equilibrio lavoro – vita privata. Nonostante ciò, dopo una più profonda analisi sono emersi diversi problemi. Il campione preso in esame vedeva il 60% degli intervistati lavorare 40 o più ore a settimana. Più del 50% degli intervistati infatti ha dichiarato di lavorare delle ore di straordinario non pagate e una delle ragioni principali è proprio la pressione ricevuta in azienda.

Ma le conseguenze negative di una vita disequilibrata in favore del lavoro sono anche altre. 1 intervistato su 2 ha detto di non avere tempo da ritagliare per sé per colpa di una routine troppo frenetica ed il 38% si sente in colpa del poco tempo che riesce a dedicare ad amici e famiglia.

Visti questi dati, non sorprende che 1 italiano su 3 abbia dichiarato che il lavoro influenza negativamente la vita privata. Tra questi ben il 58% ha ammesso di soffrire di problemi legati allo stress e all’ansia da lavoro e di questi un preoccupante 13% è stato diagnosticato da uno specialista con una qualche forma acuta di disturbo mentale.

GENERE, ETA’ O REGIONE. COSA INFLUISCE?
Viene naturale chiedersi se ci sono differenze sostanziali tra i generi o a seconda delle fasce di età o regione. Sorprendentemente tutti questi gruppi hanno dato risultati simili, con poche eccezioni:
Genere
Uomini e donne hanno risposto in maniera simile al sondaggio. Ma le donne sembrano più determinate a migliorare il proprio equilibrio vita privata/lavoro, forse anche per colpa di un allarmante 47% che dichiara di soffrire di stress. Una su 5 ha detto di aver ridotto le ore di lavoro e di aver rifiutato una promozione per mantenere un livello di stress basso. Dato che molta carta è stata utilizzata per scrivere del preoccupante basso tasso di natalità dell’Italia, non è certo una sorpresa che il 17% di donne abbia ammesso di aver rimandato il concepimento di figli per colpa del lavoro.

La controparte maschile invece sembra più intenta a voler avanzare di carriera e lavorare un orario più lungo. Infatti, soltanto il 13% dichiara di essere aperto a ruoli part-time (contro il 21% delle donne) e ben il 40% ammette di lavorare così tanto da sentirsi in colpa di non avere tempo da dedicare a famiglia e amici.
Età
Nonostante il gruppo di età compreso tra i 18 e i 34, ovvero i Millennials, si dichiari il più felice dell’equilibrio tra casa e lavoro, il 67% lavora regolarmente straordinari non pagati. Le ragioni? Al primo posto (77%) l’avanzamento di carriera che viene associato al lavorare oltre gli orari d’ufficio e al secondo (65%) il carico di lavoro troppo alto. Interessante invece la risposta degli over 55 al perché lavorano straordinari, che dichiarano di lavorare oltre le ore consuete perché amano quello che fanno (40%).

Tutto sommato tutte le fasce d’età si assomigliano in termini di livelli di stress e condizioni di lavoro, ma c’è una certa differenza in termini di quali benefits i millennials e i baby boomers vorrebbero ricevere dall’azienda. Il 54% dei millennials vorrebbe orari di lavoro flessibili o la possibilità di lavorare da casa, contro solo il 38% dei baby boomers. il 35% dei più giovani gradirebbe non ricevere nessuna pressione per lavorare più delle ore concordate, mentre solo il 25% dei baby boomers ritiene tale pressione inaccettabile. Infine, 1 millennials su 5 dà valore alla possibilità di prendere ferie e fare regolarmente pause durante l’orario di lavoro, mentre solo il 14% degli over 55 ritiene questi aspetti importanti.
Regione 
Nord o Sud i dati parlano chiaro: l’equilibrio tra vita privata e lavoro non è dei migliori in tutto lo stivale. Una delle statistiche più importanti è il 14% di abitanti della Sicilia e della Sardegna che dichiarano di avere un pessimo equilibro casa-lavoro contro solo la metà degli intervistati al Nord in Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Insomma, sembra che al Nord si stia leggermente meglio, ma non cantiamo vittoria, c’è ancora tanto da fare per migliorare.

COSA FANNO I LAVORATORI PER STARE MEGLIO?
Nonostante questo quadro preoccupante sulla situazione italiana, il 43% degli intervistati ha ammesso di non aver mai messo in atto nessuna strategia per migliorare il proprio equilibrio tra vita privata e lavoro. Abbiamo chiesto se avessero mai considerato di ridurre le ore di lavoro, cambiare posizione o lavorare in maniera più flessibile – ad esempio da casa – ma quasi un italiano su 2 non ha mai valutato queste alternative per stare meglio. Solo il 20% degli intervistati che ha cercato nel tempo di ridurre le ore lavorate a beneficio di più tempo libera e salute mentale.
QUALI SONO I BENEFITS RICEVUTI E DESIDERATI?
I cosiddetti “benefits” sono entrati nel gergo comune negli ultimi anni come dei modi che ha l’azienda per rendere la vita più piacevole per il lavoratore. Ce ne sono molti e spaziano dal poter lavorare da casa, all’asilo a lavoro ai più creativi come poter portare il proprio amico a quattro zampe in ufficio. Pertanto, abbiamo chiesto quali sono i benefits attualmente disponibili e quali invece i nostri intervistati avrebbero voluto avere.
Cosa offrono le aziende?
Ad oggi soltanto un lavoratore italiano su 3 ha la possibilità di lavorare in orario flessibile o da casa, mentre praticamente nessuno gode della possibilità di prendere un periodo sabbatico, comprare più ferie ed avere l’asilo in ufficio. Ma uno dei dati più preoccupanti è la tendenza delle aziende italiane a fare pressione sui lavoratori per farli stare oltre le ore di lavoro.
Cosa vogliono i lavoratori?
1 lavoratore su 4 pensa che alla propria azienda non interessi proprio un bel nulla della loro work-life balance e che anzi i benefits rimarranno un sogno lontano.

In termini di quali sono i benefits più ambiti i dati raccolti parlano chiaro. Il 50% vorrebbe la possibilità di lavorare in maniera flessibile o da casa e un terzo considera la company culture di importanza fondamentale. I lavoratori vorrebbero una cultura aziendale positiva, non stressante, in cui gli impiegati sono incoraggiati a prendersi delle pause durante l’orario di ufficio e non sono – come invece pare che succeda – costretti a restare di più.

————————————————————————————————————————–

Speriamo che questo articolo ti abbia fornito qualche spunto e suggerimento sulla situazione italiana dell’equilibrio tra vita privata e lavoro e delle possibili strategie per migliorarlo. Come pensi sia il tuo work-life balance? Raccontacelo sulla pagina Facebook Viking Italia.