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14/04/2021

Il ricorso subitaneo allo smart working determinato dall’emergenza Covid ha avuto molteplici implicazioni pratiche sulla vita e sul lavoro di milioni di persone. Tra queste senza dubbio anche quella relativa alla tutela della sicurezza dei lavoratori fuori dalla propria abituale postazione. E parlando di sicurezza dei lavoratori rientra anche il tema dell’ergonomia, come da informativa dell’Inail, basata sull’articolo 22, comma 1, della legge 81/2017.
Tra i temi legati alla sicurezza e all’ergonomia rientrano anche quelli su come allestire la propria postazione di lavoro a casa (posizione e regolazione di scrivania, sedia, schermo e tastiera) e come migliorare l’ergonomia della stessa (postura, movimenti e pause).

Da alcune ricerche di mercato è inoltre emerso che il 73% delle persone che lavorano da casa ha dichiarato di fare più sforzo di quanto fosse necessario nel proprio lavoro, il 62% dei lavoratori da remoto desidera che i datori di lavoro forniscano una tecnologia migliore che li aiuti a rimanere in contatto con i loro colleghi e anche a fine pandemia meno di un terzo dei lavoratori digitali selezionerà l’ufficio professionale come luogo di lavoro preferito.

A questo proposito può risultare utile la guida gratuita allo smart working approntata da Kensington, azienda leader nel settore degli accessori per dispositivi desktop e mobili da oltre 35 anni che produce alcuni indispensabili strumenti per il lavoro a casa. IN particolare nella guida allo smart working ergonomico si parla di:
Collegamento di monitor e accessori aggiuntivi

Dock mobili per la casa e il viaggio, sottili e con tutte le funzionalità necessarie per la produttività.

Dock desktop fisso per connettività definitiva e supporto monitor 4K, con tutta la connettività di cui hai bisogno e i supporti per creare la migliore configurazione desktop.

Navigare con facilità

Trackballs con tutti i vantaggi di produttività e postura.

Mouse che si adatta comodamente alla mano per il massimo comfort per tutto il giorno.

Tastiere, sia tradizionali dritte che ergonomiche curve per una migliore ergonomia e produttività.

Migliorare la postura, il comfort e la circolazione

Supporti per portatili per portare il laptop all’altezza degli occhi.

Poggiapiedi che aiutano a muoversi durante il giorno e a migliorare la postura e la circolazione con i movimenti NEAT.

Schienale che può aiutare a sostenere adeguatamente la parte superiore e inferiore della schiena.

Supporti per Monitor regolabili in altezza per ottenere un comfort personalizzato nel proprio ufficio a casa.

Poggiapolsi per Mouse che favoriscono l’angolazione corretta per il comfort di tutto il giorno.

Bracci per Monitor per massimizzare lo spazio sul desktop e mantenere il monitor all’altezza degli occhi.
Postura, comfort e circolazione influiscono direttamente sul benessere e la salute dei lavoratori nonché sulla loro produttività. Per questo sempre più aziende tendono ad attrarre e trattenere collaboratori e dipendenti con uffici e servizi moderni dotati di arredi e accessori ergonomici. Le persone sono infatti più sane e felici quando possono fare la giusta dose di movimento quotidiano e con le scrivanie e postazioni di lavoro Kensington SmartFit questo è ora possibile anche durante l’orario di lavoro. Con il sistema brevettato SmartFit di Kensington ciascun individuo può personalizzare facilmente il proprio ambiente di lavoro, tanto in ufficio quanto a casa, per ottenere una regolazione precisa e il massimo comfort dagli accessori da scrivania.

Puoi trovare tutte le soluzioni per lavorare da casa in sicurezza ed ergonomia anche sul sito kensington.com.

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31/03/2021

Il World Backup Day, che cade il 31 marzo di ogni anno, è una buona occasione per fare mente locale al modo e alla sicurezza con cui si salvano i propri dati. Oggi, 2021, ancor più dato che il ricorso massiccio allo smart working e al lavoro da remoto ha complicato ancor più la gestione documentale delle aziende, dal salvataggio dei dati alla gestione della GDPR. Ma un buon backup non vale solo per il mondo del lavoro e per i documenti professionali: chi non si è mai ritrovato con una bellissima foto di un bellissimo ricordo irrimediabilmente persa? Ci sono ovviamente software e tool per fare il backup dei dati, ma soprattutto ci sono buone abitudini (quasi) quotidiane che possono aiutare a salvare i propri documenti. Come queste 5.

Parola d’ordine: costanza. Il backup non deve essere un’operazione straordinaria, di cui ci si ricorda solo occasionalmente: al contrario, andrebbe privilegiata la regolarità, facendo diventare l’attività un appuntamento fisso con i propri device. Non importa se una volta al mese o due volte l’anno, l’essenziale è farlo! Quanto alle tempistiche, si possono valutare in base alla mole di materiale da archiviare: se si maneggiano ogni giorno grandi quantità di dati o di foto, un backup mensile potrebbe risultare la scelta migliore, per evitare di perdere informazioni, magari in caso di smarrimento del device.

Come secondo passaggio, se la routine di salvataggio è ormai avviata con costanza, perché non valutare un doppio salvataggio? Lo smarrimento dei device è un’occasione purtroppo più comune di quanto si pensi, così come il loro danneggiamento accidentale: basta una tazza di caffè rovesciata in modo sbadato e si può dire addio alle foto di un viaggio esotico. Salvare fotografie e documenti su due dispositivi diversi potrebbe rivelarsi la scelta più adatta per conservare in sicurezza, e al riparo da incidenti di percorso, tutti i ricordi a cui si tiene di più.

Per aumentare al massimo la sicurezza dei propri salvataggi, oltre a conservarli in due dispositivi diversi, si può anche pensare come terzo passaggio di riporli in luoghi differenti, tenendo magari il primo dispositivo di backup a disposizione sulla propria scrivania o comunque insieme ai propri strumenti di lavoro, e un secondo dispositivo in una posizione meno accessibile o di passaggio, ma comunque sempre a disposizione per eventuali aggiornamenti.

Ogni dispositivo o file da conservare, inoltre, può essere maneggiato con maggiore comodità se associato al supporto adeguato: il quarto step da seguire per una routine di backup ottimale è conoscere quali supporti si ha a disposizione per conservare al meglio tutto ciò che conta. E oggi esiste una vasta gamma di memorie per conservare immagini e documenti nel migliore dei modi: le memorie MicroSD per smartphone, fotocamere e droni, perfette per iniziare a dividere e catalogare i propri file su un supporto esterno e proseguire poi da pc; gli SSD interni, che espandono le capacità del proprio laptop e risultano perfette quando si hanno in programma grandi backup; i dispositivi portatili, come gli SSD esterni che consentono di avere sempre a disposizione uno strumento pratico e affidabile per il back-up (e oggi ci sono anche quelli sbloccabili tramite impronta digitale o password, per maggior sicurezza); infine le classiche chiavette USB, sempre molto pratiche.

Infine, per rendere il momento del backup ancora più efficace e integrarlo davvero nella propria routine informatica, l’ultimo passaggio deve necessariamente essere la selezione: anche se tentati dall’ampia capacità dei dispositivi di supporto scelti per il backup, la pulizia e la selezione tra i propri documenti, file e fotografie è necessaria, così da poter archiviare ogni elemento in maniera ordinata, rendendolo più identificabile e facilmente raggiungibile in caso di necessità, senza incappare in fotografie sfocate o documenti che riportano dati non più aggiornati.

Credits photo: it.depositphotos.com

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28/03/2021

Siamo talmente abituati a utilizzarle come oggetto quotidiano che è come se fossero da sempre con noi. E invece solo nel 2015 sono stati festeggiati i 70 anni dalla loro invenzione e benché la penna Bic, o penna a sfera, sia senza dubbio il più venduto strumento di scrittura al mondo (oltre 100 miliardi di pezzi dal primo esemplare) in pochi ne conoscono la storia e il modo in cui è stata inventata. Eppure, esattamente come per altri prodotti di uso quotidiano come i fermagli, i Post-it e la colla stick, anche l’invenzione della penna Bic è avvenuta quasi per caso, e si deve a Lásló József Bíró, un giornalista argentino-ungherese a cui si deve il nome comune di questo diffusissimo strumento di scrittura.

Bíró ebbe infatti la prima intuizione della penna a sfera osservando un gruppo di ragazzini che giocavano a biglie in una pozzanghera: trascinando le biglie fuori dal fango, esse lasciavano comunque per strada una striscia uniforme, e su quell’intuizione sviluppò il primo prototipo di penna biro. Poi però Bíró non aveva i fondi per industrializzare la sua invenzione, e cedette i diritti a Marcel Bich, un barone francese di origine italiana che perfezionò il progetto e nel 1950, a 5 anni dalla creazione dell’azienda Bic, immise sul mercato la prima penna Bic Crystal.

Perché Bic e non Bich come il nome del barone francese? Perché sul mercato anglosassone quella h finale avrebbe potuto indurre una pronuncia sbagliata del nome, troppo simile al termine volgare inglese bitch che significa sgualdrina. Nel 2004, a dieci anni dalla morte, il comune di Torino ha posto una targa commemorativa sul muro della casa di Corso Re Umberto 60 in cui Marcel Bich nacque.

PS: Sì, tutti ci siamo chiesti almeno una volta come mai il tappino delle penne Bic abbiano un forellino. La risposta è semplice e illuminante: come chiarisce anche l’azienda, il foro è stato pensato per evitare il soffocamento di chi mai dovesse ingoiare inavvertitamente il tappo!

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24/03/2021

I lavoratori italiani sono soddisfatti o rassegnati? Se lo chiede il primo barometro della felicità della popolazione italiana attiva nel mondo del lavoro prodotto dall’Associazione Ricerca Felicità per stimolare istituzioni, organizzazioni profit e non profit, scuole, enti educativi e media al confronto sul tema della felicità in ambito lavorativo.

Da questo primo studio sul sentiment dei lavoratori italiani emerge in generale una popolazione soddisfatta del proprio lavoro, soprattutto se confrontata con le notizie di cronaca che aumentano la felicità relativa rispetto a chi il lavoro sta rischiando di perderlo, ma colpisce la mancanza di allineamento valoriale tra lavoratori e imprese e la mancanza di orientamento al futuro.

I primi dati sullo stato di salute della felicità e del benessere dei lavoratori, sia nella dimensione aziendale sia in quella individuale e sociale, fotografano sei obiettivi d’indagine: felicità in generale, solitudine e isolamento, felicità al lavoro, senso di appartenenza, riconoscimento e discriminazione e lavoro e suo significato. La survey ha coinvolto 1.314 persone, suddivise tra lavoratori dipendenti (72,3%) e liberi professionisti (27,7%), suddivisi per sesso con una media ponderata di 42.3% di donne e il 57,7% di uomini, appartenenti alle 4 generazioni (Baby Boomers, Generazione X, Millennials, Generazione Z) in rappresentanza della popolazione italiana attiva nel mondo del lavoro.

“Ci siamo focalizzati nell’ambito lavorativo ma di fatto il centro della nostra ricerca è sempre l’individuo. Con questa raccolta di dati non c’è nessuna pretesa di trovare una risposta ma un punto da cui partire per ampliare il dialogo e capire con quali strumenti agire per aumentare il benessere sul lavoro nel nostro Paese. Non consideriamo la felicità un sentimento fugace ma una meta-competenza scientificamente provata che può permettere, attraverso l’inclusività e le ricchezze dei singoli, un nuovo benessere organizzativo” afferma Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità. “I dati mostrano una popolazione mediamente soddisfatta, ma quello su cui va assolutamente puntata l’attenzione è la mancanza di allineamento valoriale tra lavoratori e imprese e la mancanza di orientamento al futuro. Siamo un Paese che dovrà fondare tutto sulla creatività e sulle potenzialità innovative di ripresa per consentire all’Italia, di uscire da questo grave periodo di rallentamento medio dell’Economia. Riteniamo quindi sia fondamentale ascoltare con attenzione i segnali deboli che provengono da questi dati, soprattutto in merito all’importanza di far leva sull’ascolto attivo e attento dei propri collaboratori. Ci sono opportunità incredibili, per la redditività delle imprese e per la loro crescita a livello competitivo in Italia e nel mondo, quando si valorizzano le aspirazioni individuali dei collaboratori e si aiutano a esprimere se stessi sul lavoro.”

Emerge che il 16% ritiene che l’affermazione “esprimo le mie emozioni senza essere giudicato” nell’ambiente di lavoro sia assolutamente falsa, mentre quasi il 30% si ritiene poco concorde con l’affermazione “i miei meriti vengono sempre riconosciuti”.
Tra i Baby Boomers è significativamente più elevato il peso di coloro che ritengono riconosciuti in modo assolutamente adeguato i loro meriti rispetto alle altre generazioni (31% contro una media di 20/21%).

Se si analizza la dimensione felicità in generale e la soddisfazione della vita, emerge che tra i rappresentanti della generazione Z solo il 19% si trova concorde a ritenere che la propria vita sia vicina al proprio ideale, contro il 28% dei Baby Boomers. Anche nella dimensione legata alla solitudine/isolamento si può notare come questi siano maggiormente sentiti dai giovani/giovanissimi rispetto agli adulti, si passa infatti dal 21% fino al 10% (dai più giovani ai più anziani) di coloro che sentono questi problemi e dal 42% al 57% di coloro che non si sentono particolarmente toccati dalla questione.

“I dati che riguardano la percezione che ha la generazione Z sulla felicità, ci devono far riflettere perché costituiscono una sorta di monito e di direzione importante da dare agli imprenditori italiani. Ci troviamo di fronte a una generazione che non accetterà di considerarsi “felice” solo per il fatto di avere un lavoro – come pare di leggere dai dati – ma chiede allineamento culturale e sceglierà di lavorare con le aziende che rispettano i propri valori. I disagi esposti devono fungere da monito e riteniamo fondamentale lavorare sulla componente emotiva e sul potenziale che talvolta sembra rimanere inespresso. Crediamo sia importante stimolare i giovani fin dalle scuole primarie alla scoperta dei propri talenti, del proprio purpose e nell’uso del capitale potentissimo che tutti noi abbiamo: l’Immaginazione” afferma Elga Corricelli co-founder dell’Associazione Ricerca Felicità. “L’immaginazione stimola la curiosità e grazie ad essa si può attuare un gran cambiamento positivo che genera innovazione e oggi, le aziende, chiedono costantemente innovazione e talenti che possano contribuire al cambiamento. Crediamo possano esistere sacche incredibili di capitale creativo e innovativo inespresso da far circolare nelle nostre aziende italiane.”

Con la volontà di offrire strumenti al mondo del lavoro per allineare i propri valori con quelli dei propri collaboratori per una crescita corale, la dimensione del lavoro è stata analizzata da diversi punti di vista e si osserva come le frasi “mi fa capire le persone e il mondo che mi circonda” con il 27.9 % e “contribuisce alla mia crescita personale” con il 25,3% siano stati indicati in modo estremamente preponderante da chi ritiene questa affermazione “vera” nel contesto nel suo lavoro, mente le frasi “soddisfa tutti i miei bisogni” con il 27,1% e “ho una carriera piena di significato” con il 24% siano quelle scelte da chi le ritiene “false” ossia per nulla riscontrabili nel proprio ambito lavorativo. Il 15.3% ritiene che l’affermazione “ha un impatto positivo per il mondo” riferita all’azienda in cui lavora sia assolutamente falsa e alla domanda se il proprio lavoro “fa la differenza” solo il 7.6% crede sia assolutamente vero contro il 13.5% assolutamente falso.

“Crediamo sia fondamentale, per chi coordina persone, prendere in seria considerazione il soddisfacimento dei bisogni di collaboratori o dipendenti. In ogni azienda ci dovrebbe essere un piano di sviluppo dei bisogni perché il benessere aziendale si traduce in performance migliori. Questa è scienza e una ricerca di Ernst & Young realizzata assieme all’Università di Harvard, ha dimostrato che le aziende che lavorano perché tutti i propositi siano allineati, rendono agli investitori fino a dieci volte di più” commenta Sandro Formica, VicePresidente e Direttore scientifico dell’Associazione Ricerca Felicità. “Non sottovalutiamo quindi il potenziale inespresso che si otterrebbe aiutando i propri lavoratori ad esprimere emozioni e creatività. Non fermiamoci di fronte alla sensazione di soddisfazione generale che potrebbe essere dettata da rassegnazione piuttosto che da reale felicità. Non sottovalutiamo i segnali deboli che si evincono da lavoratori che si sentono meno soddisfatti, in generale, sul riconoscimento dei loro meriti (media 3,33) o soddisfazione sulle opportunità di carriera dove il 23,7%, la maggior parte dei lavoratori, indica che è soddisfatto pochissimo”.

Il primo barometro della Felicità segna, secondo il professore Sandro Formica, Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, il punto da cui partire per collaborare con istituzioni, organizzazioni profit, non profit, scuole ed enti educativi e invita a studiare assieme gli strumenti per far evolvere il benessere della società, partendo da aziende e luoghi di lavoro.

Credits photo: it.depositphotos.com

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19/03/2021

Smart working e DAD sono due delle conseguenze più diffuse sulla vita quotidiana di lavoratori e studenti dallo scoppio della pandemia. E smart working e DAD stanno significando soprattutto un drastico aumento del tempo trascorso online, davanti allo schermo di un computer o di un telefonino. Purtroppo in questo frangente computer, smartphone e console di gioco sono tra i pochi strumenti per continuare a rimanere in contatto con amici e parenti, per lavorare e per dare continuità alla scuola. Ma tutto questo può risultare dannoso per la vista, nell’immediato e a lungo termine. Secondo i risultati di uno studio condotto da Lenstore, in questo frangente pandemico le persone spendono una media di 9 ore e 45 al giorno di fronte a schermi digitali. Tre su quattro ottici dicono che vi sono più casi di patologie oculari oggi rispetto a 10 anni fa. Inoltre, il 19% dei medici afferma che l’utilizzo prolungato di strumenti digitali ne è la causa principale.
Quindi, che misure bisogna adottare per proteggere la vista? Gli occhi stanchi sono il sintomo più comune per identificare scarsa salute oculare e un altro studio ha determinato la prevalenza di sintomi relativi a problemi visivi in persone con un lavoro d’ufficio, esaminando la connessione tra i sintomi e la presenza di occhi secchi o altri fattori demografici. I risultati mostrano che i sintomi visivi associati all’utilizzo di computer si verificano spesso, e sono connessi a malattie della superficie oculare. Nello studio, il 38% dei lavoratori riporta occhi stanchi durante il lavoro d’ufficio. Un sintomo ora comune anche tra gli studenti in DAD. Tra i sintomi più comuni di scarsa salute oculare vi sono anche affaticamento agli occhi, sensibilità alle luci forti e mal di testa.
I 10 sintomi più comuni di scarsa salute oculare sono:

Sintomo

% di intervistati che hanno riportato sintomi almeno la metà delle volte

Occhi stanchi

39,8

Occhi secchi

31,5

Fastidio oculare

30,8

Affaticamento degli occhi

30,6

Irritazione o bruciore agli occhi

27,5

Sensibilità alle luci forti

26,3

Vista offuscata quando si guarda in lontananza

23,4

Mal di testa

22,3

Difficoltà nel ri-focalizzare l’occhio tra diverse distanze

21,6

Vista offuscata quando si guarda il computer

17,3

Sette modi per prendersi cura della vista mentre si utilizza un computer
Quando si lavora al computer, seguire questi step può aiutare a prevenire l’affaticamento degli occhi:
1: Posizionare il computer ad una distanza pari a 40 e 76 centimetri dagli occhi
2: Assicurarsi che l’altezza del computer sia allineata con gli occhi
3: Assicurarsi che l’inclinazione dello schermo formi un angolo tra i 10 e i 20 gradi, per facilitare la vista
4: Controllare che non ci siano riflessi sullo schermo (provenienti, ad esempio, da una finestra
5: Ingrandire od aggiustare le dimensioni del font sullo schermo in modo da facilitare la lettura di testi
6: Usare dei portadocumenti per fare riferimento al materiale. Posizionare il portadocumenti alla stessa distanza dello schermo. Questo permette agli occhi di rimanere focalizzati mentre si spostano tra schermo e documenti.
7: Usare dimensioni di carattere chiari e facili da vedere. Questo è particolarmente importante perché le dimensioni del carattere determinano la distanza che si prende dallo schermo.

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17/03/2021

Gli Stabilo Boss sono probabilmente gli evidenziatori più usati al mondo, non solo negli uffici ma anche a scuola e a casa. Hanno sicuramente una grande qualità, la tecnologia Anti-Dry-Out che li fa resistere fino a 4 ore senza tappino, oltre alla lunghissima durata del loro inchiostro atossico a base di acqua. Ma ciò che li contraddistingue di più, e sicuramente da ogni altro, evidenziatore è la loro caratteristica forma che racconta un simpatico aneddoto su chi ha inventato gli Stabilo Boss.
Come è stato inventato lo Stabilo Boss
Pare infatti che, quando tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, alla Schwan-Stabilo stavano cercando di inventare un nuovo evidenziatore, uno dei signori Schwanhäusser, Gustav o August pronipoti di Gustav Adam che aveva comprato la fabbrica nel 1864, insoddisfatto per l’ennesimo prototipo sbagliato diede una manata alla plastilina schiacciandola più o meno nella forma diventa poi iconica. E così, nel 1971, un ’bout per caso come per altri prodotti da ufficio come Post-It, fermagli fermacarte e anche la penna Bic, è nato lo Stabilo Boss, il pennarello evidenziatore più famoso del mondo destinato a essere venduto al ritmo di due pezzi al secondo.

Oggi gli evidenziatori Stabilo sono ormai un insostituibile strumento per sottolineare ed evidenziare parti di testo su un foglio stampato o scritto a mano. Oltre ai 9 colori fluo e ai 6 pastello dello Stabilo Boss Original oggi ci sono tanti altri modelli di evidenziatori Stabilo, perfetti per incontrare il gusto e soddisfare le esigenze di studenti, insegnanti, professionisti e impiegati d’ufficio. Esiste infatti lo Stabilo Neon dall’impugnatura morbida e 5 colori alla moda, lo Stabilo Swing Cool Colormatrix, lo Stabilo Boss Mini tascabile, lo Stabilo Luminator con il serbatoio maxi che contiene grandi quantità di inchiostro e il nuovo Stabilo Green Boss realizzato con l’83% di plastica riciclata e soprattutto ricaricabile. La punta inclinata a doppia ampiezza, l’impugnatura facile ed ergonomica, lo stile inconfondibile, le colorazioni efficaci e alla moda e un prezzo accessibile a tutti hanno decretato la fortuna in ogni ufficio, scuola e studio professionali degli evidenziatori Stabilo.