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Notizie e curiosità sui maggiori prodotti da ufficio e dei partner

Notizie
20/11/2014

La carta è carta, ma non tutti i tipi di carta per stampante sono uguali. Anzi, nel mercato della carta per stampanti, fotocopiatrici e macchine multifunzione ci sono diverse tipologie, formati e qualità di carta, ciascuno più o meno adatto agli usi che se ne devono fare e agli strumenti a disposizione.

Acquistare il tipo di carta più adatto all’uso che se ne deve fare e al dispositivo di stampa che si utilizza può significare non solo qualità di stampa migliore ma anche sensibili risparmi in termini di consumo di carta, di uso del toner e di usura della stampante o della fotocopiatrice multifunzione.

Ecco quindi come scegliere la carta per la stampante più adatta alle proprie esigenze e ai dispositivi di stampa che si usano.

Intanto: la carta è venduta in risme, solitamente da 500 fogli circa, o in BigBox, grandi scatole che contengono fino a 2500 fogli circa. Ovviamente una prima azione di risparmio è quella di valutare i propri consumi e acquistare di conseguenza: grandi quantità, come per esempio un BigBox o più risme, permettono di abbattere i costi unitari di spedizione.

I formati della carta per stampante

Il formato commerciale per la carta ISO 216 si basa sullo standard tedesco DIN 476: il formato iniziale della carta è un rettangolo delle dimensioni di 1 metro quadrato delle dimensioni di 841 x 1189 mm. Tagliando a metà questo formato per il lato più lungo si ottengono tutte le successive ed inferiori misure: A1, A2, A3, A4, etc.
La carta più utilizzata in quasi tutti gli uffici e gli studi professionali è quella in formato A4 delle dimensioni di 210 × 297 mm. Alcune stampanti e fotocopiatrici utilizzano anche il formato A3, che ha le dimensioni di 2 fogli A4 affiancati sul lato più lungo. Altri formati di carta sono utilizzati solo da dispositivi di stampa altamente professionali.

La carta propriamente detta è tale se ha un peso al metro quadro fra i 30 ed i 150 gr/m2. La carta di uso comune e quotidiano ha normalmente una grammatura intorno agli 80 g/m2: la grammatura per metro quadro indica la consistenza del singolo foglio di carta, e non necessariamente il suo spessore. Per fotocopiatrici, stampanti e dispositivi multifunzione si usa carta con grammatura tra i 60 g/m2 e i 90 g/m2.

La grammatura e le dimensioni non sono le uniche caratteristiche da considerare per acquistare la carta più adatta alle proprie necessità di stampa. Normalmente è infatti indicato, talvolta anche nel nome commerciale, l’uso specifico per il quale è ideale quel tipo di carta.

Carta uso mano: la più comune, la più economica, la più adatta a stampare semplici documenti di testo.
Carta patinata: rivestista con una specie di patina, esalta i colori facendoli risaltare e rilucere.
Carta speciale: ha una superficie ruvida che, fatte salve particolari esigenze, mal si adatta a stampanti e fotocopiatrici.

C’è poi la Luminosità, o valore di bianco, che distingue la bianchezza della carta.
La qualità massima è quella della carta tipo A, con punto di bianco elevatissimo e adatta a stampanti laser, inkjet e fotocopiatrici. I risultati migliori di stampa si ottengono con questo tipo di carta.
La carta di tipo B è il giusto compromesso, adatta a ogni tipo di stampante inkjet o laser, per i fax, per le fotocopiatrici e per i dispositivi multifunzione, e normalmente garantisce il miglior rapporto qualità-prezzo.
C’è infine la carta di tipo C, la più economica, buona per le stampe in bianco e nero o quando non è necessaria la qualità di una presentazione formale.

La carta riciclata invece ha una qualità necessariamente inferiore a tutte le altre ma ha altri valori, primo fra tutti quello del rispetto dell’ambiente e dell’impatto del proprio consumo su di esso.

Notizie
14/11/2014

Nero, copertina rigida, carta color avorio. In una parola: essenziale. Anche se ora ne esistono di formati, colori e declinazioni le più varie, il taccuino Moleskine originale è così, con alcune inconfondibili caratteristiche (pagine rilegate a punto refe, angoli arrotondati, nastro segnalibro, elastico di chiusura e tasca interna a soffietto) che l’hanno reso un oggetto di culto e un prodotto di successo in tutto il mondo.

E il fatto che sia tra i più gettonati regali di Natale o gadget aziendali, nella forma di agenda, taccuino, quaderno, guide di viaggi o album arriva al termine di una storia curiosa, interessante e coraggiosa. Storia che nasce nel 1997 negli uffici di un piccolo editore di Milano (Modo & Modo) che riscopre e recupera il formato dei taccuini usati da artisti e intellettuali dell’Ottocento nonché da Bruce Chatwin: l’esploratore e viaggiatore ne parla nel suo libro “Le vie dei canti” raccontando di come avesse scoperto dal suo cartolaio in Rue de l’Ancienne Comédie a Parigi che l’ultimo produttore, una piccola azienda di Tours a conduzione familiare, aveva interrotto la produzione, in seguito alla morte del proprietario.

Così nasce la prima produzione di Modo & Modo, che nel 1997 è di 5000 pezzi: oggi, secondo la rivista tedesca Brand Eins, i taccuini Moleskine sono distribuiti in 53 paesi, attraverso 14.000 punti vendita, ad un pubblico di appassionati che ha dato vita nel tempo a una vera comunità di fan.

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05/11/2014

In 60 anni di storia ne sono state vendute oltre 100 miliardi, e nel 2015 sono stati festeggiati i 70 anni dalla loro invenzione: parliamo della penna Bic, o penna a sfera, senza dubbio il più venduto strumento di scrittura al mondo. Eppure, esattamente come per altri prodotti di uso quotidiano come i fermagli, i Post-it e la colla stick, anche l’invenzione della penna Bic è avvenuta quasi per caso, e si deve a Lásló József Bíró, un giornalista argentino-ungherese a cui si deve il nome comune di questo diffusissimo strumento di scrittura.

Bíró ebbe infatti la prima intuizione della penna a sfera osservando un gruppo di ragazzini che giocavano a biglie in una pozzanghera: trascinando le biglie fuori dal fango, esse lasciavano comunque per strada una striscia uniforme, e su quell’intuizione sviluppò il primo prototipo di penna biro.

Poi però Bíró non aveva i fondi per industrializzare la sua invenzione, e cedette i diritti a Marcel Bich, un barone francese di origine italiana che perfezionò il progetto e nel 1950, a 5 anni dalla creazione dell’azienda Bic, immise sul mercato la prima penna Bic Crystal.

Perché Bic e non Bich come il nome del barone francese? Perché sul mercato anglosassone quella h finale avrebbe potuto indurre una pronuncia sbagliata del nome, troppo simile al termine volgare inglese bitch che significa sgualdrina.

Nel 2004, a dieci anni dalla morte, il comune di Torino ha posto una targa commemorativa sul muro della casa di Corso Re Umberto 60 in cui Marcel Bich nacque.

PS: Sì, tutti ci siamo chiesti almeno una volta come mai il tappino delle penne Bic abbiano un forellino. La risposta è semplice e illuminante: come chiarisce anche l’azienda, il foro è stato pensato per evitare il soffocamento di chi mai dovesse ingoiare inavvertitamente il tappo!

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29/10/2014

Sono ancora molto diffusi come copie di backup dei file e dei dati contenuti nei personal computer, ma anche come supporti con i quali inviare informazioni, progetti, immagini e altri documenti che non si vuole (o non si riesce) inviare via Internet: parliamo di CD e DVD, e parliamo del modo in cui smaltirli dopo il loro uso o quando sono ormai obsoleti.

Certo, per ragioni di privacy renderli illeggibili con un distruggidocumenti specifico è sempre consigliabile, soprattutto se contengono informazioni sensibili e importanti per l’azienda. Ma integri o meno, rimane sempre il problema di dove smaltirli: ora, all’estero è normale riciclare il materiale di cui sono fatti, che non è alluminio ma policarbonato, ma in Italia non è prevista una normativa nazionale per il suo smaltimento e quindi ogni amministrazione può prevederne o meno la raccolta differenziata (conviene sempre informarsi prima di gettarli nell’indifferenziato).

Nel frattempo, non sapendo che farsene, si può prendere ispirazione da Sean E Avery, un artista australiano che del riciclo creativo ha fatto la sua missione.

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24/10/2014

Può sembrare un’operazione banale, ma in realtà scrivere etichette per i dorsi di cartellette, faldoni e scatole da riporre in archivio con all’interno i documenti aziendali richiede metodo e attenzione: la mancanza dell’uno o dell’altro potrebbe infatti portare a notevoli perdite di tempo se non proprio allo smarrimento di interi documenti. E perdite di tempo e documenti portano sempre, inevitabilmente, alla perdita di denaro.

La prima regola da osservare è quella di essere sintetici: 4 parole sono più che sufficienti per indicare la macro categoria di documenti che si trovanno all’interno di quel raccoglitore, e per evitare confusioni, doppioni, e in generale un eccesso di informazioni.

Normalmente l’intestazione è scritta a caratteri maiuscoli, e con una dimensione maggiore rispetto al sottotitolo che specifica ulteriormente la tipologia di documenti contenuti in quel raccoglitore. Altre buone regole che un tempo di studiavano e imparavano nelle scuole di ragioneria sono quelle per cui le scritte sono sempre giustificate al centro, e le etichette non sono mai scritte in verticale: una scritta verticale è spesso difficilmente leggibile, soprattutto quando si ha poco tempo a disposizione.

Un’altra capacità che un tempo si studiava nelle scuole di ragioneria era la calligrafia, ovvero l’abilità di scrivere con caratteri chiari, nitidi e facilmente comprensibili a chiunque, anche a distanza di tempo.

Oggi per fortuna ci sono degli strumenti tecnologici in grado di adempiere allo stesso compito, in modo uniforme, univoco e duraturo nel tempo: sono le etichettatrici automatiche. Si tratta di dispositivi velocissimi, adatti a stampare etichette per l’archivio così come intestazioni per buste, lettere, pacchi e cartellette, e dotate di numerose opzioni grafiche e di formattazione. Il consiglio rimane sempre quello di utilizzare caratteri semplici, con buona spaziatura e di dimensioni tali da risaltare anche a distanza e a colpo d’occhio.

Per esempio la famiglia di etichettatrici automatiche Dymo LabelWriter stampa 51 etichette al minuto, si collega con un cavo USB al Pc e al Mac, è dotata di diverse opzioni grafiche e con la bundle deal Etichettatrice LW450 + 3 rotoli di nastri D1 l’etichettatrice è praticamente GRATIS!

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17/10/2014

Sono già in circolazione, quelle da 5 euro da maggio e quelle da 10 euro dalla fine di settembre: sono le nuove banconote della serie ‘Europ’round che, secondo la BCE, dovrebbero essere più resistenti alla contraffazione e quindi più semplici anche da controllare.

Nel caso ci fossero dubbi, per riconoscerle occorre sapere che nella filigrana c’è l’immagine dell’omonima eroina della mitologia greca, caratterizzata da un maggiore profilo di sicurezza, e c’è anche il ‘numero di smeraldo’, sempre sulla filigrana, che cambia colore e diventa blu quando la carta moneta viene manipolata. E per la certezza al 100% ci sono sempre i contabanconote e i rivelatori di banconote false.