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Notizie e curiosità sui maggiori prodotti da ufficio e dei partner

Notizie
27/08/2015

Arriva settembre e le famiglie devono mettere mano al portafogli per l’acquisto di libri, quaderni, materiale di cancelleria e tutto quanto necessario in vista della ripresa della scuola. Secondo il Codacons si tratta di un esborso di circa 1100 euro a famiglia, suddiviso in 498,5 euro per penne, diari, quaderni, zaini astucci e una quota variabile per i libri, dipendente dal tipo di scuola, che appunto porta alla media di 1100 euro a famiglia.

Ma come fare per risparmiare sull’acquisto di libri, quaderni e materiale di cancelleria per la scuola? Sempre secondo il Codacons è possibile arrivare a risparmiare fino al 40%, seguendo alcuni semplici consigli:

Non farsi condizionare dalla pubblicità dei prodotti ‘griffati’ con il logo o le immagini di personaggi dei cartoni animati o bambole (Sì, molto molto difficile convincere i ragazzi…)

Confrontare i prezzi di uno stesso articolo: spesso proprio quelli griffati si possono trovare a prezzi più bassi nei punti vendita della grande distribuzione con un risparmio che può raggiungere il 30%.

Fare una lista dettagliata e seguirla rigorosamente: spesso nei supermercati la cancelleria scolastica è il classico ‘prodotto civetta’ a prezzi da sottocosto.

Non comprare tutto e subito, attendendo le indicazioni dei professori per gli articoli più tecnici come compassi, squadre o dizionari.

Approfittare delle offerte sul materiale di cancelleria (risme di carta, quaderni, penne, matite) sui siti di e-commerce di prodotti per l’ufficio.

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25/06/2015

Gli anglosassoni lo chiamano tape, per non confonderlo con l’apprezzato alcolico scozzese. Noi lo chiamiamo comunemente scotch, e per tutti sostanzialmente è il nastro adesivo, uno dei prodotti più usati in ogni casa e ufficio del mondo. E come altri prodotti talmente popolari da averne dimenticato l’inventore (uno su tutti: la gomma per cancellare), anche lo scotch ha una lunga storia da raccontare.

Basti pensare che l’8 settembre 2015 compirà ben 85 anni, essendo stato inventato nel 1930 nei laboratori della 3M, che già al tempo era un’azienda non da poco: aveva aperto nel 1902 e produceva la prima carta vetrata impermeabile al mondo. Una invenzione non da poco, visto che negli stessi anni c’era il boom dell’industria automobilistica.

L’invenzione del nastro adesivo, una pellicola di cellophane sensibile alla pressione e adesivo, si deve a un impiegato di nome Richard Drew: non fu un caso di errore fortunato come quello dei Post-it (guarda caso sempre della 3M, che nel tempo inventerà anche le pellicole magnetiche per le registrazioni audio e video, i microfilm e un sacco di prodotti per la fotografia) ma sicuramente fu un prodotto rivoluzionario, che mandò in soffitta l’uso di corde, colla e lacci per impacchettare e confezionare i pacchetti.

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03/06/2015

Chiunque ha maneggiato nella sua vita una gomma per cancellare: di sicuro alle scuole elementari, dove ancora oggi è dotazione obbligatoria di ogni studente, e poi ancora nel resto della vita scolastica, dove le materie che implicano il disegno ne prevedono l’uso, e forse anche nel corso della vita professionale, visto che le matite e portamine rimangono uno strumento diffusissimo per annotare velocemente appunti su block notes e documenti stampanti.

E proprio come altri oggetti di uso quotidiano (per esempio i Post-It, i temperamatite, la penna Bic, i fermagli o la colla stick), anche la gomma per cancellare ha una storia curiosa da raccontare. Scrivere si è sempre scritto, ma mentre nell’antichità cancellare era un’operazione complessa (geroglifici e iscrizioni sulla pietra venivano raschiati con uno scalpello, e così le scritte sui papiri e sulla cera e anche quelle sulla carta) è solo con l’invenzione della matita intorno al 1500 che si pose il problema di cancellare i tratti di grafite.

Benché il caucciù fosse stato portato in Europa già da Cristoforo Colombo, per quasi due secoli dall’invenzione della matita, per cancellare le scritte lasciate dalla grafite si utilizzò la mollica del pane o la cera. Fu solo nel 1770 che un chimico inglese – Joseph Priestley – scoprì per caso che il caucciù aveva il potere di ‘raschiare’ docilmente i tratti di matita dalla carta.

Già, perché cancellare le scritte, di una matita ma anche di una penna (il processo di vulcanizzazione fu scoperto nel 1839, permettendo di rendere la gomma ancora più resistente), significa sostanzialmente raschiare docilmente lo strato superiore della carta, asportando il segno grafico insieme a un po’ di cellulosa.

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28/04/2015

Da bambini ne abbiamo fatto un uso smodato, temperando e temperando matite su matite finché non ne rimaneva un piccolo, inservibile moncone. Ma ripensandoci, l’essenzialità perfetta di un temperamatite da chi è stata ideata? Be’, anche per un oggetto apparentemente così banale c’è una lunga e curiosa storia da raccontare.

Intanto è bene sapere che le prime matite rudimentali cominciarono a circolare nel 1500, quando venne scoperto un giacimento di grafite a Borrowdale, in Inghilterra: erano un’anima di grafite avvolta in una cordicella, e solo dopo molto tempo si trovò il modo di inserire la grafite tra due bastoncini di legno. A quel punto c’era bisogno di ‘fare la punta’ alla matita, e il metodo più immediato era scalfire pezzettini di legno con un coltellino.

A metà Ottocento un francese di nome Bernard Lassimone realizzò il primo prototipo di temperamatite fatto con delle lame posizionate ad angolo retto dentro un cubetto di legno. Sempre un francese, Therry des Estwaux, pensò alla forma conica che conosciamo oggi, più o meno contemporaneamente a un americano di nome Walter K. Foster (i primi modelli Ottocenteschi si possono vedere sul sito di Office Museum).

Poi arrivò il vero inventore del temperamatite moderno, tale John Lee Love: era un afroamericano, e benché le notizie biografiche siano poche e incerte, pare fosse anche un grafomane stanco della fatica di dover continuamente fare la punta alle matite con il suo coltellino. È a lui che si deve l’invenzione della scatolina con dentro uno spazio conico in cui infilare la matita per temperarla con l’uso delle lame facendo in modo che gli scarti rimanessero all’interno del temperamatite.

Era il 23 novembre 1897 quando depositò il brevetto, vedendo riconosciuta l’originalità della sua invenzione e nacque ufficialmente il temperamatite come ancora lo conosciamo oggi.

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22/04/2015

Sempre più aziende e realtà professionali prestano attenzione all’impatto ambientale delle proprie attività, e tra i modi di ridurre il consumo di risorse naturali e l’immissione nell’ambiente di sostanze inquinanti c’è sicuramente la scelta di utilizzare, per le attività di stampa, per le fotocopie o per i fax, carta di tipo ecologico.

Tuttavia c’è ancora parecchia confusione sul mercato quando si tratta di identificare chiaramente cosa significa carta ecologica per stampanti e fotocopiatrici e quale sia la differenza tra la carta considerata ecologica e rispettosa dell’ambiente e la carta riciclata.

Per fare chiarezza bisogna partire da una distinzione preliminare: la carta riciclata è ottenuta dal riciclo di materiali cartacei e può essere sbiancata, e quindi di colore bianco puro, oppure no, e quindi di colore più scuro, tendente al marroncino o al grigiastro; la carta ecologica è invece prodotta attraverso l’uso di cellulosa, ottenuta da legno proveniente da foreste certificate FSC, Forest Stewardship Council: questa certificazione garantisce che la materia prima usata proviene da foreste dove sono rispettati dei rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.

Fatta questa prima grande distinzione, e prima di scegliere la carta più adatta per la stampante, ci sono poi da sfatare alcuni miti duri a morire.

Cominciamo dalla carta riciclata: ormai tutti i produttori di stampanti, fotocopiatrici e dispositivi multifunzione garantiscono che la carta riciclata è perfettamente compatibile con le loro macchine, e che quindi la carta riciclata non inceppa stampanti, fax e altri dispositivi; la carta riciclata è perfettamente equivalente alla carta bianca, quindi non impolvera, non si strappa più facilmente e non emana un odore sgradevole, come invece accadeva nel passato; la carta riciclata non è nemmeno più cara di quella bianca, anzi ormai si può risparmiare sui costi di stampa anche fino al 15% del proprio budget; è vero invece che la carta riciclata, a causa della lignina contenuta in alcuni tipi di carta che si ricicla (per esempio quella dei giornali), tende a ingiallire: si tratta di un processo che impega numerosi anni e che quindi non impatta sulle normali attività quotidiane di stampa e dell’uso di documenti cartacei.

Riguardo alla carta riciclata c’è poi da sottolineare come esistano sul mercato tipi di carta riciclata perfettamente bianca, ottenuti in tre modi: l’aggiunta di fibra di cellulosa vergine, che non può superare il 40% (e che per essere davvero ecologica deve provenire da forese certificate FSC); dei processi di sbiancamento che utilizzano cloro e altre sostanze chimiche (in questo secondo caso si tratta di carta riciclata ma non perfettamente ecologica); dei processi di sbiancamento che non utilizzano sostanze chimica ma preparati a base di ossigeno.

C’è poi la carta cosiddetta 100% ecologica: si tratta di carta non solo proveniente da foreste certificate FSC, Forest Stewardship Council, o PEFC, ma anche sbiancata senza l’uso di cloro o sostanze chimiche ma solo attraverso i preparati a base di ossigeno. Per chiarezza bisogna dire che anche per la carta 100% ecologica rimane il problema dell’utilizzo di ingenti quantità di acqua ed energia.

Alla fine come fare a districarsi negli acquisti di carta ecologica per stampanti, fotocopiatrici e multifunzione? Imparando a riconoscere i marchi di riferimento e certificazione FSC, PEFC ed EU EcoLabel.

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15/04/2015

Al Salone del Mobile 2015 di Milano c’è un’intera sezione dedicata ai mobili per l’ufficio e agli scenari degli spazi di lavoro che saranno (si chiama Workplace 3.0): ecco alcune delle novità di design presentate negli stand degli espositori.

W80 di Tecno (foto sopra) è una nuova idea di parete divisoria per gli ambienti di lavoro, realizzata dal Centro Progetti Tecno in collaborazione con l’architetto Daniele Del Missier ed Elliot Engineering & Consulting sia con chiusura ad anta battente sia scorrevole a scrigno e pensata per i grandi cantieri internazionali.

Parentesit di Arper è un pannello modulare fonoassorbente creato da Lievore Altherr Molina: i pannelli attenuano il rumore degli ambienti condivisi degli uffici contemporanei creando le condizioni ideali per la concentrazione individuale o per il lavoro in team.

Le sedute Vela, realizzate dalla collaborazione del Centro Progetti Tecno con lo studio spagnolo Lievore Altherr Molina, sono sedie pensate per inserirsi armoniosamente in ambienti ufficio, soft-contract e spazi residenziali. Nascondono un sofisticato meccanismo “responsive” nel corpo della seduta che permette di adeguare automaticamente la postura in base al peso dell’utilizzatore.

Scan Sørlie, azienda norvegese dalla lunga traduzione e storia nel design di mobili da ufficio, ha invece presentato queste sedie da ufficio e sala d’aspetto.

Per tutte le proposte dedicate da Viking al Salone del Mobile 2015 clicca invece qui.