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Notizie
24/04/2020

La Fase 2 del periodo di contenimento del Coronavirus avrà inizio da lunedì 4 maggio, data che per molti significherà anche tornare al lavoro dopo 2 mesi di lockdown o smartworking. Ciò che è già certo ora è che la fase 2 non significherà ritorno immediato alla normalità, e per normalità si intende la vita, la quotidianità e il lavoro per come l’abbiamo conosciuto fino a metà febbraio. Il Governo, d’intesa con le parti sociali, ha già emanato un documento con le linee guida e il nuovo protocollo per il contrasto e il contenimento del Covid-19 negli ambienti di lavoro. Documento non ancora ufficiale e che, magari con qualche modifica, sarà allegato a un apposito DPCM per la pubblicazione in Gazzetta. Di fatto però il quadro è abbastanza preciso, con alcune indicazioni che necessariamente cambieranno il modo in cui ci rechiamo al lavoro e la vita in ufficio e nelle aziende.

La prima novità è burocratica: in ogni azienda dovrà essere istituito un Comitato per l’applicazione e la verifica delle misure di contenimento del COVID-19, e laddove questo non fosse possibile – per esempio nelle piccole aziende e negli uffici di piccole realtà – ci saranno dei Comitati territoriali: sicuramente una necessità in più che si aggiunge a quelle materiali che andranno implementate a partire dal 4 maggio.

Fatte salve le raccomandazioni sul distanziamento sociale, che permarrà ancora a lungo, c’è il grande tema delle mascherine: devono essere garantite se la tipologia di lavoro impedisce il rispetto della distanza di sicurezza, sono previste negli spazi comuni (ma come si farà nelle mense e nelle aree deputate alla pausa? L’ipotesi è quella di ingressi contingentati e scaglionati) e tuttavia è alto il rischio che le aziende non riescano a dotarsene a sufficienza, stante la scarsa disponibilità sul mercato (punto evidenziato dalle stesse linee guida del Governo).

Altro ambito che investe il problema della disponibilità di mascherine (alcune stime parlano di 40 milioni di pezzi al giorno) è il trasporto pubblico: al momento sono obbligatorie sugli aerei, ma è chiaro che su treni, metropolitane, autobus e tram se non saranno obbligatorie si imporranno delle misure di distanziamento ancora più stringenti (e già circolano i primi esempi di “bollini” a terra nelle stazioni e sui vagoni per segnalare la distanza minima di sicurezza). Misure queste, nelle stazioni, alle fermate e sui mezzi, che limiterebbero notevolmente il numero di persone trasportabili per singolo viaggio e quindi dilaterebbero i tempi per andare e tornare dal lavoro.

Altra prescrizione già presente nelle linee guida per la Fase 2 è quella che prevede cartelli con le regole da rispettare affissi in modo ben visibile in ogni ambiente di lavoro (sono quelle ormai note: obbligo di restare a casa nell’evenienza di febbre o sintomi, di mantenere la distanza sociale, di lavare le mani, etc). Diverso il discorso dei termoscanner, che qualcuno già ipotizza in grandi stazioni ferroviarie e aeroporti ma che al momento paiono solo facoltative per l’ingresso in azienda di dipendenti, clienti e fornitori.

Imprese, uffici (ma anche esercizi commerciali) saranno anche tenuti alla pulizia giornaliera e alla sanificazione periodica di locali e strumenti (compresi quindi computer, scrivanie, telefoni, stampanti e tutto quanto si trova in un ufficio qualsiasi). Ovviamente, come si è già capito e come abbiamo già imparato a fare, sarà incentivato, caldeggiato e favorito il ricorso allo smart working per tutte quelle realtà e funzioni che vi potranno ricorrere, alleggerendo in questo modo il carico su trasporti (per i quali si consiglia comunque il ricorso al mezzo privato, auto, scooter, bici o monopattino che sia) e presenza di personale in azienda. E molte amministrazioni comunali stanno anche pensando di richiedere ingressi e uscite dalle realtà lavorative flessibili e scaglionati, al fine di diluire la cosiddetta ora di punta (problema prevalente delle grandi città, forse più gestibile nel tessuto dei centri di provincia).

Indipendentemente dall’uso o meno dei dispositivi di protezione individuale e dei segnali per il distanziamento a bordo e in banchina, stazioni ferroviarie e della metropolitana, ma anche stazioni e terminal degli autobus dovranno prevedere percorsi separati per salire e scendere dai mezzi, per evitare il tipico ” muro contro muro” tra chi scende e chi sale. Insomma, la Fase 2 non sarà affatto un ritorno alla normalità ma un periodo durante il quale sarà ancora necessario tenere alta la guardia.

Notizie
23/03/2020

Anche Viking e Office Depot partecipano a L’Italia Chiamò, la raccolta fondi nata per sostenere l’impegno e lo sforzo degli operatori del Sistema Sanitario Nazionale e dei reparti di terapia intensiva.

Da lunedì 23 marzo 2020 e fino al 3 Aprile 2020 Viking e Office Depot si impegnano a versare 1 euro per ogni ordine di acquisto di qualunque importo effettuato dai propri clienti. Inoltre, se vorranno i clienti di Viking e Office Depot potranno aggiungere una propria donazione inserendo un codice nel carrello.

Tutte le informazioni relative a come partecipare a L’Italia Chiamò tramite Viking e Office Depot si possono trovare qui.

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19/03/2020

Il Decreto “Cura Italia”, emanato per far fronte all’emergenza Coronavirus, prevede anche alcune misure per i professionisti titolari di partita IVA, i lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e i lavoratori autonomi in generale. Sostanzialmente sono due le misure economiche del decreto “Cura Italia” che riguardano i professionisti: la proroga o sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e uno speciale bonus a sostegno delle attività economicamente colpite dall’emergenza COVID-19.
Decreto “Cura Italia”: il bonus per i professionisti
La misura che più sta facendo discutere tra quelle comprese nel decreto “Cura Italia” è il bonus per i professionisti. Il decreto prevede infatti un bonus di 600 euro per il mese di marzo per i liberi professionisti titolari di partita Iva attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla stessa data, iscritti alla Gestione separata, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Ci sono però alcune precisazioni: il bonus riguarda i liberi professionisti iscritti alla gestione separata INPS, quindi autonomi e partite IVA ma anche stagionali e lavoratori del settore agricolo, del turismo e dello spettacolo; per quanto riguarda i liberi professionisti iscritti ad altre casse previdenziali collegate agli ordini professionali (quindi Ingegneri, Architetti, Giornalisti, Psicologi, etc) nell’articolo 44 del decreto pubblicato si istituisce un Fondo per il Reddito di Ultima Istanza per i professionisti iscritti a enti privati di previdenza obbligatoria che abbiano “cessato, ridotto o sospeso la propria attività”; il bonus per i professionisti ammonta a 600 euro per il mese di marzo ma il Governo ha già precisato che, qualora le circostanze lo rendessero necessario, potrebbe essere reiterato per i prossimi mesi; per l’anno 2020 l’indennità è erogata nel limite di spesa complessivo di 203,4 milioni di euro (con il rischio quindi che non tutti possano accedervi).
Decreto “Cura Italia”: proroga e sospensione dei versamenti
Nel frattempo l’Agenzia delle Entrate ha già cominciato a emanare i primi chiarimenti per quanto riguarda la proroga e la sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali.
Proroga per tutti – Sono prorogati dal 16 al 20 marzo 2020 tutti i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni da parte di ogni tipologia di soggetto. Lo specifica l’Agenzia delle entrate nella risoluzione n. 12/E di oggi che fornisce inoltre i primi chiarimenti anche in tema di sospensione dei versamenti tributari e contributivi per le attività operanti nei settori maggiormente colpiti dal Coronavirus. Nel documento di prassi sono, infatti, riportati a titolo indicativo i “Codici Ateco” riconducibili alle attività interessate dalla sospensione dei termini dei versamenti di cui alle lettere da a) a q) dell’articolo 61, comma 2, del decreto legge n.18/2020 e dell’articolo 8, comma 1, del decreto legge n. 9/2020.

Le sospensioni per i settori più colpiti – Sempre con riferimento ai settori maggiormente colpiti dall’emergenza epidemiologica in atto e ad ulteriori categorie di soggetti operanti nei settori dell’arte e della cultura, dello sport, della ristorazione, dell’educazione e dell’assistenza, il decreto “Cura Italia” ha stabilito la sospensione, fino al 30 aprile 2020, dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e ha disposto inoltre la sospensione dei termini dei versamenti relativi all’imposta sul valore aggiunto, in scadenza nel mese di marzo 2020.

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05/03/2020

La carta è carta, ma non tutti i tipi di carta per stampante sono uguali. Anzi, nel mercato della carta per stampanti, fotocopiatrici e macchine multifunzione ci sono diverse tipologie, formati e qualità di carta, ciascuno più o meno adatto agli usi che se ne devono fare e agli strumenti a disposizione.

Acquistare il tipo di carta più adatto all’uso che se ne deve fare e al dispositivo di stampa che si utilizza può significare non solo qualità di stampa migliore ma anche sensibili risparmi in termini di consumo di carta, di uso del toner e di usura della stampante o della fotocopiatrice multifunzione.

Ecco quindi come scegliere la carta per la stampante più adatta alle proprie esigenze e ai dispositivi di stampa che si usano.

Intanto: la carta è venduta in risme, solitamente da 500 fogli circa, o in BigBox, grandi scatole che contengono fino a 2500 fogli circa. Ovviamente una prima azione di risparmio è quella di valutare i propri consumi e acquistare di conseguenza: grandi quantità, come per esempio un BigBox o più risme, permettono di abbattere i costi unitari di spedizione.

I formati della carta per stampante

Il formato commerciale per la carta ISO 216 si basa sullo standard tedesco DIN 476: il formato iniziale della carta è un rettangolo delle dimensioni di 1 metro quadrato delle dimensioni di 841 x 1189 mm. Tagliando a metà questo formato per il lato più lungo si ottengono tutte le successive ed inferiori misure: A1, A2, A3, A4, etc.
La carta più utilizzata in quasi tutti gli uffici e gli studi professionali è quella in formato A4 delle dimensioni di 210 × 297 mm. Alcune stampanti e fotocopiatrici utilizzano anche il formato A3, che ha le dimensioni di 2 fogli A4 affiancati sul lato più lungo. Altri formati di carta sono utilizzati solo da dispositivi di stampa altamente professionali.

La carta propriamente detta è tale se ha un peso al metro quadro fra i 30 ed i 150 gr/m2. La carta di uso comune e quotidiano ha normalmente una grammatura intorno agli 80 g/m2: la grammatura per metro quadro indica la consistenza del singolo foglio di carta, e non necessariamente il suo spessore. Per fotocopiatrici, stampanti e dispositivi multifunzione si usa carta con grammatura tra i 60 g/m2 e i 90 g/m2.

La grammatura e le dimensioni non sono le uniche caratteristiche da considerare per acquistare la carta più adatta alle proprie necessità di stampa. Normalmente è infatti indicato, talvolta anche nel nome commerciale, l’uso specifico per il quale è ideale quel tipo di carta.

Carta uso mano: la più comune, la più economica, la più adatta a stampare semplici documenti di testo.
Carta patinata: rivestista con una specie di patina, esalta i colori facendoli risaltare e rilucere.
Carta speciale: ha una superficie ruvida che, fatte salve particolari esigenze, mal si adatta a stampanti e fotocopiatrici.

C’è poi la Luminosità, o valore di bianco, che distingue la bianchezza della carta.
La qualità massima è quella della carta tipo A, con punto di bianco elevatissimo e adatta a stampanti laser, inkjet e fotocopiatrici. I risultati migliori di stampa si ottengono con questo tipo di carta.
La carta di tipo B è il giusto compromesso, adatta a ogni tipo di stampante inkjet o laser, per i fax, per le fotocopiatrici e per i dispositivi multifunzione, e normalmente garantisce il miglior rapporto qualità-prezzo.
C’è infine la carta di tipo C, la più economica, buona per le stampe in bianco e nero o quando non è necessaria la qualità di una presentazione formale.

La carta riciclata invece ha una qualità necessariamente inferiore a tutte le altre ma ha altri valori, primo fra tutti quello del rispetto dell’ambiente e dell’impatto del proprio consumo su di esso.

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17/01/2020

Fare impresa, ed essere protagonisti nel mercato del lavoro in modo indipendente, è già difficile per sé. Se poi ci si mette anche il gender gap, che esiste de è concreto in fatto di differenze per quanto riguarda retribuzioni, ruoli apicali e possibilità di carriera, le cose si complicano ancor più per le donne che vogliono fare impresa. Ma non tutto il mondo è uguale e ci sono Paesi più favorevoli di altri per l’imprenditoria femminile. A stabilirlo, su basi oggettive, è il terzo Index of Women Entrepreneurs di Mastercard.
Index of Women Entrepreneurs di Mastercard: dove ci sono le condizioni migliori per le donne imprenditrici
L’Index of Women Entrepreneurs di Mastercard stabilisce dove ci sono le condizioni migliori per le donne imprenditrici sulla base di dati e criteri oggettivi di organizzazioni come l’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite, l’Unesco e il Global Entrepreneurship Monitor, che riguardano la presenza di imprenditrici in 58 mercati (e che rappresentano l80% della forza lavoro femminile mondiale)

Sono stati considerati:

i risultati sull’avanzamento di carriera delle donne;
il patrimonio di conoscenze e l’accesso finanziario, inclusa dunque la capacità di garantire finanziamenti;
i fattori a sostegno dell’imprenditoria femminile.

“Ciò che è chiaro attraverso questa ricerca è che la disuguaglianza di genere continua a persistere in tutto il mondo, sebbene si manifesti in modi diversi. Anche nei mercati con le condizioni imprenditoriali più promettenti, l’imprenditoria femminile non ha raggiunto il suo pieno potenziale. Questa emarginazione ostacola l’empowerment delle donne socialmente, professionalmente, economicamente e politicamente – a scapito della società nel suo insieme.” ha dichiarato Julienne Loh, Executive Vice President, Enterprise Partnerships, Asia Pacific, Mastercard
I Paesi per donne che vogliono fare impresa
Ciò che emerge è che le donne hanno livelli di partecipazione imprenditoriale più alti nei mercati aperti e vivaci caratterizzati da sostegno alle PMI e facilità di fare affari. In particolare nei primi 20 Paesi per donne che vogliono fare impresa, per l’80% si tratta di economie ad alto reddito con condizioni imprenditoriali fortemente favorevoli: Stati Uniti in primis (70,3 su un totale di 100 punti), seguiti da Nuova Zelanda (70,2), Canada (69), Israele (68,4), Irlanda (67,7), Taiwan (66,2), Svizzera (65,8), Singapore (65,6), Regno Unito (65,6), Polonia (65,1) e Filippine (65.1).

Se tra i Pesi che hanno avuto i miglioramenti più marcai c’è in testa la Francia (+ 22 punti rispetto all’edizione precedente) e se in fondo alla classifica ci sono Paesi come Egitto, Bangladesh, Algeria e Arabia Saudita, dove le donne non trovano le condizioni favorevoli per fare impresa, l’Italia si trova purtroppo quasi sul fondo della classifica, al 45° posto del Mastercard Index of Women Entrepreneurs.

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14/01/2020

C’è un post diventato enormemente virale su LInkedin negli ultimi mesi e che parla delle stupide regole della selezione del personale: l’ha scritto Natasha Bowman, fondatrice di una società di recruiting a New York, e ha ottenuto oltre 250mila condivisioni e più di 8mila commenti, anche da utenti italiani.

Il succo del post di Bowman? Eccolo:

“Possiamo per favore buttare tutte quelle stupide supposizioni e regole che abbiamo creato nella nostra testa su ciò che una persona deve essere, sembrare, avere fatto, e fare, per avere successo?”,

“Ho assunto un candidato con quattro figli. Era il più dedito alla carriera. Uno che non mi ha stretto la mano in modo deciso. Era il migliore impiegato. Uno che non aveva la laurea ma era intelligente, creativo, innovativo. Un candidato che da giovane ha avuto precedenti penali, uno con più di 60 anni, che mi ha insegnato alcuni trucchi su Excel che uso ancora oggi”

Insomma, quelle che tutti dicono essere le regole infallibili da osservare quando si affronta una candidatura e/o un colloquio per un posto di lavoro – scrivere un CV impeccabile, gestire il proprio linguaggio del corpo, avere un passato immacolato e un futuro radioso – non sarebbero poi così infallibili. Anzi, forse nemmeno importanti. O meglio: secondo Bowman sarebbero proprio da rivedere. E voi cosa ne pensate?