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01/09/2020

E così, faticosamente, è arrivato anche l’agognato momento del rientro a scuola. Dopo il lockdown, dopo le vacanze, con il 1° di settembre i primi studenti, insieme a insegnanti e personale non docente, hanno riaperto le scuole per i corsi di recupero. Un test parziale su misure igienico-sanitarie e comportamenti da tenere in vista del 14 settembre, giorno in cui avverrà il vero via alle lezioni (per buona parte delle Regioni, alcune stanno valutando o hanno già pensato a un posticipo).
Ovviamente non è un nuovo anno scolastico come tutti gli altri, perché tra distanziamento, mascherine, igiene personale e protocolli i dubbi e le incertezze regnano ancora sovrani. Ma per il momento – come emergenze dalle Q&A del Ministero dell’Istruzione, ci sono almeno 5 cose da sapere per il rientro a scuola ai tempi del COVID.

1. Mascherina sì o no?

No, in classe niente mascherina, a meno che non sia impossibile garantire il distanziamento fisico tra gli studenti (e questo lo decidono i dirigenti scolastici caso per caso). Diverso il discorso negli spazi comuni (corridoi, mense, etc) per i quali si attende una valutazione da parte del CTS. Secondo il Ministero mascherine e gel igienizzante dovrebbero essere forniti giornalmente a ogni studente e a tutto il personale.

2. Misurare la febbre?

Sì, a casa. Nel caso di temperatura corporea oltre i 37,5° si resta a casa (e i genitori informano prontamente pediatra o medico curante, che può richiedere il test diagnostico e informazione il dipartimento di prevenzione). Per il CTS misurare la temperatura a scuola (dentro o fuori) non è necessario.

3. Se c’è uno studente positivo (o sospetto?)

Si allerta il COVID manager d’istituto, che chiama i genitori, l’alunno indossa la mascherina e viene ospitato in una stanza dedicata, non da solo ma in compagnia di un adulto, rispettando le distanze di sicurezza. I genitori hanno ‘obbligo di avvisare il pediatra o medico curante e seguire la procedura di accertamento della positività. Nel caso l’alunno risultasse positivo si avvia la ricerca dei contatti e si sanifica la struttura scolastico nelle sole parti interessate.

4. Gli studenti positivi quando rientrano?

Dopo la guarigione clinica, cioè quando scompaiono i sintomi e ci sono due tamponi negativi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. In ogni caso i contatti stretti e a rischio contagio saranno posti in quarantena per 14 giorni. Quindi anche i compagni di classe e il personale scolastico? Dipende: sarà il Dipartimento di prevenzione a valutare se è il caso.

5. Con un alunno positivo si chiude la scuola?

Dipende. Anche in questo caso è il Dipartimento di prevenzione della Asl a decidere di volta in volta.

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27/08/2020

Non è quanto pesano le tasse in Italia per i contribuenti. È che ci vogliono 10 giorni per pagarle, 238 ore all’anno per espletare tutti gli adempimenti fiscali. E in questa classifica, che esce dell’ultimo rapporto Paying Taxes realizzato da PwC e riferito al 2018, l’Italia è sì prima in classifica. Ed è un primato che non piace, senza ombra di dubbio.
Riferendosi appunto al 2018, e considerando numero e tipologia di tasse da pagare, il rapporto Paying Taxes di PwC dice che: in Italia abbiamo 14 adempimenti fiscali da ottemperare, contro i 9 di Francia, Germania e UK (ma la media mondiale è 23), e questo comporta un impegno di 238 ore all’anno per i contribuenti italiani, appena sopra la media mondiale (237) e di molto sopra a quella europea (161) e comunque più che in Germania (218 ore), Francia (139) e UK (114, meno della metà di noi).
Se poi si devono correggere errori o ottenere rimborsi, apriti cielo: la cosiddetta post-compliance per le imprese italiane significa altre 42 ore di “lavoro” a favore del fisco, sopra la media mondiale (19,2) ed europea (7…). In Francia? 10 ore e mezza. Per dire. E se la media mondiale per ottenere un rimborso è di 27 settimane, in Italia ce ne vogliono 62!

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20/08/2020

Tra mascherine, gel e distanziamento come avverrà il ritorno a scuola? È la domanda che ormai si stanno facendo tutti i genitori con figli che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado al pensiero del 14 settembre, il D-Day per il back-to-school dopo oltre 6 mesi di didattica a distanza e vacanze.
Che il ritorno a scuola sia una priorità assoluta per il Paese lo stanno ormai ripetendo tutti, ma quello che non è ancora ben chiaro a genitori, insegnanti e personale non docente è come bisognerà comportarsi con mascherine, gel e distanziamento.

Il Comitato Tecnico Scientifico si è già espresso, per bocca del suo coordinatore Agostino Miozzo:
“Questa malattia ha imposto tre pilastri: il distanziamento, l’uso della mascherina e l’igiene. Sono indiscutibili e saranno validi per il mondo scolastico. Sopra i sei anni sarà richiesto, in Italia come in altri Paesi, che ci imponiamo l’uso della mascherina e il distanziamento. Poi ci saranno condizioni particolari, come l’uso se c’è un ragazzo non udente in classe, l’interrogazione, momenti del contesto locale che saranno valutati. L’indicazione però sarà: utilizziamo la mascherina perché è un importante strumento contro il virus”.
Poi sono uscite le linee guida del Ministero dell’Istruzione, in una apposita sezione del sito dove si trovano molte risposte alle molte domande che i genitori si pongono in questo periodo. Per esempio sulla didattica a distanza (opzione solo per le scuole secondarie di secondo grado e solo come didattica complementare e non esclusiva), sulla misurazione della febbre (da fare a casa, ogni mattina, e in caso di sintomi influenzali c’è l’obbligo di stare a casa), sugli ingressi scaglionati per evitare assembramenti (ogni scuola decide in autonomia, in base alle proprie condizioni), sui banchi monoposto (è una delle misure suggerite dal CTS, ma non è obbligatori comprare i banchi con le rotelle), sulla gestione delle mense (rimane, e ogni scuola dovrà organizzarla garantendo le condizioni di sicurezza in base alle proprie strutture) e sulla pulizia e igienizzazione degli ambienti.

Tuttavia alcune cose non sono ancora ben chiare: è notizia di ieri per esempio che le mascherine saranno distribuite gratis e quotidianamente così come il gel disinfettante sarà messo a disposizione dalle scuole ma a meno di un mese dal rientro a scuola la situazione non è ancora ufficialmente chiara.

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04/08/2020

Che il ritorno a scuola, in aula, ci sarà, l’hanno promesso tutti: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina. Quello che ancora non si è capito, che le famiglie e i genitori non hanno capito, è come sarà il ritorno a scuola. Cosa succederà il 14 settembre? Al netto di studi nuovi o vecchi sulla diffusione del Coronavirus tra i bambini e i giovani, Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi, dal Sole 24 Ore ha chiesto un «documento snello e prescrittivo sugli aspetti meramente sanitari», ma poi c’è l’autonomia scolastica, e molti presidi e dirigenti scolastici si sono già mossi, emanando circolari e informative alle famiglie con le prime, probabili e presumibili linee guida. Che riguardano la vita in aula ma anche fuori dalle aule, l’ingresso e l’uscita da scuola, i momenti che un tempo erano di condivisione – mensa, palestre, laboratori – e ciò che avviene anche prima dell’ingresso a scuola. E alcune cose si possono già prevedere.

1. Ingressi scaglionati

È il primo, prevedibile provvedimento per evitare gli assembramenti e gli affollamenti. Quell’aria di festa ma anche trafelata tipica di ogni ingresso di ogni scuola del mondo potrebbe diventare un ricordo: ingressi rigidamente scaglionati, ingressi separati laddove possibile, magari qualcuno a misurare la temperatura corporea (ma i sindacati dei collaboratori scolastici nicchiano e lo stesso CTS lo sconsiglia).

2. Distanza di 1 metro da bocca a bocca

Questa è l’indicazione per il tempo in aula e da qui è nato tutto il dibattito sui banchi monoposto, con le rotelle. Ma non è detto che i “banchi rotanti” basteranno, perché ci sono aule che consentono il distanziamento sociale anche con i banchi tradizionali e aule che non lo consentono nemmeno con i banchi ergonomici. E allora il dirigente scolastico potrebbe optare per i turni: difficile alla primaria, possibile alle medie, probabile alle superiori. L’alternativa? La DAD, didattica a distanza, che però con il ritorno a una pseudo normalità anche dei genitori in pochi vogliono.

3. Mascherina?

Sì, no, vediamo. Sì in ogni spazio comune e ogni momento “collettivo” (come l’ingresso e l’uscita, gli spostamenti dalle aule e così via); no in aula, al proprio posto, durante la didattica. Però il CTS ha detto “vediamo a fine agosto” e già molte scuole si sono premurate di comunicare che la mascherina bisognerà averla, e averne anche una di scorta.

4. Prof, posso andare in bagno?

Sarà una delle domande più temute dai docenti. Perché in bagno si potrà andare uno per volta (ma chi controlla?), perché bisognerà tenere la mascherina (ma chi controlla?), perché le finestre dovranno rimanere aperte per il ricircolo dell’aria (ma chi controlla?) e perché in teoria dovrebbero esserci bagni separati per chi viene dall’esterno (per esempio i genitori per i colloqui). Insomma, andare in bagno più che una scusa potrebbe essere un bel problema.

5. Igiene il più possibile

Dispenser, liquidi igienizzanti, gel sanificante, saponi e tutto quello che significa igiene e sicurezza: dovranno essere ovunque, nei bagni, nei corridoi, in aula, in mensa, in palestra, negli uffici amministrativi. L’igiene, insieme al distanziamento e alla protezione delle vie respiratorie, sembra essere una delle poche cose che funzionano per contenere il COVID-19.

6. E l’intervallo?

Potrebbe trasformarsi in una specie di “ora d’aria”, altro che nascondino, giochi con la palla, ce l’hai e altro. Permanendo la necessità di distanziamento sociale, di separazione dei gruppi e il divieto di assembramento, ciò che è plausibile è che l’intervallo diventi una passeggiata all’aperto mantenendo le distanze e indossando le mascherine. E sperando ovviamente nel bel tempo il più possibile.

7. E la mensa?

Altro problema enorme che dovranno affrontare le scuole (dopo che l’han già affrontato le aziende). C’è chi ha già detto che non sarà garantita, chi pensa a dilatare l’orario (ma rimane il problema di pulire e igienizzare i tavoli oltre a quello del cibo che si raffredda), e chi farà mangiare gli alunni in aula, con la distribuzione di lunch box. Di sicuro anche l’allegria confusionaria di ogni mensa scolastica che si rispetti sarà un lontano ricordo.

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31/07/2020

I bambini possono tornare a scuola? È la domanda che si fanno tutti, ma proprio tutti, i genitori. E se normalmente agosto era già periodo per pensare al back to school, con la corsa agli acquisti di ciò che serve per tornare in classe, in questo 2020 c’è una preoccupazione in più, quella legata al Coronavirus. Ma dopo i lunghi mesi di lockdown e didattica a distanza sembra che finalmente i ragazzi potranno tornare a scuola, nel senso di tornare in aula. E a dire che si può fare è una ricerca condotta da Science, tra le più autorevoli pubblicazioni scientifiche al mondo, che dice chiaramente che “i benefici della frequenza scolastica sembrano superare i rischi, almeno dove i tassi di infezione della comunità sono bassi”. Ora, in questo tragico frangente della pandemia da COVID-19 ogni Paese ha fatto i conti con la propria situazione: c’è chi ha chiuso tutto e subito come noi, c’è chi non ha mai chiuso – a Svezia per esempio – e chi ha chiuso e poi riaperto. Ed è proprio su quest’ultimi che si sono concentrati gli scienziati di Science, in particolare studiando le riaperture di Sud Africa, Finlandia e Israele. Il risultato? Che “con alcune modifiche alla routine quotidiana e nonostante qualche inevitabile focolaio” (parole di Otto Helve, specialista in malattie infettive pediatriche dell’Istituto finlandese per la salute e il benessere) “tutti quelli che hanno riaperto hanno potuto constatare che i benefici sono molto maggiori dei rischi”.

Ma quali sono i punti a favore della riapertura nella ricerca di Science?

1. I minori hanno una possibilità di contagio estremamente bassa (tra 1/3 e la metà rispetto agli adulti) e i bambini piccoli, di elementari e asili, anche meno.

2. I bambini di età inferiore ai 10 anni sembrano non essere contagiosi, né nei confronti dei loro pari età né nei confronti degli adulti con cui venissero in contatto

3. Diverso il caso degli studenti medi e superiori che – come spiega Arnaud Fontanet, epidemiologo dell’Istituto Pasteur – pur avendo sintomi lievi sono comunque contagiosi.

4. I bambini quindi possono tornare in aula e a giocare assieme, purché non ci siano aule troppo affollate. Si raccomanda inoltre di favorire i momenti di lezione e attività all’aperto.

5. Le mascherine, soprattutto nel caso di lezioni in aula e aule affollate, rimangono un efficace barriera per il contenimento del contagio, come sottolineato da Susan Coffin, medico di malattie infettive all’ospedale pediatrico di Filadelfia.

6. Laddove è stata attuata, la riapertura delle scuole non ha rappresentato un incremento dei casi nelle comunità di riferimento. Secondo i dati degli epidemiologi della London School of Hygiene &Tropical Medicine in Danimarca, Olanda, Finlandia, Belgio e Austria alla riapertura delle scuole non ci sono stati incrementi di nuovi casi e anzi, in molte situazioni il trend ha continuato la sua discesa.

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28/07/2020

Lo smart working potrebbe essere un problema per la sicurezza informatica. E un ’bout c’era da aspettarselo, visto che dall’oggi al domani siamo rimasti tutti a casa e ci siamo dovuti arrangiare in qualche modo per poter continuare a lavorare. Nel frattempo ci siamo preoccupati di tante cose, in primis ovviamente di stare alla larga dal COVID-19 ma anche di riuscire a conciliare lavoro e vita famigliare, gestire gli spazi di casa, gestire i tempi del lavoro, riuscire a essere comunque produttivi e riuscire comunque a mantenere i contatti professionali. Ma ora che il picco dell’emergenza sembra essere passato e che si cominciano a fare i conti con quel ricorso massiccio e repentino allo smart working, ci si accorge anche che la pandemia sanitaria potrebbe diventare anche una pandemia di sicurezza digitale: secondo una ricerca di Check Point Software Technologies, fornitore di soluzioni di cybersecurity a livello globale, e Dimensional Research, il 95% delle aziende al mondo ha sperimentato problemi di sicurezza digitale legati allo smart working. Cioè praticamente tutte le aziende.
Del resto il Coronavirus ha colto tutti impreparati, anche aziende e lavoratori costretti allo smart working, e la maggior parte delle aziende si è trovata a dover creare da zero e di fretta i sistemi per il lavoro da remoto, dal cloud alle VPN e fino ai sistemi di videoconferenza. E comunque, anche qualora tutto ciò sia stato fatto a regola d’arte, chi è stato costretto a rimanere a casa dalla sera alla mattina ha dovuto far ricorso ai propri dispositivi personali, dai computer agli smartphone, e non c’è bisogno di una indagine per sapere che non sempre sono protetti, dall’ultimo aggiornamento ai sistemi anti-Virus o anti-malware.
Siti di phishing, spam e ogni altro sistema per intrufolarsi nelle reti aziendali è stato messo in campo dagli hacker, anche creando siti Internet istantanei legati al Coronavirus o ai bonus del Governo. La raccomandazione è sempre quella di prestare estrema attenzione alla sicurezza e attendibilità dei siti che si visitano e dei messaggi che si ricevono, ma è indubbio che le aziende dovranno rapidamente dotarsi di sistemi di sicurezza digitale tali da garantire lo smart working anche nei mesi a venire.