Categoria: Notizie

Notizie e curiosità sui maggiori prodotti da ufficio e dei partner

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13/08/2018

Molti oggetti di comune uso quotidiano nascondono storie affascinanti e incredibili. È il caso dei Post-It, per esempio, ma anche dello scotch, dello smile e della penna Bic. Ma soprattutto è il caso del bianchetto, quel fluido bianco che, quando negli uffici si battevano le lettere a macchina, permetteva di coprire gli errori e di riscriverci sopra. A inventarlo, letteralmente nella cucina di casa, fu una donna americana, Bette Nesmith Graham, che ebbe una vita degna di un film di Hollywood.

Bette Nesmith Graham era nata a Dallas nel 1924 da una famiglia piccolo borghese e aveva cominciato a lavorare molto presto come segretaria dopo aver lasciato la scuola a soli 17 anni. A 19 aveva sposato il fidanzato del liceo, Warren Nesmith, dal quale era rimasta incinta appena prima che il marito partisse per la guerra. Nel 1946, finita la Seconda Guerra Mondiale, divorziò e si ritrovò da sola, con un figlio da crescere e una difficile situazione economica da affrontare: lavorava come segretaria nella banca del Texas ma, come raccontò in seguito, non aveva grande talento e commetteva troppi errori. Fu così che ripensò a sua mamma appassionata di pittura, e al fatto che i pittori erano soliti coprire gli errori con altro colore: si mise quindi a mischiare delle tempere e a portarle in ufficio in boccettine di smalto per le unghie svuotate e ripulite. Il sistema funzionava, i colleghi lo scoprirono e le richieste cominciarono a fioccare al punto che Bette passava le sere e i weekend a riempire boccettine, facendosi aiutare dal figlio (che in seguito sarebbe diventato un celebre musicista pop-rock) e dai suoi amici.

La svolta avvenne nel 1958, quando Bette venne licenziata ma ormai aveva abbastanza soldi per brevettare il prodotto, chiamato Liquid Paper: la fama del prodotto era ormai abbastanza diffusa, fece alcuni contratti molto importanti (con la IBM e la General Electric), ingrandì più volte l’azienda al punto che nel 1968 avviò il primo impianto di produzione automatizzato. Nel 1975 produceva 25 milioni di boccette l’anno ed era leader di mercato: Bette ora viaggiava in Rolls Royce e, memore della sua storia, aprì due fondazioni per favorire l’affermazione delle donne nell’arte e negli affari.

Sarebbe una bellissima storia se non fosse che nel frattempo si era risposata e, nello stesso 1975, aveva nuovamente divorziato: il secondo marito cercò di estrometterla dall’azienda, coalizzandosi con un gruppo di dirigenti maschi che le fecero una guerra nemmeno velata all’interno dell’azienda, ma finalmente nel 1979 vinse la causa e vendette l’azienda a Gillette per 47,5 milioni di dollari. Una storia incredibile? Sì, soprattutto se si pensa che Bette morì nel maggio del 1980, ad appena 56 anni, lasciando al figlio il compito di portare avanti le attività delle sue fondazioni.

By Photo: User:FA2010 – Own work, Public Domain, Link

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30/07/2018

È probabilmente la colla più famosa al mondo, e sicuramente è la colla che chiunque, in Italia, ha usato almeno una volta nella sua vita, non fosse altro che dagli anni Settanta è stata presente nella dotazione di qualunque alunno delle scuole italiane. Ma il Vinavil è soprattutto un prodotto che, fin dalla sua prima pubblicità che diceva che con quella colla si potevano aggiustare il cavallino a dondolo e il cane di stoffa, racconta la storia del nostro Paese e la sua evoluzione dal Dopoguerra a oggi.

Fino alla Seconda Guerra Mondiale per ogni esigenza di incollaggio si usava l’acetato di cellulosa la cui produzione praticamente cessò quando, nello stabilimento della Società elettrochimica del Toce di Villadossola, nell’attuale provincia del Verbano Cusio Ossola, venne inventato il Vinavil (acronimo di acronimo di Vinilacetato Villadossola) Rhodiatoce. A inventarla un chimico italiano, Carlo Oddone, spentosi a fine giugno 2018 all’età di 93 anni: dopo aver fatto l’insegnante era stato assunto dall’azienda chimica dove appunto sviluppò quella che tutti abbiamo chiamato colla bianca, usata su praticamente ogni materiale e amatissima non solo a scuola ma anche da artigiani come i falegnami.

Lasciata la Società elettrochimica del Toce Oddone passò alla Edilcoloranti di Borgosesia dove diete vita a un altro marchio molto noto del made in Italy, il colorificio Univer.

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20/07/2018

Il 25 maggio è entrato in vigore in tutti i Paesi d’Europa, Italia compresa, il Regolamento Ue 2016/679, più conosciuto come GDPR (General Data Protection Regulation) che riguarda il trattamento e la libera circolazione dei dati personali. Ma cos’è in concreto il GDPR e cosa bisogna fare per rispettarla?
Cos’è il GDPR
Il GDPR nasce dall’esigenza di certezza giuridica, armonizzazione e semplicità delle norme che riguardano i dati personali trasferiti dall’Ue verso altre parti del mondo. I cambiamenti tecnologici in atto impongono infatti di pensare alla tutela dei dati personali dei cittadini dell’Unione Europea, in particolare nei confronti dei grandi player del mondo hi-tech.

In estrema sintesi col GDPR:

Si introducono regole più chiare su informativa e consenso;
Vengono definiti i limiti al trattamento automatizzato dei dati personali;
Si pongono le basi per l’esercizio di nuovi diritti;
Si stabiliscono criteri rigorosi per il trasferimento degli stessi al di fuori dell’Ue;
Si fissano norme rigorose per i casi di violazione dei dati.

Le norme si applicano anche alle imprese situate fuori dall’Unione Europea che offrono servizi o prodotti all’interno del mercato Ue.

Tutte le aziende, ovunque abbiano la propria sede dentro o fuori l’UE, devono quindi rispettare le nuove regole, a rischio di gravi sanzioni nel caso di inadempienze.
Il GDPR in Italia
Il GDPR è entrato in vigore prima di essere recepito dal Governo italiano con i decreti legislativi, per i quali c’è tempo fino al 22 agosto. Quindi finché non ci saranno i decreti anche a livello nazionale varrà la versione europea. Tuttavia sono tante le novità introdotte anche in Italia dall’entrata in vigore del GDPR a livello europeo.

La prima è l’introduzione dello sportello unico (One Stop Shop), ovvero il fatto che le imprese che operano in più Stati possono rivolgersi al proprio Garante della Privacy per semplificare la gestione dei trattamenti e garantirsi l’uniformità di trattamento.

Operativamente le priorità immediate per le aziende sono tre:

Designare in tempi stretti il Responsabile della protezione dei dati;
Istituire il Registro delle attività di trattamento;
Notificare i data breach (violazioni della tutela dei dati).

Novità del GDPR per gli utenti: la portabilità dei dati
Il GDPR introduce il diritto alla “portabilità” dei propri dati personali al fine di trasferirli da un titolare del trattamento a un altro (esclusi gli archivi pubblici come le anagrafi) e contemporaneamente il divieto di trasferimento dei dati personali verso Paesi extra Ue o organizzazioni internazionali che non rispondono agli standard di sicurezza in materia di tutela.
Cosa deve fare il responsabile del trattamento dei dati in caso di violazione
Ciò che è centrale nell’idea del GDPR è la responsabilizzazione del titolare del trattamento dei dati verso le persone. In particolare, nel caso di violazione che rappresenti una minaccia per i diritti e le libertà delle persone, il responsabile del trattamento dei dati deve:

Provvedere con una comunicazione pubblica nei casi in cui ritenga che la violazione non comporta un rischio per i diritti delle persone oppure se ha già adottato contromisure di sicurezza.

Inoltre il GDP Officer, o responsabile della protezione dei dati, assume un nuovo status all’interno dell’azienda per cui:

Riferisce direttamente al vertice,
È indipendente, non riceve istruzioni per quanto riguarda l’esecuzione dei compiti;
Ha risorse umane e finanziarie adeguate alla mission.
Deve avere una specifica competenza “della normativa e delle prassi in materia di dati personali nonché delle norme e delle procedure amministrative che caratterizzano il settore”.

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18/06/2018

Qui alla Viking abbiamo già trattato di sport in precedenti articoli, specialmente nella declinazione da noi preferita: il rapporto tra attività fisica e lavoro. Lo sport, anche a livello amatoriale e praticato nel tempo libero, può apportare un numero enorme di benefici al nostro fisico e alle altre attività che svolgiamo quotidianamente. Oltre agli effetti positivi sulla salute, lo sport permette di migliorare le relazioni di gruppo, favorisce il buon umore e ha quindi ricadute positive sul lavoro e sulla vita in ufficio.

A livello professionistico, dove dominano lo spirito agonistico e competitivo, lo sport è spesso macchiato da episodi che ne inquinano l’immagine gettando ombra sulla sua vera essenza: magia, bellezza e condivisione. Oggi parleremo di chi lo sport lo racconta cercando di metterne in luce proprio gli aspetti più virtuosi. È un racconto vivo, vibrante, che pone al centro della narrazione non solo gli aspetti specialistici delle diverse discipline ma anche i tratti umani dei suoi protagonisti.

A raccontarci Sportfair, realtà online del giornalismo sportivo, è Mirko Spadaro che ne è redattore. Abbiamo chiesto a Mirko di scavare tra i faldoni ricolmi di immagini e parole, per raccontarci l’origine del progetto, la passione, la dedizione e le sfide che si celano dietro ogni articolo.
Può farci una panoramica su come è nato il progetto Sportfair e sul team che attualmente ne fa parte?
SportFair è un sito giovane, siamo nati infatti nella seconda metà del 2015. L’idea di dar vita ad un progetto del genere è nata dalla volontà di raccontare lo sport in un modo che vada oltre il semplice racconto della partita, qualcosa che vada oltre il risultato. Una visione di sport che si lega alle storie degli atleti, alle curiosità, alle particolarità e a tutto ciò che c’è di bello e di positivo (“fair”) che si collega ad ogni ambito della competizione sportiva. A tutto ciò va unita una particolare attenzione per il lifestyle, con l’esaltazione della bellezza in tutte le sue forme: dalle ultime collezioni in uscita nel campo della moda, alle novità del settore automotive e nautico.
Ci parli del portale e delle caratteristiche che lo differenziano da altre riviste online del settore.
Come ho detto in precedenza SportFair è un sito giovane, nel quale lavora anche una redazione abbastanza ‘young’, caratteristica che si riflette sul nostro tipo di informazione. Proponiamo uno stile di giornalismo al passo con i tempi, che punta molto su contenuti multimediali come fotogallery e video. Un giornalismo che racconta, come detto, non solo l’aspetto tecnico legato allo sport, ma anche la vita degli sportivi e che si lega a doppio filo all’aspetto social, sia dal punto di vista editoriale (con spunti, racconti, contenuti multimediali ecc.) sia da quello che ci lega ai nostri lettori e ai feedback che da essi otteniamo. SportFair è quasi unico nel suo genere: non ci sono molti giornali simili. La maggior parte sono molto verticali sui singoli sport, il nostro progetto invece si potrebbe definire generalista con un taglio glamour.

Ci sono stati momenti difficili lungo il percorso? Se sì, come sono stati superati?
Momenti propriamente difficili, fortunatamente non ce ne sono stati. Preferiamo comunque parlare di sfide più che di difficoltà. Qual è la nostra sfida più grande? Sicuramente quella che giornalmente affrontiamo nel soddisfare le esigenze di informazione dei nostri lettori offrendo dei contenuti che uniscano tempestività e qualità senza dimenticare la nostra linea editoriale.
Quali valori la ispirano nell’ambito del suo lavoro?
Credo che in ambito giornalistico serva essenzialmente la passione. Può sembrare un lavoro semplice e poco faticoso, ma solo chi lavora in questo ambito può capire realmente quanto sia difficile e senza passione non si può andare di certo avanti. Con i colleghi siamo diventati una vera e propria squadra nel corso del tempo: ci aiutiamo a vicenda, veniamo incontro ognuno alle esigenze dell’altro sia dal punto di vista umano che da quello lavorativo. Il tutto senza far mancare un clima disteso e simpatico che non va ad intaccare la serietà del nostro lavoro. Per quanto riguarda i valori da promuovere a livello professionale, tanto nelle relazioni con i colleghi quanto in quelle con i lettori, credo che fiducia, onestà (anche e soprattutto nell’informazione) e rispetto non debbano mai mancare

Che consiglio darebbe a chi inizia ora il percorso che la ha condotta fino a qui?
Il consiglio che mi sento di dare a qualcuno che intende intraprendere il mio stesso percorso è quello di farlo con grande passione. L’inizio potrà sembrare difficile, ma servirà per fare l’esperienza necessaria e soprattutto imparare cosa richiede questo lavoro. C’è molta differenza fra pensare di ‘sapere di sport’ e conoscere veramente la materia che si sta trattando, così come c’è una grande differenza fra ‘scrivere bene’ e saper scrivere un articolo per un pubblico online. Serve dunque un costante aggiornamento sia dal punto di vista culturale, legato al mondo che ci circonda (non solo sportivo), ma anche da quello prettamente pratico legato alle tecniche del giornalismo moderno. Il giornalista è colui che fa da tramite tra ciò che accade e chi si informa, ha dunque un compito molto importante che non può essere trattato con superficialità.
Quali sono gli obiettivi di lungo periodo del giornale?
Come obiettivi nel lungo periodo SportFair si pone quello di diventare un punto di riferimento per tutti gli sportivi italiani, non solo quelli che si approcciano allo sport dal punto di vista professionistico ma anche e soprattutto per i semplici amatori, per i fan e gli appassionati di ogni genere che amano lo sport in generale ed in ogni sua sfumatura, che vogliono tenersi aggiornati costantemente e nello stesso tempo conoscere le curiosità glamour legate agli sport che amano. Il tutto senza perdere di vista gli obiettivi di crescita personale di ogni redattore e quella collettiva del giornale in termini di autorevolezza e qualità.

 

Ringraziamo Mirko Spadaro per averci raccontato Sportfair e per averci dato degli utili spunti di riflessione. Se volete commentare l’articolo, esprimere la vostra opinione oppure siete interessati a prendere parte alla rubrica “successi aziendali”, vi invitiamo a contattarci tramite la nostra pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
26/02/2018

Gli Italiani all’estero sono un argomento di cui spesso ci siamo occupati qui alla Viking. Abbiamo prodotto diversi contributi e contenuti informativi per andare incontro a quanti siano alla ricerca di uno scorcio internazionale, al fine di avere maggiori informazioni sulle tematiche legate al mondo del lavoro all’estero, oppure per quanti già trovandosi in un altro paese ricerchino un’informazione di respiro non solo nazionale ma cosmopolita.

Per citare solo alcuni articoli, ricordiamo la guida sulla maternità e paternità o la recente infografica su come compilare un curriculum per trovare lavoro all’estero.

Ma che dimensioni ha il fenomeno dell’emigrazione italiana?
Secondo l’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) i cittadini italiani che vivono fuori dal nostro Paese sono oltre 4 milioni. Se però si contano anche gli oriundi ovvero i discendenti dei migranti, seppure si possano solo stimare, si parla di un numero compreso tra i 60 e gli 80 milioni. Una seconda nazione, grande come l’Italia ma sparsa per il mondo.

In questo contesto, parliamo oggi di una grande realtà, ItaliachiamaItalia, un progetto editoriale che si pone come obbiettivo proprio quello di dare voce agli italiani sparsi nei 5 continenti. Un giornale online da tenere con sé nel proprio portariviste virtuale per mantenere un contatto con quanto accade in Italia.

ItaliachiamaItalia svolge un lavoro prezioso, soprattutto in un momento in cui le strutture istituzionali che dovrebbero assistere i propri cittadini all’estero non riescono ad essere sempre presenti, vuoi per la situazione di ristrettezza economica che ha portato diversi tagli ai consolati o per la dimensione consistente che il fenomeno migratorio ha assunto in modo esponenziale negli ultimi tempi.

A raccontarci ItaliachiamaItalia sarà Ricky Filosa che ne è direttore e fondatore.
Può farci una panoramica su come è nato il progetto italiachiamaitalia e sul team che attualmente ne fa parte?
ItaliaChiamaItalia nasce nel 2006 per offrire una informazione diversa ai tanti italiani residenti all’estero. All’epoca, ormai 12 anni fa, le agenzie e i siti specializzati nell’informazione diretta agli italiani nel mondo erano molto freddi, senza foto, senza video, senza interviste. E poi senza social e dunque senza possibilità per i lettori di interagire. Insomma, erano siti direi piuttosto noiosi. Da addetti ai lavori.

Con Italiachiamaitalia.it l’informazione dedicata ai nostri connazionali oltre confine diventa pop, parla il linguaggio della gente comune, dei lettori che spesso sono anche elettori. Le nostre news si arricchiscono di gallerie fotografiche, di video in full HD, dei bottoni social e della possibilità di commentare. Contenuti originali, interviste ai protagonisti della politica che si occupa degli italiani nel mondo, le notizie raccontate dall’interno dell’universo dell’emigrazione. Attualità e approfondimento politico, ma anche temi più leggeri come sport, gossip, spettacolo. Nella giusta misura, senza mai esagerare. Perché il focus del nostro giornale restano gli italiani residenti all’estero che con tanto affetto ci seguono ormai da tanti anni da ogni parte del mondo.

La squadra di Italiachiamaitalia.it è composta oggi da persone che ne fanno parte fin dall’inizio, alle quali si sono aggiunti collaboratori esterni da ogni parte del mondo, i nostri corrispondenti, le nostre “antenne” sul territorio. Di solito, chi ha collaborato con ItaliaChiamaItalia è cresciuto professionalmente, aumentando le proprie conoscenze, i propri contatti e raggiungendo obiettivi ambiziosi.

Ci parli del portale e delle caratteristiche che lo differenziano nel panorama dell’informazione online
Ancora oggi, ItaliaChiamaItalia ha una marcia in più rispetto ad altri siti, perché sfrutta una informazione multimediale e multicanale: web, social, WhatsApp, newslist automatiche e dedicate. Diffondiamo le nostre news attraverso diversi canali, che sono legati tra loro e formano una piattaforma che è il network di Italiachiamaitalia.it. Dal 2006 come italiani all’estero siamo attivi sul web per raccontare all’Italia le nostre comunità nel mondo, ma anche per fare in modo che gli italiani di Australia, per esempio, possano restare informati su ciò che fa la Roma politica per loro. L’Italia che vive oltre confine chiama l’Italia dello Stivale e viceversa.

E poi, ribadisco, foto, video, multimedialità. Con una pagina ufficiale Facebook che ormai conta oltre 100mila fan.

La vera differenza con le altre testate, comprese quelle nazionali, è che noi quando trattiamo temi che riguardano gli italiani nel mondo sappiamo di cosa stiamo parlando. Non sempre vale lo stesso per i “giornaloni” italiani o per le agenzie di stampa nazionali.

Ci sono stati momenti difficili lungo il percorso? Se sì, come sono stati superati?
Certamente sì, momenti difficili ci sono stati. I primi anni, soprattutto, sono stati molto duri. Ma con il tempo ItaliaChiamaItalia ha conquistato spazio su internet, spazio all’interno dell’informazione dedicata agli italiani all’estero. Soprattutto ha acquistato autorevolezza e credibilità.

Guardiamo alla politica, in particolare a quella che si occupa di italiani nel mondo, con occhi molto severi, sempre determinati a dire la nostra, nella maniera più libera possibile. I lettori più affezionati lo sanno e per questo ci premiano, scegliendo di trascorrere parte del loro tempo quotidiano leggendo le pagine del nostro quotidiano online.

Lasciatemi dire, inoltre, che se non avessi avuto il sostegno morale e l’incoraggiamento continuo da parte di mia moglie, sempre al mio fianco anche in questa avventura editoriale, probabilmente non avrei avuto la forza di superare i momenti più complicati.
Quali valori ispirano lei e i suoi collaboratori nell’ambito del vostro lavoro?
Un giornale, come una impresa qualsiasi, deve produrre per poter reinvestire. Ma un giornale non è un’impresa come le altre. Almeno, per come lo intendiamo noi, fare informazione è una missione. Un giornale ha la propria personalità, il proprio punto di vista, la propria anima. Un giornale è vivo, respira, ragiona e entra nella testa e – quando il lavoro è fatto bene – nel cuore dei lettori. A muoverci è la passione con cui facciamo il nostro lavoro. Per questo, dopo 12 anni siamo ancora qui. Perché anche nei momenti più bui e difficili non ci siamo fermati e abbiamo trasformato la nostra rabbia, le nostre delusioni, le nostre ansie in energia positiva che ci ha dato la spinta per andare avanti.
Quali consigli darebbe ai molti giovani che come lei scelgono di andare a lavorare all’estero?
Prima di tutto suggerirei a tutti i giovani di fare una esperienza all’estero. Questo arricchisce la mente, allarga l’orizzonte, amplia lo sguardo. Vivendo all’estero si conoscono altre lingue, altre culture, altri costumi. Ci si rende conto che l’Italia non è il centro del mondo e che “nel mondo nessuno è normale”, per dirla con Lorenzo Jovanotti. Si impara ad apprezzare di più ciò che di buono ha il nostro Paese e allo stesso tempo ci si accorge che l’Italia ha ancora tanto da imparare, tanti passi in avanti ancora da fare.

Nel terzo millennio fare una esperienza all’estero credo debba far parte della vita di ciascuno di noi, giovane o meno giovane che sia. Poi si potrà decidere di tornare oppure di continuare ad essere un italiano nel mondo. L’importante è essere liberi di scegliere e non essere obbligati a emigrare perché in Italia non esistono opportunità o sbocchi professionali degni di tale nome. Quando emigrare non è più una scelta l’Italia perde preziose risorse su cui ha investito in formazione e che andranno ad arricchire altri Paesi. E questo non è buono per noi.
Il portale ha raggiunto ottimi risultati in questi anni ed è seguito da migliaia di italiani sia all’estero che in patria. Quali sono gli obiettivi futuri?
Crescere ancora, conquistare sempre più spazio su internet, sui social network. Coinvolgere un numero ancora più importante di persone nel progetto e migliorarsi sempre, a livello di contenuti, grafica e fruibilità del sito. Prestando sempre attenzione alla redazione, ai giornalisti, ai collaboratori. Perché al di là della grafica e dell’impaginazione, a fare la differenza in un giornale saranno sempre loro: i contenuti.

 

Ringraziamo Ricky per il tempo che ci ha dedicato nel raccontarci ItaliachiamaItalia. Grazie anche per il grande lavoro che il portale svolge nel mantenere un contatto tra l’Italia e gli italiani all’estero, colmando un vuoto lasciato negli ultimi anni dalle istituzioni, acuitosi a causa della congiuntura economica e i diversi tagli alla spesa. Riprendendo una sua considerazione, estesa non solo all’Italia ma anche a tutti i paesi interessati dalle vicende migratorie, spriamo veramente che la possibilità di emigrare possa diventare un giorno una scelta libera e non conseguenza di una necessità.

Se anche voi siete interessati a far parte della nostra rubrica sui successi aziendali, vi invitiamo a contattarci tramite la nostra pagina Facebook Viking Italia oppure compilando il form cliccando QUI.

Notizie
01/02/2018

Viking, da start-up ad azienda globale
Molti non sanno che Viking affonda le sue radici nel lontano 1960 quando, il 7 gennaio per la precisione, Rolf Ostern fonda la società a Los Angeles in California. Viking all’inizio è una piccola impresa che vende prodotti per ufficio prendendo ordini per posta, senza nessuno store fisico e operando principalmente nella costa occidentale degli Stati Uniti. Successivamente si espande a Dallas (in Texas) e a Concinnati (Ohio). In poco tempo l’attività prende piede e si sviluppa fino a raggiungere lo storico traguardo di 10 milioni di Dollari di fatturato. Da quel momento, dopo aver capito che l’attività aveva un ottimo potenziale, Rolf vuole dare una svolta al business portando nella società una figura esperta di marketing, con competenze nel settore delle forniture per ufficio. Vuole una persona che sia un leader oltre che un manager. Si rivolge così a Irwin Helford, di Chicago (Illinois), all’epoca general manager e vice presidente di un’altra società, la Reliable Office Product. Dopo un lungo confronto Rolf riesce a persuadere Irwin ad affiancarlo nella conduzione di Viking in qualità di presidente e direttore operativo. Era il 1984 e da lì a poco si sarebbe toccato il nuovo traguardo dei 12 milioni di Dollari di vendite.

Viking cresce sempre di più espandendosi per tutti gli Stati Uniti e nel 1989 Irwin e il suo team decidono che è il momento di espandersi in Europa. Il primo paese in cui approdano è il Regno Unito. Successivamente Viking si espande nei Paesi Bassi, Irlanda, italia, Francia, Belgio, Germania e Spagna. La rapida crescita e il grande successo di Viking sono da ascrivere all’utilizzo del mitico catalogo, che diventerà poi uno dei simboli di marketing dell’azienda, ad un servizio clienti fatto di attenzione maniacale ai dettagli e incredibile dedizione, prezzi competitivi, consegne in giornata e un personale sempre pieno di passione per il proprio lavoro. La sede principale a Torrance, Los Angeles, aveva addirittura una scritta appesa all’entrata: “attraverso questa porta passa il miglior personale del settore”. Negli anni successivi Viking continua stupire i clienti andando addirittura oltre le loro aspettative assicurandosi che tutti i momenti di contatto con il cliente siano impeccabili.

Arriva la quotazione al Nasdaq e le azioni vanno subito alla grande. Nel 1998, Viking è una delle società più grandi del settore con più di mille negozi e un team specializzato nella vendita “B2B” alle aziende. All’epoca, un’altra società di prodotti per ufficio, Office Depot, la quale non era presente nel panorama europeo, comincia ad ammirare la capacità con cui Viking si stava imponendo in questo mercato. Ad un certo punto una cosa è chiara: l’unione, come si dice, avrebbe fatto la forza.

Così le due società si fondono dando vita al più grande rivenditore di prodotti per ufficio al mondo. Anche se le cose da allora sono cambiate e il mercato ha attualmente delle dinamiche differenti, Irwin Helford, che è ora in pensione, continua ad essere un attivo sostenitore dello stile aziendale a cui ha improntato Viking negli anni: “fanatical service” come la ama definire lui ovvero l’eccellenza nel servizio al cliente e una cura dei dettagli quasi fanatica per quanto è portata avanti con dedizione.
La storia di Viking italia
Alcuni dei primi cataloghi stampati da Viking Italia

Abbiamo rivissuto fino a qui la storia di Viking a livello internazionale e accennato all’espansione europea; ma quando nasce esattamente Viking Italia?

Siamo nel febbraio del 1998 e il primo ufficio di Viking Italia conta 5 persone. I clienti potevano effettuare l’ordine via posta mandando una busta: oggi le cose sono un po’ diverse e la diffusione delle e-mail, dei pc e degli smartphone, lo sappiamo, ha cambiato totalmente il mondo degli acquisti. Sempre nel 1998 viene rilasciato il primo catalogo che permette di vendere circa 3.000 prodotti: un successo per l’epoca ma nulla in confronto ai 30.000 articoli venduti nel 2017!

Come la sorella maggiore, anche Viking Italia cresce velocemente e l’organico di conseguenza. L’ambiente di lavoro, a cui Viking ha sempre dedicato molta attenzione, è caratterizzato da un clima informale, spirito di squadra e voglia di imparare e mettersi in gioco. Grazie all’ottima atmosfera lavorativa il team consegue fin da subito grandi risultati. Anche se la sede principale rimane negli Stati Uniti, il presidente della società Irwin Helford si mette spesso in viaggio per visitare le filiali europee, tra cui l’Italia, e stringere la mano a tutti i dipendenti. Anche se l’atmosfera è amichevole non si perde mai di vista la professionalità. Tutto viene pianificato con attenzione. Il catalogo ufficiale dei prodotti e la sua distribuzione vengono programmati con un anno di anticipo e nulla è lasciato al caso.

La teoria del “Fanatical Customer Service”, di cui abbiamo parlato in precedenza, viene applicata fin da subito in Italia e i clienti sono stupefatti dell’attenzione e dell’assistenza che ricevono in fase di acquisto e post-acquisto. Nel 2002 è pronto il sito web: si tratta di uno dei primi portali di e-commerce dato che allora poche società vendevano prodotti online. Il portale online aggiungeva un canale di vendita importante a quelli già utilizzati fino a quel momento ovvero telefono, fax e posta. Sempre in quell’anno viene lanciato in Italia anche il brand Office Depot specializzato nelle forniture alle aziende più grosse alle quali Viking da sola non riesce a far fronte.

Arriviamo così al giorno d’oggi, vent’anni dopo, testimoni dei molti cambiamenti che il settore del materiale per ufficio ha subito in questi anni ma consapevoli che una cosa non è mai cambiata: la cura e la premura che Viking ripone nel servizio al cliente, perno fondamentale del suo progresso e del suo successo.

 

Siamo sempre entusiasti di ricevere le opinioni dei nostri clienti e come abbiamo raccontato nell’articolo, Viking ci tiene a mantenere uno standard elevato di servizio al cliente. Se hai acquistato da noi e vuoi suggerirci dei miglioramenti o semplicemente parlarci della tua esperienza d’acquisto, contattaci sulla nostra pagina Facebook Viking Italia