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Notizie e curiosità sui maggiori prodotti da ufficio e dei partner

Notizie
26/02/2018

Gli Italiani all’estero sono un argomento di cui spesso ci siamo occupati qui alla Viking. Abbiamo prodotto diversi contributi e contenuti informativi per andare incontro a quanti siano alla ricerca di uno scorcio internazionale, al fine di avere maggiori informazioni sulle tematiche legate al mondo del lavoro all’estero, oppure per quanti già trovandosi in un altro paese ricerchino un’informazione di respiro non solo nazionale ma cosmopolita.

Per citare solo alcuni articoli, ricordiamo la guida sulla maternità e paternità o la recente infografica su come compilare un curriculum per trovare lavoro all’estero.

Ma che dimensioni ha il fenomeno dell’emigrazione italiana?
Secondo l’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) i cittadini italiani che vivono fuori dal nostro Paese sono oltre 4 milioni. Se però si contano anche gli oriundi ovvero i discendenti dei migranti, seppure si possano solo stimare, si parla di un numero compreso tra i 60 e gli 80 milioni. Una seconda nazione, grande come l’Italia ma sparsa per il mondo.

In questo contesto, parliamo oggi di una grande realtà, ItaliachiamaItalia, un progetto editoriale che si pone come obbiettivo proprio quello di dare voce agli italiani sparsi nei 5 continenti. Un giornale online da tenere con sé nel proprio portariviste virtuale per mantenere un contatto con quanto accade in Italia.

ItaliachiamaItalia svolge un lavoro prezioso, soprattutto in un momento in cui le strutture istituzionali che dovrebbero assistere i propri cittadini all’estero non riescono ad essere sempre presenti, vuoi per la situazione di ristrettezza economica che ha portato diversi tagli ai consolati o per la dimensione consistente che il fenomeno migratorio ha assunto in modo esponenziale negli ultimi tempi.

A raccontarci ItaliachiamaItalia sarà Ricky Filosa che ne è direttore e fondatore.
Può farci una panoramica su come è nato il progetto italiachiamaitalia e sul team che attualmente ne fa parte?
ItaliaChiamaItalia nasce nel 2006 per offrire una informazione diversa ai tanti italiani residenti all’estero. All’epoca, ormai 12 anni fa, le agenzie e i siti specializzati nell’informazione diretta agli italiani nel mondo erano molto freddi, senza foto, senza video, senza interviste. E poi senza social e dunque senza possibilità per i lettori di interagire. Insomma, erano siti direi piuttosto noiosi. Da addetti ai lavori.

Con Italiachiamaitalia.it l’informazione dedicata ai nostri connazionali oltre confine diventa pop, parla il linguaggio della gente comune, dei lettori che spesso sono anche elettori. Le nostre news si arricchiscono di gallerie fotografiche, di video in full HD, dei bottoni social e della possibilità di commentare. Contenuti originali, interviste ai protagonisti della politica che si occupa degli italiani nel mondo, le notizie raccontate dall’interno dell’universo dell’emigrazione. Attualità e approfondimento politico, ma anche temi più leggeri come sport, gossip, spettacolo. Nella giusta misura, senza mai esagerare. Perché il focus del nostro giornale restano gli italiani residenti all’estero che con tanto affetto ci seguono ormai da tanti anni da ogni parte del mondo.

La squadra di Italiachiamaitalia.it è composta oggi da persone che ne fanno parte fin dall’inizio, alle quali si sono aggiunti collaboratori esterni da ogni parte del mondo, i nostri corrispondenti, le nostre “antenne” sul territorio. Di solito, chi ha collaborato con ItaliaChiamaItalia è cresciuto professionalmente, aumentando le proprie conoscenze, i propri contatti e raggiungendo obiettivi ambiziosi.

Ci parli del portale e delle caratteristiche che lo differenziano nel panorama dell’informazione online
Ancora oggi, ItaliaChiamaItalia ha una marcia in più rispetto ad altri siti, perché sfrutta una informazione multimediale e multicanale: web, social, WhatsApp, newslist automatiche e dedicate. Diffondiamo le nostre news attraverso diversi canali, che sono legati tra loro e formano una piattaforma che è il network di Italiachiamaitalia.it. Dal 2006 come italiani all’estero siamo attivi sul web per raccontare all’Italia le nostre comunità nel mondo, ma anche per fare in modo che gli italiani di Australia, per esempio, possano restare informati su ciò che fa la Roma politica per loro. L’Italia che vive oltre confine chiama l’Italia dello Stivale e viceversa.

E poi, ribadisco, foto, video, multimedialità. Con una pagina ufficiale Facebook che ormai conta oltre 100mila fan.

La vera differenza con le altre testate, comprese quelle nazionali, è che noi quando trattiamo temi che riguardano gli italiani nel mondo sappiamo di cosa stiamo parlando. Non sempre vale lo stesso per i “giornaloni” italiani o per le agenzie di stampa nazionali.

Ci sono stati momenti difficili lungo il percorso? Se sì, come sono stati superati?
Certamente sì, momenti difficili ci sono stati. I primi anni, soprattutto, sono stati molto duri. Ma con il tempo ItaliaChiamaItalia ha conquistato spazio su internet, spazio all’interno dell’informazione dedicata agli italiani all’estero. Soprattutto ha acquistato autorevolezza e credibilità.

Guardiamo alla politica, in particolare a quella che si occupa di italiani nel mondo, con occhi molto severi, sempre determinati a dire la nostra, nella maniera più libera possibile. I lettori più affezionati lo sanno e per questo ci premiano, scegliendo di trascorrere parte del loro tempo quotidiano leggendo le pagine del nostro quotidiano online.

Lasciatemi dire, inoltre, che se non avessi avuto il sostegno morale e l’incoraggiamento continuo da parte di mia moglie, sempre al mio fianco anche in questa avventura editoriale, probabilmente non avrei avuto la forza di superare i momenti più complicati.
Quali valori ispirano lei e i suoi collaboratori nell’ambito del vostro lavoro?
Un giornale, come una impresa qualsiasi, deve produrre per poter reinvestire. Ma un giornale non è un’impresa come le altre. Almeno, per come lo intendiamo noi, fare informazione è una missione. Un giornale ha la propria personalità, il proprio punto di vista, la propria anima. Un giornale è vivo, respira, ragiona e entra nella testa e – quando il lavoro è fatto bene – nel cuore dei lettori. A muoverci è la passione con cui facciamo il nostro lavoro. Per questo, dopo 12 anni siamo ancora qui. Perché anche nei momenti più bui e difficili non ci siamo fermati e abbiamo trasformato la nostra rabbia, le nostre delusioni, le nostre ansie in energia positiva che ci ha dato la spinta per andare avanti.
Quali consigli darebbe ai molti giovani che come lei scelgono di andare a lavorare all’estero?
Prima di tutto suggerirei a tutti i giovani di fare una esperienza all’estero. Questo arricchisce la mente, allarga l’orizzonte, amplia lo sguardo. Vivendo all’estero si conoscono altre lingue, altre culture, altri costumi. Ci si rende conto che l’Italia non è il centro del mondo e che “nel mondo nessuno è normale”, per dirla con Lorenzo Jovanotti. Si impara ad apprezzare di più ciò che di buono ha il nostro Paese e allo stesso tempo ci si accorge che l’Italia ha ancora tanto da imparare, tanti passi in avanti ancora da fare.

Nel terzo millennio fare una esperienza all’estero credo debba far parte della vita di ciascuno di noi, giovane o meno giovane che sia. Poi si potrà decidere di tornare oppure di continuare ad essere un italiano nel mondo. L’importante è essere liberi di scegliere e non essere obbligati a emigrare perché in Italia non esistono opportunità o sbocchi professionali degni di tale nome. Quando emigrare non è più una scelta l’Italia perde preziose risorse su cui ha investito in formazione e che andranno ad arricchire altri Paesi. E questo non è buono per noi.
Il portale ha raggiunto ottimi risultati in questi anni ed è seguito da migliaia di italiani sia all’estero che in patria. Quali sono gli obiettivi futuri?
Crescere ancora, conquistare sempre più spazio su internet, sui social network. Coinvolgere un numero ancora più importante di persone nel progetto e migliorarsi sempre, a livello di contenuti, grafica e fruibilità del sito. Prestando sempre attenzione alla redazione, ai giornalisti, ai collaboratori. Perché al di là della grafica e dell’impaginazione, a fare la differenza in un giornale saranno sempre loro: i contenuti.

 

Ringraziamo Ricky per il tempo che ci ha dedicato nel raccontarci ItaliachiamaItalia. Grazie anche per il grande lavoro che il portale svolge nel mantenere un contatto tra l’Italia e gli italiani all’estero, colmando un vuoto lasciato negli ultimi anni dalle istituzioni, acuitosi a causa della congiuntura economica e i diversi tagli alla spesa. Riprendendo una sua considerazione, estesa non solo all’Italia ma anche a tutti i paesi interessati dalle vicende migratorie, spriamo veramente che la possibilità di emigrare possa diventare un giorno una scelta libera e non conseguenza di una necessità.

Se anche voi siete interessati a far parte della nostra rubrica sui successi aziendali, vi invitiamo a contattarci tramite la nostra pagina Facebook Viking Italia oppure compilando il form cliccando QUI.

Notizie
01/02/2018

Viking, da start-up ad azienda globale
Molti non sanno che Viking affonda le sue radici nel lontano 1960 quando, il 7 gennaio per la precisione, Rolf Ostern fonda la società a Los Angeles in California. Viking all’inizio è una piccola impresa che vende prodotti per ufficio prendendo ordini per posta, senza nessuno store fisico e operando principalmente nella costa occidentale degli Stati Uniti. Successivamente si espande a Dallas (in Texas) e a Concinnati (Ohio). In poco tempo l’attività prende piede e si sviluppa fino a raggiungere lo storico traguardo di 10 milioni di Dollari di fatturato. Da quel momento, dopo aver capito che l’attività aveva un ottimo potenziale, Rolf vuole dare una svolta al business portando nella società una figura esperta di marketing, con competenze nel settore delle forniture per ufficio. Vuole una persona che sia un leader oltre che un manager. Si rivolge così a Irwin Helford, di Chicago (Illinois), all’epoca general manager e vice presidente di un’altra società, la Reliable Office Product. Dopo un lungo confronto Rolf riesce a persuadere Irwin ad affiancarlo nella conduzione di Viking in qualità di presidente e direttore operativo. Era il 1984 e da lì a poco si sarebbe toccato il nuovo traguardo dei 12 milioni di Dollari di vendite.

Viking cresce sempre di più espandendosi per tutti gli Stati Uniti e nel 1989 Irwin e il suo team decidono che è il momento di espandersi in Europa. Il primo paese in cui approdano è il Regno Unito. Successivamente Viking si espande nei Paesi Bassi, Irlanda, italia, Francia, Belgio, Germania e Spagna. La rapida crescita e il grande successo di Viking sono da ascrivere all’utilizzo del mitico catalogo, che diventerà poi uno dei simboli di marketing dell’azienda, ad un servizio clienti fatto di attenzione maniacale ai dettagli e incredibile dedizione, prezzi competitivi, consegne in giornata e un personale sempre pieno di passione per il proprio lavoro. La sede principale a Torrance, Los Angeles, aveva addirittura una scritta appesa all’entrata: “attraverso questa porta passa il miglior personale del settore”. Negli anni successivi Viking continua stupire i clienti andando addirittura oltre le loro aspettative assicurandosi che tutti i momenti di contatto con il cliente siano impeccabili.

Arriva la quotazione al Nasdaq e le azioni vanno subito alla grande. Nel 1998, Viking è una delle società più grandi del settore con più di mille negozi e un team specializzato nella vendita “B2B” alle aziende. All’epoca, un’altra società di prodotti per ufficio, Office Depot, la quale non era presente nel panorama europeo, comincia ad ammirare la capacità con cui Viking si stava imponendo in questo mercato. Ad un certo punto una cosa è chiara: l’unione, come si dice, avrebbe fatto la forza.

Così le due società si fondono dando vita al più grande rivenditore di prodotti per ufficio al mondo. Anche se le cose da allora sono cambiate e il mercato ha attualmente delle dinamiche differenti, Irwin Helford, che è ora in pensione, continua ad essere un attivo sostenitore dello stile aziendale a cui ha improntato Viking negli anni: “fanatical service” come la ama definire lui ovvero l’eccellenza nel servizio al cliente e una cura dei dettagli quasi fanatica per quanto è portata avanti con dedizione.
La storia di Viking italia
Alcuni dei primi cataloghi stampati da Viking Italia

Abbiamo rivissuto fino a qui la storia di Viking a livello internazionale e accennato all’espansione europea; ma quando nasce esattamente Viking Italia?

Siamo nel febbraio del 1998 e il primo ufficio di Viking Italia conta 5 persone. I clienti potevano effettuare l’ordine via posta mandando una busta: oggi le cose sono un po’ diverse e la diffusione delle e-mail, dei pc e degli smartphone, lo sappiamo, ha cambiato totalmente il mondo degli acquisti. Sempre nel 1998 viene rilasciato il primo catalogo che permette di vendere circa 3.000 prodotti: un successo per l’epoca ma nulla in confronto ai 30.000 articoli venduti nel 2017!

Come la sorella maggiore, anche Viking Italia cresce velocemente e l’organico di conseguenza. L’ambiente di lavoro, a cui Viking ha sempre dedicato molta attenzione, è caratterizzato da un clima informale, spirito di squadra e voglia di imparare e mettersi in gioco. Grazie all’ottima atmosfera lavorativa il team consegue fin da subito grandi risultati. Anche se la sede principale rimane negli Stati Uniti, il presidente della società Irwin Helford si mette spesso in viaggio per visitare le filiali europee, tra cui l’Italia, e stringere la mano a tutti i dipendenti. Anche se l’atmosfera è amichevole non si perde mai di vista la professionalità. Tutto viene pianificato con attenzione. Il catalogo ufficiale dei prodotti e la sua distribuzione vengono programmati con un anno di anticipo e nulla è lasciato al caso.

La teoria del “Fanatical Customer Service”, di cui abbiamo parlato in precedenza, viene applicata fin da subito in Italia e i clienti sono stupefatti dell’attenzione e dell’assistenza che ricevono in fase di acquisto e post-acquisto. Nel 2002 è pronto il sito web: si tratta di uno dei primi portali di e-commerce dato che allora poche società vendevano prodotti online. Il portale online aggiungeva un canale di vendita importante a quelli già utilizzati fino a quel momento ovvero telefono, fax e posta. Sempre in quell’anno viene lanciato in Italia anche il brand Office Depot specializzato nelle forniture alle aziende più grosse alle quali Viking da sola non riesce a far fronte.

Arriviamo così al giorno d’oggi, vent’anni dopo, testimoni dei molti cambiamenti che il settore del materiale per ufficio ha subito in questi anni ma consapevoli che una cosa non è mai cambiata: la cura e la premura che Viking ripone nel servizio al cliente, perno fondamentale del suo progresso e del suo successo.

 

Siamo sempre entusiasti di ricevere le opinioni dei nostri clienti e come abbiamo raccontato nell’articolo, Viking ci tiene a mantenere uno standard elevato di servizio al cliente. Se hai acquistato da noi e vuoi suggerirci dei miglioramenti o semplicemente parlarci della tua esperienza d’acquisto, contattaci sulla nostra pagina Facebook Viking Italia

Notizie
29/01/2018

Se, come diceva Dante, è l’amore a muovere il sole e l’altre stelle, allora la passione e la dedizione per il proprio lavoro sono la forza motrice di un tessuto economico e imprenditoriale che nel nostro paese merita di prosperare ed imporsi anche fuori dai confini nazionali. Qui alla Viking siamo orgogliosi di dare voce a quei giovani astri nascenti che, animati da spirito di iniziativa e spinta imprenditoriale, perseguono i propri obbiettivi anche in un contesto economico che, lo sappiamo, non è tra i più favorevoli.

La realtà che presentiamo oggi, attiva nell’universo dell’informazione, nasce con l’obbiettivo di descrivere il mondo attraverso notizie e contenuti arricchiti di quel gusto estetico, quello stile, quella creatività e spirito critico che caratterizza gli uomini e le donne che queste notizie le raccontano.

Un magazine online da tenere nel portariviste virtuale per essere sempre aggiornati e gustarsi un’informazione raccontata con passione e coinvolgimento.

A raccontarci Neomag sarà Mariagrazia Di Domenico che è caporedattrice e communication and press office manager.
Può farci una panoramica su come è nata l’azienda e sul team che la compone?
Da sinistra a destra, Mariagrazia Di Domenico – Head of Service – Senior Editor; Giovanna Montano – Marketing and Comunications Manager

Neomag, Magazine Online, è nato in un pomeriggio tra universitari. Avevamo una gran voglia di tirare i nostri sogni fuori da cassetti e di capire cosa significasse mettere in pratica ciò che da anni studiavamo solo sui libri. Fortunatamente, il passo dall’Idea alla realtà è stato breve. Volevamo diffondere la cultura, le passioni, gli interessi dei nostri coetanei, parlando la loro “lingua”. La nostra lingua. Notizie smart, ricercate, bizzarre, ma curate nel dettaglio. Pian piano abbiamo costruito il nostro piccolo universo da condividere. Tante le collaborazioni, le interviste a personaggi del panorama nazionale ed internazionale, come la coreografa Macia del Prete, l’artista Krisztina Czika, l’Art Director Alberto Nespoli e tanti altri che hanno dimostrato un grande apprezzamento nei riguardi nel nostro operato. Siamo giovani, ambiziosi ma soprattutto innamorati del nostro progetto. In amore non bisogna essere egoisti, per questo vorremmo avere un pezzo in più da condividere. Oggi, Mariagrazia Di Domenico, Luigi Frajese, Giovanna Montano, grazie anche al supporto di Fausto della Villa e Claudia Melchiorre, vogliono che questa realtà diventi permanente. Sta nascendo la nostra agenzia di comunicazione. Ci auguriamo sia un nuovo passo verso il successo. Qualcosa di cui essere fieri domani.

Da sinistra a destra: Luigi Frajese – Editor in Chief; Claudia Melchiorre – Senior Editor, Pubblic Relations Menager; Fausto Della Villa – Senior Editor, Graphic Designer, Photo Editor
Può descriverci il vostro servizio quali sono le caratteristiche che la differenziano in questo settore?
Ogni notizia viene accuratamente selezionata, verificata alla fonte.

Viene effettuata una continua e qualificata ricerca di contenuti ed immagini, oltre alla cura nella stesura e nel controllo della struttura sintattica. Teniamo alla qualità dei contenuti veicolati. Articoli brevi, interessanti, cool. Cerchiamo di mantenere il focus sempre sulla nostra mission “read cool, stay cool.”

Chi vuole essere al passo con le tendenze, sa di poter trovare in Neomag il crocevia dei suoi interessi. Parliamo ai ragazzi attraverso di loro; ci rivolgiamo ai lori interessi, quelli più irriverenti. Sappiamo di cosa chiacchierano nei locali, nelle chat, cosa amano comprare, come vorrebbero vestire. Il lettore di Neomag è giovane, un sognatore, un caparbio, un interessato, una persona che ha fatto del suo interesse una ragione di vita. Questo ha fatto sì che il giornale possa vantare, ad oggi, visite giornaliere che oscillano tra i 500 e i 1000 contatti.
Ci sono stati momenti difficili? Se sì, come sono stati superati?
Neomag, alla sua nascita, poteva contare su un corpo numeroso di collaboratori. Gestire il ‘personale’, invogliarlo, sollecitarlo, rimproverarlo se necessario, è stata una sfaccettatura della medaglia imprenditoriale difficile da scoprire e gestire, oltre a dover affrontare le incombenze economiche.

Nonostante il tempo, gli addii, gli intoppi, il cuore del progetto è rimasto vivo e pulsante.
Com’è una sua giornata tipo al lavoro? Come descriverebbe lo stile lavorativo che adotta?
Nessuno di noi, prima di Neomag, aveva esperienze nel settore dell’editoria. La nostra palestra è stato il lavoro svolto quotidianamente, fatto di tentativi, errori, successi e ancora errori. Notti insonni, articoli scritti e riscritti, rubriche nate e morte dopo qualche mese. Abbiamo imparato a conoscere i nostri lettori, i loro interessi, le abitudini e cerchiamo, ogni giorno, di coccolarli.
Che consiglio darebbe a chi inizia ora il percorso che ha condotto lei dov’è adesso?
La parola chiave è tenacia. Ogni giorno ci saranno 1000 motivi per mollare. Ne basta uno solo, ma realmente importante per noi stessi, per insistere. Sarà quello vincente. ognuno ha il proprio. Se c’è, lo sentirai arrampicarsi dentro, anche quando il resto crolla.
Quali sono gli obiettivi futuri nel breve e nel lungo termine?
Il sogno di Neomag è quello di avere la possibilità di potersi reggere sulle sue gambe, contando sulle nostre potenzialità e sulle nostre risorse.

Sta nascendo la nostra agenzia di comunicazione, NeoBrand, che vuole basare la propria identity su concetti cardini quali dinamicità, creatività, velocità e concretezza. Formata sempre dagli stessi giovani che trasformano il successo ottenuto dal magazine in assistenza e cura del cliente finale, instaurando rapporti di partnership duraturi.

Prossimamente, una volta assestata la nostra neo agenzia di comunicazione e collaudati i successi di Neomag come magazine di tendenza, apriremo un nostro e-commerce. Sarà veicolo e destinazione della modernità e delle tendenze per antonomasia, in cui, effettivamente, lo stile e il tratto del lettore di Neomag potranno riconoscersi.

 

Ringraziamo Mariagrazia e tutto il team di Neomag per averci dedicato del tempo nel farci conoscere meglio questo interessante progetto e auguriamo loro di continuare a crescere professionalmente mantenendo sempre la stessa passione nel guardare il mondo.

Se anche voi siete interessati a far parte della nostra rubrica sui successi aziendali, vi invitiamo a contattarci tramite la nostra pagina Facebook Viking Italia oppure compilando il form cliccando QUI.

Notizie
16/10/2017

Con così tanti clienti e dipendenti provenienti da ogni angolo del pianeta, amiamo celebrare le differenze culturali che notiamo ogni giorno. Abbiamo già preso in esame alcune delle espressioni idiomatiche utilizzate dai nostri colleghi internazionali, ma sappiamo anche come alcune lingue si distinguano per segni di punteggiatura e simboli particolari. Pensate, ad esempio, alle domande che in spagnolo iniziano sempre con un punto interrogativo al contrario (¿), in aggiunta a quello al termine della frase o alle parole tedesche che utilizzano la scharfes S (ß) per i suoni “s” prolungati.

Dalle e-mail ai social, il simbolo @ ha raggiunto una portata veramente internazionale. Quello che in inglese si chiama semplicemente “at” e che in italiano chiamiamo “chiocciola”, in altre parti del mondo, ha assunto nomi decisamente creativi. Curiosi di sapere quali? Li abbiamo chiesti al nostro team internazionale!

Per l’occasione abbiamo rispolverato la nostra lavagna, ma non senza il prezioso aiuto del talentuoso Andrés Lozano che, con le sue straordinarie doti di illustratore, ha saputo dare un volto a questi strani nomi. E guardate con quali ottimi risultati!
Paesi Bassi

Apenstaartje – Coda di scimmia

Anche se spesso in olandese si utilizza il semplice “at”, il simbolo viene anche associato a una coda arricciata di una scimmia che si aggrappa a un ramo.
Danimarca

Snabel-a – Proboscide

In Danimarca, chiamano in causa un membro un po’ più grande del mondo animale e in questo caso, la chiocciola viene associata alla proboscide di un elefante.
Grecia

παπάκι – Papera

Questa è sicuramente una delle espressioni più carine del nostro elenco: in greco il simbolo @ si chiama “papera”, per la somiglianza con il modo in cui vengono ritratte le papere nei fumetti (in particolare le ali).
Israele

שטרודל – Strudel

Qui iniziamo ad avere l’acquolina in bocca! In Israele, la chiocciola è chiamata “strudel”. Probabilmente, per il cerchio esterno che circonda la “a”; esattamente come la sfoglia dello strudel racchiude la farcitura di frutta.
Svezia

Kanelbulle – Panino dolce alla cannella

Anche in Svezia, restano sul tema culinario riferendosi al simbolo @ con l’espressione “panino dolce alla cannella”. Basta dare un’occhiata a queste morbide delizie alla cannella per capire il perché!
Giappone

Naruto – Vortice di Naruto

In Giappone, approfondiscono il tema circolare, prendendo in prestito un termine per i vortici identificati in un canale tra la città di Naruto e l’isola Awaji.
Cina

花A – Stringa a forma di A

In Cina, il simbolo @ ha un nome più letterale. I primi modi in cui veniva chiamato possono infatti tradursi con “a cerchiata” o “a chiusa”. A noi, però, piace un’altra variazione: “stringa a forma di A” grazie all’arricciatura alla fine del simbolo.
Kazakistan

айқұлақ – Orecchio della luna

Traendo ispirazione dalle stelle, la chiocciola è chiamata “orecchio della luna” in Kazakistan. In realtà, siamo così abituati a vederla come una “a” cerchiata, da non aver mai pensato a quanto assomigliasse a un orecchio!
Bulgaria

кльомба – Una lettera scritta male

Dopo le bellissime ispirazioni culinarie e al regno degli animali, la Bulgaria non sembra trattare il simbolo @ con altrettanta positività. Pronunciato “klyomba”, potete solo immaginarvi la confusione che creerebbe se qualcuno vi chiedesse di inserire “una lettera scritta male” ogni volta che volete taggare qualcuno in un commento.

Ci sono altri simboli o segni di punteggiatura che hanno nomi divertenti nella vostra lingua madre? Condivideteli con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Notizie
13/10/2017

Per la rubrica “Successi aziendali”, questo mese vogliamo raccontare una storia imprenditoriale straordinaria. Matterino Musso, fondatore di Baladin, birreria storica acclamata sia nel nostro paese che all’estero, ci farà conoscere meglio questa splendida realtà che vanta oggi la presenza di punti vendita e produzione in tutto il mondo, compresa New York.

Conosciuto come “Teo”, è stato pioniere della birra artigianale in Italia. Negli ultimi anni la birra artigianale ha avuto un’incredibile diffusione e una costellazione di piccoli birrifici si è andata formando nel nostro paese che, seppure tradizionalmente votato al settore vitivinicolo, sta riscoprendo le qualità e le caratteristiche sensoriali uniche di un prodotto antichissimo come la birra. In questo senso, Baladin ha contribuito ad incoraggiare il diffondersi della cultura birraria facendosi oltretutto promotrice di valori importanti come la valorizzazione delle colture impiegate nella produzione, l’impiego di energia pulita e il consumo responsabile.

Se dunque avete avuto una settimana impegnativa che vi ha fatto sudare sette camicie, a parte provare a ridurre lo stress al lavoro quello che potete fare è riporre carte e documenti nel cassetto della vostra scrivania ed uscire per concedervi una gratificante birra con gli amici. Lasciamoci quindi trasportare dagli aromi luppolati e dai caratteristici sentori del malto tostato ascoltando la storia di Baladin raccontata da Teo.
Può farci una panoramica su come è nata l’azienda e sul team che la compone?
Baladin nasce nel 1986 come pub in un piccolo paese – Piozzo – affacciato sulle Langhe. Il nome mi fu suggerito da un’artista circense francese che mi aiutò a rinnovare i locali di una vecchia trattoria. Il suo significato è “cantastorie”. Nel 1996, il locale si evolve e diventa un brewpub con produzione e mescita diretta di birra. Si tratta del primo passo di un lungo percorso che porterà Baladin a diventare attore protagonista della nascita della birra artigianale in Italia. Da subito si evidenzia il suo carattere innovatore. Infatti le birre nascono per essere abbinate al cibo, tema del tutto inesplorato in quegli anni. L’obiettivo si concentra sul creare birre di grande equilibrio e profumate che potessero rappresentare una rivoluzione nell’approccio del pubblico dando di fatto una nuova dignità a questo importante prodotto della natura. Le idee innovative, i prodotti apprezzati da un vasto pubblico consapevole, hanno determinato il successo di Baladin che da piccolo produttore è oggi diventato un artigiano conosciuto in tutto il territorio nazionale e internazionale. Tutto questo senza perdere di vista l’attenzione per la filiera corta tanto da divenire birrificio agricolo impegnandosi direttamente nella coltivazione dei cereali, orzo in particolare e luppolo. Baladin è come un organismo vivente composto da un gruppo di persone che ne condividono prima di tutto il pensiero. Quasi una famiglia che ruota intorno al mio pensiero.

Può descriverci la vostra linea di prodotti e quali sono le caratteristiche che la differenziano in questo settore?
Il birrificio agricolo Baladin produce birre artigianali, non pastorizzate, ad alta fermentazione. La loro principale caratteristica risiede nel pensiero originale di essere ideate pensandole per l’abbinamento con il cibo. Spicca l’equilibrio tra gli elementi che possono in alcuni casi essere anche un complesso mix di spezie.
 Ci spiega il progetto open garden, come è nato e cosa rappresenta?
Il Baladin Open Garden è la sede del nuovo birrificio. È il riassunto della filosofia che si basa sul concetto di condivisione, di contatto con la natura e con la diffusione della cultura riconducibile alla birra artigianale. Si tratta di un luogo dove le persone possono stare assieme, in libertà e rilassarsi. Se lo desiderano possono approfondire dei temi legati al concetto di “Perché la Birra è Terra!”. Nel periodo primavera/estate, la domenica, le porte sono aperte per il picnic. Lungo un grande banco posto nei pressi della cascina storica fulcro del parco, un mercato “rac-Contadino” offre i suoi prodotti che possono essere cucinati su grandi bracieri messi a disposizione del pubblico. Per tutto l’anno, la domenica è dedicata anche alle visite dello stabilimento o più propriamente del mondo Baladin. È sufficiente prenotarsi sul sito www.baladin.it.

Ci sono stati momenti difficili? Se sì, come sono stati superati?
Ogni attività ha momenti difficili ma la filosofia è di trasformarli in opportunità. L’uomo sviluppa un senso di sopravvivenza in questi casi e il cervello ragiona più velocemente. Un esempio su tutti: agli inizi, dovendo trovare il modo di unire il birrificio (installato nel pub) alla nuova cantina di fermentazione posta a 300 metri di distanza, ha generato il primo “birrodotto d’Italia”, scavando la via principale del paese. Un problema si è trasformato in un simbolo di comunicazione fortissimo.
Com’è una sua giornata tipo al lavoro? Come descriverebbe lo stile lavorativo che adotta?
Inizio molto presto al mattino e alle 7:30 sono sempre in birrificio. Ho un programma di base ma lo modulo a seconda delle necessità che mano a mano si vengono a generare. Il nostro lavoro è di tipo flessibile. Ognuno ha un preciso incarico ma le dimensioni dell’azienda e del mio modo di intenderla inducono a impostare l’attività lavorativo in maniera trasversale. Tanta professionalità ma a disposizione di molteplici applicazioni.

Che consiglio darebbe a chi inizia ora il percorso che ha condotto lei dov’è adesso?
Di fare attenzione e di programmare molto bene ogni aspetto legato all’apertura di una nuova attività. Oggi i birrifici in Italia sono circa un migliaio e la concorrenza non manca di certo. Non ci si può improvvisare altrimenti si rischia di avere brutte sorprese lungo il cammino. Suggerisco di dare molto peso alla formazione e di investire del tempo anche per l’apprendistato in birrifici già affermati.
Baladin ha già ricevuto grandi riconoscimenti, è stata premiata come ambasciatore per la “cultura della birra del mondo” ed è, quest’anno, per la quarta volta birrificio dell’anno. partendo da qui, quali sono gli obiettivi futuri della sua attività nel breve, medio e lungo termine?
L’obiettivo primario è creare cultura e aiutare il comparto dei birrifici artigianali a non perdere la loro identità oggi sotto attacco su più fronti. Per fare questo continueremo il processo di evoluzione delle nostre birre con cui comunichiamo il nostro pensiero ai consumatori. Vogliamo nei prossimi anni aumentare le nostre quote di mercato per dare un concreto sostegno a tutto il progetto. La voglia di innovazione e i progetti sono tanti, dobbiamo creare basi solide per portarli avanti.

 

Ringraziamo vivamente Teo Musso per la disponibilità e il tempo dedicatoci. Ci ha permesso di approfondire la conoscenza di questa inebriante realtà, fornendoci dei validi spunti su come affrontare le sfide imprenditoriali.

Gli auguriamo di continuare a ottenere grandi soddisfazioni e di proseguire con successo nel diffondere la cultura della birra artigianale Made in Italy nel mondo.

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Notizie
10/08/2017

A chi non è capitato, dopo la sofferta sveglia mattutina e un caffè preso al volo, di ritrovarsi in ufficio, davanti al computer, tentando di assecondare il brontolio dello stomaco che, fino a ora di pranzo, si fa sempre più intenso.

Dopo molti caffè e qualche sporadico spuntino arriva finalmente la pausa pranzo. Quale occasione migliore di rifocillarsi e prepararsi ad affrontare il resto della giornata in ufficio. Qui alla Viking, ispirati dal nostro team internazionale, ci siamo chiesti come si svolge la pausa pranzo nei diversi paesi e nelle diverse culture del mondo.

Immaginiamo di salire su un treno, come in un libro di Jules Verne, per andare a scoprire come trascorrono la pausa pranzo – o meglio, cosa mangiano – i lavoratori di altre nazioni. Dopo una lunga ricerca svolta consultando pubblicazioni e trend di 10 diversi paesi del mondo, abbiamo raccolto per voi i piatti più diffusi durante la pausa pranzo.

Curiosi di conoscere come affrontano il break in ufficio i nostri cugini d’Oltralpe, i lavoratori tedeschi o negli uffici a stelle e strisce?
ITALIA
Come mangiamo
Partiamo con il nostro giro del mondo “in 10 piatti” cominciando proprio con il nostro Paese.

Le ultime indagini svolte sulle abitudini alimentari di noi italiani ci danno una panoramica molto interessante di come affrontiamo la pausa pranzo. Una recente ricerca di Edenred, in collaborazione con FOOD – il programma europeo che promuove un’alimentazione sana ed equilibrata – che ha coinvolto undicimila lavoratori in tutta Europa oltre a duemila ristoratori, ha messo in luce un’importante tendenza.

In Italia è infatti emerso che il 55% degli intervistati opta per un piatto salutare in pausa pranzo e una grande maggioranza – l’84% – presta attenzione alle qualità nutrizionali di ciò che mangia, preferendo piatti bilanciati. Altro segnale di questa forte attenzione verso il “mangiar sano” viene dal 50% dei rispondenti che dice di evitare snack grassi, salati o con alto contenuto di zuccheri. Anche i ristoranti confermano quanto emerso dai consumatori: il 37% ha visto un aumento della domanda di cibi equilibrati e salutari nell’arco dell’ultimo anno.

Un trend virtuoso quindi, che ci permette di portare alta la bandiera della Dieta Mediterranea, la quale, lo ricordiamo, è stata riconosciuta Patrimonio Culturale UNESCO. Proprio per promuovere la tradizione mediterranea, Edenred si è inoltre fatta promotrice del programma “Pausa Mediterranea” che educa ad un corretto approccio alla pausa pranzo: infatti, una corretta alimentazione influisce non solo sulle prestazioni lavorative, quindi i livelli di concentrazione e attenzione, ma anche, più in generale, sulla salute.
Cosa mangiamo
Veniamo ora alla parte più gustosa: il menu della pausa pranzo. Potremmo chiederci come si coniuga questa attenzione verso un’alimentazione sana con il solito panino o tramezzino mangiato in tutta fretta sulla propria scrivania. In realtà, dai dati emersi da un’altra importante ricerca, organizzata da ANCIT e DOXA, le nostre abitudini in ufficio non sono così drastiche come si potrebbe pensare. Anzi, emerge che 3 italiani su 4 fanno pausa pranzo tutti i giorni. Anche se talvolta, presi dagli impegni e dai tempi piuttosto tirati, dobbiamo accontentarci di uno spuntino, i numeri mostrano che il 51% degli italiani dedica in media almeno un’ora alla pausa pranzo con il 18% che va anche oltre l’ora.

Dove consumano il pasto i 6 italiani su 10 che mangiano fuori casa? Il 24% rimane sul luogo di lavoro, il 20% si reca alla mensa aziendale e il 14% trascorre la pausa pranzo in un bar o tavola calda. Tra chi resta in ufficio, il pranzo portato da casa va per la maggiore con la cosiddetta “schiscetta[1]” che rimane la modalità preferita per l’85% degli italiani. Tra gli alimenti più diffusi troviamo il tonno, i pomodori e le verdure; dato che conferma una crescente attenzione a mangiare piatti che siano buoni ma anche salutari e bilanciati.

Tra i piatti forti nei pranzi in ufficio ci sono il tonno (preparato con insalata di riso oppure con la pasta), i pomodori e le verdure. Abbiamo quindi ricreato un classico quanto gustoso piatto di pasta con tonno, olive e pomodorini. Un altro elemento spesso presente è una sana e leggera insalatina per accompagnare il piatto principale. Per finire non può mancare un buon caffè espresso.

 

Ma non tutti sono così attenti all’alimentazione. Abbiamo chiesto ai membri del nostro team internazionale quale fosse il piatto più diffuso durante la pausa pranzo nel proprio paese di origine. Dopo un’intensa ricerca ne è emerso un menu molto variegato, che presentiamo di seguito, interessante specchio della diversità culinaria – e culturale – dei vari paesi. Riuscireste a mangiare questi piatti prima di affrontare un lungo pomeriggio lavorativo? Quali evitereste?

GRAN BRETAGNA

Gli inglesi non si fanno mai mancare un buono snack e tra i più apprezzati ci sono i cioccolatini Maltesers. Noi italiani sceglieremmo qualcosa di più classico come dessert, come una fetta di torta o un buon dolce al cucchiaio ma questi dolcetti, dopo una bella zuppa e un tramezzino, sono di sicuro un gustoso complemento alla parte salata del pranzo.

GERMANIA

In Germania non ci vanno leggeri quando si tratta di cibo. Uno dei menu più apprezzati a pranzo comprende il celebre Currywurst – unione di curry e bratwurst – che consiste in un wurstel tagliato a rondelle condito con abbondante ketchup ed accompagnato da patatine fritte.

AUSTRIA

Lo Schnitzel, specialità culinaria di cui gli austriaci vanno ghiotti, è molto simile alla nostra cotoletta alla milanese ed è fatto di una fetta di vitello, tagliata sottile, impanata e fritta. Viene spesso accompagnato da un’insalata e delle patate cucinate con erbe e spezie per insaporirle. Negli ultimi tempi si sono diffuse anche versione vegetariane, che sostituiscono la carne con succedanei come la soia, in risposta al diffondersi di questo tipo di dieta.

FRANCIA

In Francia non possono farsi mancare una baguette croccante e farcita con prosciutto e burro: una ricetta semplice e veloce ma da acquolina in bocca assicurata. Non manca neppure il dessert: una appetitosa fetta di torta di mele o “tarte tatin” come viene chiamata la tipica ricetta francese.

OLANDA

In Olanda il pranzo è veloce ma bilanciato, con un panino al tipico formaggio Gouda – molto diffuso nei Paesi Bassi – accompagnato con della frutta fresca come mele ed uva.

STATI UNITI

La cucina americana è molto diversa dalla nostra. Tuttavia non si può dire che sia priva di sapori: il tipico break in ufficio inizia con una pizza pepperoni – salame americano fatto di carne di maiale e manzo condito con paprika e peperoncino – per poi spostarsi sul dessert composto da gelato al cioccolato e Skittles – caramelle simili per forma e colori agli M&M’s. Il tutto servito con una coca-cola che aiuta poi anche nella digestione del variegato pasto.

BRASILE

Feijoada – tipico piatto brasiliano a base di fagioli e carne – accompagnata con riso bianco e acqua o latte di cocco a seconda delle preferenze.

TURCHIA

In Turchia uno dei piatti tipici più consumati a pranzo è il Pide, meglio conosciuto come Pita in italiano, tipico pane piatto turco, servito con feta e spinaci. Per concludere una tazza del caratteristico caffè turco.

INDIA

In India il pranzo è servito nel dabba che è un tipico contenitore utilizzato dai ristoranti per la consegna del cibo. Alcune tra le ricette più diffuse sono il riso con moong dal – fagioli mungo che vengono sgusciati e spezzati – pollo saagwala con curry, patate e piselli. Per accompagnare le pietanze si usa il chapati – un tipo di pane piatto – oppure il Roti. A conclusione del pranzo può esserci una tazza di chai tè, un tè aromatizzato indiano.

 

Cosa mangi quando pranzi al lavoro? Preferisci rimanere in ufficio o trascorrere la pausa pranzo al bar/ristorante? Raccontacelo su Facebook Viking Italia.


[1] Per chi mangia sul lavoro la “schiscetta” è la modalità preferita. Questo termine, nato dal dialetto milanese, indica il cibo portato da casa dentro a un contenitore.