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24/06/2020

Le pile sono un articolo di consumo presente in moltissimi oggetti che ci circondano, in ufficio come a casa. Pensiamo, ad esempio, alle torce elettriche, alle calcolatrici o agli orologi da polso. Se ci fermiamo un attimo a pensarci, azionano moltissimi dispositivi per noi indispensabili nella vita di tutti i giorni, generando luce, immagini e movimento. Ma esattamente, come funzionano le pile? Da quelle più piccole per telecomandi alle batterie dei veicoli elettrici, seguono tutte lo stesso funzionamento indipendentemente dalla dimensione: grazie a una reazione, trasformano l’energia chimica in energia elettrica. Ma vediamo più nel dettaglio come sono composte e qual è il meccanismo che consente loro di funzionare adeguatamente.
Come funzionano le pile 
Prima di capirne il funzionamento, è indispensabile sapere come sono realizzate. Le pile sono infatti composte da due scomparti distinti denominati semicelle collegati tra loro da un ponte salino: il polo negativo (detto anche anodo) e il polo positivo (o catodo) contengono un elettrolita in cui è immerso un elettrodo di materiale conduttore a bassa resistenza. Una semicella cede elettroni, mentre l’altra li riceve dall’elettrodo. I due elettrodi sono collegati da un conduttore che determina il passaggio di elettroni generando energia elettrica. Pensiamo, ad esempio, a una torcia. Quando inseriamo le pile alcaline e accendiamo il dispositivo, l’energia chimica si trasforma in corrente elettrica che entra nella torcia e ne comporta l’accensione. Tale reazione chimica non è eterna e prima o poi le pile si scaricheranno, ossia non avverrà più questo passaggio di elettroni tra i due poli.
Dove si buttano le pile usate
Sia che lavoriamo in ufficio o da casa, in remoto o in modalità smartworking, avremo sicuramente delle pile da gettare che vanno smaltite correttamente per salvaguardare l’ambiente e creare un ufficio più ecologico. Non sempre però, sappiamo esattamente dove buttare le pile esauste; vediamo quindi alcune importanti raccomandazioni da seguire:

Una volta scaricate le pile, è importante smaltirle senza gettarle nel cestino dei rifiuti indifferenziati. Questo perché si tratta di materiali molto inquinanti contenenti metalli pesanti come il piombo, il cadmio, il cromo e il mercurio, che vanno quindi adeguatamente gettati negli appositi contenitori per la raccolta differenziata.
I contenitori per la raccolta delle pile non sono a volte presenti nelle aree attrezzate con le campane per la raccolta differenziata e questo genera spesso confusione. Se però diamo un’occhiata in giro per la città, troveremo dei contenitori appositi – a volte proprio a forma di pila – nei pressi di supermercati, tabaccherie e persino banche.
In alternativa, possono essere portate all’ecocentro comunale insieme ad esempio alle batterie al litio che alimentano i nostri smartphone.
Oltre alle pile in sé, non va ovviamente dimenticato l’imballaggio della confezione che le ospitava. Generalmente composto da una parte in plastica e una di carta, dovremo manualmente staccarle e gettarle nei relativi contenitori della raccolta differenziata.
Anche se più raro, a volte l’ufficio stesso dispone di punti di raccolta delle pile. Se così non fosse, potrebbe essere una buona idea da proporre al capo per creare un ufficio più ecosostenibile.
Cosa succede alle pile correttamente smaltite? Vengono inviate a una fabbrica di smistamento che si occuperà di separarne i relativi componenti che verranno quindi riutilizzati per produrre nuove pile, tubi o persino lastre per radiografie.
Ma il modo migliore per proteggere veramente l’ambiente è di dotarsi di pile ricaricabili e di un buon caricabatteria.

Come ricaricare le pile ricaricabili 
Alternativa sostenibile alle regolari pile usa e getta, le pile ricaricabili consentono di proteggere l’ambiente e allo stesso tempo di abbattere i costi di gestione. Vediamo insieme alcune operazioni da seguire per garantire la miglior carica possibile:

Utilizza un caricabatteria adatto alle dimensioni delle pile che devi ricaricare. Sono infatti numerosi i caricabatteria disponibili in commercio a seconda dei vari formati delle pile. Così come è necessario utilizzare un caricabatteria adatto al tipo di pila, allo stesso modo evita di usare pile usa e getta o non compatibili con il caricabatteria a disposizione.
Alla prima ricarica delle pile ricaricabili, per evitare il cosiddetto “effetto memoria” – ossia la drastica riduzione della capacità di carica di una pila – scarica le pile completamente prima di ricaricarle.
Vuoi sapere come controllare la carica delle pile? Basterà dotarsi di un tester per verificare se, prima di ricaricarla, la pila abbia ancora energia residua.
Dopo esserti assicurato di aver posizionato bene le pile all’interno del caricabatteria con i poli allineati al lato corretto, effettua la ricarica completa. Molti dispositivi sono infatti dotati di una spia luminosa che da rossa diventerà verde per indicarti il completamento della procedura di ricarica.
Rimuovi quindi le pile dal caricabatteria evitando di sovraccaricarle. Una carica eccessiva è infatti la prima causa di riduzione del ciclo di vita di una pila.

Come pulire l’acido delle pile
Quante volte ci è capitato di riporre a lungo in un cassetto dei dispositivi elettronici con ancora le pile inserite pur sapendo che sarebbe buona norma toglierle per un’adeguata conservazione delle pile stesse e soprattutto del dispositivo in questione? Tale dimenticanza può comportare serie conseguenze con la perdita di acido, che potrebbe compromettere l’uso dell’apparecchio. Forse non tutti lo sanno, ma è possibile riavviare il funzionamento rimuovendo l’ossidazione. Vediamo come:

Si possono utilizzare delle bombolette antiossidanti disponibili in commercio che agevolano la rimozione di queste sostanze. Inoltre, da un negozio di ferramenta, è possibile acquistare uno spazzolino di rame o di ottone qualora sia necessario togliere la polvere.
Se stai cercando un rimedio casalingo, prova con un cotto fioc imbevuto di un po’ di alcol denaturato. Per raschiare le impurità più ostinate, puoi invece usare una comune gomma da cancellare.
Evita di utilizzare oggetti appuntiti o in ferro perché potrebbero graffiare le superfici e arrivare a danneggiare i circuiti elettrici.
Consigliamo infine di munirsi di guanti in lattice perché il liquido rilasciato dalle pile può causare irritazioni alle pelli più sensibili.

Utilizzare in maniera appropriata le pile ricaricabili e non, ricaricandole o smaltendole adeguatamente, è essenziale per un corretto utilizzo dei nostri dispositivi elettrici ma consente anche di salvaguardare l’ambiente proteggendo acqua e suolo dalle sostanze inquinanti presenti in questi piccolissimi articoli. La nostra guida è stata ideata per questo: per aiutarti nella promozione di un uso più sostenibile di tutte le pile in commercio!

Hai già optato per le pile ricaricabili mediante il caricabatteria? Raccontaci i tuoi trucchi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia!

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17/06/2020

Nelle ultime settimane, molti di noi si sono dovuti adattare a nuove modalità di lavoro. Con le aziende chiuse, ai dipendenti è stato chiesto di lavorare da casa, in remoto, nella cosiddetta modalità smartworking. Chi tra di noi eseguiva già il proprio lavoro dalla scrivania di casa sa quanto sia importante disporre di uno spazio dedicato, appositamente ideato e strutturato per consentire di lavorare al computer per diverse ore senza iniziare a soffrire di terribili mal di schiena. Per garantire la massima produttività, infatti, è necessario disporre di una postazione comoda che ci accompagni nelle numerose ore di sedentarietà.

Di recente, abbiamo visto come sedersi correttamente alla scrivania per assicurare una postura corretta che eviti danni a spalle, collo e schiena. A tale scopo, si pensa spesso alla scrivania ideale, a un secondo monitor o a un mouse con poggiapolsi. Uno degli elementi essenziali per favorire una postura ideale, di cui la nostra schiena ci ringrazierà, è però la scelta della sedia da ufficio.
Elementi da considerare per scegliere una sedia da ufficio 
Uno dei primi aspetti da tenere in considerazione è l’utilizzo. Probabilmente, lavorando da casa in modalità smartworking, non si utilizzerà la sedia solo occasionalmente ma sarà importante orientarci verso una sedia in grado di sostenerci per diverse ore nell’arco della giornata. In questo caso, è preferibile quindi optare per una sedia ergonomica, caratterizzata da una struttura che supporta la schiena ed evita tutti gli svantaggi, nonché i numerosi costi per infortuni derivanti dall’adozione di una postura errata.

Un’altra caratteristica molto importante di queste sedie da ufficio è la possibilità di regolarle e personalizzarle alle nostre esigenze per garantire libertà di movimento, sgravando la colonna vertebrale da eccessivi carichi, e mantenere braccia, collo e spalle in posizione rilassata.
Come regolare una sedia da ufficio 
Scegliere una sedia da ufficio di elevata qualità è solo il primo passo. La sedia deve garantirci la comodità necessaria e il supporto costante durante le ore di lavoro. Per ottimizzarla alle nostre esigenze, è essenziale saperla regolare. Di seguito, ti aiuteremo con alcuni dei principali settaggi:

Altezza da terra: per prima cosa, i gomiti devono formare un angolo retto quando appoggiati sul piano di lavoro. Usando la leva di regolazione dell’altezza, è possibile abbassare o sollevare il sedile per garantire la posizione corretta. Anche le ginocchia devono formare un angolo di 90° con tutta la pianta di entrambi i piedi ben appoggiata a terra. Per agevolare tale postura, può essere necessario l’utilizzo di un poggiapiedi.
Profondità del sedile: i polpacci delle gambe e la parte anteriore del sedile devono essere a una distanza di 5 cm, all’incirca la grandezza di un pugno. Qualora non fosse così, molte sedie da ufficio dispongono di una leva laterale che avanza o indietreggia lo schienale per individuare la posizione ottimale.
Inclinazione dello schienale: generalmente, le sedie ergonomiche dispongono di una doppia regolazione dello schienale. Il sistema basculante che si reclina quando ti appoggi all’indietro e il sistema sincronizzato dove sia lo schienale sia il sedile seguono i movimenti del corpo. In una sedia operativa ottimale, il meccanismo di reclinazione può essere attivato con la relativa leva e regolato con la manopola per aumentarne o diminuirne l’intensità.
Regolazione di schienale e poggiatesta: molte delle sedie ergonomiche più avanzate dispongono dell’opzione di regolare lo schienale in altezza per adattarlo alla curva naturale della schiena. Per evitare cervicali, dotarsi di una sedia da ufficio con poggiatesta reclinabile e regolabile. Chi invece è più propenso al mal di schiena può optare per i modelli dotati di sostegno lombare, anch’esso regolabile in altezza.
Regolazione dei braccioli: i braccioli sono essenziali per il rilassamento delle braccia. Anch’essi sono solitamente regolabili in altezza per garantire che il gomito sia in appoggio durante l’utilizzo della tastiera. Qualora non fossero regolabili, non garantissero sufficiente libertà di movimento e fossero troppo scomodi, opta per una sedia da ufficio con braccioli rimovibili

Altri aspetti da valutare per scegliere una sedia ergonomica
Abbiamo esaminato diverse opzioni di regolazione per scegliere una buona sedia da ufficio che sia comoda e che si adatti alla nostra corporatura ed esigenze specifiche. Vediamo ora altri aspetti da tenere a mente:

Base della sedia: per garantire libertà di movimento, è indispensabile che la sedia da ufficio sia dotata della possibilità di rotazione, per consentirci di variare la posizione del busto, e di rotelle. Ergonomicamente parlando, le ruote sono infatti consigliatissime per una postazione di lavoro ottimale. Per una maggiore stabilità, la base dovrebbe disporre di 5 piedi di supporto, disponibili in diversi materiali a secondo dell’uso e del budget. Anche le ruote possono essere in diversi materiali a seconda della tipologia del pavimento: quelle in gomma sono sicuramente le più versatili!
Sagomatura e imbottitura: abbiamo già visto come sia importante scegliere una sedia da ufficio che sia in linea con la curva naturale della nostra schiena, meglio se dotata di supporto lombare. Per quanto concerne l’imbottitura, molte sedie moderne non la offrono affatto a garanzia di una maggiore circolazione dell’aria. Se il sedile è imbottito, optare per una poltrona da ufficio che abbia bordi imbottiti su tutti i lati e bordo anteriore arrotondato per favorire la circolazione sanguigna nelle gambe.
Materiale di rivestimento: nella scelta del rivestimento ideale, è importante scegliere materiali che non trattengano il calore corporeo e che agevolino invece la circolazione dell’aria. In tale ottica – seppur comoda – la pelle non è tra le migliori opzioni anche se, insieme al vinile, è uno dei materiali più facili da pulire e meno soggetto agli strappi, caratteristica più comune per tessuto e panno (materiali anche più economici ma più traspiranti). Per risolvere entrambe le problematiche, il rivestimento con maglia a rete, o mesh, è forse la soluzione più azzeccata.

Come pulire una sedia da ufficio
Se utilizzata spesso e in modo costante, è necessario pulire frequentemente la sedia da ufficio per garantirne la massima durata e assicurarci che continui a svolgere al meglio il proprio lavoro accompagnandoci a lungo nelle nostre giornate:

Per una pulizia superficiale, sarà sufficiente un panno morbido per rimuovere la polvere o un piccolo aspirapolvere per catturare i residui depositati tra lo schienale e il sedile, meglio se dotato di beccuccio sottile. Per un’operazione più delicata, puoi optare per una spazzola dotata di setole morbide che eviterà di raschiare e rovinare il tessuto.
Sicuramente, ti chiederai anche come pulire le rotelle di una sedia da ufficio. Girando su tappeti o moquette, è probabile che raccolgano capelli e altro materiale che potrebbe persino bloccarle. Servendoti di uno stuzzicadenti, potrai entrare all’interno e rimuovere qualsiasi residuo senza arrecare danni alle ruote.
Ti è caduto un po’ di caffè sulla sedia da ufficio e si è formata una macchia? Per le sedie in similpelle e tessuto, è sufficiente un po’ di detersivo per i piatti o di sapone di Marsiglia da versare su un panno inumidito con acqua tiepida. La stessa operazione può essere effettuata per detergere in profondità rotelle e parti in plastica, anche se prive di macchie. Può essere inoltre usato l’alcol denaturato per le macchie più ostinate, da evitare però su rivestimenti acrilici che potrebbero rovinarsi.
Infine, puoi servirti di una vaporella per una pulizia profonda al vapore delle sedie in tessuto, da abbinare all’utilizzo del bicarbonato di sodio a pioggia da lasciar agire per 2-3 ore prima della rimozione.

Stare comodamente seduti alla scrivania è un elemento essenziale per la salute e la produttività. Dolori muscolari, mal di schiena o cattiva circolazione possono avere effetti devastanti sul corpo e sulla giornata lavorativa. È quindi essenziale assicurarsi una postazione di lavoro ottimale che favorisca l’ergonomia. Segui i nostri consigli per scegliere la sedia da ufficio più adatta alle tue esigenze!

Hai acquistato di recente una delle nostre sedie da ufficio e ti stai trovando bene? Contattaci sulla nostra pagina Facebook Viking Italia e raccontaci la tua esperienza!

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08/06/2020

Sostenibilità della carta: riciclata o carta FSC?
Tempo fa, ti abbiamo dato qualche consiglio su come rendere più ecologico l’ufficio. Spesso non ci pensiamo, ma in ambito lavorativo facciamo un ampio uso – e a volte spreco – di risorse a cui dobbiamo prestare attenzione per ridurre il nostro impatto ambientale. Anche lavorando da casa in maniera provvisoria, in modalità smartworking o permanentemente nel caso tu fossi un freelance, è importante adottare misure per rendere l’ambiente lavorativo più green. Uno degli aspetti che avevamo preso in considerazione nell’articolo era il riciclo della carta. 

Spesso, quasi senza farci nemmeno caso, ci ritroviamo a stampare un documento solo per leggere meglio un’email o un articolo, usiamo un foglio nuovo per prendere qualche appunto per poi buttarlo quando non ci serve più o tappezziamo la scrivania di una miriade di post-it che finiscono nel cestino al termine della giornata. Così facendo, non ci rendiamo nemmeno conto delle ripercussioni ambientali che hanno questi comuni gesti alla scrivania di lavoro. La produzione tradizionale della carta, infatti, non solo prevede l’abbattimento di numerosi alberi ma concorre anche alla distruzione degli habitat naturali degli animali e all’emissione di gas a effetto serra e di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre. 
Come avviene il riciclo della carta
Nonostante la carta sia biodegradabile, ridurne il consumo non solo consente di salvaguardare l’ambiente abbattendo meno alberi ma significa anche risparmiare in termini di risorse energetiche e idriche, abbassando quindi i costi di gestione. Molti di noi, sono abituati a vedere la carta nel proprio cestino o al limite, nel relativo contenitore per la raccolta differenziata; ma da lì cosa succede? Come avviene il riciclo della carta? 

Dopo la raccolta e lo stoccaggio, si passa al selezionamento per eliminare i materiali impuri sia in modalità meccanica sia manuale. A questo punto, si arriva alle fasi di pressatura e legatura per la realizzazione delle balle, che una volta trasportate nelle cartiere, verranno sminuzzate, sbiancate eliminando eventuali inchiostri presenti, e ridotte in poltiglia con l’aggiunta di acqua calda. A ciò, segue l’affinamento per eliminare le ultime scorie e impurità con la separazione della pasta di cellulosa. Viene quindi aggiunta cellulosa vergine in base all’uso e alla qualità che dovrà avere la nuova carta ed ecco la materia prima pronta a rientrare nel processo di produzione per la realizzazione ad esempio di carta riciclata. 
Come garantire una maggiore sostenibilità della carta
Oltre al riciclo vero e proprio della carta, esistono diversi modi per essere più ecosostenibili al lavoro e ridurre il quantitativo di carta usata e quindi da riciclare: 

Per prima cosa, dobbiamo chiederci se è assolutamente necessario stampare il documento che abbiamo di fronte a noi al computer. Magari un file può essere semplicemente letto al monitor oppure salvato in una determinata cartella di lavoro qualora sia essenziale archiviarlo o sul cloud se deve essere condiviso con altri. 
Nel caso in cui la stampa sia essenziale, possiamo pensare di ridurre i caratteri, modificare i margini o stampare su entrambi i lati del foglio per ottimizzare la carta utilizzata dalla stampante. 

Possiamo sfruttare le pagine bianche di documenti stampati solo da un lato per prendere appunti nel corso della giornata o trasformarle in piccoli block-notes da usare per annotare idee durante una riunione. 
Oppure possiamo passare direttamente al formato elettronico e prendere appunti su un’app del telefono, con il vantaggio aggiuntivo di poterli avere sempre con noi, garantirne la sincronizzazione su diversi dispositivi e la condivisione immediata con i colleghi. 

 Altri utilizzi della carta usata
Oltre al riutilizzo a scopi prettamente lavorativi, la carta – o anche il cartone delle scatole – può essere impiagata per numerosi altri scopi: 

Ad esempio, la carta è ottima da utilizzare per la pulizia dei vetri dell’ufficio – o di casa se lavoriamo in remoto. Sempre per le operazioni di pulizia, può essere impiegata anche in cucina per il piano cottura che condividiamo con i colleghi. 
Possiamo inoltre utilizzarla come rivestimento, nel caso dovessimo imbiancare le pareti dell’ufficio o di casa. 
Possiamo usarla per incartare i regali ai colleghi, creare originali sacchetti oppure per eventuali creazioni in cartapesta, découpage o bricolage. 
Anche le scatole di cartone con cui ci vengono consegnati diversi materiali da ufficio possono essere conservate e riutilizzate come contenitori di trasporto per eventuali trasferimenti di lavoro. 

Altri aspetti da considerare sul riciclo della carta
Benché sia un’attività che tutti percepiamo come estremamente utile ed essenziale per ridurre i costi e l’impatto ambientale, il riciclo della carta comporta anche una serie di dubbi: 

Si può riciclare la carta generata dal distruggidocumenti? In linea di massima, la risposta è sì… ma solo in determinate circostanze. Questa tipologia di carta è infatti nota per la difficoltà di riciclo in quanto la carta generata può inceppare i macchinari preposti al riciclaggio. È sempre importante verificare prima con il proprio centro di riciclo locale o qualora possibile, senza violare nessun obbligo di riservatezza, riutilizzare il materiale generato ad esempio come riempimento in scatole contenenti articoli fragili. 
Si possono riciclare scontrini e ricevute? No. Essendo realizzati in carta termica, possono contenere sostanze inquinanti e dannose. Vanno quindi smaltiti nel cestino dell’indifferenziata. Prima però, se bianchi sul retro, consigliamo di utilizzarli come foglietti per gli appunti. 

Quante volte ti è capitato di lavorare fino a tardi a un progetto e ordinare una pizza d’asporto per cena? Qualora il cartone sia pulito, può essere riciclato nella carta ma se fosse sporco di cibo, è da smaltire tra i rifiuti indifferenziati. 
Così come la carta sporca, anche l’unto o il bagnato non consentono il riciclo della carta. Scottex con presenza di macchie d’olio, fazzoletti da naso usati e materiali simili non possono quindi essere destinati al riciclo. 

Cos’è e cosa significa FSC? 
L’acronimo FSC sta per Forest Stewardship Council e si tratta di una ONG senza scopo di lucro in campo ambientale che tutela le foreste e i relativi abitanti. La carta in confezioni recanti questo timbro dispone quindi di una certificazione a garanzia della relativa ecocompatibilità, della corretta gestione forestale, della sostenibilità e della tracciabilità dei prodotti. Anche questa tipologia di carta può essere riciclata. Qual è la differenza tra carta riciclata e carta FSC? Seppur la prima possa non disporre del timbro in questione, sono entrambe opzioni ecologiche nella scelta di prodotti. Come si ottiene la certificazione? L’azienda dovrà farlo attraverso l’ente accreditato al rilascio di questa tipologia di certificazione in Italia. Dovrà comprendere le richieste dello standard, definire e implementare le procedure adeguate che rispondano allo standard di certificazione adottando le relative norme di gestione e formando il personale di pertinenza. Al termine dell’implementazione, dovrà quindi sottoporsi all’audit che, se avrà esito positivo, condurrà all’ottenimento della certificazione. 

Riciclare la carta è un’attività importantissima che dobbiamo svolgere tutti, sia che ci troviamo in ufficio a smistare centinaia di risme di carta alla stampante o a casa quando gettiamo via una rivista. L’impatto ambientale del riciclo gioca infatti un ruolo essenziale nella salvaguardia del pianeta e consente di dar vita a moltissimi articoli tra cui libri, quaderni, agende, post-it, album di fotografie, buste e sacchetti! Segui la nostra guida su come si ricicla la carta per assicurarti di applicarne tutte le regole! 

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Idee
17/12/2019

È lunedì mattina, suona la sveglia e all’idea che il weekend sia ufficialmente terminato per iniziare un’altra settimana lavorativa, vorresti spegnere la sveglia e girarti dall’altra parte. Prima o poi, a tutti è capitato di sentirsi così, di attraversare momenti di stallo, di scarsa motivazione dove per eseguire le stesse attività lavorative ci impieghiamo molto di più, con la sensazione di un prosciugamento progressivo dell’energia. Ti sarà anche capitato, invece, di trascorrere intere giornate, se non mesi, a svolgere compiti in assoluta semplicità passando da un progetto all’altro senza fatica con un’elevata produttività, in armonia e con quel pizzico di divertimento. Quando cadiamo nel primo esempio, cosa possiamo fare per ritornare al secondo e, come una stampante laser con un toner del tutto nuovo, ritrovare quello slancio necessario per le nostre giornate in ufficio?
Scopri il motivo
Innanzitutto, è essenziale ricordarsi che sentirsi così è un pensiero normalissimo che succede a tutti. L’importante è capirne il motivo. Magari, hai lavorato sodo facendo molti straordinari o c’è un aspetto del progetto che stai gestendo che ti turba particolarmente: alcune persone hanno infatti una naturale predisposizione per le presentazioni, mentre altre adorano i dettagli di un foglio di calcolo. Può essere che il problema risieda nella vita privata e che si rifletta sul lavoro oppure si è verificato un cambiamento in azienda a cui ti devi ancora abituare. Qualsiasi sia la causa, è fondamentale individuarla per poter intraprendere le giuste azioni per gestirla al meglio e ritrovare quella scintilla che ti fa essere soddisfatto e produttivo al lavoro. Parlane anche con persone fidate o con il capo, se necessario: osserverai la situazione da un punto di vista diverso, con il distacco necessario per riacquistare la visione del quadro d’insieme. A volte, siamo come giocattoli a carica: continuiamo a sbattere contro lo stesso muro senza renderci conto che la porta aperta è di fianco a noi!
Pianifica il tempo come se fosse un budget finanziario
Come per le risorse finanziarie, è importante pianificare anche il tempo a nostra disposizione. Se questo aspetto è essenziale per portare a compimento i progetti lavorativi, lo è altrettanto per la gestione del nostro tempo – e benessere – personale. Pensiamo, ad esempio, a quando ci troviamo a fare parecchie ore di straordinario: se la situazione si protrae per un certo periodo, non è facile mantenere la giusta motivazione e livelli alti di energia. Può capitare infatti di sentirci esausti con il solo desiderio di tornare a casa per buttarci sul divano. Stabilendo un piano per le ore da dedicare al lavoro, a se stessi, al riposo e a qualunque altra attività a cui vogliamo dedicarci, avremo una guida che potremo seguire nei momenti più lenti e di stallo.

L’importanza degli hobby
Dopo un periodo piuttosto stressante, è fondamentale ricaricarsi magari prendendo qualche giorno di ferie, cogliendo l’occasione per un weekend fuori porta ad esempio che, oltre a rompere la routine, ci permetterà di distrarre la mente e riacquistare le giuste energie per rifocalizzarci a dovere. Anche dedicarci a un’attività che ci appassiona o intraprendere un hobby del tutto nuovo può sprigionare la carica e l’entusiasmo che ci ridoneranno produttività in ufficio. Distraendo infatti la mente con qualcosa di nuovo da fare dopo il lavoro, ci consentirà di riesaminare ciò per cui nutriamo stanchezza rinnovandone la passione iniziale. In un precedente articolo, abbiamo visto come un hobby può stimolare il lavoro in ufficio e diventare un modo per sviluppare una competenza da applicare quindi in ambito professionale. Nel caso dello sport, potrà inoltre mantenerci in forma evitando le brutte abitudini associate ai momenti di blocco ed essere un valido alleato nel promuovere il raggiungimento dei nostri obiettivi.
Al bando la negatività
Nei momenti di maggiore stanchezza, è facile credere a quella vocina che abbiamo dentro e che si rivolge a noi in un modo che mai adotteremmo con il nostro migliore amico. È importantissimo mantenere un dialogo interno positivo, analizzando la situazione dall’esterno come se ce la raccontasse una persona a noi cara. In questo modo, avremo una prospettiva più realistica, una visione migliore del percorso che vogliamo intraprendere e dei passi concreti da realizzare per riacquistare la giusta energia. Se ad esempio ci capita di confrontarci con gli altri in maniera negativa, è giusto ricordarsi che ogni persona ha le proprie qualità e punti di forza – sul lavoro come nella vita personale. Se è la paura a fermarci, è giusto dare spazio al coraggio di provare. Per mantenerci produttivi in ufficio, è sempre fondamentale ascoltare il dialogo interno, lasciando affiorare quello positivo.

Flusso naturale
Concludiamo l’articolo proponendoti una tecnica per ritrovare quello slancio necessario a garantirti produttività al lavoro. Come suggerito in uno dei precedenti paragrafi, è possibile che il momento di stallo sia dovuto ad attività lavorative che non rientrano nel tuo flusso naturale, ossia in quei compiti per cui nutri una reale passione e predisposizione. Crea due elenchi: uno per le attività che ti rallentano e bloccano; uno per le mansioni che ti infondono più energia. Focalizzati sulla seconda lista e dedica il maggior tempo possibile a questi compiti; mentre per la prima, cerca di esternalizzare o riassegnare l’attività.

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Ci auguriamo che questo articolo ti abbia offerto interessanti spunti di riflessione per recuperare la produttività nei momenti di blocco sul lavoro. Hai altri consigli che vorresti condividere? Comunicaceli sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.