Categoria: Ufficio

Consigli, curiosità e notizie sulla vita di ogni giorno in ufficio

Ufficio
21/02/2020

Occhi stanchi da computer, secchi con un po’ di dolore, e magari con del prurito che ci porta a sfregarci con le mani, e ancora lacrimazione, mal di testa, rigidità al collo e stanchezza generale: gli occhi stanchi da computer non sono una malattia grave, e tuttavia sono estremamente fastidiosi, soprattutto per chi lavora molte ore al giorno al monitor.
Occhi stanchi da computer: le cause
Le cause sono tutto sommato facilmente identificabili: uso prolungato di dispositivi elettronici retroilluminati, come computer e smartphone; lettura intensa; esposizione a luci troppo intense, sforzi della vista in ambienti male o poco illuminati; ambienti secchi, o condizionati.

Le conseguenze possono essere più o meno invalidanti, dalla difficoltà temporanea a mettere a fuoco a mal di schiena persistenti o fotosensibilità. Che fare allora? Il rimedio più banale sarebbe quello di esporsi con moderazione alle condizioni che causano gli occhi stanchi; peccato però che quelle siano spesso, se non sempre, le condizioni di lavoro di moltissime persone. Ecco quindi qualche accorgimento per migliorare la postazione di lavoro e le abitudini quotidiane davanti al monitor.
Occhi stanchi da computer: qualche rimedio immediato
Il monitor deve essere ad almeno 50 cm di distanza, e non più in alto degli occhi.
Lo schermo del computer spento non deve riflettere le luci che ci sono nell’ambiente di lavoro, altrimenti queste sono in posizione sbagliata rispetto al monitor: la luce non deve mai essere sopra o dietro l’operatore del terminale.

Meglio non posizionare il computer davanti alla finestra e davanti a una parete bianca, che potrebbero creare riflessi fastidiosi per gli occhi (e magari chiedere una valutazione della qualità dell’illuminazione dello spazio di lavoro).

Per interrompere l’affaticamento degli occhi è bene concedersi brevi ma frequenti pause: ogni 15 o 30 minuti chiudere gli occhi per qualche istante, distrarli dal monitor, magari alzarsi una volta ogni ora.

Per umidificare le palpebre ed evitare l’eccessiva secchezza è fondamentale ricordarsi di sbattere spesso le palpebre. Per stimolare la lacrimazione è anche possibile massaggiarsi le palpebre con il palmo della mano, e ancora le orbite e le tempie per rilassare i muscoli oculari.

Se la stanza è eccessivamente secca o condizionata, dotarsi di un umidificatore (e mai – mai – fumare nell’ambiente di lavoro, per molti smart worker una forte tentazione).

Ufficio
20/02/2020

Secondo una ricerca dell’Università dell’Arizona le tastiere dei computer, in un ufficio, possono ospitare fino 3.300 germi per pollice quadrato. E poi ci sono briciole, capelli, macchie di vario genere, polvere e chissà che altro. Ecco perché pulire regolarmente la tastiera, il monitor e il mouse del proprio computer è un’operazione indispensabile: per la propria salute e per evitare guasti ai dispositivi.

Ma i dispositivi elettronici sono estremamente delicati e per quanto pulire possa sembrare un’operazione banale, bisogna sempre operare con molta accortezza. Evitando alcuni errori banali ma potenzialmente molto dannosi.

– I detergenti per vetri non sono adatti per pulire uno schermo LCD di un computer portatile o desktop. Si possono usare soluzioni naturali (acqua e aceto in uguale quantità) ma soprattutto detergenti specifici per la pulizia dei dispositivi elettronici.

– Mai spruzzare il liquido detergente direttamente sullo schermo: potrebbe infiltrarsi nelle fessure fino a toccare i collegamenti elettrici. Meglio spruzzarlo su un panno morbido da usare per la pulizia del monitor.

– Mai usare panni carta o rotoloni da cucina: per quanto appaiano morbidi, possono sempre rigare lo schermo. Meglio, molto meglio il panno in dotazione con i prodotti per detergere il monitor, o un panno morbido in tessuto naturale.

– Meglio procedere con movimenti circolari, con tocco leggero, e lasciando poi asciugare naturalmente all’aria lo schermo LCD del computer prima di richiuderlo nel caso di un laptop.

– Per rimuovere sporco e germi dalla tastiera si può cominciare con dei panni cattura polvere per proseguire con del detergente naturale o specifico per la pulizia delle tastiere. Per rimuovere polvere e sporco più ostinato si può anche usare la bomboletta spray ad aria compressa: basta tenere la bomboletta in verticale e inclinare la tastiera o il computer portatile, favorendo in questo modo anche l’azione meccanica con dei piccoli scuotimenti.

– Non usare mai invece un vero e proprio aspirapolvere che potrebbe creare una scossa elettrostatica in grado di danneggiare i componenti elettronici più sensibili del computer, compresa la memoria e l’hard disk interno.

Ufficio
06/02/2020

Farsi un buon amico in ufficio è possibile? Cioè, il nostro vicino di scrivania è solo un collega, con il quale si passano molte ore al giorno, o è anche qualcosa di più? E ancora: esiste l’amicizia sul posto di lavoro? Oppure si tratta solo di relazioni funzionali? Il dibattito è aperto da tempo e i punti di vista opposti hanno ciascuno le proprie ragioni. In ufficio, al lavoro, si va per lavorare, e lo si può fare anche senza essere amici è il punto di vista di chi pensa che al lavoro le relazioni siano solo funzionali. E invece no, è importante avere un amico sincero sul posto di lavoro è il punto di vista di chi cerca anche relazioni umane nell’ambito professionale.

Dalla parte di chi pensa che sia importante farsi un buon amico in ufficio ora c’è anche qualche ricerca scientifica, come quella di Gallup, una importante società di analisi e consulenza americana che ha dimostrato come avere un amico in ufficio migliori le prestazioni professionali. Cioè: più produttività, meno errori, più fatturato.
Perché farsi un buon amico in ufficio
Avere un amico nella scrivania accanto migliora l’umore, e questo è quasi banale. Ma chi ha un “appoggio affettivo” in ufficio è anche più sicuro, più disposto a lavorare con margine di autonomia e intraprendenza, più disposto alla collaborazione e condivisione di conoscenze, più aperto al dialogo, alla richiesta di aiuto (altrimenti frustrata dal timore di fare brutta figura e dimostrarsi inadeguati) e a fare da ponte tra i diversi dipartimenti della stessa azienda. Quelle reti sociali che sempre più si pensa siano positive all’interno di un microcosmo come quello di un ufficio o azienda.
Pro e contro dell’avere un amico in ufficio
Insomma, l’amicizia in ufficio migliora l’umore, la comunicazione, la collaborazione e le montagne russe emotive, ma non è tutto rose e fiori. Perché ci sono anche gli aspetti negativi: le amicizie tendono sempre a essere esclusive, e questo può generare gruppi e gruppetti tra cui scattano invidia e competizione, i pettegolezzi possono circolare più velocemente, e talvolta un amico (vero) può anche non dire tutta la verità in faccia per come è. Senza considerare quando l’amicizia diventa qualcosa di più. E tutto questo va a detrimento delle prestazioni dell’azienda.

Che fare allora? Sicuramente partire dal dato secondo il quale solo il 20% dei lavoratori interpellati da Gallup dichiara di avere un vero amico sul lavoro, e da qui provare a stimolare relazioni che siano qualcosa in più di una semplice collaborazione professionale e possano avere almeno un minimo di appoggio empatico. Perché chi sta meglio in un ambiente vi lavora anche meglio.

Ufficio
29/01/2020

Prendere l’influenza in ufficio è quasi inevitabile: molte persone che frequentano lo stesso ambiente per molte ore al giorno, spesso senza ricircolo di aria dall’esterno, venendo a contatto con gli stessi oggetti come stampanti, scrivanie, maniglie e macchinette del caffè, sono le condizioni ideali per il proliferare dei virus influenzali. Con in più un’aggravante; che spesso, per la pressione indotta dal dover essere presenti anche se malati, si viene in ufficio comunque e si moltiplicano le probabilità che altri siano contagiati dall’influenza.
Come non prendere l’influenza in ufficio
Ci sono alcuni comportamenti che si possono mettere in atto dall’autunno alla primavera per cercare di non ammalarsi in ufficio.
Stare a casa con i primi sintomi dell’influenza
Se il capo non capisce, lo capirà e apprezzerà: stare a casa con i primi sintomi dell’influenza e lavorare da remoto, in modalità smart working, è la miglior cosa che si possa fare per evitare il proliferare dell’influenza in ufficio. Evitare di essere la fonte del contagio riduce il rischio di trasmissione agli altri ed è un vantaggio, e non un costo, per l’azienda.
Come non prendere l’influenza in ufficio: lavare spesso le mani
Le mani sono la primaria fonte di diffusione di germi, batteri e virus: durante il giorno toccano di tutto, dai copriwater a tastiere e mouse, dalle scrivanie alle mani di altre persone e innumerevoli oggetti che passano di mano in mano. Per evitare di prendere l’influenza o di contagiare i colleghi è bene lavarsi spesso le mani: si può andare in bagno, oppure utilizzare igienizzanti in flacone, pratici da tenere accanto a sé sulla scrivania.
Influenza in ufficio: evitare la promiscuità
Evitare la promiscuità è il miglior modo per abbassare il rischio di prendere l’influenza in ufficio: usare sempre e solo la propria penna per scrivere (ed evitare di metterla in bocca…), non utilizzare tazze o bicchieri comuni dell’area ristoro, pulirsi le mani dopo aver utilizzato strumenti di uso comune come le stampanti, portarsi eventualmente la propria bottiglia di acqua se non c’è un distributore comune sono tutti piccoli accorgimenti che evitano la promiscuità e abbassano il rischio di prendere l’influenza.
Curare l’igiene e mantenere pulito
Curare l’igiene e mantenere pulito il posto di lavoro è un altro prerequisito per evitare la diffusione di germi, batteri e virus ed evitare di prendere l’influenza in ufficio. Se la pulizia è effettuata giornalmente si può stare relativamente tranquilli, ma se questo non avviene dotarsi di prodotti per una rapida pulizia della propria scrivania e di computer, tastiere, mouse ed eventualmente delle parti comuni (in molti uffici esiste una zona ristoro con tavolo e suppellettili di uso comune) può essere un piccolo impegno che preserva dal rischio influenza.

Ufficio
20/01/2020

Mettere in ordine l’ufficio è un ’bout come la tela di Penelope: ciò che si riesce a fare di giorno sembra disfarsi la notte, e la scrivania non è mai davvero in ordine come vorremmo. Siamo da poco tornati dalle vacanze, l’ufficio era perfetto, pulito, con tutti i documenti in ordine e le scrivanie sgombre, come è giusto lasciarlo prima di assentarsi per qualche giorno, ma poi dopo una settimana è di nuovo tornato il solito caos. Caos che diminuisce la produttività (quanto tempo si perde a cercare fogli, faldoni e cartellette finite chissà dove?) e rende meno gradevoli le ore passate sul luogo di lavoro.

Certo, ci sarà sempre qualcuno che sostiene che il caos e il disordine sono creativi, ma a meno che non si lavori in un ambito davvero creativo, un ’bout di ordine aiuta a vivere meglio le giornate in ufficio (e poi c’è sempre chi sostiene che i disordinati sono inaffidabili…).

Ma come fare a mentenere in ordine l’ufficio? Si può provare il metodo (infallibile) di Marie Kondo, quello giapponese delle 5S, o più semplicemente provare a rendere il nostro spazio di lavoro bello, gradevole e famigliare ai propri occhi.

Dal punto di vista pratico i consigli si sprecano, come questi. Ma poi si può acquistare qualche quadro o pannello decorativo, sostituendo la vecchia scomoda sedia con una ergonomica e dai colori che mettono il buon umore, procurandosi un deodorante per ambiente o allestendo un piccolo corner per le brevi pause tra un impegno e l’altro.

Detto dell’hardware, si può fare qualcosa anche per il software: per esempio isolandosi dal rumore ascoltando della musica direttamente dal computer, oppure prendendo piccole pause per fare qualche facile esercizio di allungamento che migliora la postura e scaccia lo stress.

Insomma, prendersi cura di sé e dell’ambiente di lavoro è il modo migliore per evitare che il caos abbia il sopravvento e trasformare l’ufficio in un posto gradevole, ordinato ed efficiente.

Ufficio
02/01/2020

Vacanze finite, si torna tutti al lavoro. Spesso, se non sempre, carichi di buoni propositi, per la vita professionale così come per quella personale. Sono le buone intenzioni di Capodanno che però, il più delle volte, svaniscono già all’Epifania, o qualche giorno dopo. Giusto il tempo di riprendere la solita routine e le solite abitudini.

Be’, c’è anche però chi si occupa di studiare le strategie del cambiamento, e di formalizzarle in step e buone pratiche che possono aiutare a raggiungere i cambiamenti desiderati. Da quelli macro – aziendali per esempio – a quelli micro, o personali. Come Meg Baker, direttore programma UAB Employee Wellness all’University of Alabama at Birmingham che ha suddiviso ogni processo di cambiamento in tre passaggi – precontemplazione (resistenza al cambiamento), contemplazione (desiderio di cambiare abitudini), azione (il vero processo di modifica dello stile di vita) – e poi ha stabilito i 5 piccoli, significativi passi che portano davvero a cambiare le cattive abitudini in buone pratiche.

Stabilire piccoli obiettivi realistici a breve termine.
Considerare tutti i vantaggi di quel cambio di abitudini.
Comunicare i propri obiettivi a qualcuno di vicino (famigliari, amici, colleghi) per aumentare il proprio coinvolgimento.
Fare valutazioni quotidiane dei risultati raggiunti.
Essere pronti a cambiare piano e fissare nuovi obiettivi.