Categoria: Ufficio

Consigli, curiosità e notizie sulla vita di ogni giorno in ufficio

Ufficio
16/05/2019

Rifiutare un’offerta di lavoro può sembrare assurdo, soprattutto di questi tempi in cui la ricerca di lavoro è invece spasmodica. Eppure, soprattutto se un lavoro lo si ha, ci sono casi in cui si deve rifiutare un’offerta di lavoro. Anche quando la pancia dice che non si dovrebbe chiudere quella porta e lasciare qualcosa di certo, e conosciuto, per qualcosa di incerto e ignoto. In un mercato del lavoro veloce, competitivo e complesso non è facile capire quando declinare un’offerta di lavoro, e altrettanto difficile è farlo con i modi e i tempi giusti.
Rifiutare un’offerta di lavoro: avere le idee chiare sulla propria carriera
La cosa più importante per riuscire a declinare un’offerta di lavoro è avere le idee chiare sulla propria carriera. Ogni età ha i suoi tempi e i suoi modi per fare carriera, e le proprie priorità: rifiutare più soldi per cercare più esperienze ha senso a 20/30 anni, magari non lo ha a 40/50; rimanere al proprio posto può aver senso quando la priorità è anche la famiglia, e averne meno da giovani quando si può decidere di lasciare il proprio Paese per fare un’esperienza all’estero. I casi sono infiniti, ma il minimo comun denominatore è avere chiaro il proprio percorso professionale.
Captare le sensazioni durante il colloquio di lavoro
Un colloquio di lavoro è già di per sé un momento stressante, ma nel caso di cattive sensazioni, di disagio, di imbarazzo, di poca sintonia può valer davvero la pena riflettere se quella posizione di lavoro fa davvero per noi. E nel caso declinare, perché certi campanelli d’allarme non sono da sottovalutare.
Scegliere il tempo giusto
Declinare di botto no, non è professionale e non lascia una buona immagine di sé (non è detto che quel posto di lavoro non possa diventare interessante in futuro); aspettare troppo tempo è altrettanto poco professionale, perché dall’altra parte c’è un datore di lavoro che ha bisogno di una risorsa. Quando declinare quindi un’offerta di lavoro? Dipende dalla lunghezza del processo di selezione ma insomma, tra le 2 settimane e il mese di tempo può essere un tempo ragionevole.
Sì alla sincerità, no ai sensi di colpa
Offrire è lecito, declinare altrettanto. Quindi se dovete rifiutare un’offerta di lavoro, non sentitevi in colpa e spiegate, chiaramente e sinteticamente, perché dite no grazie. Essere coerenti e sinceri è sempre più visto come un plus da parte dei selezionatori, quindi si ringrazia, si declina e si ammette serenamente che al momento si hanno altri obiettivi di carriera o priorità.
No alle e-mail, sì al contatto diretto
Rifiutare un’offerta di lavoro via e-mail sarebbe da evitare nel limite del possibile. Se non si può avere un incontro di persona può andar bene anche una telefonata, ma l’importante è stabilire un contatto diretto, caldo, sincero e onesto. Lascerà un buon ricordo e farà in modo che quella porta che si chiude non venga anche sigillata. Poi sì, a seguire, si può mandare una e-mail formale, ma solo in seguito.

Ufficio
10/05/2019

E così hai deciso di metterti in proprio? Non se l’unico visto che a febbraio 2019 le partite IVA sono aumentate di 30.000 unità rispetto a gennaio (e di 71.000 rispetto allo stesso mese del 2018). Lavorare come freelance sembra essere la risposta alle nuove regole sui rapporti di lavoro (lo dice Il Sole 24 Ore) ma tra il dire e il fare c’è come sempre un abisso.
Cosa serve per lavorare come freelance
Cosa serve per lavorare come freelance è la prima domanda che uno si pone quando pensa di mettersi in proprio. Come prima cosa, ovviamente, occorre aprire una partita IVA, cioè crearsi una posizione fiscale, e qui si entra in un ginepraio burocratico che puoi approfondire con questo nostro articolo. Aprire la partita IVA significa ovviamente avere già in mente che cosa vorrai fare, ma a questo – purtroppo – ci devi pensare da solo. Ma una volta che hai deciso l’attività nella quale ti vuoi buttare ti serviranno anche un ’bout di strumenti di lavoro, e su questo possiamo darti qualche consiglio.

Come prima cosa ti serve uno spazio dove lavorare. Sì, lavorare in mobilità è il nuovo trend e dicono tutti che è bellissimo, ma se non vuoi farti un vero e proprio ufficio personale (acquistandolo o in affitto) devi almeno ritagliare uno spazio di lavoro in casa (e qui puoi trovare qualche utile spunto) oppure affidarti a un coworking. Non sai cosa sono i coworking? Prima leggi qui e poi appuntati che potresti anche farti regalare un abbonamento a uno di questi spazi di lavoro condiviso.

Trovato il tuo “bunker di lavoro” ti serve almeno un ’bout di dotazione tecnologica: un computer notebook convertibile (quando stai in giro tutto il giorno per appuntamenti apprezzerai la sua leggerezza e versatilità), uno smartphone (come si fa a vivere senza al giorno d’oggi?) e un sistema di backup per tutti i tuoi dati: perdere file, documenti e informazioni è il peggior incubo di un freelance e dagli hard drive esterni ai NAS e fino al cloud sono molteplici le possibilità di fare una copia sicura dei propri documenti importanti (ne abbiamo parlato approfonditamente qui).

Uno spazio di lavoro e qualche strumento tecnologico è il minimo sindacale di quello che ti serve per lavorare come freelance. Da qui in poi si apre un mondo fatto di pro e contro: assenza di orari certi che mettono a dura prova il work-life balance, per le donne le incertezze legate al periodo della maternità (ma ci sono alcune novità interessanti spiegate qui), lo sviluppo di una particolare forma mentis per cui se il tempo è denaro ogni momento della tua giornata diventa tendenzialmente produttivo (è il problema psicologico dei freelance, ne abbiamo parlato qui) e la necessità di darsi delle regole certe come queste per non soccombere a una vita senza reti di protezione.

Ufficio
17/04/2019

Ci sono tanti motivi per cercare un nuovo e diverso posto di lavoro, e molti di questi riguardano la possibilità di fuggire dal proprio capo. Sì, stipendio, benefit e possibilità di carriera possono molto, ma non tutto se sulla propria strada si trova un capo tiranno. A fare la lista dei motivi per cui darsela a gambe levate da un posto di lavoro ci ha pensato il magazine Entrepreneur, con l’elenco di atteggiamenti e comportamenti sbagliati del manager di turno.

1. Troppo lavoro

Sì, affidarsi ai dipendenti più bravi è normale, caricarli di troppo lavoro senza premi in cambio (come avanzamenti di carriera, aumenti di stipendio o altro) è perfido. Anzi, è proprio controproducente, visto che il migliore dei propri collaboratori comincerà a sentirsi in colpa per il fatto stesso di essere bravo, e a pensare di cambiare aria.

2. Poco merito

Ok, si lavora per lo stipendio a fine mese (e molto raramente per la causa). E però non riconoscere mai nessun merito, dando tutto per scontato, compresi impegno e qualità, è deleterio. Sì, si apprezzano anche gli incentivi economici, ma nel frattempo dire qualche volta “bravo” non fa male. Anzi.

3. Nessuna empatia

Ora, non è che si debba andare al battesimo dei figli di tutti i collaboratori e dipendenti, ma un minimo di lato umano ci vuole anche nelle relazioni professionali. Vero che si collabora per il patto professionale e non è necessario essere amici, ma avere vagamente idea delle passioni dei propri collaboratori, della loro situazione famigliare, di cosa amano fare nel tempo libero (tutte cose che si possono sapere scambiando due battute alla macchinetta del caffè) aiuta a trattenere i collaboratori migliori.

4. Non mantenere le promesse

Le promesse sono un carburante eccezionale della motivazione. Almeno fino a quando non vengono disattese, e allora si ottiene l’effetto uguale e contrario. Perché una promessa mantenuta costruisce fiducia, ma una disattesa la distrugge per sempre.

5. Fare favoritismi

Un capo è tale perché sa e deve scegliere per il meglio. Farlo in base a criteri aleatori (simpatia, avvenenza, famigliarità) è il modo più veloce di distruggere un gruppo di lavoro e far scappare i migliori. Quando si tratta di elargire compiti, responsabilità, premi e aumenti un capo deve essere oggettivo, anche contro i propri interessi extra professionali.

6. Non ascoltare

Non ascoltare costituisce una macro categoria in cui rientra un ’bout ogni errore di egocentrismo di un capo. Non valutare un suggerimento di un collaboratore, non lasciare spazio alla creatività, all’autonomia e alla indipendenza di pensiero del proprio team, temere i cambiamenti, non assicurare la crescita individuale dei collaboratori portano chiunque a pensare che forse è giunto il momento di trovarsi un capo migliore.

Ufficio
29/03/2019

Stai sostenendo un colloquio di lavoro e sembra che tutto proceda per il meglio. L’esaminatore ti ha posto diverse domande a cui hai risposto in maniera brillante e sembra piacevolmente colpito dalle qualifiche e dall’esperienza maturata messa in luce dal tuo curriculum. Il colloquio volge al termine ed ecco che arriva uno dei momenti più cruciali e quindi più temuti. L’esaminatore ti chiede: “Ha delle domande?”. Qualche settimana fa abbiamo visto quali sono le 5 migliori domande da porre durante un colloquio di lavoro. Abbiamo discusso di quanto sia importante questo momento per dimostrare di aver fatto ricerca sull’azienda e di essere il candidato ideale per il ruolo in questione. Oltre a queste, ne esistono però altre che è bene non porre mai – se non altro in fase di colloquio – per evitare che il nostro curriculum finisca dritto nel distruggi documenti. Vediamo insieme quali sono!
Di cosa si occupa l’azienda, quali sono i concorrenti principali e quali mansioni prevede il ruolo in questione?
Queste domande di base sull’azienda e sul ruolo per il quale si sta sostenendo il colloquio non devono mai essere poste in questi termini perché denotano una scarsa ricerca in previsione del colloquio. In fondo se noi non siamo interessati all’azienda, difficilmente questa lo sarà nei nostri confronti! È bene raccogliere quindi quante più informazioni possibili sul settore e sulle tappe salienti toccate dell’azienda per non essere colti impreparati. Lo stesso vale per una tematica come la concorrenza aziendale: una semplice ricerca su Google ci farà capire subito quali sono le aziende concorrenti e quali le caratteristiche su cui puntano per differenziarsi. Anche non sapere le mansioni che caratterizzano il ruolo in questione dimostra di non aver nemmeno letto la descrizione della posizione per la quale si è presentata domanda. È consigliato invece stampare la descrizione e portarne una copia con sé per porre domande specifiche all’esaminatore nel corso del colloquio che, ricordiamo, va inteso come una conversazione: ad esempio, per ricevere chiarimenti sulle mansioni giornaliere previste dalla posizione.
A quanto ammonta lo stipendio, quando potrò richiedere un aumento e quali sono i benefit previsti dall’azienda?
Alcune delle domande che consigliamo di evitare in fase di colloquio sono tutte quelle che vertono sulla tematica del denaro. Nella descrizione della posizione lavorativa per la quale si è presentata domanda sarà infatti spesso già presente a grandi linee un ipotetico intervallo di remunerazione. Per cui, possiamo già farci un’idea e candidarci solamente se lo riteniamo in linea con le nostre aspettative. Stessa cosa vale per i benefit aziendali. Spesso le aziende li elencano nella loro pagina dedicata alle offerte di lavoro. Una lettura approfondita del sito aziendale ci aiuterà quindi moltissimo sia a mostrarci preparati ma anche ad avere un’idea abbastanza specifica della cultura aziendale. Per quanto concerne lo stipendio, questa è sicuramente una tematica che può essere affrontata una volta superato il colloquio e ricevuta un’offerta.

Quali altre posizioni sono disponibili e con quale frequenza promuovete i dipendenti?
Anche queste domande, se poste così, non daranno l’effetto sperato. Dimostrerai infatti di non essere molto interessato alla posizione in questione o che ti interessa di più fare carriera che offrire un valido contributo all’azienda per cui desideri lavorare. È importante quindi riformularle onde evitare di dare un’impressione di arroganza. Meglio concentrarsi sul ruolo al centro del colloquio ed eventualmente, porre domande sulle opportunità di formazione. In tal modo, darai l’impressione di voler acquisire nuove competenze e di voler crescere per generare un impatto positivo sull’azienda.
Quali sono gli orari dell’azienda, posso lavorare da casa e qual è il tragitto migliore per raggiungere l’ufficio?
In fase di colloquio, sarebbe bene evitare anche le domande di natura logistica. Eventuali orari peculiari saranno probabilmente indicati nella descrizione della posizione (ad esempio, se si tratta di un lavoro con turno di notte). Sono domande da lasciare per quando saremo certi di aver ottenuto il lavoro. Inoltre, è molto probabile che l’azienda disponga di un manuale da consegnare ai nuovi arrivati e questo tipo di domande potranno essere chiarite in tale circostanza oppure semplicemente con una ricerca online. Anche domande sui giorni di malattia, sugli straordinari o le ferie remunerate faranno parte di tutta quella serie di questioni di natura più logistica da discutere in separata sede una volta superato il colloquio. È importante infatti non dare l’impressione di essere un dipendente poco concentrato sul lavoro che non aspetta altro che andare in vacanza!

Controllate i profili social, avete le telecamere in ufficio e cosa succede se litigo con un collega?
Sicuramente, sono da evitare anche tutte quelle domande che ti possono mettere in cattiva luce, insinuando il sospetto che tu possa essere una persona poco affidabile se non poco raccomandabile. Evita quindi di parlare dei profili social (e soprattutto di pubblicare commenti negativi sull’azienda!), mostrati aperto ad eventuali controlli sul tuo passato e sulla tua precedente esperienza lavorativa ed evita di porti come una persona poco professionale, litigiosa o interessata a flirtare con i colleghi. Ma soprattutto, oltre ad evitare le domande peggiori, ricordati di porre quelle migliori: la domanda peggiore di tutte è infatti quella che non si fa!

—————————————————————————————————————————

Speriamo che questo articolo ti possa aiutare a evitare di porre al tuo esaminatore le domande peggiori. Sei d’accordo con noi o ne hai altre che pensi debbano essere menzionate? Condividile con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
19/03/2019

Sono numerose le aziende odierne che decidono di organizzare attività volte a rafforzare il team building e a stimolare la produttività. Aziende del calibro di Google, ad esempio, organizzano regolarmente viaggi e altre attività per consentire ai propri team di conoscersi meglio e quindi di lavorare in maniera più coesa, con maggior slancio e positività. In fondo, queste attività possono rappresentare un momento per rompere il ghiaccio, sia che tu sia nuovo in azienda o meno, un po’ più divertente e profondo della classica chiacchierata davanti alla macchinetta del caffè o alla stampante laser. Ma vediamo più nel dettaglio perché sono importanti, cosa comportano e quali sono alcune delle attività più gettonate!
Che cos’è il team building?
Quando diverse persone lavorano nello stesso team o sullo stesso progetto, è indispensabile instaurare una buona collaborazione con un lavoro di squadra dagli ingranaggi ben oliati. È la chiave per portare a compimento i progetti in maniera fluida, senza intoppi e con efficienza. È il segreto per stimolare la produttività in ufficio grazie alla presenza di un personale che si conosce meglio e che lavora quindi con maggiore intesa, rapidità ed efficacia. Perché un team funzioni al meglio, è essenziale che il rapporto tra i vari collaboratori venga ottimizzato ed è qui che si inseriscono le attività di team building – volte a rafforzare il legame tra i vari componenti di un gruppo di lavoro. Sono numerose le attività che si possono organizzare a tale scopo: da quelle a tema fino a un vero e proprio viaggio. Esaminiamole più nel dettaglio.
Quali attività possono essere organizzate per stimolare il team building?
Le attività da svolgere per rafforzare il team non devono essere necessariamente complicate. Ad esempio, si può iniziare con una semplice cena in un ristorante tipico della città: un evento conviviale in grado di animare la conversazione tra i diversi partecipanti. Essendo il lavoro d’ufficio principalmente svolto in ambienti interni, una giornata in campagna o una passeggiata all’aria aperta possono essere un ottimo modo per spezzare la sedentarietà lavorativa, stimolando una cultura aziendale improntata sul benessere psicofisico. Ricordiamo infatti che immergersi regolarmente nella natura aiuta a combattere lo stress e a favorire il rilassamento. Parlando di benessere fisico, non ci sono attività migliori di quelle sportive per alzarsi dalla sedia a cui siamo destinati in ufficio: attività quali corsa, ciclismo o yoga sono ideali in tal senso e contribuiranno a migliorare resistenza, ritmo e flessibilità. Se poi alla corsa si desidera unire anche un obiettivo di responsabilità sociale d’impresa, si può spronare i dipendenti a partecipare a una mini-maratona nell’intento di raccogliere fondi da devolvere in beneficienza.

Quali abilità vengono stimolate con le attività di team building?
Qualche tempo fa, abbiamo visto quanto siano importanti e come sfruttare le soft skill per favorire la crescita al lavoro. Si tratta infatti di quelle competenze trasversali essenziali in ambito lavorativo, al pari delle conoscenze acquisite per svolgere a dovere una data professione. Le attività di team building sono un ottimo modo per sviluppare e rafforzare tali soft skill. Ad esempio, le attività più energetiche come un centro di addestramento – oltre a rafforzare il corpo – stimoleranno anche aspetti quali la resilienza, la fiducia e la comunicazione. Più estremi ancora, i weekend in campeggio in stile “sopravvivenza” – ossia con limitati mezzi a disposizione – stimolano le relazioni, l’ottimizzazione delle risorse e un’atmosfera di collaborazione, motivazione e soddisfazione. Mentre attività quali una caccia al tesoro possono stimolare il ragionamento, la deduzione logica e il pensiero analitico.
Quali sono gli aspetti da considerare nell’organizzazione di queste attività?
Sicuramente è importante coinvolgere tutto il team. È quindi essenziale comprendere quali siano le attività preferite da ciascun membro e quali quelle da evitare assolutamente. È consigliabile creare un sondaggio con alcune idee da proporre in modo da avere un riscontro da tutti i possibili partecipanti. L’attività deve essere creativa, stimolante e divertente con il preciso intento di centrare un dato obiettivo. Non deve essere necessariamente un’attività ricreativa, ma può anche trattarsi di un evento di formazione. In tal caso, è consigliabile comunque organizzarlo in un luogo diverso dall’azienda con relatori esterni per dare la possibilità al team di staccare dall’ambiente lavorativo e rigenerarsi in un nuovo contesto. In questo modo, sarà più semplice rilassarsi, generare idee e stimolare la creatività.

Considerazioni finali
Sul lavoro, a volte, ci dimentichiamo l’importanza del divertimento; allontanarsi dall’ufficio per dedicarsi a un’attività di team building favorisce la generazione di nuove idee, aiuta i team a ricaricarsi individuando punti in comune e rafforzando le relazioni interne. E questo è spesso l’anello mancante della catena volta a creare un ambiente di lavoro più efficiente e produttivo. Con queste attività, i dipendenti possono ritrovare il proprio equilibrio e acquisire nuove prospettive. Va anche ricordato che, come nel caso dei team di vendita in aziende con diverse succursali, queste attività rappresentano un’opportunità di incontro, scambio e confronto al di là delle conferenze a cui partecipano.

—————————————————————————————————————————

Speriamo che questo articolo ti abbia fornito le giuste motivazioni per considerare le attività di team building come benzina per il tuo ruolo al lavoro. E tu, hai già partecipato ad alcune di queste attività con la tua azienda? Raccontacele sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
28/02/2019

Il colloquio di lavoro è sicuramente essenziale per farci ottenere il posto che tanto desideriamo. Abbiamo visto in passato come prepararsi per affrontarlo al meglio; oggi vogliamo toccare un punto in particolare di un colloquio di lavoro in corso: le domande da chiedere. Ovviamente molte delle domande saranno poste dall’esaminatore ma, generalmente verso la fine, viene sempre riservato qualche minuto perché sia il candidato a porre le proprie. Il colloquio andrebbe infatti inteso come una conversazione a due vie dove l’esaminatore può comprendere se quel candidato è ideale per l’azienda ma è anche l’occasione per chi è oggetto del colloquio di capire se l’azienda fa al caso suo. Inoltre, riuscire a porre le domande giuste fa una buona impressione e dimostra interesse. Non aver paura di prendere appunti, magari anche su alcuni fogli di carta per fotocopie: anche questo è un aspetto a favore del tuo interesse. Ma quali sono le domande migliori da chiedere al nostro esaminatore? Vediamole insieme!
Quali sono le responsabilità giornaliere previste da questo ruolo?
Per prima cosa, consigliamo di evitare domande chiuse che prevedano solamente un Sì o un No di risposta. La domanda aperta favorisce infatti la conversazione ed è un buon modo per ricevere un’analisi più approfondita da parte dell’esaminatore. Sicuramente, una delle domande che dovresti porre è farti spiegare le tipiche mansioni previste dal ruolo che ipoteticamente andrai a ricoprire. Ciò denota un reale interesse nella posizione, oltre a offrirti l’occasione per carpire quante più informazioni possibili sul ruolo. In tal modo, potrai anche visualizzarti a copertura del posto e decidere se fa al caso tuo e se si abbina bene alle tue competenze e conoscenze. Apprenderai inoltre le caratteristiche fondamentali che deve possedere chi ricopre quel ruolo e sarai più propenso e pronto ad affrontare l’eventuale formazione che ti spetterà all’inizio dell’incarico. Potresti inoltre scoprire se vi è possibilità di progredire e come il ruolo si è evoluto nel corso del tempo per avere una panoramica più dettagliata della cultura aziendale.
Dal Suo punto di vista, come si trova a lavorare in questa azienda?
Una domanda un po’ più diretta per individuare punti in comune con l’esaminatore – aspetto anch’esso fondamentale per superare un colloquio di lavoro – riguarda il background e il parere personale su come l’esaminatore si trova all’interno dell’azienda. Oltre che per creare un maggior legame, sarà anche un’opportunità per ricevere un’opinione proveniente direttamente dall’interno dell’azienda. Una domanda semplice che può fare emergere moltissimi indicatori sulla cultura aziendale e sull’organizzazione stessa. Può inoltre essere un modo per comunicare il tuo desiderio di lavorare in un ambiente positivo dove poter tirare fuori il meglio di te stesso.

A chi dovrei riferire e com’è strutturato il mio team?
Con questa domanda mostrerai attenzione verso il lavoro di squadra e volontà nel capire come il team si inserisce nella cultura aziendale. Riceverai maggiori dettagli su quali saranno i principali reparti con cui ti interfaccerai, oltre ad avere una prima introduzione dei colleghi con i quali sarai a più stretto e diretto contatto. Rappresenta inoltre un’ottima occasione per comprendere come le mansioni siano distribuite all’interno del team e come venga valutato il rendimento individuale. Se il colloquio è andato bene, l’esaminatore potrebbe anche presentarti il team, offrendoti una panoramica dei principali reparti con un tour dell’azienda.
Quali sono le maggiori opportunità e sfide per l’azienda in questo momento?
Questa domanda ti consentirà di approfondire ciò che in teoria dovresti aver già letto sul sito dell’azienda in preparazione al colloquio. Un sito però è generalmente ideato per promuovere un’organizzazione e raramente potrà offrire un’idea a tutto tondo. Con questa domanda potrai invece scoprire gli ultimi successi aziendali e avere un’idea della vision e degli obiettivi strategici per il futuro; in tal modo, mostrerai di essere una persona attenta e desiderosa di cogliere le opportunità. Se hai letto qualche recente sviluppo come il lancio di un nuovo prodotto, questo è il momento ideale per dimostrare di aver svolto un’approfondita ricerca in vista del colloquio. Essere al corrente delle maggiori problematiche che l’azienda sta affrontando al momento, ti darà invece l’opportunità di individuare modi per risolverle e spiegare come le tue competenze possano essere di aiuto.

Quali sono le opportunità di formazione a disposizione dei dipendenti?
Questa è una domanda basilare ma molto importante, non solo per capire se in quell’azienda è possibile progredire ma anche per dimostrare il tuo interesse verso l’acquisizione di nuove competenze – aspetto che sarà a tuo vantaggio ma che si rifletterà ovviamente anche sull’azienda. Per la crescita professionale è essenziale avere accesso a un’adeguata formazione, indipendentemente dal ruolo o dalla fase in cui ti trovi a livello di carriera lavorativa. Per terminare il colloquio, puoi chiedere infine quali saranno le fasi successive della procedura di assunzione e quali passaggi devono essere completati perché l’azienda sia pronta a formulare un’offerta di lavoro.

—————————————————————————————————————————

Speriamo che questo articolo ti possa aiutare a superare il tuo prossimo colloquio di lavoro offrendoti qualche spunto per formulare le domande migliori al tuo esaminatore. Ne hai già qualcuna che poni a ogni colloquio che affronti? Condividile con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.