Categoria: Ufficio

Consigli, curiosità e notizie sulla vita di ogni giorno in ufficio

Ufficio
29/10/2018

Non è carnevale, che ogni scherzo vale, ma il “dolcetto o scherzetto” di Halloween può indurre a fare qualche – innocuo e rimediabile – scherzo anche in ufficio. Un clima più rilassato e informale può aiutare a creare legami più forti tra colleghi e anche qualche simpatico scherzetto, ovviamente avendo come “vittime” i colleghi più disposti ad accettarli, possono far partire la giornata con maggior buonumore.
Scherzi di Halloween da fare in ufficio
Sono molti gli scherzi di Halloween che si possono fare in ufficio, e tutti più o meno hanno a che fare con computer, tastiere, mouse e smartphone. L’importante, dopo l’inevitabile sorriso, è stemperare il tutto sdebitandosi con un caffè offerto al malcapitato.
Scherzi di Halloween al computer
Tra gli scherzi di Halloween al computer ci sono soprattutto quelli che si possono fare manomettendo lo screensaver o la schermata principale: prendere un jpg di un messaggio di errore di Windows (o di qualsiasi altro sistema operativo utilizzato) e aprirlo con il visualizzatore di immagini, far sparire le icone dalla scrivania (no, non cancellandole, ma selezionandole e poi, col tasto destro del mouse, selezionando l’opzione “Mostra icone sul desktop”) o cambiare la risoluzione e/o l’orientamento dello schermo sono tutti scherzetti che possono mandare fuori dai gangheri per pochi minuti il malcapitato (e a cui si può porre rimedio in pochi secondi).
Scherzi di Halloween da fare con la tastiera del computer
Anche la tastiera del computer è un catalizzatore di scherzi di Halloween in ufficio: per esempio si può collegare una tastiera al computer del vicino di scrivania, e viceversa, o cambiare la lingua della tastiera di modo che i tasti non corrispondano più alle lettere (da italiano a francese o tedesco, che non usano la qwerty come noi) sono tutte cose veloci e divertenti da fare.
Scherzi di Halloween con il mouse del computer
Anche il mouse del computer è una fonte di ispirazione di scherzetti di Halloween. Uno semplice e banale è mettere un pezzettino di scotch o nastro trasparente sotto il lettore ottico (di modo che il mouse sembri non funzionare più). Un altro altrettanto semplice consiste nel cambiare l’impostazione a mancino (o destro, nel caso di un collega mancino) invertendo le funzioni di tasto destro e tasto sinistro del mouse. Oppure, come per la tastiera, attaccare il mouse a un computer diverso, invertendo mouse, tastiere e magari anche schermi tra più colleghi, per esempio se seduti in un’isola di 3 o più scrivanie.

Ufficio
26/10/2018

Ci sono dei comportamenti che ti mettono in cattiva luce al lavoro e possono mettere a repentaglio la carriera e deteriorare l’ambiente di lavoro, influendo inevitabilmente anche sull’efficienza. Certo è compito dei manager e capi motivare i dipendenti ma questi possono e devono fare la loro parte per conquistare la fiducia degli altri, lavorare in ufficio in armonia e provare a essere felici in ufficio, anche quando si tratta di convivere con un collega insopportabile. Per riuscirci è importante evitare questi 5 comportamenti che mettono in cattiva luce al lavoro.
I comportamenti che mettono in cattiva luce al lavoro
Non riconoscere i propri errori
Gli errori si fanno, volenti o nolenti. E nessuno, dallo stagista all’amministratore delegato, ne è esente. Certo sono livelli di importanza diversi, ma c’è una cosa che li accomuna: non riconoscere i propri errori mette davvero in cattiva luce, sia verso i colleghi che verso i capi. Si è sbagliato? Si ammette e magari si propongono soluzioni per rimediare. Ma no, lo scaricabarile, il non riconoscere i propri errori e lo spostare le responsabilità altro non è un buon modo per vivere bene al lavoro.
Pretendere la perfezione
Pretendere la perfezione è, in linea di principio, anche giusto. Ma nessuno è perfetto (vedi punto sopra sugli errori) e gli ambienti di lavoro funzionano molto e bene sulla collaborazione: offrirla non significa interferire o umiliare, e chiederla non fa sembrare deboli o impreparati. Anzi: collaborare e chiedere collaborazione è il viatico contro la frustrazione e lo stress, che portano a rendersi antipatici agli occhi degli altri.
Lamentarsi continuamente
Il collega lamentoso prima o poi stanca. Lamentarsi continuamente rende antipatici, pesanti, mal sopportati e, in una parola, mette in cattiva luce. Certo le critiche costruttive servono e sono utili, ma non può essere sempre e solo una critica a tutto e tutti: in questo modo si finisce isolati, non ci si vede assegnare compiti e responsabilità che potrebbero preludere a una crescita professionale, si diventa quelli che fanno circolare cattive voci e malelingue e, in una parola, si diventa il collega insopportabile. Ci sono davvero cose che non vanno? Prima di tutto proviamo a spersonalizzarle (non è “il capo che è un incapace” ma “la procedura che si potrebbe migliorare”) e poi a proporre soluzioni concrete nelle sedi opportune.
Non mantenere le promesse
Gli uffici sono una catena di compiti e responsabilità e non mantenere le promesse può scatenare un domino di problemi. Non mantenere le promesse a volte dipende dal voler essere perfetti (vedi sopra) e non riconoscere i propri errori (idem) o limiti, ma in ogni caso se si garantisce che si farà qualcosa entro una certa data, prima di ritrovarsi ad accampare scuse o lamentarsi si può provare a chiedere aiuto. Meglio chiedere aiuto che presentarsi in sala riunione senza i compiti fatti. Una volta, a scuola, per questo c’erano le note sul diario e la punizione dei genitori a casa, e in fondo il meccanismo non è diverso.
Dar fuori dai gangheri
Sì, le giornate storte capitano a tutti, ma scaricare i propri problemi (interni o esterni all’ambito professionale) sui colleghi è stressante, sfibra i rapporti e finisce per farci sembrare un sociopatico. Ok, se si è di umore nero non si può fingere di essere dei buontemponi, ma al lavoro si è tra adulti e la professionalità è il primo requisito: da un adulto ci si aspetta che metta da parte il pessimo umore almeno per il tempo in cui il suo stato d’animo influisce su quello degli altri.

Ufficio
23/10/2018

In tema di privacy e sicurezza informatica in pochi sanno che si possono rubare dati sensibili dalla stampante dell’ufficio. Anzi, le stampanti aziendali, quelle connesse alla rete informatica dell’ufficio, sono diventate negli ultimi pochi anni il principale obiettivo degli hacker e la porta d’accesso facile alla rete informatica aziendale per sottrarre informazioni rilevanti. Di più: ormai il vero problema informatico delle aziende, in particolare delle PMI, non sono più i virus, dal phishing al malware, e le frodi online, e i dispositivi più vulnerabili non sono più solo i soliti conosciuti, come smartphone, PC e server. Secondo recenti sondaggi di settore solo il 16% dei titolari di aziende PMI è consapevole del fatto che tramite le stampanti potrebbero essere sottratti dati sensibili come numeri e codici di carte di credito, cartelle mediche, informazioni aziendali strategiche, bilanci, progetti e altri dati personali e aziendali. Addirittura, a livello globale, il 61% delle organizzazioni aziendali ha segnalato nel 2017 almeno una violazione dei dati avvenuta attraverso le stampanti, e se si considera che al mondo ci sono centinaia di milioni di stampanti connesse in rete e che solo il 2% di queste è davvero protetta, è facile intuire come qualunque informazione rilevante può essere rubata e utilizzata per fini criminali.
Come funziona la sicurezza informatica dei dati nelle stampanti
Se tutto questo sembra fantascienza occorre capire come funziona la sicurezza informatica dei dati nelle stampanti. Le stampanti moderne infatti non sono solo un ulteriore dispositivo connesso alla rete aziendale, come lo sono i computer e i server, includendo anche funzionalità per la scansione e la stampa da remoto, ma sono anche dotate di hard disk e sistemi di memoria che salvano e conservano copie digitali di ogni documento scansionato, copiato, stampato o inviato via email direttamente dalla stampante. Praticamente ogni informazione sensibile di qualunque azienda.

Se nessun responsabile della sicurezza IT aziendale lascerebbe mai che un computer non protetto potesse accedere alla rete aziendale, relativamente alle stampanti questo avviene ancora in rarissimi casi. Tipicamente i casi più frequenti sono quelli in cui la stampante è stata configurata all’esterno del firewall, la barriera di protezione della rete aziendale; alcuni dispositivi tra quelli connessi alla rete non hanno sufficienti impostazioni di sicurezza e sono vulnerabili, principalmente appunto le stampanti; non vengono eseguiti regolarmente e come raccomandato gli aggiornamenti per la protezione dei dati; non viene attivata assolutamente la protezione della stampante, lasciando che hacker e malintenzionati possano controllarla da remoto intercettando ogni documento aziendale.
Cosa si rischia con una stampante non protetta da attacchi informatici
Il rischio maggiore che si corre con una stampante non protetta è la sottrazione dei dati sensibili aziendali, e chiunque può facilmente immaginare cosa significa se dati di bilancio, progetti, offerte commerciali, informazioni bancarie, informazioni personali sulla salute e ogni altro dato sensibile cadono in mani sbagliate. Ma non solo: dalla primavera 2018 il Regolamento generale sulla protezione dei dati (General Data Protection Regulation) dell’Unione Europea ha stabilito sanzioni elevate – fino al 4% del fatturato e/o 20 milioni di euro – per le aziende che non saranno in grado di garantire la sicurezza dei dati personali dei cittadini europei.
Cosa fare per proteggere le stampanti dagli attacchi informatici
Cosa fare per proteggere le stampanti dagli attacchi informatici lo ha detto l’Agenzia per L’Italia Digitale, AGID, nelle sue Misure Minime di Sicurezza ICT per le Pubbliche Amministrazioni: la prima cosa da fare per proteggere i dati sensibili è la mappatura di ogni dispositivo connesso, comprese quindi le stampanti, e la valutazione delle sue configurazioni di sicurezza. In particolare, per quanto riguarda le stampanti, queste devono trovarsi all’interno del firewall aziendale, non devono essere accessibili per la stampa da dispositivi non autorizzati dal responsabile informatico dell’azienda e comunque non adeguatamente sicuri, devono essere aggiornate e configurate dal punto di vista della sicurezza con regolarità e comunque a ogni notifica di un aggiornamento del software.
Come gli hacker accedono alle reti aziendali tramite le stampanti
C’è un bellissimo video di HP, sul canale Youtube di Viking Italia, con protagonista Christian Slater, che spiega benissimo come gli hacker accedono alle reti aziendali tramite le stampanti.

Ufficio
15/10/2018

Nel lavoro si viene selezionati per le proprie competenze professionali ma poi, ovviamente, bisogna lavorare fianco a fianco con altre persone e inevitabilmente sono i rapporti personali a fare la differenza. A volte c’è sintonia, e il clima positivo che si crea aiuta anche ad aumentare la produttività, a volte invece la sintonia manca, o c’è proprio antipatia reciproca, e questo genera un ambiente di lavoro tossico. C’è poco da fare, perché non si può non lavorare con i colleghi antipatici, e bisogna quindi trovare un modo per convivere con un collega insopportabile. Ma come fare?
Come convivere con un collega insopportabile
Per capire come convivere con un collega insopportabile bisogna prima di tutto capirne la personalità: ci sono quelli a cui non va mai bene niente, quelli che sono troppo invadenti rispetto alla vita privata degli altri, quelli che pensano di essere sempre al centro di ogni cosa e di avere capacità superiori alla media, quelli che non riescono a organizzare il proprio lavoro anche in funzione degli altri e quelli che, a tutti gli effetti, dovrebbero lavorare da soli per evitare scenate isteriche. Per ciascuno ci sono alcuni rimedi che si possono mettere in atto per depotenziarne l’effetto negativo sull’ufficio.
Il collega a cui non va mai bene niente
Per esempio, quelli a cui non va mai bene niente possono mandare in frantumi qualunque team di lavoro: per loro è sempre tutto sbagliato, ma non propongono mai una soluzione alternativa, e questa loro negatività è frutto dell’ansia, un sentimento che può contagiare anche gli altri. Che fare? La cosa ideale sarebbe che gli ansiosi lamentosi si rivolgessero a uno specialista, ma se così non è e nemmeno un ’bout di positività cambia il loro umore, l’unica soluzione è alzare una barriera di protezione e diventare impermeabili alla loro negatività.
Il collega pettegolo
Un altro rivolo d’acqua che può distruggere un ufficio con i suoi atteggiamento è il collega pettegolo. No, non parla delle trasmissioni Tv e dei Vip, parla dei colleghi e delle colleghe d’ufficio, raccontando in giro presunte relazioni, aumenti di stipendio, bonus, favoritismi e quant’altro possibile e immaginabile. Il problema è che spesso se non sempre nulla di ciò che parla è vero, ma ciononostante può fare danni enormi. Che fare? Intanto rimanere abbottonati sulle proprie cose, dalle informazioni famigliari e personali a quelle professionali, e poi davanti a ogni insinuazione far scattare il livello superiore, cioè dirgli che quell’informazione dovrebbe conoscerla anche il vostro responsabile: se è gossip, sentito dire, ma non c’è nulla di concreto, è l’unica soluzione per fermare la valanga di insinuazioni.
Il collega che si ritiene migliore degli altri
So tutto io: tecnicamente, sarebbe narcisista, praticamente è un collega che non vede oltre il proprio naso, non accetta critiche, probabilmente fa sempre a modo suo e alla fine produce solo critiche. Che fare? Se è possibile, girargli alla larga, se è il proprio capo evitare in ogni modo di scatenare la sua suscettibilità, anticipandone mosse e richieste e prevedendo le possibili tempeste. Dura? Sì, sicuramente, ma l’alternativa è trovare un altro posto di lavoro…
Il collega che urla e offende
C’è poi il dittatore, quello che urla, che comanda, che non ammette repliche né suggerimenti e che impronta le relazioni professionali interne all’ufficio solo sul sentimento della paura. Siamo al livello della psicopatia e l’unica soluzione sarebbe cambiare aria il prima possibile perché non c’è nulla di ragionevole che possa funzionare. A meno che l’azienda non abbia attivato forme di contrasto a questo genere di mobbing (succede nelle multinazionali, meno nelle piccole imprese) e allora quella è la strada da intraprendere, con coraggio e fiducia.

Idee
01/10/2018

Qualche settimana fa, abbiamo parlato della motivazione proponendoti alcuni consigli per affrontare i cali e rimanere motivato sul lavoro. Ti abbiamo indicato 7 stratagemmi per aiutarti a svolgere con più serenità gli incarichi lavorativi senza che questi si trasformino in montagne insuperabili di carta di cui vorresti che fosse solo un distruggi documenti ad occuparsene. Siamo convinti che, in tale ottica, sia inoltre indispensabile iniziare la giornata con il piede giusto. Ciò che facciamo dal primo momento in cui apriamo gli occhi ha una profonda ripercussione sulla produttività e sui livelli di energia che avremo nel corso dell’intera giornata. Quali sono quindi le abitudini che possiamo provare a sostituire con una routine mattutina che aiuterà a impostare un tono positivo per tutto il giorno?

Vai a letto presto e svegliati presto
Una buona routine mattutina inizia dalla sera prima. Concedi al tuo corpo il meritato riposo. Prenditi cura di lui: assecondalo nelle sue abitudini cercando di andare a dormire sempre più o meno alla stessa ora e dormi le ore sufficienti per lasciare che cervello e tutte le altri parti del corpo svolgano il loro compito energizzante di rigenerazione. Cerca quindi di alzarti presto, svegliandoti gradualmente 15 minuti prima ogni giorno. Per molti, è difficile lasciare quel bel torpore che ci coccola al risveglio ma alzandoci presto, scopriremo subito di aver abbandonato quella sensazione frenetica di rincorsa del tempo, lasciando spazio all’impostazione di un ritmo più calmo e sereno che si ripercuoterà su tutto il giorno. Magicamente la giornata sembrerà allungarsi all’instante!
Fai esercizio fisico
Anche per alzarsi presto serve la motivazione. Potremmo consigliarti di posizionare la sveglia lontana dal letto dicendoti che sarà faticoso all’inizio ma poi diventerà un’abitudine. È una “terapia d’urto” che per alcuni può funzionare e che magari già fanno per assicurarsi di prendere un aereo o un treno. Non vogliamo però incoraggiarti al lancio del peso con la sveglia! A tal proposito, l’esercizio fisico è un ottimo strumento per regolare i ritmi del sonno di cui parlavamo prima, per mantenere il benessere fisico e mentale e per combattere lo stress. Fare esercizio fisico di mattina può aiutarti moltissimo a gestire meglio la giornata che hai davanti. Se non sei abituato, probabilmente una sessione di allenamento intenso può sembrarti scoraggiante. Prova a iniziare con 10-15 minuti da aumentare gradualmente oppure dedicati ad attività come lo yoga, lo stretching o, se fattibile, vai a piedi o in bicicletta al lavoro. In questo modo, il tuo corpo ne gioverà e tu ti sentirai più energico e positivo sapendo di aver fatto del bene a te stesso già dalle prime ore del mattino.

Condividi un’attività con un collega
Un modo per svegliarci presto è di avere un buon motivo per farlo. Abbiamo visto come l’esercizio fisico possa essere un buon alleato del benessere mattutino e di conseguenza, della maggiore produttività una volta arrivati in ufficio. Perché non trovare un’attività similare da svolgere con un collega? Vi spronerete a vicenda, l’armonia in ufficio ne trarrà vantaggio e insieme potrete sviluppare un atteggiamento più positivo ed energico che si tradurrà nello slancio necessario per portare a compimento gli incarichi di lavoro.
Fai colazione lontano dagli schermi
Leggiamo spesso quanto sia importante fare colazione alla mattina, optando per un’alimentazione sana ed equilibrata. Questo passo ti spalancherà le porte di una giornata produttiva regalandoti energia, migliorando la memoria e aiutandoti a concentrarti maggiormente per periodi più lunghi di tempo. Fallo dedicandoci la tua piena attenzione, assaporando il momento nel vero senso del termine lontano da email e schermi. Dopo la colazione, concediti 10-15 minuti di tempo per visualizzare i tuoi obiettivi e rivedere l’organizzazione delle attività previste in giornata.

Elenco dei compiti da svolgere e postazione in ordine
Stabilire degli obiettivi concreti è importante per migliorare la produttività e la motivazione sul lavoro. Saperli scomporre in piccoli passi realizzabili è sicuramente essenziale per non rimanerne sopraffatti. Qui entra in gioco la capacità di saper pianificare e organizzare il tempo a nostra disposizione. Una to-do list efficace ci aiuta a essere specifici, realisti e a porci obiettivi fattibili da realizzare. Anche una postazione ordinata aiuterà a migliorare la tua capacità di concentrazione. Una scrivania in ordine aiuta a focalizzare l’attenzione sul lavoro evitando di essere distratti: il disordine infatti ha gli stessi effetti del multitasking. Entrambe queste attività possono essere svolte appena arrivi in ufficio o, ancora meglio, come ultimo compito al termine della giornata: ti sveglierai la mattina dopo avendo già ben chiara la scaletta che ti attende e questo si tradurrà in una maggiore serenità mentale di sera e al mattino. Arriverai quindi in ufficio con la carica giusta e il tempo da dedicare subito all’attività più importante.

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Speriamo che questi consigli ti possano aiutare a trovare la giusta energia per affrontare al meglio la giornata. E tu? Hai qualche attività in particolare che hai adottato come parte integrante della tua routine mattutina per aiutarti a sfruttare al massimo le preziose ore del mattino e a impostare un ritmo calmo, sereno e motivato per il resto della giornata? Raccontacele sulla pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
26/09/2018

Office romance, così è definita in inglese la situazione in cui due lavoratori della stessa società intraprendono una relazione dal legame romantico. Si tratta di un tema sempre molto dibattuto ma di cui non esistono per il nostro paese recenti statistiche che possano darci un’idea concreta della portata di questo fenomeno.

Qui alla Viking abbiamo promosso un’indagine che ha visto coinvolti 3.000 lavoratori distribuiti tra alcuni dei principali paesi Europei tra cui l’Italia.

Vediamo cosa accade in Italia quando si tratta di storie d’amore che nascono tra scrivanie, fotocopiatrici e raccoglitori.
1 su 2 ha avuto un appuntamento galante
I dati parlano chiaro, i flirt in ufficio sono una realtà consolidata e molto più diffusa di quello che si potrebbe pensare. In Italia quasi la metà degli intervistati (48%) ha avuto un appuntamento galante con un/una collega. Il dato si fa ancora più sorprendente quando si osserva che 1 su 3 ha baciato un/una collega e addirittura un quarto dei rispondenti (26%) ha avuto un rapporto occasionale con un/una collega di lavoro.

Le sorprese non finiscono qui. 1 su 5 dorme in modo ricorrente con una persona che lavora per la stessa azienda e il 18% dichiara di avere o aver avuto una relazione di lungo termine.
Giovani avventurosi
Un ulteriore suddivisione per età e per genere da dei risvolti interessanti:

Gli uomini sembrano più propensi a vivere delle avventure, 1 uomo su 3 ha avuto un rapporto occasionale (per le donne il dato è di 1 su 5) e il 22% ha dormito più di una volta con una collega.
In termini di età, i rapporti occasionali sono più frequenti nella fascia 18-24 (42%).
Gli over 45 sono i più morigerati, il 41% non ha mai avuto un flirt sul lavoro (solo il 24% under 45).
In termini di fedeltà vince la fascia d’età over 35 dove 1 su 2 ha avuto una relazione a lungo termine con un/una collega (dato che diventa 1 su 10 per gli over 55)

Italiani passionali
Alla domanda “quale è stata la sfida più importante”, il 44% degli intervistati ha scelto “mantenere il segreto” mentre al secondo posto, con il 41% delle preferenze, troviamo “affrontare l’attrazione fisica durante l’orario di lavoro”. È chiaro che, se da una parte l’attrazione è molto forte, si cerca di mantenere il flirt segreto e lontano dalle lingue che senza pudore battono sul tamburo.
Difficile non mischiare lavoro e sentimenti
In un confronto di genere ed età emerge che:

Quasi 1 lavoratrice su 3 trova difficile il tornare a lavorare insieme dopo un litigio o una rottura, inoltre le donne danno particolare peso alle percezioni/pettegolezzi dei colleghi (32%).
Per gli uomini la sfida più grande è invece non mescolare la vita privata con quella professionale (43%).

1 storia su 4 sboccia al di fuori dell’orario lavorativo
1 su 7 è coinvolto sentimentalmente con un superiore (diretto superiore, dirigenza o amministratore delegato) e il 45% inizia una relazione sentimentale con un’altra persona che lavora nello stesso team. Il lavoro è un ambiente molto fertile per cupido: non solo l’ufficio, per 1 su 3, è il luogo in cui nascono le relazioni, ma anche l’orario extra lavorativo contribuisce, per 1 persona su 4, a far nascere delle relazioni amorose a conferma del fatto che chi si conosce in ufficio tende a trascorrere del tempo socializzando anche al di fuori delle mura aziendali.
Millennials fuori sede
Per i millennials le situazioni più frequenti in cui nascono le relazioni amorose sono tutte al di fuori delle mura aziendali. Le tre occasioni più votate sono:

14% durante un viaggio di lavoro;
12% ad una festa aziendale;
19% al di fuori dell’orario lavorativo.

Segretarie tra le più “desiderate” insieme al capo
Che siano coinvolti o meno un una relazione sentimentale, i lavoratori e le lavoratrici italiane ammettono di sviluppare delle fantasie verso le persone con cui condividono gli spazi di lavoro: 8 italiani su 10 dichiarano di aver avuto delle fantasie per qualcuno che lavora nella stessa azienda. Alla domanda “Per quali persone ha sviluppato delle fantasie”, i lavoratori intervistati hanno assegnato il primo posto ai colleghi, considerato che molti flirt iniziano proprio tra colleghi dello stesso team. Il secondo e il terzo posto sono rispettivamente di un diretto superiore e della segretaria. La segretaria è stata scelta da 1 su 10 dietro al diretto superiore che è stato scelto da 1 su 5.
Fantasie erotiche più frequenti per gli uomini
Anche in questo caso il dettaglio per genere ed età è interessante:

Tra le donne lavoratrici intervistate, 1 su 3 ha sviluppato delle fantasie per un superiore.
Gli uomini sono più propensi in genere a sviluppare fantasie rispetto alle donne: solo il 16% dichiara di non averle mai avute mentre tra le donne la percentuale sale al 25% (1 su 4).

Scappatelle da ufficio: incontro amoroso segreto sul lavoro per 2 lavoratori su 5
2 lavoratori su 5 dichiarano di aver avuto una scappatella segreta sul luogo di lavoro e di questi 3 su 5 dichiarano anche che potrebbe farlo nuovamente in futuro.
Ufficio a luci rosse
Uno sguardo alle statistiche per età e genere mostra che:

Il 40% delle donne ha avuto un incontro amoroso top secret sul luogo di lavoro ma circa la metà di queste non lo rifarebbe in futuro.
I millennials si rivelano passionali dato che il 42% ha ammesso di avere avuto una scappatella segreta in ufficio e il 54% del totale dichiara di poterla avere in futuro.

Relazioni in ufficio: l’impatto negativo
La metà dei lavoratori è d’accordo nell’affermare che una relazione sentimentale in ambito lavorativo riduce la produttività (50%) e aumenta i livelli di stress (47%).

A conferma delle conseguenze negative, più di metà dei lavoratori intervistati è d’accordo nell’affermare che le relazioni amorose sul lavoro distraggono (57%) e possono incidere negativamente sulla carriera (43%).
Giovani più positivi
L’effetto negativo è mitigato se si osservano i risultati per fasce di età:

Per i lavoratori nel range 18-24 una relazione amorosa sul lavoro aumenta la produttività (69%) e rafforza il lavoro di squadra (58%).
I millennials pensano che possa influire positivamente sulla carriera (43%). La percentuale di millennials che concorda sugli effetti negativi sul benessere è inoltre inferiore rispetto agli over 35 (33% contro 40%).
A differenza delle donne, per i lavoratori uomini una relazione amorosa sul lavoro riduce lo stress (51% contro appena il 37% delle lavoratrici).

1 su 2 lo rifarebbero ma non c’è lieto fine
Quanti italiani vivono felici e contenti dopo aver iniziato una relazione con un/una collega? Secondo la nostra indagine solo il 3% circa finisce con il mettersi l’anello al dito. Il 40% degli intervistati che hanno avuto una relazione amorosa sul lavoro è finito per separarsi, solamente il 19% è ancora insieme

1 lavoratore su 2, tra chi ha avuto una relazione in passato, dichiara di poter prendere in considerazione un’altra relazione.
Uomini recidivi

Trai i lavoratori uomini, in quasi 4 su 10 dichiarano di aver avuto una relazione con una collega e di volerlo rifare in futuro mentre solo 2 lavoratrici su 10 dichiarano la stessa cosa.
Il 31% sul totale delle lavoratrici dichiara di aver avuto una relazione e di non considerare un’esperienza simile per il futuro
Il 51% di una relazione in futuro e il 31% nella fascia 18-24 lo farebbe anche se non l’ha mai fatto in passato.

 

Per ricevere i dati completi dell’indagine scrivi a italianpr@searchlaboratory.com.
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