Categoria: Ufficio

Consigli, curiosità e notizie sulla vita di ogni giorno in ufficio

Ufficio
17/04/2019

Ci sono tanti motivi per cercare un nuovo e diverso posto di lavoro, e molti di questi riguardano la possibilità di fuggire dal proprio capo. Sì, stipendio, benefit e possibilità di carriera possono molto, ma non tutto se sulla propria strada si trova un capo tiranno. A fare la lista dei motivi per cui darsela a gambe levate da un posto di lavoro ci ha pensato il magazine Entrepreneur, con l’elenco di atteggiamenti e comportamenti sbagliati del manager di turno.

1. Troppo lavoro

Sì, affidarsi ai dipendenti più bravi è normale, caricarli di troppo lavoro senza premi in cambio (come avanzamenti di carriera, aumenti di stipendio o altro) è perfido. Anzi, è proprio controproducente, visto che il migliore dei propri collaboratori comincerà a sentirsi in colpa per il fatto stesso di essere bravo, e a pensare di cambiare aria.

2. Poco merito

Ok, si lavora per lo stipendio a fine mese (e molto raramente per la causa). E però non riconoscere mai nessun merito, dando tutto per scontato, compresi impegno e qualità, è deleterio. Sì, si apprezzano anche gli incentivi economici, ma nel frattempo dire qualche volta “bravo” non fa male. Anzi.

3. Nessuna empatia

Ora, non è che si debba andare al battesimo dei figli di tutti i collaboratori e dipendenti, ma un minimo di lato umano ci vuole anche nelle relazioni professionali. Vero che si collabora per il patto professionale e non è necessario essere amici, ma avere vagamente idea delle passioni dei propri collaboratori, della loro situazione famigliare, di cosa amano fare nel tempo libero (tutte cose che si possono sapere scambiando due battute alla macchinetta del caffè) aiuta a trattenere i collaboratori migliori.

4. Non mantenere le promesse

Le promesse sono un carburante eccezionale della motivazione. Almeno fino a quando non vengono disattese, e allora si ottiene l’effetto uguale e contrario. Perché una promessa mantenuta costruisce fiducia, ma una disattesa la distrugge per sempre.

5. Fare favoritismi

Un capo è tale perché sa e deve scegliere per il meglio. Farlo in base a criteri aleatori (simpatia, avvenenza, famigliarità) è il modo più veloce di distruggere un gruppo di lavoro e far scappare i migliori. Quando si tratta di elargire compiti, responsabilità, premi e aumenti un capo deve essere oggettivo, anche contro i propri interessi extra professionali.

6. Non ascoltare

Non ascoltare costituisce una macro categoria in cui rientra un ’bout ogni errore di egocentrismo di un capo. Non valutare un suggerimento di un collaboratore, non lasciare spazio alla creatività, all’autonomia e alla indipendenza di pensiero del proprio team, temere i cambiamenti, non assicurare la crescita individuale dei collaboratori portano chiunque a pensare che forse è giunto il momento di trovarsi un capo migliore.

Ufficio
08/04/2019

Con l’avvicinarsi della nuova e ultima stagione di Game of Thrones tutto il mondo sta tenendo il fiato sospeso per sapere chi finalmente conquisterà il tanto ardito trono di spade. Saranno i cinici Lannister, i forti Stark, il coraggioso Jon Snow o la carismatica Daenerys? Ogni spettatore ha il suo personaggio preferito e la sua teoria, ma certamente possiamo tutti trovarci d’accordo su quanto spettacolari siano i draghi di Daenerys.  

Perciò, qui alla Viking, per sorprendere il nostro staff che è già in subbuglio per l’uscita del nuovo episodio della saga abbiamo commissionato un drago in stile origami gigantesco ispirato proprio ai draghi di Game of Thrones. Ma c’è di più, il drago è stato montato in ufficio durante il weekend, così da sorprendere tutti il lunedì mattina (e sorpresi furono!).  

Non è la prima volta che riproponiamo dei contenuti presi da Game of Thrones, basti pensare a quando abbiamo trasformato l’ufficio nella stanza del trono di spade o quando abbiamo costruito un murale di Super Mario interamente con i post-it. Ma questa volta, crediamo di esserci davvero superati.  

Il drago, fatto interamente in carta, ha una lunghezza di quasi 13 metri, una ‘altezza di 2,80 metri e un’apertura di ali di 6 metri!  È stato realizzato in ben 110 ore di lavoro e 1200 pezzi di carta A4. Il risultato finale? Eccolo qui:

COME ABBIAMO REALIZZATO IL DRAGO CON 1200 PEZZI DI CARTA 
In passato abbiamo sempre creato le nostre opere da soli, ma questa volta ci siamo dovuti appoggiare a un artista a cui abbiamo commissionato il lavoro. Eh sì perché certo non è stato facile. Il tutto è stato possibile grazie al genio di Andy Singleton, paper artist conosciuto in tutto il mondo per i suoi lavori per Burberry, Kensington Palace, Play Station, Harrods e molti altri, che ha felicemente accettato di costruire questa enorme opera per noi. Anche lui fan di Game of Thrones, ecco cosa ha riferito dell’intero progetto. 

Per Andy il compito di creare un drago su larga scala era una sfida, anche se abituato a lavorare in grande. Ha utilizzato una tecnica di incisione e piegatura per scolpire la carta e la stratificazione per creare forme.  

Ha cominciato con dei bozzetti liberi per elaborare la composizione e poi alcuni disegni più dettagliati per elaborare il design e l’approccio alla creazione. Una volta ultimati gli schizzi, ha creato un modello in scala, step che lo ha aiutato anche a capire come creare il supporto interno per la scultura su larga scala, che rischiava di collassare per il peso. Una volta felice con il modello in scala ridotta, era tempo di passare alla produzione su larga scala, che ha richiesto circa 10 giorni e ben l’equivalente di 1200 pezzi di carta A4.  

Andy ha selezionato pezzi di carta speciale per replicare la texture delle squame del drago. La prima parte fatta è stata la testa che è lunga circa un metro e mezzo. Una volta ultimata, ha potuto lavorare il resto. Ha prodotto la forma della coda su larga scala, così da poter calcolare all’incirca la lunghezza totale del pezzo. Il passo successivo è stato quello di creare la struttura del telaio per sostenere il tutto. Andy ha parzialmente costruito il drago nel suo studio senza collegare tutti gli elementi, che sono poi stati consegnati all’ufficio in cui il pezzo è stato completamente costruito in 10 ore.  

Un lavoro enorme che però, ha dato i suoi frutti, visto lo spettacolare risultato. I nostri colleghi sono rimasti a bocca aperta.  

Ma che ne sarà dell’opera? Non c’è da temere, così tanta carta non sarà sprecata. Il drago verrà donato ad una scuola.  

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Speriamo che questo articolo ti abbia riportato nel fantastico mondo di Game of Thrones. Adesso però il drago ha bisogno di un nome. Come lo chiameresti? Raccontacelo sulla pagina Facebook Viking Italia e segui l’hashtag ufficiale #makerofdragons per ricevere tutti gli aggiornamenti!  

Ufficio
29/03/2019

Stai sostenendo un colloquio di lavoro e sembra che tutto proceda per il meglio. L’esaminatore ti ha posto diverse domande a cui hai risposto in maniera brillante e sembra piacevolmente colpito dalle qualifiche e dall’esperienza maturata messa in luce dal tuo curriculum. Il colloquio volge al termine ed ecco che arriva uno dei momenti più cruciali e quindi più temuti. L’esaminatore ti chiede: “Ha delle domande?”. Qualche settimana fa abbiamo visto quali sono le 5 migliori domande da porre durante un colloquio di lavoro. Abbiamo discusso di quanto sia importante questo momento per dimostrare di aver fatto ricerca sull’azienda e di essere il candidato ideale per il ruolo in questione. Oltre a queste, ne esistono però altre che è bene non porre mai – se non altro in fase di colloquio – per evitare che il nostro curriculum finisca dritto nel distruggi documenti. Vediamo insieme quali sono!
Di cosa si occupa l’azienda, quali sono i concorrenti principali e quali mansioni prevede il ruolo in questione?
Queste domande di base sull’azienda e sul ruolo per il quale si sta sostenendo il colloquio non devono mai essere poste in questi termini perché denotano una scarsa ricerca in previsione del colloquio. In fondo se noi non siamo interessati all’azienda, difficilmente questa lo sarà nei nostri confronti! È bene raccogliere quindi quante più informazioni possibili sul settore e sulle tappe salienti toccate dell’azienda per non essere colti impreparati. Lo stesso vale per una tematica come la concorrenza aziendale: una semplice ricerca su Google ci farà capire subito quali sono le aziende concorrenti e quali le caratteristiche su cui puntano per differenziarsi. Anche non sapere le mansioni che caratterizzano il ruolo in questione dimostra di non aver nemmeno letto la descrizione della posizione per la quale si è presentata domanda. È consigliato invece stampare la descrizione e portarne una copia con sé per porre domande specifiche all’esaminatore nel corso del colloquio che, ricordiamo, va inteso come una conversazione: ad esempio, per ricevere chiarimenti sulle mansioni giornaliere previste dalla posizione.
A quanto ammonta lo stipendio, quando potrò richiedere un aumento e quali sono i benefit previsti dall’azienda?
Alcune delle domande che consigliamo di evitare in fase di colloquio sono tutte quelle che vertono sulla tematica del denaro. Nella descrizione della posizione lavorativa per la quale si è presentata domanda sarà infatti spesso già presente a grandi linee un ipotetico intervallo di remunerazione. Per cui, possiamo già farci un’idea e candidarci solamente se lo riteniamo in linea con le nostre aspettative. Stessa cosa vale per i benefit aziendali. Spesso le aziende li elencano nella loro pagina dedicata alle offerte di lavoro. Una lettura approfondita del sito aziendale ci aiuterà quindi moltissimo sia a mostrarci preparati ma anche ad avere un’idea abbastanza specifica della cultura aziendale. Per quanto concerne lo stipendio, questa è sicuramente una tematica che può essere affrontata una volta superato il colloquio e ricevuta un’offerta.

Quali altre posizioni sono disponibili e con quale frequenza promuovete i dipendenti?
Anche queste domande, se poste così, non daranno l’effetto sperato. Dimostrerai infatti di non essere molto interessato alla posizione in questione o che ti interessa di più fare carriera che offrire un valido contributo all’azienda per cui desideri lavorare. È importante quindi riformularle onde evitare di dare un’impressione di arroganza. Meglio concentrarsi sul ruolo al centro del colloquio ed eventualmente, porre domande sulle opportunità di formazione. In tal modo, darai l’impressione di voler acquisire nuove competenze e di voler crescere per generare un impatto positivo sull’azienda.
Quali sono gli orari dell’azienda, posso lavorare da casa e qual è il tragitto migliore per raggiungere l’ufficio?
In fase di colloquio, sarebbe bene evitare anche le domande di natura logistica. Eventuali orari peculiari saranno probabilmente indicati nella descrizione della posizione (ad esempio, se si tratta di un lavoro con turno di notte). Sono domande da lasciare per quando saremo certi di aver ottenuto il lavoro. Inoltre, è molto probabile che l’azienda disponga di un manuale da consegnare ai nuovi arrivati e questo tipo di domande potranno essere chiarite in tale circostanza oppure semplicemente con una ricerca online. Anche domande sui giorni di malattia, sugli straordinari o le ferie remunerate faranno parte di tutta quella serie di questioni di natura più logistica da discutere in separata sede una volta superato il colloquio. È importante infatti non dare l’impressione di essere un dipendente poco concentrato sul lavoro che non aspetta altro che andare in vacanza!

Controllate i profili social, avete le telecamere in ufficio e cosa succede se litigo con un collega?
Sicuramente, sono da evitare anche tutte quelle domande che ti possono mettere in cattiva luce, insinuando il sospetto che tu possa essere una persona poco affidabile se non poco raccomandabile. Evita quindi di parlare dei profili social (e soprattutto di pubblicare commenti negativi sull’azienda!), mostrati aperto ad eventuali controlli sul tuo passato e sulla tua precedente esperienza lavorativa ed evita di porti come una persona poco professionale, litigiosa o interessata a flirtare con i colleghi. Ma soprattutto, oltre ad evitare le domande peggiori, ricordati di porre quelle migliori: la domanda peggiore di tutte è infatti quella che non si fa!

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Speriamo che questo articolo ti possa aiutare a evitare di porre al tuo esaminatore le domande peggiori. Sei d’accordo con noi o ne hai altre che pensi debbano essere menzionate? Condividile con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
19/03/2019

Sono numerose le aziende odierne che decidono di organizzare attività volte a rafforzare il team building e a stimolare la produttività. Aziende del calibro di Google, ad esempio, organizzano regolarmente viaggi e altre attività per consentire ai propri team di conoscersi meglio e quindi di lavorare in maniera più coesa, con maggior slancio e positività. In fondo, queste attività possono rappresentare un momento per rompere il ghiaccio, sia che tu sia nuovo in azienda o meno, un po’ più divertente e profondo della classica chiacchierata davanti alla macchinetta del caffè o alla stampante laser. Ma vediamo più nel dettaglio perché sono importanti, cosa comportano e quali sono alcune delle attività più gettonate!
Che cos’è il team building?
Quando diverse persone lavorano nello stesso team o sullo stesso progetto, è indispensabile instaurare una buona collaborazione con un lavoro di squadra dagli ingranaggi ben oliati. È la chiave per portare a compimento i progetti in maniera fluida, senza intoppi e con efficienza. È il segreto per stimolare la produttività in ufficio grazie alla presenza di un personale che si conosce meglio e che lavora quindi con maggiore intesa, rapidità ed efficacia. Perché un team funzioni al meglio, è essenziale che il rapporto tra i vari collaboratori venga ottimizzato ed è qui che si inseriscono le attività di team building – volte a rafforzare il legame tra i vari componenti di un gruppo di lavoro. Sono numerose le attività che si possono organizzare a tale scopo: da quelle a tema fino a un vero e proprio viaggio. Esaminiamole più nel dettaglio.
Quali attività possono essere organizzate per stimolare il team building?
Le attività da svolgere per rafforzare il team non devono essere necessariamente complicate. Ad esempio, si può iniziare con una semplice cena in un ristorante tipico della città: un evento conviviale in grado di animare la conversazione tra i diversi partecipanti. Essendo il lavoro d’ufficio principalmente svolto in ambienti interni, una giornata in campagna o una passeggiata all’aria aperta possono essere un ottimo modo per spezzare la sedentarietà lavorativa, stimolando una cultura aziendale improntata sul benessere psicofisico. Ricordiamo infatti che immergersi regolarmente nella natura aiuta a combattere lo stress e a favorire il rilassamento. Parlando di benessere fisico, non ci sono attività migliori di quelle sportive per alzarsi dalla sedia a cui siamo destinati in ufficio: attività quali corsa, ciclismo o yoga sono ideali in tal senso e contribuiranno a migliorare resistenza, ritmo e flessibilità. Se poi alla corsa si desidera unire anche un obiettivo di responsabilità sociale d’impresa, si può spronare i dipendenti a partecipare a una mini-maratona nell’intento di raccogliere fondi da devolvere in beneficienza.

Quali abilità vengono stimolate con le attività di team building?
Qualche tempo fa, abbiamo visto quanto siano importanti e come sfruttare le soft skill per favorire la crescita al lavoro. Si tratta infatti di quelle competenze trasversali essenziali in ambito lavorativo, al pari delle conoscenze acquisite per svolgere a dovere una data professione. Le attività di team building sono un ottimo modo per sviluppare e rafforzare tali soft skill. Ad esempio, le attività più energetiche come un centro di addestramento – oltre a rafforzare il corpo – stimoleranno anche aspetti quali la resilienza, la fiducia e la comunicazione. Più estremi ancora, i weekend in campeggio in stile “sopravvivenza” – ossia con limitati mezzi a disposizione – stimolano le relazioni, l’ottimizzazione delle risorse e un’atmosfera di collaborazione, motivazione e soddisfazione. Mentre attività quali una caccia al tesoro possono stimolare il ragionamento, la deduzione logica e il pensiero analitico.
Quali sono gli aspetti da considerare nell’organizzazione di queste attività?
Sicuramente è importante coinvolgere tutto il team. È quindi essenziale comprendere quali siano le attività preferite da ciascun membro e quali quelle da evitare assolutamente. È consigliabile creare un sondaggio con alcune idee da proporre in modo da avere un riscontro da tutti i possibili partecipanti. L’attività deve essere creativa, stimolante e divertente con il preciso intento di centrare un dato obiettivo. Non deve essere necessariamente un’attività ricreativa, ma può anche trattarsi di un evento di formazione. In tal caso, è consigliabile comunque organizzarlo in un luogo diverso dall’azienda con relatori esterni per dare la possibilità al team di staccare dall’ambiente lavorativo e rigenerarsi in un nuovo contesto. In questo modo, sarà più semplice rilassarsi, generare idee e stimolare la creatività.

Considerazioni finali
Sul lavoro, a volte, ci dimentichiamo l’importanza del divertimento; allontanarsi dall’ufficio per dedicarsi a un’attività di team building favorisce la generazione di nuove idee, aiuta i team a ricaricarsi individuando punti in comune e rafforzando le relazioni interne. E questo è spesso l’anello mancante della catena volta a creare un ambiente di lavoro più efficiente e produttivo. Con queste attività, i dipendenti possono ritrovare il proprio equilibrio e acquisire nuove prospettive. Va anche ricordato che, come nel caso dei team di vendita in aziende con diverse succursali, queste attività rappresentano un’opportunità di incontro, scambio e confronto al di là delle conferenze a cui partecipano.

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Speriamo che questo articolo ti abbia fornito le giuste motivazioni per considerare le attività di team building come benzina per il tuo ruolo al lavoro. E tu, hai già partecipato ad alcune di queste attività con la tua azienda? Raccontacele sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
28/02/2019

Il colloquio di lavoro è sicuramente essenziale per farci ottenere il posto che tanto desideriamo. Abbiamo visto in passato come prepararsi per affrontarlo al meglio; oggi vogliamo toccare un punto in particolare di un colloquio di lavoro in corso: le domande da chiedere. Ovviamente molte delle domande saranno poste dall’esaminatore ma, generalmente verso la fine, viene sempre riservato qualche minuto perché sia il candidato a porre le proprie. Il colloquio andrebbe infatti inteso come una conversazione a due vie dove l’esaminatore può comprendere se quel candidato è ideale per l’azienda ma è anche l’occasione per chi è oggetto del colloquio di capire se l’azienda fa al caso suo. Inoltre, riuscire a porre le domande giuste fa una buona impressione e dimostra interesse. Non aver paura di prendere appunti, magari anche su alcuni fogli di carta per fotocopie: anche questo è un aspetto a favore del tuo interesse. Ma quali sono le domande migliori da chiedere al nostro esaminatore? Vediamole insieme!
Quali sono le responsabilità giornaliere previste da questo ruolo?
Per prima cosa, consigliamo di evitare domande chiuse che prevedano solamente un Sì o un No di risposta. La domanda aperta favorisce infatti la conversazione ed è un buon modo per ricevere un’analisi più approfondita da parte dell’esaminatore. Sicuramente, una delle domande che dovresti porre è farti spiegare le tipiche mansioni previste dal ruolo che ipoteticamente andrai a ricoprire. Ciò denota un reale interesse nella posizione, oltre a offrirti l’occasione per carpire quante più informazioni possibili sul ruolo. In tal modo, potrai anche visualizzarti a copertura del posto e decidere se fa al caso tuo e se si abbina bene alle tue competenze e conoscenze. Apprenderai inoltre le caratteristiche fondamentali che deve possedere chi ricopre quel ruolo e sarai più propenso e pronto ad affrontare l’eventuale formazione che ti spetterà all’inizio dell’incarico. Potresti inoltre scoprire se vi è possibilità di progredire e come il ruolo si è evoluto nel corso del tempo per avere una panoramica più dettagliata della cultura aziendale.
Dal Suo punto di vista, come si trova a lavorare in questa azienda?
Una domanda un po’ più diretta per individuare punti in comune con l’esaminatore – aspetto anch’esso fondamentale per superare un colloquio di lavoro – riguarda il background e il parere personale su come l’esaminatore si trova all’interno dell’azienda. Oltre che per creare un maggior legame, sarà anche un’opportunità per ricevere un’opinione proveniente direttamente dall’interno dell’azienda. Una domanda semplice che può fare emergere moltissimi indicatori sulla cultura aziendale e sull’organizzazione stessa. Può inoltre essere un modo per comunicare il tuo desiderio di lavorare in un ambiente positivo dove poter tirare fuori il meglio di te stesso.

A chi dovrei riferire e com’è strutturato il mio team?
Con questa domanda mostrerai attenzione verso il lavoro di squadra e volontà nel capire come il team si inserisce nella cultura aziendale. Riceverai maggiori dettagli su quali saranno i principali reparti con cui ti interfaccerai, oltre ad avere una prima introduzione dei colleghi con i quali sarai a più stretto e diretto contatto. Rappresenta inoltre un’ottima occasione per comprendere come le mansioni siano distribuite all’interno del team e come venga valutato il rendimento individuale. Se il colloquio è andato bene, l’esaminatore potrebbe anche presentarti il team, offrendoti una panoramica dei principali reparti con un tour dell’azienda.
Quali sono le maggiori opportunità e sfide per l’azienda in questo momento?
Questa domanda ti consentirà di approfondire ciò che in teoria dovresti aver già letto sul sito dell’azienda in preparazione al colloquio. Un sito però è generalmente ideato per promuovere un’organizzazione e raramente potrà offrire un’idea a tutto tondo. Con questa domanda potrai invece scoprire gli ultimi successi aziendali e avere un’idea della vision e degli obiettivi strategici per il futuro; in tal modo, mostrerai di essere una persona attenta e desiderosa di cogliere le opportunità. Se hai letto qualche recente sviluppo come il lancio di un nuovo prodotto, questo è il momento ideale per dimostrare di aver svolto un’approfondita ricerca in vista del colloquio. Essere al corrente delle maggiori problematiche che l’azienda sta affrontando al momento, ti darà invece l’opportunità di individuare modi per risolverle e spiegare come le tue competenze possano essere di aiuto.

Quali sono le opportunità di formazione a disposizione dei dipendenti?
Questa è una domanda basilare ma molto importante, non solo per capire se in quell’azienda è possibile progredire ma anche per dimostrare il tuo interesse verso l’acquisizione di nuove competenze – aspetto che sarà a tuo vantaggio ma che si rifletterà ovviamente anche sull’azienda. Per la crescita professionale è essenziale avere accesso a un’adeguata formazione, indipendentemente dal ruolo o dalla fase in cui ti trovi a livello di carriera lavorativa. Per terminare il colloquio, puoi chiedere infine quali saranno le fasi successive della procedura di assunzione e quali passaggi devono essere completati perché l’azienda sia pronta a formulare un’offerta di lavoro.

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Speriamo che questo articolo ti possa aiutare a superare il tuo prossimo colloquio di lavoro offrendoti qualche spunto per formulare le domande migliori al tuo esaminatore. Ne hai già qualcuna che poni a ogni colloquio che affronti? Condividile con noi sulla nostra pagina Facebook Viking Italia.

Ufficio
04/02/2019

Illuminare l’ufficio è una scelta prima di tutto di salute dei lavoratori, poi di produttività e infine di costi energetici (l’illuminazione di un ambiente di lavoro incide per circa il 20% sui costi totali della bolletta energetica, come abbiamo spiegato qui parlando di come illuminare al meglio l’ufficio). Anche l’illuminazione degli spazi di lavoro è regolata per legge e in Italia la norma di riferimento è il Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro (DM 81/2008) che, dal punto di vista attuativo, e quindi anche per la disposizione dei punti luce e per la scelta delle lampadine da usare per illuminare l’ufficio, rimanda alla normativa europea UNI-EN 12464-1 aggiornata al 2011.
Che lampadine usare per illuminare l’ufficio
Premesso che la normativa europea UNI-EN 12464-1 stabilisce i rapporti tra luce naturale e luce artificiale, le regole per il posizionamento dei punti luce tali da evitare abbagliamento e scarsa luminosità, i casi particolari come quello dell’uso di videoterminali o di compiti specifici in ambienti particolari, e molti altri aspetti dell’illuminotecnica degli ambienti di lavoro che trovi qui, c’è poi sempre da decidere quali lampadine usare per illuminare l’ufficio: escluse ormai quelle a incandescenza, per le quali il Regolamento CE n.245/2009 ha stabilito il ritiro dal mercato, le possibilità di scelta delle lampadine per l’ufficio è tra le lampadine fluorescenti, sia tubolari che compatte, le alogene, e quelle a LED.
Lampadine fluorescenti per ufficio
Le lampadine fluorescenti per ufficio sono lampadine a risparmio energetico, consumano poca energia e garantiscono normalmente una lunga durata (circa 8.000 ore di funzionamento mediamente), emettono una luce che ha il vantaggio di essere molto diffusa e lo svantaggio di essere molto fredda e quindi non adatta a tutti gli ambienti.
Lampadine alogene per ufficio
Le lampadine alogene per ufficio hanno l’indubbio vantaggio di avere una luminosità molto alta e di emettere una luce bianca che non affatica la vista: per questo motivo sono spesso indicate per l’illuminazione dei punti di lavoro, anche in presenza di videoterminali, e per le lampade da tavolo.
Lampadine a LED per ufficio
Le lampadine a LED per ufficio stanno soppiantando progressivamente le altre tipologie di lampadine da ufficio: hanno sicuramente lo svantaggio di essere più costose al momento dell’acquisto, ma questo è compensato da una maggiore illuminazione per punto luce (ogni lampadina illumina di più in un’area più ampia), di non generare calore, il che rende più vivibili gli ambienti di lavoro, e di durare moltissimo, potendo gestire il risparmio sul lungo periodo, anche per il fatto che hanno consumi energetici molto bassi. Non a a caso il loro inventore è stato insignito del premio Nobel per la fisica.