Categoria: Ufficio

Consigli, curiosità e notizie sulla vita di ogni giorno in ufficio

Ufficio
23/11/2018

Ansia da lavoro: forse senza saperlo ne soffrono tantissime persone, e sicuramente quelle che accusano i sintomi tipici di questa vera e propria patologia che, in un articolo di Psychology, Health and Medicine, viene definita come “reazione di ansia fobica con sintomi di panico che si manifestano quando si pensa di doversi avvicinare al posto di lavoro”. Ma senza arrivare ai sintomi fobici della definizione, anche altri sintomi come insonnia e disturbi del sonno, difficoltà ad addormentarsi e risvegli con la sensazione di non essere riposati, difficoltà di concentrazione, irritabilità, coliti, gastriti e altre manifestazioni somatiche intestinali, o le manifestazioni somatiche dermatologiche come le dermatiti aspecifiche sono tutti segnali che la soglia di sopportazione dello stress è stata ampiamente superata e si soffre effettivamente di ansia da lavoro.
Ansia da lavoro: le cause
Le cause dell’ansia da lavoro possono essere intrinseche o estrinseche. Quelle intrinseche riguardano la sfera psicologica individuale e sono tali perché si manifestano (o si manifesterebbero) anche cambiando posto di lavoro; quelle estrinseche sono legate allo specifico ambiente lavorativo, per esempio un capo irragionevole o tirannico o colleghi troppo competitivi. In ogni caso ci sono condizioni della contemporaneità che sono il terreno fertile ideale per scatenare l’ansia da lavoro: precarietà, incertezza, cambiamenti ed evoluzioni rapide delle strutture aziendali, riduzioni del personale che obbligano a fare di più in meno tempo, la spersonalizzazione e straniamento dagli obiettivi aziendali, la spersonalizzazione dei gruppi di lavoro e in generale ogni fattore di stress prolungato e continuativo che genere sintomi come quelli predetti sono tutte cause di ansia da lavoro.

Basta girare per i forum in cui si discute di psicologia e vita quotidiana per trovare centinaia di messaggi di richiesta d’aiuto di persone che ormai hanno timore di andare al lavoro, che al mattino si svegliano con l’ansia di dover andare a lavorare, che vivono la giornata in ufficio come un trauma e che riconoscono, esse per prime, di lavorare male, senza motivazione né attenzione, di essere un peso per capo e colleghi e di voler, fondamentalmente, mollare tutto.
Ansia da lavoro: cosa fare?
Cosa fare in caso di ansia da lavoro? Il primo passo è ovviamente quello di riconoscerla e prenderne coscienza. Certo giornate stressanti possono capitare a chiunque, ma quella è anche ansia buona che rientra rapidamente nei suoi livelli fisiologici. Ma quando la condizione di ansia e stress perdura per lungo tempo, mesi se non anni, occorre intervenire. Da un lato ci si può rivolgere alle organizzazioni sindacali per valutare se esistono le condizioni di mobbing o mancato rispetto della salute del lavoratore, che per il datore di lavoro è un obbligo di legge; volendo ci si può anche rivolgere a uno specialista, psicologo-psicoterapeuta, che può senza dubbio aiutare a “prendere le distanze” dalla condizioni di stress e ansia e imparare a gestirla con sempre maggior consapevolezza; infine ci sono alcune “buone azioni quotidiane” che si possono mettere in atto per creare un clima in ufficio che sia meno fonte di stress.
Ansia da lavoro: puntare più sul gruppo e meno ai risultati
Il forte orientamento ai risultati è la prima fonte di stress in ogni ufficio del mondo. Non che si possa vivere e lavorare senza puntare al risultato, ma è quando l’obiettivo scatena la competizione individualistica che questo diventa fonte di ansia e stress. La soluzione è capire, individualmente e collettivamente, che oggi un lavoro in team ben strutturato e organizzato può permettere di raggiungere risultati migliori con meno stress, costi aziendali inferiori e una maggior qualità dell’ambiente lavorativo e del risultato finale.
Ansia da lavoro: generare empatia
Conseguenza del puntare sul gruppo per ridurre l’ansia da lavoro è il generare empatia tra le persone. Creare legami, che non significa necessariamente diventare amici ma almeno mostrare un volto umano ed empatico, è il modo per generare solidarietà nel gruppo, ridurre la competizione individualistica e aumentare la competitività collettiva.
Ansia da lavoro: comunicare di più
Lavoro di gruppo ed empatia significano sostanzialmente comunicare di più. Aver la possibilità di esprimere il proprio punto di vista (e non essere meri esecutori del pensiero altrui), prendere il coraggio di dire di no davanti all’ennesima richiesta che aumenta e peggiora il proprio lavoro, creare un clima tale per cui sia possibile esprimere il proprio disagio, e fondamentalmente cominciare a prendersi la responsabilità delle proprie idee sono tutti lati della stessa medaglia del comunicare di più.
Ansia da lavoro: fare formazione
Tutto giusto, tutto bello, ma non così semplice da mettere in atto. Per questo esistono corsi di formazione specifici per questo genere di problemi aziendali e, soprattutto, i corsi di formazione sono obbligatori per legge: corsi per imparare a comunicare, a lavorare in team, a creare un clima positivo in azienda o ufficio esistono e funzionano.

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19/11/2018

Freddo in ufficio: un’esperienza che purtroppo capita a molti, vuoi perché il riscaldamento è rotto, vuoi perché l’ufficio non è ben isolato dagli spifferi di aria fredda che entrano dall’esterno, vuoi perché l’ufficio si trova isolato da altri ambienti riscaldati, vuoi perché il datore di lavoro non bada a tutte queste cose. Cosa fare se si è costretti a lavorare in ufficio al freddo? Intanto conoscere i propri diritti e doveri, nonché la normativa in fatto di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Freddo in ufficio: cosa dice la legge
La legge in materia di tutela della salute sul lavoro stabilisce che il datore è tenuto a garantire la conformità dei luoghi di lavoro ai requisiti minimi prescritti dalla legge. Una espressione vaga che però nei termini conformità e idoneità riguarda anche il riscaldamento. Quindi se c’è freddo in ufficio e il datore di lavoro non provvede a creare le condizioni conformi e ideali per preservare l’integrità psicofisica e la salute dei lavoratori, la responsabilità è dell’azienda, anche qualora si procedesse con una causa. Però, se ci sono delle condizioni oggettive che rendono gli ambienti di lavoro non conformi e non idonei (per esempio un sottoscala buio e senza areazione) sulla temperatura ci sono invece vaghe indicazioni che riguardano anche l’umidità degli ambienti.

C’è in particolare un decreto (D.lgs. n. 81/2008) che stabilisce i criteri generali sul microclima all’interno del posto di lavoro in fatto di areazione, umidità e temperatura ma, per le ultime due caratteristiche, questi sono abbastanza vaghi: si stabilisce infatti che la temperatura nei locali di lavoro deve essere “adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori”, il che lascia spazio a numerose interpretazioni, considerati anche l’umidità e il movimento dell’aria all’interno degli uffici.
Freddo in ufficio: temperatura minima per lavorare
Tuttavia, in generale, la temperatura minima per lavorare è normalmente individuata a 19°C (mentre la massima a 24°C, nel caso di caldo estivo) e l’umidità deve essere tra il 40% e il 60%.
Freddo in ufficio: cosa fare?
Cosa fare quindi se fa freddo in ufficio? In teoria, secondo una recente sentenza della Cassazione (20 gennaio-1 aprile 2015 n.6631) il lavoratore potrebbe anche assentarsi dal posto di lavoro, anche senza la proclamazione di uno sciopero, e senza subire decurtazione dello stipendio, che anzi andrebbe pagato integralmente. Però la sentenza della Cassazione è un caso particolare e in generale, prima di assentarsi dal lavoro per il freddo in ufficio, è necessario che ci sia una proporzione tra l’inadempimento del datore e la reazione del dipendente, verificando se le condizioni di lavoro sono davvero tali da giustificare l’azienda. Per una sentenza della Cassazione che ha dato ragione al lavoratore ce n’è infatti un’altra (10 agosto 2012, n. 14375) che ha invece ritenuto legittimo il licenziamento di una lavoratrice di una casa di cura che si era assentata dal lavoro a causa di supposti inadempimenti da parte del datore di lavoro: in questo caso la Cassazione ha ritenuto esorbitante il comportamento della lavoratrice rispetto alle reali condizioni di lavoro.

Ufficio
15/11/2018

Asciugare le mani: un gesto che tutti facciamo ogni giorno, più volte al giorno, ogni volta che andiamo in un bagno pubblico, come quelli di bar e ristoranti ma anche degli uffici. A maggior ragione se pensiamo che non solo nei bagni degli uffici, ma anche sulle scrivanie e su ogni oggetto di uso comune in un ufficio, dalla tastiera al mouse alle penne per scrivere, si annidano milioni di germi. Certo ci sarebbero normali norme di igiene da rispettare negli spazi comuni dell’ufficio, ma quando si tratta di asciugare le mani dopo essere andati in bagno si presentano di solito 2 alternative: gli asciugamani di carta o quelli elettrici, ed è inevitabile pensare a quali siano meglio in termini di igiene, costo e impatto ambientale.
Asciugare le mani: sono più igienici gl asciugamani di carta o quelli elettrici?
Verrebbe da pensare che, non essendoci contatto, per asciugare le mani siano più igienici gli asciugamani elettrici, a getto di aria calda, che quelli di carta, che poi ristagnano inumiditi nel cestino porta rifiuti per tutto il giorno. E però secondo alcune ricerche (una della University of Westminster e uno dell’European Tissue Symposium) è vero il contrario: per asciugare le mani sono più igienici gli asciugamani di carta. Per due motivi: il primo è che gli asciugamani elettrici trattengono i batteri anche all’interno del loro meccanismo di riscaldamento dell’aria, e notoriamente i batteri proliferano negli ambienti caldi e umidi; il secondo perché il getto di aria a sua volta diffonde ulteriormente i batteri, sulle mani e verso il viso di chi li usa.
Asciugamani di carta o elettrici: quali più economici?
Ovviamente chi si occupa dei costi di un ufficio deve anche considerare quali siano più economici tra gli asciugamani di carta e un asciugamano elettrico ad aria calda. La risposta non è univoca ma dipende dal numero di dipendenti e quindi di persone che frequentano l’ufficio. Gli asciugamani elettrici sono ovviamente più costosi da acquistare e installare ma, con molto dipendenti, assicurano un risparmio a medio e lungo termine; gli asciugamani di carta costano meno ma poi bisogna moltiplicare il costo sulla quantità utilizzata e per uffici di grandi dimensioni questo può diventare un costo notevole.
Asciugare le mani: l’impatto ambientale degli asciugamani di carta e di quelli elettrici
Le aziende sono ormai molto attente anche all’impatto ambientale delle proprie scelte, considerando questo un asset immateriale della propria attività imprenditoriale, ed è giusto chiedersi se inquinino di più gli asciugamani di carta o quelli elettrici. Dal punto di vista dell’impatto ambientale è vero che gli asciugamani di carta producono più rifiuti e che quelli elettrici consumano più energia, e quindi tutto dipende dalle scelte di uso e acquisto: nel caso di asciugamani di carta riciclata e che a sua volta viene riciclata, e magari con l’uso di un distributore che evita gli sprechi, all’interno di uffici di piccole dimensioni anche gli asciugamani di carta possono risultare una scelta ecologica; parimenti un asciugatore di mani elettrico ad accensione e spegnimento automatico e alimentato con energia da fonti rinnovabili può essere la soluzione ideale per uffici di grandi dimensioni.

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14/11/2018

Prendere l’influenza in ufficio è quasi inevitabile: molte persone che frequentano lo stesso ambiente per molte ore al giorno, spesso senza ricircolo di aria dall’esterno, venendo a contatto con gli stessi oggetti come stampanti, scrivanie, maniglie e macchinette del caffè, sono le condizioni ideali per il proliferare dei virus influenzali. Con in più un’aggravante; che spesso, per la pressione indotta dal dover essere presenti anche se malati, si viene in ufficio comunque e si moltiplicano le probabilità che altri siano contagiati dall’influenza.
Come non prendere l’influenza in ufficio
Ci sono alcuni comportamenti che si possono mettere in atto dall’autunno alla primavera per cercare di non ammalarsi in ufficio.
Stare a casa con i primi sintomi dell’influenza
Se il capo non capisce, lo capirà e apprezzerà: stare a casa con i primi sintomi dell’influenza e lavorare da remoto, in modalità smart working, è la miglior cosa che si possa fare per evitare il proliferare dell’influenza in ufficio. Evitare di essere la fonte del contagio riduce il rischio di trasmissione agli altri ed è un vantaggio, e non un costo, per l’azienda.
Come non prendere l’influenza in ufficio: lavare spesso le mani
Le mani sono la primaria fonte di diffusione di germi, batteri e virus: durante il giorno toccano di tutto, dai copriwater a tastiere e mouse, dalle scrivanie alle mani di altre persone e innumerevoli oggetti che passano di mano in mano. Per evitare di prendere l’influenza o di contagiare i colleghi è bene lavarsi spesso le mani: si può andare in bagno, oppure utilizzare igienizzanti in flacone, pratici da tenere accanto a sé sulla scrivania.
Influenza in ufficio: evitare la promiscuità
Evitare la promiscuità è il miglior modo per abbassare il rischio di prendere l’influenza in ufficio: usare sempre e solo la propria penna per scrivere (ed evitare di metterla in bocca…), non utilizzare tazze o bicchieri comuni dell’area ristoro, pulirsi le mani dopo aver utilizzato strumenti di uso comune come le stampanti, portarsi eventualmente la propria bottiglia di acqua se non c’è un distributore comune sono tutti piccoli accorgimenti che evitano la promiscuità e abbassano il rischio di prendere l’influenza.
Curare l’igiene e mantenere pulito
Curare l’igiene e mantenere pulito il posto di lavoro è un altro prerequisito per evitare la diffusione di germi, batteri e virus ed evitare di prendere l’influenza in ufficio. Se la pulizia è effettuata giornalmente si può stare relativamente tranquilli, ma se questo non avviene dotarsi di prodotti per una rapida pulizia della propria scrivania e di computer, tastiere, mouse ed eventualmente delle parti comuni (in molti uffici esiste una zona ristoro con tavolo e suppellettili di uso comune) può essere un piccolo impegno che preserva dal rischio influenza.

Ufficio
29/10/2018

Non è carnevale, che ogni scherzo vale, ma il “dolcetto o scherzetto” di Halloween può indurre a fare qualche – innocuo e rimediabile – scherzo anche in ufficio. Un clima più rilassato e informale può aiutare a creare legami più forti tra colleghi e anche qualche simpatico scherzetto, ovviamente avendo come “vittime” i colleghi più disposti ad accettarli, possono far partire la giornata con maggior buonumore.
Scherzi di Halloween da fare in ufficio
Sono molti gli scherzi di Halloween che si possono fare in ufficio, e tutti più o meno hanno a che fare con computer, tastiere, mouse e smartphone. L’importante, dopo l’inevitabile sorriso, è stemperare il tutto sdebitandosi con un caffè offerto al malcapitato.
Scherzi di Halloween al computer
Tra gli scherzi di Halloween al computer ci sono soprattutto quelli che si possono fare manomettendo lo screensaver o la schermata principale: prendere un jpg di un messaggio di errore di Windows (o di qualsiasi altro sistema operativo utilizzato) e aprirlo con il visualizzatore di immagini, far sparire le icone dalla scrivania (no, non cancellandole, ma selezionandole e poi, col tasto destro del mouse, selezionando l’opzione “Mostra icone sul desktop”) o cambiare la risoluzione e/o l’orientamento dello schermo sono tutti scherzetti che possono mandare fuori dai gangheri per pochi minuti il malcapitato (e a cui si può porre rimedio in pochi secondi).
Scherzi di Halloween da fare con la tastiera del computer
Anche la tastiera del computer è un catalizzatore di scherzi di Halloween in ufficio: per esempio si può collegare una tastiera al computer del vicino di scrivania, e viceversa, o cambiare la lingua della tastiera di modo che i tasti non corrispondano più alle lettere (da italiano a francese o tedesco, che non usano la qwerty come noi) sono tutte cose veloci e divertenti da fare.
Scherzi di Halloween con il mouse del computer
Anche il mouse del computer è una fonte di ispirazione di scherzetti di Halloween. Uno semplice e banale è mettere un pezzettino di scotch o nastro trasparente sotto il lettore ottico (di modo che il mouse sembri non funzionare più). Un altro altrettanto semplice consiste nel cambiare l’impostazione a mancino (o destro, nel caso di un collega mancino) invertendo le funzioni di tasto destro e tasto sinistro del mouse. Oppure, come per la tastiera, attaccare il mouse a un computer diverso, invertendo mouse, tastiere e magari anche schermi tra più colleghi, per esempio se seduti in un’isola di 3 o più scrivanie.

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26/10/2018

Ci sono dei comportamenti che ti mettono in cattiva luce al lavoro e possono mettere a repentaglio la carriera e deteriorare l’ambiente di lavoro, influendo inevitabilmente anche sull’efficienza. Certo è compito dei manager e capi motivare i dipendenti ma questi possono e devono fare la loro parte per conquistare la fiducia degli altri, lavorare in ufficio in armonia e provare a essere felici in ufficio, anche quando si tratta di convivere con un collega insopportabile. Per riuscirci è importante evitare questi 5 comportamenti che mettono in cattiva luce al lavoro.
I comportamenti che mettono in cattiva luce al lavoro
Non riconoscere i propri errori
Gli errori si fanno, volenti o nolenti. E nessuno, dallo stagista all’amministratore delegato, ne è esente. Certo sono livelli di importanza diversi, ma c’è una cosa che li accomuna: non riconoscere i propri errori mette davvero in cattiva luce, sia verso i colleghi che verso i capi. Si è sbagliato? Si ammette e magari si propongono soluzioni per rimediare. Ma no, lo scaricabarile, il non riconoscere i propri errori e lo spostare le responsabilità altro non è un buon modo per vivere bene al lavoro.
Pretendere la perfezione
Pretendere la perfezione è, in linea di principio, anche giusto. Ma nessuno è perfetto (vedi punto sopra sugli errori) e gli ambienti di lavoro funzionano molto e bene sulla collaborazione: offrirla non significa interferire o umiliare, e chiederla non fa sembrare deboli o impreparati. Anzi: collaborare e chiedere collaborazione è il viatico contro la frustrazione e lo stress, che portano a rendersi antipatici agli occhi degli altri.
Lamentarsi continuamente
Il collega lamentoso prima o poi stanca. Lamentarsi continuamente rende antipatici, pesanti, mal sopportati e, in una parola, mette in cattiva luce. Certo le critiche costruttive servono e sono utili, ma non può essere sempre e solo una critica a tutto e tutti: in questo modo si finisce isolati, non ci si vede assegnare compiti e responsabilità che potrebbero preludere a una crescita professionale, si diventa quelli che fanno circolare cattive voci e malelingue e, in una parola, si diventa il collega insopportabile. Ci sono davvero cose che non vanno? Prima di tutto proviamo a spersonalizzarle (non è “il capo che è un incapace” ma “la procedura che si potrebbe migliorare”) e poi a proporre soluzioni concrete nelle sedi opportune.
Non mantenere le promesse
Gli uffici sono una catena di compiti e responsabilità e non mantenere le promesse può scatenare un domino di problemi. Non mantenere le promesse a volte dipende dal voler essere perfetti (vedi sopra) e non riconoscere i propri errori (idem) o limiti, ma in ogni caso se si garantisce che si farà qualcosa entro una certa data, prima di ritrovarsi ad accampare scuse o lamentarsi si può provare a chiedere aiuto. Meglio chiedere aiuto che presentarsi in sala riunione senza i compiti fatti. Una volta, a scuola, per questo c’erano le note sul diario e la punizione dei genitori a casa, e in fondo il meccanismo non è diverso.
Dar fuori dai gangheri
Sì, le giornate storte capitano a tutti, ma scaricare i propri problemi (interni o esterni all’ambito professionale) sui colleghi è stressante, sfibra i rapporti e finisce per farci sembrare un sociopatico. Ok, se si è di umore nero non si può fingere di essere dei buontemponi, ma al lavoro si è tra adulti e la professionalità è il primo requisito: da un adulto ci si aspetta che metta da parte il pessimo umore almeno per il tempo in cui il suo stato d’animo influisce su quello degli altri.