Networking e raccomandazioni, come si trova lavoro
Pubblicato il 15 July 2019

Ad oggi sempre più importanza viene data al networking e a come i social media possono facilitare il trovare lavoro e progredire nella carriera. Ma ogni nazione è diversa su molti piani, tra cui quello lavorativo. Pertanto, qui da Viking ci siamo chiesti come fosse il mercato del lavoro in Italia. Le persone trovano lavoro grazie al networking sui social come LinkedIn o più tramite raccomandazioni di persone che conoscono?  

Per rispondere a queste domande abbiamo lanciato una campagna il cui scopo era investigare come gli italiani trovano lavoro e quale sia l’opinione collettiva del mondo del lavoro in Italia. Si affidano al tradizionale CV in carta o preferiscono metodi più moderni? Tramite la compagnai di sondaggi One Poll, abbiamo chiesto a 1000 lavoratori in tutta Italia di rispondere alle nostre domande e i risultati sono stati decisamente interessanti.  

NETWORKING: TUTTI LO AMANO MA NESSUNO LO VUOLE 

Ilo 53% degli intervistati ha dichiarato che fare networking ha avuto importanza nella loro carriera. Tuttavia, quando è stato chiesto cosa fanno per mantenere una rete di networking efficiente in molti hanno risposto che il loro sforzo è minimo. Il 50% aggiorna il CV meno di una volta l’anno ad esempio, mentre quasi 3 su 5 persone ammette di non essersi mai recato a un networking event e il 48% dichiara di aver praticamente perso i contatti con gli ex colleghi, vedendosi per parlare di carriera meno di una volta l’anno. E LinkedIn? La piattaforma più popolare per scopi lavorativi, ma agli italiani piace poco. Il 41% non aggiorna quasi mai il profilo e il 45% non posta aggiornamenti sulla bacheca per interagire con gli altri utenti. Non ne parliamo poi di parlare con i recruiters online, il 48% se ne sta bene alla larga. Ma perché gli italiani dedicano poco tempo al networking? Mancanza di tempo e pochi eventi nelle vicinanze i motivi principali. Tuttavia, un 27% ammette che non c’è niente che li ostacoli e che la mancanza di impegno sia dovuta principalmente a pigrizia.  

persone che aspettano un colloquio

L’ITALIA DELLE RACCOMANDAZIONI  

Se LinkedIn e gli eventi di networking non sono il modo preferito degli italiani di trovare lavoro, allora come fanno i nostri connazionali a progredire di carriera? Innanzitutto, siamo partiti dalle basi e abbiamo chiesto quali siano le capacità più desiderabili per trovare lavoro e essere considerati per una promozione. Il 41% pensa che sia fondamentale avere le skills richieste per il lavoro, il che ha senso, il 36% crede che avere esperienza pregressa nel campo sia importante e infine il 38% cita il parlare lingue straniere come fattore fondamentale. Tutto ciò farebbe pensare a un mercato del lavoro equo e giusto, in cui le persone con la maggior esperienza e le capacità necessarie hanno accesso alle giuste opportunità. Purtroppo, però come si suol dire, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Infatti, subito dopo abbiamo chiesto come fosse il mercato del lavoro italiano e le risposte sono state decisamente preoccupanti. Il 61% dichiara che trovare un lavoro in Italia è difficile, il che non è sorprendente visti i dati sulla disoccupazione del paese (10,7%). Il 65% inoltre afferma che anche se il lavoro c’è, è difficile fare carriera, ma un sorprendente 38% ammette che fare carriera è sicuramente più facile se si è attraenti e di bella presenza, il che non è certo un fattore che dovrebbe influenzare il mondo del lavoro. Il 41% è d’accordo che è facile trovare lavoro e fare carriera se si conosce qualcuno all’interno dell’azienda che può aiutare e il 54% trova che non sia lo stesso per gli uomini e per le donne e che i primi siano sicuramente facilitati. Per quanto riguarda l’istruzione invece, il 45% ritiene che sia facile trovare lavoro se si esci da un’università prestigiosa. Ma forse il dato più importante e preoccupante è che il 70% è d’accordo che in Italia nel mondo del lavoro i favoritismi governano sulla meritocrazia. a questo punto non abbiamo potuto fare altro che iniziare la discussione sulle raccomandazioni. Ad oggi è chiaro a tutti che la cultura italiana si basi tantissimo sulle raccomandazioni, ma quello che ha stupito è che dei 1000 intervistati ben 1 su 2 pensa che raccomandare sia giusto. Le ragioni però di questa preferenza sono abbastanza dubbie. Tra le più citate ci sono il fatto che davanti alla possibilità di essere raccomandati o raccomandare gli intervistati non si tirerebbero indietro (16%), il fatto che sia una pratica comune (10%) e che velocizzi il processo di recruiting (10%). Forse più valide le motivazioni del 33% che vede le raccomandazioni come ingiuste. Tra le principali ragioni il fatto che la persona raccomandata potrebbe non avere le skills necessarie (20%), potrebbe non meritarsi il lavoro (21%) e ricevere favoritismi da parte del capo anche dopo in quanto conoscenza (16%). 
A questo punto è sorta spontanea la domanda su come avessero trovato lavoro i partecipanti allo studio. Ebbene, 1 su 2 è stato raccomandato da un amico per una posizione o per un colloquio, il 25% ha ricevuto una spinta da un ex collega e solo il 16% ha sfruttato LinkedIn. E quando invece abbiamo chiesto se considererebbero mai di raccomandare qualcuno il 70% ha risposto di sì. 

uomini che si stringono la mano

GENERE E ETÀ, QUALCHE DIFFERENZA?  

 

Uomini e donne si trovano quasi del tutto d’accordo 

I due sessi si sono trovati quasi del tutto d’accordo sui temi più importanti. Tuttavia, è interessante come, alla domanda su quali siano le capacità migliori da avere per trovare lavoro, il 43% delle donne ha citato il parlare lingue straniere, contro il 34% degli uomini. Gli uomini invece prediligono il networking – 58% contro il 47% delle donne. Ma forse la divisione più interessante c’è stata sulla domanda riguardante il mercato italiano e se fosse facile allo stesso modo per donne e uomini fare carriera. Gli uomini sono in disaccordo con l’affermazione per il 48% mentre le donne per il 60%. Questo denota un problema ben grosso in genarle, ma sicuramente percepito di più sul lato femminile. Una cosa però mette tutti d’accordo: il fatto che in Italia il favoritismo governi sulla meritocrazia.  

 

Giovanissimi e baby boomers, cosa ne pensano?  

Come ci possiamo aspettare i giovanissimi (18-24) danno importanza a fattori diversi rispetto ai baby boomers (55+). Su quali fossero i fattori più importanti per trovare lavoro il 27% dei giovani cita una laurea da un’illustre università. Fattore che però viene considerato importante solo al 9% dai baby boomers. Per quanto riguarda il parlare lingue straniere sono invece i più adulti a vederle come la carta vincente per una carriera soddisfacente (38% vs 23%), il che è strano se si pensa che sono di solito i giovani ad essere più orientati verso esperienze all’estero e l’apprendimento di una lingua diversa dalla propria. Nel gruppo 18-24, 1 su 2 infine pensa che avere capacità relazionali e social skills sia fondamentale per trovare e tenere un lavoro (contro il 41% dei baby boomers).  

 

Giovani tra 18 e 24 anni i più raccomandati d’Italia 

Il gruppo dei giovanissimi si mette su un piedistallo quando c’è da giudicare un raccomandato. Il 44% infatti pensa che sia sbagliato raccomandare qualcuno per una posizione. Ciò però non li trattiene da essere uno dei gruppi più raccomandato d’Italia. Ben il 53% ha ricevuto un’offerta di un posto di lavoro o di un colloquio da un genitore, il 53% da un ex collega e il 42% dal partner. Insomma, potranno anche pensare che raccomandare sia ingiusto ma come si suol dire, tra il dire e il fare…  

Gruppo più propenso all’uso di LinkedIn però, come ci si aspetterebbe dalla generazione social, con il 45% che dichiara di aver avuto offerte tramite la piattaforma. In generale il networking digitale piace ai giovanissimi. Il 74% pensa che sia importante avere una rete di contatti, il 50% aggiorna regolarmente il proprio profilo e il 44% posta regolarmente in bacheca. Ci si aspetterebbe piccoli entrepreneurs pronti a fare conoscenze a un evento per la carriera. E invece no. I giovanissimi sono social ma timidi. Una volta chiesto perché non si buttino alla carica quando si tratta di networking events, un 30% ha detto che non pensa farebbe una buona prima impressione e quindi preferisce rimanere dietro lo schermo di un computer, il 42% cita la mancanza di eventi nelle vicinanze e un 19% ammette di essere spaventato dall’incontrare persone nuove.  

Come sempre però, che si tratti di giovanissimi, baby boomers, millennials e chi più ne ha più ne metta, tutti sono d’accordo sul fatto che in Italia i favoritismi la facciano da padrone.  

In conclusione, l’Italia sembra un paese in cui le raccomandazioni e chi si conosce la fanno da padroni. 1 italiano su due è stato raccomandato per un lavoro o colloquio e il 70% considererebbe di raccomandare qualcuno – di cui un 32% già lo ha fatto. Non mancano differenze tra diverse età su come si preferisce costruire un network di contatti, con i giovanissimi che sfruttano più i social come LinkedIn, ma che allo stesso tempo trovano più spesso lavoro tramite conoscenze intime. Su una cosa però tutti gli intervistati si trovano d’accordo: il favoritismo in Italia vince la gara sulla meritocrazia.  

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Speriamo che questo articolo ti abbia fornito qualche spunto e suggerimento sul mercato del lavoro in Italia. Tu cosa ne pensi? Quali sono i fattori più importanti per fare carriera? Raccontacelo sulla paginaFacebook Viking Italia.