Da dipendente a Partita IVA: il salto di specie in 8 passaggi
Pubblicato il 22 April 2021

Fare il salto di specie da dipendente a Partita IVA di questi tempi di pandemia non è proprio la più brillante delle idee. Se c’è una cosa che il Coronavirus ha messo a nudo è la differenza plastica tra i lavoratori a tempo indeterminato e tutti gli altri. A livello di tutele, a livello di ristori, a livello di sicurezza.
Ma proprio in questi mesi incerti per molti il passaggio dall’assunzione a tempo indeterminato alla prospettiva di una vita di fatture è diventato una prospettiva sempre più forte. Le motivazioni sono le più diverse: la solitudine dello smartworking in lockdown ha lasciato un sacco di tempo per pensare e ridotto all’essenziale ciò che si intende(va) per “lavoro”; le prospettive post-emergenza non sono rosee nemmeno per molti dipendenti a tempo indeterminato; è nei momenti di crisi che si creano le opportunità. E probabilmente molte altre.

Ma licenziarsi e mettersi in proprio non è uno scherzo, e ci sono almeno 8 cose da sapere prima di iniziare la mutazione di pelle da impiegato a libero professionista.

1. Devi sentire l’esigenza profondamente dentro di te
Quella da impiegato può essere una vita grama, ma anche quella da libero professionista lo è. Il freelance sulla sdraio in una spiaggia caraibica non esiste, e per saltare la barricata devi sentire profondamente l’esigenza di prendere in mano il tuo destino. Perché poi ci sarà da remare ogni giorno.

2. Costruisciti una base clienti come cuscinetto in uscita
Sì, non è proprio deontologicamente il massimo. Ma prima di fare un salto nel vuoto e nel buio prova a costruirti una pacchetto di potenziali clienti con cui cominciare non appena taglierai il cordone ombelicale. Magari (sicuramente) all’inizio non copriranno l’ammontare del tuo stipendio. Ma è una base da cui partire.

3. Trovati una base d’appoggio
Ok, adesso siamo tutti “in smart” e lavoriamo da casa. Ma non sarà così per sempre e prima o poi l’incontro con il nuovo cliente dovrai farlo in un vero ufficio. Che però potrebbe costare troppo, almeno all’inizio. Per cui pensaci per tempo e trova una base d’appoggio. Fosse anche se un giorno hai voglia di lavorare in mezzo a qualcuno con cui scambiare due chiacchiere davanti a un caffè.

4. Datti una routine
Quella cosa per cui si lavora quando si vuole, si gestiscono gli orari, la notte è meglio del giorno per lavorare e così via non esisteva davvero nemmeno ai tempi pionieristici della Silicon Valley. Anche da Partita IVA, anche da freelance, ci si alza al mattino, si lavora sodo, si fa una breve pausa pranzo e si continua a lavorare esattamente negli stessi orari degli altri. Sono pochissimi i freelance che possono avere il privilegio di lavorare quando preferiscono.

5. Accantona il 30%
È la regola che conosce qualunque libero professionista. Il 30% di quanto fatturi, più o meno, va alle tue socie occulte. Che sono le tasse. Quindi prima di stappare una magnum di champagne alla prima fattura fai due conti e vedi se non ti conviene di più una mignon di spumantino.

6. Accantona anche più del 30%
La pandemia è stata uno tsunami, ma basta anche meno per mettere in difficoltà una Partita IVA, da una piccola frattura a una maternità. Ed è sempre meglio averci un cuscinetto di tranquillità.

7. Trova un bravo commercialista
Purtroppo pagare le tasse non è semplice come bere un caffè, e ti serve un commercialista. Ma trovane uno bravo, che non si limiti a farti i conti ma sia in grado anche di suggerirti il modo migliore per gestire il tuo denaro. No, niente di illegale, è che in Italia tasse e imposte sono un ginepraio, e pagarne di più non è giusto come non lo è non pagarle. È giusto pagare il giusto.

8. Keep calm e sii flessibile
Sarà una vita così, di chi di lavoro e momenti di vuoto. Tieni botta nei primi, e gestisci bene i secondi, anche solo per farti venire nuove idee o crearti nuove opportunità. La flessibilità è tutto, quando navighi da solo in mezzo al mare.