Elogio del fallimento
Pubblicato il 10 June 2019

A Modena c’è una Scuola di Fallimento, la prima scuola che insegna a perdere per vincere valorizzando i buoni errori. E c’è anche l’Error Day, la giornata mondiale di sbagli e abbagli. Perché se perseverare è diabolico, errare è umano, molto umano, e anzi l’errore è finalmente diventato parte integrante e riconosciuta del processo di apprendimento. Di ogni processo di apprendimento e di ogni strada verso il successo. In epoca di start up e innovatori tecnologici seriali, la cultura dell’errore, e l’elogio del fallimento, hanno preso il posto del mantra dell’infallibilità. Dall’uomo che non deve chiedere mai a gli umani che tentano, sbagliano, perseverano e finalmente hanno successo.

La storia è piena di errori macroscopici di persone (e aziende) di successo, e addirittura a Stoccolma ha aperto il Museo del Fallimento che raccoglie stramberie come le lasagne della Colgate o la penna Bic per sole donne. Stramberie appunto, però di aziende che dominano da sempre i loro mercati, e in effetti anche imprenditori e manager di enorme successo hanno preso delle topiche clamorose. Jeff Bezos per esempio ha investito 170 milioni di dollari nel flop del primo smartphone a marchio Amazon e anche l’oracolo Warren Buffett ha bruciato 200 milioni di dollari (del 1962!) in un’azienda tessile, non prevedendo che quella produzione si sarebbe spostata nel sud est asiatico. Eppure nessuno si sognerebbe di dire che Bezos e Buffett non siano persone di successo.

Anzi:

le persone di successo non solo imparano dai propri errori, ma impiegano la maggior parte del loro tempo a sbagliare

(parole di Mark Zuckerberg ma che potrebbero essere state dette da uno qualunque dei guru della Silicon Valley) perché procedere per tentativi ed errori è parte integrante del progresso. Guglielmo Marconi inventò la radio nonostante tutti gli dicessero che era impossibile che le onde magnetiche potessero viaggiare dall’Europa all’America, Cristoforo Colombo ha scoperto l’America per sbaglio, convinto di andare in Cina, ma più banalmente anche i Post-It sono stati inventati per sbaglio.

Banalmente, e succintamente, percorrere sempre la stessa strada porta sempre allo stesso risultato, quando invece le innovazioni nascono proprio perché qualcuno prova a fare le cose diversamente, imboccando una strada diversa. Poi noi, alla fine, ci accorgiamo solo di quelli che hanno successo, e pensiamo che il loro successo sia stato lineare, un percorso netto scevro di errori e fallimenti. E invece è proprio dagli errori e dai fallimenti che nascono i grandi successi.