Gender Gap: l’Italia fanalino di coda in UE
Pubblicato il 17 December 2020

Dal punto di vista del Gender Gap – l’uguaglianza di genere nel mondo del lavoro – l’Italia rimane fanalino di coda in Europa. Lo certifica l’EIGE L’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere che monitora ogni anno i progressi verso l’uguaglianza di genere nell’Unione Europea. E così mentre il comune di Parigi è stato multato per aver assunto troppe donne (la sindaca Anne Hidalgo per 16 incarichi dirigenziali aveva nominato 11 donne e 5 uomini e dovrà pagare 90mila euro) nel nostro Paese le donne continuano a subire una disparità di genere dal punto di vista occupazionale (i contratti a tempo indeterminato per le donne si attestano al 31% del totale, mentre per gli uomini al 51,4%), retributivo (a parità di ruolo guadagnano meno, con il reddito medio delle donne che è solo il 59,5% di quello degli uomini) e delle opportunità di carriera (scontano quella che viene definita “segregazione occupazionale”, essendo distribuite in maniera non uniforme tra le varie professioni). Il tutto in una situazione in cui il Coronavirus è una ulteriore minaccia al progresso della parità di genere, come affermato da Carlien Scheele, direttore dell’EIGE.
Sono diversi i punti sui quali lavorare per migliorare la parità di genere. In primis quello dei ruoli di potere, che misura il coinvolgimento di donne e uomini nel processo decisionale nei settori della politica, dell’economia, dei media, della ricerca e dello sport. Da questo punto, nel settore privato, siamo tra i paesi virtuosi con Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia e Regno Unito (tutti con almeno 1/3 di donne nei ruoli dirigenziali, dietro alla Francia che sfonda il 40%).
C’è poi il mondo tecnologico, con appena 2 donne su 10 lavoratori nel settore delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e il rischio all’orizzonte che l’ascesa dei robot nei processi produttivi toglierà posti di lavoro soprattutto alle donne.
Poi c’è il Gender Pay Gap, che nel nostro Paese è in leggero miglioramento ma a costo di un forte divario occupazionale tra le donne con figli in età scolare e donne senza figli (come se, per fare carriera e guadagnare come un uomo si dovesse rinunciare ai figli data la inconcialibilità tra lavoro e vita famigliare).
Infine anche il tasso di occupazione femminile in Italia è ancora molto basso, assestandosi al 50,1% con divari territoriali molto marcati (60,4% al Nord, 33,2% nel Mezzogiorno).

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