Jack Dorsey (Twitter): potete lavorare da casa per sempre
Pubblicato il 13 May 2020

Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, ha mandato una mail in cui dice a tutti i dipendenti che possono lavorare da casa per sempre. Anche una volta finita l’emergenza Coronavirus e le conseguenti misure di distanziamento sociale e contenimento del contagio. Non è un’obbligo, è un’opportunità, e di sicuro è una notizia per qualunque organizzazione lavorativa nel mondo. Anche Twitter, ovviamente, a inizio pandemia aveva imposto a tutti i dipendenti lo smart working, e a inizio marzo l’azienda aveva annullato o cancellato ogni evento fisico o incontro, se non strettamente necessario. Ora un passo in avanti ulteriore: a fine pandemia gli uffici riapriranno ma i dipendenti non saranno obbligati a farci ritorno, o comunque potranno scegliere tra smart working e modalità classica. E per chi opterà per lo smart working è prevista anche un’indennità di 1000 dollari per dotarsi di strumenti adeguati alla nuova modalità di lavoro.

Il tema smart working all’interno di Twitter è già stato in passato oggetto di punti di vista discordanti. Se lo stesso Dorsey stava programmando di passare dai 3 ai 6 mesi l’anno in Africa e di guidare la compagnia da remoto, Jennifer Christie, capo delle risorse umane della società di San Francisco aveva confessato a Buzzfeed che non erano pochi tra dipendenti e manager quelli reticenti al lavoro da remoto. Ma il Coronavirus evidentemente ha fatto ciò che l’HR non era ancora riuscito a fare: convincere più o meno tutti che lavorare da casa si può e può funzionare.

In generale la flessibilità oraria e l’orientamento al risultato è uno dei capisaldi delle aziende hi-tech, ma il connubio smart working e Silicon Valley non è mai stato tutto rose e fiori. Come nel caso di Yahoo!, che aveva già tentato la via del lavoro agile nel 2013 salvo poi fare marcia indietro repentinamente. Ora però, volenti o nolenti, le cose sono cambiate, e anche altri big tecnologici come Google, Facebook e Amazon hanno già anticipato ai dipendenti che la modalità di lavoro da remoto proseguirà almeno fino all’autunno, anche qualora gli uffici dovessero aprire prima di quella stagione.

In Italia sarebbe possibile una scelta come quella di Dorsey? L’inquadramento di legge non manca (dal 2017), il decreto del 17 marzo per l’emergenza Coronavirus ha dato una accelerata notevole (e le necessità impellenti hanno fatto il resto) ma più ancora che una vera legge quadro, con norme e tutele per tutti, serve uno scatto di mentalità che forse avverrà se e solo se Dorsey dimostrerà di aver avuto ragione.