Mascherine contraffatte: come riconoscerle
Pubblicato il 16 March 2021

Ci mancavano le mascherine contraffatte. Eppure è successo anche questo, come riporta la cronaca sugli organi di stampa: mascherine Ffp2 e Ffp3 apparentemente in regola ma con certificazioni fasulle e capacità di filtraggio sensibilmente ridotte. Cioè non in grado di proteggere per quanto dichiarato dal Coronavirus.
E se già chi importa e acquista all’ingrosso questi DPI è in difficoltà a capire se si tratta di prodotti originali e conformi, l’acquirente finale – cioè tutti noi – lo è ancora di più. I NAS ne hanno sequestrate a milioni, le dogane ne hanno bloccate altrettanto, ma non è impossibile che in circolazione ci siano mascherine Ffp2 e chirurgiche apparentemente identiche a quelle originali ma del tutto contraffatte. Non avendo strumenti per testarle prima di indossarle, la prima cosa, semplice e fattibile da tutti, è controllare se quello che compriamo riporta le diciture di conformità alla legge.

Le mascherine chirurgiche sono infatti classificate per legge come dispositivi medici: quindi devono rispettare tanto la normativa generale dei dispositivi medici (Dir. 93/42/CEE o Regolamento UE 2017/745) quanto la norma tecnica EN 14683. Quindi sulla confezione devono comparire il marchio CE, che garantisce il rispetto delle norme vigenti, il riferimento alla norma tecnica EN ISO 14683:2019, insieme all’indicazione del tipo di maschera Tipo I, Tipo II o Tipo IIR, il nome del fabbricante, con sede in UE, ed eventualmente il nome dell’azienda che rappresenta in UE un produttore extra-UE.

Se sorge qualche sospetto – per esempio il marchio CE appare non originale, o manca qualche dicitura, o in generale non si ha fiducia che si tratti di prodotti conformi, si può verificare la presenza del prodotto nella banca dati dei dispositivi medici del Ministero della Salute, dove per legge sono registrati i dispositivi medici prodotti in Italia. La ricerca può essere effettuati sia per il fabbricante che per il modello.
Purtroppo però la registrazione non è obbligatoria per i produttori di altri Stati UE, e quindi se il prodotto non compare non è detto che sia contraffatto.

Per le mascherine chirurgiche potrebbe trattarsi di un caso di approvazione in deroga, nel qual caso dovrebbero riportare in etichetta la dicitura ‘produzione e immissione in commercio ai sensi dell’art. 15, comma 2, del Decreto Legge n. 18 del 17/03/2020, convertito con modificazioni nella Legge 24 aprile 2020, n. 27, modificato dalla legge 17 luglio 2020 n. 77′. Se manca questa dicitura, il marchio CE appare contraffatto o non conforme e il prodotto non si trova nel database italiano, il rischio che sia un prodotto contraffatto è molto alto.

Per le mascherine FFP2 e FFP3 si può fare una ulteriore verifica, partendo dal codice a 4 cifre che accompagna il marchio CE. Questo numero identifica l’ente che ha certificato l’aderenza del DPI alle norme, e può essere ricercato nel database NANDO (New Approach Notified and Designated Organisations) della Commissione europea. Risalendo all’organismo certificatore è possibile anche verificare il certificato di conformità che accompagna i DPI.